Motto


"Chi scende, non sale; chi sale, non zucchero; chi scende, zucchero".



Per scaricare il poliziesco pentadimensionale I delitti di casa Sommersmith, andate qui!!!
Visualizzazione post con etichetta televisione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta televisione. Mostra tutti i post

venerdì 7 febbraio 2020

Sanremo 70 (#2): il baratro quantistico

Dunque, premesso che

  • giocare ai piccoli statistici facendosi belli del 53% di share "inferiore solo a quello dell'edizione 1995" non conta per Sanremo: si tratta di una liturgia laica e lì valgono solo i valori assoluti, e i valori assoluti sono 9 milioni ieri sera e 18 milioni nella stessa sera di 25 anni fa. Stop;
  • il look dei Ricchi e Poveri era un pugno nella retina; mai visti colori abbinati peggio;
  • Angela Brambati aveva gli occhi spaventosamente iniettati di sangue;
  • le labbra di Marina Occhiena si muovono indipendentemente dalla volontà della padrona;
  • non c'era bisogno di questa reunion in playback
  • Massimo Ranieri e Iron-T mi facevano tanto festa nonno-nipote,
singolare il fatto che lo stesso conduttore in grado di far venire giù mezza Italia di polemiche per fotomodelle che fanno passi indietro sia lo stesso che fa fare passi avanti in TV ad una che non ha altro merito tranne quello di essere, diciamo, assieme a CR7. Perché sotto sotto il messaggio sembra sempre quello: brave, intelligenti, preparate, quello che volete, ma se siete sul palco è merito di qualcosa d'altro. Infatti le magnifiche 7 manco le hanno fatte cantare, rimandando tutto all'Evento di settembre. Ma non lì.



La voluttà distruttrice che sembra alla base dello screenplay di questa edizione si dispiega in una serie di cover AGGHIACCIANTI, tutte riletture ritmico-melodiche in grado di ammazzare il fascino dell'originale, segno evidente che, proprio nel 70esimo della ricca manifestazione, l'intento è quello di fare piazza pulita del passato.  Dimenticate le passate glorie, ci stanno dicendo: prendiamo gente giovane che canta da vecchia canzoni che hanno fatto la storia del Festivàl e del costume e facciamo in modo che sembrino tutt'altro. Svuotiamole di tutto, facciamole sembrare buttate lì per caso, sganciate dalle atmosfere storico-esistenziali in cui furono concepite. Abbiniamo cantanti improbabili con testi e musiche del tutto inadatte a ciascuno e vediamo come viene.



Ebbene sì: un Festivàl volutamente random. Per dirci che non abbiamo più un orizzonte. Forse è il segno della nostra entrata definitiva nella Terza Repubblica. I Sanremi primorepubblicani (1951-1993) riproducevano ciò che il Paese voleva vedere; quelli secondorepubblicani (1994-2017) hanno cominciato a vedersi erodere il ruolo di santuario della musica dalla concorrenza prima di MTV, poi di internet poi dei talent show e tuttavia hanno provato a replicare. Con un prezzo: quando le edizioni facevano il boom, era più merito dei conduttori che delle canzoni (cfr. le edizioni 1995, 1999, 2000, 2005, 2013, 2016); adesso vediamo uno show che esibisce in ogni momento la consapevolezza della propria inutilità. Sembra davvero di vedere la vecchia signora descritta da Pirandello ne L'umorismo: truccata come un pagliaccio, forse desiderosa di mentire a se stessa sull'età per tenersi stretto il giovane amante, suscita prima un avvertimento, poi un sentimento del contrario e, più che ridere, mette tristezza. Ecco: Sanremo è uno show inzeppato di ggiovani, ma va in onda in un Paese che sta invecchiando paurosamente. Non si capisce a cosa serva, insomma.



Tutto annacquato, come il Cantico dei Cantici in bocca a Benigni, trasformato in una specie di Imagine di John Lennon di 2400 anni fa (d'altronde per Benigni Paolo e Francesca sono come Romeo e Giulietta). Arriva lui con la versione hard del testo biblico. Come no. Praticamente come trasmettere la sigla di Baywatch in un ospizio.
Del resto l'abbiamo visto anche con l'ultima, tragica trilogia di Star Wars: tre episodi che non hanno fatto che ricicciare tutto quello che si era già visto, con il risultato che i "vecchi" fan hanno avuto un travaso di bile ogni cinque inquadrature perché si vedevano macchiati i ricordi di gioventù, mentre i "nuovi" hanno assistito ad una specie di videogiochino sciapo senza particolari meriti in rapporto al bombastico battage che ha preceduto ogni release.



E' un po' quello che succede dentro ai protoni: un quark può tentare di allontanarsi dagli altri, ma appena ci prova entra in scena l'interazione forte che, come un guinzaglio, lo riporta alla base. L'odierno Sanremo, come tanti prodotti pop emanati dal sistema post-moderno, prova a spingere, ma è vincolato a tornare dove tutto iniziò. L'interazione forte del pop è la ricerca del riassicurante ripetersi dell'identico. Il problema è che, al momento, non si capisce più a chi sia destinata questa ripetizione. Il quark non ha bisogno di chiedersi cosa e perché lo agguinzagli ai suoi colleghi. Noi, simpatici esseri costituiti da 5.9 x 10^28GeV, vogliamo invece che il pop si sguinzagli. A meno che non sia arrivato al suo limite naturale e sia costretto a replicarsi senza sbocco. Come a Sanremo70.

domenica 24 marzo 2019

Il nome della Rosa 2.0 ep. 5-6. Disputando si affonda.

[ANTE-ANTEPRIMA]

La mostruosa banalità di quest'episodio mi indurrebbe ad astenermi dalla recensione, perché stavolta si è passato AMPIAMENTE il limite della stupidità. Pretendere che una fiction, basata su un romanzo che - lo si ami o lo si odi - ha un alto grado di complessità, si sostenga di fatto sulle spalle (e ho scritto spalle) di Adso e delle sue voglie occitane, facendo del resto un contorno, è una concessione al palato telefilmico più TRISTE che si possa immaginare. Ma alla fine meglio una sana critica che nessuna critica: spremeremo sangue dalle pietre, sallatelo.




[ANTEPRIMA]

Con una certa perplessità, il buon abate Abbone riceve e vidima la richiesta dei suoi inquilini di rinunciare al consueto momento comunitario del post cena per rinchiudersi in solitaria penitenza ciascuno nella sua cella. "Però, che gregge meditabondo...", pensa tra sé il sant'uomo mentre imprime il sigillo sulla carta. Egli ignora, evidentemente, che Remigio & C., avendo capito che Adso sta per concludere con l'Occitana, hanno disseminato tutti gli anfratti dell'abbazia di webcam per godersi lo spettacolo. Altrettanto tiepido stupore provoca nell'abate la ricevuta, firmata dal farmacista Severino, per l'acquisto di 82 ettolitri di Amuchina.



[FINE ANTEPRIMA]

Ripartiamo dalla fine dell'episodio pregresso, con Robina Hooda che si sveglia dopo essersi catafratta e Occitana se la porta via di peso, poi, avendo visto Il primo re anche lei (e anche noi) la medica inserendole dei vermi nella ferita. Il tutto con ampie rassicurazioni in un incomprensibile esperanto.
In realtà questo momento da voltastomaco serve a preparare lo spettatore alla visione della nuova puntata di Quattro Abbazie, che inizia con il sobrio banchetto offerto da Abbone ai numerosi ospiti giunti per la disputa: mentre Bernardo Gui ispeziona la location, il cameriere propone un menù degustazione del territorio all you can eat con salmì di piccioncini, coniglio, riso, pasticcio di borragine, olive ripiene, formaggio fritto, il tutto condito da vini e liquori di erbe. Al menù si potrebbe pertanto dare 7, benché non si abbia il coraggio di sperimentare una strategia fusion (chessò, nutria in crosta o noodles di tendini di macaco).
Al servizio  Bernardo non dà più di 5, perché Abbone non è riuscito ad evitare uno sterile battibecco sulla povertà della Chiesa, nonostante uno scicchissimo e soberrimo crocifisso d'oro zecchino regalatogli dall'inquisitore, con Cristo che ha al fianco una borsa (chi non si farebbe crocifiggere portandosi dietro due spicci, del resto?), ciò per ribadire che la favoletta della Chiesa povera è smentita sin da quei lontani giorni sul Golgota. Ebbene, nonostante lo sberluccichio, Guglielmo riesce a zittire l'interlocutore, che gli ricorda un passato da hippy, dicendogli: "Mi mancò il coraggio di inquisire sulle debolezze dei malvagi, perché scoprii che sono le stesse debolezze dei santi".

A riprova del carattere naif dei commensali, il capo  delegazione dei francescani poveracci si toglie il sandalo bucato, guarda compiaciuto e strafottente chi gli sta intorno, e lo sbatte sul tavolo, agitandolo anche un po' per condividere le zecche, in ciò anticipando un certo gerarca sovietico, per ricordare che la vera ricchezza è avere una suola biodegradabile a zero impatto ambientale. Dopo, pauperisti e gaudenti che siano, iniziano a mangiare come porci.



Ma come si sa, cibo e sesso vanno sempre a braccetto: ecco dunque che, mentre transitano i fegatini al vino rosso, Bernardo, con studiata noncuranza, la butta lì al rivale: "Non siete solo, Guglielmo, avete qualcuno con voi. Spero sia un allievo che dia gioia al suo maestro!!!" [i monaci dell'abbazia si danno vistosamente di gomito]
Adso [con occhi da cerbiatto]: "Sono benedettino".
Bernardo: "E dove vi siete conosciuti?".
Adso: "A Firenze".
Bernardo [sguardo famelico] "E cosa ci facevi lì?". 
Adso [affettando innocenza]: "Cercavo la bellezza!" [ad Alinardo va di traverso il branzino]
Guglielmo (sottovoce): "Stai mettendo le mani avanti??"
Adso (altrettanto sottovoce): "Molto avanti..."

Dal che, noi poveri spettatori che ci auguravamo una puntata meno sex-oriented delle altre due, ci ritroviamo pronti all'ennesimo giro di Bayside School - Middle Ages Edition: sospetto atroce e atrocemente confermato dal successivo dialogo col sempre più braccato Remigio, conscio che Bernardo ha pronto il cavatappi arroventato.

Remigio: "Bei tempi, comunque, quando con Dolcino ci dedicavamo al cannibalismo..."
Adso (come non avesse sentito): "Però laggiù a dolcinopoli avevate anche preso l'abitudine di unirvi con le donne, vero???" [ah, Adso, adso...].
Remigio: "Beh... è un modo di vivere... carino... è stata un'esperienza mai vista... non c'erano più padroni... Dio era con noi!".
Adso: "Bello, come a Woodstock?? Ma Jimi Hendrix era fatto sul serio quella volta con l'assolo?"
Guglielmo: "Attento Adso, i profeti mandano gli altri a schiantarsi..."
Remigio: "Vabbè, era un gran Carnevale e a Carnevale tutto viene fatto alla rovescia... no???" [sguardo ammiccante al giovine, che si controlla sotto il saio]

Manca un ultimo stimolo affinché il tedeschino vada a concludere: un dialogo surreale che lo convinca a mollare abbazia e abbaziati.
Alinardo: "Da giovane ho tradotto un poema greco intitolato Il male, cioè Mimnermo".
[Tutti ridono. Come faccia Mimnermo a far ridere rimane un enigma]
Allora Jorge si arrabbia: "Cristo non ha mai riso!!!"
Guglielmo: "Il riso fa bene come i bagni alle terme".
Jorge: "Il riso scuote il corpo e rende l'uomo simile alle scimmie"
Gugliemo: "Solo l'uomo ride, è segno della sua razionalità"
Jorge: "Ma figurati!"
Guglielmo: "San Lorenzo chiese ai suoi carnefici di girarlo, perché da un lato era già cotto".

E al pensiero del Santo grigliato, si grigliano anche i corpi cavernosi di Adso, che ruba un paio di allusivi Saint honoré dalla cucina per portarli a Occitana. Giunto nel bosco, col solito richiamo del colibrì carcassone trova la tizia. Le dà i bigné e le sussurra teneramente all'orecchio: "Si chiama metafora..."; lei gradisce; si guardano; lei gli bacia le mani; lui la guarda a pesce lesso; lei prova a baciarlo; lui si ritrae perché è monaco, ma continua a guardarla; non spaventarti, gli dice lei: ASPETTERO'; pronta ad aspettare per mesi e mesi, si sfila la spallina; lo accarezza; lui pesce lesso; lo avvicina; bacio; lo spoglia e sotto!!!




[Nel frattempo all'abbazia arriva un cardinale mezzo zoppo e chiede del vino rosso]

Si torna in mezzo al bosco con Adso e Occitana a guardare il cielo e lui, fresco fresco di peccato carnale - cioè mortale per un monaco: "Quanto può essere meraviglioso il mondo?" [intanto lei sgranocchia il bigné]

Di nuovo in abbazia.
Bernardo: "Maaaaa... tutte queste webcam?".
Malachia: "Dobbiamo... ehm... tenere d'occhio il novizio..."
Bernardo: "Ma di preciso cosa sapete di lui?"
Malachia: "Beh, prima di fare il monaco giocava a calcio nel Colonia... difatti ha la camminata a gambe arcuate tipica dei calciatori..."
Bernardo: "E quando gliele avete viste, le gambe arcuate??"
Malachia: "A-ehm... abbiamo le docce in comune... e in ogni caso ho mandato un piccione a Melk per saperne di più".
Bernardo: "Delle gambe??"
Malachia: "Ma no, del passato della sua famiglia!"
Bernardo: "Ah, vili, un ficcanaso tedesco in Piemonte!! Fate in modo che nessun francescano usi il  piccione... men che meno Adso!!"
[risatine in sottofondo]

E Adso?
Finiti i bigné con Occitana, viene portato da Robina. Due donne in una volta sola: è la mia giornata, dice tra sé e sé il biondino. Difatti non capisce più niente.
Robina: "Senti, ciccio, già che parli esperanto, ringrazia per avermi aiutato questa qui coi capelli PERFETTI nonostante viva di ghiande e fatti dare la ricetta delle medicine e del balsamo".
Adso: "Scusa, non parlo la sua lingua ma la capisco".
Robina [girandosi su un fianco]: "Vabbe' ciao".
Adso: "Cambiando discorso, perché sei ferita?"
Robina: "Vado a caccia per passare il tempo"
Adso: "Quindi ti sei ferita cacciando!"
Robina: "MA NO?????".

[Non preoccupatevi, in abbazia non stanno meglio....]


L'abate Abbone, girata per prudenza la ruota dell'isola, apre la disputa e relativo televoto. Il cardinale francese che aveva chiesto il vino entra spocchioso in sala, si avvicina a Guglielmo e apre i convenevoli:

"Caro Gandalf, è un vero piacere ritrovarsi qui a Gran Burrone..."

[Silenzio. Si sente un distinto rumore di chopper dalla roulotte dei costumisti in lontananza, subito seguito da un chiaro: "Ma 'mbecille, ma che c***o stai a ddi'????"]

Bernardo: "Ah-ehm, caro cardinale, volevi dire che le nostre dispute ti mancavano, vero??"
Cardinale: "Glom... sì sì, certo. Ecco, appunto, vogliamo chiuderla una volta per tutte col problema della povertà?"
Guglielmo: "La povertà è condizione imprescindibile per la salvezza"
Bernardo: "Povertà VOI?? Ma se quella volta là mi hai rifilato Vicolo Corto per la Centrale Elettrica!!"
Guglielmo: "Eri già passato su Viale dei Giardini e io avevo due alberghi, caro mio..."
Bernardo: "Marrano, tu menti!!"

[Nel frattempo Adso entra trafelato; i monaci, avendo intuito TUTTO, si esibiscono in un facepalm collettivo e dicono a Bencio di disattivare il wifi]

Guglielmo:"Dici? Adesso vediamo cosa dicono gli imprevisti. Vieni qui, Adso..."

[Il giovine si avvicina a Guglielmo, il quale gli infila la mano nel collo del saio - fremiti dal pubblico - e ne estrae un cartoncino]

"Cosa c'è scritto?", chiede Bernardo.
"Uh, uh,  fate tra passi indietro (con tanti auguri)... prego, Bernardo!".

[Bernardo, mormorando paroline poco francescane, indietreggia di tre passi e salta in aria]

Michele da Cesena: "Visto, a giocare a Monopoli? Noi abbiamo scelto di rinunciare a tutto!"
Cardinale: "E noi vi abbiamo bollati come eretici".
Michele: "Noi riteniamo che la rinuncia alla proprietà è meritoria e santa".
Cardinale: "No no, la proprietà privata è voluta da Dio e da Adam Smith".
Michele: "No, leggiti Luca 6 e Matteo 19: bisogna fare i poveri. Altro che accumulare terra e denaro. La salvezza è nell'amore".
Cardinale: "Ma non dirmi!! E allora mi spieghi perché ci avete fatto comprare le Black Rock quando erano a 442 e ci è toccato venderle a 436???"
Michele: "E a noi?"
Cardinale: "E a voi?? Ti rendi conto che ci siamo giocati la gita a Tokyo a vedere gli studi della Toei???"

E giù botte.

Adso: "Ma non ci sono argomenti migliori?"
Guglielmo: "Io mi sento come l'asino che deve scegliere cosa mangiare tra due sacchi. Capito Adso? DUE SACCHI".
Adso aggrotta le ciglia. Nel frattempo Michele da Cesena dà un sonoro 4 al conto.



[Nel frattempo Occitana, che ha il diametro cerebrale del mirtillo, viene ri-catturata da Salvatore con il laccio per conigli e portata nel mulino della carta, in modo che il tump-tump ritmico delle pale la predisponga al congresso col predetto]

E' notte: Adso sogna di annegare, quindi va da Guglielmo a confessarsi.
Guglielmo: "Era ora".
Adso: "Ho avuto un rapporto carnale".
Guglielmo: "Hai scelto la vita del monaco?"
Adso: "Sì, almeno credo".
Guglielmo, SUPERANDO A DESTRA SENZA FARE I FARI PREVENTIVAMENTE, fa diventare preistoria l'assoluzione preventiva di Bonifacio VIII a Guido di Montefeltro, e la lava via così: eri messo peggio di un eremita nel deserto. Non farlo più. Però almeno adesso che hai zompato sarai più indulgente con i peccatori.
[ineccepibile, no...?][ah, fosse stata la Rai di Bernabei....]

E Adso, a colpi di dolce stil novo feat. romanzo bretone feat. De amore di Andrea Cappellano: "La mia ragione mi dice di non peccare, ma il mo cuore la vede come portatrice di ogni grazia!!!"

[rumore di coda di Minosse in sottofondo]

Guglielmo: "Fatti un giretto in chiesa che ti passa".

Vabbe', corriamo [Robina che spunta all'abbazia, Salvatore col gatto nel sacco, ecc. ecc.] che sennò il pubblico s'addorme: ma tutta la vicenda sherlocckica che fine ha fatto?
Eccola: conscio del fatto che in abbazia si vogliono tutti bene, il farmacista urla a gran voce a Guglielmo che c'è un libro in farmacia pieno di immagini strane, MA NON E' SUO.
"Scusa vecchiotta..." ribatte il frate-profiler  "...comunque chiuditi dentro, che viene più facile, adesso devo finire di litigare con Gui: sai, Berny, che sarebbe il caso di fare un'assemblea generale elettiva? I successori degli apostoli non devono avere potere mondano per poter essere meglio vicari di Cristo".
Bernardo: "Bene, vieni dal Papa a dirlo!"
Guglielmo: "Non posso, ho la bronchite" [?]
Bernardo: "Ma se hai parlato per mezz'ora!!".
Gugliemo: "Vabbe', ma stavo discettando di verità evangeliche!" [prendete nota: disputa teologica is the new sciroppo alla propoli]

Intanto il farmacista muore.

Tutti a perquisire la farmacia, Adso trova un libro con la copertina fitta fitta di caratteri arabi che lui non riconosce come tali, e ovviamente Guglielmo lo cazzia: "Ignorante, manco l'arabo? Un dotto dovrebbe sapere le lingue!!"
Adso: "Ma neanche voi lo sapete.."
Guglielmo: "Sì, ma io almeno lo riconosco!!" [niente, sa sempre cosa rispondere]
Adso: "Vabbe', ma del libro che me ne faccio?"
Guglelmo: "Ma buttalo, a cosa ci serve l'arabo..."

Dopo aver associato anche la morte di Severino alle trombe dell'Apocalisse, Guglielmo va a farsi un giro, poi si ricorda dai suoi profondi studi universitari a Lutetia e Oxonium che ogni tanto nel Medioevo si creavano libri aggregando pagine in più lingue. Arabo compreso...
"Adso, torna in farmacia e riprendi il libro!"
Adso (sollevando il ciglio) "Quale libro? Quello che mi avete fatto buttare via, Maestro???"
Guglielmo (con la tipica umiltà del dotto medievale): "Bestia di un tedesco! Rapa ignorante! È normale commettere errori, ma ci sono soggetti che commettono più errori di altri e sono detti stupidi"
Adso: "Scusi maestro, ma perché a prima botta non avete pensato che..."
Guglielmo: "Ma perché quel libro era dentro una cintura di castità che non si è sciolta quando l'hai toccata, ho pensato ad un fake!!"




[Nel frattempo Gui arrostisce i piedi a Remigio, poi iniziano a parlare per enigmi:

Remigio: ero francescano
Bernardo: e adesso sei benedettino
Remigio: c'erano eretici ovunque, allora ho mollato
Bernardo: la depravazione eretica resta
Remigio: ma che stai a ddi'?
Bernardo: Vedete? Non ammettono la colpa, quindi sono in colpa! Ma si può sapere in cosa credi?
Remigio: in ciò che il buon cristiano crede
Bernardo: cioè?
Remigio: a ciò che insegna la chiesa
Bernardo: quale chiesa? Tu stai insinuando che se io credo a ciò che loro credono tu crederai a me, altrimenti crederai solo a loro!!!!]
[chiaro, no?]

Ma adesso siamo al culmine dell'episodio: Adso, che non congredisce da circa 6 ore, è ripreso dal fomento e va nel bosco ad usare uno dei due piccioni che non gli hanno requisito, cioè il richiamo con le dita. Ma Occitana non risponde, chissà perché? Forse perché è da tutt'altra parte?
[La puntata di Quattro abbazie mica è finita, sapete? Salvatore porta a Occitana un delicato patè di sterco guarnito da ottimi occhi di gatto e brunoise di viscere di squalo. Occitana, che se fosse un pelino furba, darebbe minimo 7 al menù giusto per sopravvivere, butta fuori un quasciuo che fa imbestialire Salvatore. Dimmi che ami me e non quel teutonico palestrato! Dimmelo!! E lei gli sputa in faccia... Strategia zero, insomma...]

Intanto Adso, fallito anche il richiamo della femmina di saltapicchio, viene colto dal leggerissimo sospetto che Occitana non risponda perché nell'aria echeggia quel fastidioso tump-tump che copre tutto... alt... "E questo tump tump cosa sarebbe..?", sobbalza il giovine.
Poi, intuito l'intuendo, si trasforma in Sonic il porcospino e schizza alla velocità della luce al mulino della carta e finalmente sente il richiamo. Anche l'altro richiamo.
Inizia qui un match con Salvatore in cui Adso rischia pure di restarci sotto [ricordate: integratori non è uguale a forza....] poi tutto si conclude con un uppercut devastante che però ha troppo rinculo, ragion per cui Adso precipita nel torrentello che alimenta il mulino inventando la nuova disciplina olimpica del bob acquatico senza slitta e sparisce tra le fronde. [Occitana fugge  dopo aver dato sciunqujie al menù]
Arrivano cavalieri a caso e Robina, novella Legolas, si appresta a scagliare il dardo. Fine.


[Che dire? Ormai la fedeltà del telefilm al libro è la stessa dei cartoni giapponesi di Pinocchio che giravano sulle reti private più di trent'anni fa (clicca qui per la versione splatter, qui per quella light). E non aggiungo altro].


martedì 12 marzo 2019

Il nome della rosa 2.0 ep. 3-4. I turbamenti del giovine Adso.

[ANTEPRIMA]

Stranamente l'auditel della seconda puntata è crollato di 8 punti; chissà perché: inizio alle 21.30 inoltrate, avvio dell'episodio a sandwich tra una miriade di spot, intermezzi pubblicitari e una noia a non finire... normale, no?

Comunque

Mentre il povero Adso tenta disperatamente di fare slalom tra monaconzoli vogliosi ("Ehi fisichino, ci vediamo a Formentera quest'estate??"; "Scusa, ma 'adso' è un soprannome, vero??", "Ciumbia se sei  tonico! Quanti ne fai al giorno??" and so on...), Guglielmo comprende definitivamente di avere una platea di astanti che si possono stupire con un niente, come gli Hobbit. Eccolo quindi alle prese con raffinati giochi di prestigio ed effetti pirotecnici, come la dimostrazione della terna pitagorica  3-4-5, mentre il suo giovine attaché decide di cercare un compromesso tra corpo e spirito.

[Per una serata poco vistosa, con sceltissimi amici...]

[FINE ANTEPRIMA]

Si riprende nella biblioteca, dove Guglielmo ripete (o impreca) a squarciagola "Adso, Adso, Adso!!", poi lo trova moribondo a terra e aggiunge: "Adso, Adso!". Giusto in tempo per sfuggire da quel luogo di malessere, restituendo al giovine la collanina pegno dell'occitana: "L'avrai trovata quando passeggiavi nel bosco...".
E in effetti il bosco, narratologicamente parlando, è un po' l'Altrove esistenziale di Adso, che da giorni sente pruriti sotto al saio, e non sono le tarme. Difatti, giunto in chiesa per i vespri, vede mostri ovunque.



Visto che la gente si avvelena facile, Guglielmo consiglia Adso di mangiare solo in comune con lui (ecco, vedi...?) e intanto Adso sputa schifato i Kellog's.
E mentre compare straparlando Salvatore, SECONDA BEST BOIATA 2019: il famigerato penitenziagite del monaco cinghialone sarebbe la crasi di pentitevi e agite [ma quando mai...]

Ciò spiega perché Adso, tutto cocchino e fomentato, chieda innocentino a Malachia nientemeno che  l'Historia fratis Dolcini heresiarchae o qualcosa di simile; "sai, ho visto arrostire un dolciniano a Firenze, vorrei approfondire...". E qui il tapino dimentica: MAI citare dolci o dolcini se nei paraggi si aggira Jorge, che difatti non perde mezzo secondo e si accoccola vicino al novizio per ricordargli che Dolcino era moooolto indulgente verso i peccati della carne.
Tanto basta perché la carne di Adso si scaldi e il giovine esca frettoloso dalle cucine (sotto al naso del cuoco saputo: "Affamato, ragazzo....?"; "Sì!").
Ed eccolo con l'Occitana a giocare a Taboo, con quel tipico esperanto transnazionale da paninaro anni '80 in caccia di svedesi a Bellaria: "Questa si chiama bocca, queste si chiamano pal... [musichetta] ...pebre, queste si chiamano laaaabbr... [video] ...a", al che lei si mette a fare il richiamo della ghiandaia con le mani, gliele avvicina, lui suonicchia il lamento dell'usignolo frullato... ed ecco che si slancia, ma riceve la prima, eloquente friendzone, allora, timoroso che l'Occitana non capisca il latino, passa al tedesco: scusami, io... du bist min, ich bin din, des sollt du gewis sin (cfr. qui) (evitate di ridere, ricordatevi che noi cominciamo con l'indovinello veronese).
PARE siano le prime parole poetiche teutoniche. Ma lei friendzona anyway.




Nel frattempo Abbone chiede a Guglielmo: "Dove sta la verità?"
Guglielmo: boh.

Momento allunga-zuppa: Bernardo Gui si fa un bagnetto al fiume facendo aderire piaghe pregresse alle aguzze rocce del greto per soffrire un po' mentre rimembra gioioso antiche torture ai danni di una dolciniana in odore di stregoneria. La quale ricompare in modalità La freccia nera, mezza Shannara e mezza Robin Hood per tentare di infilzarlo, poi fugge tra rocce metamorfiche, poi strazia un cavaliere a caso, quindi stramazza. Che sarà un po' la cifra del suo comportarsi in questo episodio. A cosa serve il tutto per lo sviluppo della trama? Boh.



O forse il tutto serve a far lievitare i venti di Zefiro attorno (e dentro) Adso: dopo aver giocato ai vetrini con Nicola, Guglielmo decifra il messaggio di Venanzio, scritto con la crema di porri che ricompare se esposto al vapore (fratello bench guarda e disapprova). Per non si capisce quale link narrativo, la sera stessa, nel suo lettuccio, Adso in camicia da notte non riesce a star fermo, quindi si appiccia con faccino alla grata per chiedere a Guglielmo lumi su un argomento decisamente in linea con il dilagante nominalismo occamiano: il sesso.
A domanda: "E' un peccato amare una donna?", Guglielmo, che potrebbe tappare la bocca a cicciobello semplicemente ricordandogli il senso di quel sacco di iuta che si porta addosso, la prende alla larga (una donna ebbe in grembo Cristo; una donna sarà regina del Paradiso, ecc. ecc.) credendo di dissuadere il giovine dal suo bricolage, E INVECE LO SPINGE AD AGIRE. Adso, col sorrisone di chi ha appena scoperto il lato in ombra dell'edicola sotto casa, indossa i calzini con la faccia di Vegeta e si prepara all'assalto notturno, QUAND'ECCO che Benjamin Linus si mette a urlare a tutto corridoio che è sparito Berengario.
Proprio ora... si dispera Adso, ma Guglielmo trova il modo di fargli capire che è dalla sua parte battibeccando con Remigio sul fatto che certo, alcuni monaci lì dentro hanno indulto ai peccati carnali.
Con le donne?
No, dice Remigio, peggio, molto più sconvenienti.
Allora, replica Guglielmo, peccare con la femmina è conveniente??? (Adso malcela la goduria).
Insomma, Remigio spiega di aver congredito con l'altro sesso, ma molto più osé è il bagnetto di Alinardo, con manina che fa le onde e pieduzzo avvizzito che fuoriesce dalla tinozza tra una citazione dell'Apocalisse e l'altra. Giusto perché Guglielmo e assistente corrano in bagno per scoprire che Berengario è affogato lì.




[Saltiamo le gesta socialrivoluzionarie di fra Dolcino]

Guglielmo decifra ulteriormente la crema di porri di Venanzio: sembra il farneticare di un demente, commenta Adso (da che pulpito...).

E di nuovo nella biblioteca: di passaggio segreto in passaggio segreto, i due trovano il tempo di fare salotto sfogliando libri introvabili, come roba medica di Avicenna che indirizza ulteriormente Adso a dare un senso al suo nome nonostante la scelta di vita: L'amore non nasce come malattia, ma si trasforma in malattia quando, non essendo soddisfatto, diventa un pensiero ossessivo; per cui un incessante battito delle palpebre, affanno e aumento dei battiti del cuore

"Vuoi vedere che parla di me?", si domanda l'ingenuo tedeschino.

Chissà, nel frattempo prendono nota delle lettere in rosso sulle pareti, metti mai che si metta su d'emblée una sessione di Cluedo, e giungono alla sala dello specchio, vicino ad una macchina di chiara origine giapponese fatta di canne d'organo orizzontali che sanno fischiare orribilmente il vento. Dal che deduciamo che in questa abbazia esercitano gli sceneggiatori di Bem il mostro umano.

Alinardo, per esempio: quale goduria più della sua, nel dire ad Adso che tutto quaglia con l'Apocalisse?
O Malachia che piange sul cadavere di Berengario citando in modo lievemente equivoco il Cantico dei Cantici, salvo poi dare dello sporco traditore al defunto.

Insomma, detto che "Risolvere un mistero non è la stessa cosa che dedurre la principi primi" (cit. GdB),vista la lite da villa Arzilla a colpi di allusioni piccanti tra Alinardo e Jorge di fronte ai neoarrivati ospiti, subìto il solito assalto di Jorge, interessato al colore dei sai dei confratelli (romance romance....), sentito Guglielmo che, confondendolo con Einar, lo presenta al suo superiore generale come un ragazzo "ancora in lotta col suo cuore", Adso molla il manicomio e si getta in cerca di Occitana, trovandola appesa ad un cappio per conigli sapientemente teso dal sempre fremente Salvatore.



Segue tenera scena di medicazione e poi Adso che perde ogni qual minimo freno inibitore e viene posseduto direttamente dallo spirito di Massimo di Cataldo: sai, ho letto su Avicenna's Weekly che l'amore è ossessione... ma io non voglio guarire... in te io ritrovo me stesso e in me stesso te... [passaggio a corteggiamento da imbranato] sai che Avicenna diceva che prima si afferra il polso della persona che ama per sentire il battito cardiaco, poi si sparano nomi a caso e quando accelera il battito... no?
[lei lo guarda ebete]
Dai, proviamo: Antonio, Bartolomeo, Gabriele, Horochimaru..... Adso! Visto, visto? Ti sono aumentate le pulsazioni! Bacino???
[No, Adso, non oggi... tu ci provi, ti appicci a ventosa, cerchi ardente le belle forme sotto lo spolverino di H&M...]
Bum, lei lo ri-friendzona
E lui, persa ormai la dignità: "Ti vedo dovunque, sui libri, quando chiudo gli occhi quando li apro" e intanto la manina teutonica scende lungo la sottoveste in cerca di appaganti approdi, ma lei è pazza e sta per pugnalarlo: "Dont tacc mi!!!"
Lui rinsavisce
Lei chiede desculpame
Lui crede che lei stia facendo un Erasmus e le regala un libro di poesie nella sua lingua (?)
Lei legge. Alla faccia del Medioevo.
Un'operazione culturale che consente comunque ad Adso di guardare con bamboccesca sfida, e gambe bene aperte e ben piantate, Salvatore al suo ritorno al manicomio.
[Intanto Robina Hooda si trascina tra le fratte moribonda e crolla. Sa fare solo quello].
Del resto

"Siamo dei nani, nani sulle spalle di quei giganti... E nella nostra pochezza, riusciamo qualche volta a vedere più lontano di loro"

Sì sì, senza dubbio. Sono gli sceneggiatori che non riescono a vedere oltre l'orizzonte degli eventi del sonno del pubblico. Se la presente, OGGETTIVISSIMA recensione vi è sembrata un filino zompo-oriented, sappiate che la puntata vergeva pochissimo sugli elementi sherlockeschi per indugiare su una love-story che non ha alcun pregio: non tanto perché Adso è un monaco E QUINDI, ma perché questo indugio su turbamenti pseudo-stilnovistici sta appesantendo senza senso, oltre che sviando dal suo obiettivo, una narrazione già di suo lenta e ormai davvero poco quagliante con l'opera originale. La fedeltà del medioevo di Eco alla realtà storica si può ovviamente discutere, così come la sua scelta di fare mashup di generi & provocazioni al lettore. Solo che qui non si provoca un bel niente: chi già conosce la storia si chiede perché tutti questi fili narrativi che sembrano andare ciascuno per conto proprio; chi ha visto anche il film del 1986, già controverso di suo, si chiede perché qui la controversitudine debba durare il quadruplo. Ma soprattutto: cosa ci sta dicendo questa fiction di più e di meglio rispetto al diluvio medeval- fantasy- trullallone degli ultimi 15 anni?
Bref: cosa manca a questo lavoro? Secondo noi, il 'gioco'. In cosa consisterebbe questo 'gioco'? Un giorno ve lo diremo... [cliffhanger mode on][dai ciccio, famo che arrivamo a ccento??]






venerdì 9 febbraio 2018

Le grandi recensioni di Eligio De Marinis. Star Sanremo, episodio 68: gli ultimi Claudii.

Baglioni, beh si sa, la maglietta fina, le canzoni stonate urlate al cielo lassù, insomma uno che negli anni ’70 se ne sbatteva allegramente dell’impegno politico e tutti s’andava a Porta Portese. E quando ci fu il “riflusso” dei primi anni ’80, lui era già lì, col gancio in mezzo al cielo. E mentre Roberto Vecchioni si abbandonava, a giudizio di un nostro critico locale, alla micidiale retorica tardofemminista (si era nell’anno di grazia 1995 e l’ex prof. dell’Arnaldo cantava questa roba qui), lui tornava con un album dal sobrio titolo Io sono qui. Tra le ultime parole e dove va la musica (ah, i maccheroni col montarozzo...). Insomma, proprio nel cinquantenario del ’68, ecco al timone dell’Ariston un plasticato autore di elegie che il ’68 lo scavalcò d’un balzo. Claudio, ex strabico e quindi a noi gradito assai, non è ideologia, è emotività garbata e liricamente vellutata, gratinata nella migliore tornitura retorica. Quindi possiamo votare la prima serata del Festivàl (ma un po' tutto questo Festivàl, suvvia...) da lui condotto, attenendoci alla più fedele griglia di valutazione esistente, cioè quella che utilizzo io per i temi del triennio.






Attinenza alle consegne e alla traccia, schema logico (max 3 p.ti)

C’è tutto: il maxi palco che si apre come il Millennium Falcon, l’orchestra di bianco vestita, l'intruso che protesta, il pistolotto iniziale che gronda di analogie baglioniche (coriandoli, manciate di riso, cose così), i paragoni twittaroli con Renato Balestra o Lurch degli Addams del tutto ingenerosi, la valletta querula e con la ridarella tremens che saluta il marito in platea per far sapere che lei è ricca, l’attore tigrotto che occhieggia smorfie d’intesa con un punto non definito sospeso sopra la platea. Un trio che rassicura, come da tradizione, gag a volte infantili (quella della scarpa rubata alla bionda, per dire…), una scaletta che, al netto degli interventi dei superospiti, è fatta per stroncare un rinoceronte da tanto che sono noiose le canzoni, ma a Sanremo la canzone deve ingenerare noia, per illudere noi pubblico dialettico dell'esistenza di una superiore apatìa del cosmo, dal quale nulla di doloroso abbiamo da aspettarci. Il Sanremo baglionico segue dunque egregiamente, a livello di struttura, il fil rouge alla formaldeide dei predecessori (ah Nunzio Filogamo, ah Enza Sampò…) e tutti noi ci immergiamo nella bambagia dell’Identico: l’eternità è quaggiù, non altrove (2 punti).




Articolazione dell’indagine, motivazioni addotte a sostegno delle idee espresse, conoscenze pluridisciplinari (max 5 p.ti).

Che sarebbero i contenuti spicci della serata. Non v’è dubbio che Baglioni, fingendo di sparire dietro Fiorello, Favino e la bionda, abbia in realtà creato una cornice di prestazioni d’eccellenza a condimento di pezzi in gara mediamente noiosetti (non tutti, si capisce). È chiaro cioè che il mashup Baglioni/Morandi con lo scambio delle musiche rispetto ai testi originali delle canzoni dei due sia stato un momento alquanto bombastico, con la sfiatata finale che poteva costare uno/due arresti cardiaci a qualsiasi comune mortale. Quando, per sostituire la Pausini, Baglioni e Fiorello sversacciano E tu, riescono comunque a trascinare la solitamente ameboide platea dell’Ariston. Un plauso certo a Favino, da noi sempre ritenuto uno dei migliori attori del cinema italiano, che è stato in grado di esibirsi in un numero dimostrativo di capacità che vanno oltre quelle attoriali. Quello che facevano gli attori “completi” di una volta, insomma, duttili e versatili al di là del loro talento di base. Oggi, si sa, l’attore viene in TV, parla del suo film, sorride alle fans, rimane impiccato alla poltrona che guai a spostarlo. Se sia snobismo o incapacità non saprei. Ma ve li immaginate Riccardo Scamarcio, Alessio Boni o Stefano Accorsi a fare lo stesso sul QUEL palco?





Conduttori e ospiti di pregio quindi, che forse, paradossalmente, tolgono luce ai concorrenti. Alcuni dei quali contribuiscono ulteriormente ad auto-rabbuiarsi con pezzi più efficaci del cianuro (Nina Zilli, i due gommosi ex Pooh tutti paillette e pelle color porchetta, Mario Biondi che ha il microfono nel duodeno per ottenere un maggior subwoofer, i Decibel lucidati da poco col Sidol, Renzo Rubino che sembra reduce da una ciucca galattica). Altri riescono a scalfire il nulla con prestazioni pucciose assai (Max Gazzé che riesuma leggende bassoitaliche, la Vanoni che arriva in un pigiama palazzo di avorio in cui dev'essere stata inserita tre giorni prima), poi vabbé, la categoria piacionica ampiamente rappresentata dai The Kolors, con uno Stash dalla capigliatura scamosciatissima, e dal duo serio serio Meta-Moro, in odore di squalifica perché Sanremo è Sanremo; l'area-cazzeggio è tutta coperta da Lo stato sociale (ovvero Gabbani travestito da Geppetto e altri onesti mestieranti)  e gli Elii che si fanno il funerale da soli. E poi altra gente. No, Ron che pesca tra le reliquie di Dalla non ci piacque. No no. E no, l'altro Pooh che si butta in una specie di sigla da telefilm anni '80 non ci scaldò. No. 
Insomma, se è vero che da quando esiste il Festivàl ci si lamenta che le canzoni del Festivàl sono sempre uguali in ogni edizione del Festivàl, mi pare che gli ultimi Festivàl siano tra loro molto ma molto più uguali tra di loro di quanto accadeva nei decenni scorsi. Per quanto mi concerne, l'ultima canzone sanremica che mi ha smosso qualcosa fu Ricomincio da qui di Malika, e parliamo del 2010. Dopodiché, sarà l'effetto omologante dei talent show, sarà che gli autori sono sempre quelli, sarà che la musica pop ha detto qualcosa di nuovo finché c'erano in giro i R.E.M. (e questa la mettiamo qui così, estemporanea), sarà che anche Tiziano Ferro si è messo a fotocopiare se medesimo, morale, non c'è un'idea nuova che sia una. E le standing ovation che il pubblico generosamente regala ai grandi duetti baglionico-fiorellici non gettano luce a sufficienza per coprire il vuoto pauroso dei pezzi di quest'anno (3 punti).







Correttezza morfosintattica, ortografia, punteggiatura (max 3 p.ti).

In riferimento non ai testi, ma alle esibizioni, direi che emergono almeno due elementi: a parte la situazione sub judice dei due piacioni di cui sopra, a me è sembrato di sentire del già sentito parecchie volte (l'inizio della canzone della Vanoni, i The Kolors che auricolano vagamente i Sottotono,  i due Pooh che riciclano in modo sincretico 50 anni di carriera, i Decibel pure, Noemi anche- non 50 anni, il riciclo s'intende); in secondo loco, il numero pauroso di stecche prese dai cantanti in gara può spiegarsi o con un'epidemia di rape rosse bloccatesi in gola (direi che è il caso di Gazzé) o con frettolosi riscaldamenti vocali figli di un'indebita premura nel cacciare nell'arena gente giovane e sensibile (Caccamo è riuscito a scuoiare tutto il pentagramma, Renzo Rubino a un certo punto non riusciva nemmeno ad articolare un suono, neppure una nota) o perché ormai dormivano tutti (quando è toccato a Le vibrazioni). Vorremmo concedere anche un'attenuante strategica: timorosi che la gente registri l'esibizione o la scarichi da Youtube prima che essa svanisca dai radar, gli steccatori suddetti hanno deciso di cantare male per dissuadere il pirataggio o il semplice godimento gratuito dei pezzi, rimandando ad acquisti dei medesimi dietro venale lucro. Sta di fatto che il livello tecnico medio è bruttarello  (1 punto).






Lessico, registro (max. 4 p.ti).

Parlare questi parlano, a volte anzi si parlano addosso, sciolinatissimi (anche perché ci vuole tutta a non essere fluidi leggendo TUTTO dal gobbo: vi immaginate uno studente che prende 5 in un'interrogazione leggendo le risposte dal libro?). I picchi poetici di Baglioni che parla di musica si sposano egregiamente con la disinvoltura parlantinica di Favino. La bionda OSA cantare Mina, soggiacendo a tonnellate di ridicolo, Baglioni jr, con faccina da elfo del fantabosco, ci ammannisce una lezione sul congiuntivo (lui che insegnerebbe matematica e fisica, giustissimo), Lo stato sociale e Mirkoeilcane si lanciano addirittura a dire (o flautare) coglioni (che trasgressione, cos'era al confronto il capezzolo di Patsy Kensit ?), Pippo Baudo recita un Te deum, a se medesimo, Fiorello quando non canta si abbandona a battute fresche come una caciotta affumicata, la Liguria è bellissima, vietato parlare dell'attualità che siamo in campagna elettorale (giusto i fiori appuntati al petto per ricordare la violenza sulle donne, potevano fare qualcosa di più... flashante, visti gli ultimi eventi...), Baglioni, Baglioni e ancora Baglioni, fortuna che voleva fare il direttore artistico e basta. Altri tempi, quelli della commedia plautina, là il linguaggio pirotecnico soggiaceva a trame prevedibilissime, con Terenzio era esattamente (o quasi) l'opposto, qui invece sono prevedibili sia il linguaggio sia la trama. Né commedia, né tragedia, dunque, all'Ariston: piuttosto un meraviglioso cartoon che ricorda quel memorabile su Instagram: "Le nostre cicatrici ci dicono non da dove veniamo, ma da dove veniamo". Viva l'Italia (3 p.ti). 

Voto finale: 9/15. Se Baglioni jr non vince, alzo di un punto.





domenica 3 novembre 2013

Osso, non si molla l'osso!

Delizioso titolo barocco per un post che entra nella carne viva del dibattito contemporaneo, mordendo nella più scottante e problematica attualità. Parlerò dunque del goffo barcamenarsi della nostra ministra della Giustizia che si prodiga per salvare amiche di famiglia rampolle di famiglie perlomeno chiacchierate? O della macchia d'olio dello scandalo intercettazioni made in USA-NSA, che altro non fa se non svelare il segreto di pulcinella del ficcanasismo mondiale permesso dalle nuove tecnologie? Meglio, molto meglio! L'Italia tutta è da giovedì sera esterrefatta e basita per il clamoroso dietrofront di una coppia di cantanti bresciani che ha deciso di non  ballottarsi con altrettanta concorrente bresciana per entrare di sfrusio a X Factor 7. Per tacere di un altro manipolo di bresciani che pare essersi concentrato tutto nei provini xfactoreschi di quest'anno. E poi dicono che abbiamo solo Fausto Leali.... 


Sta di fatto che il duo Osso-Mr. Rain ha detto nononono, noi a compromessi non scendiamo, c'era pronto un contratto capestro, ci siamo smazzati bootcamp, homevisit con Ventura che ci ha preferito gli One Direction del basso Lario (già sbattuti fuori, peraltro...) e adesso si vorrebbe che rientrassimo alle LORO condizioni, macché, meglio la nostra carrierina, e scusate se avete bruciato paghette e anticipi di Natale a votarci. Questo è saltato fuori da Facebook; la sera del live, invece, un laconico video in cui i due si sono detti non ancora pronti per il talent; e Ventura, aciderrima: "È proprio vero che chi ha i denti non ha il pane e chi ha il pane non ha i denti", cioè a dire che ci vuole tutta a buttare nel cesso l'occasione perlomeno di un'esibizione davanti all'Italia intiera, con peraltro prospettive non misere di ritorno di immagine e di pubblicità. Ventura che, da navigata showbiz-woman, sa bene quante orde di wannabes avrebbero venduto il rene della nonna per trovarsi al posto di loro due (c'è chi condivide).


Loro due, già. Su Mr. Rain per ora taccio, anche se penso che il cervello del gran rifiuto sia lui. Dico ciò perché conosco troppo bene Osso, al secolo Ossama Addahre from Fair Mountains, province of Brescia, Italì, e so che difficilmente avrebbe rinunciato al ballottaggio; poi con Ventura e contro Morgan sarebbe stato un inferno di litigi, capricci e piagnistei, ma l'ebbrezza del palco, quella no, non può avervi alzato bandiera bianca ancor prima di lottare senza l'azione di plagio dell'altro.
"Vabbe', tutta 'sta ossologia di dove ti viene?". Semplice, cinque anni fa le nostre Divine Maestà Insegnantizie si sono pregiate di avere Ossama come allievo in terza liceo scientifico-sportivo. Rapporto difficile, non lo nego, il soggetto in questione ha il suo caratterino polemichetto, sì sì; certo, mi si rinfaccerà che il fatto di averlo rimandato a settembre in latino (ovvove!!!!!) non lascia intuire un mio sereno giudizio su di lui; in realtà siamo rimasti in ottimi rapporti anche dopo, quando non è più stato mio alunno (perché noi Spocchiosi diamo i voti allo studente, non alla persona, imparate, cariatidi); l'ho anzi seguito via FB nella sua avventura prima alle selezioni di X Factor 2010, quando a un passo dal traguardo gli fu preferita la mai più dimenticata otaria Damiano Sardi (mestamente uscito al ballottaggio col Louis Tomlinson del Salento), poi quando varcò il canale di Sicilia per partecipare ad  una specie di Marocco's got talent, manifestazione in cui non è arrivato in fondo, e che purtroppo gli è costata la bocciatura in quinta per sforamento del tetto di assenze. Gliene parlai, osai accennare al fatto che, a mio giudizio, per inseguire quel sogno aveva perso un anno, quando il mio consiglio nelle chat notturne di FB era stato l'esatto opposto, prima diplomati, poi vedi; lui, con occhietti stupiti da cerbiattino, mi replicò che no, perché avrei perso un anno?, non penso proprio, e pazienza. L'ho ribeccato agli orali della maturità, quando io e la Spocchia scendemmo a Fair Mountains a vedere che fine avrebbero fatto alcuni ex alunni e lì lo vidi motivatissimo, diploma in tasca, a riprendere lancia in resta la carriera discografica. Ottimo, pensai, ma con la scarsa predisposizione che hai sempre dimostrato a sentirti dire dei no dritti in faccia (dal sottoscritto, per dire...), ce la farai a resistere in un mondo di squali, perennemente assetato di novità da bruciarsi nel giro di un sospiro? Avrai carattere a sufficienza per non deprimerti alla centesima porta chiusa? Poi me lo vedo lì lì per accedere all'Olimpo di Cattelania, nelle lande Morgane, al cospetto del più sopravvalutato cantante del decennio, imitatore senza faccia di Belinda Carlisle, degli Wham! e dei Culture Club, una specie di versione ristretta di Prince e Freddy Mercury in salsa bimbominkia (parlo di Mika, eh?), 


e mi dico: "Vuoi vedere che ce la fa...?". Mi resta solo un po' sgrausa l'accoppiata con Mr. Rain, non mi sembrano due voci e due stili che possano quagliare, ma del resto i gruppi a X Factor hanno sempre vita grama, chissà che magari questo anomalo duo non arrivi ben oltre i Moderni e i Frères Chaos (e non si estingua come gli Aram Quartet). Nulla. Salutano e se ne vanno. Ho seguito le reazioni degli utenti Facebook, molti delusi, altri orgogliosi che i loro beniamini non siano scesi a compromessi. Per quanto concerne me e la Spocchia, da navigati conoscitori del meccanismo televisivo, temiamo che la scelta di Ossama sia stata un semplice ed autentico suicidio. 



1) Osso caro, nessuno su questo pianeta crederà mai alla fanfaluca del "contratto all'ultimo momento". Sapevàtelo, cribbio. Pensavate di andare lì a cantare quello che piace a voi? Suvvia, Morgan ha fatto cantare a Marco Mengoni roba che il suddetto Mengoni neanche conosceva, lo ha fatto orbitare da Psycho Killer a Il nostro concerto, da Helter Skelter a Almeno tu nell'universo, e poi il Mengoni che ha fatto? Vinto X Factor, come il miglior Edipo ha sfanculato il mentore e si è buttato sul pop più lagnoso possibile, eppure spacca & sfonda. Ogni gioco ha le sue regole, ed X Factor è prima di tutto un gioco televisivo ad eliminazione, dal quale ogni tanto esce qualcuno che fa strada. Per quanto non si sa, ovviamente. Leona Lewis è già preistoria e gli One Direction, tapinelli, ignorano di avere davanti questo destino da poveri reduci.
2) Se si crede fino in fondo ad un progetto, non ci si ritira in questo modo. Per rispetto nei confronti di chi non è arrivato alle soglie del serale; ma anche per chi non ha proprio visto nemmeno la faccia della Ventura perché è stato scartato alle pre- pre- pre- selezioni. Vi hanno dato dei viziati, tra gli altri commenti, e ciò mi duole specie per te, perché ben sai quanto ho insistito in tutte le sedi per cavarti fuori dalla capoccia la malsana idea bimbominkiesca del tutto dovuto, unita alla pretesa che qualcuno si faccia carico di spianare per conto vostro la strada dagli ostacoli che vi si fanno incontro. E invece siete scappati, come se ci fosse stata una qualche lesa maestà nei vostri confronti. Non ve lo potevate permettere: ricordate che, agli occhi di un Morgan o di un Elio, voi siete degli Illustri Sconosciuti, alla faccia dei tanti o pochi contatti delle vostre pagine di Youtube e FB. 
3) Non so se "la vostra piccola carriera" crescerà; temo al contrario che vi faranno terra bruciata attorno, specie dopo le mezze frasi che vi siete lasciati sfuggire su FB. Nathalie Giannitrapani, per aver sconsideratamente sparato a zero sui talent della De Filippi, sta ancora finendo di scontare l'esilio. Vi diranno che vi siete atteggiati da divi. Che avete diviso arbitrariamente il mondo in Buoni & Cattivi. E soprattutto che avete menato insulsamente il torrone sulla questione del vostro essere "altro" rispetto alla mandria generale dei concorrenti. E allora scatta l'ormai arcinoto fattore Mara Sottocornola, in memoria di colei che agli home visit dell'anno scorso si sfilò dalla competizione perché sentiva puzza di omologazione e non si sentiva di appartenere a tutto ciò. Per poi venir messa sotto contratto a cantare le stesse canzoni di Malika. Cioè: decidetevi, gente, o si salta sul carro o si sta a terra.
4) Da ultimo, la questione dell'alterità vostra rispetto al pastone stantio che girerebbe a X Factor. Perché è questo che Mr. Rain fa tralucere nella filigrana dei suoi messaggi d'addio alla competizione. Ebbene, guardatevi un attimo: tu, Osso, ti presenti come cantante soul-R&B, che non è precisamente la proposta più spaccamondo sulla piazza; l'altro scimmiotta Eminem in ritardo di 20 anni. Insieme, per quanto mi concerne, non siete convincenti fino in fondo, ma il problema è suo, non tuo. Sai che non ho difficoltà ad andare giù diretto: ti sei messo a traino di una locomotiva senza traguardo. Sentirlo chiudere il videomessaggio col solito, stracco, inutile, stereotipato fuckin' bitches e tu dietro che cinguetti Osso! col falsetto da bimbominkia, suvvia, meriti molto ma moooolto meglio. Cosa sia questo molto, devi scoprirlo da te, e non sarà affatto facile. Il fatto è che il mercato discografico "occidentale" (qualunque cosa ciò significhi) è ormai saturo, la musica leggera, ma pure il rap e tutti gli altri generi hanno esaurito l'inventiva, restano giusto o i grandi vecchi che ormai possono permettersi di riciclarsi ad infinitum perché il loro zoccolo duro non li lascerà mai o le nuove proposte dei talent create ad usum bimbominkiarum, che durano sì e no lo spazio di un lustro. In mezzo non c'è nulla. Guardate l'Italia: nell'ultimo decennio gli unici prodotti di un certo spessore non usciti dai talent sono i Negramaro e la già menzionata Malika (mi dicono di aggiungere Arisa, vabbe'...). Per il resto è tutta una catena di show televisivi che si passano il materiale, con gente che da Io canto o Ti lascio una canzone poi approda a X Factor (i Free Boys, per dire, ma molti altri), e da X Factor o da Amici si passa a vincere Sanremo (Carta, Scanu, Marrone, Mengoni, 4 volte in cinque anni). Ma sono vittorie che non lasciano nulla di nuovo, perché le note sono 7, ma gli aspiranti cantanti di successo, riuniti ai vecchi che non cedono, sono 7 milioni al metro cubo. È un settore asfittico, che può giusto contare sulla smemoratezza che dalla nostra generazione X è transitata direttamente alla generazione bimbominkia, sì che alle bambine di oggi si propina senza tema di ridicolo la stessa zuppetta (One direction) che già fu sorbita dalle mamme quand'erano piccine (Take That). Ma chi può dirsi veramente "nuovo", come esplosivi e detonanti furono i fenomeni di Michael Jackson, Madonna, U2, R.E.M. negli anni '80? O gli Oasis e i Nirvana un po' dopo? Tutto ormai si è prosciugato, le plaghe antitpodiche del buonismo e del ribellismo sono state ormai sfruttate fino all'inaridimento, Lady Gaga altro non è che una Madona reloaded, le cantanti-chewingum, da Katy Perry a Violetta, decantano per autocombustione, le finte cattive come Avril Lavigne hanno smesso da mo' di essere patetiche per diventare inutili. Un nuovo, convincente interprete maschile latita, al femminile Adele macina vendite, ma non rompe alcuno schema. Beyoncé non esce dal seminato del suo genere, e fa bene, ma non ha certo impresso svolte ad alcunché. Insomma: in tutto 'sto paludume, Osso mio, tu e Mr. Rain volevate pure smarcarvi? Quella sì era una partita persa in partenza. Ma voi ne avete persa un'altra, ed è più grave in quanto doppia: quella con la coerenza e con l'accettazione del principio di realtà. Osso, da Spocchia ad ex- alunno, scegliti meglio i compagni di strada, la prossima volta. 

P.S.: se poi tutta la manfrina cela il fatto che qualcuno vi ha già messi sotto contratto, speriamo che non vi brucino.
P.P.S.: e comunque consolati guardando come stanno messi male questi altri.