Motto


"Chi scende, non sale; chi sale, non zucchero; chi scende, zucchero".



Vi ricordiamo che potete scaricare Stella Moda e l'Imeneo da questo post!!!

lunedì 13 maggio 2013

Alle origini del Bimbominkismo: l'epopea di Non è la Rai

Ci sono eventi nella Storia, quella con la esse maiuscola, con i quali prima o poi bisogna fare i conti, poiché essi ci hanno sotterraneamente plasmati, e con noi l'umanità tutta, sì che una sana presa di coscienza non può che incrementare l'autocoscienza individuale e collettiva ed instradare la comunità dei viventi e pensanti su sentieri ermeneutici di sicuro spessore.
Tutto questo per dire che non saremmo quei grandi filologi che siamo se non affrontassimo uno degli snodi fondamentali che hanno traghettato la nostra generazione verso quella dei bimbominkia, giacché, è noto, ogni epoca ha in sé i germi della successiva. 
Ed è quindi con commossa sollecitudine che ci apprestiamo a scorrere, obbligatoriamente a grandi linee, i momenti salienti di un programma televisivo a cui tutti siamo un po' debitori, ovvero Non e la Rai. 


1.  La fondazione  
Estate 1991: evidentemente desideroso di esperienze al di là di ogni limite, il regista ed autore televisivo Gianni Boncompagni, scopritore di talenti a getto continuo (Lucio Battisti, Raffaella Carrà, Claudia Gerini) lascia la natìa RAI radiotelevisioneitaliana e trasporta alla corte di Berlusconi su Canale 5 la filosofia programmistica che aveva animato gli sfondi delle ultime edizioni di Domenica In: tutti lorsignori ricorderanno che il programma, condotto in quegli anni successivamente da Marisa Laurito, Edwige Fenech, Gigi Sabani, poggiava su una folta schiera di ragazze in studio (le Ragazze Pop Corn), che facevano da claque, da gruppo canoro, da coreografia, animatrici di sketch vari, caselliste del Cruciverbone et similia. L'idea fulminante di Boncompagni, che però necessitava della sponda di un intenditore di bellezze femminili come Silviuccio, è quella di trasformare la cornice in contenuto (esattamente come i video degli One Direction, ricordate?). Ecco quindi che, nel sonnacchioso autunno di quell'anno, giusto 6 mesi prima dell'inizio del crollo della prima Repubblica per via tangentizia, gli studi del centro Palatino in Roma di Canale 5 vengono affollati da una marea di ragazze e ragazzine tra i 16 e i 25 anni, gente che perlopiù non sa fare NULLA, tranne qualche discreta ballerina e un paio di cantanti di belle speranze, che però giocavano facile perché venivano appunto da Domenica In. Era stato selezionato il cast della trasmissione, il cui titolo appare già sbeffeggiante della TV pubblica, come dire che qui non ci si prende sul serio (quale preveggenza...). Boncompagni stesso fa peraltro capire che lui è arrivato lì a Fininvest (poi Mediaset) giusto per respirare aria nuova, ma certo nulla ha a che spartire col becerume medio della TV commerciale, lui legge l'Espresso e Panorama, mica Novella 2000. Dichiarazioni distensive, come si nota, che gli costano l'anatema dell'allora direttore di TV Sorrisi e Canzoni, Gigi Vesigna, la cui partigianeria pro-Fininvest è peraltro sputata (d'altronde l'editore della rivista è Silviuccio): "Attento, Gianni, Fininvest non è la Rai, l'hai detto tu...". Da paura. Gianni comunque non si lascia intimorire e, giusto per non dare l'impressione di aver creato un asilo infantile per pubblici morbosi, mette alla guida dell'asilo Enrica Bonaccorti, la quale, distintasi sia in campo musicale (suo il testo de La lontananza di Modugno) sia teatrale, sia cinematografico, più una trascurabile cover su Playboy, aveva colto l'apice del successo quando Boncompagni le aveva fatto condurre il programma pre-prandiale su Rai Due, Pronto, chi gioca? che negli anni precedenti era stato condotto da Raffaella Carrà, poi passata a Fininvest e successivamente emigrata in Spagna.  
Vabbe', l'alchimia giovinette urlanti-conduttrice di spessore dà l'idea che Non è la Rai si proponga come programma leggero ma non scemo, in grado di occhieggiare ad un pubblico di giovani e casalinghe in una prospettiva di evasione ma pure di riflessione seria. Ciò spiega certi squilibri sopratutto nelle prime settimane, allorché i giochini degli sponsor, per loro stessa natura estremamente scemi, si alternano a interviste- verità di con donne violentate fisicamente dai mariti. Non mancano poi momenti di ballo&canto, oppure giochi da casa come il 7 e mezzo umano, nel senso che le ragazze, come gli uomini-sandwich degli anni '70, 'indossano' una carta da gioco ciascuna e lo spettatore deve regolarsi come nel gioco normale (praticamente la riffa via telefono). Si tenta tuttavia di guadagnarsi anche parte del pubblico infantile con giochini pucciosi fatti con la videografica e il bambino da casa che deve aiutare la mano  del disegnatore virtuale a creare mari, alberi, fiori & tenerezze varie.
Gli è cioè che gradualmente il programma muta la sua iniziale impostazione housewives - friendly per diventare il primo, vero grande laboratorio televisivo del bimbominkismo, con ben 10 anni di anticipo sulle maestose architetture defilippiche.

2- L'esplosione del fenomeno

La prima stagione svolazza via tranquilla (a parte questo trascurabile episodio...), anche perché le iniziali due ore e passa di diretta, la prima così lunga e per così tanto tempo di fila nella storia delle tv berlusconiane, vengono, a partire dal gennaio 1992, segate di un buon 40 minuti per dare spazio al nascente Tg5 (Sposini ancora sano, Bonamici con tutti e due gli occhi funzionanti, Parodi senza quell'insulsa sorella al seguito... altre epoche...). La Bonaccorti si diverte discretamente a fare da chioccia alle aspiranti starlettes, gestendo le prime, piccine rivalità tra bionde e more, capitanate rispettivamente da Antonella Elia (poi destinata a sbroccare all'Isola dei Famosi, ma già allora palesemente insana di mente) e Yvonne Sciò, salita agli onori della cronaca per la struggente pubblicità telefonica “Mi ami? Ma quanto mi ami....?”. Mentre quindi i primi nomi di un certo peso per il futuro dell'umanità si fanno notare (Laura Freddi, Miriana Trevisan, Cristina Quaranta, Ilaria Galassi), la furbizia boncompagnica punta ad esaltare lo spirito giocoso e fanciullesco del programma, a partire appunto dalla rivalità predetta, per poi dare sempre maggior voce alle ragazze, diciamo così, più esuberanti. Nessuno sospetta ancora nulla, of course, eppure l'indirizzo semantico, vorremmo dire la sterzata assiologica, di più, l'entelechia sub-epiteliale della trasmissione sta lentamente emergendo, ed un solo nome va lentamente prendendo forma negli studi romani: cazzeggio.
Ma perché l'intima natura di tutto tracimi, sono necessari inevitabili aggiustamenti strutturali. Anzitutto, va rinsanguato il parterre delle ninfette, cosa che si ottiene mandando in onda durante l'estate una cosa chiamata Bulli & Pupe, condotta nello stesso studio di Non è la Rai da Paolo Bonolis: nel programma, alcune ragazze (tra cui Ambra Angiolini) si esibiranno in prove di canto e ballo venendo televotate dal pubblico per decretare la migliore nelle due categorie. Cosa vi ricorda?
Poi, l'autunno successivo, si riparte SENZA la Bonaccorti: si vociferò di furiosi litigi con Gianni al grido di: “Io non sacrifico la qualità all'Auditel!!”, che probabilmente è la versione ufficiale data in pasto ai giornalisti di: “Scordati che io mi metta a gestire un puttanaio di diciottenni che fanno il bagno in piscina alle due del pomeriggio!!” (Bonaccorti, comunque, resterà così frastornata dall'esperienza da sparire per un pezzo dalla TV). La conduzione è invece affidata a uno che di TV del cazzeggio (nella da lui stesso celebrata formula “Tette & Culi”) s'intende assai, Bonolis, appunto, passato dalle trasmissioni in cui parlava ad un pupazzo rosa ad una in cui gli tocca parlare con delle bamboline semoventi. La formula del programma cambia di poco, i giochi dello sponsor, specie quelli di Bilba di Cadey si fanno decisamente più complicati (“Il mio nome è Monia, ho 20 anni, sono di Casaltrombatorrione e questa che indosso non è una parrucca” vero o falso?, oppure lettura del labiale delle ragazze che dicono cose tipo: “Estasi”, “Spiaggia”, con Ambra Angiolini che dirà “Solare”, Ambra Solare, pubblicità occulta Dio mio...), ma dev'essere durante le vacanze di Natale che a Boncompagni viene l'idea super-super: Bonolis ci sa fare, per carità, ma vuoi mettere se finalmente il coro tragicomico delle ragazze, qualcuna di loro, almeno, si prendesse il proscenio, naturalmente dietro sapiente direzione della regia?
Detto fatto, il programma transita su Italia1 in nuova fascia oraria (14.30-16.00, addio compiti...) e viene suddiviso in segmenti che prevedono bensì la faccia e le parole di Bonolis all'inizio e alla fine (gioco dello sponsor e congedo dal pubblico), ma in mezzo erompono alcune ragazzine pepatissime e frizzanti che conducono giochini ad alto tasso cerebrale, roba da vietare ai minori, quasi: Ambra Angiolini, futura signora Renga [update autunno 2015: è finita...], futura musa di Ozpetek, futura madrina del Festival di Venezia (poi dici che il nostro cinema va male...), zompetta allegra sul divanetto chiedendo al pubblico da casa di indovinare dieci oggetti che ha nel suo zainetto; Francesca Gollini, cantantina di Bellaria simpatica ed estroversa, e sopratutto destinata ad un futuro di assoluta castita' & castigatezza (come no...), giochicchia con un programma di morphing sfidando il pubblico ad indovinare le facce famose che si nascondono dietro le deformazioni da photoshop proposte sullo schermo; Mary Patty (all'anagrafe Maria Patti, ma questa di anglicizzare i nomi banali è vecchia come il cucù) indugia coi telespettatori affinché, tra una riflessione sociologica e l'altra (“Essere sinceri fa male, a volte, secondo Lei?”), indovinino, una lettera per volta, il nome della nonna (che si rivelerà essere Mosqu – lo dice Wikipedia, ma me lo ricordo bene anch'io); Miriana Trevisan, futura giralettere a La ruota della Fortuna, futura moglie ed ex-moglie e poi di nuovo moglie del noto cantante sardo Pago (all'anagrafe Pacifico Settembre, un singolo orecchiabile e una partecipazione a Music Farm all'attivo), si accrocchia sullo sgabello e chiede al pubblico da casa: “Perché viviamo?”, sentendosi rispondere: “Perché tutto ha un senso”. Alla fine, una buona dozzina di ragazze, ma siamo solo all'inizio, trova il suo quarto d'ora di celebrità, esibendosi nelle situazioni più astruse, comprese le canzoni, RIGOROSAMENTE IN PLAYBACK, in genere a fine puntata, con Bonolis che presenta due ugole d'oro come Roberta Carrano e Laura Migliacci (figlia di cotanto autore...)(che comunque ha pure lui i suoi begli scheletri nell'armadio...) dicendo: “Tutti voi sapete che questo programma è un piccolo laboratorio di esperienze e di talenti...”, fly down, bro, stanno per cantare “Tua tua, tua tutta tua-a-ahh”...
Morale, Bonolis è messo all'angolo, gli studi del programma sono letteralmente assediati da frotte di adolescenti vogliosi, che mendicano autografi con la ferocia di sitibondi viaggiatori giunti in prossimità dell'oasi. In mezzo alla mandria, si segnala sempre di più, per disinvoltura davanti al mezzo, faccia tosta col pubblico, autoironia con le altre ragazze e teleguidabilità, Ambra (Boncompagni: “Come abbiamo capito di puntare su di lei? Beh, una volta l'abbiamo vista che praticava la levitazione e ci siamo convinti” - resta un paraculo meraviglioso....). La fanciulla acquista gradualmente la leadership in studio, reggendo persino ad una telefonata di fuoco di una spettatrice che, finito il giochino, le dice: “Comunque, Ambra, non ti conviene continuare a fare tanto l'arrogantella, perché le mosche sappiamo attorno a cosa volano!” (scommetto che era una dipendente della RAI....). Si moltiplicano intanto le esibizioni piscinare delle ragazze, tutte in rigoroso costume intero e tuttavia sempre dentro e fuori dalla piscina dello studio al ritmo della mai più dimenticata Please don't go, fatta girare ad exhaustionem dalla regia. Il tasso di stupidera cresce sempre più, si capisce che il programma pensato per signore prossime alla menopausa è in realtà un ormonodromo di prim'ordine per i ragazzi e un pozzo senza fondo di ispirazione per il look per le ragazze dell'italico stivale. Se è ben vero che l'età media delle giovani protagoniste di questo circo è attorno ai 20 anni, i loro comportamenti sembrano più acconci ad un segmento anagrafico anche precedente, che guarda caso è proprio l'età preferita dai creatori dei bimbominkismo. Per dire cioè che, anche se alcune di loro mostrano ormai evidenti i segni fisici di una CERTA maturazione, i comportamenti pratici sono quelli di una dodicenne. S'è tuttavia ripetuto in più sedi che l'attuazione del bimbominkismo prevede la cesura totale tra l'infanzia e l'adultità, come se la prima fosse un mondo a sé che mai e poi mai deve evolvere nella seconda. Bene, e famo fuori l'adulto, no?

3- La consacrazione

Autunno 1993, terza edizione, prima puntata. Sigla e poi direttamente Ambra che urla: “Le streghe son tornate!!!” (ciao, femminismo, ciao...). Ebbene sì, un programma di un'ora e mezza scarsa in fascia pomeridiana è affidato alle sapienti smorfie di una diciassettenne. Cioè: secondo noi bastava guardare attentamente certe sue occhiate apparentemente rivolte al cielo per capire che c'era qualcuno che le suggeriva le cose da dire tramite l'auricolare. Eppure, quando la cosa saltò fuori, tutti cascarono dalle nuvole, gridando al plagio, al regista vecchiaccio & bavoso che imboccava le battute alla ninfetta. Boh. In realtà era l'unico modo per tenere il cazzeggio nei binari della più assoluta controllabilità. E che cazzeggio: senza più l'ingombrante presenza dell'Adulto Significativo (non palesemente, perlomeno), è tutto uno scatenarsi di giochi dello sponsor senza senso, balli nella e fuori dalla piscina, canzoni playbackate con la stessa voce per 20 ragazze diverse, Ambra inclusa. Roberta Carrano e Laura Migliacci sono sempre più affiatate e sempre più scoordinate, Antonella Mosetti e Ilaria Galassi tracimano classe nel cantare The sound of Silence col trasporto di due coriste il giorno della cresima, Alessia Merz precipita dalla passerella mentre guarda con occhio languido la telecamere e la sua voce continua ad andare, Boncompagni fa miliardi coi diritti d'autore facendo cantare alla Carrano, alla Gollini e a Roberta Ghinazzi (queste due amicissime tra loro, poi separate da oceani di incomprensione e divismo) le canzoni da lui scritte a suo tempo per la Carrà (qui l'originale, qui la copia), esplode definitivamente il fenomeno Alessia Gioffi, ovvero l'Attila delle ballerine di tutti i tempi, e insomma si capisce che la mistura mediatico-spettacolare messa insieme dal duo Boncompagni- Ghergo è pronta per un salto di livello, che è poi il livello base delle operazioni bimbominkistiche. Ecco allora spiegati i contenuti di questa e della successiva edizione del programma:

a) La compilation: come gli affezionati di Amici sanno, una bella compilation con le voci dei protagonisti del programma che canticchiano in libertà è un blockbuster assicurato. È così anche in quei lontani giorni: i negozi di musica vedono affacciarsi sulle loro vetrine i CD e le musicassette delle miscellanee musicali cantate dalle ragazze, almeno di faccia, poiché la voce non sempre pare corrispondere a quella che si sente in trasmissione. Ma il pubblico non nota e gradisce.
b) La compilation di Ambra. Ecco il carico da 11. Si decide di dare ad Ambra la sua stessa voce, sapientemente aggiustata da tutti i mezzi tecnologici che hanno fatto diventare intonate anche le Spice Girls. Attingendo al giovanilismo più puro (ovvero Eros Ramazzotti sotto spirito, una pinta di rap, Gigliola Cinquetti con la verve di Cindi Lauper, Jo Squillo in sottotraccia) vengono sfornati singoli dal successo clamoroso (deh, altro che Emma, altro che Alessandra...) dai titoli mai più dimenticati, come T'appartengo (“T'appartengo e io ci tengo, se prometto poi mantengo, m'appartieni e se ci tieni tu prometti e poi mantieni, ti giuro amore un amore eterno, se non è amore me ne andrò all'inferno, ma quando ci sorprenderà l'inverno, questo amore sarà già un incendio”, ecc. ecc. ecc.) oppure L'ascensore (“Sia maledetto questo amore che sale e scende come un ascensore, vorrei fermarmi a respirare, sta già correndo su veloce, ma io spingo STOP” ecc. ecc.). Ambra è ormai assurta al livello di una santa laica, ma la cosa interessante è che il suo successo, in proporzioni infinitesimali, s'intende, dipende da fattori che sono gli stessi che caratterizzano la Grande Icona dell'Epoca Consumistica, nonché Grande Madre di ogni futuro fenomeno giovanile che finirà in bimbominkismo, ovvero Louise Veronica Ciccone, in arte Madonna. Bum. No, 'spetta che te la racconto: Ambra è senza dubbio la meno bella di tutte le figliole in studio, ha la voce meno interessante, balla meno bene, ma la sua clamorosa faccia di tolla fa premio su tutto e la porta al timone del vascello; Madonna, come è noto, bella non è, intonata neppure, balla come ballano tutti, eppure eccola là. Perché? Perché crederci è tutto.
c) L'incontro fatale (o il passaggio del testimone) con le boyband: manco a farlo apposta, giusto nel 1994, già che erano lì per Sanremi vari, passano da Roma a salutare Ambra e le altre proprio i Take That, sulla soglia del successo totale, ma non ancora del tutto esplosi (anche perché, in caso contrario, col piffero che venivano a Non è la Rai, ve li immaginate gli One Direction ospiti a La prova del cuoco?). I cinque bellocci passano qualche giorno lì a cantare le loro hit, affidando il grosso del metterci la faccia a Robbie Williams, che gode peraltro ricciosamente a vedere tutto quel ben di Dio in studio. Le reazioni delle ragazze durante i pezzi sono le solite (lacrime, urla, attacchi epilettici) e anticipano tutto ciò che sappiamo. Il matrimonio tra un programma pugnette maschili- friendly e gli idoli massimi dell'eccitazione artistico- muscolare femminile sancisce di fatto l'ingresso della civiltà italiana nell'era pre-Bimbominkia. Il vero laboratorio di tutti gli sviluppi successivi in termini di cultura consumistica di massa è lì. Dirà Boncompagni: “Non è la Rai è un programma che piace alla sinistra pur essendo di destra; registra il nuovo e anticipa le mode”. Sottoscriviamo.
d) Il talk show nulladicente, giusto per sembrare seri. Sì, perché ovviamente le critiche piovono copiose sul programma, vuoi per la leggerezza fin troppo esibita dei toni (e non era che l'inizio...), gli atteggiamenti spesso sguaiati delle ragazze (e non era che....), la proposizione di un modello lolitesco altamente diseducativo per le adolescenti dell'epoca (e non era...) ecc. ecc. (e non...). Vasco Rossi dedica addirittura una canzone al programma (qui l'originale, qui la reazione delle ragazze). Strategia delle dirette interessate per dimostrarsi tutt'altro che plasticose: scegliere una tragedia a caso e dire che ne sono al corrente. Così, mentre a Mosca l'allora presidente Boris Vodka Elstin bombardava con disinvoltura il parlamento russo reo di essersi dissociato dall'azione militare contro la Cecenia, e la cosa andava naturalmente in diretta TV, Ambra apre la trasmissione dicendo che “siamo consapevoli che in questo momento in Russia stanno succedendo COSE MOLTO BRUTTE e siamo vicine al popolo russo, non vogliamo che pensiate che siamo le  scemette che giocano e si divertono e non sanno cosa succede nel mondo”. Certo, allora bisognava fare così sempre. Ma tant'è. Poi c'è il momento serissimo, quello del talk show autoreferentesi, condotto da un'altra vecchia conoscenza boncompagnica, l'attrice Sabrina Impacciatore, che col look di Flanny di Candy Candy (qui l'originale, qui la copia) sembra giusto la maestrina cessa nella classe delle bellocce, e tuttavia gestisce con piglio i profondissimi dibattiti, cui le ragazze partecipano nel modo che potete vedere (ah, no, è sparito il video, pace...).



Erano del resto gli anni in cui la De Filippi dava vita ad Amici prima versione. Si vede che era stagione.
e) Il televoto. Ambra, cioè Boncompagni, lancia a un bel momento la votazione da casa per eleggere la ragazza più bella del programma. Votazione a cui concorrono naturalmente le varie esibizioni in studio. Vince Nicole Grimaudo, che peraltro ha tuttora una carrierina caruccia caruccia. A dde fili', ma nun c'hai proprio 'nventato gnente....

4- La hybris e il tramonto.

Registrato poi il debutto di future personcine di un certo riscontro come Lucia Ocone, Romina Mondello e... vabbe', queste due, il potere mediatico di Ambra (che si mette a dare lezioni di sanscrito attingendo all'inesistente vocabolario Nuccitelli-Pica) supera ormai ogni immaginazione, tanto da essere oggetto di sondaggi promossi dai migliori istituti di sondaggistica, istituti che un giorno telefonano anche A CASA MIA, nel 1995, per chiedermi cosa ne pensavo dell'assenza di Ambra da una puntata del programma causa svenimento, se era vera la storia dell'anoressia, se queste ragazze non venivano troppo sfruttate per la loro età. Che tempi, che tempi...
Ma restiamo al 1994: verso marzo, all'approssimarsi delle elezioni politiche, siamo tutti col fiato sospeso, perché Berlusconi è appena sceso in campo con FI alleato con Lega e AN, la DC si è sbriciolata nei tronconi PPI e CCD, il PSI va estinguendosi, il PDS, cui peraltro fa concorrenzina RC, si sente già in tasca le chiavi di Palazzo Chigi e noi, sì noi, siamo ancora troppo piccini per votare, quindi non possiamo che assistere... al numero di Ambra durante un giochino scemo col pubblico da casa. A fianco della fanciulla compare un diavoletto disegnato in sovraimpressione che assume faccine a seconda dell'esigenza, ma il fatto è che Ambra, o meglio Boncompagni tramite auricolare, un bel giorno ad un certo punto se ne esce dicendo che il diavolo vota Occhetto, Dio vota Berlusconi. Apriti cielo. Dai telegiornali RAI, ormai tutti col PDS, visto che non c'era più nessuno cui puntellarsi, partono bordate ad alzo zero contro la politicizzazione del programma e il condizionamento dell'elettorato in piena campagna elettorale. Lorenza Foschini dedica mezza puntata del Tg2 ad un'inchiesta sul mondo delle pulzelle boncompagniche, affettando una sufficienza ai limiti della compassione, chiedendosi “ma chi sono queste ragazze, come vivono, è giusto metterle sotto i riflettori così giovani, che messaggio portano, ecc. ecc.”. Scandalo sciocchino, secondo noi, perché alla fine se un maggiorenne (pochi) guardava Non è la Rai era quasi sempre già orientato verso un voto berlusconide. Forse, a passare la cosa sotto silenzio, gli avversari ci avrebbero pure guadagnato; ma fu l'ennesima esca per poter dichiarare la superiorità morale, culturale, ontologica ed esistenziale della gente di sinistra rispetto a coloro (pochi, dicevano) che avrebbero scioccamente dato se stessi in pasto al volgare miliardario di Arcore, le cui Tv ammannivano messaggi di totale bassezza, e comunque sinistra = Verità. E vinse Berlusconi.
Ora, a prescindere dalla scorrettezza o meno della trovata del diavoletto votante, va detto che, dopo quell'episodio, obiettivamente l'aura di innocenza che gravitava attorno al programma prese a sbiadire. Non perché Ambra avesse catalizzato chissà quali voti o aperto chissà quali squarci di vita vera dentro gli studi romani, ma in effetti la cretineria della trasmissione era forse per la prima volta sfuggita al controllo dei suoi creatori. E del resto, dopo due anni e mezzo di invenzioni strampalate per tener su gli indici di ascolto, ormai la lena comincia a venir meno. I volti delle ragazze sono quasi sempre gli stessi, le canzoni anche, piuttosto noiosette in quanto cantate da una o due voci prestate a chiunque, il superego di Ambra inizia pure a venire sgamo e forse lei stessa comincia a capire di essere imprigionata in un personaggio strettino.

In effetti il trapasso alla quarta e ultima edizione del programma registra una nuova volontà di rimbalzare le polemiche, volontà che si traduce nella sigla iniziale del programma con Ambra in versione don Basilio de Il barbiere di Siviglia che canta l'arietta “La calunnia è un venticello” (e chi vuol capire capisca), ovviamente in playback e con la voce non sua. Poi si fa in modo di replicare iperbolicamente alle accuse di ambrocentrismo circondando Ambra di fotografi in studio manco fosse Grace Kelly, facendole assumere pose volutamente da superdaiva, promuovendo ritornelli tipo “Ambra c'è” oppure “Ambra è pazzèsca? No, pazzésca!!”, giocando sulla diversa accentazione 'regionale' dell'aggettivo. Dall'altro lato, sembra si voglia anche tornare alle origini del programma, facendo fare ad Ambra interviste a gente saggia che parla, tanto per stare leggeri, del dramma dell'infanzia infelice nel terzo mondo (“Ad ogni battito di mani in India nasce un bambino, in Italia uno ogni 15 secondi”). Già già. Da un lato si espelle l'unico adulto rimasto in studio, ovvero la coreografa, e la si sostituisce direttamente con Pamela Petrarolo, che ogni tanto si cimenta anche a cantare Aretha Franklin, così per sport (Boncompagni: “A 19 anni, Pamela è la più giovane coreografa televisiva DEL MONDO”, anvedi che tajo...), dall'altro si procede ad introdurre lo spazio Non è la Rai cult, ovvero spezzoni delle edizioni passate mandati in onda e poi commentati da Ambra stessa. È chiaro che un programma che si mette a fare la storia di se stesso è conclamatamente sulla via della chiusura.
La traccia più evidente dei germi bimbominkieschi è poi la decisione di 'rinfrescare' il cast sbarazzandosi di alcune facce storiche (molte delle quali ormai insofferenti del ristretto ruolo loro dedicato - rispetto ovviamente ad Ambra-  e ansiose di spazi televisivi nuovi) e sostituendole con una pletora di sgallettanti 12-14enni totalmente incapaci di fare alcunché, sì che il programma, ridotto ormai ad un asilo intervallato da sfilate di moda, precipita verticalmente negli ascolti. Il coté bimbominkiesco è tutto nell'avvicendamento tra 18-25enni che facevano le sceme COME delle tredicenni e le tredicenni vere, sbattute in diretta TV ad esibire l'abisso del loro niente.
Si giunge così, tra sbadigli copiosi, all'ultima puntata del programma, in un caldo pomeriggio di giugno, con Ambra che, un po' mimando il playback, un po' piangendo mentre il playback continua ad andare, 'canta' T'appartengo in mezzo ai torrenti di lacrime delle altre ragazze che si abbracciano inconsolabili per l'ultimo addio. Il senso di un'avventura che finisce, un'epica cavalcata tra le praterie dell'Immaturità come  unico stile di vita, la parentesi di un'adolescenza vissuta in primo piano entro una dimensione giocosa ed irreale, un successo travolgente basato sulla pura visibilità televisiva (Gaia Camossi: "Probabilmente è stata la prima trasmissione che rendeva i protagonisti, noi ragazze quindi, persone più vicine al pubblico perché senza particolari doti o capacità. Semplicemente stavamo in televisione perché carine e questo ci ha reso più umane e più vicine ai desideri di fama di chiunque", ah, lo sai...!): tutto ciò veniva a compimento quel giorno, anche se molte delle ragazze ed ex-ragazze del programma erano già sul trampolino di lancio per nuove esperienze, laddove altre, dopo fugaci illusioni nell'immediato post- Non è la Rai, imboccheranno la via di un lento oblio, alcune digerendo bene la cosa, altre, ci dicono, no. Soprattutto, però, veniva in quel lontano giorno gettato il seme della rivoluzione bimbominkiesca, aprendo quello che pareva un sentierino per noi della Generazione X su cui instradarci in cerca di facili distrazioni dal nulla postideologico dei primi anni '90, laddove, deh, folli!!!, i destinatari veri di quelle impalpabili spore erano coloro che appena appena erano nati in quegli anni '90 o sarebbero nati di lì a poco: ad accoglierli avrebbero trovato non tanto un mondo fatto di robot difensori della terra o di adulti con la sindrome di Peter Pan, bensì sistemi di pubblicità e consumo pronti ad alluvionare nelle loro menti piccine il concetto di Stupidera Perenne. Così del resto il programma si era mosso in quelle quattro edizioni: l'assenza di talento elevata a sistema, la falsificabilità iperduplicata della performance canora (ah, Benjamin...), la grafichetta pucciosa, gli effetti sonori da videogioco, l'erotismo soffuso di imbecillità, tutto contribuì a creare un intermundium sganciato dal reale in cui perdersi con voluttà.

5- Un simpatico bilancio

Comunque lo si voglia considerare, questo programma ha significato molto dal punto di vista dei messaggi sociali, quelli soprattutto volti a negare fondamentalmente la serietà delle cose, sostituendovi l'idea che il cazzeggio è un diritto biologico, una volta che si sia trovato qualcuno cui delegare il funzionamento del mondo. C'è semmai un dato sincronico che lascia pensare: Non è la Rai è andato in onda in un quadriennio in cui nel nostro Paese è successo di tutto. Si noti: dal settembre 1991 al giugno 1995 abbiamo avuto:
- Tangentopoli
- assassini mafiosi di Falcone e Borsellino
- crollo dei partiti di governo della prima Repubblica
- uscita dell'Italia dallo SME
- avvisi di garanzia assortiti a Craxi ed Andreotti
- attentati eversivi mafiosi a Roma, Firenze e Milano
- discesa in campo e vittoria elettorale di Berlusconi
- caduta del primo governo Berlusconi e sua sostituzione col governo dei tecnici guidato da Lamberto Dini

Dicasi, la repubblica italiana conosceva la sua più turbolenta stagione dai tempi degli anni di piombo. Nonostante l'urgenza e la gravità degli eventi, ai giovani di allora si preferì ammannire per via massmediatica una sorta di bromuro, lasciando che la piazza, la cara vecchia piazza sede di tutte le grandi rivoluzioni mancate, provvedesse, tramite lanci di monetine, a sotterrare i mostri del passato recente. Credo in effetti che soprattutto la televisione sia rimasta disorientata, all'epoca, non avendo più i tradizionali referenti politici certi (tranne ovviamente Rai Tre, nei cui telegiornali si centellinava con trattenuto compiacimento l'elenco giornaliero degli inquisiti per tangenti appartenenti ai partiti di governo). Come leggere il fenomeno tangentopolizio nelle sue cause prossime e remote? Come spiegare a noi, che all'epoca identificavamo il massimo di cattiveria con quella degli alieni che si accanivano sempre e solo col povero Giappone, la realtà di individui e organizzazioni criminali italiane che in totale tranquillità scioglievano bambini nell'acido e facevano saltare in aria magistrati in Fiat con un carico di tritolo sufficiente a sventrare una colonna di carroarmati? Come prendere coscienza del fatto che gli assi del mondo pendevano ormai solo verso l'Atlantico, che la cultura americana coi suoi modelli era ormai inarrestabile, e tuttavia dall'estremo oriente stava per arrivare il ciclone giallo? Come avvisare che l'apparente benessere infinito che gli anni '90 sembravano aver inaugurato era una bomba ad orologeria? Alla fine la gioventù d'allora si rifugiò nelle rispettive parrocchie (religiose, politiche, consumistiche) senza che si sviluppasse un desiderio comune di capire assieme; chi si lasciava indottrinare dalle idee di lotta e di governo sentì che era giunta l'ora 'per quelli là' di pagare una volta per tutte, e non volle sentir ragioni da parte di chi chiedeva di distinguere caso per caso senza abbandonarsi a linciaggi cumulativi; chi vedeva il partito confessionale sciogliersi, provvide semmai ad autopulirsi la coscienza, separando Cesare da Dio e aspettando che il temporale passasse; chi sapeva poco e voleva forse saperne di più, restò spesso sedotto dalle luci del godereccio divertimento adolescenziale e, giusto per non perdere gli anni più belli, lasciò che le altre cose andassero per conto loro. Ed è con quest'ultimo segmento popolare che si identifica Non è la Rai, non nel senso che il programma sia servito scientificamente alla distrazione di massa, piuttosto a dimostrazione che, dopo decenni di lettura ideologica, cioè deformata & falsa, delle coordinate del reale, parte della nostra società non ne ha semplicemente più potuto, e il bisogno di leggerezza, compresso da una cappa quarantennale di minacce reciproche tra sistemi politico-ideologici, si è ad un certo punto liberato così da non potersi arrestare nemmeno nell'imminenza di nuove problematiche a livello nazionale e globale. Come dire: "Sono dieci notti che non dormo, adesso, mi esplodesse pure la casa, voglio starmene nel letto!"      
Resta così, a perenne monitor (ah, ah, ah...) di ciò che poteva essere ed effettivamente è stato, il pezzo forse più rappresentativo dell'universo psicologico che fa da brodo di coltura di Non è la Rai, ovvero il gioco delle secchiate, inizialmente proposto come gioco dello sponsor e poi impiegato come entertainment a sé: quattro ragazze sorteggiate da Ambra si posizionano dentro altrettante finte cabine da spiaggia, ciascuna dotata di una leva collegata ad un secchio più o meno pieno d'acqua. Al pubblico da casa la scelta della malcapitata da testare e, in caso di secchiata, gavettone assurdo, pianti della vittima e risate delle altre. Tutto qui. Come fosse un episodio di Tom e Jerry. Nessun senso, nessun messaggio. O forse un unico grande non-messaggio: attenti, il destino ha in serbo una secchiata per ognuno di voi. Perché? Perché di sì. O magari no. La civiltà bimbominkia, commossa da cotanto avviso, ringrazia.

4 commenti:

  1. Ho vaghi flash infantili di questo programma... La piscina, lo scenario... Qualcosa di baluginante e quasi misteriosamente legato a un'età di pre-coscienza... ;)

    RispondiElimina
  2. ricordo che c'erano anche alcune minorenni ben al di sotto dei 15 anni..

    RispondiElimina
  3. ricordo che c'erano anche alcune minorenni ben al di sotto dei 15 anni..

    RispondiElimina
  4. Io sono molto legato a questo programma malgrado fossi bimbo all'epoca. Ho senza dubbio bei ricordi ma quello che dice l'autore è ahimè la verità

    RispondiElimina