Motto


"Chi scende, non sale; chi sale, non zucchero; chi scende, zucchero".



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giovedì 7 maggio 2015

UGF 03X05: "Voglio che almeno tu mi credi".

E così, il latino una volta, il congiuntivo un'altra, la nostra fiction-guida assassina i fondamentali della nostra stessa lingua madre, facendo peraltro pronunciare ai personaggi una serie di parolacce che francamente non ricordavamo così numerose in precedenza e francamente non ci paiono contribuire in nulla alla pretesa di realismo dei dialoghi e delle situazioni. Ma tant'è, schiattato il Capofamiglia, i familiari, dopo 29 giorni (29, eh? Non 30 né 28, per carità...) riprendono il loro niente, tra piccoli rancori e cazzimme assortite.

Quanti episodi ancora? Sei sicura...?

1) Sorde seduzioni: Gradisca fa capire all'allampanato ingenuo che si è rotta dei ristorantini etnici, e del karaoke con Chariot di Betty Curtis e che sarebbe il caso di passare al piatto forte. E lui non capisce. Allora lei inizia a fare le fusa; e lui non capisce. Alla fine gli si spalma addosso; e le zone australi di lui capiscono. Eccoli dunque a casa di lui, "la mia cameretta è a 5 metri...", ma lei non se ne dà per inteso e apre bottega già sul tavolino d'ingresso, cosa che convince definitivamente anche le zone boreali di lui a concedersi a piaceri proibiti. L'ingenuità della sequenza è tale che, men che mai eccitarsi, si fa fatica addirittura a ridere, se non ad avere pietà di cotanta goffaggine a 15 anni da Sex and the city.

"Dov'eri quella sera?" "Sai tenere un segreto?" "Sì" "Anch'io, come vedi"

2) Torde seduzioni: Calimero, 29 (29, eh?, attenzione...) giorni dopo essere rimasto orfano di padre, con cui peraltro non ci si era lasciati proprio benissimo, si mostra impegnato in una relazione peccaminosissima con una tizia a caso che occupa i suoi pomeriggi andando ad ascoltare l'autoradio sotto i cavalcavia della Brianza. Ed ecco che, senza sapere nulla l'uno dell'altra, nemmeno i nomi, i due gabbianelli in attesa di volare volano sui sedili non ribaltabili della comodissima Alfa Romeo di lui, che pare aver ritrovato i corpi cavernosi di sempre. Peccato, scopriamo poi, che la tizia misteriosa sia compagna dello psicologo di Calimero, il quale psicologo prende atto della rinnovata primavera testicolare dell'assistito, senza manco immaginare dove vada a finire il polline. Verosimilissima casualità...

Allora, la parte dell'uomo- sandwich la fa Niccolò...

3) Balorde seduzioni: Reggianino, che al contrario dello zio/fratello tiene ben chiusi a chiave i ninnoli pregiati, riceve in eredità dal defunto nonno un'antica edizione dei Sonetti di Shakespeare, ma guarda il caso, uno dei rari casi di liriche d'amore omosessuale della storia (tralasciando l'identità del fair friend, se era il visconte o il granduca o qualcuno degli amichetti di Will nostro). Detto pure che il Capofamiglia non immaginava di schiattare così all'improvviso, si può dire che ci abbia visto lungo. Il patrimonio di spunti viene tuttavia vanificato da una fobia con delirio di interpretazione che fa vedere a Niccolò pericoli ovunque. Nonostante la cravatta rossa ereditata dal nonno, evidente simbolo fallico dai poteri sciamanici in grado di evocare le più remote energie delle viscere della terra e non solo, baby Reggiani non crede che con Mattia possa quagliare, si è mai visto uno che, per provarci con te, ti propone di venire in piscina assieme uno di questi giorni, magari ti lascio il mio cellulare così mi avvisi? Non sarà un approccio, questo? No???? Beh, per Niccolò no. E' Mattia che vuole celiarsi di lui, nonostante sia fidanzato. L'etero che gioca al gay. Boh. E così le occasioni per Reggianino vanno tramontando una ad una.   

La ceretta? Non ti basta 'sto stacco de mascella?
4) Ingorde seduzioni: Jamal aggranca più e più volte Valentina, laddove il nerd si consola con la miniGradisca. Un tira e molla di musi, faccette, congiuntivi saltati, bugie assortite che fa sembrare uno splatter Il tempo delle mele.

5) Momento Giocafiabe: Morelli porta Rocca nella stanza degli scarti di fabbrica a sprimacciar cuscini per dimenticare il colloquio con Edo, che ha comunicato intenzioni divorziste per consentire a Chiara di continuare a cavalcare l'onda con Raoul. Così, tra svolazzi di piume degni della celeberrima fiaba, la nostra azzimata moglie del defunto che torna sempre in vita, quindi una perfetta vedova- non vedova, tenta di dimenticare il fatto di essere la prova vivente della veridicità del paradosso del Gatto di Schroedinger.

5) Momento appealing: Raoul vede Jamal pregare e dice di invidiarlo, Jamal replica che non tutti i musulmani sono integralisti, lui, per dire, ha una cugina che va all'università. E così le remote origini ideologiche leghiste della fiction sono sepolte foreverandever.  

5)  Resta il testamento di Ernesto, che alla fine premia l'ex Brooke Logan di casa, che si cucca il 25% delle azioni solo per aver tirato fuori un portaombrelli ergonomico con la stampante 3D. Ah, però. Resta la raffreddata Fehlbehrbauhm, che per fortuna schioda a metà puntata, non dopo averci regalato siparietti con Calimero che renderebbero trasgressivi i dialoghi tra Satomi e Marika (minuto 11.21). Resta Nora che dichiara odio eterno a Edo (ma scusa, lui le ha combinate lui le ha risolte, non vale più il principio della redenzione? Ma se la sono letta la Fabula Aristaei, questi?)

6) Resta, signori miei, che quest'anno UGF fa venire un latte alle ginocchia tale da farci rimpiangere Primi Baci. Il che è tutto dire. 

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