Motto


"Chi scende, non sale; chi sale, non zucchero; chi scende, zucchero".



Per scaricare il poliziesco pentadimensionale I delitti di casa Sommersmith, andate qui!!!
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martedì 27 maggio 2014

Europa, Europa!


La carne al fuoco messa dalle elezioni europee è tantissima, al punto che ieri sera abbiamo iniziato e corretto almeno 5-6 volte l’inizio del post. Adesso, a bocce ferme, comprese quelle della Minetti, che finalmente è uscita di scena, dobbiamo riassumere le cose così come paiono a noi. Partiamo dal cerchio esterno ad entrare progressivamente nei cortili di casa nostra.  

1) Europa. Tutti se la cantano e se la suonano; i tedeschi, fieri e tronfi del loro primato, rifiduciano Merkel e compagnia, per far sapere a tutti noi poveracci mediterranei che a loro piace così. Ecco dunque che va profilandosi una situazione che fa tanto impero di Carlo V d’Asburgo il quale, pur disponendo teoricamente di un dominio immenso e destinato a schiacciare chiunque, finì per abdicare, fiaccato da molteplici fastidi interni ed esterni. E’ da tempo, perlomeno dai gloriosi giorni dellariunificazione della Tedeschia, che ci sentiamo dire che un cuore teutonico forte al centro d’Europa avrebbe finito per costituire un problema per tutti gli altri; l’egemonia tedesca, che per fortuna non si esplica più a colpi di carroarmato, prende oggi le forme di una leadership economica totale, ciò per cui a tutti noi scolaretti indisciplinati toccano traumatiche politiche di austerità e riforme ammazza-mercato e ammazza-famiglie. Ora però sembrano riproporsi le condizioni che uniche nella storia hanno sempre fatto tracollare le ambizioni germaniche, ovvero l’accerchiamento, o se si preferisce la congiura della solitudine: quando i termini dello scontro diventano Germania vs Resto del Mondo, fatalmente si avverano per i panzer le più cocenti sconfitte. Orbene, con una Marine Le Pen al 25% e un’Inghilterra a guida anti-Euro, fossi Frau Merkel comincerei a farmi due domandine: la Germania rischia di trovarsi padrona unica di una casa vuota, perché se d’un colpo i più “pesanti” azionisti del consesso europeo si defilano, l’economia tedesca finirà per ammutolire, sempreché non defunga l’Euro prima. Di certo, si paga pegno ad una stagione di politiche volte soprattutto a punire i Paesi poco virtuosi invece di aiutarli a rialzarsi, ma siccome il mondo è uguale dappertutto e l’umano spirito è sempre fermo all’homo homini lupus, difficilmente posso de-convincermi che gli amici tedeschi non abbiano anche approfittato della congiuntura attuale per farsi soprattutto gli affaracci propri, spacciandosi però come i pensosi e calvinisti rieducatori dell’Europa allegra. Basta però poco, e dalla cattedra si viene sbalzati prima ancora di essersene accorti. Si badi, è dal 1789 che tutto ciò che di nuovo spira in Europa nasce in Francia: tra rivoluzioni, Napoleoni, moti insurrezionali assortiti, fino al maggio rovente 1968, è dalla terra del brie che è sempre partito l’incendio. Vietato quindi sottovalutare l’exploit di Mme Le Pen: se in Francia è stato decretato l’atto di morte del feudalesimo, nessuno stupore di trovare, dalle parti di Place Vendome, anche il mausoleo dell’Euro.  

2) Italia, sezione scontri epici. Bomba. Era dai tempi d’oro della DC, dicasi anni ’50 del secolo scorso, che un partito non si spazzolava dal tavolo elettorale il 40% dei consensi. Certo, che sia tornata la DC resta un filino difficile: semmai il Pd ha svolto a questo giro il ruolo di contenitore trasversale di voti interclassisti, detto evidentemente che, per avere preso tutta quella roba lì, il Renzi-team deve aver pescato nel bacino standard degli statali, ma anche in quello degli autonomi e degli industriali. Una grossa fetta d’Italia ha detto a Renzi: “Avanti, provaci tu”, e onestamente non credo c’entri quella miseria degli 80 euro in busta. Gli italiani non si comprano con così poco. Gli italiani, popolo moderato da sempre, hanno semplicemente deciso che il cartoon-style di Renzi è, ad oggi, l’unica prospettiva appena appena praticabile in un deserto post-ideologico che solo pochi esaltati hanno pensato davvero potesse essere occupato e usucapito da Grillo e dal M5S. Davvero avremmo consegnato all’Europa l’immagine di un Paese guidato da un comico, capo a sua volta di una manica di bulletti indisciplinati che hanno scambiato la rabbia per l’esperienza politica che non hanno? Davvero potevamo retrocedere ai guasti della democrazia diretta, che non ha funzionato ai tempi dell’Atene classica, dove andava peraltro tutta a modo suo, figuriamoci oggi? La democrazia in cui la pancia del popolo diventa il metro assoluto di ciò che è giusto? Suvvia, la culla della democrazia, in nome di queste follie, si è giocata, perdendola, una guerra quasi trentennale con Sparta, esaurendo se stessa in una stagione di rappresaglie, amnistie, condanne di filosofi indegne di un faro della civiltà quale Atene ha saputo essere per non meno di 50 anni. Ma i tribunali popolari via web non sono forse l’estremo crossover 2.0 tra le Vespe di Aristofane e 1984 di Orwell? La più bieca demagogia, orchestrata ipocritamente da uno che fa soldi coi click degli utenti del blog e poi spara a zero sul capitalismo, e tutti a difenderlo perché “sono soldi che si guadagna lui, mica li ruba allo Stato”… e con ciò? Se il giochino dei banner cliccati che fanno soldi è una bastardata, non potremo parlare di soldi rubati, ma certo un sottile furbizia non manca. Ma ora gli occhiacci caronteschi e le sbavazzature lentamente smuoiono, nel termitaio impazzito nessuno sa più che dire, la buzzica dell’interno 57 che si smalta le unghie sul balcone ogni venerdì sera, il Brucaliffo, per tacere del nostro adorato Dibba, l’uomo immagine della chiacchiera, tutti loro scoprono che la ricreazione è finita e che il NO radicale e ottuso a tutto non porta da nessuna parte, perché la democrazia è e sarà sempre sottile arte del compromesso; qualsiasi altra opzione non può semplicemente chiamarsi democrazia. Una cosa però i pentastellati hanno imparato velocissimamente in un anno e poco più di permanenza nei Palazzi, ovvero il disprezzo per chi non li vota: già alle prime proiezioni di ieri, quando il ventilato sorpasso sul PD era ormai chiaro equivalesse al peto di una drosophila, Travaglio ha cominciato a berciare di un risultato figlio della vigliaccheria degli elettori stronzi, degli italiani sciocchi che privilegiano l’ossequio al sistema piuttosto della salutare carneficina grillesca; mano mano poi che Renzi prendeva il largo, ecco le sempre più sobrie prese d’atto della débacle da parte dei grillini, su tutte la foto del Dibba che gira sul web, con la scritta: “Non vi meritiamo, ragazzi; avete lottato come gladiatori; l’Italia preferisce la disonestà al posto dell’onestà”. E qui, il solito, storico equivoco della cattiva politica italiana, generalmente patrimonio della sinistra: chi mi vota è una creatura superiore al resto dell’umanità, chi vota “quegli altri” è per forza di cose un incivile. No, cari miei: l’elettore si rispetta SEMPRE, anche quando non si esprime a vostro favore. Questa storiella della differenza ontologica tra chi vota 5stelle e “tutti gli altri”, manica di pecore priva di senso critico e strutturalmente indegna di esistere, è il modo migliore per alienarsi i consensi, oltre che puzzare di sinistrismo lontano un miglio.

3) Italia, sezione briciole frizzanti: fa senza dubbio tenerezza Salvini, col suo grugno da bulletto di quartiere sempre pronto a provocarti per prenderti a pugni, fa tenerezza dicevamo il suo giuggiolarsi tutto per il ridicolo 6% preso dalla Lega, “il quarto partito d’Italia”. Senza dimenticare che “padroni a casa nostra”, sì, magari prima prosciughiamo il Mediterraneo e poi se ne riparla. Matteo caro, tu, che pure hai fatto il classico, il Manzoni di Milano che io conosco per esperienze di tirocinio, hai appreso così poco dai tuoi docenti da non ricordarti che lo spirito dell’Europa è sempre stato l’inclusione e non il contrario? Qui non c’è da abbandonarsi al solidarismo informe e cieco della sinistra, c’è da prendere atto che le porte del mare che bagna l’Italia e l’Europa non sono serrabili, e che tutti i nostri sforzi vanno indirizzati a coinvolgere l’Europa tutta, che su questi argomenti fa ipocritamente il pesce in barile. Dalle coste africane e mediorientali arriverà SEMPRE gente, fattene una ragione. E’ il filtro che va attuato, non il bombardamento dei barconi. Offrire una speranza si può, ma non da soli.    

La tranvata di Forza Italia è tutta nella faccia immobile, e non c’entra il chirurgo, della Santanché su La7 e di Toti da Vespa. Due perfette marionette senza più copione che non siano le solite solfe preparate dagli spin doctor del partito (“la riforma del Senato c’era già, ce l’avete affossata nel 2006”, “Berlusconi è stato massacrato”, ecc.), che però non cambiano la sostanza di ciò che vediamo; ancora una volta, in assenza dell’energia pneumatica berlusconiana che li riempie, gli esponenti di questo partito, e lo dico col rammarico di chi ci ha creduto fino all’altroieri, sono dei gusci flosci. L’espressione da Topo Gigio di Toti, poi, è impressionante: dietro quella mimica facciale che non conosce increspatura, dietro le parole pronunciate con la verve metallica di una fresa per unghie, dietro le orecchie abbassate da cucciolotto e il precoce prolasso dei tessuti tra il naso e la bocca che fa tanto futuro Sanbernardo, vediamo l’estinzione di un’idea, idea che di base non era male, e lo penserò sempre nonostante il disastro provocatoci dalle riforme Gelmini, idea però che si è concretata in un’azione politica fumosamente indistinta, dove troppo spesso non si è capito dove stava il confine tra pubblico e privato, e dove soprattutto si è creato ad un certo punto un clima da corte persiana, nella quale le favorite del satrapo hanno raggiunto posizioni di potere altrimenti impensabili in rapporto alle loro effettive qualità.

Ma tutto passa. Come passa Scelta Europea, extended version di Scelta Civica, ovvero del più snobboso tentativo di far politica che si ricordi in Italia, roba che al confronto Cola di Rienzo era Che Guevara. Questo movimento di puzze sotto il naso, salito in campo quasi per fare un piacere all’elettorato, costituito da eccellenze così eccellenti da dimenticarsi di sentire gli umori della gente e su quelli modellare la proposta, decidendo al contrario di proporre idee che erano giuste proprio perché le proponevano loro e basta, ebbene questo movimento si riduce ora ad un prefisso telefonico, e non poteva essere altrimenti. Sia chiaro, il narcisismo è componente imprescindibile di ogni sano populismo politico: io aspiro a fare il leader perché piaccio e so di piacere, ed in questo Berlusconi e Renzi sono davvero padre e figlio. Ma il politico narcisista deve perlomeno convincere la platea votante che il suo Ego ipertrofico non gli impedisce di volere ANCHE il bene degli elettori, che saranno pure emanazione della sua volontà, ma almeno sentono di contare agli occhi del Capo, o aspirante tale. I montiani no, a partire dal Padre Nobile, narcisizzano, ma ti fanno capire che di fatto tu li voti senza essere degno dell’eccellenza che loro ti mettono a disposizione, di fatto loro si sporcano a compromettersi con te, ma tant’è, il mondo ha bisogno di loro, je tocca; e difatti non li vota più nessuno.

Quindi, Matty, hai già capito dove voglio arrivare, vero? Adesso hai pure la legittimazione popolare di un voto che il PCI di Berlinguer poteva solo sognarsi, anche perché tu con quel partito non hai nulla a che spartire. Immagino le bamboline voodoo che saranno state impiegate a casa Bindi e a casa D’Alema per impedirti di vincere, ma tu sei più forte della magia nera, pare. E allora, tu che hai esordito nella tua avventura premieratizia al grido di “ridiamo dignità alla scuola”, adesso passa ai fatti: non c’è bisogno di giubilare la Giannini, ma i margini di manovra per sanare le ferite più atroci dell’azione gelminiana li hai tutti; dunque, porta il numero massimo di alunni per classe delle superiori a 22, sbullona l’obbligo delle 18 ore per cattedra e scendi anche solo a 17+1, rinuncia DEFINITIVAMENTE alla tentazione del liceo quadriennale, rinsangua i ruoli degli insegnanti con gente under 40, abbatti la distinzione tra organico di diritto e di fatto, aggiorna gli organici docentizi fermi da tre anni ad un numero ridicolo, ridai speranza e dignità a chi crede in un mestiere come fosse una missione. Altrimenti sai dove andranno i voti di Spocchialand alla prossima tornata, vero?

domenica 17 marzo 2013

Le pagelle della settimana

Così, giusto per andare sul leggero ed evitare predicozzi che alla domenica riescono pesantucci.
1. Papa Francesco: per ora non ha sbagliato un colpo. Rifiuto GLOBALE di tutti gli orpelli papalizi, dalla mozzetta al trono, gesti di umiltà che certo wojtyleggiano alquanto e tuttavia hanno la loro radice in un'allergia alla fatuità cerimoniale e teatrale della Chiesa che rimanda indietro fino al pontificato di Paolo VI, colui che ebbe l'ardire di accorciare gli strascichi dei cardinali, che da 9 metri (NOVE) scesero a 0 (ZERO), per tacere della vendita all'asta della tiara appena dopo l'incoronazione. Non male, davvero. I segni della volontà di cambiamento ci sono tutti; naturalmente, sarà da vedere quanto le gerarchie vaticane permetteranno a Francesco di arrivare in fondo al cambiamento medesimo. Le resistenze saranno enormi, poiché certe brutte abitudini sono dure a morire. Tuttavia il personaggio funziona assai, anche oggi all'Angelus i momenti 'a braccio' trasudavano un calore umano che arrivava tranquillamente dalla televisione al salotto, laddove le domeniche ratzingeriane, e non poteva essere altrimenti, sapevano molto di comunicazioni di fine convegno, la cui alta densità teologica non era certo disprezzabile, ma credo che come sempre le cose funzionino in rapporto ai tempi, e in tempi grigi come questi certe pose da buon parroco come quelle di Bergoglio siano più necessarie dell'astratta dottrina. Voto 9
2. Pierluigi Bersani: bisogna dire che, dopo le scoppole prese a ripetizione dal 25 febbraio sera all'altroieri, il buon Gigino ha tirato fuori dal cilindro un paio di mosse che certo non risolvono il grosso dei problemi sul tappeto, ma almeno danno il segno di una presenza politica di cui cominciavamo a dubitare. La sterzata su due figure 'non-politiche' ma altamente significative sul piano dell'impegno giudiziario e umanitario come Grasso e Boldrini, indica da parte del PD la presa di coscienza che si può tentare di dare colore all'area grigia delle possibili convergenze col Movimento 5 Stelle tramite proposte a cui i grillini devono ben dare una risposta che non sia il semplice 'me ne frego' esibito nei giorni scorsi. Bersani si è di fatto guadagnato il pass per pretendere la presidenza del Consiglio, cosa che dopo il mezzo flop delle politiche non era assolutamente scontata. Renzi può restare a cuccia ancora per qualche tempo, ed è tutto sommato giusto così, visto che non sarebbe poi una gran figura che lo sconfitto delle primarie ricevesse l'investitura senza nemmeno che il vincitore abbia la possibilità di ribaltare una situazione invero spinosetta, e che tuttavia comincia a lasciar intravedere qualche minimo margine di manovra. Voto 8
3.Beppe Grillo: il suo strepitare contro l'irrazionalità dell'assenza di vincolo di mandato per gli eletti era il classico sintomo della più classica delle code di paglia. L'ottimo Beppino ha capito subito, all'indomani del pienone elettorale, che guidare, da fuori Parlamento, un numero così esorbitante di eletti sarebbe stato pressoché impossibile, e infatti così è stato. Del resto, non è nemmeno lontanamente ammissibile che un capo politico telecomandi i suoi parlamentari vincolandoli ad un'obbedienza da setta, azzerando la libertà critica del voto secondo coscienza. Certo poi fa abbastanza sorridere che l'accusa al M5S di essere 'peggio di Scientology' venga da chi, come Berlusconi, ha sempre militarizzzato le file dei suoi, obbligandoli a votare contro ogni scrupolo di coscienza provvedimenti ben oltre il limite della decenza, dalla attuale legge elettorale alla questioncelle di Ruby nipote di Mubarak. Grillo ha comunque poco da sbraitare e chiedere le dimissioni di chi ieri in Senato ha votato Grasso: non è possibile condannare un Parlamento all'immobilità agendo sempre come i pierini di turno, che godono solo a sfasciare senza nulla proporre. Questi qui saranno pure il nuovo che avanza, ma in un Paese democratico la rivoluzione vera si fa DENTRO la politica, con gli strumenti, i passaggi, le procedure della politica. Chi vien da fuori e pretende di agire come una specie di virus della peste bubbonica che fa scoppiare il proprio involucro, non vuole la rivoluzione, ma solo l'infantile disordine. Voto 4
4. Mario Monti: settimanaccia, la sua. Giunto ormai a scadenza del mandato di premier, l'amico Marione pare colto da una frenesia di protagonismo che è del tutto insensata, se si considera che la sua carica di senatore a vita gli consente comunque di stare dentro i Palazzi a dirigere il gioco. Sfumata la possibilità di ridiventare premier, si è autoproposto come presidente del Senato, ricevendo in cambio quintali di gelo da Napolitano (e in effetti un senatore a vita dovrebbe stare buono e lasciare che gli eletti si giochino le caselle calde della marcia parlamentare); pare tuttavia che, anche in un colloquio al calor bianco con l'altro aspirante al massimo scranno madamizio, ovvero Schifani, Monti abbia detto papale papale che, ove fosse saltata l'elezione in oggetto, il risarcimento sarebbe DOVUTO consistere in voti per la Presidenza della Repubblica. Ora, forse che Marione ha obliato il fatto di essere stato, nel quindicimestrale precedente, l'uomo dell'emergenza, ruolo che egli stesso ha ripetutamente avocato a se stesso, lasciando intendere che la guida della Bocconi era l'isola di Itaca cui lui voleva tornare il prima possibile? D'un colpo pare che egli stesso si sia scordato della propria estemporaneità, ed ecco le salite in campo, la lista acchiappa voti al centro (nei suoi sogni, beninteso) e in ultimo tutte queste pretese al limite del capriccio, avanzate da uno che ha passato un anno e mezzo a dire che alla prima occasione avrebbe tolto il disturbo. Evidentemente qualcosa ci è sfuggito. Magari Marione, in un sussulto di civismo, ha creduto di essere l'unico & il solo cui l'Europa conceda un briciolo di credibilità? Quand'anche fosse, le sue parole a inizio mandato erano state chiare. Oppure anch'egli, come già il premier tecnico Lamberto Dini, che dopo due anni di governo prese tal gusto alla politica da schierarsi col centrosinistra, lui che era stato Ministro del bilancio nel Berlusconi 1, anche Monti, dicevamo, potrebbe non aver saputo resistere al sapore acre ma drogante della politica atttiva, nel suo misto di seduzioni di potere e sfide da affrontare per metter sotto avversari come birilli e affermare la bontà della propria Weltanschauung. Sì, ma resta il fatto che stiamo parlando di un senatore a vita, uno che può essere chiamato quando vuole, perché tanto lì sta e nessuno lo smuove, uno che manda al massacro gli altri, mentre il suo posto in Senato resisterà a qualsiasi evenienza elettorale. Insomma, perché non portare pazienza e vedere come se la giocano 'gli altri', e solo alla fine, appena prima che la canna del gas s'accenda, accettare l'ennesima soma governativa, vista l'impraticabilità di ogni altro percorso che non siano le elezioni anticipate? Per una sola ragione, che sgorga in tutta evidenza dai comportamenti montiani ora registrati: anche l'ottimo Marione non ha saputo resistere al motivo più profondo che spinge qualcuno a mettersi al servizio del popolo, nella coscienza di aver carte da giocare ed expertise da esibire. E questa ragione ha un solo nome: non 'scelta civica', ma, più umanamente, 'vanità'. Voto 2

sabato 9 febbraio 2013

Dai, che sennò t'offendi, Beppi', senti qui...

No, Grillo, non penserei mai di trascurarti, anche perché mi prometti un botto del 18-20% alle elezioni. Ho solo da eccepire qualcosina.....

Perché poi uno dice "Grillo demagogo", "Mestieranti della politica", gnè gnè gnè.... Perché, dopo tutta la palestra democrazia cui ci esercitammo indefessi dai tempi dei tempi, guardiamo alla politica d'oggi come se essa fosse nata l'altro ieri o al limite una settimana fa?
("Ha bevuto, sai..."), no sono lucidissimo. Lucido per vedere lucidamente quanta poca prospetticità alberghi negli occhi & nei cuori dei nostri commentatori di cose nostre.
("Ha dormito scoperto..."), macché, vedo l'oggi e vedo lo ieri, e mi stupefaccio del vostro stupore. Entrino gli schiavetti con le lavagne!

[quindici schiavetti di varia pezzatura recano due lavagne ampie & pesanti]

Non vorrei tediarvi tirando in ballo la teoria della degenerazione dei sistemi politici già ampiamente delineata da quel tizio del Mondo delle Idee, ma mi limito a ricordarvi che già in tempi remoti vi sono state fasi nelle quali la pancia del popolo decideva a discapito di quello che diceva la testa, ciò anche grazie all'azione di abili demagoghi che sondavano umori & titillavano istinti con promesse di ogni tipo. E' sempre facile dichiarare la pars destruens di un progetto politico, è l'alimento di ogni populismo: "Il sistema fa schifo, cambiamolo noi che del sistema non sappiamo nulla!!!". Sì, come no. Peccato che il Sistema, qualsiasi sistema, abbia delle costanti che sono strutturali e pertanto non cambiano mai nei secoli, anche se le rivoluzioni paiono scardinare l'esistente e sancirne l'irrimediabile dissoluzione. In realtà vale in politica il principio democriteo- epicureo- lucreziano secondo cui in natura nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma.
Grillo mio, Grillo parlante ed urlante, non sai quanto concordo con le tue bordate contro questa classe politica... Sappi però che, appena quello che tu chiami 'movimento' scende nell'agone elettorale, qualsiasi agone, esso cessa di essere movimento e fatalmente diventa partito, perché la politica è SEMPRE stata fatta dai partiti, sia quelli organizzati cui ci siamo abituati dalla rivoluzione industriale in poi, sia quelli di un tempo, molto meno strutturati, ma pur sempre attivi PER qualcuno CONTRO qualcun altro. Per dire: democratici ed aristocratici ateniesi, optimates e populares romani e poi su su dai whigs & tories, e poi dai rep & dem, ecc. ecc. La politica, intesa come apparato circolatorio che fa funzionare la polis, ha delle caratteristiche invariabili, e una di questa è il cosiddetto Sistema, ed il Sistema, quando non degenera, si nutre di dialettica, di compromesso, di soluzioni che non sempre mettono d'accordo, ma spesso rappresentano il male minore. Perché vedi, Beppuccio mio, nel gestire le sorti di una comunità, due più due spesso fa cinque, e qualsiasi soluzione a determinati problemi può non essere mai quella perfetta, sì che entrambe le alternative di fronte a cui uno si trova (o pure più di due, s'intende) hanno ciascuna del buono o del meno buono, e allora tocca scegliere sapendo che l'opzione perfetta non sarà mai. Tu invece ci sbatti in faccia i tuoi programmi grondanti di certezze sullo schifiltìo dei politici attuali (e come non essere d'accordo?), ma poi proponi cose che sì, si possono condividere, ma non sono l'Unica Vera Soluzione. Detto più rasoterra, mi spaventa di te la sicumera di chi sa esattamente tutto quello che deve fare, quando in ballo c'è la guida non di una città pucciosa ma piccina come Parma o di una regione pucciosa ma regione come la Sicilia. Qui c'è lo Stivale tutto, Beppino mio. E le tue bombing proposals potranno certo intercettare il disgusto dell'elettorato (ci vuol poco, veh...), ma potrebbero rivelarsi non così efficaci come tu credi; questo è il problema: tu credi ciecamente nella verità apodittica delle tue tesi e non vuoi condividere momenti critici con nessun'altra forza politica. Vuoi entrare in Parlamento, ma fare come se ne fossi alieno: ricordati che già la Lega Nord si atteggiò in tal modo e oggi boccheggia, sepolta da scandali di un certo peso. Vuoi imporre tesi non negoziabili: spiacente, questi sono gli atteggiamenti delle dittature; la cecità dialettica dei tuoi più accesi rappresentanti, il cui occhio fisso e spiritato nel perculare QUALSIASI idea altrui è spaventosamente vicino a quello di certi adepti di certe sette pseudoreligiose, non è ciò che mi aspetto dal futuro Parlamento. Se scendi nella fogna della politica (o perlomeno ci mandi i tuoi), preparati a vederti sporcato un po' anche tu. Le vergini vestali non abitano a Montecitorio (specie nell'ultima legislatura...).
Sappi poi che, per quanto puri & immacolati siano i tuoi boys e le tue girls, il contatto coi palazzi del potere sortisce sempre qualche effetto, come chiunque di noi resterebbe lievemente stordito se visitasse certe cantine della Franciacorta o del Chiantigiano e fosse sottoposto agli effluvi etilici che ivi promanano con voluttà, anche senza toccare mezzo bicchiere di uvesco nettare (devo smettere di leggere i romanzi di Piperno....). Diciamocelo clarum tondumque, non vincerai, al limite guasterai. Voglio però ipotizzare per assurdo che tu aggranchi maggioranza sia alla Camera che al Senato. Quanto credi che ci metterebbero a scoppiare tra i tuoi lindi parlamentari le beghe, le ripicche, i tranelli, gli assalti alla diligenza? Quando si è al potere, si ha una voglia pazza di far vedere che lo si gestisce meglio degli altri; cosa sarà poi, dimostrato ciò si ha pure una gran voglia di vedersi riconosciuto questo meglio: e sull'entità del riscontro spesso comincia a svilupparsi quella voglia di concretezza che si traduce in fette di potere autonomo; peccato che in genere siano almeno due o tre le persone a ragionar così: ecco allora le pugnalate alle spalle e le congiure, la fretta di metter via più ricchezza possibile prima che il vento cambi, la consorteria rivale vinca o semplicemente il popolo si stufi. Ora, che i tuoi eletti in Sicilia abbiano rinunciato a gran parte dello stipendio previsto, invero orrendamente alto, è cosa lodevole; ma è solo il primo gesto: devono adesso districarsi in una realtà in cui l'anti-Stato la fa da padrone; dovranno avere la forza di mandar via 10, 100, 1000 questuanti, a loro volta espressione di gruppi di potere inimmaginabili. Tutto da soli, senza chiedere aiuto alle altre forze politiche. Perché loro sono puri. No, non sono puri; sono semplicemente sciocchi. Politica E' immergere le mani nello sterco del demonio, quale che sia la sua ipostasi. Politica E' trescare cogli avversari di ieri, che saranno gli amici dei nemici di domani. Politica E' misurarsi con le mille e una tentazioni dell'ebbrezza che dà il potere: non si tratta, irrealisticamente, di professarsi incorruttibili; si tratta di toccare la corruzione, sentirla insinuarsi dentro l'animo, quindi cercare di respingerla, pur consci che qualche incrostazioncella resterà, perché anche solo il millisecondo di tentazione relativa al farsi i PROPRI interessi prima o poi si verificherà. E' l'animo umano nelle sue componenti istintuali, c'è poco da fare. Il servizio per la patria è sempre condito da una punta, minima, di narcisismo, e da questo narcisismo possono sgorgare correnti poco ortodosse, ma spiegabilissime. Piuttosto di negarne l'esistenza, le si ammetta e le si combatta andando loro incontro. Ma i tuoi ce la farebbero? O, inebriati di potere, non si metterebbero ad epurare gli avversari - cioè i compagni di partito- per garantirsi più torta, come fece chi ha retto la baracca prima di loro? Ricorda, Grilluccio mio, che non sei andato nel Paese delle Api Industriose a reclutare le tue truppe, ma le hai pescate dalla società civile, civile sì, ma sempre italiana: e certi difettacci del nostro carattere nazionale sono comuni alla casalinga quanto all'imprenditore, al ricercatore universitario quanto alla parrucchiera quanto al direttore di supermercato quanto al politico da 10 legislature per gamba. Basta con la fola dei Puri che nulla sanno di politica e quindi la faranno meglio degli altri: la politica è un'arte che si impara con l'esperienza, nei suoi ingranaggi nobili e nei suoi squallidi maneggi certamente, ma non è improvvisata naivité. Sembra di essere tornati al cinema neorealista che prendeva gli attori dalla strada, perché erano più credibili e spontanei di quelli sfornati dalle Accademie. Ma che discorso è? La tecnica è ciò che perfeziona il talento innato, ma il talento è qualcosa che non è certo comune a qualsiasi uomo della strada, eppure è proprio la dimensione talentuosa e 'altra' dalla trita realtà, anche nel modo di recitare, che rende il teatro arte e non artigianato. L'attore "come se fosse uno di noi" è fuffa come il politico "che viene da tutt'altro settore", che poi, per amor di sofferenza, è la stessa idea che per fare l'insegnante in fondo che ci vuole, datemi un registro e due libri e qualcosa imbastisco pure io. Per carità, torniamo all'idea che per fare le cose bene ci vuole esperienza e tornitura mentale; risparmiateci, obsecro, la retorica del politico parvenu che butta su piatto la sua freschezza e la sua limpidezza e sopratutto la sua inesperienza; no, io voglio anche sei o sette squali in Parlamento, voglio gente che sa far quadrare i conti che non quadrano pur di fare l'interesse pubblico, uomini e donne che non guariscono i lebbrosi al loro passaggio, ma hanno sufficiente sapor vitae da accontentare più popolazione possibile evitando al contempo di scontentarne altrettanta. E ciò sarà SEMPRE fonte di contrasti, anche duri; ma è chiaro che, se a giostrare su argomenti come la scuola, il welfare, LA POLITICA ECONOMICA EUROPEA, i trattati internazionali, le spedizioni militari, l'antiterrorismo, la lotta alla mafia mettiamo i primi venuti, animati solo dalla voglia di spaccare tutto, ci tireremo addosso il ridicolo e pure il disprezzo di tutti il consesso mondiale.
Beppino mio, da italiano ad italiano, detto che entrambi teniamo al nostro sciagurato Paese: appena hai tempo, tra un tsunami e l'altro, di' queste due cosette ai tuoi candidati: "Gente, ricordate che la Rivoluzione francese è partita a suon di illuministici proclami contro il vecchio e a favore di un mondo migliore ed è è finita con tutti che ghigliottinavano tutti".
Lieto dell'attenzione che vorrai aver prestato a questa mia.
Ossequi.
EDM - La Spocchia. .