Motto


"Chi scende, non sale; chi sale, non zucchero; chi scende, zucchero".



Per scaricare il poliziesco pentadimensionale I delitti di casa Sommersmith, andate qui!!!
Visualizzazione post con etichetta Papa Francesco. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Papa Francesco. Mostra tutti i post

venerdì 2 maggio 2014

MSA (Machittevòle Santification Awards) 2014.

Era dai tempi dello Scisma d'Occidente che non c'erano così tanti Papi sulla piazza, e domenica scorsa in piazza S. Pietro si è avuto il poker di Papa vivo + ex-Papa vivo+ 2 Papi santi morti. L'inclemenza del tempo e i pessimi presagi fatti di crocifissi franati addosso a fedeli inermi non hanno fermato la macchina santificatizia, che ha offerto uno spettacolo sicuramente d'impatto, indipendentemente dal fatto che uno sia credente o meno. Certo, come sempre, attorno all'evento si sono mossi uomini e cose, desiderosi, soprattutto gli uomini, di suggere dalla santificazione nuova e più eccitante linfa per la loro parrocchia. E non parlo dei sacerdoti. Procediamo dunque a premiare, secondo insindacabile giudizio spocchiometrico, i personaggi che più si sono distinti nei giorni dell'elevazione agli altari del duo Roncalli-Wojtyla.
 
1) The "Best Baciapile Award" goes to.............................. Bruno Vespa, il quale, dirigendo l'ospitata plurima di Porta a Porta con Melloni, Tornielli, Riccardi et alii, ha parlato come se i processi di beatificazione e santificazione fossero cosa sua, sì che abbiamo sobbalzato sugli scranni chiedendoci: "Ma perché non lo chiamano al prossimo conclave?". Oggetto della riflessione, un momento di pura dialettica in cui il buon Melloni, amicone di Wojtyla e saputo compilatore di libri a quattro mani coi pontefici, ha detto una cosa che per poco non gli è costata la condanna ai ceppi. Sostenne Melloni che le santificazioni, a suo parere, non dovrebbero riguardare i Papi, poiché il rischio è quello che nella memoria collettiva si crei una sorta di classifica dei pontefici, distinti in quelli di serie A, cui è stato concesso il  turibolo della venerazione in catalogo sanctorum, e quelli di serie B, che hanno scaldato la cattedra di Pietro per un tot di anni e poi ciao. E' chiaro che per noi tondinopolesi un simile assunto è rosolio, perché troviamo assolutamente scandaloso che nessuno si stupisca del buco 1963-1978 che ormai rischia di diventare una voragine nella memoria della Chiesa, buco nel cui oblio è precipitata la figura di Paolo VI, di cui NESSUNO mai sembra volersi ricordare, come se tra Giovanni XXIII e GPII non fosse passato che un breve refolo di tempo. Ma appunto: Melloni opina e Vespa visibilmente non gradisce. Legittimo, per carità. Ma poi rincara: Vedi, Melloni, dice in sostanza il neoforo abruzzese, purtroppo ci sono Papi che hanno saputo entrare nel cuore della gente e altri che non ce l'hanno fatta. Io, per dire, se vedo un'immagine di Pio XII non sento l'impulso di pregare, se vedo quella di Giovanni XXIII sì. Ohibò. Quindi non sono stati i presunti silenzi sulla Shoah, e nemmeno la presunta tiepidezza nel condannare il nazismo a bloccare Papa Pacelli fuori dall'attico dell'Empireo, come noi tutti si pensava. Pio XII sta dove sta, perché Vespa non prega in suo nome! Brunone nostro, come Valerio Catone ai tempi di Catullo, legit ac facit poetas, decide lui i coefficienti di carità derivata nei pontefici. Però. E il dibattito prosegue; Tornielli contro- opina a Melloni con un'osservazione inimpugnabile, ovvero che, nel secolo del trionfo dei mass media, chiaramente alcuni Papi hanno saputo sfruttare il canale radiotelevisivo meglio di altri, con il conseguente ritorno di popolarità, da cui le corsie più in discesa per la santificazione (e qui pensavamo che Paolo VI ha addirittura convocato gli artisti a Messa...). E Vespa, ormai mollati gli ormeggi, soggiunge che appunto, tanto per dire, Paolo VI il mezzo non sapeva usarlo, vuoi mettere l'istrionismo di  Wojtyla, e comunque, prosegue BruBru, se guardo un'immagine di Paolo VI non mi sento spinto a pregare, se guardo quella di Wojtyla sì. E due. Ah, senza scordare che Paolo VI a un bel momento ha litigato con Dio per la morte di Aldo Moro, nevvero? Ecco bell'e pronto il canone dei Papi della seconda metà circa del XX secolo, fissato da Vespa. E noi ad aspettare i pareri della Congregazione per le cause dei santi... Bastava chiedere in Rai... Ora, a parte il semplicismo "vedo l'immagine - prego/non prego", che puzza di Medioevo in modo acerrimo, trovo piuttosto stucchevole questo impancare se stessi a metro di giudizio su questioni molto ma molto intime, che non possono essere "dirette" da un opinionista qualsiasi. Ma Vespa, si dirà, non ha fatto altro che dare voce alla communis opinio che ormai da decenni distingue i Papi "musoni" da quelli "popolari", in ciò aggiornando l'idea montanelliana dell'alternanza tra Papi "proletari" e Papi "borghesi", idea che aggiornava l'altra idea, che a questo punto preferirei addirittura sposare nella sua innocua ingenuità, dell'alternanza tra pontefici grassi e pontefici smilzi. Sia pure. E sia pure che Montini non fosse esattamente un ridanciano; e che parte dell'astio in curia e nell'opinione pubblica se lo sia tirato addosso da sé, preferendo evitare la santificazione immediata del predecessore appena defunto, come invece la folla chiedeva a gran voce; e sia pure che i giovani di allora, i contestatori che oggi sono più imborghesiti dei borghesi che loro stessi contestavano, ricordino Paolo VI come il Papa del NO alla pillola e al divorzio; e vabbé; ma io, umile e spocchioso conterraneo di Paolo VI, non accetto che un giornalista, per quanto cristiano osservante & professante, si permetta di leggere la storia della Chiesa sulla base del criterio "a me mi pare", come certi pessimi filologi che leggono un testo, si fanno un' idea e la scodellano su carta senza preoccuparsi di vedere se qualcuno l'ha già espressa, o se non vi siano contro-pareri ed evidenze empiriche che possano affossarla. Un Vespa qualsiasi, non me ne voglia (o me ne voglia, chemmefrega...) non ha alcun diritto di spacciare per veritativa un'opinione sua. Si tenga le sue preferenze, ma non pretenda di spacciarle come criterio assoluto. E l'impressione, purtroppo, è stata proprio quella.
 
2) The "Best Illuministic Award" goes to............................................... Piergiorgio Oddifreddi, che sul suo democraticissimo blog ospitato da Repubblica.it gioca a fare l'ateo integrale che ha fede solo nella scienza, dimentico forse che è perlomeno da Einstein e Popper in giù che la scienza si deve rassegnare al fatto di aprire 10.000 nuove domande per ogni singola risposta che trova. Detto in altri termini: la fiducia ottocentesca dell'Oddifreddi nella veritatività assoluta della scienza, in un universo di cui vediamo tuttora il 2%, e con le nuove ipotesi sulla struttura e l'origine del Tutto emerse all'indomani della scoperta del bosone di Higgs, mi fa specie  alla pari del bigottismo di certuni che vivono la fede senza spirito critico. E' ovvio che per alcuni la fede è l'esatto opposto dello spirito critico, ma la discussione di questo punto ci porterebbe lontano. Restando a Oddy, la sua tradizionale liquidazione del Cristianesimo a "mitologia mediorientale", come se l'Iliade e la Bibbia fossero due opere equivalenti, la sua derisione delle folle ignoranti e credulone come i certaldesi di Frate Cipolla, accorse a veder incensare due morti che non sono più da nessuna parte, il suo maledire integralmente la storia della Chiesa, che di difetti ne ha avuti e ne ha, sia chiaro, ebbene, il tutto ci urta alquanto, perché la fede religiosa i suoi bei danni li ha fatti e spesso li fa ancora, se vissuta in modo cieco e integralista, ma la fede laica nella scienza e nei numeri, nell'evidenza empirica e solo in quella, nell'Idea assoluta partorita dalla Ragione oggettiva, questa fede a mio giudizio non fa danni qualitativamente e quantitativamente minori dell'altra. Le ideologie totalitarie, figlie del nichilismo, ci hanno "regalato" massacri e olocausti su cui la Chiesa potrà aver pure aver taciuto, ma di cui non è stata coautrice. Per dire: sparate pure addosso a Pio XII, ma i 6 milioni di ebrei morti stanno sulla coscienza anzitutto a chi in nome del progresso della Razza ha deciso di distinguere gli esseri umani in degni e non degni di vivere. Gli uomini sono riusciti tranquillamente a rinnegare l'umanità senza l'intervento della religione. Ciò perché essa, al netto delle mancanze e della non dimostrabilità fenomenica dei suoi assunti, lascia perlomeno aperta la porta all'ipotesi che al fondo di tutte le cose ci sia un senso, e che in nome di esso si possa cercare un bene comune qui e altrove. Il pensiero laico scientificizzato, che solo all'apparenza può chiamarsi umanesimo, parte da una piattaforma impostata sulla negazione della finalità delle cose, perché l'idea che esista un fine, dicono, è il relitto di errate impostazioni di default cerebrale che ci portiamo dietro da quando i nostri progenitori si spaventavano a vedere i fulmini e li chiamavano Zeus. Tutto è caso e materia, meccanismo di nascita e distruzione. Epicurei, li definiremmo. Lieto delle loro certezze, e però, se tutto riposa sull'assurda condizione di nascere per morire (assurda perché la materia funziona così, ma nessuno può provarmi che essa non poteva che funzionare così), e l'amore e gli altri sentimenti sono secrezioni ormonali e nient'altro, mi domando come facciano costoro a svegliarsi ogni mattina e trovare la voglia di fare. Cosa li tiene ancora qui, se tanto il  più del tempo lo passeremo là, posto che i nostri atomi  non collassino in qualche buco nero? Come fanno a usare la congiunzione "per" in tutte le loro frasi, se la finalità delle azioni è meccanicismo travestito? Perché si fidanzano e si sposano, mettono al mondo figli e lavorano per mantenerli? Perché amano l'uomo in quanto uomo, nella laica e leopardiana solidarietà contro l'universo ostile?  Non so. Amare l'uomo vuol dire sempre amare il senso che in esso si individua, e dove c'è un senso c'è un Altrove da cui esso dipende, in qualunque modo lo si voglia chiamare. Noi la vediamo così. E sparare a zero sulle "favole ecclesiastiche" non è segno di humanitas, se ad esse si contrappone il Nulla.
 
3) The "Best Catch the Bouncing Ball Award" goes to........................................... tutti quei delicatoni che hanno commentato sui siti dei quotidiani il predetto sfracello della croce di Cevo sul povero giovane (non ho più capito se fosse anche disabile o meno). Goduria nel dimostrare l'inesistenza di Dio, perché mai Dio avrebbe permesso un simile scherzo del destino, con un Cristo da 8 quintali a spappolare un innocente venuto fin lassù a prepararsi spiritualmente per il giorno della duplice santificazione. Già, già. A parte che per dimostrare l'inesistenza di Dio, sulla base di questi presupposti di teodicea fatta in casa, non ci sarebbe stato da aspettare Cevo, visto che sarebbe bastato il terremoto di Lisbona, ma la questione anche qui è altra. Uno può credere o non credere in uno o più dèi, ma se non crede, e gode di una assurda disgrazia toccata a chi crede, non si dimostra ateo, ma a-antropico, in altre parole non-uomo. Questo è il tono di molti post, che spaziano da "Dov'è il tuo Dio, adesso?" a "Ecco gli effetti dell'ignoranza", fino ovviamente a fregarsi mani, piedi e ginocchia nella considerazione della beffa suprema di una sciagura a tema religioso nella settimana della santificazione dei due Papi. Quasi assente, nel corpo dei post di questo tipo, la semplice commiserazione per il poveretto. Poca, pochissima, perché sotto sotto si pensa: "Cretino, visto dove sei arrivato con le tue favole? Ti sta bene, dai". Sì, nessuno lo dice mai esplicitamente, ma se si legge a fondo lo spirito che trasuda dai singoli interventi, il vero messaggio è purtroppo quello: ti-sta-bene. E ribadisco il già detto: saranno stati e saranno tuttora discutibili molti comportamenti di molti cattolici, ma se l'alternativa è quest'altra, ciao mondo.
 
4) Let's close with the "Best Ma Sei Davvero Cretina Award", che va ad una sconosciuta ospite del verbosissimo programma ad uso casalinghe Le amiche del sabato, che sabato scorso, con imprevedibile originalità, parlava della canonizzazione di Roncalli e Wojtyla. Tra una chiacchiera e l'altra, un collegamento con S. Pietro e l'altro, una spizzata alla cellulite e l'altra, prende ad un certo punto la parola una delle opinioniste, faccia ignota, ma soprattutto palesemente ottusa, nel senso che si capiva lontano un miglio che l'argomento in oggetto le interessava come uno speciale sulla vita degli armadilli rosa. Però sai, parlano tutte, dovrò ben dire qualcosa anch'io. Ed ecco: "Sì, Giovanni XXIII era davvero il pioniere della comunicazione [ma dai?], mi ricordo un aneddoto che poi ho letto [uh, a parte lo hysteron proteron, cos'è che non sappiamo ancora....?] di quando Giovanni XXIII era impegnato in un'assemblea [cara, era il Concilio Vaticano II...] e siccome sentiva la folla che gridava in piazza, si è affacciato alla finestra e ha parlato della luna che era così bella quella sera [toh, il famoso discorso alla luna, roba che nessuno sapeva vero?]". Ecco, l'hai detta, clap clap... Ma statevene a casa... (eh, ma pur di avere il passaggio televisivo...)(qui c'è il fattaccio, minuto 40.55) .
 
Vabbe', c'è chi unisce e c'è chi divide.
(Cosa volevo dire? Boh...)

sabato 22 marzo 2014

Le pagelle della settimana [9]. La prontezza è tutto (per chi ce l'ha...).

Matteo Renzi: partito a razzo, pronto con due- tre riforme al minuto, il nostro ghibellin non fuggiasco mostra un dinamismo che neanche Craxi ai tempi del suo primo governo (bei tempi, però, Topolino costava 400 lire...). Certo, la faccia è quella lì, da porcellino d'India sborone e pronto alla rissa col primo che passa; certo, l'inflessione fiorentina tira le sberle a due a due; certo, non si è sottoposto alle forche caudine delle urne, cosa che Letta ha pur fatto, anche se il premier in pectore del PD era un altro (che poi, visto il mezzo coccolone che gli è preso, meglio così)(e l'altro alla Cultura? no, non lui, dico quest'altro); Monti, oddio, vabbe', premier tecnico, ma l'éscamotage di nominarlo senatore a vita otto minuti prima delle dimissioni di Silviuccio ha perlomeno rivestito di nobile cartapecora parlamentare un'operazione molto molto bricolagica (e però quei due là se la ridevano da lassù... no, non loro, questi altri, dico...). Vabbe', insomma, diciamo che nutriamo ancora pesanti riserve su come si è giunti al RenzOne: praticamente la profezia si è autoavverata, siccome io sono il più figo, facciamo come se ci fossero state le elezioni e quindi salgo io in cabina di regia; la maggioranza è pressoché la stessa, ma le riforme sono tutte nuove, solo è cambiato lo spirito del condottiero. Possibile che tutto sia così semplice? Pare di sì. Immagino che i nostri affezzzzzzionatissimi readers si aspettassero un nostro maxi-endorsement in relazione ai proclami bombastici fatti da Renzi in tema di scuola, oltre che per la cosuccia dei 1000 euro suppergiù di bonus sfigaggine riservati ai redditi sotto  sale... No, I'm sorry. Sarò un vecchio liberale di nobili origini contadine, ma finché non vedo non credo. Primum. Secundum, siamo al punto che avevo già criticato a Matty l'altra volta: ottima cosa l'edilizia scolastica, ma qui bisogna sbriciolare la legge Gelmini, non si può sopravvivere con 30 alunni per classe, non si possono ammazzare le materi umanistiche senza un vero ricarico sulle scientifiche, non si può lasciare in attesa di ruolo una platea sterminata di giovani e non più tali. Matty, trova i soldi per rinfrescare i lavoratori della scuola, perché dei tuoi 75 euro in busta al mese in più almeno la metà se ne andranno in piscofarmaci, fra poco, quelli degli scuolasauri che non vedono la fine del supplizio e quelli dei giovani che passeranno altri lustri di frustrazione. In altre parole: Matty, sblocca gli organici della scuola o per l'Italia è la fine. Voto: 7 alle intenzioni, degradabile a 4 da qui al 25 maggio.

Papa Francesco: è noto che noi, un anno fa, puntammo su un altro cavallo (ma forse meglio che no...), nondimeno Bergoglio, al pari di RenzOne, ha il turbo nel motore, chiama a casa fedeli a caso, celebra messe nei luoghi della disperazione, abbatte i superbi, prega i mafiosi, chiude banche, se avesse tempo poterebbe di persona i bossi della residenza di Castelgandolfo, insomma fa. Già abbiamo osservato che il suo animo schiettamente pop oscura fino a disintegrare la memoria del povero Ratzinger; del resto, mi si dirà, o si sventagliava di aria nuova a Vatican City o le chiese sarebbero diventate ripostigli per bambole decapitate. Vero. Rimane sempre un retrogusto asprigno nel considerare che oggidì anche il sommo Pontefice debba poppeggiare per piacere; in altre parole, pare proprio che il brand "fede cattolica" non dipenda da ciò che si dice, ma da chi e come lo dice: se infatti andaste a rileggervi o a risentirvi una qualsiasi delle omelie di Benedetto XVI, o uno dei suoi molteplici interventi su questioni della più varia natura, trovereste una chiarezza e una semplicità che non sono assolutamente seconde a quelle di Francesco. Eppure B-XVI è stato inteso come il teologo-rottweiler che parla per essere capito da pochi, Francesco parla a tutti, persino con lo stra-ateo Scalfari su Repubblica. Il che non mi porta a sminuire il portato del pontificato bergogliesco, tutt'altro, qui a Machittevòle l'attuale Papa gode di un credito amplissimo; è l'atteggiamento della comunità dei fedeli che ci perplime. Vabbe', anche Wojtyla aveva puntato molto sul carisma papalizio, e ancora più indietro fu un attimo opporre il mite e carezzevole Giovanni XXIII all'ascetico e roccioso Pio XII. Però, insomma, il valore di un messaggio dovrebbe avere anche una sua forza intrinseca, che prescinde dall'eventuale capacità attorial- merchandinsing- mediatica di chi lo veicola. È un po' il problema che abbiamo noi oggi a scuola, là dove si esige anche un certo istrionismo professorizio per far digerire Inferno XXXIII o gli eleganti endecasillabi rococò del Parini. Va bene che eseguire un pezzo di poesia o di prosa in un modo o in un altro può in effetti garantire una maggiore presa sull'uditorio alunnizio, ma ad un Papa non si chiede esattamente la performance che si chiederebbe a Glauco Mauri. Del resto, a lume di Vangelo, non pare proprio che Gesù fosse un battutaro nelle riunioni al cenacolo con gli apostoli o durante i suoi viaggi. Anzi (a meno che...). Eppure funzionò. In definitiva, se dobbiamo rassegnarci al fatto che anche la religione sconti il pegno che ormai tutte le forme della vita associata pagano alla vetrinizzazione e spettacolarizzazione del gesto "che non ti aspetti", dello slogan "di sicuro effetto", dell'immagine "che rimane scolpita", pazienza. Ci auguriamo che tutti questi effetti speciali non restino solo fenomeni di superficie, sennò finirà come è finita a Wojtyla sepolto, quando lo si accusò di aver riempito le piazze e svuotato le chiese. Quanto al Bergoglio "politico", eravamo neanche a farlo apposta in piazza S. Pietro l'1 settembre scorso, quando il Pontefice recitò il mestissimo Angelus dedicato a scongiurare l'attacco militare americano alla Siria come rappresaglia per le ripetute violenze e violazioni dei diritti umani nell'area. Voce funerea, frasi stentoree, damazze intorno a me che piangevano, effetto assicurato con la proclamazione del digiuno per il sabato successivo. Obama soprassedette, senza dubbio. Certo, con tutto l'amore per Bergoglio, se dall'altro lato dell'Atlantico ci fosse stato Bush figlio, non so come sarebbe andata, visto che gli appelli alla pace di Wojtyla contro la seconda guerra del Golfo caddero nel vuoto. E però grazie Francesco, chè ci siamo pure scocciati dell'ossimoro "guerra umanitaria". Non è a colpi di bombardamento che si risolvono le cose. E però, giusto perché lo Zio Sam è alle volte prepotentuccio, ma pure dall'altra parte del globo non si scherza, una parolina sulla situazione in Crimea no? Referendum, ok, la regione è sempre stata russa fino ad un colpo di ciucca di Kruscev (o come diavolo si scrive) 60 anni fa, però però, la prova di forza putiniana, i carrarmati, la disperazione dei crimeani ucraini, lo sdegno del resto del mondo vorranno ben dire qualcosa. Ora, sia chiaro che il Papa non può passare il suo tempo ad esecrare i pugni di ferro minacciati o attuati ai quattro angoli del globo, né richiedere digiuni a getto continuo ai suoi fedeli, tuttavia resta sempre la sgradevole impressione che, se è l'America a fare la voce grossa, "beh, ma chi si credono di essere questi mangia-hamburger?", mentre su altre prepotenze si resta, come dire, sempre un pochino più indulgenti. E per uno che da un anno dimostra coraggio da vendere come Bergoglio, uno che gira per città brasiliane senza scorta, il silenzio ucrainico davvero è poco pertinente. Voto: 7,5 con outlook speranzoso.

Fabio Fazio: prontezza, si diceva. Ebbene, Fabiuccio, dopo il flop sanremese, sembra diventato anche più bradipo di prima. Cioè, prima la bradipaggine, facente parte fissa del suo stile, i suoi frutti, anche di un certo pregio, li dava. Oggi, scopertosi anche lui vulnerabile dall'Auditel, nonché sabotabile dai primi due disoccupati che passano, Fazio sembra un cerbiattino timido, interagisce con una Littizzetto che nei suoi monologhi mamma-cacca mostra delle polveri decisamente più bagnate rispetto a prima del Festivàl, trasuda insomma una tristezza e un'insicurezza mai viste, va in cerca di chicche pucciose come il ridicolo selfie con l'incolpevole (e riluttante) Gramellini postato su Twitter, intervista don Ciotti sparendo più del solito dietro la verve ispirata dell'interlocutore, no no no, non è più lui. E su tutto, il capolavoro: invitare Veltroni, un altro volto notoriamente giulivo della nostra politica dell'altroieri, per parlare del film in memoria dei trent'anni dalla morte di Berlinguer. È ben vero la cosa suscita in me una certa, vereconda emozione, non perché io sia mai stato comunista, ma perché la morte di Berlinguer è il primo fatto di storia italiana che mi ricordi direttamente. Epperò la celebrazione della celebrazione filmica del segretario del PCI fatta a casa Fazio ha preso dopo trenta secondi il sapore dell'armadio appena aperto coi vestiti ancora pregni di naftalina: vedere un già ingrigito conduttore prestare il fianco ai deliri del vivace interlocutore, capace di dire che il PCI di Berlinguer era un partito senza ideologia, in cui si riconoscevano anche persone estranee al mondo operaio e più vicine a quella che oggi chiameremmo fighetteria berlusconiana, beh, beh, beh... E poi, su tutto, il fatto che Berlinguer era "una persona perbene" (e fin qui, nulla da dire), che guidava un partito "fatto di persone perbene", in cui riconosceva "LA GENTE PERBENE". A poco è valsa la subitanea correzione: "Non che non ce ne fosse anche negli partiti, eh?", perché il caro, vecchio adagio rosseggiante della superiorità morale di chi vota mancino era ormai calato senza appello. Eccoli lì, Fab&Walt, nostalgici cantori di un mondo che non è più. Oddio, non che il mondo che oggi è sia quello splendore, nevvero? Dirò anzi che ho più rispetto di quei pugni chiusi alzati al cielo di una Roma assolata di giugno al passaggio del feretro di Berlinguer che dei queruli tifosi asserviti al verbo del Capo (Renzi o Silviuccio che sia) che oggi infestano i talk show. A quell'epoca si credeva davvero di poter cambiare il mondo, pur secondo una visuale che la storia ha dimostrato perdente; ma c'era una fede, per quanto laica. E una speranza, pure laica. E una carità, laicamente declinata in solidarietà sociale. Oggi c'è il tifo, irrazionale e radicale, assoluto ed esclusivo, ma soprattutto nichilista: si crede al contenitore, ma si ignora il contenuto. E ciascuno vive per sé, perché alla politica si chiede solo la garanzia del proprio micro- equilibrio, ma guai a pensare in grande. A quell'epoca, le idee c'erano. Ma la classe dirigente dell'epoca, poco pronta pure lei (e non so quanto Berlinguer avesse fiutato fino in fondo i tempi nuovi), non volle capire che quelle idee andavano aggiornate in salsa socialdemocratica. Cosa che non si fece. E oggi, a comunismo sepolto, il PD non è più nemmeno socialdemocrazia. È semplicemente Renzi. In quell'11/6/84 si celebrò la fine di un uomo senza capire che si stava celebrando la fine di un mondo. Stasera Fazio e Veltroni hanno rifinito quella fine. Poracci. Voto: 5,5 per la stanchezza. (P.S. Fabio, prenditi un anno sabbatico, sei a pezzi...)

giovedì 25 aprile 2013

Le pagelle della settimana (4)

La carne al fuoco brucia profumando l'aere tutt'intorno di zaffate osmoeccitose. Ah, il barbecue del 25 aprile! (che in realtà NON sto consumando, sono a casa e leggo cose). Giorgio Napolitano: contro OGNI PREVISIONE, il nostro migliorista preferito è tornato al Colle, e probabilmente Clio sta predisponendo le carte per il divorzio. Ottimo e tonitruante il discorso di re-insediamento, peccato che i 945 geniacci applaudissero ad ogni suo strale contro quei cretinazzi che lo avevano riportato lì, senza accorgersi di essere LORO i cretinazzi in oggetto. Un caso di transfert da manuale. Ma il momento connotativamente più alto di tutta la cerimonia è stato quando, finita la concione, tutti i parlamentari si sono alzati ad applaudire e una sola, grande eminenza ha intercalato l'applauso ad una feroce consultazione dello smartphone, quasi sicuramente per twittare qualche instant- thought di quelli che fanno epoca:


lei, la mai più dimenticata ex-Ministro dell'Istruzione, frantumatrice della scuola pubblica e distruttrice di onorate carriere senza fare di strage di chi veramente meritava il licenziamento, insomma lei, Mariastella Gelmini, la quale, come l'ultima delle bimbominkia con cui quotidianamente interagiamo, non ha resistito al fascino della twittata anche in un momento in cui bisognava solo alzarsi e, impettiti, con o senza applauso, rendere omaggio ad un uomo che si è preso in spalla una soma di cui avrebbe volentieri fatto a meno. Ma lei NO, come il bimbominkia medio che entra in casa altrui e prima ancora di salutare i padroni finisce di messaggiare, e al limite dà la mano senza staccare gli occhi dallo schermo, così Marystar ha rovinato la solennità della standing ovation per commettersi subito ed informarci di una cosa che sapevamo già, ovvero che Napolitano era di nuovo lì. Quanto a Lei, presidente, butti giù l'amaro calice: ha avuto più voti dell'altra volta, nel paradosso assoluto di questo post-elezioni, ed ora deve traghettarci verso il Nulla. Non tema, La stimiamo comunque. Voto 8 a Napolitano, 4 alla Gelmini per l'atteggiamento non consono.

Il Partito Democratico (o quel che ne resta). Ok, sarebbe troppo facile sparare sulla Croce Rossa, specie perché ho votato questo partito per la prima e credo ultima volta in vita mia, ma penso proprio per questo di poter dare un parere abbastanza scevro da partigianerie o pregiudizi. La Caporetto democratica, con le candidature bruciate di Marini e Prodi, la regia oscura di Renzi (visto a non nominarlo delegato regionale? Più vendicativo di un chierichetto...) & D'Alema (che resta appunto quel gran fuoricorsista rancoroso di cui già dissimo), i mal di pancia a getto continuo della base e dell'altezza, e pure del perimetro e dell'apotema del partito, le imboscate e i tradimenti sanciscono un unico verdetto: il PD si dimostra una volta di più un partito nato morto, frutto dell'alchimia di elementi inconciliabili come l'ex sinistra democristiana e gli avanzi dell'ex PCI in salsina socialdemocratizzata. In nessun luogo al mondo, checché ne ciarlino gli esperti, il centro cattolico si allea con la sinistra, poiché, se anche i due poli paiono accomunati da una certa visione solidaristica dello Stato e della politica in termini di protezione dei più deboli e promozione di scelte egualitarie, sono d'altra parte separati da un oceano metafisico, poiché il personalismo teleologico cattolico non ha nulla a che vedere col cieco materialismo storico delle teorie a cui, se non è cambiato pure questo, si ispira un partito di sinistra. Da un lato valori non negoziabili perché emanati non dall'uomo, ma di Dio, dall'altro l'elevazione del bisogno individuale a legge pratica relativamente valida indipendentemente dal numero degli abbisognanti, da un lato il guariniano "piaccia, se lice", dall'altro il tassiano "s'ei piace, ei lice". E così enumerando. Ora, questa antinomia a monte si è tradotta, a valle, in due campagne politiche (2008 e 2013) che si sono rivelate una disfatta senza appello in entrambi i casi, perché sotto sotto, e lo dico perché ho sentito l'uomo della strada parlarne, il socialdemocratico convinto non ha voglia di votare la Bindi e tutto il mondo di vecchiume ideologico che costei si porta dietro, né il cattolico osservante può accettare che prima o poi il PD tiri fuori la legalizzazione del matrimonio omosessuale. Per dirne una. E c'è poi da ponzare sul fatto che la vittoria alle primarie ha a tal punto ubriacato la segreteria Bersani da far sembrare le istanze dei renziani poco più che capricci. Di qui le candidature di gente non impresentabile, ma vecchiotta, i giochini di far disputare le primarie a Finocchiaro e Bindi non nella loro regione di residenza, il peso abnorme dato a candidati molto sinistresi, laddove la fetta renziana dell'elettorato cresceva in sdegno e malcontento. Insomma, il netto successo alle primarie ha provocato nei bersaniani quella che potremmo da oggi definire "sindrome dei guelfi Neri", a memoria di quanto Ciacco profetizza a Dante nel sesto dell'Inferno, allorché gli racconta che i Neri, aiutati da Bonifacio VIII, prenderanno il potere a Firenze e bersaglieranno i Bianchi con rappresaglie ed ingiustizie multiple senza avere un minimo di pietà (vv. 70-72: Alte terrà lungo tempo le fronti, /tenendo l'altra sotto gravi pesi, /come che di ciò pianga o che n'aonti). Peccato che i guelfi Bianchi siano oggi capeggiati da un fiorentino DOC, Renzi appunto, che quindi di guerre civili se ne intende. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. (E anche il conte Ugolino ha avuto il suo risarcimento: Enrico Letta è pisano...) Voto: boh, come fai a votare una cosa che non c'è?

Papa Francesco. Sempre più pop, a livelli che oramai scaraventano Wojtyla nella preistoria. Dopo aver detto che Dio non è uno spray, alla preghiera del Regina Coeli di domenica, evidentemente caricato a mille dalla parabola del buon pastore, Bergoglio ha arringato la folla come nemmeno il più esperto dj di uno spring break qualsiasi sarebbe riuscito a fare. Lui: "Sentite la voce del Signore?". La folla: "Sì!". Lui: "Non... non sento..." (mano all'orecchio in stile: "Let me feel your rythm!!"). La folla: ""Sììììì!!!!". Poi, la folla: "Fran-ce-sco, Fran-ce-sco!". Lui: "Grazie per il saluto, ma salutate anche Gesù! Gridate Gesù, forte!!!". La folla: "Ge-sù, Ge-sù!!". Ovvio che Ratzinger si starà fregando le mani, pensando di aver trovato il vasocostrittore giusto per ridare slancio anche mediatico ad una chiesa in gravissima crisi. E Bergoglio vasocostringe da vero entreneur. Secondo alcuni, ovviamente, anche un po' troppo fuori dalle righe con atteggiamenti magari pure eccessivi. Oddio, a parte che dopo 27 anni di pontificato wojtylesco in cui si è visto di tutto, in senso buono, grazie all'istrionismo di GPII, gente come Bergoglio non è più nuova in senso assoluto. A parte che, ormai, sembra che dobbiamo rassegnarci all'alternanza tra pontefici "seriosi" e pontefici "popolari" (Pio XII vs Giovanni XXIII, Paolo VI vs GPI e GPII, Benedetto XVI vs Francesco). A parte tutto ciò, Bergoglio mostra in realtà una scafatezza da vero gesuita. Ricorderanno i nostri piccoli lettori che una cosa fu imputata a Wojtyla appena deceduto, ovvero di aver riempito le piazze, ma svuotato le chiese; in other words, si osservò che la grande carica mediatica di GPII aveva bensì avuto ottime ricadute in termini di folle oceaniche agli Angelus, alle Giornate della gioventù, al Giubileo, ovunque questo umile polacco mettesse piede, insomma, epperò a questo boom promozionale della singola figura del Papa non era corrisposta la capacità di frenare il crollo delle vocazioni religiose, cosi come quello del numero di cattolici praticanti, che obiettivamente si sono acuiti proprio nei 27 anni di regno del cracoviano. Tutta roba che, poi, passò in cavalleria nel momento in cui si riconosceva a GPII di aver avuto un ruolo attivo e fattivo nel contribuire all'estinzione del Demone Sovietico che tanto turbò i nostri sonni da Yalta in poi (e comunque nemmeno Paolo VI riuscì ad arginare la marea montante dello scetticismo secolarizzante, figuriamoci un uomo che veniva da una nazione mai toccata prima dalle mode consumistiche).
Vero è che la questione della mediaticità non sempre feconda di Wojtyla può oggi essere analizzata in termini sereni: ci permettiamo senza dubbio di rimarcare come certe occasioni ecumeniche di quegli anni, Giubileo in primis, ci avessero lasciato un certo retrogusto sgradevole, non certo nell'impegno profuso da un Wojtyla ormai a pezzi, ma nell'atteggiamento di certi fedeli, di certe masse di fedeli, che sembravano partecipare all'evento non per Gesù, ma perché c'era quel Papa lì. Voglio dire che, a volte, mi si formava nella mente l'immagine di un cartellone teatrale con scritto a caratteri cubitali GIUBILEO!!!, poi appena sotto CON PAPA WOJTYLA!!! e poi ancora sotto sotto, in caratteri minuscoli, "e l'amichevole partecipazione di Gesù". Purtroppo pareva proprio che il Giubileo, specie il Giubileo dei giovani, fosse diventato una specie di Woodstock cattolica la cui star principale risultava essere (involontariamente) il Papa, dopodiché si faceva uno sforzo e ci si ricordava che il "protagonista" vero della cosa era colui di cui il Papa è il vicario, Cristo appunto. Ma era già tardi, le telecamere si erano già spente, i canti erano finiti, si disse addirittura che i preservativi coprivano la spianata di Tor Vergata, a dimostrare che la gioventù cattolica aveva saputo unire in maniera epica l'utile al dilettevole (ma cathopedia dice che non andò così, e lo speriamo vivamente, non per un soprassalto di pruderie, ma perché pensare che gente giubilare abbia approfittato dell'occasione per lo zompo è poiuttosto triste...): lo spettacolo imperniato sul Papa era andato bene, quello della Fede no.
Bergoglio, in quell'esortare la folla a scandire non il suo nome, ma quello di Gesù, mi pare abbia dimostrato di aver ben presente il rischio della mediatizzazione della figura del Papa, e di non voler cadere nel budello predetto. La sua idea è quella di essere un tramite, dotato certo di una visibilità negata a chiunque altro, e tuttavia conscio che il fascio di luce che si punta su di lui deve essere subito deviato verso la Sorgente stessa del suo essere lì. Non male, non male. Detto poi che, secondo me e la Spocchia, la sua voglia di stare tra la gente ci porterà di qui a poco ad assistere agli Angelus con lui in piazza in mezzo alla folla, microfono da guancia come ad Amici, giro per la piazza sul gippotto, le guardie del corpo che impazziranno tutte le volte. Ce lo vedo troppo. Voto 8.

domenica 24 marzo 2013

Le pagelle della settimana (2)

Ma quant'è spiccio questo sistema, Dio mio...

1. Papa Francesco feat. Papa Benedetto: devo dire che, dopo la visita a Castel Gandolfo del Papa-Papa al Papa Emerito, ho capito appieno perché Ratzinger abbia deciso di auto-emeritarsi il mese scorso. Non che Bergoglio sia un fiore di atleta [parentesi: signori porporati, avevamo detto che lo volevamo giovane, Benedetto ha mollato ricorrendo nientemeno che all'ablativo assoluto 'ingravescente aetate', e voi andate a prendere uno di 76 anni, con mezzo polmone in meno e una vistosa zoppìa? Vabbe', però è uno che sa il fatto suo, ok, ok] ma l'altro, appoggiato tremante al suo bastone, dava davvero l'idea di essere lì lì per esalare l'ultimo respiro. Non resta quindi che condividere ancor di più la decisione delle dimissioni, se queste sono davvero servite, al netto di Vatileaks, a scongiurare l'effetto-Wojtyla 2005 per la Settimana santa.
Quanto a Bergoglio, anche oggi ha saputo dire la cosa giusta con il tono giusto. La sua capacità di alternare le algide letture delle scartoffie preparategli dai dignitari delle Sacre stanze con accalorate sezioni a braccio in cui il suo pensiero tracima luminoso e semplice, rende l'insieme vario e godibile. Certo, le difficoltà sono tutte a venire, altro che lavare i piedi ai detenuti il Giovedì Santo. Però il personaggio c'è. Con tutti i suoi pregi e i suoi difetti, beninteso: mentre oggi Francesco girava in Jeep per Piazza S. Pietro dopo Messa, mi è parso un filino pleonastico quel protendere/scagliare neonati da parte della folla per farli baciare al Papa; con tutto il rispetto che da queste parti portiamo alle gerarchie  ecclesiastiche, ogni tanto sembrava di vedere le sfilate di certe dittature asiatiche col lancio dell'infante in braccio alla Guida Suprema, posto che l'arietta primaverile romana e il sorriso mite ma fermo di Bergoglio bastavano a sciogliere i grumi dell'impressione. Pazienza, ogni cerimonia pubblica sconta inevitabilmente il suo tributo allo scenografismo.
È invece una pertinente osservazione del vaticanologo emiliano di Sky, il mistico Stefano Maria Paci, che vorrei riprendere: commentando certe frasi di Francesco sul rapporto con le altre fedi religiose, il Paci ha giustamente chiosato che se le stesse frasi fossero state pronunciate da Ratzinger, avremmo passato la domenica delle Palme a polemizzare col resto del mondo monoteista. Sì, sto in effetti notando anch'io che il trend generale è quello 'ma vuoi mettere Benedetto con Francesco?', nel senso che al Papa argentino è stato aperto un credito enorme, che il povero Ratzinger non ha mai potuto nemmeno sognarsi. Fin da subito ce lo hanno dipinto come il rottweiler di Dio, il teologo conservatore sordo ai cambiamenti, poi si è aggiunta la cosa dei pedofili, e giù a discettare dei suoi silenzi al tempo dell'ex Sant'Uffizio, poi ogni apparente allontanamento dal volemose bene con le altre religioni rivelate è diventato un pandemonio, manco Ratzinger stesse per bandire la nona Crociata. A Bergoglio, per fortuna sua, è andata meglio: la minima ombra di sospetto su una sua eventuale omertà, o peggio, ai tempi della dittatura argentina è stata non dico contraddetta, ma del tutto DISINTEGRATA nel giro di 10 giorni sulla base di un paio di testimonianze su cui nessuno ha più messo bocca. Ottimo. Certo, il doppiopesismo in forza del quale Ratzinger sbagliava a prescindere dà un po' fastidio, ad essere sinceri. Vojo di': lo vedi ad Auschwitz a chiedere scusa per i crimini del suo popolo contro gli ebrei, lo senti che cita nientemeno che l'Antigone di Sofocle, ma no, "non ha preso sufficientemente le distanze dai nazisti, ha lasciato intendere che i tedeschi erano all'oscuro di tutto e la colpa è stata solo di Hitler e dei suoi". Lo senti parlare a Ratisbona di una cosuccia come il rapporto tra fede e ragione e ad un certo punto gli casca una raffinata citazione contenente un'osservazione appena appena critica sull'Islam (dalla quale lui peraltro prende le distanze), e subito si grida allo scontro di civiltà e gli tocca fare un viaggio in tutta fretta in Turchia a dimostrare che Benedetto loves Muhamad. Trema la terra in Abruzzo, vittime e danni, gente che ride al telefono pensando ai fondi per la ricostruzione, e su faceboook compare in un colpo una pagina intitolata: "Quelli che Wojtyla sarebbe andato a piedi a L'Aquila a confortare i terremotati", per dire che il popolarissimo Papa polacco, vicino alla gente, mica come questo qui tedesco, non avrebbe esitato a precipitarsi nelle zone del terremoto, laddove Benedetto se ne stava quieto in S. Pietro a dire due rosari per i morti. Ora, sarebbe stato interessante chiedere agli estensori della pagina a quale Wojtyla stessero pensando, perché, all'età che aveva Benedetto all'epoca del terremoto, ovvero 82 anni, Wojtyla non aveva nemmeno più la forza di sollevare il cucchiaio da solo. C'era dunque da accusare l'ottantenne Ratzinger e chiedergli una 'prestazione' che Wojtyla certo avrebbe erogato con gioia, ma a 60-65 anni al massimo? [Parentesi: comunque Benedetto nell'Emilia terremotata è andato]
Insomma, la pubblica opinione, su cui restiamo manzonianamente scettici quando si trattti di grandi flussi di idee, ha ormai 'adottato' Bergoglio, almeno a parole. Sulla questione della povertà, intesa certo non come pauperismo, ma come scelta di moderazione dello stile di vita, vedremo quanti lo seguiranno, in particolare di quella brava gente che urla ai quatto venti di essere tenacemente di sinistra, e quindi vicina al popolo, ma tiene il portafogli, rigorosamente, a destra.
Voto: Bergoglio 8, Ratzinger 9 di risarcimento per le amarezze pregresse.


Berlusconi: premesso tutto quello che già si sa da un bel po', ieri Silviuccio... mah... era lui o era il suo Pokèmon? Saranno state le luci della primavera, il completo serioso, le ciglia aggrottate [parentesi: ma non aveva tutte le congiuntiviti del mondo? Dove aveva gli occhiali?], insomma, ieri ho avuto l'impressione di una balena prossima a spiaggiarsi, o peggio di un elefante che cammina lemme lemme e inconsapevole verso il cimitero. Gli slogan erano sempre quelli, l'inflessione pesantemente brianzola pure, il popolo di prezzolati a fare la claque anche, ma che fatica in quel fiato, che senso di ultime energie raschiate dal fondo del barile, manco fossero i Cavalieri dello zodiaco contro Arles... non dico che sembrasse un disco rotto, ma qualcosa di simile, quasi una figurina di pupazzetto meccanico che continua a colpire con l'accetta la legna anche se questa non c'è, perché si è danneggiato il carillon.
Silvio, io resto della mia idea, hai fatto il tuo tempo, hai arbitrato le sorti dell'Italia per 20 anni, hai creato una legge elettorale disastrosa che ci condanna all'ingovernabilità [e basta col rinfaccismo: "Ma è la legge elettorale che funziona in Toscana, la regione rossa!!!", perché non mi risulta che quella regione risulti ingovernabile ad ogni elezione], sei arrivato a mischiare pubblico e privato in un modo che non li rende ormai più distinguibili, ma per favore non barattare l'appoggio al governo con eventuali salvacondotti o addirittura un tuo uomo al Quirinale, siamo ormai fuori tempo massimo per tutto. Non vedi che la tua mediacrazia ha fatto da territorio di coltura per il fenomeno dei grillini? Non vedi che c'è un'Italia a pezzi a cui non si può più far credere che non è colpa tua anche se hai governato per anni, ma è colpa di chi ti ha messo il piombo nelle ali? Lo ripeto: sia pure così (ma fatico a crederci fino in fondo), TU te lo sei lasciato mettere, 'sto piombo, ergo non sei un politico capace di gestire gli alleati. Non è possibile che l'unica soluzione sia quella del governo sostenuto da un solo partito cui dovrebbe andare più del 50% dei voti, non ce l'ha mai fatta nemmeno De Gasperi. Rasségnati: sei un generale carismatico, ma un politico incapace di sentirsi  dir di no. Quindi non sei un politico. Che è quello che tu dici da vent'anni, ma non è quello di cui oggi il nostro Paese ha bisogno. La tua lotta con la magistratura è ormai un copione stantio, DA ENTRAMBE LE PARTI, sia chiaro, e tutti noi vorremo che ENTRAMBI deponeste le armi, ma così non sarà. Eccoci pertanto a seguire la triste liturgia dei tuoi parlamentari che cantano l'inno italiano in procura a Milano. Hai notato? Tranne i personaggi più avvezzi al copione che imponi loro  (Alfano, Santanché, Biancofiore, ecc.) gli altri cantavano con gli occhi desolatamente bassi (la Ravetto neanche quello, rispondeva ai messaggini...), quasi si vergognassero. Non ti sei chiesto il perché? Non hai sospettato che è troppo chiedere ad un parlamentare di mettersi platealmente contro un altro potere dello Stato in nome di una difesa del Capo che parte da presupposti soggettivi tanto quanto lo sono quelli dell'accusa? Non è il clima che vogliamo, Silviuccio, ma nemmeno tu hai più le forze per alimentarlo. Ragiona di conseguenza, ti prego.
Voto: 6 per l'impegno, 2 perché hai ricandidato la Gelmini, addirittura capolista in  Lombardia.

Bersani: coraggio, Gigino, al limite ti facciamo Ministro delle medaglie di legno. Tu prova a rabberciare i voti, poi si vedrà. Non ho ben capito chi sia la tizia che vorresti mettere alla Pubblica Istruzione, ma va bene, prenditi il tuo tempo. Voto 6 all'impegno, 10 se ce la fai.

domenica 17 marzo 2013

Le pagelle della settimana

Così, giusto per andare sul leggero ed evitare predicozzi che alla domenica riescono pesantucci.
1. Papa Francesco: per ora non ha sbagliato un colpo. Rifiuto GLOBALE di tutti gli orpelli papalizi, dalla mozzetta al trono, gesti di umiltà che certo wojtyleggiano alquanto e tuttavia hanno la loro radice in un'allergia alla fatuità cerimoniale e teatrale della Chiesa che rimanda indietro fino al pontificato di Paolo VI, colui che ebbe l'ardire di accorciare gli strascichi dei cardinali, che da 9 metri (NOVE) scesero a 0 (ZERO), per tacere della vendita all'asta della tiara appena dopo l'incoronazione. Non male, davvero. I segni della volontà di cambiamento ci sono tutti; naturalmente, sarà da vedere quanto le gerarchie vaticane permetteranno a Francesco di arrivare in fondo al cambiamento medesimo. Le resistenze saranno enormi, poiché certe brutte abitudini sono dure a morire. Tuttavia il personaggio funziona assai, anche oggi all'Angelus i momenti 'a braccio' trasudavano un calore umano che arrivava tranquillamente dalla televisione al salotto, laddove le domeniche ratzingeriane, e non poteva essere altrimenti, sapevano molto di comunicazioni di fine convegno, la cui alta densità teologica non era certo disprezzabile, ma credo che come sempre le cose funzionino in rapporto ai tempi, e in tempi grigi come questi certe pose da buon parroco come quelle di Bergoglio siano più necessarie dell'astratta dottrina. Voto 9
2. Pierluigi Bersani: bisogna dire che, dopo le scoppole prese a ripetizione dal 25 febbraio sera all'altroieri, il buon Gigino ha tirato fuori dal cilindro un paio di mosse che certo non risolvono il grosso dei problemi sul tappeto, ma almeno danno il segno di una presenza politica di cui cominciavamo a dubitare. La sterzata su due figure 'non-politiche' ma altamente significative sul piano dell'impegno giudiziario e umanitario come Grasso e Boldrini, indica da parte del PD la presa di coscienza che si può tentare di dare colore all'area grigia delle possibili convergenze col Movimento 5 Stelle tramite proposte a cui i grillini devono ben dare una risposta che non sia il semplice 'me ne frego' esibito nei giorni scorsi. Bersani si è di fatto guadagnato il pass per pretendere la presidenza del Consiglio, cosa che dopo il mezzo flop delle politiche non era assolutamente scontata. Renzi può restare a cuccia ancora per qualche tempo, ed è tutto sommato giusto così, visto che non sarebbe poi una gran figura che lo sconfitto delle primarie ricevesse l'investitura senza nemmeno che il vincitore abbia la possibilità di ribaltare una situazione invero spinosetta, e che tuttavia comincia a lasciar intravedere qualche minimo margine di manovra. Voto 8
3.Beppe Grillo: il suo strepitare contro l'irrazionalità dell'assenza di vincolo di mandato per gli eletti era il classico sintomo della più classica delle code di paglia. L'ottimo Beppino ha capito subito, all'indomani del pienone elettorale, che guidare, da fuori Parlamento, un numero così esorbitante di eletti sarebbe stato pressoché impossibile, e infatti così è stato. Del resto, non è nemmeno lontanamente ammissibile che un capo politico telecomandi i suoi parlamentari vincolandoli ad un'obbedienza da setta, azzerando la libertà critica del voto secondo coscienza. Certo poi fa abbastanza sorridere che l'accusa al M5S di essere 'peggio di Scientology' venga da chi, come Berlusconi, ha sempre militarizzzato le file dei suoi, obbligandoli a votare contro ogni scrupolo di coscienza provvedimenti ben oltre il limite della decenza, dalla attuale legge elettorale alla questioncelle di Ruby nipote di Mubarak. Grillo ha comunque poco da sbraitare e chiedere le dimissioni di chi ieri in Senato ha votato Grasso: non è possibile condannare un Parlamento all'immobilità agendo sempre come i pierini di turno, che godono solo a sfasciare senza nulla proporre. Questi qui saranno pure il nuovo che avanza, ma in un Paese democratico la rivoluzione vera si fa DENTRO la politica, con gli strumenti, i passaggi, le procedure della politica. Chi vien da fuori e pretende di agire come una specie di virus della peste bubbonica che fa scoppiare il proprio involucro, non vuole la rivoluzione, ma solo l'infantile disordine. Voto 4
4. Mario Monti: settimanaccia, la sua. Giunto ormai a scadenza del mandato di premier, l'amico Marione pare colto da una frenesia di protagonismo che è del tutto insensata, se si considera che la sua carica di senatore a vita gli consente comunque di stare dentro i Palazzi a dirigere il gioco. Sfumata la possibilità di ridiventare premier, si è autoproposto come presidente del Senato, ricevendo in cambio quintali di gelo da Napolitano (e in effetti un senatore a vita dovrebbe stare buono e lasciare che gli eletti si giochino le caselle calde della marcia parlamentare); pare tuttavia che, anche in un colloquio al calor bianco con l'altro aspirante al massimo scranno madamizio, ovvero Schifani, Monti abbia detto papale papale che, ove fosse saltata l'elezione in oggetto, il risarcimento sarebbe DOVUTO consistere in voti per la Presidenza della Repubblica. Ora, forse che Marione ha obliato il fatto di essere stato, nel quindicimestrale precedente, l'uomo dell'emergenza, ruolo che egli stesso ha ripetutamente avocato a se stesso, lasciando intendere che la guida della Bocconi era l'isola di Itaca cui lui voleva tornare il prima possibile? D'un colpo pare che egli stesso si sia scordato della propria estemporaneità, ed ecco le salite in campo, la lista acchiappa voti al centro (nei suoi sogni, beninteso) e in ultimo tutte queste pretese al limite del capriccio, avanzate da uno che ha passato un anno e mezzo a dire che alla prima occasione avrebbe tolto il disturbo. Evidentemente qualcosa ci è sfuggito. Magari Marione, in un sussulto di civismo, ha creduto di essere l'unico & il solo cui l'Europa conceda un briciolo di credibilità? Quand'anche fosse, le sue parole a inizio mandato erano state chiare. Oppure anch'egli, come già il premier tecnico Lamberto Dini, che dopo due anni di governo prese tal gusto alla politica da schierarsi col centrosinistra, lui che era stato Ministro del bilancio nel Berlusconi 1, anche Monti, dicevamo, potrebbe non aver saputo resistere al sapore acre ma drogante della politica atttiva, nel suo misto di seduzioni di potere e sfide da affrontare per metter sotto avversari come birilli e affermare la bontà della propria Weltanschauung. Sì, ma resta il fatto che stiamo parlando di un senatore a vita, uno che può essere chiamato quando vuole, perché tanto lì sta e nessuno lo smuove, uno che manda al massacro gli altri, mentre il suo posto in Senato resisterà a qualsiasi evenienza elettorale. Insomma, perché non portare pazienza e vedere come se la giocano 'gli altri', e solo alla fine, appena prima che la canna del gas s'accenda, accettare l'ennesima soma governativa, vista l'impraticabilità di ogni altro percorso che non siano le elezioni anticipate? Per una sola ragione, che sgorga in tutta evidenza dai comportamenti montiani ora registrati: anche l'ottimo Marione non ha saputo resistere al motivo più profondo che spinge qualcuno a mettersi al servizio del popolo, nella coscienza di aver carte da giocare ed expertise da esibire. E questa ragione ha un solo nome: non 'scelta civica', ma, più umanamente, 'vanità'. Voto 2

giovedì 14 marzo 2013

Il Grande Conclave - giorno 2

"Eminenza, si rassegni, tocca  a Lei".
"Ma porque, madre de Dios! E' peggio di Lacrime del tramonto!!".
"Ma cosa vuole che ne sappia quello là... piuttosto, una telefonatina al Papa emerito?"
"Non puedo, avevamo detto un Papa giovane e avete scelto me!"
"Lo spirito Santo, sa...
"Ma non me entiendo de pregar en italiano, como farò ad hablar e a dire el Padre Nuestro...".
"Non tema, dopo un polacco e un tedesco, l'uditorio italiano è diventato di bocca buona..."
"Guardate però che se mi mettete a capo del vapore, anzitutto mi scelgo un nome mai usato, poi saprò mettere a cuccia chi ci ha portato al disastro".
"Sì, sì, lo dicevano tutti, ma non si affanni troppo... una Via crucis a ritmo di tango e avrà tutti ai suoi piedi. Anzi, se una delle prime volte, magari già durante la Messa di intronazione, volesse esibirsi nell'accalappiare qualche Cardinale al lazo, come un vero gaucho...".
"Ma dove sono finito...?"



Questa, in estrema sintesi, dev'essere stata la conversazione tra il nuovo Papa Francesco e il Cardinale che deve chiedergli ufficialmente se accetta l'esito dell'elezione. Il già graditissimo Bergoglio, che a fronte dell'età promette scintille, deve tuttavia aver dovuto pensarci bene prima di decidere, visto il climettino che attanaglia il Vaticano. Anche perché, secondo me e la Spocchia, le cose sono andate come vedremo adesso nel flashback che provvediamo a proporvi...


Città del Vaticano, Cappella Sistina, ore 15.00 e qualcosa, dopo il quarto, infruttuoso scrutinio. Mentre un paio di Cardinali diaconi provvedono a spazzar via con lo scopettino i resti semibruciacchiati di Scola, Poletto, Sepe, Schoenborn, Maradiaga e Dolan, la cui incapacità a raggiungere il quorum ha consigliato di eliminarli fisicamente per ridurre il numero dei voti dispersi, i Cardinali ancora vivi si guardano desolati negli occhi, ciucciando sconsolatamente degli Zigulì azzimi ad usum paenitentiae. Lo spettro di passare tutta la Quaresima e la Settimana santa chiusi tra la Domus di Santa Marta e la Cappella Sistina comincia ad aleggiare minaccioso. Niente uova pasquali, niente abbacchio, soprattutto niente gita fuori porta sui colli Albani. Un devoto pensiero vola a Castel Gandolfo: "Perché ci hai fatto questo? Non potremmo rieleggerti e finita lì?". 
Il fumo degli incensi va a rapprendersi in forma di nuvoletta giusto in corrispondenza della zona dell'affresco raffigurante il Giudizio universale michelangiolesco in cui il Maestro si è 'autoritratto' in quella pelle umana sgonfia e vuota che risale dai morti verso Gesù.



"Così dunque è il fine di tutto? Mentre il mondo ci guarda, noi abbiamo dimenticato la pulverulenta essenza dell'uomo, carnale ed effimera imago Christi, come lui destinato ai patimenti? Davvero siamo diventati un baraccone mediatico che vende la gioia e si fa beccare con le mani nel sacco altrui? Finiremo per confessare i fedeli via Twitter?". Questi sono i pensieri di un nutrito numero di porpore, atterrite dal Cristo giudicante di Michelangelo, che con quel braccio alzato e la Madonna rannicchiata al fianco pare fulminare uno per uno gli inquilini del sacello, inchiodandoli alla loro nequizia.



Un colpetto di tosse. Il Cardinale incaricato di distribuire i bigliettini per la successiva votazione richiama delicatamente i colleghi ai loro obblighi. "Guardi, Eminenza, ringrazi che ogni centimetro quadrato di questo sacro luogo è patrimonio dell'umanità, sennò l'avrei già sbriciolato a testate!", urla un porporato asiatico nel ricevere il foglietto. "È un'indecenza!" sbotta un africano "Peggio della clausura! È questo il modo di trattare dei dignitosi ometti avanti con gli anni? Nel 2013 siamo ancora qui con i voti cartacei! Ma un televoto direttamente dalle nostre diocesi, spaparanzati in sagrestia, no?".
"Sentite, Eminenze, quando lo Spirito Santo sarà comunicabile via email, ne riparleremo. Ora si procede alla vecchia. Diamo un'occhiata a Spotted, piuttosto..." (ricordiamo la vittoria dei cardinali africani nella prova settimanale...).
Si apre facebook.va. Spotted Cappella Sistina. Il delirio. "Tu, che sei entrato per cinquantasettesimo ieri e mi hai guardato con aria superciliosa perché sei arcivescovo da più anni di me, non credere che ti voteremo solo perché parli bene il latino". "Ehi, tu, quinta fila, decimo posto, sai che te la tiri da matti? Credi di essere l'unico a conoscere a memoria il libro di Qoelet?". "Gente, che ne dite di fare un flashmob al sesto scrutinio per vedere se si accorgono ?". Eccetera eccetera eccetera.
"Venerabili fratelli..." piagnucola un europeo "...mi pare abbiamo smarrito la strada. Decidiamoci una buona volta: o star qui dentro fino a consunzione, o uscire entro stasera".
"Ma se continuiamo ad avere cardinali che si prendono 30 voti ciascuno... È una situazione senza sbocco...".
"Oddio, uno sbocco ci sarebbe..." sussurra un'Eminenza nello spegnere il computer "Sapete come funziona nel mondo della scuola italiana quando si tratta di assumere a tempo indeterminato i professori?".
"Si fa il concorso, no? Chi vince passa di ruolo".
"Non solo. Chi anche non passa di ruolo subito, perché i posti non sono sufficienti, può attendere che arrivi il suo turno venendo inserito nelle graduatorie di merito e in quelle permanenti ad esaurimento. Man mano che si liberano posti vacanti, si immettono in ruolo gli aspiranti scorrendo le graduatorie secondo il punteggio".
"Ah!" esclamano 22 cardinali, lievemente imbambolati dalla rivelazione.
"Quindi?", chiede uno dei presbiteri.
"Beh, il Papa mica è morto, è emerito, quindi in linea teorica la graduatoria finale che l'ha visto trionfare 8 anni fa è ancora valida".
"Sì, volendo..." rimugina dottamente un arcivescovo.
"Lei dunque, Eminenza, suggerirebbe... ma mi pare un po' tirata...".
"Ma perché mai? I conclavi si fanno a Papa morto, ma se uno si ritira, vale la graduatoria che lo ha eletto. E si va a scorrimento". Un mugolìo si sente provenire da uno degli sgabelli in fondo alla Cappella.
"E quindi... aspettate, chi era qui l'altra volta? Lei, Eminenza, ottimo. Chi ha preso più voti dopo Ratzinger?".
"Oddio, così su due piedi... Sandri?", ma il feroce nonononono fatto con tutte e due le mani dall'interessato fa abortire l'ipotesi.
"Ma no, era l'altro argentino, coso... Bergoglio! Si, Jorge Mario Bergoglio! Era lui, Martini non se la sentiva, poi ci siamo buttati tutti sul tedesco, ma il secondo è stato lui, certo!!". Altri mugolii.
"Beh, allora è fatta!" Si frega le mani il Cardinale scrutatore "A saperlo, ci risparmiavamo tutta questa fiera...".
"Vabbe', non pensiamoci, il dado è tratto". Rumore di corpo umano che cade da sgabello.
"Ottimo, allora... Cardinale Bergoglio, venga pure qua... Ehm... Cardinal Bergoglio???". Tutti si voltano verso l'angolo della Cappella da dove provenivano gli strani rumori e vedono, riverso su un fianco, per l'appunto Bergoglio. Quindi si gettano su di lui per rianimarlo.
"Su su su, fratello, facciamo che abbiamo votato pro forma... il nuovo Papa è lei, chiudiamola qui", taglia corto il capo scrutatore, mentre gli altri rimettono in piedi l'argentino. Il quale, dopo un flebile gesto di diniego, si trova con la stola in spalla.
FINE FLASHBACK


COMMENTO AI FATTI
A parte che questa di Bergoglio che era arrivato secondo l'altra volta mi era sfuggita, mi ritiro idealmente da Piazza S. Pietro portandomi dietro il mio fagotto di pronostici avvizziti e il mio cartellone "Forza Tagle!!", opportunamente rimboccato e pronto per l'inceneritore.
Ok, volevamo il nuovo e siamo stati serviti. Un Papa dell'emisfero sud, con un nome mai usato prima. Riservandomi ulteriori analisi per frangenti meno complessi, mi limito qui ad osservare la maestria filologica che sottende all'elezione papalizia testè avvenuta.
1. Cari futuri Papi, aspettatevi che anche nei conclavi venga introdotto il sistema delle graduatorie: morto un Papa, se ne nomina un altro, basta vedere chi ha più punti. Sarà evidentemente possibile acquisire punteggio anche frequentando master di 1600 ore, tipo qualche corso For.Com. dal titolo: "Didattica delle Lamentazioni", oppure far valere doppio il servizio prestato in sedi disagiate (Nairobi non è Los Angeles, si capisce...). Insomma, anzianità di servizio e titoli faranno finalmente giustizia dell'obsoleto sistema di elezione che non fa altro che inquinare la già mogia aria romana col fumo ai solventi chimici che vien dalla Cappella.
2. Tutti a rompere le scatole che da 35 anni non ci sono Papi italiani. Ora, a parte che, in un organismo multinazionale come la Chiesa, Anno Domini 2013, sarebbe solo che ASSURDO pretendere che un unico Stato fornisse i vicari di Pietro, stavolta i cardinali hanno giocato di fino: Bergoglio, come il cognome lascia ampiamente dedurre, è di origini piemontesi....
3.    Tutta la retorica sul Papa di colore da affiancare idealmente ad Obama si scioglie in una tiepida serata romana. Volevate il Papa nero? Bene, Bergoglio è gesuita, e il capo dei gesuiti da sempre viene soprannominato Papa Nero. Direi che più o meno ci siamo.
4. Il nome, come suol dirsi, è tutto un programma: lo hanno eletto anzianotto, trascurando i nostri consigli? E lui non ha nulla da perdere, a questo punto spazzerà via più marciume possibile, provvederà davvero francescanamente a riconvertire alla povertà evangelica la Chiesa. Il che non vuol dire che questi si sposteranno in risciò o comunicheranno col telefono a gettoni, ma certo si farà in modo che le violazioni del sesto e settimo comandamento, a quanto pare un filino diffuse tra i Sacri Palazzi, siano frenate se non fatte estinguere. Ottima botta mediatica la croce di ferro e non d'oro sopra la veste, eccelso il gesto di indosssare la stola solo per il momento della benedizione urbi et orbi per poi togliersela subito, come a dire che non servono sovrastrutture barocche per il ministero petrino; grande l'idea di definirsi solo vescovo e non anche Papa. La preghiera silente con inchino verso la piazza, un boom. Certo, il passato del Papa è molto, ma molto wojtyiliano, la qual cosa certo lo renderà subito più popolare del teologo freddo e teutonico che ebbimo fino a un mese fa. Il 'buonasera' e il 'buonanotte' che hanno aperto e chiuso il saluto alla folla fa molto Giovanni XXIII. Insomma, la linea è quella, Paolo VI e Benedetto XVI stanno da quest'altra parte. Un'alternanza che, in astratto, non può che giovare alla Chiesa. L'importante, però, è non cadere nell'errore dell'ultimo periodo di Giovanni Paolo II, ovvero consentire alla popolarità del carisma di scavalcare la sua efficacia. In altre parole, preferiremmo avere meno bimbominkia cattolici che gridano 'viva il Papa' a favore di telecamera, come se fosse un Justin Bieber qualsiasi, e subito dopo corrono in cameretta a dedicarsi al bricolage, e più gente che preferisce agire in silenzio piuttosto che sgomitare per avere il posto in prima fila per farsi riprendere alle Messe in tv. La dimensione ormai inevitabilmente mediatica della religione cattolica non deve trasformarla in uno show. Bisogna aiutare i fedeli a coltivare l'interiorità, non far passare il messaggio che ciò che conta è la partecipazione all'Evento. Cioè, questo senza quell'altra è un guscio vuoto. Sarà una lotta dura, ma Francesco pare avere le idee chiare: come il suo eponimo, anche lui è stato nel mondo prima di prendere i voti, quindi sa bene come vanno certe cose. Accetterei pure il rischio di terzomondizzazione del pontificato, se ciò servisse a salvare l'occidente dalla deriva nevrotica che ormai lo attanaglia: guardare al di là delle nostre mura dorate è la miglior cura alla nera insoddisfazione dei cuori che credono di risolvere tutto a colpi di benzodiazepine. Si sa, più il sorriso è splendente, più fondo è il baratro che deve coprire. Il sorriso mite di Francesco, secondo noi, nasconde invece una volontà d'acciaio. Vedremo.

(Oh, Tagle, don't worry, il prossimo giro è il tuo, giurato....)