Motto


"Chi scende, non sale; chi sale, non zucchero; chi scende, zucchero".



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domenica 7 aprile 2019

Il nome della Rosa 2.0, finalone. E poi l'oblio.

[ANTEPRIMA]

Visto che solo pochi di voi arriveranno - stremati- in fondo alla lettura, sia qui consentito sciogliere un inno alla recitazione dell'unico che lì dentro ha capito qualcosa, il nostro SESQUIPEDALE Fabrizio Bentivoglio, perfetto nella resa tragica di Remigio, mai sotto né sopra le righe, ma perfettamente calato in una parte atrocemente atroce.

[FINE ANTEPRIMA]




Occitana viene portata urlante come un Nazgul in prigione, mentre un intirizzito Adso, ancora più inespressivo del solito, colpa del freddo, piomba all'abbazia e si spalma nella cella di Guglielmo, spalancando gli occhioni da cicciobello drin drin quando gli si fa notare che la tizia adesso è tra le mani di Bernardo, quindi è spacciata.  

Al che Adso fa per precipitarsi, ma Guglielmo gli ricorda che finire al rogo è un attimo, allora ad Adso si allungano le guanciotte e subito dopo lo vediamo in atteggiamento michelangiolesco a farsi medicare il faccino (Christian Slater, where art thou??).

La buoncostume provvede intanto a sigillare le gonadi di Salvatore con acconcia marchiatura  e mentre le urla del poliglotta invadono la notte, Bernardo prega.
Tutti i monaci fanno capolino nel corridoio, pensando a qualche rituale proibito con Adso protagonista ovviamente. 

Poi Bernardo passa da Salvatore e gli chiede: "Hai le palle per rispondermi?"
Salvatore: "Quali?"
Bernardo: "Appunto. Adesso vuota il sacco!"
Salvatore: "Ancora con 'sta storia???"
Bernardo: "Andiamo a cacciare nella vigna del signore?"
Salvatore: "Cioè?"
Bernardo: "Remigio ama Occitana?"
Salvatore: "No, è quel fighetto di Adso!"
Bernardo (alzando la cornetta): "Pronto, Novella 1327???"




Robina tenta invano di uccidere Bernardo, ma sbaglia tre volte cella e va a disturbare Jorge, il quale chiede di essere ucciso, ma lei no. 

Adso si spalma sul pavimento della chiesa per impetrare mercé a favore di Occitana e giusto in quel momento passa Jorge col frustino, tutto curioso di sapere cosa ci faccia il bel giovine INCHIODATO A TERRA. Appena prima che si passi alle vie di fatto, torniamo in cella con Occitana, sulla quale una guardia esercita un tentativo di sbirciatina, ma andando a vuoto le getta la pagnotta col piede.

Riprende l'adunanza chiassaiola e Salvatore infama bassamente Remigio per farlo finire al rogo
Bernardo: "E' vero che guardavate Topazio di nascosto?"
Salvatore: "Oui, meu domino"
Remigio: "Tu menti!!" 
Bernardo: "E che smerciavate cicche di Lupo Alberto al prezzo raddoppiato?"
Salvatore: "Oui, meu domino"
Remigio: "Tu menti!!" 
Bernardo: "E che avete craccato gli abbonamenti su Dazn perché a Dolcino piaceva Diletta Leotta?"
Salvatore: "Oui, meu domino"
Remigio: "Tu menti!! Ti fui madre, scudo, amico!"
Bernardo: "E le lettere con le password trafugate sono qui in abbazia ora, vero??"
Salvatore: "Oui, meu domino"
Remigio: "Tu menti!! Così mi ripaghi?" 



Guglielmo: "Scusate, ma un uomo con le parti basse arrosto può essere affidabile?"
Bernardo: "Come osi, eretico??? E comunque pur di difendere il segreto di quei codici Remigio non ha esitato a uccidere! Era convinto che anche Voi, Guglielmo, aveste in mano quelle carte... no?"
Guglielmo: "Veramente io stavo cercando un trattato sull'idrofobia canina [Adso socchiude gli occhi] che anche tu conoscerai [Adso sorridicchia]".

A questo punto Alinardo la tira addosso a Malachia: "Attento agli scorpioni".

Malachia: "Comunque non sapevo che fossero codici di Dazn..."
Abbone: "Ma vedi un po', adesso arriva la finanza, cretino!!"
Bernardo: "Vai pure Malachia..."
[voce da dietro uno scranno: "... tu mostravi le lettere e i novizi ti mostravano il culo!!"][risate][Adso abbassa gli occhi][Abbone minaccia una nota di classe e apre il registro elettronico]

Bernardo: "Insomma Remigio, vuoi confessare di aver craccato 'sti codici con Dolcino?"
Remigio: "Sì, perché non è giusto pagare per vedere il calcio!!! Confesso di aver creduto all'open source!!"
Bernardo: "Bene, sei condannato! E manderemo tutto in podcast gratuito"
Guglielmo: "Come??? Punite un peccatore peccando allo stesso modo?"

Al che Jorge, che rimpiange ancora 90° Minuto condotto da Paolo Valenti, si alza e grida di averne abbastanza. Adso si offre di accompagnarlo e Jorge gradisce. Guglielmo gli dice di stare attento. Adso ricambia con lo sguardo del tipo: "Tanto, peggio di così..."
Fuori nella neve Jorge chiede ad Adso di vuotare il sacco.
Adso: "Metaforicamente?"
Jorge: "Ovvio".
Adso: "Allora, se ti lascio schiacciarmi le guance, mi dai la benedizione a Occitana, così almeno muore in grazia del Signore?"
Jorge (spacioccando il giovine): "Cerrrrto... sei buono, ragazzo... ANCHE TROPPO..."
Adso conduce il vecchio conscio di aver compromesso per sempre le sue speranze recitare nel ruolo di Rambo.
Davanti ad Occitana, Jorge afferma di non sentire niente di diabolico. Anzi, niente proprio. E la assolve, mentre Adso la limona duro.





Bernardo: "Va bene, Remigio, adesso ti torturiamo un po'..."  
Remigio: "No, non è giusto!! E' grazie a me se Abbone ha fatto i soldi con i codici craccati!!"
Abbone: "Taci, bestia!!". E va a vomitare. 
Nel frattempo Remigio sbrocca a manetta delitti mai compiuti, il tutto con un tale trasporto che Guglielmo mette la mano sul ginocchio dell'ancora piangente Adso, contro il parere di Bencio, e gli fa notare di nuovo come la tortura faccia ammettere anche ciò che non si fece. "Maestro, me la state tirando??" chiede sottovoce il giovine.
Remigio inizia una preghiera satanica. Bernardo lo manda ai ceppi.

Guglielmo: "Bencio, tira fuori il libro".
Bencio: "Figurati, se sto zitto divento vice-bibliotecario". E se ne va.
Al che Guglielmo, non potendone più della faccia da cane bastonato di Adso, lo consola dicendogli che la lussuria ce l'hanno un po' tutti lì dentro, Bernardo quella del torturare, Bencio quella dei libri, ma la lussuria non c'entra con l'amore carnale, che vuole il bene dell'amato... Adso sorride rinfrancato, passando dalla smorfia da dodicenne triste a quelle di seienne triste. "E comunque, Adso, un monaco strafatto dell'Oriente mi disse che tre cose non possono essere nascoste: il sole, la luna e la...
Adso: "Maestro, posso ardire di completare la sua frase??"
"...verità!" . Adso abbassa lo sguardo.


Robina si fa un giretto nelle carceri e arriva alla cella di Occitana, promettendo di liberarla prima o poi e di portarle un po' di Elvive. Poi passa da Remigio e gli porta due ricariche della Wind in cambio dei codici di Dazn, poi però si mettono a ricordare i roghi dei bei tempi andati e allora lei si arrabbia e torna a liberare Occitana, disperata per le sue doppie punte, aprendo il lucchetto con un coltello da macellaio, poi svanisce dentro un buco a forma di croce, dimostrando di essere un barbapapà.

Bernardo: "Ma che odore aveva quella che ha provato a sgozzarti?"
Tizio: "Muschio"
Altra guardia: "Tipico odore da baldracca" [?] 

Mentre in chiesa si canta, Malachia ha talmente schifo dei canti che muore, non prima di aver maledetto Alinardo.
Guglielmo: "Vedi, Berny? Non era Remigio il colpevole".
Benrardo: "Io un colpevole ce l'ho e me lo porto ad Avignone. Adesso brucio Occitana e voi vi arrangiate"
Guglielmo allora consiglia a Michele di telare il prima possibile.




Di notte, solito momento confessione: Adso prega Guglielmo di impedire che Occitana vada arrosto: "Si può sapere che colpe ha? E' riccia naturale!!"

Funerale di Malachia. Bencio ad Abbone: "Adesso mi fate vedere il labirinto???"
Abbone: "No. Facciamo tutti schifo, comunque... Quindi da oggi mi tolgo da tutti i social".
Allora salta su Jorge a rimproverare i mali del secolo e Alinardo gli dà man forte: "Gli ultimi due episodi di Star Wars sono un insulto alla trilogia originale! Ma l'avete visto il naso di Adam Driver???"

[Eccetera, eccetera, ma arriviamo al sugo]

A un bel momento Adso si ricorda di un giochetto ipogrammatico nascosto nella parola equus e allora Guglielmo decide di schiacciare la prima e quarta lettera di quattuor nel finis Africae. Oplà, ecco comparire in un andito della biblioteca il buon Jorge, che ha appena intrappolato Abbone in uno sgabuzzino per fargli fare la fine del topo.
Ed eccolo lì, il secondo libro della Poetica di Aristotele, che Guglielmo legge evitando di ciucciarsi il dito e avvelenarsi.
Jorge apprezza la furbizia, ma decide di dare fuoco a tutto in una gioiosa ekpyrosis stoica, perché la commedia è un genere che non gli piace. Quindi partono insulti al ritmo di "ti metterei piume di pollo in culo" e "povero giullare!!!"

Ed ecco il gran finale: Jorge smangiucchia con lepidezza il libro suddetto per avvelenarsi un po', mentre il fuoco vorace si nutre della cedevole pergamena trecentesca che trabocca dagli scaffali. E allora Guglielmo, lungi dal volersi salvare la vita, decide prima di farsi un giretto tra le scansie per  recuperare il recuperabile. Lui sa cosa scegliere, ma Adso no...
"Maestro, le ricette culinarie di Benedicta Parodi?"
"Per carità, no!"
"100 modi per curare la peste?"
"Ma ti prego, siamo nel 1327, la peste è roba da antica Roma!!"
"Letteracce assortite di Dante Alighieri alla cittadinanza fiorentina?"
"Ecco, quello sì!"
"E qui... aspetta, qui c'è un codice delle tragedie di Seneca omaggio di Lovato Lovati, dove tuttavia leggo al verso 123 della Medea l'aggettivo non sana del ramo A invece di vesana del ramo E. Che sia un esemplare contaminato??"
"Prendi tutto!!!"



Nel frattempo Robina arriva al culmine del freccianerismo della serie e minaccia di sgozzare Bernardo se non liberano Occitana, che era lì lì per andare arrosto. Ovviamente Bernardo abbozza, Occitana fugge a cavallo, portandosi via anche un discreto quantitativo di olio per capelli. Appena prima che Robina riesca a farsi dare i codici craccati di cui sopra, scoppia il portale della biblioteca, al che il cardinale francese ciucco ne approfitta per esercitarsi nel lancio del giavellotto e lui, proprio lui, la flaccidezza fatta uomo, CENTRA ROBINA DA 30 METRI scagliandole contro un affare più lungo di lui e inchiodandola al muro.


Passa di lì Adso in camicia notte che la vede e crede stia facendo Calisthenics, quindi si ferma pensando di darle un colpetto, ma poi vede che sta un po' morendo e allora la disincastra e passa direttamente alle benedizioni in latino, sbagliando pure l'accento (venéris invece di véneris):
"Non temere Robina, la tua anima si salverà... Libera me Domine, de morte aeterna, in die illa tremenda.
Quando coeli movendi sunt et terra:
dum veneris judicare saeculum per ignem..."
"E'.... è viva...."
"Ciaooooo!!!!!" e schizza via lasciandola semi-purificata. Tancredi, prendi nota.

Remigio si butta nelle fiamme, Alinardo se la gode un mondo a vedere tutto quel fuoco e invoca
l'apocalisse, giusto prima di venir asfaltato da un cavallo.

Passano tre giorni e l'abbazia fuma che è un piacere, ma i nostri eroi sono già lontani. Adso, che da tre giorni cerca Occitana, trova su un tronco il libro di poesie che le aveva regalato, apre e vede scritto quanto segue: 

"Caro Adso, grazie per questo libro, ma come vedi io so solo scrivere, quindi non ho capito un tubo delle poesie che c'erano qui. Comunque sei stato gentilissimo. Anche se presumibilmente non ci vedremo mai più perché sei monaco, terrò sempre il tuo nome scolpito nel cuore, mio dolce Thomas. Tua Occy". 

[da qui Adso decide definitivamente di dedicarsi al culto...]

E' mattina, maestro e allievo si fanno una passeggiatina sui valichi alpini vestiti leggeri.
"Perché mi stai seguendo, Adso?"
"Il copione, Maestro..."
"Che sfiga però quella biblioteca... è il segno dell'anticristo... "
"Suvvia, siete stato un figo in mezzo a quei balordi..." [pacca sulla spalla che stimola la creatività verbale di Guglielmo]
"Adso, sono stato testardo, l'ordine immaginato dalla nostra mente è come una rete o una scala costruita per raggiungere qualcosa [Adso aggrotta le ciglia], dopodiché devi gettare via la scala perché per quanto sia stata utile, ora è priva di senso [Adso aggrotta sempre più le ciglia]... forse la missione di coloro che amano l'umanità è far sì che gli uomini ridano della verità... far sì che la verità rida!"
Adso a questo punto capisce che tutto questo delirio deve essere provocato da un'incipiente dissenteria, quindi prende un foglio di pergamena di quelli trafugati dalla biblioteca e lo dà a Guglielmo. "Ah, comunque poi torno a Melk a prendere i voti, qui in Italia crocione e mai più..."
Guglielmo: "Quando una rosa appassisce, della rosa resta solo il nome..." e gli dà una pacca sulla guanciotta.
"Va bene, alla prossima maestro..." e se ne va, non capendo che quest'ultimo volo concettuale era la richiesta di un deodorante per il dopo. 

Fine

Sul serio

Vabbe', guai a far pronunciare ad Adso le ultime parole prima di chiudere gli occhi per il viaggio eterno, il giovanotto deve restare giovanotto. Ma è il meno.   
Cosa non ci piacque di tutto ciò? Credo che sulla strada giusta possa metterci quella ricerca ad hoc degli studenti di Beni culturali dell'Università di Trento: i saggi osservatori hanno rilevato tutta una serie di errori che noi definiremmo filologici, nel senso che in abbazia sono presenti statue, vetrate e miniature che sono anacronistiche rispetto all'epoca dei fatti. Un modus operandi che tradisce un approccio ai fatti più da Trono di Spade che da film storico. Vero, o forse si potrebbe andare oltre: più che da fantasy americano, vedrei una certa arietta da film in costume alla Elisa di Rivombrosa, dove la cornice storica si estende attorno ad una vicenda che potrebbe essere ambientata in qualsiasi epoca, visto che la trama, ridotta all'osso, è quella di una qualsiasi soap opera. Niente a che vedere con I promessi sposi, tanto per dire. Che saranno pure la storia di lui che ama lei e uno si mette di mezzo, si separano e poi si riuniscono, ma il Seicento manzoniano è imprescindibile perché le cose vadano in quel modo e non altrimenti. 
Ecco, il Trecento in questa fiction è stato una raffinata quanto posticcia cornice per una vicenda che non ha trasmesso quasi nulla della tensione intellettuale presente nel romanzo. Troppo Adso [battutone...], vicenda sherlocckica messa spesso all'angolo, tematiche antropo-teologiche appena sfiorate, lungaggini nella disputa bernardesca che hanno addormentato senza eccitare.  
Nulla di memorabile, insomma. Anche se, a onor del vero, trovare qualcosa di memorabile che sia anche di qualità oggi è utopia. Perché da noi a Spocchialand alti ascolti NON SONO sinonimo di qualità. Semmai, come ci disse gente saggia al Master in Critica letteraria, un romanzo da 500.000 copie non è automaticamente un capolavoro, ma certo è un fenomeno da analizzare. 
Peccato che qui da analizzare seriamente ci sia stato poco.
Ciao.


[P.S.: a questo punto aspettiamo caldamente una fiction in 14 puntate su Va' dove ti porta il cuore]
[P. P.S.: Damian Hardung, con tutta la simpatia... entra in una boyband e stacci...]



domenica 24 marzo 2019

Il nome della Rosa 2.0 ep. 5-6. Disputando si affonda.

[ANTE-ANTEPRIMA]

La mostruosa banalità di quest'episodio mi indurrebbe ad astenermi dalla recensione, perché stavolta si è passato AMPIAMENTE il limite della stupidità. Pretendere che una fiction, basata su un romanzo che - lo si ami o lo si odi - ha un alto grado di complessità, si sostenga di fatto sulle spalle (e ho scritto spalle) di Adso e delle sue voglie occitane, facendo del resto un contorno, è una concessione al palato telefilmico più TRISTE che si possa immaginare. Ma alla fine meglio una sana critica che nessuna critica: spremeremo sangue dalle pietre, sallatelo.




[ANTEPRIMA]

Con una certa perplessità, il buon abate Abbone riceve e vidima la richiesta dei suoi inquilini di rinunciare al consueto momento comunitario del post cena per rinchiudersi in solitaria penitenza ciascuno nella sua cella. "Però, che gregge meditabondo...", pensa tra sé il sant'uomo mentre imprime il sigillo sulla carta. Egli ignora, evidentemente, che Remigio & C., avendo capito che Adso sta per concludere con l'Occitana, hanno disseminato tutti gli anfratti dell'abbazia di webcam per godersi lo spettacolo. Altrettanto tiepido stupore provoca nell'abate la ricevuta, firmata dal farmacista Severino, per l'acquisto di 82 ettolitri di Amuchina.



[FINE ANTEPRIMA]

Ripartiamo dalla fine dell'episodio pregresso, con Robina Hooda che si sveglia dopo essersi catafratta e Occitana se la porta via di peso, poi, avendo visto Il primo re anche lei (e anche noi) la medica inserendole dei vermi nella ferita. Il tutto con ampie rassicurazioni in un incomprensibile esperanto.
In realtà questo momento da voltastomaco serve a preparare lo spettatore alla visione della nuova puntata di Quattro Abbazie, che inizia con il sobrio banchetto offerto da Abbone ai numerosi ospiti giunti per la disputa: mentre Bernardo Gui ispeziona la location, il cameriere propone un menù degustazione del territorio all you can eat con salmì di piccioncini, coniglio, riso, pasticcio di borragine, olive ripiene, formaggio fritto, il tutto condito da vini e liquori di erbe. Al menù si potrebbe pertanto dare 7, benché non si abbia il coraggio di sperimentare una strategia fusion (chessò, nutria in crosta o noodles di tendini di macaco).
Al servizio  Bernardo non dà più di 5, perché Abbone non è riuscito ad evitare uno sterile battibecco sulla povertà della Chiesa, nonostante uno scicchissimo e soberrimo crocifisso d'oro zecchino regalatogli dall'inquisitore, con Cristo che ha al fianco una borsa (chi non si farebbe crocifiggere portandosi dietro due spicci, del resto?), ciò per ribadire che la favoletta della Chiesa povera è smentita sin da quei lontani giorni sul Golgota. Ebbene, nonostante lo sberluccichio, Guglielmo riesce a zittire l'interlocutore, che gli ricorda un passato da hippy, dicendogli: "Mi mancò il coraggio di inquisire sulle debolezze dei malvagi, perché scoprii che sono le stesse debolezze dei santi".

A riprova del carattere naif dei commensali, il capo  delegazione dei francescani poveracci si toglie il sandalo bucato, guarda compiaciuto e strafottente chi gli sta intorno, e lo sbatte sul tavolo, agitandolo anche un po' per condividere le zecche, in ciò anticipando un certo gerarca sovietico, per ricordare che la vera ricchezza è avere una suola biodegradabile a zero impatto ambientale. Dopo, pauperisti e gaudenti che siano, iniziano a mangiare come porci.



Ma come si sa, cibo e sesso vanno sempre a braccetto: ecco dunque che, mentre transitano i fegatini al vino rosso, Bernardo, con studiata noncuranza, la butta lì al rivale: "Non siete solo, Guglielmo, avete qualcuno con voi. Spero sia un allievo che dia gioia al suo maestro!!!" [i monaci dell'abbazia si danno vistosamente di gomito]
Adso [con occhi da cerbiatto]: "Sono benedettino".
Bernardo: "E dove vi siete conosciuti?".
Adso: "A Firenze".
Bernardo [sguardo famelico] "E cosa ci facevi lì?". 
Adso [affettando innocenza]: "Cercavo la bellezza!" [ad Alinardo va di traverso il branzino]
Guglielmo (sottovoce): "Stai mettendo le mani avanti??"
Adso (altrettanto sottovoce): "Molto avanti..."

Dal che, noi poveri spettatori che ci auguravamo una puntata meno sex-oriented delle altre due, ci ritroviamo pronti all'ennesimo giro di Bayside School - Middle Ages Edition: sospetto atroce e atrocemente confermato dal successivo dialogo col sempre più braccato Remigio, conscio che Bernardo ha pronto il cavatappi arroventato.

Remigio: "Bei tempi, comunque, quando con Dolcino ci dedicavamo al cannibalismo..."
Adso (come non avesse sentito): "Però laggiù a dolcinopoli avevate anche preso l'abitudine di unirvi con le donne, vero???" [ah, Adso, adso...].
Remigio: "Beh... è un modo di vivere... carino... è stata un'esperienza mai vista... non c'erano più padroni... Dio era con noi!".
Adso: "Bello, come a Woodstock?? Ma Jimi Hendrix era fatto sul serio quella volta con l'assolo?"
Guglielmo: "Attento Adso, i profeti mandano gli altri a schiantarsi..."
Remigio: "Vabbè, era un gran Carnevale e a Carnevale tutto viene fatto alla rovescia... no???" [sguardo ammiccante al giovine, che si controlla sotto il saio]

Manca un ultimo stimolo affinché il tedeschino vada a concludere: un dialogo surreale che lo convinca a mollare abbazia e abbaziati.
Alinardo: "Da giovane ho tradotto un poema greco intitolato Il male, cioè Mimnermo".
[Tutti ridono. Come faccia Mimnermo a far ridere rimane un enigma]
Allora Jorge si arrabbia: "Cristo non ha mai riso!!!"
Guglielmo: "Il riso fa bene come i bagni alle terme".
Jorge: "Il riso scuote il corpo e rende l'uomo simile alle scimmie"
Gugliemo: "Solo l'uomo ride, è segno della sua razionalità"
Jorge: "Ma figurati!"
Guglielmo: "San Lorenzo chiese ai suoi carnefici di girarlo, perché da un lato era già cotto".

E al pensiero del Santo grigliato, si grigliano anche i corpi cavernosi di Adso, che ruba un paio di allusivi Saint honoré dalla cucina per portarli a Occitana. Giunto nel bosco, col solito richiamo del colibrì carcassone trova la tizia. Le dà i bigné e le sussurra teneramente all'orecchio: "Si chiama metafora..."; lei gradisce; si guardano; lei gli bacia le mani; lui la guarda a pesce lesso; lei prova a baciarlo; lui si ritrae perché è monaco, ma continua a guardarla; non spaventarti, gli dice lei: ASPETTERO'; pronta ad aspettare per mesi e mesi, si sfila la spallina; lo accarezza; lui pesce lesso; lo avvicina; bacio; lo spoglia e sotto!!!




[Nel frattempo all'abbazia arriva un cardinale mezzo zoppo e chiede del vino rosso]

Si torna in mezzo al bosco con Adso e Occitana a guardare il cielo e lui, fresco fresco di peccato carnale - cioè mortale per un monaco: "Quanto può essere meraviglioso il mondo?" [intanto lei sgranocchia il bigné]

Di nuovo in abbazia.
Bernardo: "Maaaaa... tutte queste webcam?".
Malachia: "Dobbiamo... ehm... tenere d'occhio il novizio..."
Bernardo: "Ma di preciso cosa sapete di lui?"
Malachia: "Beh, prima di fare il monaco giocava a calcio nel Colonia... difatti ha la camminata a gambe arcuate tipica dei calciatori..."
Bernardo: "E quando gliele avete viste, le gambe arcuate??"
Malachia: "A-ehm... abbiamo le docce in comune... e in ogni caso ho mandato un piccione a Melk per saperne di più".
Bernardo: "Delle gambe??"
Malachia: "Ma no, del passato della sua famiglia!"
Bernardo: "Ah, vili, un ficcanaso tedesco in Piemonte!! Fate in modo che nessun francescano usi il  piccione... men che meno Adso!!"
[risatine in sottofondo]

E Adso?
Finiti i bigné con Occitana, viene portato da Robina. Due donne in una volta sola: è la mia giornata, dice tra sé e sé il biondino. Difatti non capisce più niente.
Robina: "Senti, ciccio, già che parli esperanto, ringrazia per avermi aiutato questa qui coi capelli PERFETTI nonostante viva di ghiande e fatti dare la ricetta delle medicine e del balsamo".
Adso: "Scusa, non parlo la sua lingua ma la capisco".
Robina [girandosi su un fianco]: "Vabbe' ciao".
Adso: "Cambiando discorso, perché sei ferita?"
Robina: "Vado a caccia per passare il tempo"
Adso: "Quindi ti sei ferita cacciando!"
Robina: "MA NO?????".

[Non preoccupatevi, in abbazia non stanno meglio....]


L'abate Abbone, girata per prudenza la ruota dell'isola, apre la disputa e relativo televoto. Il cardinale francese che aveva chiesto il vino entra spocchioso in sala, si avvicina a Guglielmo e apre i convenevoli:

"Caro Gandalf, è un vero piacere ritrovarsi qui a Gran Burrone..."

[Silenzio. Si sente un distinto rumore di chopper dalla roulotte dei costumisti in lontananza, subito seguito da un chiaro: "Ma 'mbecille, ma che c***o stai a ddi'????"]

Bernardo: "Ah-ehm, caro cardinale, volevi dire che le nostre dispute ti mancavano, vero??"
Cardinale: "Glom... sì sì, certo. Ecco, appunto, vogliamo chiuderla una volta per tutte col problema della povertà?"
Guglielmo: "La povertà è condizione imprescindibile per la salvezza"
Bernardo: "Povertà VOI?? Ma se quella volta là mi hai rifilato Vicolo Corto per la Centrale Elettrica!!"
Guglielmo: "Eri già passato su Viale dei Giardini e io avevo due alberghi, caro mio..."
Bernardo: "Marrano, tu menti!!"

[Nel frattempo Adso entra trafelato; i monaci, avendo intuito TUTTO, si esibiscono in un facepalm collettivo e dicono a Bencio di disattivare il wifi]

Guglielmo:"Dici? Adesso vediamo cosa dicono gli imprevisti. Vieni qui, Adso..."

[Il giovine si avvicina a Guglielmo, il quale gli infila la mano nel collo del saio - fremiti dal pubblico - e ne estrae un cartoncino]

"Cosa c'è scritto?", chiede Bernardo.
"Uh, uh,  fate tra passi indietro (con tanti auguri)... prego, Bernardo!".

[Bernardo, mormorando paroline poco francescane, indietreggia di tre passi e salta in aria]

Michele da Cesena: "Visto, a giocare a Monopoli? Noi abbiamo scelto di rinunciare a tutto!"
Cardinale: "E noi vi abbiamo bollati come eretici".
Michele: "Noi riteniamo che la rinuncia alla proprietà è meritoria e santa".
Cardinale: "No no, la proprietà privata è voluta da Dio e da Adam Smith".
Michele: "No, leggiti Luca 6 e Matteo 19: bisogna fare i poveri. Altro che accumulare terra e denaro. La salvezza è nell'amore".
Cardinale: "Ma non dirmi!! E allora mi spieghi perché ci avete fatto comprare le Black Rock quando erano a 442 e ci è toccato venderle a 436???"
Michele: "E a noi?"
Cardinale: "E a voi?? Ti rendi conto che ci siamo giocati la gita a Tokyo a vedere gli studi della Toei???"

E giù botte.

Adso: "Ma non ci sono argomenti migliori?"
Guglielmo: "Io mi sento come l'asino che deve scegliere cosa mangiare tra due sacchi. Capito Adso? DUE SACCHI".
Adso aggrotta le ciglia. Nel frattempo Michele da Cesena dà un sonoro 4 al conto.



[Nel frattempo Occitana, che ha il diametro cerebrale del mirtillo, viene ri-catturata da Salvatore con il laccio per conigli e portata nel mulino della carta, in modo che il tump-tump ritmico delle pale la predisponga al congresso col predetto]

E' notte: Adso sogna di annegare, quindi va da Guglielmo a confessarsi.
Guglielmo: "Era ora".
Adso: "Ho avuto un rapporto carnale".
Guglielmo: "Hai scelto la vita del monaco?"
Adso: "Sì, almeno credo".
Guglielmo, SUPERANDO A DESTRA SENZA FARE I FARI PREVENTIVAMENTE, fa diventare preistoria l'assoluzione preventiva di Bonifacio VIII a Guido di Montefeltro, e la lava via così: eri messo peggio di un eremita nel deserto. Non farlo più. Però almeno adesso che hai zompato sarai più indulgente con i peccatori.
[ineccepibile, no...?][ah, fosse stata la Rai di Bernabei....]

E Adso, a colpi di dolce stil novo feat. romanzo bretone feat. De amore di Andrea Cappellano: "La mia ragione mi dice di non peccare, ma il mo cuore la vede come portatrice di ogni grazia!!!"

[rumore di coda di Minosse in sottofondo]

Guglielmo: "Fatti un giretto in chiesa che ti passa".

Vabbe', corriamo [Robina che spunta all'abbazia, Salvatore col gatto nel sacco, ecc. ecc.] che sennò il pubblico s'addorme: ma tutta la vicenda sherlocckica che fine ha fatto?
Eccola: conscio del fatto che in abbazia si vogliono tutti bene, il farmacista urla a gran voce a Guglielmo che c'è un libro in farmacia pieno di immagini strane, MA NON E' SUO.
"Scusa vecchiotta..." ribatte il frate-profiler  "...comunque chiuditi dentro, che viene più facile, adesso devo finire di litigare con Gui: sai, Berny, che sarebbe il caso di fare un'assemblea generale elettiva? I successori degli apostoli non devono avere potere mondano per poter essere meglio vicari di Cristo".
Bernardo: "Bene, vieni dal Papa a dirlo!"
Guglielmo: "Non posso, ho la bronchite" [?]
Bernardo: "Ma se hai parlato per mezz'ora!!".
Gugliemo: "Vabbe', ma stavo discettando di verità evangeliche!" [prendete nota: disputa teologica is the new sciroppo alla propoli]

Intanto il farmacista muore.

Tutti a perquisire la farmacia, Adso trova un libro con la copertina fitta fitta di caratteri arabi che lui non riconosce come tali, e ovviamente Guglielmo lo cazzia: "Ignorante, manco l'arabo? Un dotto dovrebbe sapere le lingue!!"
Adso: "Ma neanche voi lo sapete.."
Guglielmo: "Sì, ma io almeno lo riconosco!!" [niente, sa sempre cosa rispondere]
Adso: "Vabbe', ma del libro che me ne faccio?"
Guglelmo: "Ma buttalo, a cosa ci serve l'arabo..."

Dopo aver associato anche la morte di Severino alle trombe dell'Apocalisse, Guglielmo va a farsi un giro, poi si ricorda dai suoi profondi studi universitari a Lutetia e Oxonium che ogni tanto nel Medioevo si creavano libri aggregando pagine in più lingue. Arabo compreso...
"Adso, torna in farmacia e riprendi il libro!"
Adso (sollevando il ciglio) "Quale libro? Quello che mi avete fatto buttare via, Maestro???"
Guglielmo (con la tipica umiltà del dotto medievale): "Bestia di un tedesco! Rapa ignorante! È normale commettere errori, ma ci sono soggetti che commettono più errori di altri e sono detti stupidi"
Adso: "Scusi maestro, ma perché a prima botta non avete pensato che..."
Guglielmo: "Ma perché quel libro era dentro una cintura di castità che non si è sciolta quando l'hai toccata, ho pensato ad un fake!!"




[Nel frattempo Gui arrostisce i piedi a Remigio, poi iniziano a parlare per enigmi:

Remigio: ero francescano
Bernardo: e adesso sei benedettino
Remigio: c'erano eretici ovunque, allora ho mollato
Bernardo: la depravazione eretica resta
Remigio: ma che stai a ddi'?
Bernardo: Vedete? Non ammettono la colpa, quindi sono in colpa! Ma si può sapere in cosa credi?
Remigio: in ciò che il buon cristiano crede
Bernardo: cioè?
Remigio: a ciò che insegna la chiesa
Bernardo: quale chiesa? Tu stai insinuando che se io credo a ciò che loro credono tu crederai a me, altrimenti crederai solo a loro!!!!]
[chiaro, no?]

Ma adesso siamo al culmine dell'episodio: Adso, che non congredisce da circa 6 ore, è ripreso dal fomento e va nel bosco ad usare uno dei due piccioni che non gli hanno requisito, cioè il richiamo con le dita. Ma Occitana non risponde, chissà perché? Forse perché è da tutt'altra parte?
[La puntata di Quattro abbazie mica è finita, sapete? Salvatore porta a Occitana un delicato patè di sterco guarnito da ottimi occhi di gatto e brunoise di viscere di squalo. Occitana, che se fosse un pelino furba, darebbe minimo 7 al menù giusto per sopravvivere, butta fuori un quasciuo che fa imbestialire Salvatore. Dimmi che ami me e non quel teutonico palestrato! Dimmelo!! E lei gli sputa in faccia... Strategia zero, insomma...]

Intanto Adso, fallito anche il richiamo della femmina di saltapicchio, viene colto dal leggerissimo sospetto che Occitana non risponda perché nell'aria echeggia quel fastidioso tump-tump che copre tutto... alt... "E questo tump tump cosa sarebbe..?", sobbalza il giovine.
Poi, intuito l'intuendo, si trasforma in Sonic il porcospino e schizza alla velocità della luce al mulino della carta e finalmente sente il richiamo. Anche l'altro richiamo.
Inizia qui un match con Salvatore in cui Adso rischia pure di restarci sotto [ricordate: integratori non è uguale a forza....] poi tutto si conclude con un uppercut devastante che però ha troppo rinculo, ragion per cui Adso precipita nel torrentello che alimenta il mulino inventando la nuova disciplina olimpica del bob acquatico senza slitta e sparisce tra le fronde. [Occitana fugge  dopo aver dato sciunqujie al menù]
Arrivano cavalieri a caso e Robina, novella Legolas, si appresta a scagliare il dardo. Fine.


[Che dire? Ormai la fedeltà del telefilm al libro è la stessa dei cartoni giapponesi di Pinocchio che giravano sulle reti private più di trent'anni fa (clicca qui per la versione splatter, qui per quella light). E non aggiungo altro].


martedì 12 marzo 2019

Il nome della rosa 2.0 ep. 3-4. I turbamenti del giovine Adso.

[ANTEPRIMA]

Stranamente l'auditel della seconda puntata è crollato di 8 punti; chissà perché: inizio alle 21.30 inoltrate, avvio dell'episodio a sandwich tra una miriade di spot, intermezzi pubblicitari e una noia a non finire... normale, no?

Comunque

Mentre il povero Adso tenta disperatamente di fare slalom tra monaconzoli vogliosi ("Ehi fisichino, ci vediamo a Formentera quest'estate??"; "Scusa, ma 'adso' è un soprannome, vero??", "Ciumbia se sei  tonico! Quanti ne fai al giorno??" and so on...), Guglielmo comprende definitivamente di avere una platea di astanti che si possono stupire con un niente, come gli Hobbit. Eccolo quindi alle prese con raffinati giochi di prestigio ed effetti pirotecnici, come la dimostrazione della terna pitagorica  3-4-5, mentre il suo giovine attaché decide di cercare un compromesso tra corpo e spirito.

[Per una serata poco vistosa, con sceltissimi amici...]

[FINE ANTEPRIMA]

Si riprende nella biblioteca, dove Guglielmo ripete (o impreca) a squarciagola "Adso, Adso, Adso!!", poi lo trova moribondo a terra e aggiunge: "Adso, Adso!". Giusto in tempo per sfuggire da quel luogo di malessere, restituendo al giovine la collanina pegno dell'occitana: "L'avrai trovata quando passeggiavi nel bosco...".
E in effetti il bosco, narratologicamente parlando, è un po' l'Altrove esistenziale di Adso, che da giorni sente pruriti sotto al saio, e non sono le tarme. Difatti, giunto in chiesa per i vespri, vede mostri ovunque.



Visto che la gente si avvelena facile, Guglielmo consiglia Adso di mangiare solo in comune con lui (ecco, vedi...?) e intanto Adso sputa schifato i Kellog's.
E mentre compare straparlando Salvatore, SECONDA BEST BOIATA 2019: il famigerato penitenziagite del monaco cinghialone sarebbe la crasi di pentitevi e agite [ma quando mai...]

Ciò spiega perché Adso, tutto cocchino e fomentato, chieda innocentino a Malachia nientemeno che  l'Historia fratis Dolcini heresiarchae o qualcosa di simile; "sai, ho visto arrostire un dolciniano a Firenze, vorrei approfondire...". E qui il tapino dimentica: MAI citare dolci o dolcini se nei paraggi si aggira Jorge, che difatti non perde mezzo secondo e si accoccola vicino al novizio per ricordargli che Dolcino era moooolto indulgente verso i peccati della carne.
Tanto basta perché la carne di Adso si scaldi e il giovine esca frettoloso dalle cucine (sotto al naso del cuoco saputo: "Affamato, ragazzo....?"; "Sì!").
Ed eccolo con l'Occitana a giocare a Taboo, con quel tipico esperanto transnazionale da paninaro anni '80 in caccia di svedesi a Bellaria: "Questa si chiama bocca, queste si chiamano pal... [musichetta] ...pebre, queste si chiamano laaaabbr... [video] ...a", al che lei si mette a fare il richiamo della ghiandaia con le mani, gliele avvicina, lui suonicchia il lamento dell'usignolo frullato... ed ecco che si slancia, ma riceve la prima, eloquente friendzone, allora, timoroso che l'Occitana non capisca il latino, passa al tedesco: scusami, io... du bist min, ich bin din, des sollt du gewis sin (cfr. qui) (evitate di ridere, ricordatevi che noi cominciamo con l'indovinello veronese).
PARE siano le prime parole poetiche teutoniche. Ma lei friendzona anyway.




Nel frattempo Abbone chiede a Guglielmo: "Dove sta la verità?"
Guglielmo: boh.

Momento allunga-zuppa: Bernardo Gui si fa un bagnetto al fiume facendo aderire piaghe pregresse alle aguzze rocce del greto per soffrire un po' mentre rimembra gioioso antiche torture ai danni di una dolciniana in odore di stregoneria. La quale ricompare in modalità La freccia nera, mezza Shannara e mezza Robin Hood per tentare di infilzarlo, poi fugge tra rocce metamorfiche, poi strazia un cavaliere a caso, quindi stramazza. Che sarà un po' la cifra del suo comportarsi in questo episodio. A cosa serve il tutto per lo sviluppo della trama? Boh.



O forse il tutto serve a far lievitare i venti di Zefiro attorno (e dentro) Adso: dopo aver giocato ai vetrini con Nicola, Guglielmo decifra il messaggio di Venanzio, scritto con la crema di porri che ricompare se esposto al vapore (fratello bench guarda e disapprova). Per non si capisce quale link narrativo, la sera stessa, nel suo lettuccio, Adso in camicia da notte non riesce a star fermo, quindi si appiccia con faccino alla grata per chiedere a Guglielmo lumi su un argomento decisamente in linea con il dilagante nominalismo occamiano: il sesso.
A domanda: "E' un peccato amare una donna?", Guglielmo, che potrebbe tappare la bocca a cicciobello semplicemente ricordandogli il senso di quel sacco di iuta che si porta addosso, la prende alla larga (una donna ebbe in grembo Cristo; una donna sarà regina del Paradiso, ecc. ecc.) credendo di dissuadere il giovine dal suo bricolage, E INVECE LO SPINGE AD AGIRE. Adso, col sorrisone di chi ha appena scoperto il lato in ombra dell'edicola sotto casa, indossa i calzini con la faccia di Vegeta e si prepara all'assalto notturno, QUAND'ECCO che Benjamin Linus si mette a urlare a tutto corridoio che è sparito Berengario.
Proprio ora... si dispera Adso, ma Guglielmo trova il modo di fargli capire che è dalla sua parte battibeccando con Remigio sul fatto che certo, alcuni monaci lì dentro hanno indulto ai peccati carnali.
Con le donne?
No, dice Remigio, peggio, molto più sconvenienti.
Allora, replica Guglielmo, peccare con la femmina è conveniente??? (Adso malcela la goduria).
Insomma, Remigio spiega di aver congredito con l'altro sesso, ma molto più osé è il bagnetto di Alinardo, con manina che fa le onde e pieduzzo avvizzito che fuoriesce dalla tinozza tra una citazione dell'Apocalisse e l'altra. Giusto perché Guglielmo e assistente corrano in bagno per scoprire che Berengario è affogato lì.




[Saltiamo le gesta socialrivoluzionarie di fra Dolcino]

Guglielmo decifra ulteriormente la crema di porri di Venanzio: sembra il farneticare di un demente, commenta Adso (da che pulpito...).

E di nuovo nella biblioteca: di passaggio segreto in passaggio segreto, i due trovano il tempo di fare salotto sfogliando libri introvabili, come roba medica di Avicenna che indirizza ulteriormente Adso a dare un senso al suo nome nonostante la scelta di vita: L'amore non nasce come malattia, ma si trasforma in malattia quando, non essendo soddisfatto, diventa un pensiero ossessivo; per cui un incessante battito delle palpebre, affanno e aumento dei battiti del cuore

"Vuoi vedere che parla di me?", si domanda l'ingenuo tedeschino.

Chissà, nel frattempo prendono nota delle lettere in rosso sulle pareti, metti mai che si metta su d'emblée una sessione di Cluedo, e giungono alla sala dello specchio, vicino ad una macchina di chiara origine giapponese fatta di canne d'organo orizzontali che sanno fischiare orribilmente il vento. Dal che deduciamo che in questa abbazia esercitano gli sceneggiatori di Bem il mostro umano.

Alinardo, per esempio: quale goduria più della sua, nel dire ad Adso che tutto quaglia con l'Apocalisse?
O Malachia che piange sul cadavere di Berengario citando in modo lievemente equivoco il Cantico dei Cantici, salvo poi dare dello sporco traditore al defunto.

Insomma, detto che "Risolvere un mistero non è la stessa cosa che dedurre la principi primi" (cit. GdB),vista la lite da villa Arzilla a colpi di allusioni piccanti tra Alinardo e Jorge di fronte ai neoarrivati ospiti, subìto il solito assalto di Jorge, interessato al colore dei sai dei confratelli (romance romance....), sentito Guglielmo che, confondendolo con Einar, lo presenta al suo superiore generale come un ragazzo "ancora in lotta col suo cuore", Adso molla il manicomio e si getta in cerca di Occitana, trovandola appesa ad un cappio per conigli sapientemente teso dal sempre fremente Salvatore.



Segue tenera scena di medicazione e poi Adso che perde ogni qual minimo freno inibitore e viene posseduto direttamente dallo spirito di Massimo di Cataldo: sai, ho letto su Avicenna's Weekly che l'amore è ossessione... ma io non voglio guarire... in te io ritrovo me stesso e in me stesso te... [passaggio a corteggiamento da imbranato] sai che Avicenna diceva che prima si afferra il polso della persona che ama per sentire il battito cardiaco, poi si sparano nomi a caso e quando accelera il battito... no?
[lei lo guarda ebete]
Dai, proviamo: Antonio, Bartolomeo, Gabriele, Horochimaru..... Adso! Visto, visto? Ti sono aumentate le pulsazioni! Bacino???
[No, Adso, non oggi... tu ci provi, ti appicci a ventosa, cerchi ardente le belle forme sotto lo spolverino di H&M...]
Bum, lei lo ri-friendzona
E lui, persa ormai la dignità: "Ti vedo dovunque, sui libri, quando chiudo gli occhi quando li apro" e intanto la manina teutonica scende lungo la sottoveste in cerca di appaganti approdi, ma lei è pazza e sta per pugnalarlo: "Dont tacc mi!!!"
Lui rinsavisce
Lei chiede desculpame
Lui crede che lei stia facendo un Erasmus e le regala un libro di poesie nella sua lingua (?)
Lei legge. Alla faccia del Medioevo.
Un'operazione culturale che consente comunque ad Adso di guardare con bamboccesca sfida, e gambe bene aperte e ben piantate, Salvatore al suo ritorno al manicomio.
[Intanto Robina Hooda si trascina tra le fratte moribonda e crolla. Sa fare solo quello].
Del resto

"Siamo dei nani, nani sulle spalle di quei giganti... E nella nostra pochezza, riusciamo qualche volta a vedere più lontano di loro"

Sì sì, senza dubbio. Sono gli sceneggiatori che non riescono a vedere oltre l'orizzonte degli eventi del sonno del pubblico. Se la presente, OGGETTIVISSIMA recensione vi è sembrata un filino zompo-oriented, sappiate che la puntata vergeva pochissimo sugli elementi sherlockeschi per indugiare su una love-story che non ha alcun pregio: non tanto perché Adso è un monaco E QUINDI, ma perché questo indugio su turbamenti pseudo-stilnovistici sta appesantendo senza senso, oltre che sviando dal suo obiettivo, una narrazione già di suo lenta e ormai davvero poco quagliante con l'opera originale. La fedeltà del medioevo di Eco alla realtà storica si può ovviamente discutere, così come la sua scelta di fare mashup di generi & provocazioni al lettore. Solo che qui non si provoca un bel niente: chi già conosce la storia si chiede perché tutti questi fili narrativi che sembrano andare ciascuno per conto proprio; chi ha visto anche il film del 1986, già controverso di suo, si chiede perché qui la controversitudine debba durare il quadruplo. Ma soprattutto: cosa ci sta dicendo questa fiction di più e di meglio rispetto al diluvio medeval- fantasy- trullallone degli ultimi 15 anni?
Bref: cosa manca a questo lavoro? Secondo noi, il 'gioco'. In cosa consisterebbe questo 'gioco'? Un giorno ve lo diremo... [cliffhanger mode on][dai ciccio, famo che arrivamo a ccento??]