Motto


"Chi scende, non sale; chi sale, non zucchero; chi scende, zucchero".



Per scaricare il poliziesco pentadimensionale I delitti di casa Sommersmith, andate qui!!!
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giovedì 7 maggio 2015

UGF 03X05: "Voglio che almeno tu mi credi".

E così, il latino una volta, il congiuntivo un'altra, la nostra fiction-guida assassina i fondamentali della nostra stessa lingua madre, facendo peraltro pronunciare ai personaggi una serie di parolacce che francamente non ricordavamo così numerose in precedenza e francamente non ci paiono contribuire in nulla alla pretesa di realismo dei dialoghi e delle situazioni. Ma tant'è, schiattato il Capofamiglia, i familiari, dopo 29 giorni (29, eh? Non 30 né 28, per carità...) riprendono il loro niente, tra piccoli rancori e cazzimme assortite.

Quanti episodi ancora? Sei sicura...?

1) Sorde seduzioni: Gradisca fa capire all'allampanato ingenuo che si è rotta dei ristorantini etnici, e del karaoke con Chariot di Betty Curtis e che sarebbe il caso di passare al piatto forte. E lui non capisce. Allora lei inizia a fare le fusa; e lui non capisce. Alla fine gli si spalma addosso; e le zone australi di lui capiscono. Eccoli dunque a casa di lui, "la mia cameretta è a 5 metri...", ma lei non se ne dà per inteso e apre bottega già sul tavolino d'ingresso, cosa che convince definitivamente anche le zone boreali di lui a concedersi a piaceri proibiti. L'ingenuità della sequenza è tale che, men che mai eccitarsi, si fa fatica addirittura a ridere, se non ad avere pietà di cotanta goffaggine a 15 anni da Sex and the city.

"Dov'eri quella sera?" "Sai tenere un segreto?" "Sì" "Anch'io, come vedi"

2) Torde seduzioni: Calimero, 29 (29, eh?, attenzione...) giorni dopo essere rimasto orfano di padre, con cui peraltro non ci si era lasciati proprio benissimo, si mostra impegnato in una relazione peccaminosissima con una tizia a caso che occupa i suoi pomeriggi andando ad ascoltare l'autoradio sotto i cavalcavia della Brianza. Ed ecco che, senza sapere nulla l'uno dell'altra, nemmeno i nomi, i due gabbianelli in attesa di volare volano sui sedili non ribaltabili della comodissima Alfa Romeo di lui, che pare aver ritrovato i corpi cavernosi di sempre. Peccato, scopriamo poi, che la tizia misteriosa sia compagna dello psicologo di Calimero, il quale psicologo prende atto della rinnovata primavera testicolare dell'assistito, senza manco immaginare dove vada a finire il polline. Verosimilissima casualità...

Allora, la parte dell'uomo- sandwich la fa Niccolò...

3) Balorde seduzioni: Reggianino, che al contrario dello zio/fratello tiene ben chiusi a chiave i ninnoli pregiati, riceve in eredità dal defunto nonno un'antica edizione dei Sonetti di Shakespeare, ma guarda il caso, uno dei rari casi di liriche d'amore omosessuale della storia (tralasciando l'identità del fair friend, se era il visconte o il granduca o qualcuno degli amichetti di Will nostro). Detto pure che il Capofamiglia non immaginava di schiattare così all'improvviso, si può dire che ci abbia visto lungo. Il patrimonio di spunti viene tuttavia vanificato da una fobia con delirio di interpretazione che fa vedere a Niccolò pericoli ovunque. Nonostante la cravatta rossa ereditata dal nonno, evidente simbolo fallico dai poteri sciamanici in grado di evocare le più remote energie delle viscere della terra e non solo, baby Reggiani non crede che con Mattia possa quagliare, si è mai visto uno che, per provarci con te, ti propone di venire in piscina assieme uno di questi giorni, magari ti lascio il mio cellulare così mi avvisi? Non sarà un approccio, questo? No???? Beh, per Niccolò no. E' Mattia che vuole celiarsi di lui, nonostante sia fidanzato. L'etero che gioca al gay. Boh. E così le occasioni per Reggianino vanno tramontando una ad una.   

La ceretta? Non ti basta 'sto stacco de mascella?
4) Ingorde seduzioni: Jamal aggranca più e più volte Valentina, laddove il nerd si consola con la miniGradisca. Un tira e molla di musi, faccette, congiuntivi saltati, bugie assortite che fa sembrare uno splatter Il tempo delle mele.

5) Momento Giocafiabe: Morelli porta Rocca nella stanza degli scarti di fabbrica a sprimacciar cuscini per dimenticare il colloquio con Edo, che ha comunicato intenzioni divorziste per consentire a Chiara di continuare a cavalcare l'onda con Raoul. Così, tra svolazzi di piume degni della celeberrima fiaba, la nostra azzimata moglie del defunto che torna sempre in vita, quindi una perfetta vedova- non vedova, tenta di dimenticare il fatto di essere la prova vivente della veridicità del paradosso del Gatto di Schroedinger.

5) Momento appealing: Raoul vede Jamal pregare e dice di invidiarlo, Jamal replica che non tutti i musulmani sono integralisti, lui, per dire, ha una cugina che va all'università. E così le remote origini ideologiche leghiste della fiction sono sepolte foreverandever.  

5)  Resta il testamento di Ernesto, che alla fine premia l'ex Brooke Logan di casa, che si cucca il 25% delle azioni solo per aver tirato fuori un portaombrelli ergonomico con la stampante 3D. Ah, però. Resta la raffreddata Fehlbehrbauhm, che per fortuna schioda a metà puntata, non dopo averci regalato siparietti con Calimero che renderebbero trasgressivi i dialoghi tra Satomi e Marika (minuto 11.21). Resta Nora che dichiara odio eterno a Edo (ma scusa, lui le ha combinate lui le ha risolte, non vale più il principio della redenzione? Ma se la sono letta la Fabula Aristaei, questi?)

6) Resta, signori miei, che quest'anno UGF fa venire un latte alle ginocchia tale da farci rimpiangere Primi Baci. Il che è tutto dire. 

venerdì 1 maggio 2015

UGF 03X04: "Ma tanto qui è... pro bene, veh...!"




[Ma la Ferrari che è di Piacenza perché parla come una romagnola?]
[Ma Reggianino puccia i biscotti nel lattino come uno di sei anni?]
[A Inverigo hanno il Liceo Classico dedicato A KANT???? Ah, sì, è la patria della ragion pratica...]
[Si vede che l'egizio lavora da Raoul: corre a perdifiato per tutta la puntata per niente...]
[Stavolta il rientro di Edo ha generato una sequenza meno bradipa dell'altra volta, facciamo progressi...]
[Scherzi a parte, senza Gianni Cavina non è più quella fiction...]


Gradisca Ferrari assassina volutamente il latino allo scoprire che la sorellastra lavora aggratis per difendere le giuste cause dei poveracci, cosa che per lei, cresciuta negli stenti e, pare, in molto altro, e non sempre nettissimo, risulta assolutamente lunare (seguono scambi di battute che portano Laura ad un passo dall'omicidio, ma vabbe'). Sarà allora una nemesi necessaria tentare la sorellastra a lanciarsi nel fantastico mondo delle autoreggenti. Ma non è che l'assaggio: nella puntata di questa settimana gli autori hanno deciso di far impazzire tutto il cast per poi rovinarci addosso la tragedia delle tragedie, così che Casa Vianello diventa d'un colpo Criminal Minds. 

Fortuna che lo seppellite a mercati chiusi...

1) Crisi Calimero: Reggiani the First cade nelle classiche depressioni a carattere cronico-melancolico, che secondo Areteo di Cappadocia, perlomeno a sentire le tesi di costui, si origina da un sovrappiù di bile nera che sale dagli ipocondri alla testa e devasta l'umore. Sì, Stefano non regge l'addio con Narici Moresche e inizia a manifestare i classici sintomi del male: ha gli incubi, è sempre musone, gira il cappuccino in senso anitorario, non ha voglia di far niente (ma questa cosa pare che gli venga da lontano, l'ultimogenito delle famiglie straricche in genere, si sa...), non mangia, rifiuta il succo di frutta offertogli da Nora, costretta a passare lo straccio perché la domestica è in ferie (particolare apparentemente peregrino, ma in realtà capitale per il prosieguo delle cose). E insomma, Stefano soffre. Raoul, memore di quanto possa la scuola di Hokuto, lo spedisce dallo psicologo che cura i tapini del suo maneggio, ma Stefano dice nonono! Mica sono matto! Ho perso l'amooore della vita e ci sto male. Punto. Salvo poi andare a ri-raccattare la nipotastra zoccola che bigia il primo giorno di scuola e si intrattiene coi soliti tamarri della locanda, ma in riva al lago: sono le dieci del mattino, che si fa? Ti riporto a casa (come qualsiasi quasi-zio avrebbe fatto)? Macché, andiamo ad occupare il tempo con un bel giro in pedalò sul lago. Ah, quanto è erotico il pedalò: ed ecco, proustianamente, tutte le immagini di quando lui e la ex pedaleggiavano allegramente come due turisti tedeschi qualsiasi a Cervia. Flash color seppia. Fitte al cuore. Potenza della memoria involontaria. Basta, retropedaliamo e chiamo il medico dei pazzi. Sono pazzo. Vado dove andavo con lei. Uffa. Tipo quel cavalcavia da passeggiatrici che, insomma... toh, una sfigata come me che piange in auto...


Avevo detto niente salsa di soia, cribbio!!!


2) Crisi Raoul: che poi uno dovrebbe guardarsi in casa. Il bel comunistone di casa Rengoni non s'arrende all'idea che la Ex, avendone mille e un diritto, voglia sparire dalla faccia della Brianza col figlio suo e di lui. Risvegli angosciosi. Dialoghi senza sbocco. Sguardi inferociti dal rancore. E allora, ecco rispolverato un grande classico della melancolia raoulesca, la corsa a cavallo in stile André di Lady Oscar dopo che è passato di lì il conte di Fersen. Via, verso prati lontani a piangersi addosso, e Chiara ad inseguirlo. Il tutto mentre l'egizio trafuga il numero di cellulare della Vale dall'ufficetto e Stefania va dalla rivale per dirle suppergiù: "Ti sei riprodotta almeno tu, e faglielo godere un po'!". Era dai tempi dell'Hecyra di Terenzio che non vedevamo tanto altruismo. E la speranza si infiamma.

"Attendo un evento dismanente" "Quei giorni lì?" "No" 

3) Crisi La Vale: bisogna ben solleticare l'ampia platea bimbominkika della fiction (?), ed ecco la Vale, ormai cotta d'Egitto, abbandona la classe in gita e da Roma e torna in Brianza. Come no. Cioè, detto che, come è noto, i bimbominkia sono talmente ripiegati sulla propria emotività da non avere altra scala di valori che non siano i propri istinti, che ciò si trasformi in un atto di indisciplina da pazzi, roba da far invecchiare di 70 anni in una notte sola i docenti per culpa in vigilando, è forse un pochino troppo. Non è inverosimile. E' semplicemente troppo. Ma si sa, bisogna preparare il terreno alla catastrofe finale, quindi... ["che bello che sei sempre sincera con me", si sbriciucchia Chiara... se vabbe'. E il nerd che piange...]


Leonard Nimoy chi? 

4) Crisi Casa Vianello gender: cosa accadrebbe se si girassero I Cesaroni in salsa "famiglia aperta con fratelli acquisiti di chiastica omosessualità"? Ecco la risposta: Reggiani the Second scopre che la sorella lesbica d'importo è più crudele di Tisifone con Pegasus, gli sposta tutte le masserizie da una camera all'altra, lo percula per scarsa iniziativa col vicino di pianerottolo. Un demonio. Ad un passo dalla fuga da casa e ciao alle colazioni di famiglia "con quella là". 

Se io volessi, gli One Direction qui, subito!!
Roarrrr...maschiaccio...!

Però però... c'è del vero in almeno una delle eccezioni di principio della sorellastra: ci vuoi provare con Mattia o no? Ecco, Reggianino vorrebbe, ma siccome quello che impersonava prima Niccolò (Luca Peracino, che scopriamo da Wikipedia essere attore comico... ah, questo spiega tutto...) aveva preso una tranvata extralong dal pitturista, vorrebbe andarci piano, pianissimo. Ed ecco che entra in scena, per un commovente canto del cigno, il Capofamiglia, che spiega a Niccolò che, a 22 anni suonati, DEVE vivere, uscire, AVERE UNA RELAZIONE. "Incontra un ragazzo e innamorati, io ti voglio vedere fidanzato!", bum!!! Roba da far infartare la povera Laura. E così colui che abitò ai tempi nella casa delle finestre che ridono (a quanto pare ben più sicura di Casa Rengoni...) si atteggia a liberal mille volte più della figlia. Gli pioveranno addosso comete?
E insomma Reggianino va in piscina, fa la nuotatina, si fodera di amianto il costumino e "Ciao, Mattia!!!!", il quale Mattia arriva tutto zompettante a bordovasca, "Ciao, non ti avevo visto!!" (grazie, era in acqua), ma giusto quando Niccolò è pronto al Grande Approccio, spunta una lei al fianco di Mattia e pluf, giù in acqua. E Niccolò abbandona l'arena (che poi salterà fuori che questa qui è la cugina o la sorella del Mattia, minimo...).  

4) Ciao, Ernesto, uillmìssiu: no, niente comete, più umanamente i ladri in casa, e forse c'entra l'avanzo di galera ex di Gradisca, che in una furiosa colluttazione a colpi di frutta candita aveva rubato le chiavi e lo schiaccino di Casa Rengoni alla ex. Chissà, sarebbe pure troppo. Certo che nella serata al ristorante del maneggio (menù vegan, pare di capire dalle foto) il povero Capofamiglia aveva preso una bella serie di pesci in faccia dai figli, ostili all'adozione di Gradisca e al riassetto azionario della fabbrica ormai prossima alla cessione. E qui il grande tema Buddenbrookiano dei figli che non sanno o non vogliono proseguire l'attività paterna. Setticemia in arrivo? No, ma l'unica pifferi di sera che non c'è la servitù in casa, ecco la devastazione a Casa Rengoni, un tempo più impenetrabile del Castello di Grayskull, oggi più violabile di un crescenzino. E il povero Ernesto schiatta, a distanza di circa tre ore dall'infortunio, nel modo più inglorioso possibile, ovvero per un colpo di ciabatta alla base del collo.

Forse perché della fatal quiete...

Ma era da tutto l'episodio che Ernesto sentiva la fine del ciclo. E voleva vendere la fabbrica alla multinazionale che gli avrebbe statccato un assegno pari al PIL semestrale del Bahrein... Eh, ma i treni passano... 
Funerale sobrio, ma ecco all'orizzonte riappare EdoGassmann (seguiamo i suoi desiderata e mettiamo la doppia enne a fine cognome), e subito la Rengoni perde due terzi del proprio valore. Ad averla venduta prima... 

venerdì 24 aprile 2015

UGF 03X03: "Io gioco a scacchi".

Farinosa quantomai vieppiù la trama della nostra fiction-guida, come i fossili del cretaceo s'avvita su situazioni sfilacciate e incoerenti, e tuttavia sottilmente comiche, sì che decidiamo di salvare quelle, e non il resto. Che non c'è.

E' il Colorado Boat, questo, vero...?


1) La comica di Dawson's Creek reloaded: pare che il settore giovanezza & virtute del cast si sia deciso a complicare i propri dialoghi in cerca di nuovi spessori. Il risultato è ovviamente contraddittorio, ma non certo privo di un suo appeal.
"I tuoi trascendentali iniziano a sfuggirmi...!" "Kairòs, kairòs!!"
Esempio uno: nerd inverighese arrabbiato con la sua quasi- ex Valentina, "perché non mi hai detto che andavi a vedere la cavalla di Raoul che sgrava con Tino" (Tino  è l'osservatore, si capisce), la Vale replica che "tanto a te non sarebbe piaciuto", ma il nerd ribatte "dovevi dirmelo, mi sono offeso!!", al che la Vale ri-riopina "ma scusa, ti offendi perché non ti ho invitato in un posto in cui comunque non saresti venuto??", e la fenomenologia del linguaggio decolla verso i lidi già ampiamente esperiti dalla coppia Van Der Beek/Holmes, quindi, gente mia, siete indietro di 15 anni, as always.


"Zietto, andavo come una freccia nera, vero???" "Ma schiatta..."

Esempio due: il sempre più sandokanesco Jamal ci prova in concretezza con la Vale, che tanto del nerd non sa più che farsene, ed ecco che al maneggio risoffia l'aria dello zompo cornificante che già tanto ci soddisfece all'epoca: come spingere la fanciulla tra le egizie labbra? "Sai, mi devo reinserire socialmente... diciamo che faresti un favore alla comunità... ma sì, è la comunità che te lo chiede!!". Ora, ai tempi in cui Pollon andava in onda su Italia1 alle 16, una qualsiasi fanciulla mia coetanea, a fronte di una circolare ministeriale spacciata per tentativo d'approccio, avrebbe perlomeno sputato nell'occhio al pretendente, fosse pure affascinante ed egizio. Qui la Vale schiude le labbra dopo nemmeno tre secondi. Sarà... 


Omar Sharif chi?

2) Seduzione, questa sconosciuta. Esempio uno: la Isabella Ferrari-Gradisca, sempre più caricaturale nel ruolo di donna di strada col passato frullato, anzitutto simula un ictus con le figlie per avere una comoda scusa per interrompere la fuga da Inverigo (TAC a tempo di record, poi dite della sanità italiana...) e andare a piatire da mamma Nora, che ovviamente le mette subito a disposizione duplicato delle chiavi di casa, telecomando del cancello, carta di credito aziendale, pulsantiera lanciamissili, botola antiscocciatori e tutto il resto che si trova nel deposito di Zio Paperone. E passi. Ma il povero Giampaolo Morelli, condannato a fare il belloccio imbecille a vita, ottiene dalla predetta un appuntamento flash di un'ora per un aperitivo, roba che neanche due perseguitati politici della Cecoslovacchia anni '60, e quando l'approccio verte sugli interessi comuni, quando cioè Gradisca va ad informarsi sulle chiavi d'accesso al cuore, e molto altro, del bel ragionierone, ecco la di lui sexyssima dichiarazione: "Ascolto l'opera e adoro gli scacchi...". Beh, roba da veder tutte le Gradische dell'ecumene gettarglisi addosso al grido di "Sì, fammi l'arrocco!!". Ma appunto, tutto si diluisce nello sciroppo d'acero.



"Scusa, il primo principio della termodinamica...?" "lalalalalaaaaaa....!!"
Esempio due: sciroppo che scorre a fiumi, rischiando di impiaccicarlo senza requie, per il secondo dei Reggiani, ovvero Niccolò, che si crede perseguitato dal tizio della piscina, il quale, guarda caso, vive non solo nello stesso stabile dei nuovi Casa Vianello, ma pure sullo stesso pianerottolo!! Eh, beh, succede, no? Detto poi che il tizio, Mattia o qualcosa di simile, attacca effettivamente bottone col Reggianino, che attende invano un ascensore che non arriva mai (e leggili i segni del destino, su...), ma continuiamo a non capire perché Niccolò tema l'assalto. Ci vorrebbe evidentemente il parere di un esperto in seduzioni gay, nondimeno la frase: "Mi si è svalvolato il wi-fi, ma vedo che c'è una rete su questo pianerottolo, è la tua, per caso? Daaaai, dimmi la password, mi connetto solo per leggere la posta, giuro..." a noi qui di Spocchialand non sembra esattamente il tentativo d'approccio più erotico pensabile. Su un pianerottolo, poi (tacciamo della password dedicata al Papa, vabbe', Laura, si sa... coerente, vero...?). 


"Sì, però mio padre recitava con la Goggi..." "T'accontenti, cocco!"
3)  Bimbominkia, sorgete!! Trionfa il Twilight-mood per il Primo dei Reggiani, ovvero Calimero: costretto a fare da ormon-sitter alla circa-nipote (ovvero Irene, figlia di Gradisca, cioè della sua sorellastra, quindi una mezza nipote o nipotastra o step-niece o qualcosa), giusto per sbollirle le voglie e dimostrarle che Inverigo è decisamente meglio di Las Vegas, o Viareggio, che poi è lo stesso (by the way: ma in quanti posti è stata Gradisca? Rimini ci sta per motivi allusivi, ma poi Bologna, Viareggio, tutto senza un perché & un percome... ah, Ferrari...). Nulla di più eccitante di un bar vuoto, giusto con un paio di truzzi a cui la fanciulla mostra la spallina dopo otto secondi. E lui a farle scudo. Sì, ma poi io dovrei custodire l'intatta (????) virtù della nipotessa quando ho appena perso la donna della mia vita? Via, giù di Caipirinha!!! E così, ciucco marcio, Calimero affida alla minorenne le chiavi del bolide paterno (fighetto fankazzista... si  licenzia dalla cesseria, tanto lui i soldi li ha...) e zummete! Fermati dalla polizia, che li umilia da ogni angolatura concessa dalla trigonometria, ma potrebbe la predetta verginella esimersi dal farsi il selfie collo ziastro in pieno sfiga-time? No, perché bimbominkia is everywhere!! E lo posta sullo pseudo-facebook, ovvero il luogo dove il padre avanzo di galera, appena avanzato dalla galera medesima, va a rintracciare la figlia, e nella foto, guarda caso, compare il cartello stradale di Inverigo. Dopodiché è tutta campagna. Certo, incastri narrativi che, beh, Thackeray è un pivello, su...


"Poi arrivò il serpente..." "Chiamatoooo...??"

4) Da rivedere il sistema di intelligence di casa Rengoni, vero? Se un Jamal qualsiasi riesce a scavalcare il muro di cinta e arrivare fino ai battenti della porta di casa... eh, beh, c'è gente cattiva in giro, sapete? L'ex di Gradisca, per dire, che rispunta nell'auto di lei a fine episodio, la costringe ad impostare faccia e parole sul livello "Madre Coraggio (selallero)" e va di ricattoni. 


Chi sta suonando il flauto per farmi uscire dalla cesta?

5) Laura, povera, ormai vittima delle ben note ciclotimie senecane: prima riceve una serie inenarrabile di siluri nello stomaco (Gradisca ammessa a casa Rengoni, poi riconoscenda come figlia legittima da Nora, quindi adottanda da Ernesto, manca che la facciano capo della baracca....) che la portano a preparare vitello tonnato per due eserciti  poi, timorosa di sembrare giusto un po' rosicona per le profferte d'amore della madre alla figlia mai vista per 50 anni, telefona alla sorellastra, inghiotte ettolitri di fiele e la assume in studio. Coerenza, coerenza...

Heisenberg e Bohr...? Ah, intendi gli stilisti di Zara?

6) Raoul, vabbe', sei padre, godi. Ma perché tu e Calimero andate avanti a fare gli splendidi chiamandovi "bròder"?

"Dorsali flaccidini, eh?" "E' l'altro Reggiani..."





venerdì 17 aprile 2015

UGF 03X02: quota, quota.

E così, una puntata via l'altra, giusto per sondare la resistenza del pubblico al glucosio, e purtuttavia instillando lievi goccine di rafano là dove la luce è più intensa affinché l'ombra sia più nera.


"Sai che sembri la nonna di Sailor Moon?" "Chi, quella della statale 54?"



Per dire insomma che la fiction nostrana a trazione rengonica svela vieppiù il suo volto, fatto di zuccherosità (molte) e asprezze (poche). Il che, suddiviso per le quote mediatiche che si programmano per ogni episodio secondo il teorema di Sommersmith, porta alla seguente ripartizione.

Sai, quei tuoi profiteroles dell'altra sera... li ho rivisti...

1) Quota Casa Vianello/Teneramente Licia: tutta a carico del matrimonio tra Laura la Cattolicissima e il suo bel Leo. Ma dov'è finita l'avvocata che si portava dietro la sfiga come un cilicio? Eccola invece tutta presa dalle prime inevitabili messe a punto della vita (bis)coniugale, tipo buttar via le uova al bacon fatte da lui senza dirglielo, piombargli in bagno mentre lui è nudo come mamma lo fece perché non ha chiuso la porta a chiave, sistemare i cuscini a trapezio piuttosto che a triangolo, insomma una carica sexy che al confronto il duo Licia-Mirko veniva fuori dall'Histoire d'O. Tutto deve riconciliarsi, un po' come alle fine dell'Orestea, e allora anche Niccolò, che avevamo lasciato in stan-by di bega perenne con la madre, dimentica incomprensioni, bigottismi, discriminazioni e accetta di venire a vivere coi due neosposi. Così, tout est pardonné. Forgiven, forgotten. Paraculiamo allegri, insomma.
Niccolò che peraltro (ma qui pesano le ambivalenza e le ondivaghitudini piddine sulla questione delle convivenze gay) potrebbe rimettersi sulla piazza, finita la triste parentesi col pitturista. Pare che nella piscinetta da lui frequentata saltabecchi uno che forse l'ha puntato, "ciao, anche tu qui?", "ci vieni spesso?, "io prima venivo di pomeriggio", tutte espressioni talmente neutre che uno neanche ci farebbe caso, ma Niccolò, temendo nell'interlocutore chissà quale maniaco, fugge sempre a gambe levate, lui che si era infrattato col pitturista NEL GIARDINO RENGONICO alla velocità del suono. Si vede che il ruolo del personaggio, che pure da qualche parte quaglia, è di difficile gestione. Ma la dolcezza trionfa.

Sì...sì sì, vedo il meteorite che precipita sulla ditta!

2) Quota Brothers and Sisters de noantri: che poi Laura, dopo tanta trasgressione nello sposarsi all'alba (ma a me continua a non tornare la cosa del ri-matrimonio in chiesa se non ha divorziato senza accenni alla Sacra Rota), dopo aver quasi fatto infartare di disdoro la povera e squinternata madre, si inalbera ad albero solo perché Nora/Sandrelli, distrattona, si ricorda, o meglio le viene fatto ricordare, di avere quella figlia nata da uno zompo giovanile, cosa là, Claudia/Gradisca, che è spuntata dal nulla e adesso vuole conoscere tutti i suoi fantastici fratellastri. E 'mbè? Dov'è il problema? Non si sa, ma Laura prende malissimo la scoperta, tace, fugge, mette giù una pippa chilometrica, ma in fin dei conti Nora era giovane all'epoca, fu costretta a smistare la primogenita per poi sposarsi col Capofamiglia, vojo di'... macché, scandalo scandalone, da parte di una che ha gettato il rosario alle ortiche e cercava i confetti color malva perché si risposava senza essere, ovviamente, più illibata. Si arriva al tutto dopo una serie di bugie, equivoci, deduzioni, silenzi e svelamenti in pieno ossequio alla fiction americana cui UGF si ispira smaccatamente: tutti non devono sapere e alla fine tutti sanno tutto. Solo che almeno a casa Walker scorreva ogni tanto il sangue. 

"E per la massa magra la creatina fa miracoli..." "Maschiaccio...".

3) Quota Candy Candy, eterna incompresa: appannaggio in realtà di un lui, ovvero Jamal, che grazie al sincero pentirsi sta riscoprendo la fede islamica, ma deve sull'altro versante cozzare contro la cocciuta vena comandizia di Raul, motivo questo di non pochi scontri, ma soprattutto di un andamento, oseremmo dire, ciclotimico e bipolare del rapporto tra i due, che si provocano, si separano e si riconciliano a velocità ghepardesca. Se Jamal compie l'intemerata di far giocare a rubabandiera gli ospiti del rieducandato di Raul, facendo sì che una di loro si sfracelli, ecco il rimprovero, "guai a te se osi prendere iniziative!", ma come, protesta Jamal, proprio adesso che mi stavo risocializzando?!??!?! e via una bella fuga di 500 metri non si sa dove, non si sa a sbracciarsi di che, ma si vede che è l'aria del maneggio, ricordate le cavalcate verso il niente di Raul l'anno scorso, al ritorno di Edoardo dall'aldilà? Poi, senza un vero motivo, Raul dà uno strappo a Jamal, ma c'è sempre la sosta a casa Rengoni, là dove Valentina la semplice è pronta a dire addio al nerd inverighese (che ha guadagnato, se non in bravura, in dizione) per gettarsi nell'ignoto coll'egizio. Basterà a redimerlo? Intanto Raul ha pronto il kit da cazziatone nel cruscotto dell'auto.


"Allora, qui Niccolò direbbe... ah, no, sono io...!"

4) Quota Il tempo delle mele: il povero Calimero, tradito da Narici Arabesche, che sta con l'altro, ma come fosse una tortura, fortuna che è arrivata la proposta di nozze che... ah, no, era un bluff. Puff, sparita.


"Allora... io farei rigatoni alla puttanesca..." "Sì, vabbe'..."

5) Quota C'è qualcosa che non so? tutta per Raul, che vede la sua ex con neonato a spasso e teme, pallottoliere alla mano, che la materia prima sia la sua. Ma lei, Cervina, zitta e muta. Guarda e schiatta.               


Kabir Bedi chi?

6) Quota Mi-mi-mistero! per Isabella Ferrari- Gradisca, l'unica a darci il  brivido del proibito e della strage imminente, anche perché, per arrivarci Laura (che in genere non ha mai capito nulla di nulla delle cose sue) a capire che questa qui ricompare proprio ora e ci sarà un perché... L'odore del sangue immine su tutto, pure sul povero Giampaolo Morelli, condannato a fare la parte del belloccio imbranato come Giorgio Mastrota è costretto a vendere pentole sino all'estinzione dei secoli... E' proprio vero che la bellezza non basta...


"Mamma, ma la Stella Piumata..." "Ssshhhhh...."

7) Boh, aspettiamo...

"Ue', altezza mezza bellezza!" "Sì, con il Mocio in testa...".


sabato 16 novembre 2013

"Dimmi la verità o vado dalla polizia!" (coppa Lollons della serata- UGF 02 per 05).


Involontariamente comica la minaccia del Capofamiglia a Edoardo, che con la polizia ha giusto in ballo una trascurabile estorsione da 300.000 euris, detto pure che lo Zenigata facciuto Popolizio, in linea con la più alta tradizione della commedia terenziana, non vuole far uso personale del conquibus, chessò, comprarsi le mutande usate di Harry Styles, ma esso conquibus gli torna utile per far curare la moglie malata di tumore. Resta la sottilissima alzata di sopracciglio di Gassmann (non capisco mai con quante N finali vada scritto, vabbe') che è tutto dire: "A pa', che ddevo ride?".


Ke palle, Valeeeeee! Kome faccio se non poxo kiamare Raul?


Scenetta a parte, l'episodio 5 della Big Family fila via decisamente meglio dei predecessori (o precedenti?), poiché c'è qui ciò che, mancante nelle serie con millemila personaggi, rende dette serie un formicaio impazzito, ovvero il Luogo o l'Evento che fa da perno agli svariati destini individuali, i quali verso lì tendono e da lì ripartono. Stavolta tutto ruota attorno al matrimonio di Fehlbehrbauhm col cessivendolo, e quindi una spina dorsale le storie dell'episodio si trovano ad averla. Ciò impedisce la noia. Del resto, tolta la 3C ai ragazzi della 3C nella terza serie dell'omonimo telefilm, oppure tolto il negozio alle commesse capeggiate dalla Ferilli nell'omonima fiction, i risultati narrativi sono colati a picco.
Tant'è. Semmai orticariogena è la pippata di inizio episodio, quando a turno ad ogni puntata si affida alla voce fuori campo di uno dei protagonisti un lungo monologo incentrato sulla famiglia e sulle sue problematiche, roba di piattezza subatomica: "La famiglia è il luogo dove si nasce, si cresce, si parte, si torna; nulla sfugge alla famiglia; puoi distruggere otto volte una Mercedes andando a sbattere contro un palo dopo una serata etilica, puoi lasciare in giro gli assorbenti usati, puoi cucinare il pollo rancido, ma la famiglia ti perdona sempre; la famiglia è il posto dove vedi la gente che fa la famiglia, dove i pensieri si pensano e le parole si dicono....". Anche qui si scimmiotta, male, il già mieloso pippozzo del finale degli episodi di Desperate Housewives: (campo lungo) "Nella vita, tutti andiamo da qualche parte: (interno casa di Bree che cuoce una testa di capretto) c'è chi va avanti (Susan in giardino seppellisce un canarino) chi va indietro (Gabrielle decapita un bambola) chi va a destra (Lynette litiga coi gemelli) chi a sinistra, ma alla fine tutti, uomini o donne (zoom su coppia gay), procarioti ed eucarioti (campo lungo su Wysteria Lane), tutti, da qualche parte, nella vita, andiamo (plum plum plum...buio)".
Tolto ciò, gli eventi filano alquanto. 

1) Il matrimonio Nico-cessivendolo tiene assieme tutto il carrozzone, regalandoci momenti di autentica comicità quando si tratta di litigare con i gazebisti che tirano su il gazebo storto, o quando Stefano inventa lì per lì che Nico non vuol più saperne del cessivendolo e per poco non lo manda in sincope. La cerimonia è assai sobria, giusto un seicento invitati, il rito cattolicissimo, il Valzer dei fiori suonato col ritmo del liscio di Raul Casadei, la cornacchia morta ad adornare il cappellino della consuocera. Convergono verso il fatidico sì un Edoardo ormai autentico carnefice di sua moglie, direi una specie di JR di Dallas reloaded con molta più carognaggine, Nora e il Capofamiglia che si struggono tutti, una Laura ormai pronta a buttare a mare la sue remore chiesastiche per zompasse il segaligno babbo di figlia lesbica, Nicolò che prova l'ebbrezza di non sapere cosa fa il pitturista in sua assenza (cioè, prova: proverebbe, se la sua faccia tradisse qualche emozione rispetto all'assetto base, ma è chiedere troppo); divergono invece i destini di Raoul, umiliato da chiunque lo incontri ("Te sei una parentesi!", gli sbatte in faccia Edo, con disprezzo neanderthaliano; "Salvo è adottabile, ma lei è un fottuto single!!!", lo incenerisce il giudice dei minori), costretto per l'ennesima volta a consolarsi con la solita cavalcata in mezzo alla natura selvaggia, cavalcata che si interrompe sempre prima di sfracellarsi contro un tronco che taglia la strada e che porterebbe il belloccio a fare la fine meschina di Anthony di Candy Candy; diverge pure Stefano, il testimone-pierino che in realtà sente ormai vicinissimo il momento della conoscenza biblica con la capa, che obiettivamente non aspetta altro. Difatti il nostro Calimero abbandonerà tutti per raggiungere la casa di lei, dopo che la sera prima gli era stato fornito l'indirizzo di una saracinesca. E lei, vogliosa come giovane e NON inesperta femmina di mandingo, gli propone di andare a casa di lui, sperando che intanto le piume siano state fatte sparire, per copulare in geometrie che si decideranno di volta in volta: PURTROPPO tutto è lasciato all'immaginazione, poiché il massimo che il regista birichino ci concede è la visione di Stefano con la camicia semiaperta sui pelazzi del petto e lei che gli frana addosso come mai ha fatto con alcuno dei lavabi della cesseria.

Pronto, Beyonce'? Ma è un supplizio così tutte le volte??

2) È poi tutto un bell'invertirsi di ruoli (ah, Plauto...) che impone allo spettatore la voluntary suspension of disbelief, altresì detta: "Piuttosto di Santoro, mi guardo questi qua...". Chiara, ridotta come si diceva a puro manichino nelle sapienti e crudeli mani di Edo, non sa più come contattare Raoul, poiché il Risorto (Edo, sempre) le ha requisito il cellulare a sua insaputa, come una quindicenne bimbominkia qualsiasi. E allora cosa accade? Che la madre chiede alla figlia quindicenne bimbominkia di comprarle il cellulare nuovo! E la figlia non vuole! Signori miei, ma Ionesco me fa 'na pippa! Già già. Poi però, pucciosona lei, glielo fa trovare sul tavolo, ancora impacchettato. E così riprendono le relazioni diplomatiche tra i due amanti diabolici. Ma pure Raoul è in sofferenza: di fronte all'irraggiugibilità di Chiara, il cavalcatore ippoterapista si abbandona a un pianto dirotto sotto gli occhi di Salvo, che evidentemente comincia a sospettare che sotto quei muscoli pulsi un cuore di marzapane. Ecco allora che il mulattino impone la propria presenza dal giudice, anche se non serve: "Tu non puoi venire!!", "Vuoi vedere????" e Raoul abbozza. Ricevuto il pesce in faccia dal giudice, Raoul fugge a perdifiato sull'autostrada, ma poi ci ripensa, e  il mulattino saggio si fa rintracciare da Laura con telefonino. Decisamente i punti virilità del personaggio stanno sbiadendo. Siamo all'elegiaco puro: occhi sbarrati, iperattività ansiogena, crisi emotive, 'na maceria, poraccio.


Salvo, il masso che mi hai visto spostare ieri col mignolo... era polistirolo...

3) Inserti cartoon: mentre la capa dialoga affettuosamente con uno che poi scopriamo essere suo fratello, il gelosissimo Stefano li osserva grifagno, ma ciò gli fa perdere il controllo del montacarichi, con successivi tamponamento e demolizione di una quindicina di lavabi. Bello il fotogramma alla Hanna&Barbera di Calimero che guarda i due e intanto il montacarichi procede per conto suo in direzione opposta. Lol, si direbbe. Non meno grifagni gli occhiacci di Edo a Ernestino detto Tino, che curiosamente cresce di quattro centimetri ogni quarto d'ora per poi improvvisamente ritornare piccino (scene aggiunte in post-produzione?): il piccolo si sente UN FILINO intimidito dalla presenza in auto di Diego Monofaccia, e il padre non può far altro che esibire un sorriso da alligatore e dirgli: "Tino, sai cosa vedremo un giorno? Le balene....". Ah, però. Intendeva questa? O questa? E Tino, evidentemente rassicurato, ammutolisce. Ma ben peggio è l'ultima scena dell'episodio, allorché Chiara, nonostante la sindrome di Stoccolma emersa già giovedì scorso, rifiuta il coito talamico a Edo al grido di: "Fingere no, non si può!! E sai perché?", al che Gassmann, esattamente come il Kenshiro dei doppiaggi anni '80, sibila un cavernoso "Raoul....." per poi cacciare di casa come una vajassa qualunque la Rocca, costretta a mettere in valigia il primo bolerino da 2000 euro tirato fuori dall'armadio.     


Ma nun la smette mai de magna' 'sto regazzi'?

4) Restano l'auto-acconciatura di Nico, che passa da un tipo Bangles dei tempi d'oro ad un modello da santarellina de 'sto piffero, l'inspiegabile viaggio di nozze a Helsinki, il posto probabilmente meno romantico del mondo dopo il ristorante western di Gardaland, l'addio al nubilato inciuccandosi di Bellini, la querulaggine telefonika (sì, colla k) di Laura col tizio. Dai, per gli ultimi tre episodi vogliamo il sangue!  

Ciiiicci, ma dai, basta con tutto questo bigottismo! E chiama tua figlia diversamente donna, no?

domenica 10 novembre 2013

Cos'è che NON fa andare la filanda? UGF, season 2 episode 4

A causa della particolare struttura biochimica dell'acqua del mio rubinetto in cucina, quando devo preparare la pizza Catarì vivo momenti di disdoro dovuti al fatto che la farina impastata con la predetta acqua non si appallottola mai bene, ma risulta solo un'accozzaglia di frammentucoli appiccicaticci che non si riesce neanche a stendere. Col risultato di pizze dalle forme più astruse, schiacciate alla bell'e meglio sulla teglia, e ovviamente durissime fuori e crude dentro.
Stessa situazione per il nostro sceneggiato di punta RAI autunno 2013. Una grande famiglia, che pure continua a essere premiata dall'Auditel, mostra sfilacciamenti di rara sfilaccitudine in una storia che corre per una decina di binari paralleli senza un collante. Su tutto, poi, l'ala zuccherosa del manierismo, per cui si scelgono alcuni patricolari stilistici, e sempre quelli, e li si ripete caricandoli all'infinito. Risultato: 'na palla....

Osso ha mollato Xfactor? Avevo scommesso tutta la Rengoni su di lui!


Esempi: 1) Nora viene informata dell'incidente di Chiara: reazione sandromilesca in stile "Ciro! Ciro!". Ma se odiavi quella donna più di te stessa. Ah, ma nel frattempo è morta Stephanie Forrester, quindi è venuto meno il modello di riferimento. Vero, vero.
2) Felbereccetera e Rudgher a casa di Salvo per fargli la guardia mentre Raoul è in ospedale: "Stai calmo, Salvo!" e lui è calmissimo. "Dov'è Raùl? [come il calciatore?] Sta male?", "No, è con Chiara, "Allora sta male". Rudgher si bimbominkizza giocando coi videogiochi e seduce Salvo. Nico, in pieno panico da pregnante: "Ci sai fare coi bambini, chissà se anch'io..." e lui, modello maestro dei Cinque Picchi: "La mela non cade mai lontano dall'albero". Lei ammutolisce.

Sì, nel castello del Mondo delle Sabbie devi superare il muro sopra la lava e girare a 360° il joypad, allora scoprirai il piffero magico che ti porta dritto nel Mondo dei Tubi....


3) Gassman regala reazioni inconsulte, ringhi assortiti e occhiatacce a chiunque osi intromettersi nei suoi luminosi piani, declinati nella riconquista di Chiara e nella risoluzione della piccola pendenza economica coi suoi strozzini. Sonia, con la fetta di pane imburrato in mano, chiede come sta Raoul dopo l'incidente. "Sta bene!!!" la fulmina Edo. Zitti. Edo va per vedersi con il commissario Popolizio. Serafina: "Va da qualche parte, dottore?". Occhiataccia come di uno disturbato mentre vomita. "Ah, va bene, mi scusi se mi sono permessa...". Edo arriva in ufficio e trova il Capofamiglia che allegramente gli fruga nei cassetti e gli fa capire che non si fida, allora fugge scandalizzato, scappa scappa scappa, urla urla urla, poi sull'uscio della Rengoni si blocca inseguito dal genitore. "Scusami". "Papà, ti voglio bene".

Me spiace, Ti', nun te poi magnà er pomolo der cambio...

4) Raoul, ormai vittima di una recitazione in loop, continua a girare attorno all'ospedale come un pazzo, telefona invano a Chiara come un pazzo, al pronto soccorso tiene perennemente l'occhio sinistro strizzato per far vedere che soffre, zoppica anche se si è fatto male al braccio. Popolizio, in loop pure lui, si è ormai calcificato nella faccia acuto/sospettosa, con voce carica più da doppiaggio che da recitazione. Chiara ha optato per la sindrome di Stoccolma: "Cresceremo il bambino CHE HAI AVUTO DA RAOUL come fosse il mio, veeeeero?????" le fa Edo, e lei annuisce. "Facciamo come se tutto ricominciasse, veeeerooo???" e lei annuisce. Però, che intraprendenza.  Sonia, che ha scoperto che esiste il termine "lesbica" oltre a "gay", pronuncia per la prima volta la parola facendo flap flap con le ciglia. Questo è senso civico.

Pronto, Frizzi? Europa Europa!
5) Stefano, ovvero de nerchibus: umiliato in ogni modo possibile da qualsiasi essere di sesso femminile gli capiti a tiro, Reggianì non cessa di concupire la capa, sedotto evidentemente dalle curiose narici a finestra moresca di costei. La capa che pure ha spifferato a tutte la inquieta doppia, tripla, quadrupla vita sentimentale di Calimero, sì che le inservienti della mensa della cesseria, tutte femministe e imparentate con le due ex, paiono progettare un avvelenamento di gruppo a suo danno. Fossimo stati a Wysteria Lane, Stefano finiva in mutande dopo 15 secondi. 

Installazione: Odi et amo, al Mart di Rovereto fino a maggio


Notevole quindi la nottata passata obtorto collo nella cesseria, tra bidet in posa araldica e ventilatori che girano senza un perché. "Posso guardarti negli occhi 15 secondi? Passiamo così tanto tempo a litigare...". E lei ci sta. Poi lui torna a casa, devastata dalle due ex in modo disumano: tra cd incollati e piume ovunque, passa di lì la capa e i due si fanno "uno spaghètto". Segue tentativo di limonaggio, ma niente. "Oh, Rengoni, nun t'allargà" esplode lei e fugge. Sembrano le scene di Johnny e Sabrina in È quasi magia, Johnny, nel senso che la capa, come Sabrina, è una pazza bipolare che passa dall'elegiaco al carognone in meno di due secondi.   

Inverigo provincia di Medjugorie

6) I grandi dialoghi che manco a Dawson's Creek. Cessivendolo a Nico dubbiosa sul suo ruolo di madre: "Ti faccio una proposta", "Dimmi...." (pausa in cui tutti noi ci aspettiamo la Rivelazione dell'Essenza), "Che ti ti fidi di me". Però...Valentina al nerd: "Dimmi qualcosa di carino" (pausa in cui ecc. ecc.), "Per te ci sarò sempre". Però... Calimero alla capa: "Puoi contare su di me, ingegnere!", "Grazie, diplomato!". Ernestino detto Tino (perché quando è in auto sul sedile gli si schiaccia il viso, che sembra ancora più tondo?): "Papà, stanotte c'era qualcuno nel parco", "Perché dici così?", "Perché lo so", "Vabbe', ma io ho i superpoteri, però non dirlo a nessuno".
Risultato: 'na palla...

"Coraggio, bròder" - "Ahi!" - "Guarda che sei ferito all'altra spalla..."

domenica 27 ottobre 2013

Brindiamo con un Bellini, va'! UGF 2/2

Cosa c'è di meglio che ubriacarsi di Bellini prima di mandare figlione e figlino a farsi sviscerare dal commissario? La seconda puntata di Big Family si apre con un tesissimo interrogatorio del redivivo mai morto di fronte ad un Massimo Popolizio decisamente all'altezza del ruolo,



 anche se un po' incastrato in quella espressione a metà tra il capitano McAllister dei Simpson e Magdi Allam quando protrude il labbro inferiore per rendere più probante il concetto. Certo, vedere nella stessa stanza lui e la Bergamasco e pensare a chi gli ruota attorno... sigh... (Gianni Cavina, non leggere).

Burp... no, ho ingoiato un'altra macchinina...

Ma è così, Edoardo si dimostra un contaballe spettacolare, freddo e calcolatore, al punto da spaventare uno come il Capofamiglia che pensava di averle viste tutte. Nel frattempo, Chiara vagheggia aborti e Raoul comincia a dare in evidenza tutti i segni della sindrome bipolare maniaco-melancolica dovuta all'amore infelice. E Stefano, il nostro inutile Stefano, d'un colpo si trova a reggere le fila di un intrigo sboron-finanziario, ad affrontare una capa più cattiva di Flanny in Candy Candy, nonché una doppia storia d'amore a cazzarume alternato.

"Chiara, non puoi comportarti come se non fosse successo niente...!" - "A-ha....?".


Per riassumere:

1) Dopo una puntata in cui tutti ammuinano con tutti, qui ciascuno va per conto suo: Raoul, completamente pazzo, fa su e giù dal maneggio a casa Rengoni per svegliare Chiara dal suo torpore, ma lei, tutta frizzante di vagheggiato aborto del feto raoulesco che si porta in grembo, è reattiva come la polenta incrostata sul fondo della padella quando si prova a toglierla alla domenica sera. Che la situazione psichica dell'ippoterapeuta stia declinando verso il punto del non ritorno appare chiaro da una delle penultime sequenze della puntata, quando il bel terzogenito di casa torna finalmente al suo hobby preferito di tutta la prima serie, ovvero farsi la doccia, ma stavolta lo vediamo in posizione accucciata sotto il getto d'acqua, con la testa tra le mani e un'espressione di pura follia, occhi sbarrati e tanto dolore. Però almeno butta giù grassi;
È la causa, è la causa, anima mia...


Nicolò saluta e va a vivere col pitturista, lasciando Laura di stucco e Nora di parrucco: non manca tuttavia un guizzo alla Dawson's Creek quando la Bergamasco gli rinfaccia che si fa sempre come vuole lui e lui: "Beh, è da un po' che abbiamo smesso di fare come vuoi tu...". Tie', piglia a porta a casa; Felbereccetera riprende l'interrotto dottorato, facendo venire i vermi di gelosia al cessivendolo (il cui nome scopriamo potersi abbreviare in Rudgher, fighetteria lombarda)(e comunque Stefano sarà sempre prodigo di consigli: "Sii splendido, distaccato, maturo, people from Ibiza!") che per sincerarsi che non si stiano riattizzando fiamme col vecchio barone segue la sua bella fino a Pavia ("Ma stai per diventare la principèssa dei cessi, cosa te ne fai del dottorato?"), a cavallo di una bici elettrica;

Magari facciamo la Statale dei Giovi, che lì nessuno mi conosce....?


Stefano si fa assumere alla cesseria per interposto quasi cognato, così, per ricominciare (e Nora: "Non sopporto l'idea che tu lavori dove costruiscono i bidet con la fontanellina in mezzo!!!". Arrenditi al progresso, bamba...), e trova la iena della sua vita.

"No, perché dovete capire che io non sono lo scemetto che tutti pensano..."- "Rudgher, dov'è il tasto 'espulsione....?".


2) Stefano, appunto: il suo peso, non solo fisico, nelle vicende si accresce vieppiù. Debitore a Edo per quelle 5-600 balle sparate fuori al momento dell'incidentaccio con defunto, si presta a raccontare a Popolizio fumose versioni di appeasement coi sequestratori del fratello, versioni a cui Popolizio non crede neanche per mezzo secondo, al punto da pedinare il predetto Calimero e pinzarlo all'uscita da un discount ("Un Rengoni fa la spesa al Simply? Ma come siete messi male...", ma che tte frega a tte 'ndo me rifocillo?) per partecipargli una svolta nelle indagini che sa tanto di bluff e chiedergli di prepararsi ad un nuovo, ficcante interrogatorio. Non si scordi che Popolizio NON HA DATO la mano a Stefano alla fine dell'altro match e gli ha chiesto perché secondo lui i sequestratori lo hanno scelto come intermediario, lui, lo scemo di famiglia. E Calimero: "Forse perché sono lo scemo di famiglia, non avrebbero mai sospettato di me". "Senza dubbio" replica il commissario, nel senso di: "Togli il forse".
Ma le avventure di Reggianì junior non sono finite: oltre alla fatica titanica di tenere su due storie d'amore alla volta (mi ricordo quell'animatore che conobbi 8 anni fa al mare: "Uh, è tardi, devo andare a prendere la mia ragazza e poi beccarmi con l'altra!" - in questo esatto ordine), oltre alla vulnerabilità assurda dei suoi pretesti (sorelle depresse ma anche no, sigarette fumate ma tu non sapevi che fumo, ecc.), Calimero si imbatte nella sua capa-reparto, alla quale gli sceneggiatori hanno assegnato il ruolo di maschera fissa, nel senso che, fin dal minuto numero zero che conosce Stefano, questa qui è subito super-scontrosa ("Sai guidare questo montacarichi?", "Guarda che io ero pilota di GT3!", "Cos'è, una battuta?"), super-proletaria affermata ("Io le cose me le sono guadagnate, non sono un signorino come te che si fa assumere dal cognato, e poi cosa puoi aver combinato per essere finito qui, tu che sei un Rengoni?" - peggio che avere un marchio a fuoco....), sergentessa di ferro che non ammette sgarri, che non vuole andarci di mezzo per gli errori del piccinello... sì, dai, tra due episodi questi finiscono a letto.

"Ammettilo che ti eccito!" - "Guarda che non sono ancora così disperata..."

Letto che comunque Stefano dovrà conquistarsi dopo fatiche immani ed errori puerili (si ferma l'orologio, la pausa pranzo s'allunga, non parte il carico di cessi del pomeriggio, adesso almeno 5 operai perderanno il posto per causa tua, eh no no no!!) tipo Saetta McQueen. Vedremo.
3) Laura, intanto, sprofonda nella comicità involontaria, senza colpa veruna dell'attrice che la interpreta (Sonia....why....?). Trovato il cavillo a Raoul per l'adozione del mulattino, Laura si sfoga con fratello circa i freschi progetti convivenziali del figlio, e fa capire che l'idea di lui con un altro lui.... no no no! Raoul a questo punto attiva il modulo Niki Vendola e porta Laura ad una succursale dell'AGEDO, perché familiarizzi con padri e madri nella sua stessa condizione. E giù macchiettismo: il lenzuolo fuori dalla sede della Onlus, "Lesbiche o gay, sono sempre figli miei" (oh, a me pare uno scimmiottamento degli slogan anni '70, poi per carità...); lei che domanda a Raoul: "Ci saranno altri genitori credenti, là dentro?", "Mah, prova a vedere, magari sono tutti unicorni col sale sulla coda..."; Laura, piantata dal fratello, entra impacciata come una groupie degli One Direction ad un convegno sul Tocarico B, si guarda intorno, cammina come una ladra, si imbatte in uno, "No, sono qui per un'amica" e fugge, poi torna indietro "No, in realtà mi-mi-mio fi-fi-glio è g-g-g-g- gay..." a voce sempre più bassa, "Sì, mia figlia invece è lesbica, dobbiamo dirlo subito al momento di presentarci..." ribatte l'altro. Ok, almeno la madre inflessibile ha trovato qualcuno con cui piangere. E forse molto altro.   
4) Ecco, a proposito di fissità, va bene che nei grandi romanzi popolari del XIX secolo c'era una certa serie di tipi fissi, e anche i protagonisti cambiavano poco in modo da fideizzare il pubblico, ma signori miei, questa è una fiction dell'anno domini 2013. Vojo di': il factotum di Edoardo, Diego, è quasi surreale nella monofaccia che esibisce tutte le volte. Sia che gli si chieda chi sono quei tizi col bazooka fuori dalla villa come che lo si interpelli sull'andamento dello spread, o sul prezzo del carré di vitello al Simply di Stefano, la sua espressione non muta mai, occhio incavato e truce, bocca piegata all'insù in segno di omertoso disprezzo per l'umanità intera (o forse a Gassman puzzano le orecchie, boh), risposte mono-, bi- e tri-sillabiche. Non so, non so...
Come parimenti statica e puramente decorativa diventa la scena della folla di giornalisti davanti a casa Rengoni, riproposta in loop anche nei giorni successivi alla ricomparsa di Edo, neanche fosse risorto Lucio Battisti, sì che chiunque di casa voglia uscire si trova, ad ogni ora del giorno, gli stessi giornalisti che si sbracciano sempre nello stesso modo e urlano sempre le stesse cose. Realistico, vero? Come il pubblico fisso degli sfondi di Street Fighter 2. 


5) Felbereccetera, quando vuole darsi un tono da donna vissuta ma ancora fatale, strizza gli occhi come una talpa. Sensualità 2.0?
6) Un bravò al Capofamiglia che, pur traboccando odio a tonnellate nei confronti del figlio bancarottiere, lo riprende in fabbrica. Bravà a Serafina che mostra le zanne a Popolizio, il quale era limitato a opinare sull'impicciosità di costei nella vicenda del presunto rapimento ("Io mi sento parte della famiglia!!!"). E come si fidano l'uno dell'altra! Caffè, bicchierini di scotch, se io fossi il Capofamiglia non accetterei da Serafina neanche una stretta di mano per timore del contagio con l'antrace, ma vabbè. Tutto per avere alla fine Edoardo che messaggia agli usurai: "Sono dentro, tutto a posto". Cavina, Degli Esposti, imparate a scegliervi gli amici al prossimo giro...
7)  Addio, pronomi sorgenti dall'acque...: Stefano a Raoul: "Sei te il puro della famiglia"; Edo a Chiara: "Vorrei che fossi felice anche te"; qualcuno a qualcun altro: "Te staccalo"; Chiara a Edo (location: casale brianzolo con la nebbia al pomeriggio, sarà quella avanzata dalla prima serie): "Mi hai lasciato sola, a me e ai miei figli"; forse Edo a Valentina, ma non garantisco: "È giusto che te ce l'abbia con me". Boh.


Momento La pratica vale più della grammatica: Fehlbehrbauhm ad inizio episodio regala una freddura che lascia tutti di sasso e fa ammenda: "Beh, sì, questa avrebbe potutA dirla Stefano". Ok, sei mezza inglese, diciamo che si tratta di un BES e chiudiamola lì.

Momento Messaggi subliminali: Stefano, prima di andare a circonvenire Popolizio con la storia del sequestro, piagnucola: "Oh, se mi buttano in galera, portatemi le banane, che le arance non mi piacciono...". Silenzio. E gli altri a guardarlo come dire: "'Guarda che questa era una battuta di Niccolò...".

Momento Cose a caso: Nora/Sandrelli, per sciogliere la tensione, pota ferocemente, e fuori stagione, le agavi del giardino. Gassman, nel vano tentativo di rattizzare Chiara, le esibisce il fisicaccio di spalle e di fronte; e poi va a fare la doccia. Stefano chiama il cognato per la faccenda del ritardo, passa vicino allo spogliatoio della capa e scopre che essa tiene una boccia da bowling arancio nell'armadietto: "Ma gioca a bowling?", "È campionessa...".

Momento Ultimi giorni di Lady Oscar: a metà episodio circa, Raoul, accompagnato solo dalla sua pazzia, sale a cavallo e corre a perdifiato nella campagna, come i bei tempi in cui André, quando ancora ci vedeva, affidava al vento tra i capelli i suoi aneliti di amante non riamato di Oscar, che come è noto non si è mai mossa per meno del Conte di Fersen, salvo poi soddisfare le brame dell'ex-domestico nella penultima puntata, la famosa sequenza dello zompo nel bosco, in Italia purtroppo mai conosciuta nella sua interezza causa tagli della censura. Qui invece solo 40 secondi di galoppo con viso contratto e contrito. Poi si ferma il cavallo. E stop. Mah.

Momento Ok, una volta eravamo berlusconiani: mentre la polizia svergina gli archivi della Rengoni, requisendo cartacei e digitali, il Capofamiglia, impietrito dal ludibrio, sussurra a Serafina: "Siamo qui da 70 anni e non c'è mai stato un problema... E Dio sa quant'è difficile restare in regola, in questo paese...". Letta e Saccomanni, ricordate chi vi votò la fiducia e la sua base elettorale.

Momento Dialettica hegeliana servo-padrone - mode on: I domestici eritrei caricano Nora/Sandrelli in auto con modalità da rapimento, le fanno credere di dover andare in posta (in 3?), quindi la portano dal dottore che le diagnostica il malanno. Notevole la statuarietà del domestico che esegue gli ordini della scaltra consorte. Notevole lo spirito di iniziativa di lei; notevole la remissività della Sandrelli che si arrende al subdolo piano. Morale: entro una generazione la Rengoni sarà a guida eritrea, mentre Ernestino detto Tino, Valentina e il nascituro di Chiara e Raoul puliranno le scale della villa. La ruota gira.



Momento Qualcuno tappi quell'angolo di muro: come già accaduto a Laura, tocca ora a Valentina scoprire fetide verità, stavolta sul conto di Chiara e Raoul, ma sempre al solito posto, ovvero l'angolino di muro/finestra che dà sul giardino dove i personaggi con la coscienza più sporca si danno convegno, convinti che nessuno li veda. E invece vengono beccati regolarmente. Ma con tutto il giardino che c'è in quella villa, sempre sotto casa vanno a combinarle?

(Nel prossimo episodio... Vabbe', Edo, prova col Gratta e Vinci... Sulla A7 ci sono fior di Autogrill).