Motto


"Chi scende, non sale; chi sale, non zucchero; chi scende, zucchero".



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sabato 13 ottobre 2012

Alle origini del Bimbominkismo (1)



E’ un fatto che solo una persona senza visione tridimensionale delle cose potrebbe davvero pensare che i Nativi Digitali siano spuntati come funghetti allucinogeni dalla sera alla mattina e abbiano manifestato la loro tendenza bimbominkiesca verso la fine degli anni ’90 per poi sbocciare in tutta la loro virtuale insensibilità al mondo reale negli anni 2000.
No, Genti del Mondo d’Oggi, non fatevi ingannare dalle dimensioni del fenomeno: il computer esisteva da ben prima del 1990, i cartoni animati pure, la televisione anche.


–        PARTENDO DA ADAMO ED EVA... –


La teoria mia e della Spocchia è la seguente: senza tirare in ballo chissà quali Sistemi Oscuri di Controllo delle Coscienze, è un fatto che, finita la Seconda guerra mondiale, il Mondo Occidentale, tra una guerra fredda e uno sbarco sulla Luna, abbia cercato una sola cosa, la Pace. Questo termine, declinato in modi diversi a seconda delle aree politiche, ha significato nella nostra mentalità a prevalenza liberal- liberista un obiettivo ben preciso: fare in modo che molti avessero a disposizione molto. Soddisfatti i bisogni, la gente smetterà di agitarsi e farsi la guerra. La qual cosa, detto per inciso con Spocchia umanistica, è esatta dal punto di vista materiale, laddove le inquietudini dell’animo, alcune delle quali paradossalmente create proprio da questa nostra civiltà del benessere, non sono così semplici da risolvere.
Ma tant’è: fu l’alba del consumismo, l’idea cioè che sul mercato si immettono beni di qualsiasi tipo più o meno per tutte le tasche, i quali beni devono durare per un certo tempo, ma neanche troppo, altrimenti la massa smetterebbe di comprare e questo no, non va bene, sennò come facciamo a far girare l’economia e dar da lavorare a chi lavora là dove si lavora il bene che immetteremo nel circuito? Il sistema, in certo modo, produceva dei beni, e anche parzialmente del bene, con il tacito accordo che il consumatore dovesse consumare in continuazione per permettere al sistema di continuare a soddisfare i suoi desideri. C’è del buono e del meno buono in tutto ciò, ma a noi interessano i bimbominkia, quindi fast forward to:

–        L’ERRORE DI PROSPETTIVA DEI FABULOUS 70S  –

Certo, cotanta civiltà produsse al suo interno i suoi anticorpi (ogni tanto quel tale di Treviri di azzeccava...): contro un blocco sociale conservatore e consumista, o così almeno era inteso, sbocciarono come fiorellini di campo la Beat Generation e tutti i movimenti di contestazione che resero più frizzante l’aria di qua e di là dell’Atlantico (ripassarsi i topic delle guerra in Vietnam e tutto il resto, qui non c’è tempo di, ecc. ecc.). L’assunto di fondo di questi movimenti era protestatario, anticapitalista, anticonsumista, rivalutatore della vita semplice & ridotta ai bisogni essenziali, libertario nella misura in cui la società dell’epoca era ritenuta ipocrita e conformista. Si urlò per la fantasia al potere, e si chiesero diritti per tutti e non doveri e soprattutto si inneggiò alla GGioventù come autentica forza espressiva della società.
Tutto questo movimentismo celava però una natura duplice, come tutti gli esseri bifronti: c’erano i genuini contestatori, che ritenevano marcio il sistema e ingiusti i privilegi delle classi dominanti, e i contestatori “elastici”, quelli cioè che non contestavano i privilegi degli altri in quanto “privilegi”, ma in quanto “degli altri”. In altre parole, volevano semplicemente il loro posto alla greppia.
Tra l’altro, anche il giovanilismo, che risultava l’estrema declinazione dei miti progressivi della Robusta Gioventu' dei regimi totalitari, era un’arma a doppio taglio: il Giovane pieno di idee innovative che si opponeva al Vecchio rimbambito e chiuso nel suo sclerotico ordine di valori ammuffiti, viveva a stretto contatto col Giovane che delle idee non sapeva che farsene, ma voleva semplicemente godersi la vita senza avere il fiato sul collo di chi gli imponeva scadenze, impegni, convenzioni, insomma un’esistenza già programmata in nome del perbenismo “borghese”. Non però che questo secondo tipo di giovane fosse antiborghese o addirittura – BUM!!! – comunista: era semplicemente anarchico, ma nemmeno di un anarchismo di stampo ottocentesco, bensì dell’anarchismo che nasce dal nichilismo, che però non è nemmeno quello di Nietzsche, bensì quello che si produce in una società a diffuso benessere. Alla fine, il DNA mentale di questo tipo di giovane è: “Non fare niente, tanto c’è già chi lo fa al posto tuo, tu spassatela”.
E’ evidente che i Padroni del Vapore intuirono rapidamente la possibilità di agire in maniera chirurgica sul fenomeno e rigirare la frittata contestatrice a loro vantaggio. Anche in questo caso, il teorema è semplice: se la contestazione diventa un fenomeno di massa, esso fenomeno esprimerà dei bisogni come tutti i fenomeni di massa e noi saremo lì ad esaudirli.
Rinunciando sin da subito a riconvertire i duri e puri, nella speranza che sarebbero implosi da sé [1], l’industria del consumo allettò i giovani giovanilisti che vedevano negli eroi della contestazione niente più che personaggi da film. Ebbene, come poter esprimere il proprio appoggio alle posizioni anticapitaliste e antisistemiche di Allen Ginsberg, padre della Beat Generation, se non indossando una bella maglietta con su la faccia del predetto poeta? Certo. E chi produceva quelle magliette, che pendevano dalle bancarelle assiepate attorno ai palchi dei concerti di Bob Dylan? Di fatto, il Systema (scritto alla greca è davvero puccioso...) veniva incontro ai suoi contestatori, o meglio alla fetta più ingenua di essi.
C’era poi l’altra grande lampada di Aladino con cui il Systema poteva sedurre i suoi presunti avversari, ovvero la Moda. Tu, GGiovane GGiovanilista, obietti ai Vecchi Bamba Matusa di inibire la tua libertà di espressione? Ma prego, esprimiti! Capelli lunghi, zampa d’elefante, look indian-friendly, tutto ciò che poteva essere così deliziosamente “contro” gli schemi estetici ingessati che la moda giovane aveva fin lì proposto, costituirono non una anti- Moda, ma semplicemente una nuova Moda. Sempre da consumare. Pudiche fanciulle con gonna al ginocchio si dimenavano al suono del pop- rock- disco- melodico- progressive a fianco di disinibite baiadere in pigiama palazzo, sotto gli occhi di bravi maschietti con la camicina bianca e il coprispalle blu scuro vicino ai quali fumavano sigari Avana maschi tatuati dall’ascella forestosa e dalla canotta assassina. Le discoteche accolsero un’umanità varia & frammischiata. Tutti i tipi di musica trovarono cittadinanza, per finire prima o poi prodotti dalle grandi major discografiche, le quali ovviamente non sottilizzavano sul livello di ortodossia o ribellione degli artisti che producevano: ove di fosse un Grande Pubblico da soddisfare, la macchina del consumo era pronta a produrre. Anche la contestazione, alla fine, era diventata un’industria.
Al di là degli aspetti materiali del fenomeno, tuttavia, c’era una brodaglia ideologica che ribolliva e da cui sarebbero poi derivati i Bimbominkia che ci piacciono tanto: l’esaltazione massificante & indiscriminata della GGiovinezza in sé aveva reso i giovani soggetti di consumo eccezionali. Perché non esplorare i margini di espansione della cosa? 
(1- continua....)
Note  [1]: persone che all'epoca c'erano sostengono che il Systema o chi per lui finanziò la diffusione delle droghe giusto per tener buoni i  contestatori e farli sparire in una nuvola del loro fumo

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