Motto


"Chi scende, non sale; chi sale, non zucchero; chi scende, zucchero".



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domenica 16 giugno 2013

Italia's got School: highlights and previews about the forthcoming BES season!

Il titolo in inglese dovrebbe assicurarci lettori dalle Americhe e forse anche dalla nuova Caledonia e dal Paese di Mazinga, poiché sembra l'annuncio di un MTV Award  o simili ("And the Award for the best 2013 breakthrough goes to... Machittevòle!!!", "Oh, gosh... thank you everybody, first of all I wanna thank God...", pop!, sogno finito), ma in realtà stiamo per parlare di una questioncina piccina piccina, destinata a demolire definitivamente la già risicata dignità della nostra scuola, in nome del solito rito pedagoghese di illudere chiunque di essere bravissimo a dispetto dei dati oggettivi. Non vi illuda la sigletta da acronimo di sitcom della cosa in oggetto: i BES rappresentano l'ultima, drammatica frontiera del poverinismo da noi più volte stigmatizzato ("Hai voluto la sinistra al Governo? Tie'!", magari fosse così semplice...).
Vediamo di mettere a posto le cose e partiamo facendo un saltino all'indietro.
In principio fu la "scoperta" dei cosiddetti DSA, ovvero i Disturbi specifici dell'Apprendimento (Dislessia, Discalculia, Dismemonia, Disprassia, Sindrome da Iperattività, ecc.), il cui effetto, per fortuna, non è quello di un vero e proprio handicap, e tuttavia si verificano per il fanciullo alcuni evidenti disagi nel campo della scrittura, del calcolo, della logica, della memorizzazione delle nozioni anche solo nel passare dalla lavagna al quaderno e altre cose. Ora, essendo noi nell'ambiente da mo', li abbiamo visti all'opera, i vari DSA, ma ci siamo anche convinti di due cose.
a) il 90% delle volte, con buona pace delle diagnosi dei neurologi e delle ASL, il presunto DSA è più semplicemente un non arrivarci e basta.
b) ove il DSA sia invece acclarato, esso risulta quasi sempre tremendamente più incisivo rispetto a qualsiasi misura compensativa (uso di tabelle, schemi e mappe concettuali ecc. durante le verifiche) e dispensativa (più tempo e meno esercizi da svolgere, considerazione del contenuto al di là degli errori di forma, ecc.) si programmi. Detto più rudemente: salvo casi eccezionali, perché l'alunno con DSA riesca ad ottenere risultati appena appena decenti rispetto ai compagni "normali", è necessario tutto un lavoro di taglio della didattica, adattamento dei contenuti, allargamento delle maglie della valutazione tale che alla fine, certamente, il soggetto ce la fa, ma ce la fa perché gli è stato chiesto meno della metà di quello che si è chiesto agli altri. E d'altronde, si dice, se uno ha delle difficoltà bisogna ben consentirgli di avere le stesse performances degli altri, o poco sotto. Ecco, è esattamente questo il problema: chiedergli le stesse performances degli altri è pressoché improponibile, ma anche andare appena poco sotto è un'impresa. L'ideale sarebbe che, prese tutte le cautele possibili, rassegnatosi l'alunno a dover studiare il doppio o il triplo degli altri, i risultati fossero comunque apprezzabili entro una scala non troppo dissimile da quella "ufficiale". Spesso si ricorre alla metafora della miopia: una volta messi gli occhiali, io miope e tu non miope possiamo fare di fatto le stesse cose; col DSA non è così, perché la parità di condizione non c'è in partenza e solo in rarissimi casi la si raggiunge, o si sfiora, dopo tutte le misure anzidette. Il problema è appunto che a volte il cumulo di misure prese diventa a nostro giudizio umiliante per l'alunno, perché la soglia della sufficienza è raggiunta solo dopo compromessi enormi col suo problema, per tacere della difficoltà che abbiamo a gestire l'emotività di certe mamme d'assalto, purtroppo scortate da psicologi parimenti infoiati, che protestano o minacciano perché il cocco non è sereno a scuola, senza voler prendere atto della difficoltà che anche noi abbiamo nel cercare di mettere a punto un percorso di studi che alla fine lasci qualche competenza al soggetto. Sì, perché al fondo di tutto la nostra preoccupazione non è tanto e non solo il fatto che gli altri studenti sentono l'ingiustizia di fronte a richieste palesemente sfalsate tra loro e il compagno con DSA, tali per cui non c'è davvero disturbo che tenga, e tali per cui alla fine il DSA il suo anno lo sfanga quasi sempre e gli altri "normali" vengono rimandati o  bocciati; il fatto che più urge è che, puntella oggi, taglia domani, chiudi un occhio dopodomani, lo studente DSA esce dal percorso di studi con poco o niente in tasca; anche perché, e questa è un'altra fissazione delle mamme d'assalto che non si riesce ad estirpare, ci si ostina spesso e volentieri a far frequentare all'alunno DSA il Liceo, che ovviamente è il luogo dei peggiori supplizi per chi è affitto da questi disturbi. Purtroppo la preparazione liceale in sé, per quanto sublime, è anche sommamente astratta e intraducibile in termini spendibili senza un percorso universitario o comunque formativo supplementare rispetto a quel che si sa uscendo da un Istituto tecnico. Figuriamoci cosa può restare in testa e in mano ad un alunno DSA dopo cinque anni di tagliuzzamenti. Questo è il nostro vero cruccio, alla fine della fiera: non si tratta tanto di mandare avanti questo studente piuttosto che quell'altro, o fare differenze e discriminazioni al contrario, ma fare in modo che tutti maturino uno straccio di competenza che serva loro nel futuro. La competenza del grosso dei DSA, purtroppo, si riduce a trovare sempre qualcuno che abbia pietà di loro, che abbassi l'asticella fino all'umiliazione, coll'ovvio risultato che le delusioni che costoro hanno davanti sono a dir poco brucianti; va da sé che un giorno troveranno quel qualcuno o quel qualcosa di fronte al quale non ci sarà DSA che tenga: se sai fare le cose come vogliamo noi, ok, sennò cerca altrove, qui non si compensa né di si dispensa alcunché a chicchessia.
Potete quindi immaginare le battaglie quotidiane con la nostra coscienza, oltre che con quella dei nostri interlocutori non sempre illuminati, quando c'è da metter mano ai piani personalizzati. E finora erano uno-due casi al massimo per classe, e non in tutte le classi. Peccato che i capoccioni del Ministero, gestione Profumo, ma temo che la cosa affondi le radici nella gestione Gelmini (per dire che il poverinismo è trasversale destra- sinistra, l'importante è impedire alla scuola di svolgere la sua funzione di filtro), i capoccioni, dicevo, si siano inventati una nuova categoria di problemi didattici, ovvero i terribili BES, i Bisogni Educativi Specifici. 
Cosa siano non è ancora del tutto chiaro, perché i documenti definitivi ci saranno ammanniti a settembre, ma da quel che pare di capire siamo di fronte alla polverizzazione di qualsiasi possibilità di didattica appena decente che non  si tramuti in un pronto soccorso permanente: il BES infatti sarebbe un deficit in termini di resa alunnizia non conseguente a disturbi neurologici come i DSA, ma in sostanza qualsiasi difficoltà di apprendimento legata a qualsiasi accidente personale possa avere un alunno, sia esso una malattia, un problema in famiglia o altro. Verificato il BES, e vorrei vedere, stando così le cose, chi ne sarebbe immune, giacché i  disastri personali sono pure essi trasversali, checché ne dicano i comunistelli convinti che i ricchi siano sempre felici e i poveri sempre tristi, verificato il BES, dicevo, scatta il piano individualizzato, che credo di aver capito si comporrà pure esso di compensazioni e dispensazioni, valutazioni ad hoc, programmi richiesti a pezzettini e ovviamente tanto, tanto buon cuore al momento dello scrutinio. Che poi, se uno volesse fare tutto per il quieto vivere, come certi nostri colleghi che non danno mai meno di 6 o danno 5 solo a quelli che comunque saranno bocciati, non ci sarebbe problema: fuori tutti e auguri, che poi fu il principio del dodicennio 1995-2007, quando furono aboliti gli esami a settembre. Sì, insomma, il problema è sempre che la scuola è piena di professori con una coscienza che a volte impone di fermare gli alunni non del tutto maturi per il loro bene, anche se sul momento non sembra, una scuola cattiva, nemica dei suoi stessi utenti e insensibile ai bisogni dei singoli e che soprattutto osa dire chi è bravo e chi no, rovinando vacanze e bilanci alberghieri oltremisura. Certo. Che poi, per venire davvero incontro agli eventuali BES, avremmo bisogno di classi un filino meno numerose, perché possiamo scommettere fin d'ora che in capo a 3-4 anni il 90% dei nostri alunni ricadrà sotto questo lemma, e allora voglio vedere come faremo a svolgere i programmi e a fare le verifiche in modo decente con 28 alunni per classe da trattare ciascuno secondo una ratio specifica.
Ma succederà. E allora la scuola, che già oggi deve scontare immani sensi di colpa perché ritenuta selettiva e classista (ci manca solo che la definiscano meritocratica e potrò suicidarmi in lepidezza), la nostra povera scuola sarà costretta a mandare avanti chiunque in nome di madri alcolizzate, padri assenti, fratelli difficili, sfratti esecutivi, cadute dal seggiolone da piccoli, mononucleosi avute in quarta elementare e mai più superate, traffico notturno eccessivo sotto le finestre di casa che impedisce il sonno, l'odore della vernice nuova sui muri del condominio che fa venire il mal di testa, il fatto che solo uno dei genitori sia laureato, e qualsiasi altra cosa verrà in mente. Si badi: questi fattori extradisciplinari sono già tenuti in conto informalmente dai consigli di classe quando si tratta di alunni obiettivamente problematici, ma si capisce che altro è essere costretti PER LEGGE a fare la spunta delle disgrazie individuali. E ribadisco che ad un certo punto a noi non costerebbe nulla mandare davvero avanti chiunque, ma è possibile immaginare una vita per costoro a cui non verrà mai detto cosa sanno e non sanno fare, ma li si metterà in condizione di raccogliere sempre fittizi successi basati su sconti di pretese che alla fine non li faranno mai mettere in gioco con se stessi allo scopo di migliorare? L'alunno BES si siederà quieto nella sua cuccia di accidia e aspetterà che qualcuno gli spappoli il bocconcino troppo duro per la sua intellettuale boccuccia. Peggio ancora dell'abolizione degli esami a settembre. Da qui usciranno dei rammolliti oltre misura. È davvero realistico pretendere che anche il mondo fuori dalla scuola si rassegnerà a tener conto dei BES? No, perché le logiche produttive cui tutti noi soggiaciamo sono purtroppo spietate, e gente che paga per avere un servizio se ne strafregherà del BES giovanile di colui che glielo deve erogare. Non è possibile pretendere sempre una didattica al ribasso e poi stupirsi che dalla scuola escano gli incapaci. O meglio, è possibile perché il grosso della brava gente è convinto che ciò che si impara a scuola non serve a nulla e che la vita "fuori" da scuola è la vera maestra di noi tutti. A questo assunto abbiamo già risposto, ma qui vogliamo far notare che la scuola, al di là delle nozioni che possono o non possono rimanere, ha il compito di educare i cocchi a stare al mondo in termini di responsabilità, sacrificio, volontà di superare i propri limiti e rassegnarsi al fatto, ebbene sì signori, che la vita è ingiusta, che le condizioni di partenza non sono uguali per tutti, ma che il talento, il sacrificio e l'umiltà possono dare una svolta decisiva all'esistenza, posto che uno decida di non piangersi addosso o naufragare nell'invidia sociale. La scuola non ha il compito di sanare le ingiustizie della società, quelli sono compiti della politica. La scuola deve dire a ciascuno cosa sa fare. Ora, a colpi di BES cosa accadrà? Che staremo tutti lì a commuoverci se un alunno a cui è morto un parente due anni prima ci ha saputo esporre metà delle cose che chiedevamo agli altri: si badi, le lacrime non ci scenderanno in considerazione della disgrazia che l'ha colpito, ma di quella che lo attende per colpa nostra, noi che, abituandolo a eccellere nel poco per puro pietismo pedagogico, lo avremo condannato ad una vita di delusioni, porte in faccia e baratri di depressione da cui non saprà quasi mai risalire.
Ma di ciò nessuno terrà conto: tutto diventerà come alle audizioni di X-Factor o di Britain (o America, Italia, Australia, fate voi)'s got Talent (visto che il titolo c'entrava?): in 4 casi su 5 l'esibizione è affidata ad un (') aspirante star con una storia devastata alle spalle (il padre divorziato con figlio a carico, la ragazza vittima di bullismo, lo spazzacamini - in Inghilterra, si sa...- il disoccupato con l'infanzia problematica, il ventenne cacciato di casa dai genitori perché gay il giorno del suo diciottesimo compleanno) che viene data in pasto alle telecamere sempre con odioso sottofondo a melassa, quindi il tizio o la tizia in questione si esibisce, puntualmente i giudici scoppiano in lacrime, si alzano ad applaudire, corrono ad abbracciare lo sfigato, la platea si scioglie ed esplode, ed ecco che il minuto e quaranta di esibizione diventa d'un colpo il riscatto per l'ingiustizia della vita, la passerella di luce che fa premio di tante sofferenze, il buio in fondo al tunnel. Peccato che, come le statistiche insegnano, limitandoci solo a X-Factor UK, alla fin fine gli unici che hanno dato un seguito degno di questo nome alle loro avventure talentshowse siano appunto GLI One Direction (avviso: non me ne frega una ceppa se mi dite che devo dire I One direction, in italiano io dico "gli onusti di suprema gloria petti", e zitti), i quali peraltro hanno un livello di disgrazia individuale bassino (mi par di aver capito che Louis Marinaretto abbia due padri, ottantadue fratelli e un grave problema con la lacca, ma nulla più, mentre il povero Sawio Badilato lavorava da piccolo in una malsana forneria della campagna inglese per pochi scellini al giorno, robetta insomma). Voglio dire che, finito il momento pietistico acchiappa-audience, il mondo discografico va avanti, e non può certo dire di sì a tutti i presunti fenomeni con disgrazia acclusa che calcano le assi dei palchi delle varie trasmissioni. Così sarà dei nostri teneri BES, coccolati e compatiti e alla fine sputazzati via da un mondo lavorativo in cui la concorrenza sarà spietata, mentre i non BES, cioè quelli che hanno dovuto sudarsi le loro competenze senza poverinismi attorno, faranno pappetta di questi altri. E alla fine cosa diranno di noi i BES adulti? "Che scuola del cazzo che ho frequentato, e che professori di merda che non mi hanno insegnato niente...!".
Non guardate me, io ho appena fatto tutti i distinguo del caso....  

  





 

3 commenti:

  1. "Il medico pietoso fa la piaga infetta". Sempre veri i vecchi proverbi. ;-) Peccato che, su questo genere di cose, sia informalmente proibito parlar chiaro, pena lo stigma di "str*nz-"... ;-)

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  2. P.S. per eventuali cava-pelo-dall'-uovo: colei che scrive (ci tengo a sottolinearlo) avrebbe avuto gravissimi "BES" praticamente in tutte le materie scientifiche, oltre al fatto di non aver NESSUN laureato in famiglia. ;-)

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  3. Eh, già. Dio stramaledica il politically correct!

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