Motto


"Chi scende, non sale; chi sale, non zucchero; chi scende, zucchero".



Per scaricare il poliziesco pentadimensionale I delitti di casa Sommersmith, andate qui!!!
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domenica 18 dicembre 2016

ITALICA - 3- Ancora col metodo.

[VI RICORDIAMO IL POLIZIESCO PENTADIMENSIONALE QUI]



E' vero che Cartesio ha scritto una volta per tutte il Discorso sul metodo e poi non l'ha più rivisto, gettandolo nel mondo bello com'era appena uscito dalla stamperia: molto meglio, si disse l'uomo pineale, andare a fare jogging con la regina di Svezia e schiattare di polmonite.
Più di recente, quando Charles de Gaulle, ultimo monarca di Francia (lol), fece l'eutanasia alla Quarta Repubblica per sopravvenuta Algeria, creò la Quinta dalla sera alla mattina, ne buttò giù uno scartafaccio di Costituzione, mise insieme il semipresidenzialismo con tutti i suoi addentellati (elezioni a doppio turno, ballottaggi, possibilità di coabitazione tra un Capo dello Stato di un partito e un premier dell'altro) e finita lì. Il metodo per tenere su la Francia era quello e i successori, si chiamassero Valéry Giscard d'Estaing o François Mitterrand, vi si attennero scrupolosamente. Giusto Chirac, ma siamo nel campo delle finezze di pura scuola alessandrina, ha ridotto gli anni di presidenza da sette a cinque (ridotto... vi rendete conto?). Per il resto, dal 1958 la République Française è come la vediamo tutti.
Loro, del resto, di passaggi non incruenti tra repubbliche e repubbliche, con neo-monarchie, imperi e regimi filo-nazisti dal nome di crema idratante a far da intermezzo, se ne intendono. Oggi però si presentano al mondo con un assetto politico perlomeno coerente da decenni, il che non implica che lassù vada tutto bene, ma le figure di palta che la nostra politica rimedia di fronte a tutti i Paesi civili non hanno paragoni.
E veniamo a oggi, con una discussione interessantissima: la nuova legge elettorale (l'ennesima) dalla cui redazione dovrebbe finalmente discendere un assetto politico stabile sia per la Camera che per il Senato. L'ultima proposta che pare stia acquisendo credito crescente è quella del maggioritario più o meno esemplato sul mattarellum di Mattarella. Il quale si chiederà per quale strambo giro dell'oca si torni là dove la seconda Repubblica, auspice lui medesimo, pareva iniziare tra salve di cannone ed evviva! di rinnovamento.
Già lo dissimo altrove: illudersi che la legge elettorale sia la cura miracolosa per tutte le storture della vita parlamentare è come credere che uno scolaro poco dotato diventi di botto un genio solo cambiando metodo di studio. Bisogna intervenire chirurgicamente su mali ben più profondi della nostra coscienza civile, quali il familismo amorale, la propensione a sacrificare sistematicamente l'interesse pubblico a quello privato, l'idea che il potere sia una diligenza da assaltare ed uno strumento per punire anzitutto chi non è con noi e poi riempire di favori i nostri alleati. E molto altro, tutto ciò insomma da cui dipendono le ormai settantennali crisi di governo ad orologeria, con maggioranze che cadevano sul nulla, per tacere dei vorticosi cambi di casacca cui i parlamentari ci hanno abituato negli ultimi due decenni. La coerenza disintegrata dall'egoismo spicciolo. 
Bene.
Adesso il neo-mattarellum risolverà tutto, perché la corsa, nei collegi uninominali, la fanno i candidati che devono guadagnarsi sudando sangue i voti degli elettori, non sono calati dall'alto dalle segreterie nel comodo e caldo cestello delle liste bloccate. Macché: consensi da guadagnarsi casa per casa, piazza per piazza, perché col maggioritario uninominale l'elettore vota la persona, non il partito. 
Come no...
Credo a questo punto che ai fautori caldi e croccanti di questo ritorno a sistemi ormai sepolti, quelli che ora si stracciano le vesti per i governi non eletti dal popolo, giovi ricordare un paio di cosette, giusto perché sappiano che la zuppa della nostra politica è così da un pezzo.
Una, che dovremmo sapere noi tutti per i quali la consapevolezza della storia della politica italiana rimanda indietro di almeno un trentennio, è questa: il tanto rimpianto mattarellum non ha garantito nulla. Esso nacque, visse e defunse tra il 1994 e il 2006, venendo applicato in tre corse elettorali che hanno dato luogo ad almeno due legislature imbarazzanti (1994-1996 e 1996-2001), laddove la terza (2001-2006), pur essendo esteriormente occupata dal solo Berlusconi (che si voglia splittare la sua esperienza in Berlusconi II e III o II e IIbis o II e basta) ha così chiaramente mostrato il bello e l'efficacia del mattarellum che esso mattarellum medesimo è stato fatto morire per essere sostituito dall'orribilerrimo porcellum, del quale curiosamente tutti rinnegano la paternità.
Più nello specifico, signori della giuria, col mattarellum associato ad una elargizione di collegi a dir poco suicida, Berlusconi fece avere alla Lega Nord un numero di seggi tale da poterlo allegramente sfiduciare nell'autunno del 1994 dopo solo sette mesi di governo; seguì poi il capolavoro del governo Dini, voluto da Berlusconi, ma tenuto su dai voti di quelli che a Berlusconi si erano opposti, mentre all'opposizione ci finiva Berlusconi stesso. Geniale.
Le politiche del 21 aprile 1996 videro invece il mattarellum declinato nel democraticissimo metodo della desistenza, per cui agli elettori dell'Ulivo, cioè di Romano Prodi, si chiedeva caldamente di votare i candidati di Rifondazione comunista in un certo numero di collegi, sì da ottenere il contro-voto rifondarolo in tutti gli altri dove il candidato ulivista si presentava senza avversari a sinistra. Risultato: Ulivo comodo al Senato, in bilico alla Camera, proprio in virtù dei seggi ottenuti da Rifondazione. Risultato del risultato: governo Prodi sfiduciato alla Camera (ottobre 1998, unico caso in tutta la storia repubblicana) dopo due anni e mezzo e nuovo governo guidato dal simpatico assai D'Alema. E sostenuto da chi? Massì, da un tot di ex-deputati centristi filo-berlusconiani scopertisi patrioti di sinistra coll'arrivo dell'autunno e rinominatisi UDR (Unione Democratica per la Repubblica)(che poi: mi vuoi dire che gli altri parlamentari non sono democratici e non sono per la repubblica?). 
Bene, D'Alema dalemeggia da par suo, dopo una gioventù di estrema sinistra concede agli odiati yankees le basi per andare a bombardare l'ex Jugoslavia, poi a fine 1999 qualcuno dei suoi gli dice che lui... boh, gli dice qualcosa, nessuno capisce niente, fatto sta che D'Alema si dimette e poi ritorna in sella con un governo rimpastato che va a schiattare nella primavera successiva con la débacle alle elezioni regionali, stravinte per 10-5 dal centrodestra. 
Elezioni? Macché, la maggioranza c'è ancora, dicono, era D'Alema ad essere antipatico. Ed ecco che per un annetto mi va a guidare il governo uno che aveva gridato e giurato ai quarantaquattro venti che in politica, per carità, mai più: Giuliano Amato, ex braccio destro di Craxi, rapido a rinnegarne la bracciodestraggine quando Craxi medesimo tracollò.
E via così, ancora un anno a tener su una legislatura con l'ossigeno e il defibrillatore. Poi Berlusconi rivince nel 2001 e, numeri alla mano, governa comodo. Sennonché, lamenta l'uomo di Arcore, i suoi alleati continuano a mettergli il piombo nelle ali, ostacolando tutti i suoi provvedimenti per rinnovare l'Italia. Ecco quindi nell'estate del 2003 i quattro tavoli e la cabina di regia per tentare di mettere ordine in una coalizione solo esteriormente compatta, poi, sondaggi alla mano, la consapevolezza che col mattarellum alle elezioni del 2006 non c'è speranza. Ed eccoci al porcellum, vero sudario di ogni democratica libertà di mandare in Parlamento chi si vuole. Ma fermiamoci pure al 2006. Qual è stato, quindi, lo spettacolo offerto da questo sistema elettorale maggioritario? Lo stesso di quando c'era il proporzionale: agguati, instabilità, interessi di bottega. Tiriamo pure delle casarecce somme: in dodici anni di Parlamento mattarellico si sono succeduti al timone di Palazzo Chigi 6 governi, 8 se si splittano D'Alema e Berlusconi 2001-2006. Meno certamente della media di tutto il settantennio, ma comunque troppi rispetto a qualsiasi Paese avanzato. Ci duole quindi concludere che no, non è il maggioritario la ricetta.
Non lo è anche un secondo motivo, più municipale, ma non meno significativo. A chi sostiene che coll'uninominale il candidato ci mette la faccia e gli elettori se li deve guadagnare indipendentemente dalla parte politica di pertinenza, mi pregio di portare l'esempio delle nostre elezioni bresciane per il Senato nel 2001. Candidato nella circoscrizione 22- Brescia per la Casa delle Libertà (Berlusconi, sempre) era l'ottimo giornalista Paolo Guzzanti. Personaggio sulfureo, padre di cotanti comici, intellettuale e giornalista dal senno fine e dalla penna corrosiva, tutto bene insomma, ma... non esattamente bresciano di origini. Romano, anzi, pare. Vissuto a Brescia per anni come Ambra Angiolini o Mina? No no. Cultore da tempo immemore del nostro spiedo e quindi bresciano per adozione in virtù di banchetti e lieti conversari più e più volte ripetutisi nel tempo? Nemmeno. Guzzanti conosceva Brescia come presumibilmente io posso conoscere La Spezia, essendoci passato di sguincio una volta mentre andavo al mare a Castiglioncello. La cosiddetta conoscenza del territorio, nonché la familiarità con la mentalità dell'elettorato locale, che sarebbero i requisiti ineliminabili dei candidati col maggioritario erano, nel caso di Guzzanti, pura chiacchiera ('elettorato ostile', disse di noi, 'linguaggio violento', eccallà...). Serviva un collegio libero, comodo, e statisticamente sicuro: nulla a che vedere con la certezza assoluta data dalle liste bloccate, ma il meccanismo era affine: siccome nella Seconda repubblica la passione politica è sinonimo di tifoseria, non importava chi fosse il tizio in questione, è della mia parte, ok, votiamolo. E così fu. E così Guzzanti ascese al soglio palazzomadamesco (tralasciamo le intemperanze degli anni successivi, che lo portarono a mollare e riprendere Berlusconi con movimenti a fisarmonica degni di un gitano). Davvero potevamo dire di aver mandato in Parlamento uno che ne sapeva di cose bresciane? Certamente no, visto poi che, come primo firmatario, presentò disegni di legge di interesse, diciamo, limitato per noi del Cidneo (belle, eh, le disposizioni di riordino e promozione del pugilato... per non parlare dell'istituzione della figura professionale dell'educatore cinofilo...). Ma era la faccia oscura del maggioritario: c'è SOLO quel candidato della parte che piace a me, e se non voto lui vince l'altro. Piuttosto, allora... voto lui, anche se della mia terra egli nulla sa né mai saprà.     
Non esiste, insomma, sistema elettorale perfetto, ma il problema è che noi italici riusciamo a far funzionare benissimo solo i difetti e le storture di tutti quelli a cui ci affidiamo. 
Se ne ricordino, i geniacci del presentismo.

giovedì 29 gennaio 2015

Una bianca marea

Probabilmente, da quando avremo iniziato a scrivere questo post a quando l'avremo finito, tutto sarà cambiato e dovremo cestinarlo, ma la politica italiana è così, frizzante, brillante, rampante, sempre strabiliante, il tuo nome è Robin Hood.
Resta quindi che Renzi ha lanciato nell'orbita quirinalizia Mattarella, che come visibilità internazionale è messo maluccio, ma ha dalla sua le stimmate di essere fratello di una vittima della mafia, cosa che, per puro paradosso, lo internazionalizza ben più di qualsiasi incarico in Commissione europea possa brandire Prodi per proporsi come futuro sovrano del Colle. 
Mattarella, poi, a puro livello simbolico, sarebbe l'ideale per chiudere una stagione da lui stesso aperta: sua è stata la legge elettorale maggioritaria con recupero proporzionale che ha fatto entrare l'Italia ufficialmente nella Seconda repubblica. L'italianità sublime di quella legge stava tutta nel fatto che i poveri cristi di ogni partito venivano fatti confliggere tra loro nei singoli collegi uninominali, e chi prendeva anche solo un voto in più di tutti gli altri veniva eletto. Effetto uno: bastava anche un 20-30% di voti, se tutti gli altri singolarmente non arrivavano al 15, per l'elezione. Bella rappresentatività del corpo elettorale. Effetto due: visto che il popolo italiano vota per tifoseria, poteva venir calato nel collegio X un attaccapanni che non era neanche di quelle parti e quelli del suo partito lo votavano comunque: a Brescia nel 2001 fu candidato al senato il romano Paolo Guzzanti e noi amanti del cdx di allora lo votammo, fregandocene del dettaglio che lui rappresentasse la città come Carlo d'Inghilterra potrebbe entrare negli One Direction. Bel rapporto candidati- territorio (difatti molti big della sinistra fuori che da Toscana, Emilia, Marche, Umbria, col piffero che si facevano candidare). Per evitare però che i capoccioni avessero la botta di sfiga di restar fuori dai giochi, un ristretta quota di essi poteva candidarsi anche nella lista proporzionale, che garantiva recuperi e paracadute ad eventuali trombati nei collegi. Questa legge, che avrebbe dovuto regalarci maggioranze stabili, politica trasparente e coalizioni ben definite, ha finito per regalarci il governo Berlusconi 1, il governo tecnico Dini, il Prodi 1, il D'Alema 1 e 2, l'Amato 2, il Berlusconi 2 - 3 (se si considera il rimpasto del 2005). Sette/otto governi in 11 anni. Nulla di troppo distante da quello che accadeva col proporzionale. Per tacere del fatto che la legge Mattarella avrebbe dovuto portare all'estinzione dei partitini, che invece fiorirono amenamente a legislature in corso, moltiplicando nomi e siglette di gente che già valeva poco nel partito grande e finì per valere ancora meno nel gruppetto da 10 deputati. 
Mattarella, dunque: come non si deve giudicare un padre dal figlio, così noi non giudichiamo l'uomo dalla elegge elettorale da lui battezzata, che peraltro ora giace sepolta negli archivi della memoria, essendo stata sostituita nove anni fa dall'incommentabile legge Calderoli.  Epperò intorno alla figura di questo siculo silenzioso non può non addensarsi l'aura simbolica del rappresentante di ciò che poteva essere e non fu: gli orizzonti di buona politica che la sua legge elettorale prometteva sono sfumati nel volgere di una micro- legislatura (1994-1996) allorché il pionerismo bombastico di Silviuccio si scontrò con l'intrattabilità della Lega e le manovre da consumati uomini di sinedrio di Scalfaro e pidiessini, capaci di scodellare un governo tecnico guidato da un ex ministro berlusconiano che a tal punto dispiacque a Berlusconi da far finire all'opposizione il partito vincitore delle elezioni, con l'ex opposizione a votare la fiducia ad un governo nato da una costola dell'ex maggioranza. Sublime italianità anche qui. Si noti, appunto: prima di essere impallinato dalle manovre quirinalizie, Berlusconi scontò il tradimento di Bossi, ovvero di uno degli uomini nuovi della politica italiana; il quale, entrato nelle stanze del potere, si mise a fare esattamente come i politici vecchi, mitragliando minacce di crisi governative ad ogni stormir di emendamento poco gradito al popolo leghista. Per dire che è proprio la mentalità del politico italiano a non funzionare, malata com'è di guicciardinismo: il Paese può andare in malora, io in Parlamento devo mungere solo le leggi che servono a me e alla mia parte, stop. 
E il mattarellum restò lì, salutato come lo strumento della palingenesi catartica della politica e diventato invece, con gli accordi di desistenza PDS-Rifondazione del 1996, mezzo invero sleale per fregare il più possibile gli avversari. Salvo poi, giunti al governo, litigare su tutto e far cadere Prodi dopo 18 mesi. Quindi le manovrine per issare D'Alema (pezzi di Forza Italia che diventavano UDR, Rifondazione che si frantumava, tutto un puzzle di rarà sublimità), quindi il ritorno di chi aveva giurato e stragiurato di abbandonare la politica per sempre (Amato) ecc. ecc. ecc.
E' giusto avere Mattarella al Quirinale, anche se probabilmente il rischio bruciatura è adesso altissimo, avendo egli ottenuto l'investitura ufficiale del PD, fatto che notoriamente porta una sfiga cosmica. E' giusto candidare lui, a ricordare come la politica italiana ha cambiato pelle senza cambiare anima: corruzione c'era prima dei referendum del 1993, corruzione c'è stata dopo, ancora più sfacciata, arrogante, disumana. Instabilità c'era prima e c'è adesso, col problema che adesso c'è anche un'Europa severa e intrattabile cui render conto. 
Che lo si candidi, e forse lo si sacrifichi: forse, simbolicamente, la classe politica italiana oggi a guida Renzi farà con ciò una simbolica purdha che la purificherà delle sue mende peggiori. Oppure, portato Casini al Colle, continueremo ad essere quel delizioso Paese delle favole che tanto fa sorridere il resto del mondo, mondo che ci tollera giusto per il clima, i monumenti e la buona cucina. Forse è il ruolo di cameretta degli svaghi delle nazioni serie quello che ci calza di più. Mattarella si merita tutto ciò?


[update: ok, attendiamo molte schede bianche; uh, due donne a presiedere, visto le quote rosa?] 

domenica 18 gennaio 2015

Venticello di elezioni...

S'avvicina il Quirinodromo, neanche due anni dopo il precedente, e che precedente. Vergogna a 360° per l'indegna squacquerata parlamentare che portò a bruciare due candidati certi per finire con la rielezione del vecchio Giò. Oggi Renzi dice di avere tutti gli assi giusti da calare, quindi non si aspetterà certo che noi lo si voglia disturbare con alcuni consigli non richiesti. Infatti glieli diamo.
1) Matt, je t'en prie, non mettere un tecnico al Quirnale. Non sono epoche da gente di passaggio che non doveva neanche essere lì, ma ce l'hanno messo e ci sta. Queste cose vanno bene finché le dice Luca Argentero quando fa la parte dell'attore per caso, ma al Quirinale ci vuole uno che conosca molto bene corridoi, usci, alcove, nicchie, tende e tavolini del palazzo e della politica italiana tutta. In un'età del ferro come la nostra ci vogliono anche quelle piccole o grandi astuzie, che solo un parlamentare può aver sviluppato, per saper gestire una politica che si dimostra sempre più personalistica e riottosa alle normali corsie costituzionali.
2) Che poi, Matt, osservazione che già feci l'altra volta, che figura farebbero i 1009 grandi elettori ad eleggere uno che non è neanche lì nell'arengo? Lo so, tu stesso sei a Palazzo Chigi senza essere in Parlamento, ma è diverso. Eleggere un capo dello Stato fuori dal Parlamento è come dire agli italiani: "Scusate, facciamo così schifo che abbiamo dovuto pescare altrove". Ci sarebbe da essere orgogliosi di ciò? E come si sentirebbe legittimato un Presidente "esterno" innalzato alla carica da gente così?   
3) Che risolviate la cosa alla prima, quarta o sesta votazione, Matt, mi raccomando: evitate di ricadere nella palude dell'elezione di Leone. L'Italia è sotto gli occhi dell'Europa tutta e non può permettersi simili figuracce.
4) Che risolviate in tempi brevi, Matt, sia però chiaro che il nuovo Presidente deve avere una valanga di voti. Stavolta non basteranno (moralmente, intendo) i 543 voti di Napolitano I. Qui ci vogliono (almeno) gli 832 voti di Pertini
5) Io non so se tra Montecitorio e Palazzo Madama possa spuntare un uomo capace di coagulare il consenso di molta parte dello Stivale. Venti e passa anni di politica ridotta a tifoseria certo in questo non aiutano. Quindi, esclusi tutti gli altri, io vedrei bene Casini. Cioè: il personaggio spesso pare più innamorato di se stesso che del suo ruolo, però ha esperienza trentennale dei meandri romani, è stato allievo di un pezzo da novanta della DC come Forlani, è stato ex alleato di Berlusconi, ex Presidente della Camera, cattolico non sgradito alla sinistra per effetto della sua increspata vita matrimoniale, piacente quanto basta, neanche sessantenne. Certo, spesso dà l'impressione di parlare a lungo e dire poco, ma in questo ha ottimi compagni di viaggio. Però, però, lo vedrei in fin dei conti come un efficace lansoprazolo, o magaldrato di sodio vedete voi, per spegnere l'acidità diffusa nei corridoi della nostra politica. All'estero resterebbero positivamente impressionati da un eccellente diplomatico del buonsenso quale lui sa essere, né ci si dovrebbero aspettare da lui derive picconatorie alla Cossiga o pesanti interventi sul campo di gioco come fece Scalfaro. Si sa, non è che, quando decisero di elevare Pertini al seggio quirinalizio, i socialisti pensassero di avere per le mani chissà che genio, anzi di lui dicevano che aveva la testa tutta d'osso, per intendere che grandi dee nel cervello non gliene frullavano, e le poche che aveva erano per lui inscalfittibili. Eppure...          

giovedì 13 giugno 2013

Nomina nuda tenemus.

Mentre scriviamo, la Spocchia ci gratta la testa, impegnati entrambi a capire cosa diavolo sia successo alle più recenti elezioni amministrative, dacché è chiaro che le ipotesi sono riducibili a due:

a) Gli elettori italiani sono pazzi.
b) A febbraio tutto lo Stivale ha compiuto un salto nell'iperspazio.

Molto si è detto su questa tornata amministrativa, che ha visto trionfare in modo quasi imbarazzante il PD, laddove il PDL ha perso tutte le piazze più importanti, Brescia compresa, e il Movimento di Grillo, se esiste ancora una Heimarméne degna di questo nome, incomincia finalmente a squagliarsi.
E quindi l'astensionismo; e quindi che nel 2008 c'era stata la coincidenza con le elezioni politiche e il traino dei votanti era diverso; e quindi che ancora una volta gli elettori rossi sono i più fedeli, nonostante le larghe intese; e quindi il PD è forte localmente ma invisibile a livello nazionale; e quindi il PDL...
Sì, proprio in quanto ex-elettore di centrodestra (o meglio di QUESTO ultimo centrodestra) vorrei chiosare sulla facile e reversibile chiosa con cui i chiosatori hanno chiosato i loro interventi: al contrario del PD, il PDL è del tutto inesistente a livello di organizzazioni locali, ma quando a livello nazionale scende in campo Berlusconi non ce n'è per nessuno, difatti i sondaggi ecc.ecc., ma cosa vuoi, Silviuccio non può mica spolmonarsi su è giù per tutta Italia a sostenere i suoi candidati, suvvia...
Però, però... secondo me la cosa è ancora più fantascientifica. Cioè: poniamo pure che tutti gli astenuti siano elettori di cdx in qualche modo delusi dalle larghe intese, e magari pure grillini che dopo due-tre mesi di sceneggiate hanno capito a che razza di idioti hanno dato in mano 160 seggi tra Camera e Senato, senza contare le piazzate da sciampista in menopausa della ex-capogruppo alla Camera Roberta Lombardi, la classica ignorante cosmica che meno sa più attacca, con il naso prominente e arrogante e la smorfia perenne a bocca arcuata all'ingiù tipica delle massaie che litigano alla morte se credono di essere state scavalcate alla cassa del supermercato,



o dell'ex capogruppo senatorio Crimi, una specie di Brucaliffo col triplo mento capace solo di arieggiare concetti altrui.





Ebbene, poniamo pure ciò, sarebbe davvero possibile interpretare per sottrazione la vittoria del csx? Coi sondaggi nazionali che danno il cdx al 39%?
No, chiaro. Il fatto è che noi si continua a perseverare nell'errore di parlare di centrodestra. Rassegniamoci tutti in coro a decretare la non-ontologicità della coalizione al di fuori della carnale percepibilità dell'inventore, inventore che ingloba noumenicamente la sua stessa creatura. È Berlusconi al 39%, non il suo partito.
Secondo me, chi a febbraio votò cdx, soprattutto quel 13% di gente che non ci avrebbe mai pensato prima della ridiscesa in campo di Silviuccio, ha proprio votato Silviuccio e basta, o meglio, Silviuccio piuttosto che quelli là della sinistra. La qual cosa sembra un truismo di quelli tosti, ma invece dice ben di più: chi vota Silviuccio lo fa, ma dietro Silviuccio non vede nulla. Di fatto, il partito non esiste, chi vota Silviuccio vede lui e solo lui. Il dramma dell'ultima stagione del cdx berlusconiano sta tutto nel fatto che Silviuccio non porta con sé una squadra, un cumulo di idee, una base programmatica; no, egli porta solo se stesso, la sua affabulatorietà, i suoi slogan (che non sono programmi, ma solo il surrogato liofilizzato e spottoso di un programma), la sua visione cartoonesca e smaltata della società, i suoi harem di fedelissime e la sua squadra di ringhiosi pugilatori da piazza mediatica, ma tutto ciò non fa un partito, al limite un clan legato da una trustis di tipo longobardo o più ampiamente germanico. Non è però un partito, perché tutto si gioca nell'emanazione immanente della mente del Capo che, come l'Uno neoplatonico, produce Psiche, Intelletto e giù giù, ai bordi estremi della scala dell'essere, irrora di sé la materia informe, ovvero l'elettorato, e si porta i voti e gli eletti in Parlamento, detto però che gli eletti stessi sono tutti ricompresi nell'Intelletto primigenio silviesco. Bloccata l'emanazione, fine dei giochi, perché il partito è tutto dentro Colui che lo ha concepito, non è un'entità tangibile all'esterno delle circonvoluzioni del fondatore. Ed è chiaro a chiunque che, politicizzata o no che sia la nostra magistratura, i processi Ruby et similia una concreta badilata di letame energoassorbente la stanno ben gettando sul processo dell'emanazione ipostatica di Berlusconi. Quando si sente della nota intellettuale Nicole Minetti vestita da suora per compiacere il Capo, Capo da lei stessa per sua ammissione definito oggetto di amore puro, quando si conclude che ad Arcore le cenette erano piuttosto frizzanti e finivano quasi sempre con cospicue elargizioni alle disperate di turno, non può non prodursi nel corpo votante il seguente pensiero: "Silvio, ma per avere emolumenti da te, bisogna proprio essere strafighe come le Olgettine?". Perché alla fine è questo: che Berlusconi, a casuccia sua, zompasse su Marystelle Polanco o facesse sfilare una di quelle sceme lì in costume da infermiera, obiettivamente, cale e non cale. Sii un buon capo di Governo e dopo, come direbbe Machiavelli, guardati dai vizi che ti torrebbono il potere, ma coltiva con abile dissimulazione quelli che non lo torrebbono, ma è meglio che il popolo non sappia. Se però io, italiano medio che lotto ogni dì per mettere insieme pranzo e cena per dare una parvenza di avvenire ai miei figli, sento che la tua generosità va sempre in direzione del delta di Venere, mentre io, povero e sfigato, da Arcore non uscirei nemmeno con un portachiavi di Uomini e Donne, ecco che la luce silviesca va sbiadendomisi.
Vorrei pertanto opinare che in questo caso specifico delle amministrative hanno pesato sia l'assenza di Silviuccio, ovvero l'assenza del partito, ma anche tutte quelle questioncelle in materia di condanne, rivelazioni, udienze pruriginose che durante la campagna elettorale per le politiche erano state silenziate dal legittimo impedimento che permetteva a Berlusconi di spostare gli appuntamenti tribunalizi. Ciò dimostra, occamianamente, che Silvio è ormai un puro nome che aggrega le folle, ma dei nomi ha la genericità e la volatilità e soprattutto la sporcabilità: la formula Silvio-Minetti-Suora-Zoccola o Silvio-Condanna-Interdizione diventa sintagma devastante per chi in Silvio cerca solo la consolazione simbolica di non dover essere costretto a vedersi governare dagli altri. Chi lo guarda con gli occhi spiritati dei veggenti di Medjugorie non ascolta nemmeno le sue parole, gli basta quel tono assertivo che è lo stesso da vent'anni, gli bastano i gesti tonitruanti, la scansione delle subordinate, la circolarità dell'argomentazione, però della ciccia dei discorsi resta poco, perché ormai conta Lui. Quando è andato a battagliare da Santoro a Servizio Pubblico, ciò che i fedelissimi ricorderanno è che ha lasciato interdetto Travaglio rinfacciandogli cose secondo la tradizionale strategia rinfaccista del PDL, ma a nessuno è rimasto in mente su cosa lo ha lasciato interdetto. Basta il fotogramma. Sì, direi proprio il cdx non è più, mi rammarica ammetterlo, e per qualcuno non lo sarà mai stato, un luogo politico, ma un film muto. Sbiadito e pieno di strisce verticali. Solo un sussulto cinefilo potrebbe farlo rivincere in eventuali politiche a breve termine, ma con che contenuti? 

Addendum
Spiace, per noi che leggemmo Il giornale con voluttà sia sotto la direzione Montanelli che sotto le successive, godendo di articoli, specie nelle pagine culturali, che smontavano pezzo per pezzo certi miti del conformismo culturale sinistrese, spiace dicevo vedere che oggi quella testata è ridotta a livelli che nemmeno i fogli del Comintern. A parte le varie macchine del fango, a parte la fisiologica partigianeria che è innata nei giornali di partito quale anche Il giornale ormai è, come non si può restare costernati di fronte ai titoli dell'edizione online di martedì, a ballottaggi finiti e cdx stramazzato? Titolone d'apertura: "Crolla Grillo", titolino sotto: "Il PD vince nell'astensionismo", titolino ancora più sotto: "Alemanno perde, il fallimento di AN". Colpe pidelline e/o berlusconiane zero. Altri erano i tempi, come alle elezioni del 1996, vinte dal csx con il ridicolo e boomerangesco meccanismo della desistenza con Rifondazione Comunista, allorché Il giornale dedicò più fondi a firma Feltri ad esaminare lucidamente i motivi della sconfitta del cdx a quella tornata. Oggi no, oggi copriamo ciò che tutti vedono, zitti tutti sul fallimento del PDL e in particolare della triplice voce alfaniana (segretario, vicepremier, ministro). Come quando perdeva il PCI e la DC incassava il suo consueto 32-35%, e i fogli trotzkisti titolavano: "La maggioranza degli italiani NON HA votato DC"; del resto un detrattore del Cristianesimo potrebbe dire che Gesù non era neanche capace di nuotare se era costretto a camminare sulle acque, no?

venerdì 8 marzo 2013

"Signora Pasifae..." atto II.


[Mentre la folla riprende posto in platea, sul palcoscenico si avvicendano loschi figuri, tutti intenti a ripulire il pavimento dalle tracce di sangue che gocciolano dalle due lavagne. Rientra Eligio De Marinis, Agostino e Petrarca si siedono poco discosti da lui e osservano].

LAVAGNA 2: SCELTA CIVICA [O CINICA?].


Mario, Marione adorato, che brutto vederti così pesto & malconcio, relegato ad un neanche 10% totale che cade come un macigno su tutto quello che hai fatto in questi 15 mesi...
Eri, diciamocelo pure, assai poco convincente come uomo politico che scende o sale o passa in mezzo all'arena, dai (sul cagnolino Empy e scemate varie mi taccio, ha già detto tutto Freccero)... 



Quelle battutine di aspro sapore english te le potevi permettere finché si giocava ad handicap e alla tua compagine governativa era permesso tutto, poiché tutti erano costretti a votare sì ai salassi che proponevi. Facile, all'epoca, liquidare le obiezioni con ironia fredda e un po' cerebrale; facile, certo, perché avevi su di te le stimmate del Salvatore. Ma, come ti dissi a tempo opportuno, in una campagna elettorale VERA, quelle in cui ci si mette la faccia e non solo, non si può davvero pensare di ammannire lepidezze e salacità E BASTA. Lepidezze e salacità che, peraltro, facevano da condimento ad un programma che altro non era che la prosecuzione della macelleria sociale da te attuata sin qui. Ora, per quanto noi italiani siamo quello che siamo, detto pure che la nostra atavica incapacità di stare alle regole è nota, peggio ancora adesso che le regole ce le impongono i discendenti di Ariovisto e Teodorico, è impensabile che un popolo mediamente consapevole delle cose possa sopportare UN ALTRO GIRO di tassazioni monstre dopo l'IMU e l'aumento esorbitante dei prezzi carburantizi (a proposito, già che si trattava di misure d'emergenza e l'emergenza è un pochino rientrata, li vogliamo abbassare 'sti prezzi o no?). Insomma, va bene che siamo i mariuoli d'Europa, ma anche il bambino più meritevole di castigo di questo mondo, quando vede che il castigo non ha altro fine che sé medesimo, configurandosi come gratuita tortura le cui effettive ricadute pedagogiche restano remote, anche un bambino siffatto uscirebbe pazzo, ribellandosi ancor di più. Così fece l'itala gente: di fronte alle tue glaciali frasi sull'Europa che vuole questo & quello, di fronte alla tua inamovibilità, degna del miglior Farinata Degli Uberti, rispetto agli effetti recessivi delle tue manovre (e tacciamo sulle pivellerie che hanno prodotto gli esodati... e fortuna che questi insegnano all'Università...), effetti che salvano i conti per gettare nel baratro le persone, di fronte alla tua cieca idolatria delle Cifre, uniche vere divinità di un pantheon in cui non c'è più stato spazio per alcuna forma di comprensione, ebbene, il voto democratico ha sancito il suo NO. Ed è un peccato, perché pare proprio che l'unica faccia minimamente spendibile nei consessi europei sia la tua.


 Solo che questi consessi hanno mostrato un'incapacità di visione a lungo raggio che comincia a far dubitare un po' tutti noi che, dietro alla spocchietta dell'orgoglio nordico da primi della classe che costoro esibiscono, si nasconda un dilettantismo politico pesantuccio. Siamo sinceri: nella prospettiva eurocentrica, noi siamo gli sfigati e Germania, Finlandia, Olanda ecc. i bravi ragazzi; al di là degli Urali e delle Colonne d'Ercole, però, l'economia e la politica dell'UE contano come il due di coppe, visto che Usa e Cina ormai se la raccontano tra loro, ignorandoci praticamente su tutto. È davvero tutta colpa degli Stati mediterranei?
Insomma, è il solito problema: per quanto allegra sia stata la gestione finanziaria di un Paese, allegria non più ammissibile in un sistema economico integrato come quello dell'Europa post-Maastricht, il rimedio non può essere il massacro. Rimettere i conti in sesto, stabilizzare i parametri economici e finanziari al prezzo di non aver più gente in grado di spendere i soldi che non ha, è talmente paradossale che sembra incredibile che stiamo piegando giusto verso quel baratro. Sarebbe come far esplodere tutte le testate atomiche presenti sul pianeta per avere area edificabile gratis e ritrovarsi senza nessuno che vada ad abitare le case che saranno costruite. Mario, questa è invece l'idea di te che hanno recepito gli itali votanti. Unita al fatto che, per stampellare qualcosa di effettivamente traballante, ti sei affidato al vecchiume più ridicolo, quelle frattaglie di ex centrodestra ormai prosciugate di qualsiasi credibilità. Mi duole per Fini, che però ha commesso il classico errore di chi va in chiesa per dispetto dei Santi: avesse detto subito 'no' all'idea di creare il PDL nel 2007, lasciando AN autonoma rispetto a Forza Italia, oggi vedremmo un'altra storia. Ha invece pensato di poter tenere il piedino in casa, sicuro di sfilarsi al momento giusto. Epperò, Fini caro, l'elettorato mal digerisce le giravolte di quello che era lì, ma non voleva venire, che accetta di partecipare, ma con riserva, che entra dove ce lo mandano, ma restando 'distinto e distante'. No, Gianf, senti me: abbiamo passato tutta la prima Repubblica ad assistere alle danze tribali dei parlamentari che erano amici il giorno prima e il giorno dopo si pugnalavano, quelli che davano la 'non sfiducia', che 'si riservavano di valutare di volta in volta', che ogni sei mesi chiedevano 'la verifica' di governo, mandando a Palazzo Chigi chi in realtà volevano fosse bruciato per i secoli a venire. Ciarpame veterorepubblicano. Troppo per gli ex aennini, assetati di uno sdoganamento che tu hai favorito grazie a Silviuccio e che, per essere irreversibile, non può finire in una lista di centro, dove tutto si confonde con tutto. Hai avuto coraggio a sganciarti e a subire la tua razione di macchina del fango, ma, come Gertrude, non avresti dovuto dire sì al principe che ti voleva monaca. I pentimenti tardivi non gratificano mai l'elettorato.
Poco o punto dispiacere invece per te, Piffi caro. Guarda, visto che ormai il mio passato elettorale è noto a chiunque, non esito a confessarti che, nelle elezioni col maggioritario del 1996 e 2001, la crocetta della quota proporzionale l'ho sempre messa sul tuo partito e, tieniti forte, votai te e solo te alle regionali del 1995 e del 2000. Chissà, forse avevo già germi di paraculaggine latente, e dare proprio TUTTO il mio consenso a Silviuccio mi rugava già allora. Ma così fu. Però vedi, sono quasi vent'anni anche con te e ancora oggi mi chiedo: ma tu, tirate le somme, che programma hai proposto in tutto questo tempo? Possibile non essere mai riusciti a capire, dietro la selva dei tuoi 'no!', dei tuoi 'così non va!', dei tuoi 'ascoltate me!', com'è che secondo te le cose dovevano andare?


 Possibile ch'io t'abbia visto esibirti in TUTTI i talk show politici su qualsiasi rete nazionale e locale, ti abbia sentito decine & decine di volte e alla fine della trasmissione mi sia sempre chiesto: “Eh, quindi?”.




Niente da fare, tu e la tua boccuccia tonda, da cui sono sempre usciti concetti tanto torniti quanto vuoti, calati con quell'accento bolognese da maestrino che si esaspera nello spiegare che il triangolo ha 3 lati e non 4, non siete mai giunti a capo di nulla.


Di Berlusconi, si dica quel che si vuole, almeno qualche idea si ricorderà, qualche slogan, dai, tipo “Per un nuovo miracolo italiano”, “Meno tasse per tutti”, “Siamo il partito del fare”, niente di che, intendiamoci, ma almeno la nostra memoria, di qui a 50 anni, avrà qualche tag cui ricondurre il suo pensiero. Di te non si ricorderà nulla, tu, degno allievo politico di un altro maestro insuperabile nel montare a neve l'aria, quell'Arnaldo Forlani che ha passato 30 anni di vita repubblicana parlando del niente e finendoci pure dentro, con tanto di bavetta rappresa durante gli interrogatori del processo Enimont. Ecco, Piffi, non mi capacito di come tu sia riuscito, in tutti i tuoi anni di protagonismo politico, a configurarti come un irritante signor-no che sapeva benissimo indicare agli altri dove sbagliavano, ma quando gli toccava proporre la pars construens precipitava in una genericità a dir poco desolante. E alla fine di tutto, ti sei messo con l'ultimo a cui poteva interessare davvero l'elettorato cattolico. Ora, come hai fatto a credere che la brava zia di provincia, di quelle che non si perdono neanche le messe in suffragio degli sconosciuti alle cinque dei venerdì sera di luglio, avrebbe dato il suo voto ad un androide calato dai freddi palazzi di vetro e acciaio dell'Europa banchiera? Quale afflato sociale, quale etica solidaristica, quale spirito di carità (agàpe, of course) hai mai visto promanare da Marione in questi 15 mesi per convincerti a salire in sella con lui? O, fedele alla tua linea di paguro nell'attinia, hai capito di non avere altro compagno di viaggio? Eppure nel 2008 sei andato da solo e hai preso bene. O forse che stavolta pensavi che quella roba lì del Marione ti avrebbe reso il tanto sospirato ago della bilancia che sogni di fare da 30 anni, in ossequio alla tradizione del partito in cui sei nato? Sbagliasti i conti, esimio. E il Quirinale ora è più lontano. Se penso poi che il tuo partito, o le bricioline che ne restano, rimane nominalmente l'ultima propaggine di quella che fu la Democrazia Cristiana di De Gasperi, uno che, per intenderci, ha risollevato l'Italia dal disastro, se penso che QUEL partito da solo, alle elezioni del 1948, si portò via il 48% dei voti e ora tu lo lasci all' 1,78... Sei ancora lì?

[svenimento di beghine in platea, pausa soccorso, giù il sipario]

lunedì 4 marzo 2013

"Signora Pasifae, il bambino ha la testa di un toro...".
"Moglie, c'è qualcosa che dovrei sapere?"
Atto 1


   
[Palcoscenico. Luci sulla platea bisbigliante. Tramestìo leggero dietro le quinte. Dalla platea, il pubblico comincia a rumoreggiare: "Den-tro! Den-tro! Den-tro!". Da destra e da sinistra entrano due figure incappucciate che paiono molto imbarazzate].


S. Agostino (scappucciandosi, a Petrarca) Vabbè, e come facciamo a tenerli buoni? [voci dalla platea: "Esci e commentaaaaa!!!"]. 
Petrarca: (scappucciandosi a sua volta) E che ne so? Non sa neanche lui da che parte cominciare...
A. Su, diamoci un taglio, improvvisa qualcosa, che io vado a prenderlo. [spinge Petrarca quasi sul bordo del palcoscenico].
P. [schiarendosi la voce] Ehm... Italia mia, benché 'l parlar sia indarno a le piaghe mortali che nel bel corpo tuo... [urla dalla platea: "Basta co 'sta lagna! Dateci il proprietario del blog!!". Qualcuno lancia sul palco una verza].
P. [scansando la verza] Screanzati! Quello che vedete voi oggi io lo vedevo già 700 anni fa! Credete che sia cambiato molto? Sì, all'epoca ci lasciavamo passare gli eserciti crucchi su e giù per lo Stivale, oggi votiamo contro la politica economica tedesca, ma restiamo un Paese di cani che si ringhiano addosso.
Voce dalla platea: Non puoi dire "righio", ceppa! Non è aristocraticamente medio, non vorrai imitare Dante???
P. [mostrando i pugni e dirigendosi verso il pubblico] Dimmelo ancora, dai, dimmelo!! Io non leggo quel poeta, C-H-I-A-R-O?????? [fa per scendere in platea]
A. [rientrando da sinistra] Signori, signori, un po' di contegno, obsecro, l'avete atteso a lungo e ora è qui, Eligio De Marinis, quello che vota sempre dalla parte sbagliata!!!! [entra da destra Eligio De Marinis, vestito in gessato blu a righe azzurrine, con in mano una cartellina per appunti dei Transformers e una penna; parte della platea applaude, parte fischia, parte si esibisce in sobri cori: "Scemo! Scemo!"; Eligio, con gesto di imperio, ordina il silenzio e la turba s'acqueta].
Eligio: Signori qui convenuti per dialogare piamente dei risultati delle elezioni politiche italiche che daranno vita alla diciassettesima legislatura (e già il numero invita a toccarsi le parti basse), perché urlare così? Siamo tra gentiluomini!
Voce dalla platea: Ma sparati, una volta che voti tu centrosinistra, questi scemi non sanno neppure vincere!!!
E. E che colpa ne ho io?  Non potevo ritrovarmi la Gelmini alla Pubblica Istruzione... E comunque non vincevano neanche prima...
Voce: Sì, ma stavolta avevano il match in tasca! Come si fa a polverizzare un tesoro del 15% di vantaggio?
E. E' appunto quello che andremo ad analizzare ora, se mi lasciate parlare. Agostino, Francesco, portate le lavagne, grazie.
[Agostino e Petrarca escono, poi rientrano spingendo ciascuno una lavagna su rotelle, poi escono di nuovo]


Ebbene, miei gentili amici, non v'è dubbio che ciò a cui assistiamo oggi è la nascita della Terza Repubblica, ovvero dell'ornitorinco parlamentare più aberrante della storia italiana degli ultimi 60 anni: tre forze politiche pressoché equivalenti, una parte di Paese attaccata ai suoi idoli oltre ogni ragionevole dubbio etico, una parte che sconta tutte le volte l'idea di sentirsi ontologicamente migliore 'di quegli altri che votano di là', una parte che mira a distruggere senza sapere ancora come ricostruire. Ebbene, è ufficiale: il Minotauro è in mezzo a noi. Una classe politica indecisa a tutto da un parte, un popolo equamente diviso tra guicciardiniani chioccioni e spaccatuttisti esasperati dall'altra hanno compiuto il miracolo di portare in Parlamento spinte vettoriali opposte che annullano tutto. La Seconda repubblica, di fatto, è defunta, ma la Terza non è proprio un gingillino. Come si è arrivati a ciò?


LAVAGNA 1: PD, OVVERO 'PERDENTI DESTINATI'.


Luigi, forse errai nel non dedicarti mai un post tutto tuo durante la campagna elettorale, forse avresti ascoltato quello che avevo da dirti, ma ormai è fatta. Diciamo che hai fatto meglio di Occhetto 1994, ma peggio di Prodi 1996, come Prodi 2006 e, numericamente, anche peggio di Veltroni 2008. Cosa vuoi mai sono cose...
Sai dove hai sbagliato? Certo, nel credere ciecamente ai sondaggi, ma si sa, sono numeri di carta che andrebbero sempre maneggiati con cura... Che nei sai tu di come fanno gli istituti demoscopici a selezionare i loro campioni? C'è omogeneità territoriale o pescano dove capita, basta che le cavie accettino di dire per chi voteranno? Come impostano la domanda? Chiedono la preferenza secca o circonloquiscono del tipo: "Se domani la terra stesse per implodere e lei fosse sul punto di veder svanire in un colpo tutta la Sua famiglia, voterebbe per Monti che le ha tassato pure la casa o per Bersani che smacchia i giaguari?". Cioè, vogliamo una buona volta eccepire sul grado di scientificità di 'sta roba? Quando il committente incalza per sapere a che punto sta coi voti, ma il campione sondaggiabile non si raggiunge, o non è proprio come dovrebbe, non vuoi che questi sparino zerivirgola a caso o intervistino la colf che lava le scale dell'edificio dove lavorano pur di avere il tot di pareri necessario a stilare la proiezione? Fatti un nodo al fazzoletto per QUALUNQUE futura gara elettorale: a mare sondaggi e sondaggisti. È chiaro che, se lo scarto tra instant poll, proiezioni e dati reali è risultato alla fine così assurdo il 25 sera, esso doveva essere in atto già durante la campagna elettorale, solo che nessuno se ne era accorto.
Ma poi, come hai fatto a bruciare tutto quel vantaggio? Berlusconi, certo, si è battuto come un leone (l'ho sentito col fiatone, però, non vorrei che la sua fibra cedesse...), voi non avete detto NULLA di interessante durante 50 giorni di campagna elettorale, avete traccheggiato mentre i piranha vi rodevano il fondo della barca, e alla fine siete arrivati a riva su un pezzo di tavolaccio, prima degli altri, certo, ma straccioni uguali.
Sai cosa? Silviuccio diceva cose francamente ridicole (la tempesta perfetta, il circolo virtuoso del consumismo, il premier è una figura inutile, ecc.) e diceva SEMPRE quelle cose in ogni occasione in cui l'ho sentito, dalla Gruber come alla conf-qualsiasicosa, ripetitivo finché vuoi, ma almeno si capiva. Cioè, i suoi discorsi avevano un senso compiuto, uno sviluppo logico, per quanto non condivisibile, erano, detto in scuolese, dei testi argomentativi inaccettabili nelle conclusioni, ma inappuntabili nello svolgimento. Dei copioni perfetti che lui ha mandato a memoria per ripeterli SEMPRE IDENTICI ovunque andasse, e come lo studente secchione che non capisce quel che studia, ma si convince di aver capito, il suo 7 nell'interrogazione (= 30% del voto italiota) se lo è sfangato comodo. Gli italiani lo hanno ascoltato, hanno capito (o creduto di capire) e perlomeno si sono fatti un'idea CHIARA del suo programma, al di là della condivisibilità. E poi hanno quietamente deciso. Da voi, da te pure, mezze frasi, periodi ipotetici senza capo né coda, giravolte su Monti e Vendola, arrampicate sugli specchi per il caso Montepaschi, ma alla fine contenuti boh. 
Voi alla fine avete peccato del vostro solito viziaccio: voi siete la sinistra, e a voi i voti devono arrivare per elezione naturale ed affinità elettiva. Detto in termini più crudi, voi vi portate dietro da tempo immemore la convinzione di rappresentare il Bene e la Verità assoluta, che i voti dati a voi provengano da un'umanità nobile ed eletta e migliore agli altri. Il vero identikit dell'elettore di sinistra è quello di una persona che si sente metafisicamente superiore a chi vota altrove. L'altra parte politica non è semplicemente costituita da persone che, legittimamente, non la pensano come voi, e rispetto alle quali credete di avere idee più efficaci: no, gli altri per voi sono esseri umanamente indegni, appartenenti ad una razza la cui esistenza è appena appena accettabile. Ricordo troppo bene quando, dopo le elezioni regionali del 2000 che diedero 10 regioni su 15 al centrodestra, una sobria Grazia Francescato, portavoce dei Verdi, così commentò il risultato della consultazione: "Ecco, questo voto è la vittoria di un'Italia incivile e ignorante!!!". I voti dati agli 'altri' sono voti buttati via, i veri, gli unici degni di stare al mondo siete voi; del resto, Gigino mio, cosa significava lo slogan di questa campagna elettorale: "L'Italia giusta"? Perché, chi votava di là era quindi 'sbagliato'? Ancora queste distinzioni del 2013? E volevate pure essere votati? Adesso coccolati la patata bollente del Senato e poi facci sapere.

LAVAGNA 2: PDL, OVVERO 'PARTITO DELLA LOBOTOMIA'

Lobotomia, s'intende, non di coloro che l'hanno votato, figuriamoci; lobotomizzati sono gli yesmen che, di nuovo, si sono accodati allo script berlusconiano, ricacciati ciascuno nel ruolo che lo staff di comunicazione e mediaticità assortita che imbocca l'ex premier e i suoi uomini ha cucito loro addosso: ecco tornare il duo d'assalto Lupi-Santanché, deputati allo sviare sempre le discussioni dal merito e aggredire sulla forma delle domande, costretti ad esibire una faccia che ha in realtà cessato di appartenere loro da un pezzo; ecco Alfano, con la boccuccia a culo di gallina che sbrodola già in campagna elettorale: “Vinceremo! Avremo la maggioranza!”, che dà le risposte che gli hanno detto di dire, che elogia Berlusconi come l'Unico Salvatore della Patria dopo aver sperato di sbarazzarsene, che a conteggi ancora aperti dice che il PDL avrà sicuramente la maggioranza in Senato e che loro hanno in fin dei conti vinto. La difesa dell'indifendibile, perché sennò si va a casa: politicanti che, pur avendo spesso altro da fare rispetto alla politica, si comportano come servi senza cervello, spinti evidentemente dall'unica cosa che le loro libere professioni non conferiscono: la visibilità. Tutti, di nuovo, risucchiati nella gigantesca soap berlusconiana, meglio di Dallas, collocati nella parte in commedia, a sostenere che Silviuccio ha fatto il miracolo (6 milioni di voti persi rispetto al 2008? E la chiami vittoria solo perché a dicembre era pure peggio?) e a millantare chissà che risultato. Ma è così: al netto di chi, come il sottoscritto, non ne ha più potuto dell'olocausto scolastico, di chi ha capito che ad Arcore non si giocava a palla bollata, di chi non ha più creduto alla storiella dei comunisti in piazza S. Pietro, di chi dopo 20 anni non ha davvero avuto la forza bersi le solite promesse di liberalizzazioni e taglio delle tasse, di chi ha visto troppi scandali per credere che i magistrati sbagliassero davvero TUTTO e agissero SEMPRE per pregiudizio politico, un 30% il PDL se l'è pure preso. Ora, non si tratta ovviamente di dire che hanno votato Berlusca tutti gli ignoranti che non hanno mai letto un libro negli ultimi 10 anni che non fossero le istruzioni del telefonino, le casalinghe ubriacate da Mattino 5, i pensionati scemi sedotti dalla balla della lettera di restituzione dell'IMU, 'i ladri come lui', i puttanieri evasori fiscali che vedono in lui il modello, ecc. ecc. Generico e sciocco giudizio: il voto al centrodestra viene da chi, per scelta di tifo, ma pure per intima convinzione, una sinistra mai veramente evoluta in socialdemocrazia non la voterà; da chi vuole legittimamente godersi i frutti di un'attività imprenditoriale troppo spesso minacciata da un mare di tasse, e che in Monti ha visto solo una sanguisuga vincolata alla freddezza dei conti da far tornare; da chi non sopporta la spocchia (la loro, con la minuscola) del pensiero unico sinistrese che indirizza cultura, festivàl assortiti, premi letterari, cartelloni di stagioni teatrali, col risultato che anche chi magari voglia di apertura culturale ne ha, si trova davanti il desolante spettacolo di operatori del settore affogati nel narcisismo, artisti che si parlano addosso o parlano solo tra sé, lasciando capire che la cultura è roba per pochi; relatori di festivàl, come certuni che sentii a Mantova, che arrivano a dire che “Pavese non si può davvero capire, è impossibile, è troppo superiore” e insomma cosa ci state ancora qui voi a tentare di attingere il tesoro destinato ai Pochi Giusti.
Certo, il PDL ha tirato su mister 'panino alla Divina Commedia' Tremonti, nel programma enunciato nel famoso videomessaggio della discesa in campo, s'è visto, la parola 'cultura' non compare, ma non si può davvero contestare la scelta di chi vuole vivere del suo lavoro e vede in Berlusconi il garante di ciò. Che poi lui sia sincero nelle sue garanzie, è un altro paio di maniche, ma qui conta la promessa che si è ammannita, e chi vi ha creduto merita il massimo rispetto; il problema, ma qui il peso dell'elettorato leghista è un altro ingrediente grave e da considerare, è il disprezzo per le agenzie culturali come la scuola, che ha smesso da mo' di essere feudo della sinistra, ma che lo è ridiventato perché anche chi ha una storia di simpatie politiche tutt'altro che mancine, ad un certo punto ha votato non il meglio, ma chi almeno garantiva meno assalti possibili. Si tratta di un ritardo storico, figlio di politiche culturali che hanno sempre teso a far percepire il sapere come patrimonio di pochi: le 'genti meccaniche' sentitesi disprezzate o non interessate ai processi di culturalizzazione, ad un certo punto hanno cercato sponda politica in chi della cultura non sa che farsene. E cosa dovevano fare, se il bene vero della cultura non gli è mai stato proposto?
Bravo, Silviuccio, hai semi-rimontato, hai messo in campo di nuovo arroganza e aggressività, hai monopolizzato i dibattiti parlando senza ascoltare, hai sparato fuori promesse, buttato tutto in caciara, ma non avevi scelta. Appellandoti a tutta la tua capacità di autosuggestione, hai di nuovo, aristofanescamente, creato una realtà a tua misura, dicendo che i tuoi sondaggi ti davano più su degli altri per creare l'effetto convinzione nel tuo elettorato, la profezia che si autoavvera, se ti sentivano dire che eravate vicini al PD, anche se non era vero, si sarebbero comunque risbalditi a votarti. Qualche slogan ad effetto, e di nuovo tutti lì. Ma stavolta, mi sa che hai davanti a te il destino della Kallianassa: si tratta di un molluschetto tropicale, sorta di gamberino trasparente che, messa incinta dal Kallianasso, genera al proprio interno circa 250 kallianassini, poi li sforna tranquillamente uno ad uno, quindi muore per lo sforzo. Ecco, per quanto questa tua ultima battaglia politica abbia i tratti di un'epica sui generis, ovvero l'apparente vittoria dovuta in realtà all'arretramento in tandem dei due principali competitor a vantaggio di un terzo outsider, non so, secondo me hai dato davvero tutto. Forse troppo. Fatti forza, sento profumo di tempesta, ma ricordati che anche Ratzinger, dopo un po', non ne ha più potuto...

[sipario- fine primo tempo]

mercoledì 20 febbraio 2013

Secretum (de secreto conflictu votorum meorum).

[Palcoscenico in penombra. Da destra, una debole luce filtra da una feritoia posta in alto su una parete sbeccata e scrostata. Silenzio assoluto. Sul palco, un tavolo e tre sedie. Una figura umana siede su quella centrale, le altre due sono ancora vuote. Da sinistra, dietro le quinte, si odono rumori concitati, di discussione accesa. La figura umana si copre la testa con le braccia, forse per non sentirli. Dopo qualche istante, altre due figure irrompono sulla scena. Una delle due, però, sembra voler tornare dietro le quinte, mentre l'altra la trattiene a forza. L'alterco prosegue per un po'].


S. Agostino:  Ti ho detto di no, stavolta proprio no!
Francesco Petrarca:  Ma dai, cosa ti costa, sei abituato in fondo...[gli afferra il braccio]
A. [divincolandosi] Ma insomma, tutte le volte bisogna venire a disturbare me?!?!?         
P.  Del resto il maxi esperto de interiore homine sei tu... Chi meglio di te potrebbe aiutarlo a...
A.  Beh, se i risultati saranno come quelli che ho avuto con te... [Petrarca abbassa il capo] A proposito, Laura si è...
P.  Macché, ha passato tutta la mattina a giocare a Un, due, tre... stella!! con Beatrice, io le sono passato più e più volte accanto, ma niente... come se non esistessi.
A.   Vedi che ho ragione io? Mollala!
P.  È che poi, sai... con gli altri del gruppo si crea imbarazzo...
A. [allargando le braccia] Vabbe', cuoci nel tuo brodo.
P.  Adesso però, per favore, aiutami con lui, qui...[si avvicinano al tavolo]
A. [sospirando] E dai, su, cosa sarà stavolta?
P.  Le elezioni, dice... il dissidio... Che poi 'sto dissidio... e' pure un po' una posa, veh...
A.  Senti chi parla...
P.  Coooooomunque, adesso preoccupiamoci di lui. Eligio De Marinis, esponici il problema!


 [Luce. Eligio alza il capo e, stancamente, osserva i due astanti. Dopo pochi secondi, scrolla deluso la testa e la affonda di nuovo tra le braccia]


A.  Caso grave, eh, France'?
P.  Mah, secondo me non sa nemmeno lui bene che nome dare a questa afflizione. Dovrebbe fare come gli stoici. A proposito, hai letto Philosophia medica e medicina rhetorica in Seneca?.
A.  Gesù, con quel titolo lì? Ma per chi mi prendi?
P.  No, ci sono due o tre cosine interessanti. Per esempio, è lampante che il nostro Eligio sia ora preda di una bipolarità maniaco-melancolica che gli ottunde il comprendonio.
A.  Sarebbe a dire?
P.  Sarebbe a dire che in lui si alternano e si combattono sentimenti opposti di depressione ed euforia.
A.  E la causa di tutto ciò?
P. Semplice, la sua coscienza elettorale infranta tra tendenze politiche consolidate ed esigenze di bottega.
A.  Eligio, tu dunque non sai per chi votare domenica?

 [Eligio mugola qualcosa di incomprensibile]

 P. Cosa dici? Butch Cassidy?

[Eligio ri-mugola]

A.  No, secondo me ha detto 'Moby Dick'.
P.  Senti, Eligio, ho la tombolata con Poliziano e Alfieri, sai quant'è sanguigno Vittorio, se tardo di un secondo...
A.  Ah, non giocavate a Risiko con D'Annunzio e gli altri?
P.  No, Giacomo si è mangiato i carrarmati per far colpo su Fanny mentre recitava Marzo 1821.
A.  Vabbe', Eligio deciditi: per chi capperi voterai alle elezioni?
Eligio de Marinis: È duro, dopo un lungo viaggio, scoprire di non essere mai partiti...
A.  Se, lallero, è andato... Francesco, provaci tu...
P.  Eligio, ricordo che venisti a visitare la mia casa ad Arquà nel 1996, durante la settimana di Pasqua, e scrivesti sul libro degli ospiti: "Da un compagno di dissidio". In nome di questa antica consuetudine, mettiti in modalità umana e fatti comprendere!
E.  E chi può dire se la fine non fosse già tutta nell'inizio...?
A.  Eligio, PER CHI DIAVOLO VUOI VOTARE?!?!?!?
P.  Aspetta, proviamo al contrario: Eligio, da quando hai il diritto di voto, per chi hai votato?
E.  Ehm... tu sai che io sono mancino...
P.   Ah, quindi per la sinistra...
E. Ehm, ehm... Il mancino fa sempre il contrario rispetto a ciò per cui è programmato...
A.   Quindi hai sempre votato centrodestra? Giura!!!! Con tutto quello che hanno fatto alla scuola!!
P.   Allora prima stavi dicendo PD! Ah ah ah!!!!
E.  Deh, miei buoni amici, non irridete il conflitto interiore di un apolide.
A.  Sì, tiriamocela, adesso...
P.  Però è strano: tutte le volte che il centrodestra è andato al governo, i primi provvedimenti 'contro' sono sempre stati a danno della scuola: nel 1994 furono aboliti gli esami di riparazione a settembre, con l'introduzione dei debiti formativi; nel 2001 si sono bloccate le immissioni in ruolo per due anni; nel 2008 si è dato il via alla più devastante campagna di odio contro la classe docente mai vista in Italia, coronata da una serie di tagli al personale degna di una tirannide sudamericana. Con tutto ciò, sei andato avanti a votare quelli lì? Ma giura?
E.   Deh, Francesco, però nel 2010 alle regionali ho votato Penati...
A.  Gli hai portato buono... inquisito per qualunque cosa dalla strage degli innocenti in giù...
E.  Non è facile, per chi non appartiene a nulla quaggiù, scegliere il meno peggio...
A.   Forse è il caso che rimettiamo le cose in ordine. Eligio, mio buon Eligio, il tuo sentimento filo-centrodestra ha una radice storica accettabile o è stata una fiammata occasionale?
E.  Deh, Agostino, tu, che in quel di Ippona avevi da domare i manichei, capirai meglio di chiunque il mio dramma: crebbi in uno dei quartieri più rossi della mia città, circondato dall'odio di chi vedeva in me il figlio di papà da abbattere... ignori tu dunque che certi rossi delle mie parti andarono a sputtanarmi dai professori delle medie per convincerli a trattarmi male e pareggiare così l'ingiustizia sociale della mia presunta agiatezza contro la loro mancanza di mezzi?
P.   Eligio, scusa, ma non mi sembri un miliardario...
E.  Ragiona rispetto ai loro canoni: ero zio Paperone.
A.  Eh, addirittura...
E.  Ho provato ogni sfumatura dell'invidia sociale e dell'odio di classe, ho visto la scuola e il voto impiegati come strumento per riparare le ingiustizie della società, ho visto dare voti inversamente proporzionali al reddito...
A.   Eligio, non hai mai pensato che l'invidia di cui eri oggetto potesse essere, se non giustificata, almeno capita?
E.   Se andavo bene a scuola non era colpa mia, sono nato così. Sul ceto sociale, non l'ho deciso io. Come dovevo sentirmi? Perché l'invidioso non usa la sua rabbia per aspirare al posto dell'invidiato? Perché in 99 casi su 100 l'invidia significa pretendere che chi è più in alto scenda al livello di chi lo odia? È questo il progresso della società?
P.   Ma uno a sua volta poteva rinfacciarti che non avevi meriti specifici a stare dov'eri.
E. Comunque se non ci sono meriti, non ci sono neppure colpe. Bisogna rassegnarsi al fatto che i meccanismi dell'esistenza ci sovrastano. Anch'io ho invidiato persone che secondo il mio narcisismo mi superavano senza merito, eppure ho metabolizzato ed estroflesso [indica la Spocchia che, silenziosa, assiste a tutto il dibattito]. La situazione di partenza di ognuno di noi non è né un merito né una colpa, è così perché di sì. Si chiama condizione tragica dell'essere.
P.    Vallo a spiegare a quelli là, però...
E.   Appunto, hai capito con chi ho avuto a che fare?
A.  Eligio, deduco dunque che tu abbia fin da giovinetto maturato una certa avversione per le idee di sinistra.
E.  Dove si pretende che la giustizia sociale scavalchi il merito, dove non si manda avanti chi sa e chi può, ma chi fa pena senza nulla sapere, non si danneggiano i singoli, ma si minano alla base le fondamenta della società. Poni che uno nasca non dico povero, ma poco agiato; poni pure che le sue capacità intellettive siano non dico assenti, ma ristrette. Mandalo a scuola: siccome è svantaggiato, lo si promuoverà con voti assolutamente non corrispondenti alle sue reali capacità, lui però si convincerà lecitamente di valere assai più di quanto non valga. Poni poi che costui arrivi all'Università, a Medicina, magari, e qui, a colpi di pietismo, gli venga data una laurea per sanare le sue inique radici sociali. Dagli anche la specializzazione in cardiologia, detto pure che lui avrà passato tutti gli esami 'perché è svantaggiato' e avrà preso tutti 30 e lode senza saper distinguere l'ulna dal pancreas. Mettilo dunque in sala operatoria, magari con me sotto i ferri per un'ischemia. Ebbene, dopo cinque minuti che mi avrà messo le incapaci mani addosso, io sarò morto, però morirò felice, perché almeno il medico che mi ha ucciso è stato risarcito della sua svantaggiatezza. Ti pare possibile??? È così che si vuole mandare avanti una società? A colpi di risarcimenti invece che aiutando i migliori a dare il meglio e indicando ai meno dotati la strada per rendere il massimo con quel poco che sanno? O preferiresti un mondo guidato da incapaci risarciti?
P.   Idee destreggianti, senza dubbio.
A. Così dunque tu, Eligio, fidando in questa visione delle cose, l'hai sentita incarnata dal centrodestra italiano?
E.  L'ho creduto, sì, e non rinnego. Troppo nauseante è stato il mio contatto con individui accecati dall'ugualitarismo che annulla l'originalità, fissati nel difendere una sola Idea, rifiutando nel contempo tutto ciò che usciva dal loro angusto seminato. La mediocrità elevata a stile di vita non si confaceva a chi, forse troppo in anticipo sull'età, aveva già appoggiato le labbra alla risacca dell'Oceano Ipercosmico i cui flutti risuonano placidi al di là della Barriera Estrema.
P.   E tutto ciò nonostante palesi intenzioni ostili verso il mondo scolastico emerse già 19 anni fa?
E.  Non colsi, lo ammetto, il calibro di quell'odio. Ero più spaventato dal livellamento mentale delle idee di sinistra, e anche dopo essere diventato insegnante ho sempre guardato con terrore la didattica del poverinismo che trova sempre qualcosina di buono anche nell'alunno più scemo, così da avere una scusa per mandarlo avanti. La scuola amica, la scuola dell'accoglienza, la scuola delle competenze, la scuola che non fa soffrire ma fa giocare, la scuola che non ferma nessuno, perché la società è piena di disuguaglianze e tocca alla scuola livellarle salvando chiunque.
P.   Idee sinistresi, sì....
E.  No, appunto, la scuola è il filtro tra la famiglia e la società e il suo ruolo non dev'essere illudere la gente su ciò che sa o non sa fare, ma dire a ciascuno in quale settore della scala sociale le sue capacità lo collocheranno, posto che poi uno possa migliorare sempre. Ma c'è una verità non comoda né facile da accettare: non siamo tutti uguali, la natura ci ha fatto diversi. Le diversità si possono e devono superare, ma non a prezzo di mascherare la realtà e sovvertire i dati oggettivi delle qualità individuali.
A.   Destra, destra...
E.  E in generale, può uno crearsi un suo sistema di convinzioni senza dover tutte le volte attendere il beneplacito del mondo intero?
A.  Ma Eligio, non vedesti che, a lungo andare, il centrodestra italiano ha indulto alle stesse pratiche di conformismo culturale, unanimismo coatto alle idee del Capo, negazione della dialettica, disprezzo della democratica concertazione riformistica, pratiche appunto tipiche di quegli altri?
E. Certo. E la riforma della scuola mi ha convinto di essere caduto da un totalitarismo all'altro: decisioni prese sull'onda del puro odio, assenza di qualsiasi dialogo, irremovibilità anche di fronte agli effetti più assurdi dei provvedimenti (le classi pollaio, la didattica impossibile, le assenze dei docenti senza supplenza, la distruzione delle carriere in certe classi di concorso), oltre alla meschinità di affermazioni come: "Nessuno perderà il posto con questa riforma", oppure: "Sono le proteste dei difensori del vecchio: meridionali, fannulloni e di sinistra". Come no, io proprio...
P. Vabbe', allora tutto il tuo livore ex novo è poi frutto di particularismo guicciardiniano...
E.  Non dico di no. Gli ultimi attacchi alla mia categoria forse mi hanno aperto gli occhi. Poi ho visto gente difendere l'indifendibile riguardo alle gesta e alle parole del Capo, e pareva di stare a Botteghe Oscure dopo la rivoluzione d'Ungheria. Tutti a dire le stesse cose, tutti educati alle rispostine meccaniche, nessuno più che cerca la verità, ma bada solo a persuadere sull'idea che piace a lui, strumentalizzando anche le virgole dell'avversario!
A.  Platone sottoscrive.
E.  E la violenza del dibattito in cui non è ammesso contraddittorio che non sia la lite...
P.  Sì, specialità sinistrese, ma l'hanno appresa anche di là.
E. Capite insomma, miei buoni amici, che io non ho dove appartenere? Voterò PD, lo dico, ma con l'ipocrisia di chi vuol difendere un giardinetto su cui gli eventi della Natura e della Storia hanno infierito oltre misura. Non c'è nulla che mi assinistri, chè la socialdemocrazia non è ancora sbocciata in modo convincente in queste sciagurate lande, ma a destra nessuno mi rappresenta, perché la mia destra vive di un'idea troppo utopica di società in cui convivono serenamente ingranaggi piccoli e grossi, in cui gli onori e gli oneri sono proporzionali, in cui ciascuno può quel che sa, e la paraculaggine è un mito lontano. E la cultura non è discrimine elitario tra Giusti e Indegni, ma alimento dello spirito per assaporare il gusto della coscienza universale che si autoconosce e si racconta, interrogando attonita il mistero della realtà che ci avvolge per ravvisare le Trame dell'Essere. Ma chi oggi in Italia mi dice ciò?
A.  Non hai torto, Eligio. Voto di disperazione, dunque?
E. Mi si chiami pure voltagabbana. Forse ho capito tardi, o forse ho scelto sempre ciò che credevo il meno peggio. Ma di una cosa sono sicuro: compiuto il mio dovere di bravo cittadino, se i nuovi equilibri politici mi daranno quel che voglio, i seggi elettorali non mi vedranno mai più. Ho dato troppo per quello che ho ricevuto. E inizierà la ricerca dell'Altrove.
A.  Confermi dunue quanto detto sin qui?
E.  Dalla prima all'ultima parola.
A.  Ebbene, Eligio, vota in scienza e coscienza, ma poi ricorda che il futuro non si crea aspettando le mani della Provvidenza, bensì plasmando la realtà secondo l'intenzione. Esci dalla tua narcisistica abulia secondo cui la virtù attira automaticamente a sé i premi che le spettano. Purtroppo è vero l'inverso: dall'Albero della Vita i frutti della Soddisfazione vanno strappati a forza. Vivi a tre dimensioni, o nulla mai sarà, Barriera Estrema o non Barriera Estrema.
P.   Sottoscrivo.
E.  Grazie.
A.  Prego. Posso andare, ora? Ho da finire il match di golf con Cassiodoro e sono alla terzultima buca....
E.  Sì, direi che ci siamo messi d'accordo. [Agostino esce da sinistra] Del resto, nulla è, e se qualcosa fosse, io allora non sarei nulla, poiché se dobbiamo esistere, allora la vita è un vuoto supplizio.
P.  [dirigendosi verso l'uscita di destra] Dove l'ho già letta?
E.  Così, se guardi in su... [esce con Petrarca, sipario].


sabato 9 febbraio 2013

Dai, che sennò t'offendi, Beppi', senti qui...

No, Grillo, non penserei mai di trascurarti, anche perché mi prometti un botto del 18-20% alle elezioni. Ho solo da eccepire qualcosina.....

Perché poi uno dice "Grillo demagogo", "Mestieranti della politica", gnè gnè gnè.... Perché, dopo tutta la palestra democrazia cui ci esercitammo indefessi dai tempi dei tempi, guardiamo alla politica d'oggi come se essa fosse nata l'altro ieri o al limite una settimana fa?
("Ha bevuto, sai..."), no sono lucidissimo. Lucido per vedere lucidamente quanta poca prospetticità alberghi negli occhi & nei cuori dei nostri commentatori di cose nostre.
("Ha dormito scoperto..."), macché, vedo l'oggi e vedo lo ieri, e mi stupefaccio del vostro stupore. Entrino gli schiavetti con le lavagne!

[quindici schiavetti di varia pezzatura recano due lavagne ampie & pesanti]

Non vorrei tediarvi tirando in ballo la teoria della degenerazione dei sistemi politici già ampiamente delineata da quel tizio del Mondo delle Idee, ma mi limito a ricordarvi che già in tempi remoti vi sono state fasi nelle quali la pancia del popolo decideva a discapito di quello che diceva la testa, ciò anche grazie all'azione di abili demagoghi che sondavano umori & titillavano istinti con promesse di ogni tipo. E' sempre facile dichiarare la pars destruens di un progetto politico, è l'alimento di ogni populismo: "Il sistema fa schifo, cambiamolo noi che del sistema non sappiamo nulla!!!". Sì, come no. Peccato che il Sistema, qualsiasi sistema, abbia delle costanti che sono strutturali e pertanto non cambiano mai nei secoli, anche se le rivoluzioni paiono scardinare l'esistente e sancirne l'irrimediabile dissoluzione. In realtà vale in politica il principio democriteo- epicureo- lucreziano secondo cui in natura nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma.
Grillo mio, Grillo parlante ed urlante, non sai quanto concordo con le tue bordate contro questa classe politica... Sappi però che, appena quello che tu chiami 'movimento' scende nell'agone elettorale, qualsiasi agone, esso cessa di essere movimento e fatalmente diventa partito, perché la politica è SEMPRE stata fatta dai partiti, sia quelli organizzati cui ci siamo abituati dalla rivoluzione industriale in poi, sia quelli di un tempo, molto meno strutturati, ma pur sempre attivi PER qualcuno CONTRO qualcun altro. Per dire: democratici ed aristocratici ateniesi, optimates e populares romani e poi su su dai whigs & tories, e poi dai rep & dem, ecc. ecc. La politica, intesa come apparato circolatorio che fa funzionare la polis, ha delle caratteristiche invariabili, e una di questa è il cosiddetto Sistema, ed il Sistema, quando non degenera, si nutre di dialettica, di compromesso, di soluzioni che non sempre mettono d'accordo, ma spesso rappresentano il male minore. Perché vedi, Beppuccio mio, nel gestire le sorti di una comunità, due più due spesso fa cinque, e qualsiasi soluzione a determinati problemi può non essere mai quella perfetta, sì che entrambe le alternative di fronte a cui uno si trova (o pure più di due, s'intende) hanno ciascuna del buono o del meno buono, e allora tocca scegliere sapendo che l'opzione perfetta non sarà mai. Tu invece ci sbatti in faccia i tuoi programmi grondanti di certezze sullo schifiltìo dei politici attuali (e come non essere d'accordo?), ma poi proponi cose che sì, si possono condividere, ma non sono l'Unica Vera Soluzione. Detto più rasoterra, mi spaventa di te la sicumera di chi sa esattamente tutto quello che deve fare, quando in ballo c'è la guida non di una città pucciosa ma piccina come Parma o di una regione pucciosa ma regione come la Sicilia. Qui c'è lo Stivale tutto, Beppino mio. E le tue bombing proposals potranno certo intercettare il disgusto dell'elettorato (ci vuol poco, veh...), ma potrebbero rivelarsi non così efficaci come tu credi; questo è il problema: tu credi ciecamente nella verità apodittica delle tue tesi e non vuoi condividere momenti critici con nessun'altra forza politica. Vuoi entrare in Parlamento, ma fare come se ne fossi alieno: ricordati che già la Lega Nord si atteggiò in tal modo e oggi boccheggia, sepolta da scandali di un certo peso. Vuoi imporre tesi non negoziabili: spiacente, questi sono gli atteggiamenti delle dittature; la cecità dialettica dei tuoi più accesi rappresentanti, il cui occhio fisso e spiritato nel perculare QUALSIASI idea altrui è spaventosamente vicino a quello di certi adepti di certe sette pseudoreligiose, non è ciò che mi aspetto dal futuro Parlamento. Se scendi nella fogna della politica (o perlomeno ci mandi i tuoi), preparati a vederti sporcato un po' anche tu. Le vergini vestali non abitano a Montecitorio (specie nell'ultima legislatura...).
Sappi poi che, per quanto puri & immacolati siano i tuoi boys e le tue girls, il contatto coi palazzi del potere sortisce sempre qualche effetto, come chiunque di noi resterebbe lievemente stordito se visitasse certe cantine della Franciacorta o del Chiantigiano e fosse sottoposto agli effluvi etilici che ivi promanano con voluttà, anche senza toccare mezzo bicchiere di uvesco nettare (devo smettere di leggere i romanzi di Piperno....). Diciamocelo clarum tondumque, non vincerai, al limite guasterai. Voglio però ipotizzare per assurdo che tu aggranchi maggioranza sia alla Camera che al Senato. Quanto credi che ci metterebbero a scoppiare tra i tuoi lindi parlamentari le beghe, le ripicche, i tranelli, gli assalti alla diligenza? Quando si è al potere, si ha una voglia pazza di far vedere che lo si gestisce meglio degli altri; cosa sarà poi, dimostrato ciò si ha pure una gran voglia di vedersi riconosciuto questo meglio: e sull'entità del riscontro spesso comincia a svilupparsi quella voglia di concretezza che si traduce in fette di potere autonomo; peccato che in genere siano almeno due o tre le persone a ragionar così: ecco allora le pugnalate alle spalle e le congiure, la fretta di metter via più ricchezza possibile prima che il vento cambi, la consorteria rivale vinca o semplicemente il popolo si stufi. Ora, che i tuoi eletti in Sicilia abbiano rinunciato a gran parte dello stipendio previsto, invero orrendamente alto, è cosa lodevole; ma è solo il primo gesto: devono adesso districarsi in una realtà in cui l'anti-Stato la fa da padrone; dovranno avere la forza di mandar via 10, 100, 1000 questuanti, a loro volta espressione di gruppi di potere inimmaginabili. Tutto da soli, senza chiedere aiuto alle altre forze politiche. Perché loro sono puri. No, non sono puri; sono semplicemente sciocchi. Politica E' immergere le mani nello sterco del demonio, quale che sia la sua ipostasi. Politica E' trescare cogli avversari di ieri, che saranno gli amici dei nemici di domani. Politica E' misurarsi con le mille e una tentazioni dell'ebbrezza che dà il potere: non si tratta, irrealisticamente, di professarsi incorruttibili; si tratta di toccare la corruzione, sentirla insinuarsi dentro l'animo, quindi cercare di respingerla, pur consci che qualche incrostazioncella resterà, perché anche solo il millisecondo di tentazione relativa al farsi i PROPRI interessi prima o poi si verificherà. E' l'animo umano nelle sue componenti istintuali, c'è poco da fare. Il servizio per la patria è sempre condito da una punta, minima, di narcisismo, e da questo narcisismo possono sgorgare correnti poco ortodosse, ma spiegabilissime. Piuttosto di negarne l'esistenza, le si ammetta e le si combatta andando loro incontro. Ma i tuoi ce la farebbero? O, inebriati di potere, non si metterebbero ad epurare gli avversari - cioè i compagni di partito- per garantirsi più torta, come fece chi ha retto la baracca prima di loro? Ricorda, Grilluccio mio, che non sei andato nel Paese delle Api Industriose a reclutare le tue truppe, ma le hai pescate dalla società civile, civile sì, ma sempre italiana: e certi difettacci del nostro carattere nazionale sono comuni alla casalinga quanto all'imprenditore, al ricercatore universitario quanto alla parrucchiera quanto al direttore di supermercato quanto al politico da 10 legislature per gamba. Basta con la fola dei Puri che nulla sanno di politica e quindi la faranno meglio degli altri: la politica è un'arte che si impara con l'esperienza, nei suoi ingranaggi nobili e nei suoi squallidi maneggi certamente, ma non è improvvisata naivité. Sembra di essere tornati al cinema neorealista che prendeva gli attori dalla strada, perché erano più credibili e spontanei di quelli sfornati dalle Accademie. Ma che discorso è? La tecnica è ciò che perfeziona il talento innato, ma il talento è qualcosa che non è certo comune a qualsiasi uomo della strada, eppure è proprio la dimensione talentuosa e 'altra' dalla trita realtà, anche nel modo di recitare, che rende il teatro arte e non artigianato. L'attore "come se fosse uno di noi" è fuffa come il politico "che viene da tutt'altro settore", che poi, per amor di sofferenza, è la stessa idea che per fare l'insegnante in fondo che ci vuole, datemi un registro e due libri e qualcosa imbastisco pure io. Per carità, torniamo all'idea che per fare le cose bene ci vuole esperienza e tornitura mentale; risparmiateci, obsecro, la retorica del politico parvenu che butta su piatto la sua freschezza e la sua limpidezza e sopratutto la sua inesperienza; no, io voglio anche sei o sette squali in Parlamento, voglio gente che sa far quadrare i conti che non quadrano pur di fare l'interesse pubblico, uomini e donne che non guariscono i lebbrosi al loro passaggio, ma hanno sufficiente sapor vitae da accontentare più popolazione possibile evitando al contempo di scontentarne altrettanta. E ciò sarà SEMPRE fonte di contrasti, anche duri; ma è chiaro che, se a giostrare su argomenti come la scuola, il welfare, LA POLITICA ECONOMICA EUROPEA, i trattati internazionali, le spedizioni militari, l'antiterrorismo, la lotta alla mafia mettiamo i primi venuti, animati solo dalla voglia di spaccare tutto, ci tireremo addosso il ridicolo e pure il disprezzo di tutti il consesso mondiale.
Beppino mio, da italiano ad italiano, detto che entrambi teniamo al nostro sciagurato Paese: appena hai tempo, tra un tsunami e l'altro, di' queste due cosette ai tuoi candidati: "Gente, ricordate che la Rivoluzione francese è partita a suon di illuministici proclami contro il vecchio e a favore di un mondo migliore ed è è finita con tutti che ghigliottinavano tutti".
Lieto dell'attenzione che vorrai aver prestato a questa mia.
Ossequi.
EDM - La Spocchia. .