Motto


"Chi scende, non sale; chi sale, non zucchero; chi scende, zucchero".



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sabato 1 novembre 2014

Hoc quod volo me nolle (Seneca, Phaedra, vv. 604-605). Psicodramma leopoldese.

Ci permettiamo, da senecani quali siamo (vabbe', senecani... senecani pneumatici, diciamo...)(mica si può sapere tutto, oggidì...), di citare un doppio mezzo verso della tragedia composta dal Cordovano e dedicata allo strazio di Fedra, colei che, sposata al noto seduttore di sorelle di minotauri, viene da costui (già reo di aver intortato altri - e soprattutto altre- a casa Minosse) condotta ad Atene, salvo poi sentirsi dire: "Ciao, scusa, devo scendere nell'aldilà a prendere una cosina col mio amico- amico- amico Piritòo, ma torno, eh?", detto pure che la 'cosina' è la moglie di Ade, ebbene Fedra si trova sola soletta come la sposa di un marinaio qualsiasi. E che fa? Passa di lì il protagonista di Into the Wild, ovvero Ippolito, un ragazzone belloccio, di fisico amazzonico nonché devoto a Diana, dea delle selve, della caccia, della luna, ma soprattutto della friendzone, dal momento che i Diana boys non hanno la benché minima intenzione di congredire carnalmente con chicchessia. Insomma, Ippolito odia cordialmente tutte le donne. In più, essendo il frutto della relazioncina flash del padre con la regina Ippolita, tecnicamente è figliastro di Fedra. Non c'è consanguineità, osserveranno i più acuti. Quindi, se per caso Fedra, costretta a vivere di deliqui e fantasie inappagate, si intrattenesse, magari anche solo per un caffettino, col figliastro, nulla di male, no?
No.
Com'è noto, per l'etica antica anche i rapporti tra matrigna e figliastri, benché costoro non consanguinei, erano considerati incesto. Di qui  la tensione di Fedra tra desiderio e pudore, tra spinte irrazionali e necessità di mantenere il decoro. Seneca sviluppa questa linea facendo compiere alla regina creto-ateniese tutte le tappe della tipica melancolia d'amore, che poi sfocia in un delirio maniacale spersonalizzante che la porta a desiderare di diventare un'amazzone per entrare nella inner-zone di Ippolito (poraccia...). Pazza, ma pazza da psichiatria, vedere la descrizione che di lei fa la nutrice ai versi 360-386 della tragedia.
("Maronn', che ppalle 'sta lezioncina...").
Senonchè, spalmatasi sul sagrato della reggia davanti, guarda caso, ad Ippolito che la osserva straparlare e non capisce, Fedra, come era logico attendersi, ci prova, ma si mangia le mani tutte le volte che apre bocca, appunto perché vorrebbe dire e non può, vorrebbe qualcosa che un'altra parte di lei fortemente non vuole.
Poi la cosa finisce in tragedia. Ma dai?
Orbene, il modulo- Fedra è oggi meravigliosamente incarnato dai rottami del PD, costretti a stare in un partito che hanno bensì fondato nello stesso anno in cui diventava presidente francese Sarkozy, ma che ora è in mano non a Teseo, bensì a Ippolito, ovvero Renzi. Chi sia Teseo è arduo dirlo, nel senso che di segretari del PD finiti all'inferno è piena la pur breve storia del partito: il povero Bersani ha rischiato davvero di passare ai più, mentre il peso politico di Fassino (già leggerino di suo) e Franceschini ha prodotto quel che ha prodotto, cioè niente, tant'è che dopo un anno dalla nascita del partito la maggioranza che sosteneva il governo Prodi2 si è sfriccicolata su un voto di fiducia a dinamite mastelliana e sappiamo cosa è seguito.
Ippolito Renzi, il giovane mezzosangue greco-amazzonico, invece tira parecchio, seduce filosofi e industriali, animatrici di salotti chic e azzimati statisti di inizio secolo: la sua natura democristiano-sinistresca con occhiolino a destra è del resto la miscela ideale per mandare in analisi le Fedre di turno. Il Pd mi piace, Matteo no, però cosa posso farci? Amo il mio partito, ma non voglio compromettermi a finire nel talamo elettorale con questo giovinotto peraltro così pieno di stimolanti idee...
Sembra strano, ma i vecchi arnesi del PD hanno questa miracolosa facoltà di volgere sempre la tragedia in farsa. A parte essersi mandati a casa da soli nel 2008 dopo nemmeno due anni di legislatura, abbiamo ancora tutti vivissimo il ricordo delle politiche del 2013, quando la vittoria era servita sul piatto di rodio e si finì con tre partiti alla pari. E giù i soliti psicodrammi della sinistra incapace di vincere, poco comunicativa, buona solo ad alimentare risse al proprio interno ecc.
Oggi, ci risulta, il PD ha portato a casa un sontuoso punteggio alle elezioni europee e Renzi anima meeting leopoldeschi con piglio da amico del popolo tutto che fa imbestialire i Patriarchi (Bindi, Bersani, Cuperlo, D'Alema, gente così), che si ritrovano nella fedresca situazione di vivere in partito di cui odiano selvaggiamente il nocchiero, ma che resta comunque il LORO partito, quasi che Renzi l'avesse preso in commodato d'uso fino al 2016 o giù di lì. La cosa purtroppo genera equivoci che credevamo sotterrati con la vecchia Democrazia Cristiana, ovvero la saga dei fratelli coltelli. È noto che, come ben ricorda il farfallinato Roberto Gervaso, i democristiani erano sempre tutti amici tra di loro, salvo tenere il coltello dietro la schiena per ogni evenienza. Qui a casa PD vediamo Bindi che fa un catfight epico con Serracchiani, Bersani che spara a zero su Renzi, Cuperlo che rivendica l'apporto della sinistra piddina al successo renziano, contestando costoro coralmente TUTTA la legge di stabililtà, persino gli articoli non ancora scritti, persino quelli scritti nelle finanziarie del 1976, ma alla fatal domanda: "Allora Lei, Onorevole, se non condivide la politica di Renzi, è pronto a lasciare il PD?", la risposta è sempre: "Ma per carità, il PD è il mio partito e Renzi è il mio segretario!". Ah, però. E in caso di questione di fiducia? "La voterò, che diamine!!". Quindi va o resta? E qui, razdeganianamente, "Sono fatti miei".
Lo sappiamo, manuali di medicina pneumatica alla mano, si tratta dei classici episodi di bipolarità maniaco-melancolica che portano il soggetto depresso a odiare rabbiosamente e rabbiosamente scagliarsi con intenzioni poco meno che bellicose contro l'oggetto della fissazione, salvo poi pentirsi e tornare a macinare sordo rancore.
Ora, se è ben chiaro a tutti i lettori di tragedie antiche che Fedra, in un modo o nell'altro, calunnierà il non concendentesi Ippolito accusandolo di averla violentata, e che alla fine entrambi, per i più vari espedienti narrativi messi a punto dai rispettivi autori, finiranno infilzati/impiccati/maciullati/sbriciolati, la domanda che ronza in testa a noi Osservatori Distaccati della Realtà è: "Finirà così anche nel Pd? Si disintegreranno a vicenda?". È ben vero che Ippolito disprezza le donne (e Fedra appena si dichiara), laddove Renzi non aspetta dichiarazione alcuna dalla Bindi, ma la sfancula allegramente ogni volta che può. È vero che Bersani, più che possedere Renzi, vorrebbe possedere la segreteria da lui al momento occupata. Insomma, andiamoci piano coi loci paralleli. Però la volontà equivoca dei contendenti di Renzi è tutta lì da vedere: un segreto desiderio di sbattere il giovin fiorentino fuori dai cabbasisi, pure a costo di rivedere il PD al 25%; dall'altro lato, trombe di guerra che smuoiono al solo pronunciare la parola 'scissione'. Pare dunque che la politica nostrana non si lasci alternative tra il partito a decisionismo monocratico e l'arlecchinata delle correnti plurime che si ostacolano a vicenda. Nei fatti piddini di questi giorni sembra di rivedere d'un colpo tutta la storia della repubblica, i moti più o meno percepibili che scuotevano la DC, la fase craxiana del PSI, il berlusconismo incarnato da chi ha la metà esatta degli anni di Silviuccio, l'amore e l'odio che giungono a livelli esagitati, quella sottile ed inesausta dialettica di Uno metafisico e Diade di grande-e-piccolo che tanto piaceva a Platone e da cui deriverebbero tutte le cose. Tutto l'amalgama riuscirà coerente, prima o poi? Per il bene del nostro sciagurato Paese, speriamo che almeno a sinistra qualcosa avvenga. Per la destra, attendiamo. 

giovedì 25 aprile 2013

Le pagelle della settimana (4)

La carne al fuoco brucia profumando l'aere tutt'intorno di zaffate osmoeccitose. Ah, il barbecue del 25 aprile! (che in realtà NON sto consumando, sono a casa e leggo cose). Giorgio Napolitano: contro OGNI PREVISIONE, il nostro migliorista preferito è tornato al Colle, e probabilmente Clio sta predisponendo le carte per il divorzio. Ottimo e tonitruante il discorso di re-insediamento, peccato che i 945 geniacci applaudissero ad ogni suo strale contro quei cretinazzi che lo avevano riportato lì, senza accorgersi di essere LORO i cretinazzi in oggetto. Un caso di transfert da manuale. Ma il momento connotativamente più alto di tutta la cerimonia è stato quando, finita la concione, tutti i parlamentari si sono alzati ad applaudire e una sola, grande eminenza ha intercalato l'applauso ad una feroce consultazione dello smartphone, quasi sicuramente per twittare qualche instant- thought di quelli che fanno epoca:


lei, la mai più dimenticata ex-Ministro dell'Istruzione, frantumatrice della scuola pubblica e distruttrice di onorate carriere senza fare di strage di chi veramente meritava il licenziamento, insomma lei, Mariastella Gelmini, la quale, come l'ultima delle bimbominkia con cui quotidianamente interagiamo, non ha resistito al fascino della twittata anche in un momento in cui bisognava solo alzarsi e, impettiti, con o senza applauso, rendere omaggio ad un uomo che si è preso in spalla una soma di cui avrebbe volentieri fatto a meno. Ma lei NO, come il bimbominkia medio che entra in casa altrui e prima ancora di salutare i padroni finisce di messaggiare, e al limite dà la mano senza staccare gli occhi dallo schermo, così Marystar ha rovinato la solennità della standing ovation per commettersi subito ed informarci di una cosa che sapevamo già, ovvero che Napolitano era di nuovo lì. Quanto a Lei, presidente, butti giù l'amaro calice: ha avuto più voti dell'altra volta, nel paradosso assoluto di questo post-elezioni, ed ora deve traghettarci verso il Nulla. Non tema, La stimiamo comunque. Voto 8 a Napolitano, 4 alla Gelmini per l'atteggiamento non consono.

Il Partito Democratico (o quel che ne resta). Ok, sarebbe troppo facile sparare sulla Croce Rossa, specie perché ho votato questo partito per la prima e credo ultima volta in vita mia, ma penso proprio per questo di poter dare un parere abbastanza scevro da partigianerie o pregiudizi. La Caporetto democratica, con le candidature bruciate di Marini e Prodi, la regia oscura di Renzi (visto a non nominarlo delegato regionale? Più vendicativo di un chierichetto...) & D'Alema (che resta appunto quel gran fuoricorsista rancoroso di cui già dissimo), i mal di pancia a getto continuo della base e dell'altezza, e pure del perimetro e dell'apotema del partito, le imboscate e i tradimenti sanciscono un unico verdetto: il PD si dimostra una volta di più un partito nato morto, frutto dell'alchimia di elementi inconciliabili come l'ex sinistra democristiana e gli avanzi dell'ex PCI in salsina socialdemocratizzata. In nessun luogo al mondo, checché ne ciarlino gli esperti, il centro cattolico si allea con la sinistra, poiché, se anche i due poli paiono accomunati da una certa visione solidaristica dello Stato e della politica in termini di protezione dei più deboli e promozione di scelte egualitarie, sono d'altra parte separati da un oceano metafisico, poiché il personalismo teleologico cattolico non ha nulla a che vedere col cieco materialismo storico delle teorie a cui, se non è cambiato pure questo, si ispira un partito di sinistra. Da un lato valori non negoziabili perché emanati non dall'uomo, ma di Dio, dall'altro l'elevazione del bisogno individuale a legge pratica relativamente valida indipendentemente dal numero degli abbisognanti, da un lato il guariniano "piaccia, se lice", dall'altro il tassiano "s'ei piace, ei lice". E così enumerando. Ora, questa antinomia a monte si è tradotta, a valle, in due campagne politiche (2008 e 2013) che si sono rivelate una disfatta senza appello in entrambi i casi, perché sotto sotto, e lo dico perché ho sentito l'uomo della strada parlarne, il socialdemocratico convinto non ha voglia di votare la Bindi e tutto il mondo di vecchiume ideologico che costei si porta dietro, né il cattolico osservante può accettare che prima o poi il PD tiri fuori la legalizzazione del matrimonio omosessuale. Per dirne una. E c'è poi da ponzare sul fatto che la vittoria alle primarie ha a tal punto ubriacato la segreteria Bersani da far sembrare le istanze dei renziani poco più che capricci. Di qui le candidature di gente non impresentabile, ma vecchiotta, i giochini di far disputare le primarie a Finocchiaro e Bindi non nella loro regione di residenza, il peso abnorme dato a candidati molto sinistresi, laddove la fetta renziana dell'elettorato cresceva in sdegno e malcontento. Insomma, il netto successo alle primarie ha provocato nei bersaniani quella che potremmo da oggi definire "sindrome dei guelfi Neri", a memoria di quanto Ciacco profetizza a Dante nel sesto dell'Inferno, allorché gli racconta che i Neri, aiutati da Bonifacio VIII, prenderanno il potere a Firenze e bersaglieranno i Bianchi con rappresaglie ed ingiustizie multiple senza avere un minimo di pietà (vv. 70-72: Alte terrà lungo tempo le fronti, /tenendo l'altra sotto gravi pesi, /come che di ciò pianga o che n'aonti). Peccato che i guelfi Bianchi siano oggi capeggiati da un fiorentino DOC, Renzi appunto, che quindi di guerre civili se ne intende. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. (E anche il conte Ugolino ha avuto il suo risarcimento: Enrico Letta è pisano...) Voto: boh, come fai a votare una cosa che non c'è?

Papa Francesco. Sempre più pop, a livelli che oramai scaraventano Wojtyla nella preistoria. Dopo aver detto che Dio non è uno spray, alla preghiera del Regina Coeli di domenica, evidentemente caricato a mille dalla parabola del buon pastore, Bergoglio ha arringato la folla come nemmeno il più esperto dj di uno spring break qualsiasi sarebbe riuscito a fare. Lui: "Sentite la voce del Signore?". La folla: "Sì!". Lui: "Non... non sento..." (mano all'orecchio in stile: "Let me feel your rythm!!"). La folla: ""Sììììì!!!!". Poi, la folla: "Fran-ce-sco, Fran-ce-sco!". Lui: "Grazie per il saluto, ma salutate anche Gesù! Gridate Gesù, forte!!!". La folla: "Ge-sù, Ge-sù!!". Ovvio che Ratzinger si starà fregando le mani, pensando di aver trovato il vasocostrittore giusto per ridare slancio anche mediatico ad una chiesa in gravissima crisi. E Bergoglio vasocostringe da vero entreneur. Secondo alcuni, ovviamente, anche un po' troppo fuori dalle righe con atteggiamenti magari pure eccessivi. Oddio, a parte che dopo 27 anni di pontificato wojtylesco in cui si è visto di tutto, in senso buono, grazie all'istrionismo di GPII, gente come Bergoglio non è più nuova in senso assoluto. A parte che, ormai, sembra che dobbiamo rassegnarci all'alternanza tra pontefici "seriosi" e pontefici "popolari" (Pio XII vs Giovanni XXIII, Paolo VI vs GPI e GPII, Benedetto XVI vs Francesco). A parte tutto ciò, Bergoglio mostra in realtà una scafatezza da vero gesuita. Ricorderanno i nostri piccoli lettori che una cosa fu imputata a Wojtyla appena deceduto, ovvero di aver riempito le piazze, ma svuotato le chiese; in other words, si osservò che la grande carica mediatica di GPII aveva bensì avuto ottime ricadute in termini di folle oceaniche agli Angelus, alle Giornate della gioventù, al Giubileo, ovunque questo umile polacco mettesse piede, insomma, epperò a questo boom promozionale della singola figura del Papa non era corrisposta la capacità di frenare il crollo delle vocazioni religiose, cosi come quello del numero di cattolici praticanti, che obiettivamente si sono acuiti proprio nei 27 anni di regno del cracoviano. Tutta roba che, poi, passò in cavalleria nel momento in cui si riconosceva a GPII di aver avuto un ruolo attivo e fattivo nel contribuire all'estinzione del Demone Sovietico che tanto turbò i nostri sonni da Yalta in poi (e comunque nemmeno Paolo VI riuscì ad arginare la marea montante dello scetticismo secolarizzante, figuriamoci un uomo che veniva da una nazione mai toccata prima dalle mode consumistiche).
Vero è che la questione della mediaticità non sempre feconda di Wojtyla può oggi essere analizzata in termini sereni: ci permettiamo senza dubbio di rimarcare come certe occasioni ecumeniche di quegli anni, Giubileo in primis, ci avessero lasciato un certo retrogusto sgradevole, non certo nell'impegno profuso da un Wojtyla ormai a pezzi, ma nell'atteggiamento di certi fedeli, di certe masse di fedeli, che sembravano partecipare all'evento non per Gesù, ma perché c'era quel Papa lì. Voglio dire che, a volte, mi si formava nella mente l'immagine di un cartellone teatrale con scritto a caratteri cubitali GIUBILEO!!!, poi appena sotto CON PAPA WOJTYLA!!! e poi ancora sotto sotto, in caratteri minuscoli, "e l'amichevole partecipazione di Gesù". Purtroppo pareva proprio che il Giubileo, specie il Giubileo dei giovani, fosse diventato una specie di Woodstock cattolica la cui star principale risultava essere (involontariamente) il Papa, dopodiché si faceva uno sforzo e ci si ricordava che il "protagonista" vero della cosa era colui di cui il Papa è il vicario, Cristo appunto. Ma era già tardi, le telecamere si erano già spente, i canti erano finiti, si disse addirittura che i preservativi coprivano la spianata di Tor Vergata, a dimostrare che la gioventù cattolica aveva saputo unire in maniera epica l'utile al dilettevole (ma cathopedia dice che non andò così, e lo speriamo vivamente, non per un soprassalto di pruderie, ma perché pensare che gente giubilare abbia approfittato dell'occasione per lo zompo è poiuttosto triste...): lo spettacolo imperniato sul Papa era andato bene, quello della Fede no.
Bergoglio, in quell'esortare la folla a scandire non il suo nome, ma quello di Gesù, mi pare abbia dimostrato di aver ben presente il rischio della mediatizzazione della figura del Papa, e di non voler cadere nel budello predetto. La sua idea è quella di essere un tramite, dotato certo di una visibilità negata a chiunque altro, e tuttavia conscio che il fascio di luce che si punta su di lui deve essere subito deviato verso la Sorgente stessa del suo essere lì. Non male, non male. Detto poi che, secondo me e la Spocchia, la sua voglia di stare tra la gente ci porterà di qui a poco ad assistere agli Angelus con lui in piazza in mezzo alla folla, microfono da guancia come ad Amici, giro per la piazza sul gippotto, le guardie del corpo che impazziranno tutte le volte. Ce lo vedo troppo. Voto 8.

domenica 24 marzo 2013

Le pagelle della settimana (2)

Ma quant'è spiccio questo sistema, Dio mio...

1. Papa Francesco feat. Papa Benedetto: devo dire che, dopo la visita a Castel Gandolfo del Papa-Papa al Papa Emerito, ho capito appieno perché Ratzinger abbia deciso di auto-emeritarsi il mese scorso. Non che Bergoglio sia un fiore di atleta [parentesi: signori porporati, avevamo detto che lo volevamo giovane, Benedetto ha mollato ricorrendo nientemeno che all'ablativo assoluto 'ingravescente aetate', e voi andate a prendere uno di 76 anni, con mezzo polmone in meno e una vistosa zoppìa? Vabbe', però è uno che sa il fatto suo, ok, ok] ma l'altro, appoggiato tremante al suo bastone, dava davvero l'idea di essere lì lì per esalare l'ultimo respiro. Non resta quindi che condividere ancor di più la decisione delle dimissioni, se queste sono davvero servite, al netto di Vatileaks, a scongiurare l'effetto-Wojtyla 2005 per la Settimana santa.
Quanto a Bergoglio, anche oggi ha saputo dire la cosa giusta con il tono giusto. La sua capacità di alternare le algide letture delle scartoffie preparategli dai dignitari delle Sacre stanze con accalorate sezioni a braccio in cui il suo pensiero tracima luminoso e semplice, rende l'insieme vario e godibile. Certo, le difficoltà sono tutte a venire, altro che lavare i piedi ai detenuti il Giovedì Santo. Però il personaggio c'è. Con tutti i suoi pregi e i suoi difetti, beninteso: mentre oggi Francesco girava in Jeep per Piazza S. Pietro dopo Messa, mi è parso un filino pleonastico quel protendere/scagliare neonati da parte della folla per farli baciare al Papa; con tutto il rispetto che da queste parti portiamo alle gerarchie  ecclesiastiche, ogni tanto sembrava di vedere le sfilate di certe dittature asiatiche col lancio dell'infante in braccio alla Guida Suprema, posto che l'arietta primaverile romana e il sorriso mite ma fermo di Bergoglio bastavano a sciogliere i grumi dell'impressione. Pazienza, ogni cerimonia pubblica sconta inevitabilmente il suo tributo allo scenografismo.
È invece una pertinente osservazione del vaticanologo emiliano di Sky, il mistico Stefano Maria Paci, che vorrei riprendere: commentando certe frasi di Francesco sul rapporto con le altre fedi religiose, il Paci ha giustamente chiosato che se le stesse frasi fossero state pronunciate da Ratzinger, avremmo passato la domenica delle Palme a polemizzare col resto del mondo monoteista. Sì, sto in effetti notando anch'io che il trend generale è quello 'ma vuoi mettere Benedetto con Francesco?', nel senso che al Papa argentino è stato aperto un credito enorme, che il povero Ratzinger non ha mai potuto nemmeno sognarsi. Fin da subito ce lo hanno dipinto come il rottweiler di Dio, il teologo conservatore sordo ai cambiamenti, poi si è aggiunta la cosa dei pedofili, e giù a discettare dei suoi silenzi al tempo dell'ex Sant'Uffizio, poi ogni apparente allontanamento dal volemose bene con le altre religioni rivelate è diventato un pandemonio, manco Ratzinger stesse per bandire la nona Crociata. A Bergoglio, per fortuna sua, è andata meglio: la minima ombra di sospetto su una sua eventuale omertà, o peggio, ai tempi della dittatura argentina è stata non dico contraddetta, ma del tutto DISINTEGRATA nel giro di 10 giorni sulla base di un paio di testimonianze su cui nessuno ha più messo bocca. Ottimo. Certo, il doppiopesismo in forza del quale Ratzinger sbagliava a prescindere dà un po' fastidio, ad essere sinceri. Vojo di': lo vedi ad Auschwitz a chiedere scusa per i crimini del suo popolo contro gli ebrei, lo senti che cita nientemeno che l'Antigone di Sofocle, ma no, "non ha preso sufficientemente le distanze dai nazisti, ha lasciato intendere che i tedeschi erano all'oscuro di tutto e la colpa è stata solo di Hitler e dei suoi". Lo senti parlare a Ratisbona di una cosuccia come il rapporto tra fede e ragione e ad un certo punto gli casca una raffinata citazione contenente un'osservazione appena appena critica sull'Islam (dalla quale lui peraltro prende le distanze), e subito si grida allo scontro di civiltà e gli tocca fare un viaggio in tutta fretta in Turchia a dimostrare che Benedetto loves Muhamad. Trema la terra in Abruzzo, vittime e danni, gente che ride al telefono pensando ai fondi per la ricostruzione, e su faceboook compare in un colpo una pagina intitolata: "Quelli che Wojtyla sarebbe andato a piedi a L'Aquila a confortare i terremotati", per dire che il popolarissimo Papa polacco, vicino alla gente, mica come questo qui tedesco, non avrebbe esitato a precipitarsi nelle zone del terremoto, laddove Benedetto se ne stava quieto in S. Pietro a dire due rosari per i morti. Ora, sarebbe stato interessante chiedere agli estensori della pagina a quale Wojtyla stessero pensando, perché, all'età che aveva Benedetto all'epoca del terremoto, ovvero 82 anni, Wojtyla non aveva nemmeno più la forza di sollevare il cucchiaio da solo. C'era dunque da accusare l'ottantenne Ratzinger e chiedergli una 'prestazione' che Wojtyla certo avrebbe erogato con gioia, ma a 60-65 anni al massimo? [Parentesi: comunque Benedetto nell'Emilia terremotata è andato]
Insomma, la pubblica opinione, su cui restiamo manzonianamente scettici quando si trattti di grandi flussi di idee, ha ormai 'adottato' Bergoglio, almeno a parole. Sulla questione della povertà, intesa certo non come pauperismo, ma come scelta di moderazione dello stile di vita, vedremo quanti lo seguiranno, in particolare di quella brava gente che urla ai quatto venti di essere tenacemente di sinistra, e quindi vicina al popolo, ma tiene il portafogli, rigorosamente, a destra.
Voto: Bergoglio 8, Ratzinger 9 di risarcimento per le amarezze pregresse.


Berlusconi: premesso tutto quello che già si sa da un bel po', ieri Silviuccio... mah... era lui o era il suo Pokèmon? Saranno state le luci della primavera, il completo serioso, le ciglia aggrottate [parentesi: ma non aveva tutte le congiuntiviti del mondo? Dove aveva gli occhiali?], insomma, ieri ho avuto l'impressione di una balena prossima a spiaggiarsi, o peggio di un elefante che cammina lemme lemme e inconsapevole verso il cimitero. Gli slogan erano sempre quelli, l'inflessione pesantemente brianzola pure, il popolo di prezzolati a fare la claque anche, ma che fatica in quel fiato, che senso di ultime energie raschiate dal fondo del barile, manco fossero i Cavalieri dello zodiaco contro Arles... non dico che sembrasse un disco rotto, ma qualcosa di simile, quasi una figurina di pupazzetto meccanico che continua a colpire con l'accetta la legna anche se questa non c'è, perché si è danneggiato il carillon.
Silvio, io resto della mia idea, hai fatto il tuo tempo, hai arbitrato le sorti dell'Italia per 20 anni, hai creato una legge elettorale disastrosa che ci condanna all'ingovernabilità [e basta col rinfaccismo: "Ma è la legge elettorale che funziona in Toscana, la regione rossa!!!", perché non mi risulta che quella regione risulti ingovernabile ad ogni elezione], sei arrivato a mischiare pubblico e privato in un modo che non li rende ormai più distinguibili, ma per favore non barattare l'appoggio al governo con eventuali salvacondotti o addirittura un tuo uomo al Quirinale, siamo ormai fuori tempo massimo per tutto. Non vedi che la tua mediacrazia ha fatto da territorio di coltura per il fenomeno dei grillini? Non vedi che c'è un'Italia a pezzi a cui non si può più far credere che non è colpa tua anche se hai governato per anni, ma è colpa di chi ti ha messo il piombo nelle ali? Lo ripeto: sia pure così (ma fatico a crederci fino in fondo), TU te lo sei lasciato mettere, 'sto piombo, ergo non sei un politico capace di gestire gli alleati. Non è possibile che l'unica soluzione sia quella del governo sostenuto da un solo partito cui dovrebbe andare più del 50% dei voti, non ce l'ha mai fatta nemmeno De Gasperi. Rasségnati: sei un generale carismatico, ma un politico incapace di sentirsi  dir di no. Quindi non sei un politico. Che è quello che tu dici da vent'anni, ma non è quello di cui oggi il nostro Paese ha bisogno. La tua lotta con la magistratura è ormai un copione stantio, DA ENTRAMBE LE PARTI, sia chiaro, e tutti noi vorremo che ENTRAMBI deponeste le armi, ma così non sarà. Eccoci pertanto a seguire la triste liturgia dei tuoi parlamentari che cantano l'inno italiano in procura a Milano. Hai notato? Tranne i personaggi più avvezzi al copione che imponi loro  (Alfano, Santanché, Biancofiore, ecc.) gli altri cantavano con gli occhi desolatamente bassi (la Ravetto neanche quello, rispondeva ai messaggini...), quasi si vergognassero. Non ti sei chiesto il perché? Non hai sospettato che è troppo chiedere ad un parlamentare di mettersi platealmente contro un altro potere dello Stato in nome di una difesa del Capo che parte da presupposti soggettivi tanto quanto lo sono quelli dell'accusa? Non è il clima che vogliamo, Silviuccio, ma nemmeno tu hai più le forze per alimentarlo. Ragiona di conseguenza, ti prego.
Voto: 6 per l'impegno, 2 perché hai ricandidato la Gelmini, addirittura capolista in  Lombardia.

Bersani: coraggio, Gigino, al limite ti facciamo Ministro delle medaglie di legno. Tu prova a rabberciare i voti, poi si vedrà. Non ho ben capito chi sia la tizia che vorresti mettere alla Pubblica Istruzione, ma va bene, prenditi il tuo tempo. Voto 6 all'impegno, 10 se ce la fai.

domenica 17 marzo 2013

Le pagelle della settimana

Così, giusto per andare sul leggero ed evitare predicozzi che alla domenica riescono pesantucci.
1. Papa Francesco: per ora non ha sbagliato un colpo. Rifiuto GLOBALE di tutti gli orpelli papalizi, dalla mozzetta al trono, gesti di umiltà che certo wojtyleggiano alquanto e tuttavia hanno la loro radice in un'allergia alla fatuità cerimoniale e teatrale della Chiesa che rimanda indietro fino al pontificato di Paolo VI, colui che ebbe l'ardire di accorciare gli strascichi dei cardinali, che da 9 metri (NOVE) scesero a 0 (ZERO), per tacere della vendita all'asta della tiara appena dopo l'incoronazione. Non male, davvero. I segni della volontà di cambiamento ci sono tutti; naturalmente, sarà da vedere quanto le gerarchie vaticane permetteranno a Francesco di arrivare in fondo al cambiamento medesimo. Le resistenze saranno enormi, poiché certe brutte abitudini sono dure a morire. Tuttavia il personaggio funziona assai, anche oggi all'Angelus i momenti 'a braccio' trasudavano un calore umano che arrivava tranquillamente dalla televisione al salotto, laddove le domeniche ratzingeriane, e non poteva essere altrimenti, sapevano molto di comunicazioni di fine convegno, la cui alta densità teologica non era certo disprezzabile, ma credo che come sempre le cose funzionino in rapporto ai tempi, e in tempi grigi come questi certe pose da buon parroco come quelle di Bergoglio siano più necessarie dell'astratta dottrina. Voto 9
2. Pierluigi Bersani: bisogna dire che, dopo le scoppole prese a ripetizione dal 25 febbraio sera all'altroieri, il buon Gigino ha tirato fuori dal cilindro un paio di mosse che certo non risolvono il grosso dei problemi sul tappeto, ma almeno danno il segno di una presenza politica di cui cominciavamo a dubitare. La sterzata su due figure 'non-politiche' ma altamente significative sul piano dell'impegno giudiziario e umanitario come Grasso e Boldrini, indica da parte del PD la presa di coscienza che si può tentare di dare colore all'area grigia delle possibili convergenze col Movimento 5 Stelle tramite proposte a cui i grillini devono ben dare una risposta che non sia il semplice 'me ne frego' esibito nei giorni scorsi. Bersani si è di fatto guadagnato il pass per pretendere la presidenza del Consiglio, cosa che dopo il mezzo flop delle politiche non era assolutamente scontata. Renzi può restare a cuccia ancora per qualche tempo, ed è tutto sommato giusto così, visto che non sarebbe poi una gran figura che lo sconfitto delle primarie ricevesse l'investitura senza nemmeno che il vincitore abbia la possibilità di ribaltare una situazione invero spinosetta, e che tuttavia comincia a lasciar intravedere qualche minimo margine di manovra. Voto 8
3.Beppe Grillo: il suo strepitare contro l'irrazionalità dell'assenza di vincolo di mandato per gli eletti era il classico sintomo della più classica delle code di paglia. L'ottimo Beppino ha capito subito, all'indomani del pienone elettorale, che guidare, da fuori Parlamento, un numero così esorbitante di eletti sarebbe stato pressoché impossibile, e infatti così è stato. Del resto, non è nemmeno lontanamente ammissibile che un capo politico telecomandi i suoi parlamentari vincolandoli ad un'obbedienza da setta, azzerando la libertà critica del voto secondo coscienza. Certo poi fa abbastanza sorridere che l'accusa al M5S di essere 'peggio di Scientology' venga da chi, come Berlusconi, ha sempre militarizzzato le file dei suoi, obbligandoli a votare contro ogni scrupolo di coscienza provvedimenti ben oltre il limite della decenza, dalla attuale legge elettorale alla questioncelle di Ruby nipote di Mubarak. Grillo ha comunque poco da sbraitare e chiedere le dimissioni di chi ieri in Senato ha votato Grasso: non è possibile condannare un Parlamento all'immobilità agendo sempre come i pierini di turno, che godono solo a sfasciare senza nulla proporre. Questi qui saranno pure il nuovo che avanza, ma in un Paese democratico la rivoluzione vera si fa DENTRO la politica, con gli strumenti, i passaggi, le procedure della politica. Chi vien da fuori e pretende di agire come una specie di virus della peste bubbonica che fa scoppiare il proprio involucro, non vuole la rivoluzione, ma solo l'infantile disordine. Voto 4
4. Mario Monti: settimanaccia, la sua. Giunto ormai a scadenza del mandato di premier, l'amico Marione pare colto da una frenesia di protagonismo che è del tutto insensata, se si considera che la sua carica di senatore a vita gli consente comunque di stare dentro i Palazzi a dirigere il gioco. Sfumata la possibilità di ridiventare premier, si è autoproposto come presidente del Senato, ricevendo in cambio quintali di gelo da Napolitano (e in effetti un senatore a vita dovrebbe stare buono e lasciare che gli eletti si giochino le caselle calde della marcia parlamentare); pare tuttavia che, anche in un colloquio al calor bianco con l'altro aspirante al massimo scranno madamizio, ovvero Schifani, Monti abbia detto papale papale che, ove fosse saltata l'elezione in oggetto, il risarcimento sarebbe DOVUTO consistere in voti per la Presidenza della Repubblica. Ora, forse che Marione ha obliato il fatto di essere stato, nel quindicimestrale precedente, l'uomo dell'emergenza, ruolo che egli stesso ha ripetutamente avocato a se stesso, lasciando intendere che la guida della Bocconi era l'isola di Itaca cui lui voleva tornare il prima possibile? D'un colpo pare che egli stesso si sia scordato della propria estemporaneità, ed ecco le salite in campo, la lista acchiappa voti al centro (nei suoi sogni, beninteso) e in ultimo tutte queste pretese al limite del capriccio, avanzate da uno che ha passato un anno e mezzo a dire che alla prima occasione avrebbe tolto il disturbo. Evidentemente qualcosa ci è sfuggito. Magari Marione, in un sussulto di civismo, ha creduto di essere l'unico & il solo cui l'Europa conceda un briciolo di credibilità? Quand'anche fosse, le sue parole a inizio mandato erano state chiare. Oppure anch'egli, come già il premier tecnico Lamberto Dini, che dopo due anni di governo prese tal gusto alla politica da schierarsi col centrosinistra, lui che era stato Ministro del bilancio nel Berlusconi 1, anche Monti, dicevamo, potrebbe non aver saputo resistere al sapore acre ma drogante della politica atttiva, nel suo misto di seduzioni di potere e sfide da affrontare per metter sotto avversari come birilli e affermare la bontà della propria Weltanschauung. Sì, ma resta il fatto che stiamo parlando di un senatore a vita, uno che può essere chiamato quando vuole, perché tanto lì sta e nessuno lo smuove, uno che manda al massacro gli altri, mentre il suo posto in Senato resisterà a qualsiasi evenienza elettorale. Insomma, perché non portare pazienza e vedere come se la giocano 'gli altri', e solo alla fine, appena prima che la canna del gas s'accenda, accettare l'ennesima soma governativa, vista l'impraticabilità di ogni altro percorso che non siano le elezioni anticipate? Per una sola ragione, che sgorga in tutta evidenza dai comportamenti montiani ora registrati: anche l'ottimo Marione non ha saputo resistere al motivo più profondo che spinge qualcuno a mettersi al servizio del popolo, nella coscienza di aver carte da giocare ed expertise da esibire. E questa ragione ha un solo nome: non 'scelta civica', ma, più umanamente, 'vanità'. Voto 2

lunedì 4 marzo 2013

"Signora Pasifae, il bambino ha la testa di un toro...".
"Moglie, c'è qualcosa che dovrei sapere?"
Atto 1


   
[Palcoscenico. Luci sulla platea bisbigliante. Tramestìo leggero dietro le quinte. Dalla platea, il pubblico comincia a rumoreggiare: "Den-tro! Den-tro! Den-tro!". Da destra e da sinistra entrano due figure incappucciate che paiono molto imbarazzate].


S. Agostino (scappucciandosi, a Petrarca) Vabbè, e come facciamo a tenerli buoni? [voci dalla platea: "Esci e commentaaaaa!!!"]. 
Petrarca: (scappucciandosi a sua volta) E che ne so? Non sa neanche lui da che parte cominciare...
A. Su, diamoci un taglio, improvvisa qualcosa, che io vado a prenderlo. [spinge Petrarca quasi sul bordo del palcoscenico].
P. [schiarendosi la voce] Ehm... Italia mia, benché 'l parlar sia indarno a le piaghe mortali che nel bel corpo tuo... [urla dalla platea: "Basta co 'sta lagna! Dateci il proprietario del blog!!". Qualcuno lancia sul palco una verza].
P. [scansando la verza] Screanzati! Quello che vedete voi oggi io lo vedevo già 700 anni fa! Credete che sia cambiato molto? Sì, all'epoca ci lasciavamo passare gli eserciti crucchi su e giù per lo Stivale, oggi votiamo contro la politica economica tedesca, ma restiamo un Paese di cani che si ringhiano addosso.
Voce dalla platea: Non puoi dire "righio", ceppa! Non è aristocraticamente medio, non vorrai imitare Dante???
P. [mostrando i pugni e dirigendosi verso il pubblico] Dimmelo ancora, dai, dimmelo!! Io non leggo quel poeta, C-H-I-A-R-O?????? [fa per scendere in platea]
A. [rientrando da sinistra] Signori, signori, un po' di contegno, obsecro, l'avete atteso a lungo e ora è qui, Eligio De Marinis, quello che vota sempre dalla parte sbagliata!!!! [entra da destra Eligio De Marinis, vestito in gessato blu a righe azzurrine, con in mano una cartellina per appunti dei Transformers e una penna; parte della platea applaude, parte fischia, parte si esibisce in sobri cori: "Scemo! Scemo!"; Eligio, con gesto di imperio, ordina il silenzio e la turba s'acqueta].
Eligio: Signori qui convenuti per dialogare piamente dei risultati delle elezioni politiche italiche che daranno vita alla diciassettesima legislatura (e già il numero invita a toccarsi le parti basse), perché urlare così? Siamo tra gentiluomini!
Voce dalla platea: Ma sparati, una volta che voti tu centrosinistra, questi scemi non sanno neppure vincere!!!
E. E che colpa ne ho io?  Non potevo ritrovarmi la Gelmini alla Pubblica Istruzione... E comunque non vincevano neanche prima...
Voce: Sì, ma stavolta avevano il match in tasca! Come si fa a polverizzare un tesoro del 15% di vantaggio?
E. E' appunto quello che andremo ad analizzare ora, se mi lasciate parlare. Agostino, Francesco, portate le lavagne, grazie.
[Agostino e Petrarca escono, poi rientrano spingendo ciascuno una lavagna su rotelle, poi escono di nuovo]


Ebbene, miei gentili amici, non v'è dubbio che ciò a cui assistiamo oggi è la nascita della Terza Repubblica, ovvero dell'ornitorinco parlamentare più aberrante della storia italiana degli ultimi 60 anni: tre forze politiche pressoché equivalenti, una parte di Paese attaccata ai suoi idoli oltre ogni ragionevole dubbio etico, una parte che sconta tutte le volte l'idea di sentirsi ontologicamente migliore 'di quegli altri che votano di là', una parte che mira a distruggere senza sapere ancora come ricostruire. Ebbene, è ufficiale: il Minotauro è in mezzo a noi. Una classe politica indecisa a tutto da un parte, un popolo equamente diviso tra guicciardiniani chioccioni e spaccatuttisti esasperati dall'altra hanno compiuto il miracolo di portare in Parlamento spinte vettoriali opposte che annullano tutto. La Seconda repubblica, di fatto, è defunta, ma la Terza non è proprio un gingillino. Come si è arrivati a ciò?


LAVAGNA 1: PD, OVVERO 'PERDENTI DESTINATI'.


Luigi, forse errai nel non dedicarti mai un post tutto tuo durante la campagna elettorale, forse avresti ascoltato quello che avevo da dirti, ma ormai è fatta. Diciamo che hai fatto meglio di Occhetto 1994, ma peggio di Prodi 1996, come Prodi 2006 e, numericamente, anche peggio di Veltroni 2008. Cosa vuoi mai sono cose...
Sai dove hai sbagliato? Certo, nel credere ciecamente ai sondaggi, ma si sa, sono numeri di carta che andrebbero sempre maneggiati con cura... Che nei sai tu di come fanno gli istituti demoscopici a selezionare i loro campioni? C'è omogeneità territoriale o pescano dove capita, basta che le cavie accettino di dire per chi voteranno? Come impostano la domanda? Chiedono la preferenza secca o circonloquiscono del tipo: "Se domani la terra stesse per implodere e lei fosse sul punto di veder svanire in un colpo tutta la Sua famiglia, voterebbe per Monti che le ha tassato pure la casa o per Bersani che smacchia i giaguari?". Cioè, vogliamo una buona volta eccepire sul grado di scientificità di 'sta roba? Quando il committente incalza per sapere a che punto sta coi voti, ma il campione sondaggiabile non si raggiunge, o non è proprio come dovrebbe, non vuoi che questi sparino zerivirgola a caso o intervistino la colf che lava le scale dell'edificio dove lavorano pur di avere il tot di pareri necessario a stilare la proiezione? Fatti un nodo al fazzoletto per QUALUNQUE futura gara elettorale: a mare sondaggi e sondaggisti. È chiaro che, se lo scarto tra instant poll, proiezioni e dati reali è risultato alla fine così assurdo il 25 sera, esso doveva essere in atto già durante la campagna elettorale, solo che nessuno se ne era accorto.
Ma poi, come hai fatto a bruciare tutto quel vantaggio? Berlusconi, certo, si è battuto come un leone (l'ho sentito col fiatone, però, non vorrei che la sua fibra cedesse...), voi non avete detto NULLA di interessante durante 50 giorni di campagna elettorale, avete traccheggiato mentre i piranha vi rodevano il fondo della barca, e alla fine siete arrivati a riva su un pezzo di tavolaccio, prima degli altri, certo, ma straccioni uguali.
Sai cosa? Silviuccio diceva cose francamente ridicole (la tempesta perfetta, il circolo virtuoso del consumismo, il premier è una figura inutile, ecc.) e diceva SEMPRE quelle cose in ogni occasione in cui l'ho sentito, dalla Gruber come alla conf-qualsiasicosa, ripetitivo finché vuoi, ma almeno si capiva. Cioè, i suoi discorsi avevano un senso compiuto, uno sviluppo logico, per quanto non condivisibile, erano, detto in scuolese, dei testi argomentativi inaccettabili nelle conclusioni, ma inappuntabili nello svolgimento. Dei copioni perfetti che lui ha mandato a memoria per ripeterli SEMPRE IDENTICI ovunque andasse, e come lo studente secchione che non capisce quel che studia, ma si convince di aver capito, il suo 7 nell'interrogazione (= 30% del voto italiota) se lo è sfangato comodo. Gli italiani lo hanno ascoltato, hanno capito (o creduto di capire) e perlomeno si sono fatti un'idea CHIARA del suo programma, al di là della condivisibilità. E poi hanno quietamente deciso. Da voi, da te pure, mezze frasi, periodi ipotetici senza capo né coda, giravolte su Monti e Vendola, arrampicate sugli specchi per il caso Montepaschi, ma alla fine contenuti boh. 
Voi alla fine avete peccato del vostro solito viziaccio: voi siete la sinistra, e a voi i voti devono arrivare per elezione naturale ed affinità elettiva. Detto in termini più crudi, voi vi portate dietro da tempo immemore la convinzione di rappresentare il Bene e la Verità assoluta, che i voti dati a voi provengano da un'umanità nobile ed eletta e migliore agli altri. Il vero identikit dell'elettore di sinistra è quello di una persona che si sente metafisicamente superiore a chi vota altrove. L'altra parte politica non è semplicemente costituita da persone che, legittimamente, non la pensano come voi, e rispetto alle quali credete di avere idee più efficaci: no, gli altri per voi sono esseri umanamente indegni, appartenenti ad una razza la cui esistenza è appena appena accettabile. Ricordo troppo bene quando, dopo le elezioni regionali del 2000 che diedero 10 regioni su 15 al centrodestra, una sobria Grazia Francescato, portavoce dei Verdi, così commentò il risultato della consultazione: "Ecco, questo voto è la vittoria di un'Italia incivile e ignorante!!!". I voti dati agli 'altri' sono voti buttati via, i veri, gli unici degni di stare al mondo siete voi; del resto, Gigino mio, cosa significava lo slogan di questa campagna elettorale: "L'Italia giusta"? Perché, chi votava di là era quindi 'sbagliato'? Ancora queste distinzioni del 2013? E volevate pure essere votati? Adesso coccolati la patata bollente del Senato e poi facci sapere.

LAVAGNA 2: PDL, OVVERO 'PARTITO DELLA LOBOTOMIA'

Lobotomia, s'intende, non di coloro che l'hanno votato, figuriamoci; lobotomizzati sono gli yesmen che, di nuovo, si sono accodati allo script berlusconiano, ricacciati ciascuno nel ruolo che lo staff di comunicazione e mediaticità assortita che imbocca l'ex premier e i suoi uomini ha cucito loro addosso: ecco tornare il duo d'assalto Lupi-Santanché, deputati allo sviare sempre le discussioni dal merito e aggredire sulla forma delle domande, costretti ad esibire una faccia che ha in realtà cessato di appartenere loro da un pezzo; ecco Alfano, con la boccuccia a culo di gallina che sbrodola già in campagna elettorale: “Vinceremo! Avremo la maggioranza!”, che dà le risposte che gli hanno detto di dire, che elogia Berlusconi come l'Unico Salvatore della Patria dopo aver sperato di sbarazzarsene, che a conteggi ancora aperti dice che il PDL avrà sicuramente la maggioranza in Senato e che loro hanno in fin dei conti vinto. La difesa dell'indifendibile, perché sennò si va a casa: politicanti che, pur avendo spesso altro da fare rispetto alla politica, si comportano come servi senza cervello, spinti evidentemente dall'unica cosa che le loro libere professioni non conferiscono: la visibilità. Tutti, di nuovo, risucchiati nella gigantesca soap berlusconiana, meglio di Dallas, collocati nella parte in commedia, a sostenere che Silviuccio ha fatto il miracolo (6 milioni di voti persi rispetto al 2008? E la chiami vittoria solo perché a dicembre era pure peggio?) e a millantare chissà che risultato. Ma è così: al netto di chi, come il sottoscritto, non ne ha più potuto dell'olocausto scolastico, di chi ha capito che ad Arcore non si giocava a palla bollata, di chi non ha più creduto alla storiella dei comunisti in piazza S. Pietro, di chi dopo 20 anni non ha davvero avuto la forza bersi le solite promesse di liberalizzazioni e taglio delle tasse, di chi ha visto troppi scandali per credere che i magistrati sbagliassero davvero TUTTO e agissero SEMPRE per pregiudizio politico, un 30% il PDL se l'è pure preso. Ora, non si tratta ovviamente di dire che hanno votato Berlusca tutti gli ignoranti che non hanno mai letto un libro negli ultimi 10 anni che non fossero le istruzioni del telefonino, le casalinghe ubriacate da Mattino 5, i pensionati scemi sedotti dalla balla della lettera di restituzione dell'IMU, 'i ladri come lui', i puttanieri evasori fiscali che vedono in lui il modello, ecc. ecc. Generico e sciocco giudizio: il voto al centrodestra viene da chi, per scelta di tifo, ma pure per intima convinzione, una sinistra mai veramente evoluta in socialdemocrazia non la voterà; da chi vuole legittimamente godersi i frutti di un'attività imprenditoriale troppo spesso minacciata da un mare di tasse, e che in Monti ha visto solo una sanguisuga vincolata alla freddezza dei conti da far tornare; da chi non sopporta la spocchia (la loro, con la minuscola) del pensiero unico sinistrese che indirizza cultura, festivàl assortiti, premi letterari, cartelloni di stagioni teatrali, col risultato che anche chi magari voglia di apertura culturale ne ha, si trova davanti il desolante spettacolo di operatori del settore affogati nel narcisismo, artisti che si parlano addosso o parlano solo tra sé, lasciando capire che la cultura è roba per pochi; relatori di festivàl, come certuni che sentii a Mantova, che arrivano a dire che “Pavese non si può davvero capire, è impossibile, è troppo superiore” e insomma cosa ci state ancora qui voi a tentare di attingere il tesoro destinato ai Pochi Giusti.
Certo, il PDL ha tirato su mister 'panino alla Divina Commedia' Tremonti, nel programma enunciato nel famoso videomessaggio della discesa in campo, s'è visto, la parola 'cultura' non compare, ma non si può davvero contestare la scelta di chi vuole vivere del suo lavoro e vede in Berlusconi il garante di ciò. Che poi lui sia sincero nelle sue garanzie, è un altro paio di maniche, ma qui conta la promessa che si è ammannita, e chi vi ha creduto merita il massimo rispetto; il problema, ma qui il peso dell'elettorato leghista è un altro ingrediente grave e da considerare, è il disprezzo per le agenzie culturali come la scuola, che ha smesso da mo' di essere feudo della sinistra, ma che lo è ridiventato perché anche chi ha una storia di simpatie politiche tutt'altro che mancine, ad un certo punto ha votato non il meglio, ma chi almeno garantiva meno assalti possibili. Si tratta di un ritardo storico, figlio di politiche culturali che hanno sempre teso a far percepire il sapere come patrimonio di pochi: le 'genti meccaniche' sentitesi disprezzate o non interessate ai processi di culturalizzazione, ad un certo punto hanno cercato sponda politica in chi della cultura non sa che farsene. E cosa dovevano fare, se il bene vero della cultura non gli è mai stato proposto?
Bravo, Silviuccio, hai semi-rimontato, hai messo in campo di nuovo arroganza e aggressività, hai monopolizzato i dibattiti parlando senza ascoltare, hai sparato fuori promesse, buttato tutto in caciara, ma non avevi scelta. Appellandoti a tutta la tua capacità di autosuggestione, hai di nuovo, aristofanescamente, creato una realtà a tua misura, dicendo che i tuoi sondaggi ti davano più su degli altri per creare l'effetto convinzione nel tuo elettorato, la profezia che si autoavvera, se ti sentivano dire che eravate vicini al PD, anche se non era vero, si sarebbero comunque risbalditi a votarti. Qualche slogan ad effetto, e di nuovo tutti lì. Ma stavolta, mi sa che hai davanti a te il destino della Kallianassa: si tratta di un molluschetto tropicale, sorta di gamberino trasparente che, messa incinta dal Kallianasso, genera al proprio interno circa 250 kallianassini, poi li sforna tranquillamente uno ad uno, quindi muore per lo sforzo. Ecco, per quanto questa tua ultima battaglia politica abbia i tratti di un'epica sui generis, ovvero l'apparente vittoria dovuta in realtà all'arretramento in tandem dei due principali competitor a vantaggio di un terzo outsider, non so, secondo me hai dato davvero tutto. Forse troppo. Fatti forza, sento profumo di tempesta, ma ricordati che anche Ratzinger, dopo un po', non ne ha più potuto...

[sipario- fine primo tempo]

giovedì 29 novembre 2012

Al trivio della politica: due galletti ed un pupazzo (appunti di perduto pensiero democratico- IV).

Mi sta giusto andando a finire il faccia a faccia tra i due sfidanti piddini alla candidatura a premier per le prossime elezioni, il rassicurante e lambruschevole Pierluigi Bersani e il quarto dei tre porcellini, Matteo Renzi. L'ottima Monica Maggioni li ha torchiati sull'intero scibile umano (economia, ambiente, scuola - argomento su cui, oltre alla lode indiscussa per il genere insegnantizio, ho udito proposte debolucce, più che altro dichiarazioni d'intento- coppie omosessuali, alleanze, Palestina, USA, il parroco del paese, il fratello medico trasmigrato per non essere chiamato "fratello del sindaco") e i due tutto sommato si sono destreggiati su un livello di rassicurante ovvietà, con minime punzecchiature (Renzi che sbatte in faccia a Bersani a muso duro il fatto che la classe dirigente del PD che lui brama di rottamare non ha combinato un tubo in 20 anni, nemmeno la legge sul conflitto di interessi) e promesse di bersi una birra assieme. Vabbe'.
Ora, chi scrive si occupa di cose di sinistra avendo oramai da tempo perduto fiducia nella possibilità che in Italia sia mai esistita e possa esistere a breve una destra vera, moderna e liberale, niente quindi a che vedere con quella populista e particulare, oltre che furbacchiotta, rappresentata da Forza Italia prima e dal PDL poi. Non ho infatti fatica ad ammettere che ho creduto in un sogno di (centro-)destra europeo anche da noi, ma, anche qui svelo italianamente l'interesse per il mio giardinetto, soprattutto a causa delle riforme sfascia-scuola del sedicente ministro Gelmini (che poi era semplicemente il megafono delle idee tremontiane) ho perso la poesia. Posso anche aggiungere di essere tra quelli che, piuttosto di votare "quegli altri là", votavo "questi qua", anche credendoci, ma aspettando una svolta che non c'è stata. Ora almeno ho una certezza: non c'è, ad oggi, in Italia, una forza politica da cui io e la mia  Spocchia ci sentiamo rappresentati. E' quindi con occhio algidamente super partes, da votante timido e deluso, che vado a tirare le fila della giornata che va a morire;  non c'è stato solo il match Bersani-Renzi: Berlusconi, è quasi certo, vuole rifondare Forza Italia, o  qualcosa di simile, e ritentare l'avventura. Quindi: a che punto stiamo?
1) Bersani Pierluigi, alfiere dell'usato sicuro, emiliano vecchio stampo, erede diretto della tradizione ex-post-quasi non più- ma chi lo è mai stato- comunista. Su di lui, sia detto in esergo alla mia dotta trattazione, pesa il fardello che pesa su tutti coloro che alla Bolognina hanno visto Occhetto seppellire il PCI tra fiumi di calde lacrime nel 1991: nessuno, dicasi NESSUNO di loro, anche quando il PDS poi DS ha cominciato a camminare sulle sue gambucce, ha mai spiegato perché d'un colpo il comunismo era diventato un vestito impresentabile; in altre parole: tutti costoro sono disinvoltamente passati da comunisti a (risate in studio) SOCIALDEMOCRATICI dalla sera alla mattina, ma non ci hanno mai spiegato perché. Mai si è sentita una matura ed approfondita analisi sugli errori del comunismo, figuriamoci un'abiura; il sempre originale Walter Veltroni disse semplicemente di essersi iscritto al PCI contro il comunismo. Crollata la chiesa (rossa), Occhetto, D'Alema e compagnia hanno fatto finta di niente, hanno dismesso gli ammennicoli della precedente stagione e si sono presentati come qualcosa di nuovo a se stessi prima che al Paese. E' ben vero che, a Duce impiccato, nessuno era più fascista, ma erano tempi di guerra. Qui avremmo gradito un'autocritica, una presa di coscienza, l'ammissione di aver creduto in qualcosa di teoreticamente giusto, ma fattivamente aberrante. Nulla.

Il gesto che ieri sera tutti i suoi fan hanno atteso invano


Possiamo dunque credere alle sparate liberiste di chi il liberismo l'ha sempre avversato finché è restato in piedi il Muro di Berlino? Possiamo credere alle aperture al mondo dei giovani da parte di chi rappresenta un'élite politica che ha promosso i giovani, ma solo quelli della propria parte, e perdipiù in anni remotissimi, vista l'età media dell'attuale classe dirigente? Che coerenza possiamo aspettarci da parte di chi, e sono ormai 20 anni e più, mente quotidianamente a se stesso a riguardo di più di metà della propria carriera politica?
Poi certo, Bersani è lucido, secco, diretto. Non coltiva sfarfalli rivoluzionarii e non grida "delenda Carthago" ad ogni pie' sospinto  contro chiunque non la pensi come lui. E' lo specchio di una fetta di politica rimasta sospesa tra due mondi, incapace però di piantare saldamente i piedi nel nuovo dopo essersi ripulita dalle scorie del vecchio. Basta questo per salire a Palazzo Chigi?
2) Renzi Matteo, giovane sindaco con sputazzamenti di pronuncia, sopracciglio inarcato da maestro pasticcere che ti cazzia benevolmente se eccedi con la cannella nella chantilly, esponente di una  socialdemocrazia dalle foglie verdissime, ma dalle radici ideologiche non individuabili facilmente.
Ennò, te 'un l'hai miha hapita la hosa home sta, lascia dire a me!


Dopo averlo ascolato parlare dieci minuti di fila su qualsiasi topic, la voglia di tirare una ciabatta sullo schermo è tanta. Non per ciò che Renzi dice, beninteso; è irritante quel tono sempre identico del maestrino che adesso arriva lui a spiegarti tutto, poraccio tu che ti affidi ancora alle vecchie galline, vuoi mettere la Leopolda? Mio giovane candidato, non puoi davvero pensare di aver capito tutto tu e che gli altri vadano semplicemente rottamati; suvvia, siamo quasi coetanei, io e te apparteniamo alla cosiddetta Generazione X, altrove definita Generazione Bim Bum Bam, siamo cresciuti in un mondo in cui le grandi ideologie novecentesche si sono dissolte quando noi si giocava ancora coi Transformers, la tv a cartoni animati ci ha ubriacati di un  mondo impossibile, ci è pure toccato di vedere l'ascesa e il declino dei Take That e osservare la metamorfosi di Jovanotti da scemo del villaggio a profeta dell'ovvio (25 anni di carriera e un best of pronto da vendere.... perché....?). Morale: siamo figli di un'epoca che ad un certo punto si è convinta del trionfo del Bene e non ha più voluto educarci alla paura del Male; siamo cresciuti comodi, viziati, giocattolosi (ah, l'Atari, ah, il Nintendo 8bit...), ci stupivamo se i campi da calcio dove giocavamo non avevano l'estensione ellittico-parallassoide di quelli di Holly e Benji, nel vuoto delle ideologie ci siamo chiusi nei nostri piccoli mondi. Credi davvero che guidare Firenze sia propedeutico all'atto di prendere il timone di Palazzo Chigi? Credi di essere più maturo di noi perché hai moglie e tre figli? No, figliolo, puoi guidare Firenze perché questa città, come Venezia, è una cartolina a cielo aperto, uno scrigno di assolutezza che in realtà si amministra da solo, perché i suoi stessi cittadini non potrebbero mai volerne il male. E tu ti illudi di sedere a cassetta di una diligenza che in realtà va da sola. Ma l'Italia... noi che siamo cresciuti nell'epoca dell'Ammmooooore e dell'amicizia esibita come valore assoluto, nel ripudio totale della lotta, perché il genitore pagante alla fine smussa tutte le punte, noi insomma, possiamo davvero esibire quella dose di cinismo e doppiezza necessaria nella politica VERA? Tu sai che dovrai misurarti coi rappresentanti di civiltà come la tedesca e la cinese, nelle quali la mentalità comune non è stata anestetizzata fino in fondo dall'appiattimento consumistico delle idee e dal disimpegno, oltre che da decenni di politiche antimeritocratiche che hanno promosso solo ladri e raccomandati? Saprai tenere a bada le bizze dei poteri forti e delle corporazioni che in Italia DA SEMPRE azzoppano sul nascere ogni vera stagione riformistica? Noi siamo nati appena a ridosso dell'inizio dell'Era Bimbominkia (che le Grandi Cronache di Elrond collocano intorno al 1990), quindi sappiamo distinguere la realtà dal videogioco; non so, però, se tu saprai capire che giocare a fare il sindaco non è la stessa cosa che guidare uno Stivale intero. Bello il tuo stipendio messo online; carina l'idea di pedonalizzare il centro storico di Firenze. Ma l'Italia?
3) Berlusconi Silvio, imprenditore prestato alla politica e sempre più impupazzitosi in faccia, accusato di varie cose a partire ALMENO dalla sconfitta dei Romani a Teutoburgo (ma c'è chi giura di aver visto la sua manina togliere la pietra angolare della Torre di Babele), fondatore in tre mesi di un partito che si è infilato là dove la Prima Repubblica si era dissolta, catalizzatore della più copiosa e ardente colata di odio politico mai vomitata dalla sinistra italiana e non solo da quella, ora prossimo all'ennesima avventura, probabilmente disperata. Cercherò di fondere nella mia analisi il sentiment che  mi animava all'epoca della sua discesa in campo nel 1993 con tutti gli altri stati d'animo succedutisi al succedersi delle sue capriole politiche, ultima delle quali la gelminizzazione della scuola italiana (sono ripetitivo, lo so....).
Deh, Silvio, sarò un inguaribile romatico, ma penso davvero che, in quei lontani giorni che ti videro, sorridente e già vistosamente inceronato, proporre la tua candiatura per salvare il Paese dai comunisti, tu non stavi scendendo nell'arengo politico italico SOLO per proteggere le tue aziende dall'ondata revanscista di una sinistra che vedeva vicinissima la conquista di un traguardo inseguito per 50 anni e ora era pronta a fare giustizia di tutti i Nemici, tra cui figuravi ovviamente tu, l'amico prediletto di Craxi. No. Ho capito in questi anni che un sincero germe di pazzia ha animato il grosso della tua azione politica. Tu hai creduto veramente di essere il Messia, veramente volevi vedere il Paese felice e decomunistizzato, perché, anche da politico, non hai smesso di essere il fondatore della TV commerciale italiana, ovvero un uomo che mette al primo posto la felicità materiale del suo popolo, perché essa verrà così a coincidere con la sua, lui che i mezzi per consolidare quella felicità li può fornire in gran copia. L'Italia per te era una casetta di Lego da popolare di omini felici e spensierati, ma tu pure volevi essere tale. Ti sei, di fatto, voluto identificare col popolo che volevi creare, in un rapporto di immanenza mediatico-consumistica che non aveva, a quel punto, nulla di dittatoriale. Il dittatore, infatti, FINGE di essere l'Amico del popolo, ma poi si permette uno stile di vita che il popolo nemmeno può sognarsi. Tu no: volevi  incarnare un sogno che i mezzi del consumismo avrebbero reso reallizzabile per tutti, se non nei modi faraonici tuoi, in una misura tuttavia che garantisse una apprezzabile agiatezza, affrancata evidentemente dal peso del pensiero critico. Perché questo sogno si realizzasse, però, bisognava che le tue imprese sopravvivessero all'Armageddon. Avevi due scelte: schierarti col blocco moderato, finanziarlo, garantirgli l'appoggio propagandistico delle tue televisioni e, ad elezioni vinte, presentare il conto e salvare le tue attività; oppure metterti in gioco in prima persona, fidando di un carisma e di una popolarità che certo luccicavano di più della grigia oratoria tribunizia dei Rossi. Hai optato per la seconda scelta, che era la più dolorosa, e ciò mi convince che, a tuo modo, l'hai fatto per generosità e incoscienza. L'hai fatto, insomma, spinto da un idealismo che, nella TUA logica, era sincero, e nonostante tutto lo rispetto. Volevi plasmare il paese rendendolo una Gardaland perenne. Grazie, ma la storia è andata in un altro senso. Non ti perdonerò mai invece la deriva da Satyricon assunta dal tuo partito dopo il 2008: forte di una maggioranza mostruosa, ti sei abbandonato a nepotismi, minettismi, carfagnismi, gelminismi, rubysmi, hai accresciuto a dismisura la torma di servi sciocchi e yesmen incapaci di contraddirti e capaci di sostenere l'insostenibile che ti ha ronzato attorno fino ad anestetizzzare la tua percezione del reale. Come ne "I vestiti nuovi dell'imperatore", sei rimasto nudo, ma nessuno ha avuto il coraggio di dirtelo. Ascolta la Spocchia, e ti giuro che, nonostante la distruzione della scuola, che hai demandato al duo Tremonti- Gelmini, mi abbia decisamente rovinato l'esistenza, il consiglio che ora ti do è radicato nell'unico, vero  motivo di gratitudine che ho nei tuoi confronti: posto pure infatti che la tua crociata contro i comunisti fosse più pittoresca che altro, essendosi i comunisti già fottuti da soli, bene è stato che nel 1994 le elezioni le abbia vinte tu. Hai costretto il PDS ad ammodernare il linguaggio politico, lo hai spinto ad un esercizio di macerazione interna che ha reso il centrosinistra italiano, se non proprio una socialdemocrazia compiuta, almeno qualcosa di  presentabile al governo. Se i "comunisti" si fossero presi il potere nel 1994, sarebbe stato troppo presto, troppo immaturi e assetati di vendetta; paradossalmente, sei stato l'antitesi dialettica che li ha portati a spogliarsi dei tratti più estremistici della loro visione politica
Quindi? Ecco il consiglio: fingi pure di ri-scendere in campo, se proprio ci tieni, ma ad urne chiuse la sera dell'11 marzo, appena prima che escano gli exit poll, prima ancora che Vespa abbia finito di dare la cera alle poltrone di Porta a porta, Silvio, sali sul primo aereo per Antigua, Acapulco, la Tasmania, dove vuoi tu, ma non rimettere MAI PIU' piede in Italia; eviterai la più ciclopica rappresaglia mai messa in atto contro un ex-nemico dai nuovi padroni del vapore. Salverai te stesso e sopratutto le tue imprese; senza la possibilità e il gusto di vederti piangere mentre ti demoliscono Mediaset, i tuoi nemici non alzeranno un dito contro di essa. Fatti del bene e lascia che la Storia ti giudichi nei modi scultorei che soli le competono.
Vai, vola più su del blu più blu


4) Quindi chi voto? Boh...