Motto


"Chi scende, non sale; chi sale, non zucchero; chi scende, zucchero".



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lunedì 26 novembre 2012

Pubblicizziamo con lacrimuccia ed orgoglio...

Niente di più eccitante per un professore di lettere quando un ex allievo si distingue per decisi pregi letterari, sia nel campo degli studi filologici, sia in quello della produzione originale di tipo narrativo. Le due cose, peraltro, non sempre vanno d'accordo, dacché il filologo saggio, abilissimo e stellare nell'analizzare le opere altrui, crolla clamorosamente quando tenta di creare una cosa tutta sua; allo stesso modo, gente del tutto priva di talento nello sviscerare il cuore e il sentimento delle opere originali degli altri riesce a trasfondere nelle proprie composizioni un mondo così vasto, che alla fine si capisce che non c'è spazio al suo interno per altro.
Godo invece esagonamente nel segnalare come una mia ex alunna, di cui sono stato l'insegnante per ben TRE mesi in occasione di una supplenza su maternità nel lontano marzo 2005, non solo abbia raggiunto vette di eccellenza alla facoltà di Lettere di Pavia, laureatasi in Antichità classiche, udite udite, PROVENENDO DAL LICEO SCIENTIFICO, e quindi imparandosi il greco DA SOLA, ma abbia in atto tutta una fittissima attività letteraria che la ha finora guadagnato non pochi premi. E' quindi con gioia che, rimandandovi al suo blog, vi partecipo che un racconto scritto da Erica è giunto nella cinquina dei finalisti di un premio letterario bresciano, il Subway-Letteratura MetroBS, dedicato alla metropolitana che in questi giorni muove i suoi primi tossicchianti passi nella nostra città.
Potete fruire della lettura del racconto, intitolato Fuoco d'inverno, qui. Non mi picco di recensire minutamente il racconto medesimo, poiché è un gioiellino di brevità ed intensità tale, che sarebbe come rovinare una campanula nel volerla dirigere verso qualcuno affinché l'annusi, impedendo invece che quel qualcuno si avvicini per proprio conto. Mi limito ad osservare che, nel breve giro di davvero poche pagine, Erica crea un mondo di personaggi e sentimenti sinceri e vicini al mondo di chiunque di noi, aggiungendo tuttavia una sapientissima nota artistica nel rendere, tramite metafore semplicissime eppure perfette, tutti i sommovimenti psicologici del protagonista, scavando nel suo intimo con la levità di un narratore che si vuole onnisciente, e che tuttavia non fa dell'onniscienza una vanga con la quale ributtare in faccia al lettore strati e strati di terreno, quanto piuttosto una delicatissima sonda con cui sfiorare appena il substrato della coscienza del personaggio, per lasciare che il lettore, lentamente, vi si immedesimi. Pur essendo quella narrata da Erica una storia assolutamente adolescenziale, non vi è nulla di giovanilismo a buon mercato alla Moccia, ma tutta la profonda comprensione dei primi turbamenti dell'amore che non possono diventare merce di facile consumo, poiché, come Conrad insegna, ciascuno di noi passa la propria linea d'ombra in modo unico ed irripetibile. Cionondimeno, leggendo l'iniziazione sentimentale di Alessandro, e i modi in cui essa prende avvio, tutti noi possiamo tradurre una vicenda particolare nell'universale ricerca che ognuno compie per decifrare e dare un nome alla propria passione, anche attraverso tragitti a volte enigmatici, e tuttavia necessari allo sviluppo dell'emotività e, quindi, dell'Io più completo. Chapeau et cotillions.