Motto
"Chi scende, non sale; chi sale, non zucchero; chi scende, zucchero".
Per scaricare il poliziesco pentadimensionale I delitti di casa Sommersmith, andate qui!!!
domenica 17 marzo 2013
Le pagelle della settimana
venerdì 8 marzo 2013
"Signora Pasifae..." atto II.
martedì 15 gennaio 2013
Promemoria per Marione nostro (la par condicio, sai....).
Poi, salito nell'agone politico, ti sei tolto tutti i sassolini dalla scarpuccia e hai svelato le magagne del PD, che ti ha azzoppato un pezzo di riforme, e del PDL, che ti ha azzoppato l'altro. Vabbe', ti lamenti pure? Siamo alla fase 'volino gli stracci'? A che pro? Era ovvio che ti reggevi su un compromesso emergenziale e solo per questo non bollabile come assurdo, ma adesso salta fuori che hai dovuto fare da mediatore tra suocera e nuora? Ma giura?
Parla di programmi, chè di quelli c'è sete. Mi consenti una metafora scolastica pure per te? Quando sparli del PD e sopratutto, fatalmente, di Silviuccio, sai che impressione mi dai? Quella di un professore super serio durante tutto l'anno che, a un cena con la classe a giugno, si mette ad infamare colleghi e alunni assenti, intendendosela coi presenti in modo ridicolmente cameratesco, senza rendersi conto di aver buttato alle ortiche il proprio prestigio. Ecco, tutta questa polvere sotto il tappeto che tu ora tiri fuori contro gli altri due schieramenti mi pare proprio rappellare questa situazione: da serio garante di terzietà a battutista pruriginoso. Non cadere nel tranello, non cercare la sottigliezza o la rispostina da Chichibìo e la gru. Dicci cosa diavolo vuoi fare da marzo in poi. Non perdere un minuto nei giochini di stoppata dialettica cui questa per fortuna morente legislatura ci ha abituato fin troppo. Facci tornare alle cose. Non è questo il tempo di quelle versioni di latino da ginnasio intitolate: "Acuta replica del giovane Scipione a Pincopallus". Vogliamo ciccia. Rem tene, verba sequentur (boato dal pubblico).
Non ci sono fatti, ma opinioni.
1) Fosse per me, mi sarei dedicato negli ultimi anni della mia trionfale esistenza a costruire ospedali per bambini.
2) Sono diventato nonno per la settima volta, visto che patriarca? Altro che Ruby & bungabunga.
3) Non mi candido a premier mica perché in quel caso tre quarti dell'elettorato leghista piuttosto voterebbero Grillo, ma perché il premier è una figura azzoppata, non ha veri margini decisionali, tanto vale fare il Ministro dello sviluppo, che almeno lì so come ci si muove.
4) Se non ho portato a termine tutte le riforme che ho promesso, la colpa è di tutti i capetti di partito che mi hanno messo i bastoni tra le ruote in questi anni di governo, prima Casini, poi Fini. Gente che fa il politico di mestiere, mica come me che vengo dal concreto mondo dell'imprenditoria. Date la maggioranza assoluta al mio partito e poi vi faccio vedere io.
5) Appena al governo, metteremo mano ad una riforma della Costituzione che permetterà all'Esecutivo di avvalersi dello strumento del Decreto legge, immediatamente operativo, sì da evitare le pastoie parlamentari, per le quali ogni provvedimento di legge richiede dai 400 ai 600 giorni per essere approvato (tranne la legge Gelmini, Silvio, quella è passata d'incanto).
6) Lo spread è un'invenzione dei mercati, fu artatamente gonfiato per farmi cadere. Prima di Monti eravamo la seconda economia d'Europa e stavamo benissimo. Il nostro debito pubblico non è così alto, perché non si tiene conto del sommerso e del nero (tipico argumentum ex silentio: siccome non ci sono prove che Virgilio NON abbia scritto un poema sugli amorazzi gay di Enea, non è escluso che l'abbia fatto. Silvio, ti prego...).
7) L'attuale crisi economica e sociale del Paese è colpa del governo dei tecnici.
8) Mai voluta l'IMU,ma che potevamo fare? Coi miei governi non ho mai messo le mani in tasca agli italiani, in compenso mi tocca pagare 750 milioni di euro alla tessera numero 1 del Pd, De Benedetti, per un processo la cui sentenza è stata scritta da giudici comunisti...
9) Il taglio dei parlamentari e dei costi della politica? Già proposto nel 2005, ma poi la sinistra ha organizzato il referendum e ce l'hanno abrogato.
10) Votate a sinistra e darete il potere ad una coalizione animata dall'invidia sociale, per la quale la proprietà è un furto, che è ancora attaccata ai residui del comunismo e pensa che il cittadino debba essere al servizio dello Stato e non viceversa.
[entrano 15 ciambellani armati di lavagna e gesso per fare l'analisi del testo]
Quindi: siamo d'accordo con te, Silvio, per quanto concerne il punto 6, e già lo dissimo (o dicemmo, istess...): non si può far cadere un governo in base ad un differenziale tra titoli di Stato. Per il resto, però, consentici, Silvio caro, di perplimerci, a prescindere da quella certa riforma che tu sai ("E piantala, vittimista...!", "Fuori dal mio blog, subito!!!").
Cioè: sui punti 1 e 2 vabbe', sei un caro padre di famiglia e pensi solo agli altri. Ruby, pure, poraccia, le hai dato 57.000 euro per avviare l'attività da estetista, sono soldi tuoi, mica fondi pubblici, ergo ne fai quel che vuoi. Solo una domanda: possibile che tutte, TUTTE le tapinelle a cui tu generosamente elargisti emolumenti per la startup di qualsivoglia attività, tutte costoro siano femmine di alta piacenza e forme a dir poco generose? Possibile che tra le tue beneficiate non compaia nessuna tipo Ugly Betty, o al limite Licia dei BeeHive prima di convolare a nozze? Notti brave ad Arcore o meno, resta il fatto che il target pettoruto-estetico delle donne che ti emunsero pecunia è sempre quello. Perdona se penso male.
Per il punto 3, dai Silviuccio, non fare come la volpe e l'uva, su... Il tuo Ego strabordante mal sopporta la relegazione ad un ministero qualsiasi, ma del resto i leghisti, liberatisi di Bossi, non potrebbero mai averti a Palazzo Chigi dopo tutta la bufera dell'anno scorso. E anche il giochetto di 'Berlusconi presidente' nel simbolo elettorale... 'Perché sono il presidente del partito', ma chissefrega, 'La nostra Costituzione vieta di indicare il candidato premier nel simbolo', e le altre volte allora? Dai, non rigirare la frittata: non ti fanno fare il premier per 80.000 motivi e tu fai la parte di quello che nemmeno ci pensava. No, questo no!
Punti 4-5: sì, sai, il piagnisteo del 'mi hanno sabotato' ha sempre in sé un pericoloso rovescio: e perché TU hai permesso loro di sabotarti? Cioè, quando va bene è merito tuo, quando va male è colpa degli altri? Ora, se a dire queste cose sono allenatori notoriamente incapaci di accettare le sconfitte come Capello o Lippi, allora vabbe'... ma tu, che sei sceso in campo strombazzando il nuovo, non puoi davvero farci credere che la tua sulfurea capacità decisionale sia stata messa in stallo da quattro broccoli. E', se mi consenti l'ennesima metafora scolastica, il caso del professore accusato di non saper tener le classi: sono davvero troppo esuberanti gli alunni o è incapace lui? Non è col vittimismo che si manda avanti un Paese: se non hai saputo domare Fini, Casini & circo accluso (e i mezzi di persuasione li avevi), la colpa è tua.
Oltretutto non è così scontato che una maggioranza pidiellina sarebbe la soluzione: posto pure di avere i numeri in Parlamento anche senza la Lega, chi ti assicura che il tuo granitico partito a lungo andare non si sgranerebbe in correnti e correntucole come la vecchia DC? A volte i governi della Prima Repubblica cascavano per 'fuoco amico' all'interno del partito egemone, senza che i partiti alleati muovessero un dito.
Punti 7-8: senti, Silvio, è inutile fare la parte di quello che partecipa alla festa, ma lui non voleva venire e ce l'hanno costretto. Eri lì a sostenere Monti, sia pure obtorto collo, ma quando la va, la va. Non ci si può sfilare adesso, facendoci credere che tu neanche li volevi quei provvedimenti lì: intanto li hai votati, stop.
Punto 9: peccato che in quella riforma della Costituzione ci fosse parecchia altra roba un po' così.
Punto 10: già sentita.
Morale: a darsi ragione sono bravi tutti, ma io non posso votare un sofista. Sì, perché le varie performance berlusconiane, in particolare quella da Santoro, sono in tutto e per tutto simili a quelle degli oratori della Seconda Sofistica, brava gente del II secolo dopo Cristo che girava di città in città a farsi sfidare dialetticamente dal pubblico adorante, stupendo chicchessia con la capacità di intavolare orazioni su qualsivoglia argomento, accordato in precedenza o meno, pescando da un repertorio fisso di temi e schemi. Per tacere dei tour promozionali dei filosofi del medioevo che giravano di università in università a farsi 'provare' dai colleghi con quesiti di logica aristotelica. Nell'uno e nell'altro caso, il merito della questione contava e pure no, nel senso che era più interessante valutare la capacità del filosofo di argomentare, replicare e mettere in difficoltà gli avversari. Tutto, ovviamente, avendo come base comune la filosofia aristotelica, ritenuta immutabile e inaggiornabile nei suoi contenuti, e quindi fruibile come spazio di infiniti ragionamenti deduttivi e sillogistici da opporre agli interlocutori. Ecco, il girovagare berlusconico di piazza mediatica in piazza mediatica è così: lo senti ribattere con il solito treno di argomentazioni- slogan accuratamente studiate coi suoi esperti di comunicazione e marketing (Santoro, scusa se ti chiamo dentro, ma davvero la letterina a Travaglio non te l'aspettavi, dopo che sono tre mesi che da questo augusto blog ti facciamo notare la strategia defilippica del PDL di far vedere sempre da che pulpito vien la predica? Essù, dai, mi trascuri così?); lo vedi impegnato a rintuzzare le osservazioni-standard del conduttore (che se invece gli facessero sentire le intercettazioni della Minetti...); noti un vigore certo notevole in un 76enne, unito ad una capacità di illudersi e di illudere immutata dal 1994. Però...
Però, proposte autentiche per il nostro futuro, nisba. Ancora il taglio delle tasse, ancora addosso ai giudici comunisti, ancora a dire che prima andava tutto bene... Silvio, io voglio sapere cosa ne sarà di noi domani, non me ne può fregar di meno se tu cambierai la Costituzione, manca tutto il resto. L'economia boccheggia, non mi interessa di chi è stata la colpa, chi andrà al governo dovrà avere un programma VERO, non promesse generiche; non voglio passare ogni giorno della prossima legislatura con te che lanci proclami e subito ti lamenti che non ti lasciano lavorare; non posso immaginare ancora la Santanché, Napoli, Lupi et alii che gironzolano per i talk show a giocare ai piccoli maestri di dialettica con la clava. Basta. Voglio un Paese che abbia una direzione oltre la contingenza, non una gara a chi stoppa l'altro. Voglio una classe politica non impegnata a tener bordone al Capo o all'Idea, ma gente che lavora concretamente e non perde tempo a giocare con le parole. Spread o non spread, complotto europeo o no, ormai facciamo parte di un sistema e tu non puoi un giorno dire che l'Europa è bella e il giorno dopo che sono degli sporchi tecnocrati. Rasségnati, siamo integrati col resto del continente: anche a me parecchie cose della visione della vita dei paesi nordici non piacciono, ma se c'è da combattere, va fatto da dentro, non da fuori. Silvio: hai la tua età. Fai bene i conti. Anche i tuoi.
giovedì 27 dicembre 2012
Jingle tweet, Monti beat.
Era peraltro inevitabile, viste le leggi capricciose eppure geometriche della Storia, che Berlusconi venisse un giorno fregato sul suo stesso terreno, quello della comunicazione. Tutti noi ricordiamo il suo discorso grondante di zucchero&miele col quale, a gennaio del 1994, egli annunciò la sua discesa in campo: la telecamera con la calza sull'obiettivo per dare un'atmosfera più calda alla scena, le foto dei familiari sullo sfondo, poche e semplici parole che sarebbero state il suo mantra per gli anni a venire ("Comunisti nooooooooooooohhhhhh!!!!!"). Naturalmente, dalle parti della sinistra scopertasi mai stata comunista appena due giorni prima, fioccarono ironie & facezie per 'Il cavaliere nero', altresì detto 'Ragazzo coccodè', che senza alcuna esperienza politica pretendeva di insegnare il mestiere a loro, che in Parlamento flottavano dall'inizio della storia repubblicana. Poi si sa come andò. Superfluo qui ricapitolare i dibattiti sull'effettiva incidenza della telecrazia nall'orientare il voto degli italiani. Certo, una cospicua fetta dell'elettorato, cresciuto a pane e Milan e/o pane e Fininvest poi Mediaset, ha provato un'istintiva simpatia per quest'uomo che aveva 'modernizzato' la TV, proponendo modelli di vita alternativi al rigore perbenista e forse un filino ipocrita delle reti nazionali. Poi rimangono sempre delle riserve rispetto a questa visione, non errata in generale, ma certo troppo sbrigativa: come acuti commentatori osservarono già anni addietro, per dire, non è stato certo il solo Pannella ad aver fatto trionfare in Italia leggi prima impensabili come quella sul divorzio e sull'aborto, poiché in realtà gli italiani, quelli cresciuti nell'epoca del boom economico, dell'automobile personale, dell'indipendenza sempre più precoce dalla famiglia, dell'industrializzazione, del consumismo, del femminismo, della rivoluzione studentesca, già da tempo erano aperti ad opzioni esistenziali contrarie alla morale tradizionale, cioè quella cattolica. Pannella intercettò, e gli riuscì bene, ma non creò. Così vorrei dire che anche Berlusconi ha offerto, con il suo colosso mediatico, il canale di espressione di tendenze che la società italiana aveva già imparato a conoscere, ma che grazie al pantografo fininvestiano-mediasettaro furono centuplicate nella loro capacità attrattiva. E' pura accademia chiedersi ora se Berlusconi avrebbe ottenuto gli stessi risultati senza il megafono predetto; sta di fatto che, sia nel 1996 che nel 2006, presentandosi come capo del partito di maggioranza uscente, il Cavaliere è stato in entrambe le tornate sconfitto da Romano Prodi. E' chiaro che se gli italiani fossero stati sedotti da Mediaset sino all'anestesia critica, ciò non sarebbe mai avvenuto: nel 1996 Berlusconi ebbe le ali piombate dal fatto che la Lega si era sfilata dalla maggioranza, facendo così perdere una camionata di seggi al nord, che col meccanismo del maggioritario secco andavano al candidato del centrosinistra che approfittava dei voti disgiunti di quelli di Polo delle libertà e Lega (tipo 35-25-25, era di fatto in minoranza, ma relativamente in maggioranza); nel 2006, dopo una legislatura bruttina e inconcludente (tranne il blocco consecutivo per due anni delle immissioni ini ruolo nella scuola - quella è una battaglia che gli è andata sempre bene) egli tentò una rimonta che gli riuscì a metà, giacché la sinistra prese la Camera, ma non il Senato (ciò anche in virtù del meccanismo del famigerato 'porcellum' di cui si ciancia oggidì). Però, alla fine, se Prodi è caduto due volte miseramente a metà legislatura, ciò non si deve a chissà quale rito voodoo eseguito dai Tg Mediaset, quanto piuttosto alle fibrillazioni di maggioranze tenute insieme solo dal "Dalli al Berlusca!!", che come collante politico è in effetti poca roba.
Quelli eran giorni, sì...
Insomma, non v'è dubbio che la cifra della politica di Berlusconi sia stata l'efficacia da uomo di TV che ha saputo sedurre e 'pubblicizzare' il prodotto, ma ora quel tempo non è più; ora è il tempo dell'incontrollabile pluralità dei social network, impossibili da orientare, a meno di assumere 500.000 prezzolati che inondino facebook, twitter, youtube et similia di deliranti messaggi pro Silvio, che però avrebbero come destino unicamente quello di venir perculati con lepidezza da tutto il resto degli utenti. Questo è senza dubbio un vantaggio insito nei nuovissimi media, che in ciò battono la tv tradizionale di lunga pezza: mentre in un talk-show, per esempio, il diritto di replica c'è, ma può essere sapientemente gestito da un conduttore appena appena malizioso (ed è il caso del 101% dei nostri programmi televisivi sul tema), cosicché può finire che uno solo, agli occhi del pubblico, risulti avere ragione e gli altri zitti, nell'agorà della Rete il venditore di fumo, il troll, quello che incensa se stesso sotto mentite spoglie viene scoperto subito. Basti pensare all'ingenuità di certuni che commentano nei forum dei blog a favore di PincoPallo per tre post consecutivi con tre nickname diversi e vengono subito sgamati dal blogger che vede che l'IP da cui provengono i commenti è sempre lo stesso. Ma anche senza essere blogger, un giro veloce di tweet o commenti su youtube fa scoprire subito il furbacchione che si ripete senza neppure un briciolo di fantasia e crede che un nick diverso copra tutto, così come accade sui siti di recensioni letterarie, dove l'autore che si elogia col nomignolo finto è talmente scoperto nell'elogio medesimo da risultare falso dopo due righe. Non conta, pertanto, quante volte si riesce a dire una cosa tenendo zitti gli altri, ma quanto prima si riesce a dirla, con che originalità e con quale frequenza, ciò che sui social network è possibile a tutti, dal sottoscritto a Monti, senza che nessuno possa precludere a nessuno questa via di espressione. Tutti, alla fine, sono teoricamente sullo stesso piano
E' pertanto impossibile che uno solo arrivi a plagiare via social network un'intera nazione, semmai si può usare il nuovo strumento per incanalare potentemente lo sdegno contro il sistema, ed è ciò in cui Beppe Grillo è maestro (anche se la sua deriva politica mi lascia parecchi dubbi). Berlusconi, a questo punto, perde perché si muove su un terreno non suo: quanto profumo di aloe e formaldeide spirava dalla sua intervista domenicale col barelliere volontario di Lourdes, ancora con le battutine, il solito "ho fatto un sogno", le volgarità contro l'avversario ("Fini Ministro delle fogne"), e il "mi hanno sabotato", le giaculatorie contro la Germania (Silvio, un anno e mezzo fa c'eravate tu e Tremonti a Palazzo Chigi, allora andava tutto bene?), i "me ne vado se mi interrompete", insomma sempre l'illusione che un monologo televisivo oggi si traduca domani in centinaia di migliaia di voti sottratti alla sinistra o pescati dal bacino degli indecisi. No, Silvio, ormai i tempi sono quelli della guerriglia a colpi di tweet e lì non so quanto saprai destreggiarti.
Detto poi che Monti sta dimostrando un talento teatrale che Berlusconi stesso si sogna: altro che riprese con la calza sulla telecamera, altro che giri in nave a promuovere il proprio programma, altro che volumazzi 'Una storia italiana' recapitati nelle case degli elettori come un catalogo postalmarket, altro che 'Contratto con gli italiani', altro che intervista coscioflessa della D'Urso: come il più spettacolare dei fantasmi dell'opera, Monti si materializza con un tweet LA SERA DI NATALE, spiccicando palesi ovvietà: "Insieme abbiamo salvato l'Italia dal disastro. Ora va rinnovata la politica. Lamentarsi non serve, spendersi sì. 'Saliamo' in politica". E ciao a tutti. Ora, applicando il metodo contrastivo di cui ci serviamo a scuola per analizzare i proemi dell'Orlando Furioso e della Gerusalemme Liberata, andremo a confrontare le due dichiarazioni di ingresso in politica di Berlusconi e Monti.
1) Berlusconi, già noto ai più non solo come inventore della TV commerciale in Italia, ma soprattutto come presidente del Supermilan di Arrigo Sacchi, Gullit e Van Basten, si presenta di faccia con un videomessaggio retoricamente orientato secondo pochi e semplici schemi di pensiero e con il fine di mostrare Berlusconi medesimo come l'eroe buono che salverà l'Italia dall'inferno sovietizzante di Occhetto & Co. Monti, odiato come l'olio di ricino per i suoi provvedimenti dissanguanti, eppure gradito a chi non ne poteva più di Berlusconi, noto ai più come Commissario europeo voluto da Berlusconi ancora nel 1995 e poi rettore della Bocconi, distinto per l'aplomb anglosassone del portamento e delle parole in confronto ai toni da Braveheart del Cavaliere, affida i suoi auguri di Natale all'immaterialità di Twitter, senza dire né fare nulla di più, lasciando cadere un laconico messaggio e, come Barbie Raperonzolo, attendendo che qualcuno (Casini, Montezemolo, ecc.) si attacchi alle sue trecce e scali la torre delle elezioni.
2) Berlusconi, conscio che l'irrazionalità del tifoso di calcio, anche non necessariamente milanista, può tradursi in voti sicuri, condisce sin da subito la sua retorica politica con espressioni tolte dal gergo calcistico, prima fra tutti la 'discesa in campo' e poi il nome del partito di allora, 'Forza Italia'. Monti gli replica, oltre che con 'abbiamo salvato l'Italia' (tu dicevi all'Italia di mettercela? Noi l'abbiamo già portata al traguardo...), con la 'salita in campo', espressione volutamente antifrastica rispetto all'altra e tuttavia certo meno perspicua: l'attuale premier vuol forse dire che le forze sociali e civili devono, dal basso, guidare la ripresa dell'Italia? O che la politica italiana è una mezzo alla cui guida dobbiamo provare a metterci un po' tutti? Boh. Comunque il destinatario del siluro è palese.
3) Berlusconi licenzia la classe politica della Prima Repubblica come se non ci avesse mai avuto a che fare (vabbe'...), la definisce travolta dai fatti e superata dai tempi, autoaffondata dal debito pubblico e dagli scandali del finanziamento ai partiti, sì che l'Italia è lasciata impreparata davanti alle nuove sfide del domani. E Monti che fa? Si appella ad una non meglio identificata collettività (escluderei il plurale maiestatis) e dice che insieme abbiamo salvato l'Italia dal disastro, il TUO disastro, Silvio, ben peggiore di quello che TU imputavi a quegli altri 18 anni fa.
4) Berlusconi dice che l'Italia del 1994 diffida di profeti e salvatori e necessita di persone creative, dalle qualità, si capisce, imprenditoriali, lui insomma. Il suo partito nascerà per unire e non per dividere (purtroppo non andò così) e sarà composto da uomini totalmente nuovi (Brunetta, Cicchitto e Pisanu, per dire...); Monti, più asciutto, spara: rinnoviamo la politica. E chi è che ha tenuto il boccino per più tempo nella Seconda repubblica? Ciao, Silvio, by tuo Mario.
5) Berlusconi prende a cannonate 'gli Altri' della sinistra dicendo che costoro, comunisti inside, non amano, come lui, l'individuo, la famiglia, l'impresa, la competizione, il profitto, l'efficienza, lo sviluppo, il mercato libero, la solidarietà, la libertà (certo che anche la parolina 'cultura' potevi metterla, eh, Silvio? Ma è chiaro che i provvedimenti anti-scuola erano già tutti in questa clamorosa omissione....), la giustizia e si fanno promotori di invidia sociale e odio di classe. Dice poi tutto quello che vuol fare cogli uomini e le donne che aderiranno al progetto, delineando scenari di libertà, impegno, sicurezza, ordine, efficienza. Monti taglia corto: basta lamentarsi, spendiamoci tutti.
Sì, insomma, è proprio il segno dei tempi. Un tweet e davvero i videomessaggi autoprodotti sembrano preistoria. A meno che Berlusconi non vada su youtube. Ma forse è troppo tardi.
(P.S.: Mario, ottimo rettore che tutto il mondo ci invidia, ti ripeto però che è troppo comodo fare la principessa sul pisello e vedere chi ti si fila: sporcati in qualche modo le mani anche tu, sennò la gara è ad handicap. Non è possibile lanciare proclami elettorali fantasmatici e impersonali la sera di Natale e guardare chi abbocca. Sembra davvero che tu ci stia dicendo: "Ah, se qualcuno ha bisogno, me lo faccia sapere, intanto vado a vedere se mi sono cresciute le zucchine nell'orto...". Se permetti, noi elettori non meritiamo questo trattamento. Mi ricordi quei finti amici che, quando li inviti da qualche parte, ti dicono sempre che al massimo possono passare 'per un salutino', poi però promettono di fare loro l'invito grosso, quando sarà (cioè, ovviamente, mai). A meno che tu voglia dirci che con te il risultato è assicurato comunque: è noto che in Italia le grandi stagioni riformatrici sono sempre state ostacolate dai poteri forti; tu, che a detta di molti di quei poteri sei l'espressione, potresti forse permettere queste riforme? Ma a beneficio di chi? Diccelo, prima che noi si entri in cabina a votare....).
domenica 23 dicembre 2012
E dopo la festa... parte 2
Non credo insomma che il tristo finale di questa legislatura abbia molto di diverso rispetto agli altri. Anche nel 1994, prima dell'avvento di Berlusconi, l'Italia si presentava con un governo tecnico guidato da Ciampi. Alla fine della legislatura successiva, nel 1996, c'era un altro governo tecnico, guidato da Lamberto Dini, cui seguì il primo governo a maggioranza sinistrese della storia repubblicana; ora abbiamo un governo tecnico guidato dal rettore della Bocconi. Dovremmo quindi aspettarci, per amor di simmetria, che anche a questo governo ne succeda uno caratterizzato da una novità impattante pari al Berlusconi edizione '94 e al Prodi sostenuto dai comunisti del '96. Di fatto, però, sarebbe interessante valutare il grado di effettiva impattanza delle due 'novità' sopracitate. Berlusconi e Prodi caddero per lo stesso motivo che aveva fatto defungere tutti i governi della Prima repubblica: il tradimento di un pezzo della maggioranza, motivato come sempre dal sentore di non essere riusciti ad ottenere la fetta di privilegio promessa alla propria base al momento delle elezioni. Sicché, sarà veramente nuovo ciò che spunterà fuori dalle urne la sera del 25 febbraio? (Silvio, ti prego di aggiornare alla nuova data il consiglio che ti diedi....)
Semmai, l'aria che si respira in questi giorni è pregna di velate ipocrisie: ricordiamo tutti che, appena insediato 13 mesi fa, Monti giurò e stragiurò che, finito il mandato, non l'avremmo più visto in politica, ma sarebbe tornato a fare il rettore bocconiano; ora, un politico italiano (Monti lo è in quanto senatore a vita) che non si rimangi nel giro di un anno quanto detto un anno prima è merce rara. Tanto per dire, l'amletico Giuliano Amato, efficiente braccio destro di Craxi negli anni d'oro, 'dimenticatosi' successivamente di essere stato craxiano, promise, all'alba del 1993, che dopo l'incarico di guidare il governo avrebbe lasciato la politica ("Non sono un uomo per tutte le stagioni", esclamò davanti al serraglio dei deputati ringhianti). Difatti fu di nuovo premier dal 2000 al 2001 ALLA GUIDA DI QUELLI CHE AVEVANO DEMONIZZATO CRAXI. Ed è giusto un esempio tra i tanti. Sarebbe dunque motivo di stupore che Monti si stia in questi giorni pavoneggiando di fronte alle ambascerie di mezzo mondo politico italiano che vengono a pregarlo di scendere in politica? Neanche Achille nella sua tenda, offeso per le note questioni di donne, faceva così il difficile con Aiace, Odisseo, Fenice e tutti quelli che provavano a farlo tornare in guerra contro Troia. "Sto decidendo...", dice. Sì, però vediamo di fare in fretta. Quale fascino ha mai trovato Monti in un anno da pazzi come questo, per tornare così clamorosamente sulle sue affermazioni di inizio mandato? La carità di patria? Il senso del dovere? Il sano narcisismo di chi con buone ragioni sa di essere l'unico jolly spendibile di fronte ai capoccioni della BCE?
Sia quel che sia, certi atteggiamenti da padre nobile non si addicono nemmeno a lui. Non so quanto gli convenga entrare in politica, ma se così dev'essere, che lo dica domani stesso, già che oggi le Camere sono state sciolte, quella cosa chiamata Legge di stabilità ha visto la luce tra doglie che neanche una balena con la gravidanza a rischio avrebbe patito, e ormai i giuochi sono fatti. Parli, però. Trovo al contrario stucchevole, ma pure irritante, l'ipotesi che Monti, restando personalmente fuori dalla bolgia elettorale in quanto senatore a vita, ammannisca a non si sa bene che lista mista riunita sotto il suo augusto nome una sorta di 'decalogo' programmatico da far sottoscrivere ai candidati, contenente cose e idee da attuarsi dopo un'eventuale vittoria alle elezioni che riporterebbe verosimilmente il rettore della Bocconi a Palazzo Chigi. Non so, c'è qualcosa che stona, e tanto. C'è ancora l'idea che, senza il prontuario stilato da un tecnico (o perlomeno un politico 'cooptato') i politici 'autentici' non sanno da che parte andare a sbattere. Di nuovo, insomma, si offre lo spettacolo di una galassia politica commissariata, poiché a questo punto Monti non è altro, a sua volta, che l'emanazione diretta della volontà dei piani alti dell'Europa che conta, la quale si trasmette tramite i paterni consigli di una persona che però non si sporca le mani nella contesa elettorale, 'accontentandosi' di cogliere il secondo alloro premieristico consecutivo coi voti conquistati dagli altri a suo nome. A me questa sembra una democrazia per procura.
Vedremo. Per ora, sempre per dire che le teorie del Gattopardo sono purtroppo esatte e valide anche oggi, accontentiamoci di rilevare che la legge di stabilità è stata infarcita dei tipici 'regalini' di fine legislatura da elargire a gruppi di potere che restituiranno il favore in termini di voti. Taglio delle province rimandato, cioé abolito; tagli alla sanità, fatti, MA in contemporanea si attua la sistemazione dei precari della CONSOB; fondamentale iniziativa per far aprire sale da poker a partire da gennaio; 8 miliardi per Finmeccanica, alla faccia degli scandali; rinvio di un anno dell'obbligo per Poste italiane di ridurre il parco auto (ma i postini non vanno in motorino?).
Eccetera eccetera.
Voglio tuttavia concentrarmi su un dato di fatto, naturalmente tornando un momento nel mio giardinetto insegnantizio.Prego i lettori di ripassare tutti, o quasi tutti i provvedimenti presi dai governi Berlusconi e Monti in questi 4 anni e passa. Ricordate le nuove norme sulle licenze ai taxisti? Tre giorni di caos a Roma e ciao riforma. Liberalizzazione della vendita dei farmaci? Giaculatorie all'olio di elleboro e ciao riforma. E così marciando. Ebbene, senza che il sottoscritto passi per la solita zia in menopausa capace solo di sordi rancori, siamo sinceri: una sola riforma è andata a segno in questa legislatura, l'unica mossa da autentico odio di categoria, l'unica in cui si sono riversati sentimenti di vendetta sociale e culturale che covavano da anni nella pancia del Paese, l'unica che non ha trovato argini anche per la disunione degli interessati. Sì, parlo della sciagurata riforma della scuola a nome Gelmini. Si potrà essere d'accordo o meno con motivazioni e modalità della medesima, ma è un dato di fatto che nessun'altra iniziativa governativa della 16ma legislatura ha conosciuto un'applicazione così perfetta, tradotta in 187.000 licenziamenti. Ciò significa varie cose: quando si toccano i nervi scoperti dell'opinione pubblica, il successo è garantito; quando però la categoria vittima del provvedimento procede in ordine sparso ed è oggettivamente abbandonata dai suoi stessi sindacati, la rovina è assicurata. Non c'è stata finanziaria che sia riuscita, non dico ad invertire, ma almeno a smussare gli aspetti più disumani della riforma Gelmini, primo fra tutti il fatto che alcune classi di concorso si sono trasformate dalla sera alla mattina in paludi senza più speranza di assunzione in ruolo, vanificando di fatto gli sforzi di chi ha concentrato per anni i propri punteggi lì, per scoprire di essersi auto-condannato al precariato a vita. Questa è un'ingiustizia che secondo me rasenta l'incostituzionalità: il cambio in corsa delle regole non è accettabile quando si gioca con la vita e con le speranze di gente che ha lavorato sulla base di un certo obiettivo che d'un colpo è diventato più remoto di Saturno. Fosse poi che gli 8 miliardi risparmiati coi tagli siano davvero tornati alla scuola stessa in termini di aumenti stipendiali e incremento di risorse. Macché: gli stipendi sono bloccati, la cartaigienica manca nei bagni, non ci sono soldi per i corsi di recupero. Diciamolo: al precedente governo interessava risparmiare in qualche modo 8 miliardi e il modo si è trovato colpendo una categoria ritenuta politicamente nemica ('tutti meridionali, fannulloni e di sinistra', sì, proprio il mio caso, come no....) che non avrebbe avuto aiuto né comprensione da nessuno.
Eccoci dunque, passata la profezia Maya, a contemplare lo spettacolo del mondo della scuola pubblica cui non è stata riservata alcuna comprensione, alcun allentamento della sofferenza, solo vaghe promesse di organici funzionali che avrebbero almeno alleviato il disagio dei precari (e che ovviamente sono stati abortiti nel volger di un mattino) e un concorsone umiliante per la pochezza dei posti messi a ruolo e superfluo per il fatto di essere rivolto di fatto a gente che i requisiti per il ruolo li ha già. Per tacere della mostruosità dell'aumento delle ore di lezione su cui, finalmente, siamo riusciti a farci sentire. Però ci hanno provato: segno che, memori delle vittorie gelminiane sul nostro nulla, hanno davvero creduto di poterci riuscire, violando con nonchalance due articoli costituzionali. Ricordiamoci insomma di quanto odio siamo stati e saremo ancora oggetto, se non reagiamo. Ma se qualcuno oserà ancora cianciare sui privilegi di noi docenti, sappia che lo azzannerò con gusto.
So che la seconda parte del post sembra eccentrica rispetto alla prima, ma non è così. Un secondo governo Monti significherà per noi docenti tutto fuorché la correzione degli eccessi della legge Gelmini. Le classi di concorso condannate al nulla resteranno tali, si proverà a ridurre di un anno il percorso scolastico totale, ovviamente decapitando la quinta superiore, con nuovi tagli, si sottoporranno i nuovi aspiranti docenti a concorsi sempre più simili a simulazioni per piloti di shuttle. Mi duole dovermi preventivamente schierare contro queste idee, ma un autentico pensiero liberale non può agire in modo così indiscriminato e livellativo su una realtà complessa, che certo ha conosciuto storture enormi in passato, ma che non può vederle risolte semplicemente a colpi di tagli, come se i destini individuali fossero materia da disintegrare di fronte alle superiori esigenze dei Conti In Ordine. Anche perché, ri-duole dirlo, queste esigenze sono sempre esibite da coloro che alla necessità dei conti in ordine non vedono vincolata la propria carriera lavorativa: il ministro Fornero cambia in corsa le regole del pensionamento, ma lei va in pensione con quelle vecchie; il ministro Grilli elargisce IMU in allegria e poi si fa beccare con gli appartamenti ai Parioli acquistati d'occasione, e comunque le IMU a lui non asciugheranno certo la tredicesima. Spiace insomma vedere dei sedicenti liberali fare gli splendidi con la povertà degli altri.
In sostanza: state attenti tutti, perché il ragionamento gelido e ragionieristico applicato a noi della scuola un giorno potrebbe colpire tutti voi. Finché le esigenze di bilancio prevarranno sulle vite concrete delle persone, chiunque di noi sarà a rischio. L'unica 'novità impattante' che non voglio dal 2013 è la nascita di un governo per il quale le persone contino meno dei numeri.
martedì 27 novembre 2012
Caro Mario, nonnonnò
Aggiungo volentieri, anche tentando di vincere il ribrezzo per l'ennesimo ripetersi dell'identico copione, la mia voce a quelle dei tanti addetti al settore dell'istruzione che sono semplicemente rimasti basiti dalle esternazioni del nostro quasi ex- forse once again Presidente del Consiglio Mario Monti rilasciate nella nota trasmissione di Fabio Fazio intitolata: "Dite quel che volete, noi qui non si sa nemmeno il significato della parola contraddittorio", in onda su raitre l'altro giorno. Approfittando del fatto che Fazio fa sempre parlare l'ospite e non lo incalza mai, a meno che non appartenga allo schieramento di centrodestra, Marione nostro si è lasciato scappare una cosuccia: la recente protesta degli insegnanti, dettisi indisponibili ad aumentare di DUE ore l'orario settimanale, cosa che avrebbe portato incalcolabili vantaggi alla scuola in termini di didattica e cultura, ha dimostrato il prevalere nella classe docente di una logica tristemente corporativistica. Di più, le manifestazioni studentesche delle ultime settimane sarebbero state segretamente aizzate dagli insegnanti medesimi, che avrebbero sfruttato i loro stessi alunni per creare confusione e spaventare un po' tutti. Bum.
Ora, per fortuna Fazio ha parzialmente rimediato alla toppa facendo parlare ieri sera Massimo Gramellini a difesa della nostra categoria, nondimeno il vulnus resta, e lo testimoniano le numerose prese di posizione dei sindacati e dei docenti. Non vi annoio a ripetere ciò che da altri è già stato eccellentemente osservato circa l'infelice uscita di Monti (mi limito ad osservare che le ore in più che si volevano IMPORRE, senza peraltro un corrispondente aumento stipendiale, erano 6 e non 2, con conseguente ricaduta di ulteriori tagli al personale) e vado oltre: le parole del premier dimostrano anzitutto che la battaglia contro un ulteriore accanimento nei confronti della scuola, da cui è risultata la cancellazione dell'aumento di orario a 24 ore, è stata solo un episodio di una guerra che, dopo la tregua elettorale, riesploderà anche più fragorosamente di adesso. Non illudiamoci di aver vinto: dovendo venire incontro alle esigenze di risparmio previste dal fiscal compact (45 miliardi all'anno per 20 anni), qualunque governo futuro dovrà mettere pesantemente mano alla spesa pubblica, scuola inclusa. Monti lo sa e sa pure che c'è una discreta possibilità che nella prossima legislatura gli vengano affidati compiti di governo, MINIMO come Ministro dell'Economia; gli pare dunque legittimo mettere le mani avanti e cominciare sin d'ora a sottolineare la cieca chiusura del personale scolastico ai superiori interessi della collettività, con un obiettivo fin banale nella sua evidenza: proseguire la campagna di squalifica dei docenti, dipingendoli come una cricca di gretti meschinelli attaccati a chissà quali privilegi. Il popolo, la pancia del Paese voglio dire, deve sapere che, quando e se si rimetterà mano a nuovi martoriamenti sulla scuola, noi insegnanti in fin dei conti ce lo saremo meritato. Stessa logica della Gelmini: è giunto il momento che la scuola paghi.
Allora, gente, mettetevi in testa una cosa: che i governi compattino fiscalmente e decidano tagli a sangue per 20 anni, forse inconsapevoli che andranno a creare una bomba sociale che porterà il Paese sull'orlo della rivoluzione, può starci, vista la miopia guicciardiniana che da sempre li caratterizza. Cercate però di capire che tagliare un settore come la scuola non equivale agli interventi effettuati sugli altri settori. Lungi da me creare classifiche di qualità nelle varie branche dal servizio pubblico. C'è però una verità dichiarata dai fatti: un impiegato di qualsiasi ufficio statale, anche ultracinquantenne, anche sessantacinquenne, deve avere a che fare certamente con altre persone, ma in generale si parla di adulti mediamente seri, e a ciò si aggiunge il rapporto con mute ed immobili pratiche da sbrigare. Un insegnante, invece, deve interagire quotidianamente coi ragazzi, con persone distanti da lui per età, cultura, costumi, visione del mondo. La velocità dei cambiamenti culturali e sociali della nostra epoca fa poi sì che, anche tra persone distanziate tra loro da pochi anni di età, si crei un notevolissimo divario che spesso rende ardua la comunicazione e la condivisione. La qual cosa, se già va a creare situazioni problematiche in generale, diventa deflagrante allorché è in gioco la trasmissione di quelle competenze nozionistiche e operative che andranno a plasmare i cervelli degli adulti di domani. Se i super-tagli previsti dal fiscal compact andassero davvero a toccare la scuola in termini di ulteriori tagli, come ho già spiegato altrove, l'unico vero risultato sarebbe l'invecchiamento, per non dire la mummificazione del corpo docente, giacché manterrebbero il loro posto solo quelli con maggiore anzianità di servizio. Provate ora ad immaginare una classe di futuri bimbominkia destinata ad interagire solo con professori over 50 o addirittura over 60, vista la spaventosamente alta età media dei nostri insegnanti. Spero che nessuno abbia il coraggio di affermare che la relazione educativa "non potrebbe che essere feconda", essendo essa basata sull'interazione tra un adulto fortemente esperienziato e una massa di cervelli vivacissimi e necessitanti di inquadramento. Non scherziamo: l'effetto vero sarebbe quello di un profeta decrepito condannato a parlare in un deserto che lo ignora. Ciò non vuol naturalmente dire che solo gli insegnanti giovani possono svolgere questo mestiere, ma se si intende davvero ibernare il turn over tra generazioni di docenti, si creerà un oceano incolmabile di incomprensione linguistica e psicologica tra la scuola e i suoi utenti. Il docente entrerà sempre più svogliato e sfiduciato in classe, i ragazzi, che già faticano ad interessarsi a qualsivoglia cosa esca dal loro orizzonte videoludico- filmico- consumistico, non concepiranno alcuna passione per gli argomenti proposti, vista la terrea lugubraggine di colui che glieli ammanirà. Risultato finale? Finiranno tutti per gettarsi su internet alla ricerca di quelle informazioni che l'attività didattica non darà loro, o somministrerà in modo noioso e non coinvolgente; ecco allora che all'insegnante avvizzito non resterà che ricoprire il ruolo tanto caro alla cultura scolastica anglosassone di "facilitatore", umbratile personaggio che gironzola tra le postazioni informatiche cui sono incollati gli alunni intenti a cercare sul web i materiali per le loro ricerchine. Non più allenamento all'esercizio dello spirito critico, non più abitudine allo studio faticoso e al rendiconto degli apprendimenti, non più la spirale crescente delle difficoltà e dei risultati: tutto si risolverà nella perenne orizzontalità del problem solving e della creatività fasulla alimentata dal semplice copia e incolla di ciò che gira sul web. Questo è il futuro che si vuole per la nostra scuola, e questo è quanto si celava dietro le poche ma esplicite parole del premier l'altra sera. Pensino i genitori se i loro figli e nipoti si meritano una scuola simile.
sabato 10 novembre 2012
Perché diciamo di no a un Monti-bis (appunti di perduto sentimento democratico -1).
Dice: "Neo blogger sfigatello da 400 visite al mese, mo' tte metti pure a pontifica' saha politica? Ma statte coi tuoi Bimbominkia e la tua scuola!".
Sì, però, considerando che nella blogosfera chiunque dice la sua, specie su ciò di cui nulla sa, io e la mia Spocchia, che un occhio, magari non sempre attento, alla politica l'abbiamo pure gettato fin da prima di Tangentopoli, qualche voce in capitolo pensiamo pure di averla. Cioè, visto ciò che gira in giro....
Ma insomma, si dirà, che c'azzecca la politica in un blog leggero e anonimo? Perché Internet è la nuova agorà, la piazza virtuale dove chiunque ha diritto di parola. Ad Atene nel V secolo a.C., del resto, andar per ekklesìe e tribunali era un'attività eccitantissima e coinvolgente assai. Oggi, con una democrazia appena più presentabile di quella ateniese, ma solo perché abbiamo abolito la schiavitù e concesso il suffragio universale, dobbiamo sentirci in dovere di esprimerci, anche perché, nell'infuocato ciangottìo delle opinioni in rete, sono convinto che quelle migliori possano conflagrare reciprocamente per dare luogo a vere idee. Idealista? Vabbe'.....
Dunquizzando: è noto che da un anno l'Italia è guidata da un governo tecnico, formato cioé da un premier (e da ministri) la cui carattersitca è l'estraneità alla politica, gente non direttamente eletta dal popolo, ma chiamata per risolvere una situazione di emergenza mostruosa alla quale il governo politico di Berlusconi non aveva saputo porre rimedio. Prescindo in questa sede da un giudizio sull'ex premier e mi occupo delle circostanze minute della sua caduta: il problema era rappresentato principalmente da una gravissima impasse in politica economica, con settori della ex maggioranza che mettevano veti su veti a provvedimenti ritenuti invece necessari per evitare al nostro Paese di fare la fine della Grecia (riforma delle pensioni, e.g.). Di qui la sfiducia crescente dei mercati, nei quali abili speculatori hanno inzuppato il pane per portare vicino alla soglia di guardia lo spread, dicasi questo mai prima di allora conosciuto differenziale tra il rendimento garantito dai titoli di stato italiani in paragone con quelli dell'economia trainante d'Europa, ovvero la Germania. Maggior spread = maggior salasso delle finanze pubbliche italiane nel dover pagare gli interessi dei titoli sottoscritti dagli investitori. Orizzonte prossimo venturo: fallimento dello Stato, come una fabbrichetta qualsiasi.
Ma il Presidente Napolitano, sloggiato Berlusconi, ha chiamato Mario Monti, dopo averlo nominato senatore a vita, quindi gli ha messo in mano il giocattolino esplosivo del governo tecnico per salvarci dal naufragio. Cosa fatta, parrebbe, dopo un anno. I politici che siedono con vario grado di figuraccia in Parlamento,costretti a formare una maggioranza alla buona che garantisse a Monti i voti per far passare i vari provvedimenti, si sono rassegnati ad un ruolo di subalternità a gente che non ha ricevuto il mandato popolare. Se la sono pure un po' cercata, viene da dire. Tremo però all'idea , ventilata con insistenza pure da gente di Parlamento, che la positiva esperienza del governo tecnico vada ripetuta ANCHE dopo le prossime elezioni di primavera.
Anzitutto, dobbiamo metterci d'accordo sul concetto di positività: se esso indica il fatto che una compagine governativa ha potuto sviluppare i punti del proprio programma senza temere (o quasi) imboscate dalla sua stessa maggioranza, allora certo il governo Monti ha goduto di una parentesi a dir poco eccezionale. Ma è questa eccezionalità a non andar bene: è tutta italiana la situazione di governi che, appena eletti o poco dopo, sono costretti a passare la loro esistenza a sopravvivere, barcamenandosi tra compromessi che evitino i sabotaggi da parte della maggioranza che li sostiene. Purtroppo questa è stata la regola di pressoché tutti i governi della Prima e Seconda Repubblica, morti dopo estenuanti periodi di navigazioni a vista. Oggi si plaude a un governo che ha potuto agire nell'emergenza, augurandosi di fatto che esso resti dov'è NONOSTANTE NUOVE ELEZIONI, perché il profilo tecnico-emergenziale ne garantirebbe la durata. Insomma, c'è chi, pur essendo politico di professione, si augura una sorta di supplenza senza termine della politica secondo un patto strutturale allucinante: un Parlamento eletto dal popolo che sostiene un governo che viene da altrove. Come dire: i voti per sostenerti li mettiamo noi, la faccia per ricevere gli insulti del Paese la metti tu; noi ti garantiamo il sostegno, perché un governo formato da politici nascerebbe già morto, in cambio tu fai tutto quello che noi non riusciremmo a fare perché tu puoi sbattere in faccia al Paese la scusa dell'emergenza. Questa è semplicemente la morte della democrazia rappresentativa, un attestato di infantilismo scioccante da quanto è candidamente propugnato da gente che nemmeno si rende conto della propria ridicolaggine. Chi è eletto DEVE governare, sennò non si candida. La supplenza politica è una contraddizione in termini.
Dicono poi che, se Monti non rimane, a partire dal minuto zero della nascita del nuovo governo post elettorale, "i mercati ci puniranno" perché "non saremo credibili". Ora, se c'è una cosa su cui si può parzialmente essere d'accordo con Berlusconi circa la modalità della fine del suo governo, è che esso non ha ricevuto una sfiducia formale dalla propria maggioranza e che, anche se i numeri erano ormai risicati, non era presente in Parlamento una forza politica alternativa di consistenza superiore. Detto pure che la ex maggioranza è di fatto morta con l'uscita dei deputati finiani che hanno formato lo sfortunato gruppo di Futuro e libertà, e che Berlusconi è campato ancora un anno solo grazie allo shopping tra le file dell'opposizione per procurarsi parlamentari sostitutivi dei precedenti, le cose stanno, incredibilmente, proprio così: quella cosa formata da PDL , Lega Nord e frattaglie sparse, era l'unica entità che in un modo o nell'altro poteva racimolare numeri formalmente sufficienti per governare. L'impennata dello spread ha avuto l'effetto deflagrante di far precipitare un equilibrio già precario, con l'imposizione successiva del governo tecnico. Per quanto io non potessi più vedermi la Gelmini alla Pubblica Istruzione e sentirmi Tremonti cianciare di cultura che non dà da mangiare e panini alla Divina Commedia, non posso non ammettere che i mercati finanziari hanno sancito la svolta politica in un Paese democratico. L'ex governo aveva sicuramente i giorni contati e però la spina gli è stata staccata non dalla politica , ma dall'economia. E adesso, a ridosso di una nuova tornata elettorale, si torna a parlare di fiducia dei mercati che verrà meno, quindi ci vorrà un Monti- bis. Grazie, no. O almeno, non diamo per inevitabile lo scenario. Politici di peso non paiono esserci in giro, non lo nego. Vediamo però se i partiti sapranno fare pulizia al loro interno e attingere alla società civile per candidare finalmente persone sane di mente e sufficientemente disinteressate da subordinare le proprie convenienze al bene comune. Guai però ad aspettare "il verdetto dei mercati" come se esso fosse il veritiero termometro della validità di una compagine governativa: i mercati, e gli speculatori che vi agiscono nell'ombra, non hanno di mira altro che il profitto, in nome del quale si può distorcere a colpi di spread il clima politico di una nazione affinché gli indici delle borse vadano dove li si vuole mandare. Non si può davvero vivere sotto il ricatto continuo del mercato finanziario, delle sue bolle speculative, dei suoi valori puramente nominali sganciati dalla produzione concreta, dei suoi giochini di scatole cinesi e algoritmi che sfuggono al controllo dei loro stessi creatori. Vince Obama le elezioni USA, bum, tutti i mercati giù. C'è una spiegazione almeno razionale? No, solo speculazioni per muovere capitali ed intimorire i politici. L'unione europea prende provvedimenti anti-crisi e i mercati crollano: forse perché è nella crisi che si può manovrare meglio? Un governo democratico non può aspettare di essere legittimato dai mercati, perlomeno non da questi mercati speculativi. La politica deve rivendicare l'autonomia della propria dignità.
Temo invece che politica ed economia siano giunte al divorzio ideologico, ma alla schiavitù effettiva: l'economia è ormai piegata alla pura specualzione finanziaria e quindi persegue il bene di pochi, laddove la politica dovrebbe in linea di principio servire tutti; di fatto, oggi la dittatura dei mercati, dittatura non basata sui beni effettivamente prodotti, ma sulla fuffa speculativa che si monta a colpi di scommesse sulla produzione presunta, va sostuendosi all'azione politica genuina. Chi scrive (Spocchia compresa) non ha mai condiviso le idee della sinistra, specie quella italiana, e ha sempre pensato che nel capitalismo potesse, anche a prezzo di errori e imperfezioni, prevalere il volto umano, ovvero il fatto che, per quanto uno produca e investa in primis per il proprio utile, alla lunga i benefici del mercato e della concorrenza ricadranno su tutti. Mi vedo smentito, addirittura vedo governi che cadono e sorgono col beneplacito dei mercati. Ammetto un certo disorientamento. Non escludo ritorni a tempi di autentica equipollenza di politica ed economia. Per ora osservo e prendo nota. Con poco celabile amarezza.










