Motto


"Chi scende, non sale; chi sale, non zucchero; chi scende, zucchero".



Per scaricare il poliziesco pentadimensionale I delitti di casa Sommersmith, andate qui!!!
Visualizzazione post con etichetta Mattarella. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Mattarella. Mostra tutti i post

domenica 18 dicembre 2016

ITALICA - 3- Ancora col metodo.

[VI RICORDIAMO IL POLIZIESCO PENTADIMENSIONALE QUI]



E' vero che Cartesio ha scritto una volta per tutte il Discorso sul metodo e poi non l'ha più rivisto, gettandolo nel mondo bello com'era appena uscito dalla stamperia: molto meglio, si disse l'uomo pineale, andare a fare jogging con la regina di Svezia e schiattare di polmonite.
Più di recente, quando Charles de Gaulle, ultimo monarca di Francia (lol), fece l'eutanasia alla Quarta Repubblica per sopravvenuta Algeria, creò la Quinta dalla sera alla mattina, ne buttò giù uno scartafaccio di Costituzione, mise insieme il semipresidenzialismo con tutti i suoi addentellati (elezioni a doppio turno, ballottaggi, possibilità di coabitazione tra un Capo dello Stato di un partito e un premier dell'altro) e finita lì. Il metodo per tenere su la Francia era quello e i successori, si chiamassero Valéry Giscard d'Estaing o François Mitterrand, vi si attennero scrupolosamente. Giusto Chirac, ma siamo nel campo delle finezze di pura scuola alessandrina, ha ridotto gli anni di presidenza da sette a cinque (ridotto... vi rendete conto?). Per il resto, dal 1958 la République Française è come la vediamo tutti.
Loro, del resto, di passaggi non incruenti tra repubbliche e repubbliche, con neo-monarchie, imperi e regimi filo-nazisti dal nome di crema idratante a far da intermezzo, se ne intendono. Oggi però si presentano al mondo con un assetto politico perlomeno coerente da decenni, il che non implica che lassù vada tutto bene, ma le figure di palta che la nostra politica rimedia di fronte a tutti i Paesi civili non hanno paragoni.
E veniamo a oggi, con una discussione interessantissima: la nuova legge elettorale (l'ennesima) dalla cui redazione dovrebbe finalmente discendere un assetto politico stabile sia per la Camera che per il Senato. L'ultima proposta che pare stia acquisendo credito crescente è quella del maggioritario più o meno esemplato sul mattarellum di Mattarella. Il quale si chiederà per quale strambo giro dell'oca si torni là dove la seconda Repubblica, auspice lui medesimo, pareva iniziare tra salve di cannone ed evviva! di rinnovamento.
Già lo dissimo altrove: illudersi che la legge elettorale sia la cura miracolosa per tutte le storture della vita parlamentare è come credere che uno scolaro poco dotato diventi di botto un genio solo cambiando metodo di studio. Bisogna intervenire chirurgicamente su mali ben più profondi della nostra coscienza civile, quali il familismo amorale, la propensione a sacrificare sistematicamente l'interesse pubblico a quello privato, l'idea che il potere sia una diligenza da assaltare ed uno strumento per punire anzitutto chi non è con noi e poi riempire di favori i nostri alleati. E molto altro, tutto ciò insomma da cui dipendono le ormai settantennali crisi di governo ad orologeria, con maggioranze che cadevano sul nulla, per tacere dei vorticosi cambi di casacca cui i parlamentari ci hanno abituato negli ultimi due decenni. La coerenza disintegrata dall'egoismo spicciolo. 
Bene.
Adesso il neo-mattarellum risolverà tutto, perché la corsa, nei collegi uninominali, la fanno i candidati che devono guadagnarsi sudando sangue i voti degli elettori, non sono calati dall'alto dalle segreterie nel comodo e caldo cestello delle liste bloccate. Macché: consensi da guadagnarsi casa per casa, piazza per piazza, perché col maggioritario uninominale l'elettore vota la persona, non il partito. 
Come no...
Credo a questo punto che ai fautori caldi e croccanti di questo ritorno a sistemi ormai sepolti, quelli che ora si stracciano le vesti per i governi non eletti dal popolo, giovi ricordare un paio di cosette, giusto perché sappiano che la zuppa della nostra politica è così da un pezzo.
Una, che dovremmo sapere noi tutti per i quali la consapevolezza della storia della politica italiana rimanda indietro di almeno un trentennio, è questa: il tanto rimpianto mattarellum non ha garantito nulla. Esso nacque, visse e defunse tra il 1994 e il 2006, venendo applicato in tre corse elettorali che hanno dato luogo ad almeno due legislature imbarazzanti (1994-1996 e 1996-2001), laddove la terza (2001-2006), pur essendo esteriormente occupata dal solo Berlusconi (che si voglia splittare la sua esperienza in Berlusconi II e III o II e IIbis o II e basta) ha così chiaramente mostrato il bello e l'efficacia del mattarellum che esso mattarellum medesimo è stato fatto morire per essere sostituito dall'orribilerrimo porcellum, del quale curiosamente tutti rinnegano la paternità.
Più nello specifico, signori della giuria, col mattarellum associato ad una elargizione di collegi a dir poco suicida, Berlusconi fece avere alla Lega Nord un numero di seggi tale da poterlo allegramente sfiduciare nell'autunno del 1994 dopo solo sette mesi di governo; seguì poi il capolavoro del governo Dini, voluto da Berlusconi, ma tenuto su dai voti di quelli che a Berlusconi si erano opposti, mentre all'opposizione ci finiva Berlusconi stesso. Geniale.
Le politiche del 21 aprile 1996 videro invece il mattarellum declinato nel democraticissimo metodo della desistenza, per cui agli elettori dell'Ulivo, cioè di Romano Prodi, si chiedeva caldamente di votare i candidati di Rifondazione comunista in un certo numero di collegi, sì da ottenere il contro-voto rifondarolo in tutti gli altri dove il candidato ulivista si presentava senza avversari a sinistra. Risultato: Ulivo comodo al Senato, in bilico alla Camera, proprio in virtù dei seggi ottenuti da Rifondazione. Risultato del risultato: governo Prodi sfiduciato alla Camera (ottobre 1998, unico caso in tutta la storia repubblicana) dopo due anni e mezzo e nuovo governo guidato dal simpatico assai D'Alema. E sostenuto da chi? Massì, da un tot di ex-deputati centristi filo-berlusconiani scopertisi patrioti di sinistra coll'arrivo dell'autunno e rinominatisi UDR (Unione Democratica per la Repubblica)(che poi: mi vuoi dire che gli altri parlamentari non sono democratici e non sono per la repubblica?). 
Bene, D'Alema dalemeggia da par suo, dopo una gioventù di estrema sinistra concede agli odiati yankees le basi per andare a bombardare l'ex Jugoslavia, poi a fine 1999 qualcuno dei suoi gli dice che lui... boh, gli dice qualcosa, nessuno capisce niente, fatto sta che D'Alema si dimette e poi ritorna in sella con un governo rimpastato che va a schiattare nella primavera successiva con la débacle alle elezioni regionali, stravinte per 10-5 dal centrodestra. 
Elezioni? Macché, la maggioranza c'è ancora, dicono, era D'Alema ad essere antipatico. Ed ecco che per un annetto mi va a guidare il governo uno che aveva gridato e giurato ai quarantaquattro venti che in politica, per carità, mai più: Giuliano Amato, ex braccio destro di Craxi, rapido a rinnegarne la bracciodestraggine quando Craxi medesimo tracollò.
E via così, ancora un anno a tener su una legislatura con l'ossigeno e il defibrillatore. Poi Berlusconi rivince nel 2001 e, numeri alla mano, governa comodo. Sennonché, lamenta l'uomo di Arcore, i suoi alleati continuano a mettergli il piombo nelle ali, ostacolando tutti i suoi provvedimenti per rinnovare l'Italia. Ecco quindi nell'estate del 2003 i quattro tavoli e la cabina di regia per tentare di mettere ordine in una coalizione solo esteriormente compatta, poi, sondaggi alla mano, la consapevolezza che col mattarellum alle elezioni del 2006 non c'è speranza. Ed eccoci al porcellum, vero sudario di ogni democratica libertà di mandare in Parlamento chi si vuole. Ma fermiamoci pure al 2006. Qual è stato, quindi, lo spettacolo offerto da questo sistema elettorale maggioritario? Lo stesso di quando c'era il proporzionale: agguati, instabilità, interessi di bottega. Tiriamo pure delle casarecce somme: in dodici anni di Parlamento mattarellico si sono succeduti al timone di Palazzo Chigi 6 governi, 8 se si splittano D'Alema e Berlusconi 2001-2006. Meno certamente della media di tutto il settantennio, ma comunque troppi rispetto a qualsiasi Paese avanzato. Ci duole quindi concludere che no, non è il maggioritario la ricetta.
Non lo è anche un secondo motivo, più municipale, ma non meno significativo. A chi sostiene che coll'uninominale il candidato ci mette la faccia e gli elettori se li deve guadagnare indipendentemente dalla parte politica di pertinenza, mi pregio di portare l'esempio delle nostre elezioni bresciane per il Senato nel 2001. Candidato nella circoscrizione 22- Brescia per la Casa delle Libertà (Berlusconi, sempre) era l'ottimo giornalista Paolo Guzzanti. Personaggio sulfureo, padre di cotanti comici, intellettuale e giornalista dal senno fine e dalla penna corrosiva, tutto bene insomma, ma... non esattamente bresciano di origini. Romano, anzi, pare. Vissuto a Brescia per anni come Ambra Angiolini o Mina? No no. Cultore da tempo immemore del nostro spiedo e quindi bresciano per adozione in virtù di banchetti e lieti conversari più e più volte ripetutisi nel tempo? Nemmeno. Guzzanti conosceva Brescia come presumibilmente io posso conoscere La Spezia, essendoci passato di sguincio una volta mentre andavo al mare a Castiglioncello. La cosiddetta conoscenza del territorio, nonché la familiarità con la mentalità dell'elettorato locale, che sarebbero i requisiti ineliminabili dei candidati col maggioritario erano, nel caso di Guzzanti, pura chiacchiera ('elettorato ostile', disse di noi, 'linguaggio violento', eccallà...). Serviva un collegio libero, comodo, e statisticamente sicuro: nulla a che vedere con la certezza assoluta data dalle liste bloccate, ma il meccanismo era affine: siccome nella Seconda repubblica la passione politica è sinonimo di tifoseria, non importava chi fosse il tizio in questione, è della mia parte, ok, votiamolo. E così fu. E così Guzzanti ascese al soglio palazzomadamesco (tralasciamo le intemperanze degli anni successivi, che lo portarono a mollare e riprendere Berlusconi con movimenti a fisarmonica degni di un gitano). Davvero potevamo dire di aver mandato in Parlamento uno che ne sapeva di cose bresciane? Certamente no, visto poi che, come primo firmatario, presentò disegni di legge di interesse, diciamo, limitato per noi del Cidneo (belle, eh, le disposizioni di riordino e promozione del pugilato... per non parlare dell'istituzione della figura professionale dell'educatore cinofilo...). Ma era la faccia oscura del maggioritario: c'è SOLO quel candidato della parte che piace a me, e se non voto lui vince l'altro. Piuttosto, allora... voto lui, anche se della mia terra egli nulla sa né mai saprà.     
Non esiste, insomma, sistema elettorale perfetto, ma il problema è che noi italici riusciamo a far funzionare benissimo solo i difetti e le storture di tutti quelli a cui ci affidiamo. 
Se ne ricordino, i geniacci del presentismo.

domenica 1 febbraio 2015

Istantanee da una Repubblica

Possiamo in realtà partire dalla scena più bimbominkia di tutta la maratona parlamentare che ha portato alla quirinalizzazione di Sergio Mattarella: raggiunto il quorum, applausi, abbracci, lacrime e uno stuolo di piddini tutti chini sullo smartphone, immagino a twittare, disinteressandosi bellamente di quanto accadeva in aula, manco fossero delle directioners a Sanremo fuori dall'Ariston che trillano socialnetworkicamente "E' appena passato Harry ke figoooo!!!:P" o simili. Scenetta adolescenziale quant'altre mai, certo. Bello, comunque, il colpo d'occhio di un pezzo consistente di aula montecitoriale che si spella le mani, con in mezzo la Boschi a fare da madonnina laica & sorridente, Speranza che gesticola come uno che ha appena sbancato il flipper, Rosy Bindi che si ricorda di saper piangere, Bersani che applaude come il nonno che sente il nipote stonare alla recita di Natale ma gli va bene comunque, Alfano sorridente a 42 denti come se avessero eletto lui, e tanto altro.
Diciamocelo: al di là del metodo, della persona, delle beghe e dei riallacciamenti che questa elezione porta con sé, ci mancava solo lo stillicidio di votazioni plurime e scrutini protratti all'infinito, che tanto male ci fecero nel passato. Quattro tornate vanno più che bene, anche se sarebbe stato meglio il colpo secco alla Cossiga o alla Ciampi. Pazienza. E' chiaro però che l'elezione di Mattarella segna uno spartiacque decisivo nella storia della Seconda/Terza repubblica e dice cose. Cosiamole:

1) Ti ammazzo col sorriso: il capolavoro renziano è tutto nelle manovre di questi tre giorni. Matt ha imposto il suo candidato, poi ha fatto capire che non era solo il suo, ma nel frattempo l'altra parrocchia maggioritaria in
Parlamento, ovvero Forza Italia, ha fatto la figura di incartarsi su un NO preconcetto e capriccioso "per questioni di metodo", perché Renzi ha fatto tutto senza consultare chicchessia. E' in effetti singolare che, da quando Berlusconi è in politica, e pur avendone retto il timone per 8 anni e mezzo su 20, tutte le volte che si è eletto il Presidente della Repubblica il suo schieramento sia sempre stato all'opposizione. E si sa, chi ha i numeri in Parlamento comanda, gli altri squittiscono. Fu così anche nel 2006, del resto, quando Napolitano quirinalizzò con i voti del solo csx. Molto meglio andò a Ciampi, che appunto rastrellò subito una marea di voti bipartisan. Mai, comunque, il cdx ha avuto la possibilità di proporre/imporre un SUO candidato. Solo che, visto il clima di totale litigiosità in cui versa la politica, per tacere del Paese reale, almeno la forma di una concordia per eleggere Mattarella poteva starci. E ci sarebbe stata se Berlusconi, uomo da sempre abituato a prendere lui l'iniziativa, non se la fosse vista scippata dal tempismo di Renzi, che ha fatto tutto da solo, mettendo all'angolo Silviuccio. Questo, nient'altro, non è andato giù all'arcoriano. Non c'entrano le prese di posizione mattarelliane contro di lui, Silviuccio sa dimenticare, come dimostrano i suoi minuetti con Bossi. Stavolta ha dovuto prendere atto di una triste realtà: il peso reale del suo partito in politica è ormai due volte e mezzo minore di quello del trionfo del 2008. Renzi sa di poter giocare al gatto col topo, perché la minaccia di elezioni anticipate è un deterrente per tutto il cdx, scompagnato e costretto ad avere come alfiere temporaneo Salvini. E perché si è giunti a ciò? La risposta al punto 2.

2) Quando quaranta inverni assedieranno il tuo sopracciglio... Già Shakespeare ammoniva il suo fair friend a non compiacersi troppo della propria bellezza e ad accoppiarsi quanto prima, sì da poter perpetuare la bellezza predetta in un pargolo e non dover assistere impotente al proprio invecchiamento. Ora, Silviuccio, prima che politico, è notoriamente uomo da azienda. E un uomo d'azienda, sentendo avvicinarsi QUEI momenti, cerca successori che non buttino tutto all'aria. Ciò che appunto il nostro arcoriano di riferimento ha fatto, lasciando nelle sapienti mani di Confalonieri e figliolanza assortita la conduzione delle aziende di famiglia per dedicarsi all'agone politicante. Pare tuttavia che anche in politica arrivino QUEI momenti, e il minimo che il fondatore di un partito possa fare è circondarsi di eccellenti delfini che un bel dì raccolgano la sua eredità. E qui Silviuccio ha toppato. E' rimasto convinto di essere l'immortale demiurgo del cdx italiano, in ciò preferendo la compagnia di zelanti lacché e ringhiosi luogotenenti, senza però creare, come si direbbe nel mondo universitario, una "scuola", allevando cioè gente da erudire nel modo di condurre aziendalmente la politica. Forse tale modo non è insegnabile semplicemente perché non esiste. O forse Berlusconi, accecato dal suo stesso narcisismo, non ha mai tollerato che alla sua ombra crescessero arbusti che un giorno potessero asciugargli le radici. E chi c'era oggi in Parlamento? Il suo prodotto più riuscito: le Barbie della politica, bercianti soubrettine buone giusto a ciangottare nei talk show con le risposte preconfezionate e tutte le tattichette di comunicazione equivoca e sabotante che si insegnano ai master di comunicazione politica, ma incapaci di avere sostanza autonoma. Ed eccole là, immobili mentre l'altra metà dell'emiciclo applaudiva, ridotte a manichini visibilmente stizziti, eccole là, Prestigiacomo, Bernini, Santanché, una più stuccata dell'altra, prive di espressione facciale, ma soprattutto prive di un senso nell'essere in Parlamento che non fosse la sottomissione al Capo (e Carfagna, e Gelmini, ecc...). Non giudichiamo le persone, per carità. Giudichiamo le figure politiche: il loro posto, se non sanno andare oltre il ruolo di megafono delle idee altrui, non è lì. Come tanti altri, sia chiaro: Berlusconi ha creato un partito di ombre prodotte dalla luce del suo scoppiettante Ego, ma tramontato lui è svanito tutto. Non c'è classe dirigente nel cdx, e la cosa è tanto più assurda se si pensa che Forza Italia è il parto della mente di uno che di conduzione di impresa se ne intende assai. Perché fare di questo partito un semplice specchio in cui riflettere il proprio Ego senza ulteriori prospettive? Lo diciamo col rammarico di chi ha votato quello schieramento (lo si ammette con tranquillità e senza ipocrisie, o forse facendo la figura dei più grandi ipocriti) fino all'attuazione della riforma Gelmini. Dopo non è più stato possibile: non si poteva più dar credito a un partito di robottini allenati ai sofismi, di samurai pronti a gettarsi sulla spada delle figuracce più assurde pur di difendere l'indifendibile, di puffi e puffette insultanti e litigiosi. E diciamolo pure: liberissimo Silviuccio, come ogni adulto vaccinato e consenziente, di circondarsi di femminume vario; ma candidarlo al consiglio regionale della Lombardia solo per meriti estetici (e non aggiungiamo altro), questo no. Un partito il cui discorso fondativo era tutto un frullare di inni alla libera impresa e al trionfo delle qualità individuali non poteva popolarsi di odalische. Pagate da noi, peraltro. 

3) Cerchio o spirale? Anche proseguendo la riflessione dell'altro giorno, ora che i giochi sono fatti possiamo ragionare più a ciccia: cosa rappresenta l'elezione di Mattarella? Tante cose. Anzitutto, resta inteso che il capo di Stato italiano debba essere di preferenza vecchiotto: Scalfaro si intronizzò a 74 anni, Ciampi a 79, Napolitano a 81. Mattarella riscende a 74, ma il sugo non cambia: la classe politica si starà pure ringiovanendo anche, ma non solo, grazie a Renzi, però al vertice di tutto si preferisce mettere l'uomo di esperienza. E ben vero che il nostro Presidente non ha il ruolo di un Obama, di un Cameron o di una Merkel, ruolo per cui un'età sensibilmente più bassa è raccomandata: resta però il retrogusto che tutto il "nuovo" che gira nei palazzi parlamentari sia ancora troppo eterogeneo e rissoso per raffreddarsi a dovere in caso di elezione presidenziale. Si è comunque scelto ancora un esterno, ovvero un uomo che, pur avendo seduto in Parlamento per anni, al momento attuale è di fatto un tecnico, guidando egli la Corte costituzionale, ovvero un potere complementare al legislativo. Come lo era del resto Ciampi, uomo d'economia prestato alla politica. Per dire cioè che, al di là dei legittimi trionfalismi piddini, il nostro Parlamento rimane sotto vari aspetti ancora un'arena dove vige la legge del più forte. E vabbe'.
Ma c'è altro: si è già osservato che Mattarella creò la legge elettorale che Berlusconi fu più abile di altri a sfruttare al primo colpo, e che tuttavia non ha portato alcun incremento di stabilità politica rispetto alla precedente. Il neo-quirinalio è però anche esponente di certo piacevole antiquariato democristiano, correnti legate nientemeno che ad Aldo Moro, roba da prima Repubblica, insomma, altro che Seconda o Terza. Sembra cioè che Mattarella, così lungamente applaudito dal PD, sia in realtà la prova che la DC non è mai morta davvero. Decapitata ai tempi di Tangentopoli, essa ha sapientemente vissuto sott'acqua per poi riemergere ora, nella figura di un statista irreprensibile, ma soprattutto cattolico di ferro, ancora un cattolico dopo 9 anni di un ex-post-quasi-magari un tempo comunista (Napolitano) e 7 anni di un laico (Ciampi). Il vecchio che uccide il nuovo? O la riproposizione di un classico che non passa mai? Più ancora, a nostro spocchioso parere, una sorta di cerniera che si chiude sul ventennio berlusconiano, liquidandolo di fatto ad esperienza importante ma sterile. E si capisce che non lo diciamo a cuor leggero: sperammo, in quei lontani giorni di liceo, che l'Italia si dotasse di una forza politica che mettesse al primo posto le qualità individuali e non le strozzasse in nome di un'ideologia scioccamente egualitaria e livellatrice; una forza politica che garantisse a tutti la libertà di costruirsi un destino indipendentemente dall'appartenenza a logge & camarille ideologiche; una forza politica dinamica e svecchiante. Alla fine di tutto, ci siamo trovati tra le mani la corte di un satrapo persiano cieco a tutto tranne che al godimento del proprio potere. Dicono che non poteva che finire così. Non so. Ora però conta il futuro: l'exploit renziano per interposto Mattarella dimostra che l'onda berlusconiana è ormai estinta, il centrodestra deve mutare pelle, ritrovare una proposta culturale che non siano i programmi di Canale 5, preoccuparsi di formare un elettorato di sani pensatori critici e non di consumatori col cervellino spappolato dai miti della spesa e dell'economia che deve girare. Ci vuole un partito vero, non la quarta rete Mediaset. Chi si prenderà in gobba l'immane incarico di riprogrammare dalle radici una formazione che altro non è che l'ipostasi plastica del suo fondatore e della sua visione delle cose? Eppure costui va trovato, e in fretta. Anche a costo, se non si vuole evaporare nel nulla, di mettere all'angolo il padre nobile: naufragare col capitano sarà pure eroico, ma in politica non porta da nessuna parte.

[P.S.: ciao, pentastellati; bravi; bella la scenetta del deputato che si filma in cabina di voto, come l'ultimo degli studentelli cretini che scatta la foto al professore mentre urla in classe; grande idea quella di votare a vuoto Imposimato "per distinguerci"; certo, caro  Morra, voi siete nel tempio del sistema (il Parlamento), ma siete antisistema; come no: come le prostitute nel convento, o le suore nel bordello; continuate così; l'importante è essere inutili, ma felici]  

giovedì 29 gennaio 2015

Una bianca marea

Probabilmente, da quando avremo iniziato a scrivere questo post a quando l'avremo finito, tutto sarà cambiato e dovremo cestinarlo, ma la politica italiana è così, frizzante, brillante, rampante, sempre strabiliante, il tuo nome è Robin Hood.
Resta quindi che Renzi ha lanciato nell'orbita quirinalizia Mattarella, che come visibilità internazionale è messo maluccio, ma ha dalla sua le stimmate di essere fratello di una vittima della mafia, cosa che, per puro paradosso, lo internazionalizza ben più di qualsiasi incarico in Commissione europea possa brandire Prodi per proporsi come futuro sovrano del Colle. 
Mattarella, poi, a puro livello simbolico, sarebbe l'ideale per chiudere una stagione da lui stesso aperta: sua è stata la legge elettorale maggioritaria con recupero proporzionale che ha fatto entrare l'Italia ufficialmente nella Seconda repubblica. L'italianità sublime di quella legge stava tutta nel fatto che i poveri cristi di ogni partito venivano fatti confliggere tra loro nei singoli collegi uninominali, e chi prendeva anche solo un voto in più di tutti gli altri veniva eletto. Effetto uno: bastava anche un 20-30% di voti, se tutti gli altri singolarmente non arrivavano al 15, per l'elezione. Bella rappresentatività del corpo elettorale. Effetto due: visto che il popolo italiano vota per tifoseria, poteva venir calato nel collegio X un attaccapanni che non era neanche di quelle parti e quelli del suo partito lo votavano comunque: a Brescia nel 2001 fu candidato al senato il romano Paolo Guzzanti e noi amanti del cdx di allora lo votammo, fregandocene del dettaglio che lui rappresentasse la città come Carlo d'Inghilterra potrebbe entrare negli One Direction. Bel rapporto candidati- territorio (difatti molti big della sinistra fuori che da Toscana, Emilia, Marche, Umbria, col piffero che si facevano candidare). Per evitare però che i capoccioni avessero la botta di sfiga di restar fuori dai giochi, un ristretta quota di essi poteva candidarsi anche nella lista proporzionale, che garantiva recuperi e paracadute ad eventuali trombati nei collegi. Questa legge, che avrebbe dovuto regalarci maggioranze stabili, politica trasparente e coalizioni ben definite, ha finito per regalarci il governo Berlusconi 1, il governo tecnico Dini, il Prodi 1, il D'Alema 1 e 2, l'Amato 2, il Berlusconi 2 - 3 (se si considera il rimpasto del 2005). Sette/otto governi in 11 anni. Nulla di troppo distante da quello che accadeva col proporzionale. Per tacere del fatto che la legge Mattarella avrebbe dovuto portare all'estinzione dei partitini, che invece fiorirono amenamente a legislature in corso, moltiplicando nomi e siglette di gente che già valeva poco nel partito grande e finì per valere ancora meno nel gruppetto da 10 deputati. 
Mattarella, dunque: come non si deve giudicare un padre dal figlio, così noi non giudichiamo l'uomo dalla elegge elettorale da lui battezzata, che peraltro ora giace sepolta negli archivi della memoria, essendo stata sostituita nove anni fa dall'incommentabile legge Calderoli.  Epperò intorno alla figura di questo siculo silenzioso non può non addensarsi l'aura simbolica del rappresentante di ciò che poteva essere e non fu: gli orizzonti di buona politica che la sua legge elettorale prometteva sono sfumati nel volgere di una micro- legislatura (1994-1996) allorché il pionerismo bombastico di Silviuccio si scontrò con l'intrattabilità della Lega e le manovre da consumati uomini di sinedrio di Scalfaro e pidiessini, capaci di scodellare un governo tecnico guidato da un ex ministro berlusconiano che a tal punto dispiacque a Berlusconi da far finire all'opposizione il partito vincitore delle elezioni, con l'ex opposizione a votare la fiducia ad un governo nato da una costola dell'ex maggioranza. Sublime italianità anche qui. Si noti, appunto: prima di essere impallinato dalle manovre quirinalizie, Berlusconi scontò il tradimento di Bossi, ovvero di uno degli uomini nuovi della politica italiana; il quale, entrato nelle stanze del potere, si mise a fare esattamente come i politici vecchi, mitragliando minacce di crisi governative ad ogni stormir di emendamento poco gradito al popolo leghista. Per dire che è proprio la mentalità del politico italiano a non funzionare, malata com'è di guicciardinismo: il Paese può andare in malora, io in Parlamento devo mungere solo le leggi che servono a me e alla mia parte, stop. 
E il mattarellum restò lì, salutato come lo strumento della palingenesi catartica della politica e diventato invece, con gli accordi di desistenza PDS-Rifondazione del 1996, mezzo invero sleale per fregare il più possibile gli avversari. Salvo poi, giunti al governo, litigare su tutto e far cadere Prodi dopo 18 mesi. Quindi le manovrine per issare D'Alema (pezzi di Forza Italia che diventavano UDR, Rifondazione che si frantumava, tutto un puzzle di rarà sublimità), quindi il ritorno di chi aveva giurato e stragiurato di abbandonare la politica per sempre (Amato) ecc. ecc. ecc.
E' giusto avere Mattarella al Quirinale, anche se probabilmente il rischio bruciatura è adesso altissimo, avendo egli ottenuto l'investitura ufficiale del PD, fatto che notoriamente porta una sfiga cosmica. E' giusto candidare lui, a ricordare come la politica italiana ha cambiato pelle senza cambiare anima: corruzione c'era prima dei referendum del 1993, corruzione c'è stata dopo, ancora più sfacciata, arrogante, disumana. Instabilità c'era prima e c'è adesso, col problema che adesso c'è anche un'Europa severa e intrattabile cui render conto. 
Che lo si candidi, e forse lo si sacrifichi: forse, simbolicamente, la classe politica italiana oggi a guida Renzi farà con ciò una simbolica purdha che la purificherà delle sue mende peggiori. Oppure, portato Casini al Colle, continueremo ad essere quel delizioso Paese delle favole che tanto fa sorridere il resto del mondo, mondo che ci tollera giusto per il clima, i monumenti e la buona cucina. Forse è il ruolo di cameretta degli svaghi delle nazioni serie quello che ci calza di più. Mattarella si merita tutto ciò?


[update: ok, attendiamo molte schede bianche; uh, due donne a presiedere, visto le quote rosa?]