Motto


"Chi scende, non sale; chi sale, non zucchero; chi scende, zucchero".



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domenica 10 novembre 2013

Le pagelle della settimana [8]. Tutto è relativo.

Governo Letta, ovvero  E = mc2. Prendo spunto da una freschissima riflessione del lugubre ma intelligente Corrado Augias (quello che fa le inchieste su una religione in cui peraltro non crede)(vabbe', anch'io ho scritto sulle tragedie di Seneca, ma non credo ai deliri profetici di Cassandra) iersera dalla Gruber, nell'ovattata atmosfera di Ottto e mezzo del sabato, quando Frau Dietlinde smette i panni bipartisan e convoca in studio tutti i più feroci detrattori di Silviuccio per un'ordalia sabbatico-orgiastica tutta a volta a ristabilire i sani criteri di Giustizia (che ovviamente sono i criteri della Sinistra) in un mondo troppo spesso deviato dalle televendite degli aspirapolvere. Diceva insomma Augias, a domanda di Gruber sull'opportunità delle dimissioni della Cancellieri, che in un Paese normale esse dimissioni avrebbero dovuto essere immediate, ma siccome viviamo in un Paese guidato da un pregiudicato, allora no. Il che sarebbe l'ennesima declinazione del così fan tutte, solo che le tutte stavolta sono un tuttone, Silviuccio, appunto. Non staremo qui da buoni ultimi a disquisire sul topic dimettiti-non dimetterti (per noi era un sì, ma poco cale). È semmai la meravigliosa relatività, generale e ristretta allo stesso tempo, della squadra di governo di Letta a lasciarci senza fiato. Se c'è una cosa per cui questo anomalo esecutivo passerà alla storia, non sarà per i sobri tailleurini della Lorenzin, né per la proposta di vendere le spiagge italiane (tanto Enea ha già dato...), né tantomeno per la coraggiosa invenzione della Google tax; macché: ricorderemo Jo Condor perché, lui governante per mandato altrui, il team di palazzochigini è risultato a seconda dei casi o vulnerabile come un foglio di carta velina in una bottega di coltelli o più duro del diamante più duro mai secreto dalle officine De Beers. A seconda dei casi, appunto. L'addio definitivo, forse, all'assolutezza della norma morale a favore di un'etica più, diciamo, situazionistica. 
Dicasi: Josefa Idem, per un presunto illecito a sfondo IMU commesso PRIMA DI ESSERE MINISTRO, anzi prima ancora di essere eletta in Parlamento, è stata impallinata dalla sera alla mattina. E, in linea assoluta, ci stava. Peccato che, come già notammo, ad una Idem che lamentava di essere finita sotto il fuoco di fila dei riflettori solo ora, si rispose che del resto quando si è personaggi pubblici bisogna aspettarselo, quindi se ci sono scheletri o scheletrini nell'armadio, guai a te; peccato, osservarono altri, che questa sia la situazione di Silviuccio da vent'anni. Cioè: per un IMU disapplicata o applicata male, senza nemmeno una condannuccia per la cosa in sé, Idem mi cade e Silviuccio mi resta dopo decine di inchieste e sentenze sfavorevoli di primo grado (poi definitive a Idem caduta)? È la situazione, si risponde, che cambia. Lui è il capo dell'opposizione, Idem no. Ciao Idem. Alfano, DA MINISTRO, si lascia passare l'NCIS kazaka sotto casa, ma di dimissioni manco a parlarne, perché la situazione è tale che si farebbe venir meno il sostegno del PDL a Letta. Cancellieri, DA MINISTRO, telefona disinvoltamente a casa di amici per convenire che le condizioni carcerarie dell'amichetta sono disumane. Giusto, no? No, perché nella situazione specifica gli amici sono i Ligresti, forse una dinastie affaristiche più maneggione degli ultimi 40 anni in Italia. Va bene interessarsi delle condizioni dei detenuti, ma c'è famiglia famiglia, e questa ha tenuto a libro paga il Cancellieri's son per poi liquidarlo per la misera cifra di 3 milioni di euris. Osserva Severgnini, pure lui da Gruber: non è l'atto più o meno umanitario in sé, è il conflitto di interessi che ci sta palesemente sotto. E allora che si dimetta, 'sta ministra, no? No, perché se siamo nella situazione in cui Silviuccio fa ancora i capriccetti dopo tre gradi di giudizio, allora la telefonista incauta può stare dove sta. E io, di conseguenza, potrei domani rapinare una gioielleria, tanto Berlusconi non è ancora decaduto... Ma in piena new vawe montiana, non si era dimesso un sottosegretario Malinconico (in tutti i sensi..) per questioni di cene pagate da gentaglia? Sì, ma era un'altra situazione. Ditemi voi quanto reggeremo questo gioco... Però Einstein approva, quindi voto 4+.

Michela Weisseblume Biancofiore aus Bolzano-Bozen: probabilmente la Silvio's Angel più odiosa del pianeta, peggio anche di Carfagna e Gelmini messe assieme, sempre con quel grugno aggressivo e sprezzante e con tutti i crismi del tipico rinfaccio-style di ormai acclarata matrice pidiellina (arroganza nelle risposte, copione imparato a memoria, parola rubata all'avversario, nonono con la testa quando l'altro parla e lei è inquadrata, ecc. ecc.). Del resto non si finisce imitate da Virginia Raffaele per niente. Orbene, simpatia Biancofiore, reduce dalla spettacolare performance alle regionali in Trentino-quelli pentiti di essere italiani a parte i finanziamenti a pioggia in quanto regione autonoma, là dove il PDL è precipitato, disintegrandosi, al 3% a causa di discutibili scelte di candidati voluti da lei, Biancofiore, insomma, si è presentata muso duro sempre da Lillina ("Siamo altoatesine tutte e due, Grub!" - letterale), l'altra sera, per commentare la facezia berlusconiana sui figli ridotti peggio degli ebrei sotto Hitler. Presenti un gongolante Bruno Vespa, nel cui ultimo, imperdibile libro è contenuta la predetta facezia, e un deputato PD figlio di padre morto ad Auschwitz. Non perdiamo nemmeno tempo ad esecrare la facezia, ma ci concentriamo sul paraculaggio di Biancofiore: Berlusconi è amicissimo degli ebrei, dice lei, è stato applaudito allo Yad Vashem nel 2010, e comunque la sua frase si riferisce agli ebrei al tempo delle persecuzioni hitleriane, MA NON NELLO SPECIFICO AL PERIODO DELLA SHOAH. Ah, beh, ma allora cambia tutto... Fatica sprecata, quella del deputato piddino, ricordare a Biancofiore che le une sono la premessa dell'altra. Embe'?, ri-opina la bolzanina, Berlusconi non ha fatto riferimento preciso all'Olocausto. Le persecuzioni premettono, MA NON SONO la Shoah. Filologia ai massimi livelli: siccome Silviuccio non ha detto apertis verbis "Shoah", tu non puoi dedurre arbitrariamente la consequenzialità del suo pensiero. Perché le persecuzioni pre-Shoah invece erano cosucce, nevvero Weisseblume? Anzi, gli ebrei quasi ci si divertivano, no? E poi il classico rinfaccio finale: "Vi scandalizzate oggi, ma quando ieri Schifani ha insultato gli altoatesini con frasi simili a quelle di Berlusconi, nessuno mi ha difesa, eh? Eh? Eh?". Quanto vomitevole sofisma.... Voto 10 alla sfacciataggine, 2 all'idiozia pur di difendere sempre gli sproloqui silvieschi. (Taccio su Vespa e i suoi occhi a forma di dollaro mentre la polemica montava in studio: opportunismo e sensazionalismo molto poco cattolici, Brunone mio; e per quanto tu devolva, come sempre, metà dei proventi in opere di bene, visto da quale fecciume mediatico essi proventi vengono, io un momento di vergogna lo proverei). 

Indiana Ezio Mauro e i Predatori della tomba Perduta. Ci eravamo tolti dalle storie Priebke e tutti i rancori ardeatini sembravano essere svaniti con lui. Voglio dire: i discendenti dei massacrati dell'eccidio e noi tutti continueremo ad esecrare l'uomo, che da parte sua non ha potuto far altro che blindarsi dietro il lemma: "Eseguivo gli ordini", dotato di una esteriore e folle  logica, ma che in termini assoluti è un abominio; del resto, sempre per restare einsteiniani, i tedeschi concepirono il massacro delle fosse ardeatine come rappresaglia per un attentato partigiano, a detta di molti anche superfluo, ma essenziale per i partigiani ai fini della guerriglia, e però per alcuni controproducente, se si pensa a quali conseguenze ha portato. Insomma: una di quelle pagine tragiche della storia, comunque la si guardi, ci sono stati solo sconfitti. Minosse giudicherà Priebke e lo assegnerà al girone di spettanza. Sulla terra, i vivi hanno trasformato le esequie del nazista in guerriglia urbana, evento alla fine del quale tutti noi desideravamo solo una cosa a riguardo del defunto: l'oblio. Sparisci, assassino, porta con te il tuo pentimento vero o fasullo, lascia che le ferite provocate dalla tua sola esistenza cicatrizzino, non per farci dimenticare, ma per farci elaborare la disumanità di cui sei stato protagonista. Il sacro linimento del Tempo, unica vera soluzione ai dolori più acuti. Poteva andare così? No, perché quei cervelloni di Repubblica, evidentemente saturi fino alla nausea di decadenze e tessere gonfiate, si sono messi a fare indagini di fondamentale importanza per la vita del Paese e sono finalmente arrivati a scoprire il luogo della sepoltura di Priebke. Ah. E quindi? Adesso facciamo gli scoop su gente di cui vorremmo solo dimenticarci? Ma soprattutto: quale plus di informazione e di educazione della coscienza civile deriva dal fatto di sapere dove è sepolto quel tizio? Nessuno: è il puro gusto del ficcare il naso, dello spiare ciò che si voleva celato a tutti, dello scoprire dove è stato nascosto il barattolo di Nutella che non si voleva farci mangiare. Siamo tutti d'accordo che non è possibile tirar fuori l'inchiesta finedimondo ogni settimana, ma perdere tempo per sapere dove sta sepolto chi meriterebbe solo l'oblio è puro onanismo informativo (gente filosofa ha detto cose assai giuste, peraltro). Voto 4, e abbassate la serranda.

Per lo spazio Un hair stylist per Civati, segnaliamo questa settimana che l'anti-Renzi gradevole alla vista, che evidentemente spera che l'occhio ceruleo e il capello vaporoso facciano premio sui nei e sulla parlantina con la zeppola del sindaco di Fiorenza, Civati insomma sta sempre più prendendo una deriva estetica tra l'Hobbit e il Gatto di Pinocchio.  



L'altra sera dalla Gruber (sì, qui noi si guarda Gruber prima del film, embe'?) era inguardabile, nel senso che gli mancavano una corazza di Mithril e la lama Pungolo e poi potevamo spedirlo a Lorien. 

"Civati, senza il Palantìr non si va da nessuna parte!"

Pippo, Pippo, non caderci così, su....             

giovedì 3 ottobre 2013

Le pagelle della settimana [7]. Di suicidi veri e tentati.

Partiamo dall'ovvio.
Silvio Berlusconi: cosa si può dire che non si sia ancora detto delle follie di Silviuccio in questi ultimi giorni? Notevole, certo, è la botta suscitata dal suo dietro-dietro-dietro front di ieri all'una, botta che si può misurare, nella sua intensità, col fatto che ieri sera, ancora alle 23 passate, la rassegna stampa di Sky Tg24, numero monografico "Il giorno della fiducia", non mostrava l'anteprima della prima pagina di Repubblica: il motivo è evidentemente uno solo, e cioè che Mauro, Giannini, Ceccarelli, Lo Papa, Bei, Rampini, Spinelli e tutte le redazioni distaccate ai quattro angoli del globo erano ancora in coma etilico dopo un pomeriggio di feroci festeggiamenti per aver visto finalmente avverarsi il sogno di un ventennio, dicasi Berlusconi messo definitivamente all'angolo, ridotto ad un comprimario dalla ribellione dei suoi stessi sottoposti. Grande, come al solito, il talento recitativo del nostro: mani giunte, volto tirato, dichiarazione di voto imparata come le preghierine della sera nei collegi di una volta, ma soprattutto un sesquipedale sprezzo del ridicolo, detto che fino a mezz'ora prima, come testimoniano fonti orali e scritte (cuccia, Tucidide!) la parola d'ordine era "sfiducia all'u-na-ni-mi-tà!!!". Meravigliosa l'arrampicata sugli specchi di Sacconi appena dopo i fatti, davanti ai microfoni dei giornalisti, tutto all'insegna della lode di Berlusconi e del suo "responsabile gesto da grande statista", ovvero ritirare la sfiducia da lui stesso minacciata una settimana fa, riportandoci al punto di prima, ma con un punto di IVA in più; perché poi qui casca l'asino: se alla fine dobbiamo rilevare come la blitz-crisi di questa settimana era gnagna, ciò porta a concludere che non c'erano veri motivi per bloccare l'azione del governo e far scattare l'aumento ivesco. Deduzione della deduzione, se oggi paghiamo la benzina 1,5 centesimi al litro in più, la colpa è di chi ha provocato il pandemonio. Sì, Silviuccio, sei tu. Sia chiaro: mai e poi mai ci professeremo gente di sx, esclusa la mano con cui scriviamo, ma per amor di democrazia dobbiamo dire basta alle mistificazioni. Basta col gioco del lupo e dell'agnello, per cui tu, Silviuccio, hai passato due mesi a fare la vittima, a dire che erano gli altri che ti provocavano, che toglievi deputati dal parlamento e ministri dal governo perché tutti erano cattivi con te, che l'IVA è aumentata perché Letta ha bloccato tutto, quando invece la causa del blocco sei stato tu stesso. Patetici i titoli dell'ex miglior quotidiano d'Italia: "Il PD mette in crisi il governo", ad insinuare che i piddini si ostinavano in giunta a volerti far decadere, ergo i tuoi erano costretti a togliere la fiducia a Letta. Ergo un tubo. Tre gradi di giudizio, Silviuccio: per quanto sia evidente che nei tuoi confronti c'è stata un'attenzione, diciamo così, particolare da parte della magistratura, è pur vero che le irregolarità c'erano e sono state sanzionate; dirai: "Eh, grazie, se tutti venissero sottoposti allo scanner finanziario che ho subito io, nessuno sarebbe immune da condanne". Vero, Silviuccio, ma tu non sei 'nessuno', tu conti, tu hai proclamato per vent'anni di essere venuto a salvare l'Italia e alla fine l'unica riforma andata a segno è quella che ha distrutto la scuola e le carriere dei giovani insegnanti. E poi, la foglia di fico somma: "È saltato tutto fuori perché avete indagato ME, ma se indagavate qualcun altro...". Teorema dell'autovelox: "Certo, andavo 20 km oltre il limite e c'era l'autovelox giusto lì, e ho 150 euro di multa, ma se lo mettevano quando quello là con la Porsche passava a 200 all'ora gli toglievano la patente". Già, ma ciascuno è responsabile delle cose che compie quando le compie. E chi scende in politica avendo alle spalle un copioso passato imprenditoriale (atteso che il mondo dell'imprenditoria non è esattamente un giardino di vergini)(atteso che la tua natura da simpatico squalo che non guardava in faccia a nessuno era cosa nota in tutta Milano già a metà degli anni'80), deve sapere che da quel momento ogni suo battito di ciglia presente, passato e futuro sarà messo sotto esame. E se poi il marcio salta fuori (perché c'era, non perché se lo sono inventati i giudici, posto pure che ti abbiano tenuto fin troppo d'occhio), non ci si può stupire o scandalizzare. Invece passa l'idea che non ha colpa chi commette il dolo, ma è l'autorità costituita che si impiccia a cose ormai fatte, osando pretendere che una situazione di fatto, confliggente con quella di diritto, vada corretta: nella tua antropologia, invece, antropologia in cui purtroppo ci specchiamo un po' tutti noi italica gente, la trasgressione reiterata alla regola diventa regola essa stessa, una specie di usucapione allargato. Litigai in epoche remote con alunni motociclettofili a proposito della lievissima evasione fiscale scoperta a carico di Valentino Rossi. Risposta classica: "Pota, profe, si è scoperto, perché lo hanno preso dentro" (come dire: "Mi ha interrogato perché stamattina ero a scuola..."). Appunto: la polizia indaga per scoprire i reati, mica per passare il tempo. Ma poi, quell'indagine partì perché c'erano conti che non tornavano, giusto il fatto che dalla sera alla mattina TUTTO l'abitato di Tavullia si era trovato con la connessione Fastweb bella pronta (Fastweb sponsor di chi.....?). Risali che ti risali, è saltato fuori Rossi con i suoi MILIONI di euro non dichiarati al fisco, altro che povero perseguitato. Quindi nessuno "l'ha preso dentro", è lui che l'ha combinata, dando il destro per ulteriori indagini e ulteriori scoperte. Ecco il livello della nostra civiltà, non certo per effetto dei soli vent'anni di berlusconismo, perché queste furbate sono nel nostro DNA ad ogni latitudine politica da sempre, ma sicuramente elevato a sistema dopo questi vent'anni: se io la combino, colpa tua che mi scopri, essendoci sempre ben altro da frugare. E così abbiamo visto in questi mesi deputati e senatori difendere l'impossibile oltre ogni logica, ma anche oltre ogni dato empirico conoscibile per tutti, gente che, senza più argomenti, cercava il rinfaccismo facile tirando fuori lo scandalo MPS, gente che faceva la voce grossa pur essendo azionista di minoranza del governo, gente che ha fatto la figura del fesso mentre forze speciali kazake giocavano a 007 in casa nostra. Eccetera. Un eccellente script, in cui Alfani e Santanchesse, Gelmini e Carfagne, Brunetta e brunette sono stati costretti per mesi, per anni anzi, a fare quello che facevano i comunisti tutte le volte che la Madre Russia ne combinava una di indifendibile, ed erano stringati comunicati in cui si contestavano i resoconti dei fatti offerti dalla corrotta stampa occidentale, ci si appellava al fatto che nessuna rivoluzione è esente da passi falsi, e che comunque no, non era come vi avevano riferito, si trattava di una dialettica più complessa, che il torto era tutto nei borghesi reazionari, fino a quando, arrivati al colmo dell'instaurazione del regime di Jaruzelski in Polonia, il povero Berlinguer dovette ammettere che la spinta della rivoluzione socialista andava esaurendosi. Novello Berlinguer, ieri e oggi Al Fano (per distinguerlo da Al Bano) ha stracciato il copione, non ne può più delle interviste precotte guardando dritto nella telecamera come un piazzista televisivo che deve convincere della bontà del suo prodotto, ha capito che il destino di un singolo uomo politico non può essere più importante di quello di un Paese intero. Le repliche stizzite a assertive a giornalisti e avversari politici che tanto piacciono a Brunetta; le lezioncine di Costituzione impartite dalla nota modella di calendari hot Mara Carfagna, che con ampi remeggi delle braccine e il caschetto da rettrice di educandato parla di cose di cui nemmeno sa il significato, essendo tutta roba fattale pervenire dagli spin doctor del PDL e da lei imparata a memoria; le spiegazioni barocche della Bernini, senatrice-avvocato con una pista per sci acrobatico al posto del naso, che a colpi di vocaboli con più di 5 sillabe tenta di farci capire che Berlusconi è un santo: il team delle risponditrici automatiche Ravetto- Gelmini- Comi, ottime come segretarie d'azienda, ma solo quello: cose che sono ormai fuori luogo; ci vuole troppa faccia a difendere chi, in nome di un presunto danno personale, ha provato a gettare nel baratro un'intera nazione, pretendendo che i suoi eletti si riducessero al rango di servi sciocchi e gli dessero ragione anche stavolta. Liberissimo di sentirti ingiustamente condannato, Silviuccio nostro, ma da qui a ritirare parlamentari e ministri per arrivare al sabotaggio dell'attività istituzionale, no no no. È per questo che noi abbiamo (momentaneamente, spero) abbandonato la sponda cdx: una riedizione del PCI in versione soap-opera è troppo. Silvio, ti consigliai in tempi non sospetti di prendere il primo volo per Antigua e non tornare mai più in Italia. Oggi sei senza passaporto e non puoi più. Quindi ti dico quest'altra cosa: rinuncia, esci di scena, fatti decadere e goditi la vecchiaia a Bellagio. Vedi, so bene, per averli provati, cosa sono i deliri narcisistici, e so che una parte di te, autoscusandosi per le piccole marachelle compiute in 50 e passa anni di carriera, non capisce perché certuni ti vogliano tanto male anche se tu sei sceso in campo per il loro bene; il tuo difetto è quello tipico di chi concepisce la felicità altrui come semplice estensione della propria, nel senso che si deve essere felici alle sue condizioni, magari anche sovvertendo un pochino le regole che tutti dovrebbero rispettare, ma che ostacolano il compiacimento edonistico; e quindi guai a criticarlo per quello che fa, nel suo mondo magico di psichiatrica consistenza il Bene è automaticamente dalla sua parte e cattivo e da eliminare è chiunque si opponga alla riuscita del giuoco. Tu credesti e agisti, ma sbagliasti. Per questi vent'anni in cui sperai e da te venni deluso, il voto è 3, che col 22% di IVA diventa 3,66. Arrotondo a 4, perché quando hai detto: "Siamo giunti a decidere dopo molto travaglio", il lapsus legato all'uso di questo sostantivo dimostra che anche tu sei umano.

Il duo di Fort Apache, Napolitano-Letta: dopo una settimana come questa, il minimo che io mi sentirei di meritare se fossi uno di loro due sarebbe un viaggio di tre mesi su una sperduta isola della Polinesia, senza connessioni Wifi, senza telefono, senza cartina geografica, a spassarmela sulla spiaggia alla faccia di tutti.
Ma no, siete qui e vi voglio dire cose. Anzitutto, bravi per come avete retto al tentativo di strappo estremo di Silviuccio: abbiamo veramente rischiato l'implosione del sistema democratico, oltre che il ludibrio di tutti i Paesi civilizzati. Certo, ora che, come sembra, il governo poggia su una maggioranza molto meno ricattevole dell'altra, ma ce sincereremo più in là, una richiestina mi sento di elevarla alle vostre Somme Deità: Giò, non più tardi di dieci giorni fa hai ammesso pubblicamente che la scuola italiana è stata vittima in questi ultimi anni di tagli inconsulti e immotivati, che tutto hanno fatto fuorché migliorarne la qualità; Rick, da Fabio Fazio ancora a maggio, con successiva riconferma domenica scorsa, giurasti e stragiurasti che stop ai tagli all'istruzione. Bene. Mettete insieme queste due istanze e traetene le dovute conseguenze: ora che non ci sono più falchi pidiellini a minacciare l'iradiddio, ora che l'umanità pare comprendere che una cultura girata tutta sul tecnico non è meno inconcludente di una girata tutta sull'umanistico, Giò, Rick, CANCELLATE, DISINTEGRATE, PULVISCOLATE quella maledetta riforma Gelmini. Ricordate che c'è un ricorsino pendente in merito che verrà discusso il 21 novembre. Perché attendere? Eliminate l'unico relitto ancora pulsante del ventennio che tanto vi diede noia, l'atto di arroganza più insopportabile che mai uno Stato moderno abbia perpetrato contro i suoi stessi dipendenti, la vendetta più assurda che ha colpito non i percettori dei privilegi contestati da decenni, ma coloro che a questi privilegiati sono succeduti senza colpa veruna. Gettate nel dimenticatoio la riforma più persecutoria e disordinata che mai pubblica amministrazione ricordi. Fatelo per la pacificazione da tutti quanti invocata. Per il resto sono sicuro, Rick, che quando hai detto: "È un grande" riferito a Silviuccio, non stavi usando un aggettivo sostantivato. Dai, dicci cos'era, un grande cosa? Voto 7 sulla fiducia, più il 22% di IVA saliamo a 8,4. Più di così...

Giuseppe Civati: datosi che gli ultimi chiari di luna parlamentari hanno di fatto steso il sudario sulle ambizioni premieratizie di Renzi (e sai quanto ci spiace...), restiamo alla battaglia piddina per l'elezione a segretario. Pippo mio, siamo omonimi, siamo pressoché coetanei, siamo entrambi lombardi, siamo entrambi dottori di ricerca in discipline umanistiche, pertanto credo di avere una certa qual serie di obblighi intellettuali nei tuoi confronti. Vado ad assolvere il primo: ricordati che sono vent'anni che gli italiani mandano al potere individui dal viso inquietantemente glabro. Cerone di Silviuccio a parte, Renzi e quel lugubre becchino di Cuperlo sfoggiano ogni giorno che Dio manda in terra un volto rasatissimo, quasi riflettente. Spesso tu indulgi invece a quell'ispida peluria biondo-folletto irlandese che fa tanto studente universitario che ha tagliato i ponti col mondo perché doveva dare Analisi 1. Nella repubblica platonica il compito del comando tocca bensì ai barbuti filosofi, ma noi abbiamo superato da mo' la tripartizione indoeuropea delle mansioni all'interno di una polis, sicché tu devi evitare che ti si confonda col ceto intellettualoide di sinistra, quello delle movimentate barbe di Michele Serra o Marco Damilano per intenderci. Niente di peggio, vista la traboccante simpatia dei soggetti. Liscità, Pippo. Oppure oblio. Voto 5, che per effetto dell'aumento dell'IVA al 22% diventa 6,1. E ringrazia Silviuccio di ciò.

La Lega nord, che, OVVIAMENTE, oggi ha votato contro il Decreto Cultura del Governo. Certo, in tempi di crisi come questi sembra follia stornare fondi alle fondazioni lirico-sifoniche, roba da fighetti si sa, o addirittura alla salvaguardia di quel cimitero extratemporale cadente e malconcio di Pompei. Per carità. Chi sarebbe così folle da pensare che il potenziamento delle occasioni culturali, offrendo al pubblico bue qualcosa di diverso dalle fiction interrotte dalla pubblicità di prodotti che nessuno ha più voglia di comprare, porti soldini in cassa? Davvero c'è gente under 80 che pagherebbe per sentire le sinfonie di Mahler? Davvero una Pompei meno scalcinata di quella odierna attirerebbe turisti paganti e contanti? Ve li immaginate visitatori gaudenti agli Uffizi che non devono sempre chiudere metà delle sale, o presso il mausoleo di Augusto? Questo è il Lega-pensiero. Per loro cultura vuol dire spreco, ovviamente di sinistra. Nel loro immaginario, la nuova agorà è il centro commerciale dove spedire i pupi con la cicca in bocca a giocare coi videogiochi seduti alla tavola calda, mentre si acquista il telefonino da 800 euro e si tenta invano di far entrare la moglie nelle taglie 42 esibite alle vetrine degli outlet, pensando nel contempo a come implementare i tempi morti serali dopo l'anticipo di serie A in TV (birra e pizza o pizza e birra?). "Mah, che stereotipi qualunquisti". Lo so. Uguali e contrari a quelli che "il popolo della Lega" ha vomitato contro noi insegnanti e uomini di cultura in genere, dandoci genericamente del comunista (respingo al mittente, thanks...) ed elevando il conto in banca a unico parametro per giudicare la dignità umana (e se sapessero quanti uomini e donne di sinistra hanno il portafogli a destra...). Per costoro, tutto ciò che non diverte immediatamente o che spinge a riflessioni oltre il livello zero della comunicazione è in automatico una zavorra che obnubila il libero dispiegarsi delle facoltà naturali dell'uomo, che nel loro pantheon coincidono con quelle più istintivamente animali. Peccato invece che la cultura sia il punto più alto della nostra evoluzione. Che costa, certo. Ma rende. Voto 0, e tale rimane anche aggiungendo l'IVA al 22%.

La cretina che ha tentato il suicidio per non essere riuscita a procurarsi il biglietto per il concerto degli One Direction. Ora, a parte che da qui a giugno prossimo quelli lì potrebbero anche essersi sciolti ("NuuuuooooooooooHHHH, Louis nooooooooooOoOoOoo!!!!!"), rilevo nel per fortuna mancato autoannullamento della predetta figliola la traccia ulteriore della smaterializzazione etica e psichica della generazione bimbominkia. Sì, in altre sedi già osservammo che sono più di 20 anni che le fan delle boyband cianciano che senza il loro Nick, Robbie, Justin, Brian ecc. ecc. la vita non ha senso, ma alla fine erano frasi che restavano lì. Adesso no, è talmente forte l'anestesia morale in costoro che la barriera tra le cose per cui vale veramente la pena vivere (ed eventualmente morire) e la fuffa è del tutto crollata. Volersi uccidere perché non si riuscirà a vedere il Catechista mancato dal vivo (con quel muso, poi...)  va al di là del dispiacere che noi stessi provammo in un lontano e anonimo pomeriggio di periferia del 1987, quando ci accorgemmo di essere stati troppo in cortile a giocare, sì che avevamo bucato la puntata di Holly e Benji (che peraltro ineriva alla noiosissima partita con la Hot Dog dei gemelli Derrick, insomma nulla di imperdibile). Ci restammo male, è vero, perché all'epoca seguire quel cartone era quasi una religione (tralascio le schiere di coetanei che tentavano senza successo il tiro ad effetto...)(il tuo unico gol su azione in 13 anni di ora di ginnastica è stato un'autorete, ricordi?)(vabbe', quisquilie...), però a sera non ci si pensava più. E all'epoca per noi Oliver Hutton e soci erano davvero degli eroi. E non c'entra che nel caso degli OD ci sta anche tutto un fattore estetico-erotico che nel nostro caso era per forza di cose assente: c'è che l'eroe mediatico è una fonte di vita superiore a quelle reali proprio perché la vita reale non conta nulla rispetto al mondo fatato di sogni che i media hanno tessuto attorno ai bimbominkia. Questa qua tenta il suicidio, ma di fatto è già una pianta adesso, senza nemmeno attendere l'apposita assegnazione al girone di Pier delle Vigne; per una così non c'è famiglia, non ci sono amici, non ci sono agenzie sociali che tengano: fuori dal suo castello di favole e Sawii Badilati, semplicemente non c'è nulla di percepito. Cioè c'è solo la morte. Voto 2, che con l'Iva al 22% fa.... ah no, era già inclusa nel prezzo dei biglietti che non ha comprato...

lunedì 20 maggio 2013

Le pagelle della settimana (5)

L'allegra Newteam del governo Letta. Al Quirinale, dopo un'ossessiva Holly e Benji marathon a base dei videocassette registrate a suo tempo dalla Meloni e gentilmente prestate per la bisogna, devono aver concluso che il modo migliore di trovare una squadra di governo accettabile sia quello impiegato già a suo tempo dall'Assessorato Sport e Politiche giovanili della ridente città di Fujisawa, allorché si trattò di mettere insieme una squadra di calcio da far partecipare con speranze di successo al campionato nazionale giovanile della Giapponia. Allora si fece un casting a dir poco spietato che coinvolse Newppy (o come diavolo si scrive),  Saint Francis ecc, ecc. e saltò fuori la formazione finedimondo, sostanzialmente un'accolita di fighetti che sbancò la competizione dopo l'epica finale contro la Muppet, guidata dal proletario marxista Mark Landers. I nomi, scolpiti nella nostra memoria a lettere di bronzo: Benji Price (Alan Crocker per 9/10 del torneo); Charlie Custer, Frankie Gilbert (Bruce Harper a partire dal secondo tempo del match contro la Hot Dog); Jill Taylor, Jack Morris, Bob Denver; Ted Carter, Paul Diamond, Johnny Mason, Oliver Hutton, Tom Becker. 
Ecco, più o meno siamo addivenuti ad un risultato consimile con i nostri ministri: scartati tutti coloro che in passato, nel PD nel PDL, hanno avuto vaghi o meno vaghi incarichi governativi, si è proceduto ad una spartizione delle poltrone tra i meno impresentabili che ha accontentato un po' tutti. Certo, Alfano viceministro e ministro dell'Interno è un po' come dire: "Attenti, Silviuccio vi guarda..."; certo, Saccomanni all'Economia è un po' come dire: "Cara Europa, non temere, gli unici che capiscono di finanze in Italia non sono i politici, dobbiamo appaltare il ruolo"; certo, la Lorenzin alla Sanità è un po' come dire: "Ad ogni turno ci vuole un'incapace, l'altra volta fu la Gelmini, avvocato di chiara fama incaricato di sventrare la scuola pubblica (Gelmini che, mi dicono fonti piuttosto addentro agli arcana imperii della capitale, ha davvero sgomitato fino alla sera prima del varo del governo per riavere la Pubblica istruzione, dichiarando poi che le sarebbero andate bene anche le Pari opportunità, della serie: "Basta che mi ci mettiate, sto"), oggi tocca ad una diplomata al classico che disquisirà di aoristi gnomici e frammenti di Alcmane nel firmare i protocolli per le cure con le staminali; certo, Lupi ai Lavori pubblici sa tanto di premio feudale al vassallo chiacchierino disposto a sostenere ogni sofisma pur di dare ragione al Capo; ma insomma, la zattera è partita, e al ministero che più a tutti noi sta a cuore hanno messo una che sfracelli non dovrebbe farne, la Carrozza, intendo, anche se l'unico minimo dubbio nostro è che, essendo lei donna più che altro di ambienti universitari, come l'evanescente Profumo, che davvero NON ci mancherà, le manchi un pochino il polso sui problemi concreti della scuola, sia quelli ormai storici che quelli sopravvenuti a causa della macelleria gelminiana. Ma vabbe', lasciamole tempo.
Tempo che, invece, ci pare finora usato maluccio da Oliver e Tom, alias Letta & Alfano, i quali, dopo essersi messi d'accordo sulle regole d'ingaggio per non irritare le proprie rispettive basi politiche andando a braccetto con  l'avversario, hanno esordito con la comica due giorni di ritiro pre-cresima nell'abbazia di Spineto, "per fare spogliatoio", ha detto Letta. Già l'uso di una metafora calcistica di chiara etimologia berlusconiana mostra il livello di permeabilità che una coalizione sta esibendo nei confronti dell'altra. Le conclusioni del nirvana abbaziale dello scorso weekend sono però desolanti nel loro essere un crogiuolo di buone intenzioni a cui sostanzialmente manca una cosa per essere messe in atto: i soldi. È bensì di oggi la notizia della sospensione della rata di giugno dell'IMU, ma essa sospensione sarà confermata solo se nel frattempo si escogiterà qualcosa per rimodulare o abolire proprio la tassa, sennò dal 16 settembre torneremo a pagarla as always. Così però si è dato un contentino al PDL, che ovviamente per bocca di Tom Alfano ha subito detto che con questo provvedimento "il governo ha fatto gol". Sì vabbè, un gol da rivedersi alla moviola, semmai. Ma è così, alla fine da Spineto abbiamo avuto tanto ottimismo condito con tanti "vedremo", "chissà", "speriamo". In effetti, la conferenzina tenuta dal trio Letta- Alfano- Quagliariello (il quale nell'organigramma governativo corrisponde circa a Johnny Mason, centravanti di spinta per le riforme) ha avuto una declinazione di stupidità quasi onirica: è partito Letta spiegando, con giri di parole degni di una pagina di Proust, che la situazione è quella che è, che ci sono quattro punti e che poi ci sono questi quattro punti e se non si era ancora capito hanno partorito quattro punti che consistono nell'essere questi quattro punti; poi tocca ad Alfano che ribadisce di cosa si tratta nei quattro punti e che è davvero un successo il raggiungimento di questi quattro punti, che se non avete ben capito sono questi; quindi chiude Quagliariello sottolineando le specificità dei quattro punti, rielencandoli dal basso verso l'altro, quindi riassumendo i quattro punti in modo che il pubblico da casa capisca che sono quattro. Morale? Abbiamo quattro punti da svolgere.
Letta pareva in effetti il classico professore che non ha preparato bene bene la lezione e un po' annaspa di fronte agli studenti cercando di mettere insieme i concetti, ma alla fine dice poco o nulla. In effetti non è il contenuto dei suoi discorsi che stupisce, poiché si sa che la situazione attuale dell'Italia è quella che è, quanto il giro di subordinazione, tanto tornito quanto superfluo, che non porta di fatto a niente che non si possa dire in quindici-venti parole. Dopo un po' che lo si ascolta si giunge ad uno sfinimento cosmico, perché si percepisce che la circonvoluzione dei concetti serve solo a dare spessore a qualcosa che di spessore non ne ha. Alfano, invece, lieto del suo ruolo di pupazzetto che parla per ventriloquio altrui, ammanniva i medesimi concetti del collega con la leggerezza di chi sa che qualsiasi colpa di questo governo non verrà addossata lui e quindi può promettere quel che vuole. Bel quadro. voto 8 (4 Letta + 4 Alfano).

Giuseppe 'Pippo' Civati: sarà che al PD sono in cerca di sostegni che non facciano precipitare la baracca (per quanto Epifani ieri pomeriggio abbia plasticamente ipostatizzato la reale situazione del partito), sarà che le beghe interne lasciano poco spazio alle public relations, sarà che il ritiro a Spineto ha sfinito tutti o quasi, da qualche tempo l'unico esponente piddino che gira infaticabilmente, a nome di un partito in cui peraltro si riconosce poco, per programmi radio & TV è questo allegro filosofo per fortuna senza spocchia, giovane esponente di una sinistra poco acida, una sorta di Sergio Chiamparino sottopostosi ad un'endovena di pandoro.


  

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Civati, appunto: il quale, esibendo una capigliatura fulva abbinata a curiose sopracciglia bionde, ha un modo di porsi che lo colloca in una galassia che non è né dalemiana né renziana né, tantomeno, cacciariana. Di D'Alema Civati non ha la superciliosità sprezzante e lo scherno automatico delle altrui opinioni; di Renzi gli manca l'atteggiamento da esperto di economia domestica che ti spiega per filo e per segno come si piegano le camicie dopo la stiratura, dimostrandoti che lui solo ha capito qual è il verso giusto per salvare i gomiti delle maniche dalla consunzione; di Cacciari, tecnicamente l'uomo a lui più affine, gli manca l'aire di colui che sa TUTTO, che è entrato nei meccanismi più profondi dell'Essere assoluto, che se Hegel fosse ancora vivo gli spiegherebbe dettagliatamente TUTTE le aporie della Fenomenologia dello Spirito, irridendole una per una (altro che le vacche nere di Schelling...), che, potendo usufruire della macchina del tempo, si catapulterebbe a Gerusalemme per spiegare a Gesù come officiare l'Ultima Cena in modo che i suoi atti non risultino teologicamente contraddittori nel confronto tra i vangeli sinottici e quello di Giovanni, detto che poi a quest'ultimo, o meglio alla sua comunità, farebbe presente che insistere sull'assenza di dolore del Cristo in croce è una pericolosa concessione al monofisismo. Ecco, Civati perlomeno nei suoi primi atti, è stranamente simpatico. L'occhio ceruleo sorride fiducioso di farsi capire e capire l'altrui posizione, il labbro inferiore lievemente clownesco denota, per IRREFUTABILE fisiognomica pre-lombrosiana, un animo aperto alla giocosa dialettica delle parti, l'abbinata assassina e vagamente trasandata di giacca e camicie sempre dai colori spenti o scuretti indica una totale insignificanza del look oltre l'assetto base nella sua scala valoriale. Il che, peraltro, dovrebbe essere in effetti una saggia risposta alla sinistra fighetta che professa a voce ideali ugualitari e di spartano decoro e poi non resiste alla tentazione della cabriolet. Il Civati pare invece piuttosto soddisfatto di sé intellettualmente, al punto da non aver bisogno di altri orpelli a sostegno del suo Ego. Considerando che nel suo partito c'è gente con lo yacht, gente con le figlie in appartamento a Manhattan, gente votata da gente ancora più truzza di Berlusconi che però si professa antiberlusconiana perché fa fino, insomma, lui pare aver capito perlomeno quale dev'essere il modus apparendi dell'intellettuale di sinistra, diverso ma non astratto, non integrato ma nemmeno ibernato in un idealismo senza sbocchi. Ha rifiutato di votare la fiducia a Letta e non transige, il che, visti gli agguati recenti a Marini e Prodi, è oro colato, là dentro. Ora lo aspettiamo al varco sull'unico fronte nel quale mancano ancora records di peso a lui riconducibili: le idee. Voto 7 di stima con outlook speranzoso.

Il 'comandante' Francesco Schettino. Questo idiota totale, capace di far naufragare una nave pachidermica contro gli scogli dell'Isola del Giglio solo per fare "l'inchino" nelle vicinanze della costa, si è presentato al processo per la morte di 30 passeggeri nel naufragio della Costa Concordia del gennaio 2012 con uno stupore fanciullesco che gli meriterebbe perlomeno l'assunzione di 4 o 5 secchiate di letame per via orale. La sua tesi, meravigliosamente degna del miglior Gorgia, è la seguente: non sono i 30 morti che mi dovete contestare, semmai dovete essermi grati per gli altri 4000 passeggeri CHE HO SALVATO con la mia manovra. Prego? L'ottimo Schettino dimentica forse che il naufragio l'ha causato LUI? Cioè, vuole che ringraziamo per aver portato in salvo gente dopo un guaio imputabile alla SUA personale imbecillità, dicasi che non si trattò di guasto meccanico o imponderabile errore umano, bensì di sciente e cosciente procedura dettata da puro e folle esibizionismo?
Ma non dobbiamo stupirci: questa spettacolare acrobazia dialettica, in forza della quale si potrebbe addirittura criticare Gesù che cammina sulle acque accusandolo di non saper nuotare, è figlia del clima di discolpismo che infetta la società italiana dai tempi dello scoppio di Tangentopoli. Dopo una prima fase in cui ricevere un avviso di garanzia equivaleva ad una condanna senza appello (laddove l'avviso di garanzia di per sé è solo una comunicazione della Procura dell'avvio di indagini sul tuo conto, volte appunto a 'garantirti' la ricostruzione della situazione oggetto di denuncia nel modo più oggettivo possibile, onde poi procedere all'eventuale processo con conseguente condanna o assoluzione), da quando l'accanimento magistratizio contro Berlusconi ha fatto sentire puzza di complotto a più d'uno, oggi chi riceve avvisi di indagine o addirittura viene pluri-inquisito o pure condannato, si ostina a negare gli addebiti, anche di fronte a prove appena appena schiaccianti (Franco Fiorito docet: non sono io che prendevo i soldi, erano gli altri che me li portavano); lo stile della reazione è sempre quello: negare l'evidenza fino al parossismo, ribaltare l'impianto delle accuse sulla base di un mutamento prospettico logicamente verosimile, ma inaccettabile in un contesto più ampio (ex-comunisti docent: ci rinfacciate le stragi rosse in alta Italia del triennio 1945-1948? Ah, perché, preferivate tenervi Hitler e Mussolini?), quindi si procede a discolparsi. L'antica barzelletta: "Non l'ho picchiato, è lui che è venuto addosso al mio pugno" è oggi inverata in questa serie di discorsi assurdi a cui purtroppo indulgono tutti i politici di ogni schieramento. Se vengo sorpreso con un transessuale, ovviamente gli stavo proponendo di tornare sulla retta via smettere di prostituirsi; se mi trovano con la droga in tasca, ovviamente ce l'ha messa il mio vicino di tavolo, oppure stavo conducendo una ricerca sull'uso di sostanze stupefacenti; se intasco tangenti, ci sono stato costretto dai costi della politica; se costruisco una villa abusiva da 54 stanze, dovete ringraziarmi, perché prima qui era tutta sterpaglia. E se causo la morte di 30 persone per aver manovrato un gigante da migliaia e migliaia di tonnellate come fosse un triciclo, sono un eroe per quelli che ho salvato. Bravo, Schettino. Bestia eri e bestia rimarrai. Voto: ergastolo, e gettate la chiave.   

giovedì 25 aprile 2013

Le pagelle della settimana (4)

La carne al fuoco brucia profumando l'aere tutt'intorno di zaffate osmoeccitose. Ah, il barbecue del 25 aprile! (che in realtà NON sto consumando, sono a casa e leggo cose). Giorgio Napolitano: contro OGNI PREVISIONE, il nostro migliorista preferito è tornato al Colle, e probabilmente Clio sta predisponendo le carte per il divorzio. Ottimo e tonitruante il discorso di re-insediamento, peccato che i 945 geniacci applaudissero ad ogni suo strale contro quei cretinazzi che lo avevano riportato lì, senza accorgersi di essere LORO i cretinazzi in oggetto. Un caso di transfert da manuale. Ma il momento connotativamente più alto di tutta la cerimonia è stato quando, finita la concione, tutti i parlamentari si sono alzati ad applaudire e una sola, grande eminenza ha intercalato l'applauso ad una feroce consultazione dello smartphone, quasi sicuramente per twittare qualche instant- thought di quelli che fanno epoca:


lei, la mai più dimenticata ex-Ministro dell'Istruzione, frantumatrice della scuola pubblica e distruttrice di onorate carriere senza fare di strage di chi veramente meritava il licenziamento, insomma lei, Mariastella Gelmini, la quale, come l'ultima delle bimbominkia con cui quotidianamente interagiamo, non ha resistito al fascino della twittata anche in un momento in cui bisognava solo alzarsi e, impettiti, con o senza applauso, rendere omaggio ad un uomo che si è preso in spalla una soma di cui avrebbe volentieri fatto a meno. Ma lei NO, come il bimbominkia medio che entra in casa altrui e prima ancora di salutare i padroni finisce di messaggiare, e al limite dà la mano senza staccare gli occhi dallo schermo, così Marystar ha rovinato la solennità della standing ovation per commettersi subito ed informarci di una cosa che sapevamo già, ovvero che Napolitano era di nuovo lì. Quanto a Lei, presidente, butti giù l'amaro calice: ha avuto più voti dell'altra volta, nel paradosso assoluto di questo post-elezioni, ed ora deve traghettarci verso il Nulla. Non tema, La stimiamo comunque. Voto 8 a Napolitano, 4 alla Gelmini per l'atteggiamento non consono.

Il Partito Democratico (o quel che ne resta). Ok, sarebbe troppo facile sparare sulla Croce Rossa, specie perché ho votato questo partito per la prima e credo ultima volta in vita mia, ma penso proprio per questo di poter dare un parere abbastanza scevro da partigianerie o pregiudizi. La Caporetto democratica, con le candidature bruciate di Marini e Prodi, la regia oscura di Renzi (visto a non nominarlo delegato regionale? Più vendicativo di un chierichetto...) & D'Alema (che resta appunto quel gran fuoricorsista rancoroso di cui già dissimo), i mal di pancia a getto continuo della base e dell'altezza, e pure del perimetro e dell'apotema del partito, le imboscate e i tradimenti sanciscono un unico verdetto: il PD si dimostra una volta di più un partito nato morto, frutto dell'alchimia di elementi inconciliabili come l'ex sinistra democristiana e gli avanzi dell'ex PCI in salsina socialdemocratizzata. In nessun luogo al mondo, checché ne ciarlino gli esperti, il centro cattolico si allea con la sinistra, poiché, se anche i due poli paiono accomunati da una certa visione solidaristica dello Stato e della politica in termini di protezione dei più deboli e promozione di scelte egualitarie, sono d'altra parte separati da un oceano metafisico, poiché il personalismo teleologico cattolico non ha nulla a che vedere col cieco materialismo storico delle teorie a cui, se non è cambiato pure questo, si ispira un partito di sinistra. Da un lato valori non negoziabili perché emanati non dall'uomo, ma di Dio, dall'altro l'elevazione del bisogno individuale a legge pratica relativamente valida indipendentemente dal numero degli abbisognanti, da un lato il guariniano "piaccia, se lice", dall'altro il tassiano "s'ei piace, ei lice". E così enumerando. Ora, questa antinomia a monte si è tradotta, a valle, in due campagne politiche (2008 e 2013) che si sono rivelate una disfatta senza appello in entrambi i casi, perché sotto sotto, e lo dico perché ho sentito l'uomo della strada parlarne, il socialdemocratico convinto non ha voglia di votare la Bindi e tutto il mondo di vecchiume ideologico che costei si porta dietro, né il cattolico osservante può accettare che prima o poi il PD tiri fuori la legalizzazione del matrimonio omosessuale. Per dirne una. E c'è poi da ponzare sul fatto che la vittoria alle primarie ha a tal punto ubriacato la segreteria Bersani da far sembrare le istanze dei renziani poco più che capricci. Di qui le candidature di gente non impresentabile, ma vecchiotta, i giochini di far disputare le primarie a Finocchiaro e Bindi non nella loro regione di residenza, il peso abnorme dato a candidati molto sinistresi, laddove la fetta renziana dell'elettorato cresceva in sdegno e malcontento. Insomma, il netto successo alle primarie ha provocato nei bersaniani quella che potremmo da oggi definire "sindrome dei guelfi Neri", a memoria di quanto Ciacco profetizza a Dante nel sesto dell'Inferno, allorché gli racconta che i Neri, aiutati da Bonifacio VIII, prenderanno il potere a Firenze e bersaglieranno i Bianchi con rappresaglie ed ingiustizie multiple senza avere un minimo di pietà (vv. 70-72: Alte terrà lungo tempo le fronti, /tenendo l'altra sotto gravi pesi, /come che di ciò pianga o che n'aonti). Peccato che i guelfi Bianchi siano oggi capeggiati da un fiorentino DOC, Renzi appunto, che quindi di guerre civili se ne intende. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. (E anche il conte Ugolino ha avuto il suo risarcimento: Enrico Letta è pisano...) Voto: boh, come fai a votare una cosa che non c'è?

Papa Francesco. Sempre più pop, a livelli che oramai scaraventano Wojtyla nella preistoria. Dopo aver detto che Dio non è uno spray, alla preghiera del Regina Coeli di domenica, evidentemente caricato a mille dalla parabola del buon pastore, Bergoglio ha arringato la folla come nemmeno il più esperto dj di uno spring break qualsiasi sarebbe riuscito a fare. Lui: "Sentite la voce del Signore?". La folla: "Sì!". Lui: "Non... non sento..." (mano all'orecchio in stile: "Let me feel your rythm!!"). La folla: ""Sììììì!!!!". Poi, la folla: "Fran-ce-sco, Fran-ce-sco!". Lui: "Grazie per il saluto, ma salutate anche Gesù! Gridate Gesù, forte!!!". La folla: "Ge-sù, Ge-sù!!". Ovvio che Ratzinger si starà fregando le mani, pensando di aver trovato il vasocostrittore giusto per ridare slancio anche mediatico ad una chiesa in gravissima crisi. E Bergoglio vasocostringe da vero entreneur. Secondo alcuni, ovviamente, anche un po' troppo fuori dalle righe con atteggiamenti magari pure eccessivi. Oddio, a parte che dopo 27 anni di pontificato wojtylesco in cui si è visto di tutto, in senso buono, grazie all'istrionismo di GPII, gente come Bergoglio non è più nuova in senso assoluto. A parte che, ormai, sembra che dobbiamo rassegnarci all'alternanza tra pontefici "seriosi" e pontefici "popolari" (Pio XII vs Giovanni XXIII, Paolo VI vs GPI e GPII, Benedetto XVI vs Francesco). A parte tutto ciò, Bergoglio mostra in realtà una scafatezza da vero gesuita. Ricorderanno i nostri piccoli lettori che una cosa fu imputata a Wojtyla appena deceduto, ovvero di aver riempito le piazze, ma svuotato le chiese; in other words, si osservò che la grande carica mediatica di GPII aveva bensì avuto ottime ricadute in termini di folle oceaniche agli Angelus, alle Giornate della gioventù, al Giubileo, ovunque questo umile polacco mettesse piede, insomma, epperò a questo boom promozionale della singola figura del Papa non era corrisposta la capacità di frenare il crollo delle vocazioni religiose, cosi come quello del numero di cattolici praticanti, che obiettivamente si sono acuiti proprio nei 27 anni di regno del cracoviano. Tutta roba che, poi, passò in cavalleria nel momento in cui si riconosceva a GPII di aver avuto un ruolo attivo e fattivo nel contribuire all'estinzione del Demone Sovietico che tanto turbò i nostri sonni da Yalta in poi (e comunque nemmeno Paolo VI riuscì ad arginare la marea montante dello scetticismo secolarizzante, figuriamoci un uomo che veniva da una nazione mai toccata prima dalle mode consumistiche).
Vero è che la questione della mediaticità non sempre feconda di Wojtyla può oggi essere analizzata in termini sereni: ci permettiamo senza dubbio di rimarcare come certe occasioni ecumeniche di quegli anni, Giubileo in primis, ci avessero lasciato un certo retrogusto sgradevole, non certo nell'impegno profuso da un Wojtyla ormai a pezzi, ma nell'atteggiamento di certi fedeli, di certe masse di fedeli, che sembravano partecipare all'evento non per Gesù, ma perché c'era quel Papa lì. Voglio dire che, a volte, mi si formava nella mente l'immagine di un cartellone teatrale con scritto a caratteri cubitali GIUBILEO!!!, poi appena sotto CON PAPA WOJTYLA!!! e poi ancora sotto sotto, in caratteri minuscoli, "e l'amichevole partecipazione di Gesù". Purtroppo pareva proprio che il Giubileo, specie il Giubileo dei giovani, fosse diventato una specie di Woodstock cattolica la cui star principale risultava essere (involontariamente) il Papa, dopodiché si faceva uno sforzo e ci si ricordava che il "protagonista" vero della cosa era colui di cui il Papa è il vicario, Cristo appunto. Ma era già tardi, le telecamere si erano già spente, i canti erano finiti, si disse addirittura che i preservativi coprivano la spianata di Tor Vergata, a dimostrare che la gioventù cattolica aveva saputo unire in maniera epica l'utile al dilettevole (ma cathopedia dice che non andò così, e lo speriamo vivamente, non per un soprassalto di pruderie, ma perché pensare che gente giubilare abbia approfittato dell'occasione per lo zompo è poiuttosto triste...): lo spettacolo imperniato sul Papa era andato bene, quello della Fede no.
Bergoglio, in quell'esortare la folla a scandire non il suo nome, ma quello di Gesù, mi pare abbia dimostrato di aver ben presente il rischio della mediatizzazione della figura del Papa, e di non voler cadere nel budello predetto. La sua idea è quella di essere un tramite, dotato certo di una visibilità negata a chiunque altro, e tuttavia conscio che il fascio di luce che si punta su di lui deve essere subito deviato verso la Sorgente stessa del suo essere lì. Non male, non male. Detto poi che, secondo me e la Spocchia, la sua voglia di stare tra la gente ci porterà di qui a poco ad assistere agli Angelus con lui in piazza in mezzo alla folla, microfono da guancia come ad Amici, giro per la piazza sul gippotto, le guardie del corpo che impazziranno tutte le volte. Ce lo vedo troppo. Voto 8.