Motto


"Chi scende, non sale; chi sale, non zucchero; chi scende, zucchero".



Per scaricare il poliziesco pentadimensionale I delitti di casa Sommersmith, andate qui!!!

domenica 18 novembre 2012

Rispondere è cortesia.....

"Eggregio signor Eligio De Marinis, siamo un gruppo di fans dei bellixximi e bravixximi OnE DiRreCtioN  che abbiamo letto la tua recensione alla loro esibizione al Festival di Sanremo  e ci teniamo a dirti che non siamo contente di come li hai giudicati. Secondo me tu non hai capito un caxxo e hai sparato parole tanto per, e poi sempre con questa cosa dei bimbominkia, ma cosa ne sai tu se io mi diverto con la loro musica e loro mi fanno sognare? E poi volevo precisarti di non dire che Louis Tomlinson è un marinaretto, perché è TRP figoooooooooooo!!!!!!! e anche quella cosa del macho, a me hanno detto quelle che sono tornate dall’Irlanda che erano là vederli che lui haveva la fidanzata. Non puoi dire che ho scritto come le bimbeminkia perché non sto usando abbreviazzioni. Insomma, tu hai scritto quelle cose perché sei invidioso e ti fai aiutare a scriverle da quella tua amica che si chiama Spocchia, ma tanto a te fuori dalla tua Cecoslovacchia non ti conosce nessuno (cmq complimenti per come scrivi in italiano). Adesso vado, ma se vuoi renderti conto di quanto sono fighi guardati il video clip di One THing sul tubo e poi fammi sapere.
Ciao. :P:P:P:P:P:P:P
Kiky 98 (Harry, 6 mitico T amoooooooooooooOOOOOOOOOOOOOO!!!!!!!!!!!!:::::)))))"


Potevamo esimerci?

In effetti la nostra ricerca della Verità Assoluta, cui ci dedichiamo indefessamente da quando abbiamo passato l’età dei calzoni corti, non può prescindere dalla comprensione approfondita del fenomeno di questi qui. Credo però che il video di OneThing gentilmente segnalatoci possa svelare ulteriori aspetti della cosa, ma soprattutto è importante considerare come esso ci metta in comunicazione con le più profonde radici storiche del bimbominkismo.Ma cominciamo l’analisi (il video si vede qui)
Inizio videoclip: solito attacco da villaggio dei Puffi. I ragazzi sono vestiti come maggiordomi ad una Cresima, ma almeno, grazie ad un’abbinata cromatica meno delittuosa di quella di Sanremo, le nostre venerande rètine sono salve.
Minuto 0.05: inizia ancora Catechista Mancato. Raffinatissima la disposizione a pentagono, l’unica che sono capaci di assumere, a questo punto. Sawio Badilato, in posa superbulla, ha una incredibile faccia da schiaffi e non aspetta altro che qualcuno gli tiri la torta. Venditore di tappeti e Biondo Insulso si guardano inutilmente, mentre Marinaretto Macho, pardon, Louis Tomlinson (che cognome da Hobbit....) esibisce un paio di bretelline veramente pucciose.
Minuto 0.11: gulp! Dopo un primo piano su Catechista, che ne svela la bocca storta, il montatore del video deve aver bevuto 12 vodke, poiché si passa ad una scena assurda coi cinque che camminano abbracciati muovendosi idiotamente.
Minuto 0.20: dopo un nuovo, angosciante, primo piano su Catechista, subentra Sawio Badilato, prima in posizione da cretinetto, poi in primo piano con la bocca sempre più larga. Da 0.24 a 0.27 la follia torna sovrana: altro flashback di loro che giocano coi palloni salterini e le macchine a pedali. Tipica regressione infantile pro bimbominkibus. Si torna con 0.28 a Sawio Badilato, le cui labbra a succhiotto spolperebbero un tirannosauro vivo. Da notare i sorrisi da acquagym di Catechista e Louis sullo sfondo, sfocati dal primo piano del loro complice. Da 0.30 a 0.35 è di nuovo Dadaismo, tutti sulle biciclettine. Bisogna dire che la serie di rimandi onirici al mondo dell’infanzia è notevole.
Sì, ecco, sparateci qui....


Minuto 0.36: ecco Venditore che ci delizia fino al ritornello, con inserto metanarrativo a 0.42-0.43 per mostrarci loro che giocano a inseguirsi tra sculture postmoderne non definibili.
Minuto 0.44. la svolta. I ragazzi salgono su un autobus scoperto e dal villaggio dei Puffi vanno direttamente a Londra, urlando il ritornello per via. Ed è tutto un tenersi spalla a spalla, guardando il futuro con occhi fiduciosi che il fenomeno bimbominkia darà sempre da mangiare alle boyband. A naso, il più inquadrato è Sawio Badilato, il che dimostra che il ranocchio dalla bocca larga tira bene in tutto l’Occidente. Sawio Badilato, che peraltro. a 0.48, fa per aprire l’ombrello anche se non piove.
Minuto 1.04- 1.05: eccoci giunti a Camelot, cioè sul Tamigi. Una folla plaudente ed ubriaca di femmine multietà attende l’arrivo del Simpatico Quintetto, il quale si degna di scendere dalla carrozza a 1.12: casualmente erano già pronti i microfoni, ma soprattutto la chitarra per Biondo Insulso.Si passa dunque alla seconda macrosequenza del video, grondante originalità: balla balla, battimani battimani, foto con i cellulari delle fan, il tutto in un perfetto clima da ultimo giorno del grest. Peraltro fatichiamo a convincerci che ragazzi così... come dire... piccini abbiano delle fan ultraquarantenni come quelle del video: forse costoro sono state ingaggiate con l'inganno, tipo: “Cercasi figuranti per il nuovo video dei Take That”... Oppure sono le numerose cugine. Tant'è...
Ahò, Machittevòle????


Minuto 1.16-1.17: Biondo Insulso improvvisa un pezzo alla chitarra sotto gli sguardi perlomeno perplessi di Louis e Venditore che sembrano chiedersi: “Ma questo scemo per finta è davvero nostro compagno?”. Lo strazio continua a 1.20- 1.21 allorché Biondo si produce nel Ballo dell'Intestino imbarazzato, coreografia secondo noi sconosciuta persino a Garrison. Frattanto, giusto per omaggiare la globalizzazione, Catechista si fa fotografare con una lattaia olandese e Venditore con una musulmana.
Minuto 1.23 – 1.24: momento “Sigla di Bim Bum Bam anni '80”: Biondo Insulso tenta di far concorrenza a Sawio Badilato allargando a voragine la boccuccia per dire: “All day and all night”, ma il bello è che da sotto spunta la testolotta di Venditore che ci ricorda Uan quando interagiva con Paolo Bonolis. Impressione confermata dalla svolta maschiaccia di 1.31- 1.32, allorché, mentre Louis canta il suo pezzetto, Venditore gli si struscia guanciotta contro guanciotta (notare peraltro che Louis sembra dire: “Ma gioia, qui davanti a tutti....?"). E ancora l'interazione Uan- Bonolis ritorna alle nostre menti...
Ah, non sei tu che guida?- No, pensavo fossi tu....!!!


Ma il secondo inciso incalza: nella prima metà è tutto un frullare di saluti, baci, balli con fans prossime alla menopausa (1.46- 1.47), mentre altre (sempre 1.47, un fotogramma prima) sembrano appena essersi liberate da un brufolo sotto il piede. Si accenna però alla ripresa del viaggio di questi qui, che infatti riprende, ormai calata la sera, nella seconda metà, in una Londra luminosa e ombreggiata (ah, Westminster... ah, il Big Ben...), ma sempre popolata da femmine che girovagano per via, mentre altre sono rimaste in piazza, attendendo invano che Louis e soci ritornino e intanto salutano a caso la telecamera.E' però l'intermezzo melodico tra il secondo inciso e il finale a rivelarci il messaggio allegorico del video: mentre i Cinque Simpaticoni gridano “Oo-oooo-oooohhh” in mezzo al buio, nuovo inserto fotogrammico (a 2.20) di loro sulla scalinata di inizio video, intenti ad accennare una ridicola coreografia passo- passo braccio-braccio della cui ridicolaggine essi stessi si mostrano consci, guardandosi come tra idioti. Ecco la sottigliezza: voi Nativi Digitali siete in tal modo avvisati che la New Era delle Boyband prescinde da tutto l'armamentario coreografico cui Menudo, Pasadena, Take That et similia ci abituarono. Roba d'altri tempi, ridicola in fondo, visto che se uno canta mica ha bisogno pure di ballare per far arrivare la canzone. E' di fatto la sconfessione di tutta una linea artistica che ci siamo portati dietro per 25 anni. No, ci stanno dicendo questi giovani profeti del Bimbominkismo, oggi la progettualità è bandita, tutto dev'essere improvvisato e random, come i nostri videoclip. A conferma di ciò, il nuovo e più inquietante messaggio, il cui protagonista non poteva che essere Sawio Badilato: a 2.25 ecco comparire sul marciapiede l'oggetto più ovvio, un divano di pelle rossa, con a fianco tavolinetto ed abat-jour. E mentre Sawio Badilato ripete: “You've got that one thing”, puffete, lo troviamo disteso sul divano, in posa da soubrette e col solito sorrisino scemo, addosso a Venditore, Biondo Insulso e Catechista che invece sono seduti normalmente. Tipica situazione da momento-ciucca delle feste del liceo a casa del compagno benestante. Superfluo è domandarsi cosa ci faccia un divano per strada in pieno centro a London, e sopratutto cosa c'entri col resto del video. Tutto riposa evidentemente nei traumi d'infanzia del regista.
"Sacrifichiamolo a Manitù, coraggio!". "No, non qui, pietàhhhhh"


Il video scivola poi in ripetute sequenze notturne di loro in mezzo alla folla o sull'autobus, salvo una nuova scena-divano, stavolta con loro che sbucano da dietro il mobile facendo “Bau, sorpresa!” non si sa a chi, fatto sta che una canzone dal testo che farebbe crepare d'invidia il miglior John Donne (Get out get out of my mind – come on come into my life) si chiude sulla faccia di Sawio Badilato.
Che dire? Beh, se il sottoscritto “e la sua amica Spocchia” dovessero giudicare sulla base di parametri, diciamo, anni '80 -'90, dovrebbero parlare di un ritorno alle origini, specialmente pensando ai primi videoclip di MTV, così deliziosamente artigianali e sopratutto privi di qualsiasi contenuto che non fosse una serie di immagini vagamente connesse tra loro, spesso usate come riempitivo giusto per arrivare alla fine della canzone (esempio, oppure, ma anche; s'intende che l'elenco sarebbe mostruoso ed infinito) . Ma siamo nella Bimbominkias' Era, ed ecco che tutto si fa zapping, collazione di frammentini d'immagini della durata di un secondo, richiami continui alla stupidera fanciullesca e pre-adolescenziale come regola di vita, inverosimile successo di bambocci che seducono le loro zie  (Gesù, una puntata di Amici?). E' però tutto in linea con l'esaltazione della giovinezza prolungata tipica dei nostri sciagurati giorni (voce dal fondo della sala: “E i professori trentacinquenni su Facebook, allora?” - Beh, i Romani hanno sconfitto Annibale portandogli la guerra in casa....). Non è un caso quell'analogia da noi spocchiosamente notata tra il video degli OD e le sigle di Bim Bum Bam e Ciao Ciao: se quelle avevano un tot di umile sciocchezzeria dovuta al fatto che si trattava poi di sigle di contenitori di cartoni animati, qui la cornice del contenitore si è fatta contenuto. Come la fanciulllezza è l'involucro della maturità dal quale un giorno o l'altro ci si deve svestire, così uno di noi giovanetti d'allora metteva su Italia Uno mica per sentire la sigla di BBB, ma per Holly e Benji. Oggi invece il messaggio è: “Nativi Digitali, fate come se la vita fosse una perenne sigla d'apertura. Non entrate mai nel pieno del programma, evitate le cose serie, la piacevolezza è nella leggerezza”, come quella del tutto sconsiderata che il video di One Thing evoca in quelle inconsulte immagini iniziali di macchinette e palloni, più ovviamente i sorrisi di Sawio Badilato che meriterebbero il cannonneggiamento. Il tempo deve fermarsi a quegli anni lì, sempre per la questione del migliore controllo delle masse sciocche, che scioccamente amano farsi controllare. Grazie e arrivederci.
P.S.: comunque, sfruttando le ambiguità semantiche della lingua inglese che non distingue i generi, si può affermare che a Louis Marinaretto piace quell'unico coso lì.
P.P.S.: comunque, se questi qui sono bambolotti dell'asilo, questi altri sono un feto al quinto mese, ma questi altri ancora hanno subito violenza da piccoli.

Cronache di Scholè. Capitolo 1. La calata di Battiferro.


Erano giorni di Agosto. Non percepivamo ancora l'aria pungente delle foglie d'autunno, eppure certo rosseggiare di alcuni bordi delle foglie del melograno già ci rimembrava ciò che sarebbe venuto. L'ultima estate prima della fine. Nulla sarebbe rimasto lo stesso, se i Cancelli di Moccia si fossero aperti.
Così fu.
Sulle prime non ci parve di udire niente. L'aria restava sospesa sopra il lago, una nebbia violacea inguantava le rupi a picco sull'acqua.
Un tremolio delle onde, anomalo rispetto alla loro direzione presunta, ci mise in allarme. Il suolo emise un gemito sottile, ma tangibilmente tagliente. Guardammo al centro del lago, là dove l'Antica Profezia diceva si sarebbe manifestato il Primo Esodo dalla Dimensione Perduta. Non capivamo come potesse esodare ciò che non c'era più, ma la saggezza degli antichi era fuori discussione. C'era poi un altro capitolo della profezia medesima che ci aveva sempre lasciato perplessi: l'accenno alla stirpe dei Battiferro, i quali sarebbero giunti insieme agli altri popoli della Dimensione Perduta per insegnare la nuova Verità. "I fogli saranno cartocci di topazio sbriciolato sotto il piede adunco del Battiferro", recitava l'ultimo versetto della profezia. Stavo appunto rileggendo queste oscure parole, quand'ecco che l'acqua del lago si sollevò, mentre la nebbia svanì d'un colpo, rastrellata via da una specie di artiglio di calore che proveniva da una inarcatura bluastra che era sorta dal fondo delle acque. L'inarcatura assunse rapidamente la sembianza di un ritaglio quadrato sospeso nell'aria, quindi i suoi lati fecero convergenza fino a formare un triangolo, intorno al quale guizzava una fiamma di vento rossiccio. Cupi boati stordirono le rupi plurisecolari che cingevano il lago, fino al punto che temetti di vedersi accartocciare quelle inespugnabili pareti.
Il triangolo si allargò fino a toccare coi suoi vertici inferiori le sponde opposte del lago. La sua superficie ondeggiava, come avessi davanti uno stagno verticale. Il terrore si impadronì dei miei compagni, i quali, presi da infantile reazione, cominciarono e gettare contro la superficie triangolare qualsiasi cosa avessero sottomano: sassi, pezzi di legno, persino le proprie spade. Tutti gli oggetti, appena sfioravano quella sprezzante ondulazione, venivano scaraventati verso l'alto e restavano sospesi a mezz'aria sopra il vertice superiore.
Poi, il lampo. Non so dire di che colore fosse. So solo che restai accecato per almeno un minuto. Fu dunque doppio o triplo il terrore che mi cinse, poiché, cieco ed indifeso, sentivo montare davanti e a fianco a me una marea di corpi, di urla, di  clangori la cui provenienza non poteva essere umana. Perlomeno, non di quel tipo di umanità che avremmo definito abituale. Passi attutiti dal muschio delle rive, grugniti pestilenziali, superfici ispide di mantelli immondi [H.P. Lovecraft, we'll always miss you....] , le prime avvisaglie di uno scontro, poi la rissa e gli schizzi di fango e sangue che iniziarono a lordarmi il viso.
Forse, ripensandoci, il mio accecamento durò più di un minuto: non potrei altrimenti spiegarmi il fatto che, ripresa lentamente la facoltà di vedere le cose, l'ambiente giallognolo attorno a me corrispondesse ad un campo di battaglia tappezzato di cadaveri. Quando riacquistai tutto lo spettro dei colori, mi accorsi che quelli non erano corpi, ma solo armature; i cadaveri erano tutti spiaccicati contro le pareti di roccia a picco sul lago, come se fossero stati spremuti fuori dalle corazze. Io solo ero stato riparmiato dalla carneficina. E fu allora che le mie facoltà sensoriali completarono il loro reindirizzamento e compresi di avere intorno a me gli esseri fuoriusciti dal Cancello dimensionale.
Non potrei mai fornire una descrizione esaustiva della sconfinata varietà di creature che mi circondava, guardandomi con una curiosità a dir poco scimmiesca. I loro respiri erano ancora affannosi, segno che i miei compagni, prima di cedere alla forza misteriosa ma oggettivamente soverchiante di queste anomale truppe d'assalto, avevano venduto cara la pelle. Un piccolo uomo-ratto (o qualcosa del genere) mi si avvicinò e mi squadrò da sotto in su, poi si allontanò sputacchiando al suolo vicino al mio stivale. Era vestito con una cotta di maglia azzurrognola fatta di scaglie di pino trapuntate di uno strano metallo, che però poteva anche essere un tessuto. Forse temendo una mia reazione, l'uomo-ratto saltò in groppa ad un suo, diciamo così, amico, un bipede dotato di quattro appendici tentacolari che si innestavano sulla schiena e che fungevano più o meno da braccia. Da lassù, chè l'uomo-piovra in questione era alto circa due metri e mezzo, lo sputacchiatore  mi guardava con aria provocatoria e trionfante; se anche il suo ospite mi guardasse non posso dire, poiché la testa di costui era di un violetto traslucido che non permetteva di distinguere la presenza di occhi là dove uno se lo sarebbe aspettato. Nemmeno direi fosse protetto da armatura, poiché mi pareva di vederlo piuttosto circondato da una pellicola arancio agitata da sfumature acquose che a intermittenza biancheggiavano.
Il silenzio del campo di strage, appena appena increspato dai cigolii che venivano emessi dalle multiformi fauci che mi circondavano, fu ad un certo punto rotto da una specie di barrito, che in realtà, come mi avvidi poi, era il rumore del Cancello dimensionale che si chiudeva, non dopo aver eruttato fuori da sé l'ultima, indicibile creatura: Battiferro.
Non ebbi dubbi nel capire che era il Battiferro della profezia: l'occhio azzurro era l'unico elemento del  volto che si poteva notare, essendo il volto medesimo serrato entro un elmo nerissimo, a forma di artiglio d'aquila, con protuberanze inquietanti all'altezza delle orecchie e della nuca, oltre a una specie di griglia protettiva per la bocca. Il corpo era ricoperto da una sottilissima tela di ferro dipinto di rosso, sorta di seconda pelle alla vista fragilissima, ma di robustezza inconcepibile, se è vero che un masso, staccatosi proprio in quel momento dalla parete della montagna, si disintegrò in miriadi di schegge al contatto con la schiena di Battiferro.
Rispetto al resto di quella masnada solo formalmente umanoide, Battiferro mi pareva un essere umano come me, ovvero l'unica cosa lì in mezzo che si staccasse da un vago antropomorfismo per avvicinarsi ai nostri  criteri di classificazione degli enti biologici. Non era altissimo, ma neppure basso, la struttura fisica poteva paragonarsi a quella di uno dei nostri soldati. Eppure, la sua apparente normatività fenomenologica mi spaventava più delle forme disumanoidi degli altri, poiché da essa spirava l'aria gelida delle costellazioni collassate, l'intreccio di galassie che fagocitano i loro stessi pianeti. Battiferro aveva in sé tutto il peso di qualcosa che si era perduto per sempre. Il ferro della sua armatura non copriva solo il corpo, ma impediva allo spirito che animava le membra e scorreva nel cervello di lasciarsi decifrare. Avevo davanti una creatura che aveva deciso di  essere qualcos'altro. Mi chiedevo come avremmo comunicato. Strano, in effetti. Ero semplicemente circondato dai compagni con cui avevo condiviso tutto, e che ora erano ridotti in poltiglia, probabilmente avrei fatto la loro stessa fine, entro sera il nostro mondo avrebbe cessato di esistere, ma in quel preciso istante pensavo solo a come comunicare con Battiferro. Non mi era neppure chiaro se fosse lui il capo di tutto quell'orrore, anche perché gli altri esseri non mostravano nei suoi confronti né deferenza né sfida. Lo vedevo muoversi tra i resti dei miei commilitoni, osservandoli con attenzione. Si accucciò per tastare il fianco di uno dei cadaveri e strappò via la spada che vi era appesa, quindi la appoggiò all'avambraccio: con una strana luminesecenza, la spada si dissolse ed entrò per così dire a far parte del resto dell'armatura. Battiferro nutriva la sua armatura col metallo delle armi nemiche.
Ad un tratto, i miei occhi e i suoi si incrociarono. Colsi un lampo d'odio, cui però pareva mischiarsi anche una strana pietà, ma non per me. Sentii un freddo gelo di solitudine spirare da quel volto invisibile. Fu un attimo: le pupille di Battiferro si accesero di subitaneo piacere quando attorno a lui comparvero i suoi compagni, voglio dire esseri della sua stessa foggia, i cui elmi variavano solo episodicamente la fattura, mentre le armature erano identiche.  Non era più solo. E allora mi parlò.
(  1- continua)

sabato 10 novembre 2012

Perché diciamo di no a un Monti-bis (appunti di perduto sentimento democratico -1).

Dice: "Neo blogger sfigatello da 400 visite al mese, mo' tte metti pure a pontifica'  saha politica? Ma statte coi tuoi Bimbominkia e la tua scuola!".
Sì, però, considerando che nella blogosfera chiunque dice la sua, specie su ciò di cui nulla sa, io e la mia Spocchia, che un occhio, magari non sempre attento, alla politica l'abbiamo pure gettato fin da prima di Tangentopoli, qualche voce in capitolo pensiamo pure di averla. Cioè, visto ciò che gira in giro....
Ma insomma, si dirà, che c'azzecca la politica in un blog leggero e anonimo? Perché Internet è la nuova agorà, la piazza virtuale dove chiunque ha diritto di parola. Ad Atene nel V secolo a.C., del resto, andar per ekklesìe e tribunali era un'attività  eccitantissima e coinvolgente assai. Oggi, con una democrazia appena più presentabile di quella ateniese, ma solo perché abbiamo abolito la schiavitù e concesso il suffragio universale, dobbiamo sentirci in dovere di esprimerci, anche perché, nell'infuocato ciangottìo delle opinioni in rete, sono convinto che quelle  migliori possano conflagrare reciprocamente per dare luogo a vere idee. Idealista? Vabbe'.....
Dunquizzando: è noto che da un anno l'Italia è guidata da un governo tecnico, formato cioé da un premier (e da ministri) la cui carattersitca è l'estraneità alla politica, gente non direttamente eletta dal popolo, ma chiamata per risolvere una situazione di emergenza mostruosa alla quale il governo politico di Berlusconi non aveva saputo porre rimedio. Prescindo in questa sede da un giudizio sull'ex premier e mi occupo delle circostanze minute della sua caduta: il problema era rappresentato principalmente da una gravissima impasse in politica economica, con settori della ex maggioranza che  mettevano veti su veti a provvedimenti ritenuti invece necessari per evitare al nostro Paese di fare la fine della Grecia (riforma delle pensioni, e.g.). Di qui la sfiducia crescente dei mercati, nei quali abili speculatori hanno inzuppato il pane per portare vicino alla soglia di guardia lo spread, dicasi questo mai prima di allora conosciuto differenziale tra il rendimento garantito dai titoli di stato italiani in paragone con quelli dell'economia trainante d'Europa, ovvero la Germania. Maggior spread = maggior salasso delle finanze pubbliche italiane nel dover pagare gli  interessi dei titoli sottoscritti dagli investitori. Orizzonte prossimo venturo: fallimento dello Stato, come una fabbrichetta qualsiasi.
Ma il Presidente Napolitano, sloggiato Berlusconi, ha chiamato Mario Monti,  dopo averlo nominato senatore a vita, quindi gli ha messo in mano il giocattolino esplosivo del governo tecnico per salvarci dal naufragio. Cosa fatta, parrebbe, dopo un anno. I politici che siedono con vario grado di figuraccia in Parlamento,costretti a formare una maggioranza alla buona che garantisse a Monti i voti per far passare i vari provvedimenti, si sono rassegnati ad un ruolo di subalternità a gente che non ha ricevuto il mandato popolare. Se la sono pure un po' cercata, viene da dire. Tremo però all'idea , ventilata con insistenza pure da gente di  Parlamento, che la positiva esperienza del governo tecnico vada ripetuta ANCHE dopo le prossime elezioni di primavera.
Anzitutto, dobbiamo metterci d'accordo sul concetto di positività: se esso indica il fatto che una compagine governativa ha potuto sviluppare i punti del proprio programma senza temere (o quasi) imboscate dalla sua stessa maggioranza, allora certo il  governo Monti ha goduto di una parentesi a dir poco eccezionale. Ma è questa eccezionalità a non andar bene: è tutta italiana la situazione di governi che, appena eletti o poco dopo, sono costretti a passare la loro esistenza a sopravvivere, barcamenandosi tra compromessi che evitino i sabotaggi da parte della maggioranza che li sostiene. Purtroppo questa è stata la regola di pressoché tutti i governi della Prima e Seconda Repubblica, morti dopo estenuanti periodi di navigazioni a vista. Oggi si plaude a un governo che ha potuto agire nell'emergenza, augurandosi di fatto che esso resti dov'è NONOSTANTE NUOVE ELEZIONI, perché il profilo tecnico-emergenziale ne garantirebbe la durata. Insomma, c'è chi, pur essendo politico di professione, si augura una sorta di supplenza senza termine della politica secondo un patto strutturale allucinante: un Parlamento eletto dal popolo che sostiene un governo che viene da altrove. Come dire: i voti per sostenerti li mettiamo noi, la faccia per ricevere gli insulti del Paese la metti tu; noi ti garantiamo il sostegno, perché un governo formato da politici nascerebbe già morto, in cambio tu fai tutto quello che noi non riusciremmo a fare perché tu puoi sbattere in faccia al Paese la scusa dell'emergenza. Questa è semplicemente la morte della democrazia rappresentativa, un attestato di infantilismo scioccante da quanto è candidamente propugnato da gente che nemmeno si rende conto della propria ridicolaggine. Chi è eletto DEVE governare, sennò non si candida. La supplenza politica è una contraddizione in termini.
Dicono poi che, se Monti non rimane, a partire dal minuto zero della nascita del nuovo governo post elettorale, "i mercati ci puniranno" perché "non saremo credibili". Ora, se c'è una cosa su cui si può parzialmente essere d'accordo con Berlusconi circa la modalità della fine del suo governo, è che esso  non ha ricevuto una sfiducia formale dalla propria maggioranza e che, anche se i numeri erano ormai risicati, non era presente in Parlamento una forza politica alternativa di consistenza superiore. Detto pure che la ex maggioranza è di fatto morta con l'uscita dei deputati finiani che hanno formato lo sfortunato gruppo di Futuro e libertà, e che Berlusconi è campato ancora un anno solo grazie allo shopping tra le file dell'opposizione per procurarsi parlamentari sostitutivi dei precedenti,  le cose stanno, incredibilmente, proprio così: quella cosa formata da PDL , Lega Nord e frattaglie sparse, era l'unica entità che in un modo o nell'altro poteva racimolare numeri formalmente sufficienti per governare. L'impennata dello spread ha avuto l'effetto deflagrante di far precipitare un equilibrio già precario, con l'imposizione successiva del governo tecnico. Per quanto io non potessi più vedermi la Gelmini alla Pubblica Istruzione e sentirmi Tremonti cianciare di cultura che non dà da mangiare e panini alla Divina Commedia, non posso non ammettere che i mercati finanziari hanno sancito la svolta politica in un Paese democratico. L'ex governo aveva sicuramente i giorni contati e però la spina gli è stata staccata non dalla politica , ma dall'economia. E adesso, a ridosso di una nuova tornata elettorale, si torna a parlare di fiducia dei mercati che verrà meno, quindi ci vorrà un Monti- bis. Grazie, no. O almeno, non diamo per inevitabile lo scenario. Politici di peso non paiono esserci in giro, non lo nego. Vediamo però se i partiti sapranno fare pulizia al loro interno e attingere alla società civile per candidare finalmente persone sane di mente e sufficientemente disinteressate da subordinare le proprie convenienze al bene comune. Guai però ad aspettare "il verdetto dei mercati" come se esso fosse il veritiero termometro della validità di una compagine governativa: i mercati, e gli speculatori che vi agiscono nell'ombra, non hanno di mira altro che il profitto, in nome del quale si può distorcere a colpi di spread il clima politico di una nazione affinché gli indici delle borse vadano dove li si vuole mandare. Non si può davvero vivere sotto il ricatto continuo del mercato finanziario, delle sue bolle speculative, dei suoi valori puramente nominali sganciati dalla produzione concreta, dei suoi giochini di scatole cinesi e algoritmi che sfuggono al controllo dei loro stessi creatori. Vince Obama le elezioni USA, bum, tutti i mercati giù. C'è una spiegazione almeno razionale? No, solo speculazioni per muovere capitali ed intimorire i politici. L'unione europea prende provvedimenti anti-crisi e i mercati crollano: forse perché è nella crisi che si può manovrare meglio? Un governo democratico non può aspettare di essere legittimato dai mercati, perlomeno non da questi mercati speculativi. La politica deve rivendicare l'autonomia della propria dignità.
Temo invece che politica ed economia siano giunte al divorzio ideologico, ma alla schiavitù effettiva: l'economia è ormai piegata alla pura specualzione finanziaria e quindi persegue il bene di  pochi, laddove la politica dovrebbe in linea di principio servire tutti; di fatto, oggi  la dittatura dei mercati, dittatura non basata sui beni effettivamente prodotti, ma sulla fuffa speculativa che si monta a colpi di scommesse sulla produzione presunta, va sostuendosi all'azione politica genuina. Chi scrive (Spocchia compresa) non ha mai condiviso le idee della sinistra, specie quella italiana, e ha sempre pensato che nel capitalismo potesse, anche a prezzo di errori e imperfezioni, prevalere il volto umano, ovvero il fatto che, per quanto uno produca e investa in primis per il proprio utile, alla lunga i benefici del mercato e della concorrenza ricadranno su tutti. Mi vedo smentito, addirittura vedo governi che cadono e sorgono col beneplacito dei mercati. Ammetto un certo disorientamento. Non escludo ritorni a tempi di autentica equipollenza di politica ed economia.  Per ora osservo e prendo nota. Con poco celabile amarezza.

sabato 3 novembre 2012

Ritratti del bimbominkismo: One Direction, senso unico verso il nulla

Se i Take That rappresentano l'inizio di qualcosa che credevamo finito, ma che in effetti finito non è, visto che gli stessi si sono decongelati per tornare a cantare, ben altra temperie spirituale trasuda dalla nuova, frizzante boyband inglese di nome One Direction. Li abbiamo scoperti all'ultimo Festivàl di Sanremo, ospiti della quarta serata.
Ecco, fate del bene all'umanità...

Pare che costoro provengano dall'edizione inglese di X Factor, e all'epoca dei provini si siano presentati separatamente, per venire cassati, quindi si sarebbero uniti come i leoni di Voltron per formare un gruppo vocale e allora, magia, sono stati presi e sono arrivati terzi.Nulla di nuovo, se non che, invece di essere stati progettati a tavolino da una casa discografica, questi qui si sarebbero in certo modo “progettati da soli” con l’aiuto del loro giudice Simon Cowell (il gran capo di Xfactor, si sa...), per poi venire accalappiati dallo star system. Se è così, bisogna dire che sono stati dei geni (in verità, per noi è ancora tutta una montatura, è geneticamente impossibile che una boyband nasca da sé, comunque...).Ebbene, costoro ci offrono nuovo e più eccitante materiale per riflettere su dove va la cultura pop oggi. Analizzeremo pertanto, sulla scorta della più spietata filologia, la loro performance sanremese (video di riferimento qui).
Classe purissima & cristallina

1)  Minuto 0.23-0.24. Ma chi ssò ‘sti qua? Dunque, i nomi ci sfuggono, ma da sinistra a destra potete vedere: un venditore di tappeti; un tizio molto simile al noto punkettaro castelmellese Erik Sawio, però con la faccia allargata da un colpo di badile (lo chiameremo pertanto Sawio Badilato); un biondo insulso; un catechista mancato; un marinaretto molto macho. Da notare la perfetta coordinazione dei colori (bianco, rosso, blu, come la bandiera dello UK, che originali...) per cui ognuno dei tizi richiama cromaticamente gli altri. Che gli inglesi non sappiano vestirsi è noto, e tutte le boyband transitate a Sanremo sono lì a dimostrarlo, ma questi qui battono ogni record, anche se due di loro sono, ci dicono, irlandesi.
2)  Minuto 0.34. Parte la musica. L’attacco di "What makes you beautiful" richiama scandalosamente l’inizio di Tell me more del musical Grease, ma soprattutto quello della sigla  I Puffi sanno del 1989. Quando si dice “pescare un po’ dappertutto...”. A 0.37 Sawio Badilato guarda i compagni come faceva Mila Azuki prima della finale contro le Sunlight Players: grinta che trasuda da ogni poro.
3)  Minuto 0.41- 0.45. Parte la “coreografia”. Dunque, a differenza della tradizione, questi qui NON BALLANO mentre cantano (eppure a Xfactor UK qualcosina facevano...). Gulp. Tutto si riduce a una spavalda camminata in avanti con aria da Digimon bullo. Attacca il pezzo il Catechista Mancato, esibendo una discreta disinvoltura nei bassi. A 0.54, giusto per ravvivare la performance, costui comincia a dondolare freneticamente.
4)  Minuto 0.56. Tocca a Sawio Badilato, cui si dimenticano di accendere il microfono. Mentre il suddetto, facendo braccino avanti-braccino indietro, fatica a tirar fuori le note dal duodeno, il Catechista è preso da raptus mistico e, dimenticandosi di aver di fronte una platea di ottuagenari, urla :”C’mon Sanremo!!!”.
5)  Minuto 1.08. Comincia il primo Momento Difficile della Coreografia (d’ora in poi MDC): i cinque tizi si dispongono a ventaglio sul palco. La telecamera insegue Marinaretto Macho finito nell’ombra, mentre gli altri si sbracciano a caso. A 1.21 i cinque si riuniscono in un punto solo, proprio come i leoni di Voltron, dopodiché gesticolano in allegria, e soprattutto senza un minimo di coordinazione. I Take That al confronto erano un’avanguardia del Bolshoy, ed è tutto dire.
6)  Minuto 1.43. Vai con la seconda strofa. Parte impazzito il Venditore di tappeti, che esce dalla formazione e si slancia verso il pubblico con un impeto che neanche Ziggy Marley. A 1.47 finalmente si fa notare il Biondo Insulso, che batte le mani invitando il pubblico della galleria a fare altrettanto. A 1.54 Sawio Badilato osserva il Venditore con aria famelica.
7)  Minuto 2.07. Secondo inciso, con Sawio Badilato che si sbraccia fino quasi a slogarsi l’articolazione. A 2.13 riparte la disposizione a ventaglio, ma in modo molto più disordinato. Sì, l’impressione generale rimanda più alle feste tipo Sagra della pappardella al cinghiale.
8) Minuto 2.24. Di nuovo tutti uniti, sempre gesticolando ad mentulam. Ciascuno va evidentemente per sé. Oddio, non che questa naturalezza scocci, per carità: le altre boyband, coi loro passettini e i loro gestucci provati e riprovati fino alla nausea, davano l’impressione dei robottini, questi hanno una certa ingenuità che li rende quasi sopportabili. Allegri, dai. Pare che ci credano davvero.
9) Minuto 2.30. Lollone, l’inquadratura dall’alto, che tenerezza con loro che fanno ciao con la manina... Ci credono, ci credono... tre avanti e due dietro, stiamo migliorando.
10)  Minuto 2. 41 Momento collettivo: al ritmo di na-nannannà-nannannà, si chiede il battimani del pubblico, mentre ciascuno dei cinque va per conto suo e il Catechista blatera strani mantra.
11) Minuto 2.57. Secondo MDC: i cinque si dispongono a triangolo, con Sawio Badilato che sbiascica cose in inglese. A 3.01 il Catechista abbozza un sorriso grondante perversione. Invece, a 3.06, Sawio Badilato alza gli occhi alla galleria con un’espressione fanciullesca che sembra dire: “Dai, godiamoci il momento, fra un anno saremo tutti nel dimenticatoio”. Rispetto alla sicumera da Divi Eterni dei Backstreet Boys, qui almeno spira una cert’aria di leggerezza. A 3.08, anche per effetto dell’inquadratura a grandangolo, sul volto di Sawio Badilato la distanza occhio destro- occhio sinistro e narice destra- narice sinistra raggiunge il suo massimo.
12)  Da 3.12 andiamo di Finalone, con scambio di posizione tra Marinaretto e Venditore ai lati e Biondo e Catechista all’interno, tutto facendo perno su Sawio Badilato. Perso ogni freno inibitore, è tutto un andare avanti- ‘ndrè, braccio su- braccio giù, come on baby – move your body nella più totale anarchia. Beh, chiedere pure la coreografia a una boyband che non era tale all’inizio, in effetti è tantino.
13)  Finito? NO, c’è Giannimorandi che deve intervistarli (crediamo peraltro che la somma degli anni dei cinque non arrivi ai 68 dichiarati dal solo Giannimorandi, o la superi di poco). Il vecchietto, abbastanza suonato dopo un’esibizione così assordantemente rock, entra sul palco visibilmente in coma e, mentre Sawio Badilato chiede di poter dire due cosine veloci al pubblico, gli dice: “Volete dire qualcosa ai vostri nuovi fan italiani?”. Al che Sawio Badilato ringrazia ecc. ecc. e qui tutti vorremmo che lo strazio finisse, infatti Catechista urla: ”Thank you!!!!” come dire: “Cia’ che andiamo a mangiare le trofie col pesto, finalmente...”, ma NO, Giannimorandi, sfoderando l’inglese imparato nelle balere di Bellaria ai tempi della Guerra Fredda, dice a Marinaretto: “Introdusmi de neim of ior frieandsz”. Due secondi di silenzio, e non c’entrano i tempi di traduzione simultanea, quindi i cinque, lievemente imbarazzati, si presentano. Poi si ripercorre la faccenda della nascita del gruppo: “Avete iniziato come solisti, poi vi siete messi insieme, isdacciù?” (che vorrebbe essere un “Is that true?”. Senti Giannimorandi, o parli tutto italiano o tutto inglese, dai...). Catechista conferma la versione ufficiale dei fatti, e tutti siamo pronti al congedo, ma NO, Giannimorandi chiede che effetto fa essere primi in classifica in Italia: Marinaretto risponde con una vocina da educanda, dicendo che è amazing (e il vecchietto esclama: “Ah, emesing!”), ma sopratutto CI PROVA con Giannimorandi (gerontofilia fulminante, direi...) TOCCANDOGLI IL FARFALLINO, con evidenti allusioni simboliche, al minuto 5.18, assumendo peraltro una posa eloquente e dicendo: “Che bel farfallino!”, con successiva smorfia (suppongo di improvviso rinsavimento – o forse non gli piace il modello). Giannimorandi ridacchia. Quindi li congeda, con calorosa stretta di mano a Marinaretto. Beh.... 
Sicché: tralasciando il corteggiamento finale, v’è da dire che gli anglosassoni sanno sempre come stupirci. Anche in Italia si è provato un esperimento alla One Direction, mettendo insieme gli Skills, cinque ragazzi variamente falliti a Xfactor e ad Amici, e si è pure provato a farli qualificare per la sezione giovani di Sanremo, ma il pubblico crudele ha detto no, preferendo un solo, pesante bimbominkia sfornato da Io Canto, tal Alessandro Casillo, quindicenne che canta con una marmotta morta in testa. Ciò dimostra che l’Italico Gusto non ama le boyband composte da italiani (mentre si sbrodola per quelle estere), ma ama lo sbarbatello singolo. D’altronde, chi è stato il primo della serie, ormai 50 anni fa? Giannimorandi, no?
Dicevamo, gli inglesi: possibile che nel 2012 una boyband composta da gente appena uscita dall’asilo, nata per agglutinamento di individualità rifiutate ad un talent, spacchi? Pare di sì. Sul perché, ci sentiamo di lanciare un’ipotesi passibile di ulteriori approfondimenti. Dunque, ricorderete che le fans pazze dei Take That, a domanda, rispondevano che quei cinque lì erano i loro dèi, ragazzi belli e ballerini, appartenenti in ogni caso ad una dimensione quasi superiore alla comune mediocrità che si trova per strada oggidì. E vabbe’. A partire dai Thake That, però, le successive boyband hanno sempre più teso a comporsi di individui a metà tra il ragazzo e il cartone animato. Veder ballare, non diciamo i compianti Backstreet Boys, ma almeno i ricompianti *Nsync, specie in QUESTO videoclip, per non parlare dei tricompianti 5ive, insomma, pareva di aver davanti dei pupazzetti a molla: il che, essendo ai primordi dell’epoca Bimbominkia, era plausibile: se il Nativo Digitale non distingue la realtà dal cartone animato, anche i membri delle boyband dovevano adeguarsi al trend. Più che dèi, piccoli giocattolini (*Nsync docent). Però, strafigo o cartoon, il maschio boybandista pareva sempre venir giù da qualche mondo esterno. Crediamo che la forza (si fa per dire) degli One Direction sia un’altra: essi non hanno nulla di particolare, il livello estetico è quello di un mediocre gruppo di cantanti da festa dell’oratorio, non sono troppo più alti di Giannimorandi (quindi sono bassi) e le qualità vocali sono di una banalità urticante. Eppure? Eppure, ed ecco la nostra umile tesi, il loro fascino sta nel fatto che essi sono in tutto e per tutto assimilabili (parliamo dall’ottica delle bimbominkia) a cinque compagni di classe finiti per caso in TV. Non c’è insomma qualche talento particolare o qualità non comune a distinguerli, anzi, piacciono proprio perché ciascuno di loro ricorda alla bimbominkia media il vicino di banco un po’ pazzerello e non brutto, ma nemmeno bellissimo, con cui alla fine si cazzeggia volentieri, e se una volta tanto lo si vede esibire al Cantamalgrate si può esclamare: “Gulp, quello sfigato lo conosco, è il mio compagno di classe!!!”. Tutto qui. Essi sono stati creati da un talent, ma non hanno l’allure da prodotto preconfezionato che ormai promanava pestilenziale dalle ultime boyband dei primi anni 2000 (segue minuto di silenzio per i BBmak): sono, per così dire, genuini nella loro perfetta superfluità. Si vede che sanno di avere la data di scadenza attaccata sulla schiena, però se la godono così, bimbominkiescamente, cioè come uno svago e non come  un vero lavoro. Paradossale, ma anche l’etica boybandistica si è involuta: Gary Barlow e soci “lavoravano” come boyband e si sderenavano ad imparare alla perfezione la sincronia tra canzoni e coreografie; questi qui zampettano per il palco, fanno clapclap con le mani per tenere il tempo, salutano, fanno cioè quello che fanno i bimbominkia in gita scolastica agli Uffizi quando tentano di farsi fotografare dai compagni con la bocca spalancata, il segno V orizzontale con l’indice e il medio della mano e la lingua di fuori. Se Robbie Williams era all’epoca il più giovane della band, non avendo nemmeno vent’anni, oggi sarebbe il più vecchio degli OD. Tutto retrocede. Domani ci sveglieremo trilobiti....

Dolore matematico e avvocati cinesi

Ci sono notizie che, prese spaiatamente, dicono poco o comunque "passano" rapidamente dal palcoscenico dell'attenzione e finiscono chissà dove. Quando però a una notizia appena un po' particolare se ne aggiunge un'altra, in apparenza senza alcun legame con la prima, si suscitano nel soggetto associazioni piuttosto curiose, che ovviamente deflagrano meglio se le notizie in oggetto possono essere ricondotte all'area di maggior interesse del soggetto stesso. Tutto ciò per dire che ci sono un paio di fatterelli di cronaca spicciola che mi hanno stimolato assai quando li ho messi arbitrariamente insieme: giovedì scorso dal Tg2 vengo a sapere che a Roma ha aperto il primo studio di avvocato il cui capo non solo è donna, ma pure cinese. Costei, di nome Liu Fen o giù di lì, è arrivata in Italia a 6 anni, i suoi genitori, molto originalmente, possiedono un ristorante, e dopo anni di studio & applicazione, giunta alla soglia dei 35 anni, la fanciulla si è avvocata. Superfluo sottolineare le mostruose prospettive di reddito che ha davanti, visto il giro di clientela italo-cinese che si rivolgerà a lei.
Seconda notizia:i ricercatori dell'Università di Chicago, studiando le aree del cervello in cui si attiva la sensazione di dolore connessa all'ansia, hanno concluso che tra le ansie più affini al vero e proprio dolore fisico, almeno per come il cervello le percepisce, ce ne sarebbe una legata alla risoluzione dei problemi matematici, in particolare, sembrerebbe, le equazioni, anche quelle più semplici di primo grado. Dal punto di vista strettamente scientifico noto la riconferma sull'inscindibile legame psicosomatico che fa funzionare la macchina-uomo. Dal punto di vista della potenziale ricaduta, diciamo così, sociale ed educativa della scoperta, tremo alquanto.
Il link tra i due eventi è presto illustrato: una volta di più, come persona di scuola, non posso non constatare che per troppi anni il nostro sistema educativo è stato volto a coccolare gli alunni, a toglier loro di mezzo gli ostacoli prima ancora di capire se fossero in grado di affrontarli, a compatirli se non arrivavano a certi standard, abbassando prontamente gli standard medesimi per non farli sentire inferiori, col rischio, si capisce, di rovinare per sempre le loro fragili esistenze. E' insomma quello sciagurato modello di "scuola amica", la scuola dell'accoglienza e dei contenuti minimi, delle verifichette e dei recuperini di 6 pagine al 9 di giugno mattina per evitare il 5 in pagella, la scuola, poi, che nell'ancor più sciagurato dodicennio 1995-2007 non ha più nemmeno rimandato a settembre, col risultato che chi è nato tra il 1980 e il 1989 ha avuto la sicurezza di cinque anni di scuola superiore immuni da esami di riparazione. I frutti di ciò si colgono ora: detto pure che la situazione del lavoro in Italia è eufemisticamente bruttina, non si può però dire che il lavoro, almeno in entrata, non ci sia, casomai è più facile perderlo di qualche anno fa. Fatto sta che c'è una robusta schiera di 25-30enni che non trovano lavoro o perché proprio non lo cercano o perché, ed è la cosa più grave, non sanno cosa cercare: a furia di essere "capiti", quindi giustificati a oltranza per le loro carenze, quindi depresponsabilizzati, a furia di conceder loro sempre la seconda, terza, quarta, dodicesima possibilità di recupero su porzioni sempre più piccole di programma, a furia di dire loro sempre di sì, senza mai poter sanzionare i difetti di preparazione, senza mai chieder loro un minimo di sacrificio di fronte alle difficoltà, a furia, spiace dirlo, di subire passivamente l'obbligo di promozione imposto da certi dirigenti, preoccupati solo di non perdere iscritti e anzi attrarne altri con la fama della manica larga della propria scuola, alla fine di tutto ciò i nostri ragazzi (non solo per questo, ma certo anche per questo) oggi boccheggiano in cerca di una via che non trovano perché non sanno neppure da che parte iniziare, laddove gente di Cina ci frantuma d'un colpo il cliché "ristorante- cucitura palloni da calcio- vendita di vassoi di plastica sottocosto" e ci sbatte in faccia una donna avvocato. La quale, intervistata, ha spiegato il suo successo nel modo più disarmante: lavorava dai suoi di giorno e di sera studiava. Niente di più né di meno. Domanda doppia: perché lei ha fatto così e molti dei nostri non sono più capaci di farlo? Perché quelli dei nostri che fanno come ha fatto lei spesso non arrivano allo stesso risultato? Alla seconda domanda non si può rispondere in modo sintetico, poiché bisognerebbe tirare in ballo la gerontocrazia italica, l'assenza diffusa di procedure meritocratiche ed altre squisitezze. Ma alla prima posso rispondere eccome: se la scuola vizia i suoi alunni, offrendo il miraggio della vita facile, la vita vera ci mette un attimo a bastonarli. Il problema è che da tempo la scuola è vittima anche di reti di tipo (pseudo) sociopedagogico in cui gli insegnanti spesso cadono (e non mi tolgo assolutamente dal numero) senza accorgersene. Quelle reti, che potremmo comodamente definire bambinologiche, sono tutte le riserve educative che, perfette se si tratta di alunni della scuola primaria, diventano delle palle al piede assurde se applicate agli adolescenti: l'attenzione a non squalificare l'alunno coi comportamenti riconducibili al cosiddetto "effetto- alone", ineccepibile di per sè e senza dubbio spesso ignorata in passato dall'insegnante della secondaria, può tuttavia produrre dei mostri se estremizzata: vediamo spuntare le verifiche programmate con le domande già note il giorno prima, oppure la ricerca coccolosa delle "competenze" dell'alunno, per cui se scopro che la sua passione sono i modellini di aereo della seconda guerra mondiale, come minimo devo impostare un modulo didattico su ciò, così lo gratifico. Ma è ancora poco. Peggio va quando il docente di lettere trascura di correggere l'ortografia dei temi del fanciullo, perché "sennò potrei zavorrare la sua creatività, e comunque il senso c'è"; colleghi che faticano a dare l'insufficienza per timore di sconvolgere la psiche del pargolo; lezioni di storia fatte dagli alunni in Powerpoint "così la scuola la creano loro!", eccetera. E su tutto, la continua sterilizzazione dei programmi, sempre più ristretti e sempre più facilitati per venir dietro al crollo delle capacità attentive dei ragazzi e all'impoverimento linguistico e psicologico provocato dalla sinergia consumistico-massmediologica che esalta lo stupidotto compratore a vantaggio dello sfigato che studia. Facile poi che una ragazza nemmeno nata in Italia, ma arrivata dalla Cina a 6 anni, cresciuta in ben altro clima motivazionale, si laurei in legge e superi l'esame da avvocato. Ebbene, pensate adesso se la scoperta dei dotti di Chicago cadesse in mano a qualche pedagogo d'assalto: tempo un anno, verrebbe stilato dal Ministero un protocollo volto ad "evitare il dolore matematico" ai ragazzi, protocollo nel quale, c'è da scommetterci, si inviterebbero i docenti di matematica e fisica a spezzettare la loro materia, riducendo la spiegazione delle equazioni a quelle di secondo grado nei Licei scientifici, primo grado in tutti gli altri, disegnando la x come la "chi" al Classico per far sentire più a loro agio gli studenti di greco, ammorbidendo i criteri di valutazione fino a rendere il 6 accessibile anche ad un attaccapanni. Nessuno potrebbe poi più stupirsi se da qui a qualche tempo in Italia avessimo solo ingegneri indiani, che in terza media nel loro Paese sono già in grado di calcolare gli integrali. Aiutiamoci a far risorgere la scuola da se stessa e proteggiamola dall'assalto pedagoghese. Altrime ti finiremo davvero per svendere l'Italia al primo che se la compra.

giovedì 1 novembre 2012

Ritratti del bimbominkismo: i Take That, i Precursori.

Stasera a XFactor si esibiranno cinque Pokemon, ovvero la boyband inglese One Direction. Non possiamo esimerci dal ricordare chi diede via al fenomeno....
I Take That (in ordine decrescente di ingrassamento dal 1996 a oggi: Gary  Barlow, Howard Donald, Robbie Williams, Jason Orange,Mark Owen): questa boyband, che pure si è sciolta appena prima dell’inizio dell’era Bimbominkia, è tuttavia da considerarsi come la Precorritrice di tutti i fenomeni bimbominkieschi successivi. Consci di ciò, i Cinque Cantori di Manchester hanno deciso di riunirsi giusto dieci anni dopo per realizzare ciò che sembrava impossibile a noi Osservatori Distaccati della Realtà: far sbimbominkiare le fan di allora e le adolescenti di oggi. Un caso unico.

              Foto di gruppo a fighetteria standard

De bighinning: Pianeta Terra, anni ‘90. Sollevati dal crollo del Muro di Berlino e dalla fine della minaccia del comunismo, i popoli dell’Occidente decidono di ridurre in poltiglia i cervelli delle Giovani Generazioni per creare una nuova razza di uomini docili ad ogni proposta consumistica e incapaci di pensiero critico. Sulla scia del più “insulso maschilismo” (citazione dai diari di Hello Kitty), il primo obiettivo da far cadere è la coscienza critica delle femmine del branco. Si procede dunque a sintetizzare in laboratorio un corredo genetico a base di peli di bue muschiato, suole di Clarks, gommapiuma, latte in polvere e mandarini scaduti, il tutto incrociato con pezzetti della bandiera inglese: dopo i falliti esperimenti con gente portoricana (i Menudo, la proto-boyband di cui faceva parte il mai dimenticato Ricky Martin) e americana (i New Kids On the Block, cinque Big Jim), si tenta con la brava gente di Britannia e il gioco riesce. Dalla Sala Macchine escono cinque scimmiotte canterine che si mettono a ballare più o meno a tempo. Al pubblico e a noi Osservatori Distaccati della Realtà si farà credere la storia di gente che un giorno si conobbe, si piacque, canticchiò canzoni e si propose alla casa discografica. Venne anche rinverdito il cliché: "Avevo davanti una carriera da calciatore, ho avuto un incidente, in ospedale mi hanno regalato una chitarra e sai com'è..."
Ultimo giorno del grest

De sadden saxess: per motivi tutt’ora ignoti, l’abbinata di cinque esseri completamente incapaci di fondersi artisticamente (un cicciotto rassicurante, un selvatico forestone, un bambolotto, un sorriso Durbans e uno gnomo) scatena tempeste ormonali ai quattro angoli del pianeta. Ben prima che internet e varie cose rendessero il mondo un tutt’uno interconnesso, ovunque i TT si esibiscono, gruppi di GG femminili e non solo fanno crollare teatri & stadi dimenandosi al suono di canzoni certamente orecchiabili, ma eseguite con stonature di notevole voluttà. Il Dovere di Cronaca ci impone di citarne alcune:
1)     Could it be magic: vabbe’, una cover, sai che fatica. Segni particolari: i TT cantano e ballano.
2)     Pray: tutti in spiaggia. Segni particolari: la gaiezza di mezzo mondo d’un colpo si svegliò.
3)    Relight my fire : discoteca truzza fa da sfondo a cinque TT che cantano e ballano. Segni particolari: Gheri Barlou è sempre più prossimo a diventare un ananas.
4)     Everything changes: Robbie canta e gli altri ballano. Segni particolari: carino, l’effetto dagherrotipo Old England...
5)     Sure: vestiamoci col centrotavola della zia. Segni particolari: trovato l’anello mancante tra l’uomo di Cro Magnon e Lucy.
In versione protestataria pro-carbonai dello Yorkshire

Perché definiamo costoro Precursori del Bimbominkismo? Vediamo un po’:
1)      Le copertine adesive di Cioè vengono monopolizzate dalle loro foto in atteggiamenti, come dire, conturbanti (chessò, mentre siedono su uno scoglio suggendo un Maxicono). E’ l’assalto all’edicola per appiccicare quella roba sul diario. L’estetica del pianeta comincia a risentirne. In compenso, Elton John si accorge di loro e CASUALMENTE decide di scrivere per loro un testo, in cambio di cosa non si sa.
2)      Si sentono fanciulle di famiglie-bene esclamare: “La mia vita senza Mark non ha senso, non posso immaginarmi lontana da lui”.
3)      Si leggono sui giornalini specializzati letterine deliranti del tipo: “Ho avuto un figlio da Jason, e adesso?”.
4)      Come replica alla precedente lettera, si legge la settimana dopo: “Brutta cessa stronza di m***a, Jason è solo mio, chiaro? E’ stato con me la sera dopo il concerto a Londra ed è stato bellissimo”. Se fosse esistito già allora il bimbominkiese, avremmo risparmiato spazio: “Brtt >.< ‘’, strnz dimm, io +J, va bn????”.
5)      Il problema di Howard? Le mutande strette.
6)      Ospiti di trasmissioni giurassiche condotte da Red Ronnie, questi qui fanno venire le sincopi alle ragazzine in studio, con intervento dei medici. Dice Red: “Ma perché diventate pazze da ricovero?”. Risposta: “Loro sono i nostri idoli, i nostri dèi”.
7)      Ospiti al Festival di Sanremo del 1994 , nessuno se li fila. Ospiti l’anno successivo, il teatro Ariston rischia il crollo per il delirio delle fans. Però vince Giorgia, Fiorello quinto, Patty Pravo ultima.      
Si deduce che è sciocco colpevolizzare le ragazzine di oggi, visto ciò che hanno combinato le loro zie.
Per una sabato sera in scioltezza

De craisis: il destino cinico e baro è però in agguato. I Popoli dell'occidente hanno capito che le boyband devono venir cambiate con una certa frequenza e sostituite da altre boyband uguali, ma col nome diverso, così, per dare l’illusione della novità nella continuità, che è poi l’arma principe di ogni teoria consumista. Detto in poche parole: “Consumate sempre, non cambiate mai”. Già si profilava all’orizzonte la minaccia americana dei Backstreet Boys, mentre dalla verde Irlanda sorgeranno i Boyzone , l’Italia però ci metteva del suo coi quotatissimi Ragazzi Italiani. Che fare? Il video di Back For Good, in cui i Cinque cantano nel grigiore più totale, Robbie è rasato come una melanzana e Howard fa la doccia in strada, non basta. Ebbene, dopo 8 milioni di interviste in cui i TT millantavano di essere amici da sempre, di volersi bene come fratelli, ecc. ecc., a fine giugno 1995 Robbie Williams annuncia il suo abbandono, affermando tra l’altro di non aver mai apprezzato i suoi compagni (che nelle interviste aveva sempre definito “carini e sensibili”) e di tenere i premi vinti con la band su una mensola del bagno. Dopo tale finezza, le redazioni di MTV prima e della CNN poi sono prese d’assalto dalle telefonate di gente disperata. L'addio di Robbie ha però il suo effetto maggiore in Italia, dando di fatto l’avvio alla pre-Era Bimbominkia: sabato 15 luglio 1995, mentre in Bangladesh la gente muore alluvionata e in Ruanda si stermina un milione di persone (aaaahhhhh, moralismo....), i Take That Fan Club dello Stivale organizzano non una, bensì DUE manifestazioni con corteo, una a piazza del Duomo a Milano, l’altra a Piazza del Popolo a Roma, per convincere Robbie a restare. Si vedono sfilare Giovani Generazioni di femmine con striscioni come alle manifestazioni contro il terrorismo e la mafia: urla, pianti, cantate in coro di Relight my fire, “Robbie nooooooooooo!!!!”: vi ricorda niente? I TG della sera dedicano servizi al fenomeno. Le Thatters, intervistate, tengono a precisare che il cinque per cento della quota d’iscrizione al club (500 lire dell’epoca) viene devoluto in beneficenza. Ebbene, Nativi Digitali di oggi, un inchino a costoro: voi siete nati lì.
Non voglio diventare come quella cosa lì!

De declino: ma Robbie è irremovibile, sbatte la porta e ciao. Riemergerà l’anno successivo cantando Freedom di George Michael e dando fondo a tutto il suo campionario di smorfie da Sbrodolino con la masticazione inversa. Che il suo addio sia una mossa pilotata per mantenere alta l’attenzione intorno alla band, è fuor di dubbio. Ah, sì. Ma i quattro mengoli, orfani della loro mascotte schiaccia- e- suona, sono disorientati. Allora, l’ideona: tornare per la millemillesima volta a Sanremo, con Pippo Baudo che aveva già pronte le cucce, cantando How Deep Is Your Love dei Bee Gees e annunciare lo scioglimento definitivo della band. Silenzio. I Quattro ex Cinque, girato l’allusivo video Never Forget, salutano fans e amanti vari il Venerdì santo del 1996, informandoci peraltro in uno special di MTV che Howard ha una tartaruga a cui è molto affezionato (seguono ridicoli tentativi di carriere solistiche, con fugace apparizione di Mark a Sanremo 1997 – e quattro!!- ma puf, morta lì).    
Di necessità virtù

Ten iars leiter: a causa di un guasto alle celle di ibernazione di MTV, Gary, Howard, Jason e Mark ritornano in vita, riacquistando subito l’età che dovrebbero avere. Nonostante evidenti prolassi, stempiature imbarazzanti, rughe profonde e denti gialli, i Quattro ex Cinque ricominciano a cantare, riagglutinando a sé anche Robbie, che nel frattempo è entrato e uscito da cliniche di qualsiasi tipo, credendo peraltro di esser in contatto con gli alieni. E qui, il mistero: i loro album vendono come prima, i tour sono sold out come prima, le fan si sdilinquiscono come prima. Solo che loro sono molto peggio di prima, ballano e cantano, ma danno quella tipica impressione di caffettiera vecchia in difficoltà, che pure sembra non colpire le Giovani Generazioni. Madri e figlie vanno al medesimo concerto e si sbracciano all’unisono. S’impone una riflessione, impregnata ovviamente di Spocchia: sorvolando sul fatto che non è in linea di principio impossibile che una bimbominkia d’oggi vada in deliquio per un quarantenne sovrappeso, stupisce la regressione materna, che porta ad avere coppie madre-figlia che si recano a concerto come due amiche coetanee. La realtà e che, dalla metà degli anni '80, la gioventù non è cambiata, le linee consumistiche sono suppergiù le medesime, i modelli estetici cambiano, ma di poco (dalla capigliatura cotonata alle extension, per dire). Per non parlare della musica pop, ferma a modelli base che si ripetono ormai da trent’anni. Sì, vabbe’, oggi c’è il web, emule, lo smartphone, ecc. ecc., ma queste cose cambiano solo il modo di fruizione dei prodotti massmediatici, mentre i "contenuti" dei prodotti restano i medesimi di prima (la trama di Avatar andava bene anche per Balla coi lupi); allo stesso modo, adulti non cresciuti si comportano coi loro figli da ragazzini, sia perché l’orizzonte culturale li ha spinti a non crescere, circondando loro e i figli degli stessi stimoli, sia perché mantenere un po’ di bimbominkia inside dà l’idea che il tempo non sia passato, che la cara e perduta gioventù sia ancora lì, o almeno il suo profumo. Ecco perché siamo un Paese alla deriva: non accettiamo di fare il nostro Tempo (BUM!!).
"You really wanted to riprendervi quel pagliaccio?" ."Yes, His Majesty, non sa che spasso quando suona il sax col naso!"

Ritratti del Bimbominkismo: Maria De Filippi (2)



Saranno famosi. Per poco.
La fertile mente di Maria, a cavallo tra i due millenni, continua a sfornare programmi in cui il confine tra realtà e fiction è talmente impalpabile che non sapremmo nemmeno definire il genere a cui assegnarli. C’è posta per teUomini e donneAccadde domaniMissione impossibileEva contro EvaVolere volare ecc. hanno come denominatore comune la proposizione di situazioni che in sé sarebbero anche credibili, se non fosse che è evidente che i tizi coinvolti fingono (la cosa forse non vale per C’è posta per te, che però è la meno originale delle creature defilippesche, affondando le radici nel già citato Portobello e nella sua rubrica Dove sei?, passando per lo Stranamore condotto dal compianto Alberto Castagna). Qui mette conto ora occuparci del capolavoro assoluto (bimbominkiescamente parlando) di Maria, ciò per cui le generazioni future la ricorderanno usque ad aeternitatem: il talent- show – scuola di belle (?) arti – pollaio per giovani inquieti Saranno famosi, poi ribattezzato, per motivi di copyright, Amici di Maria De Filippi. Sì, questo titolo è una specie di maledizione ricorrente.
Andiamo con ordine. Nel 2001, appena prima che le Torri Gemelle vengano giù come biscotti, a Mediaset circolano interrogativi poco meno che amletici: cos’è che non abbiamo ancora copiato dalla RAI? Ah, sì, quel programma condotto da Pippo Baudo dieci e passa anni fa, Gran Premio nel quale si facevano scontrare squadre di giovani talenti, 20 come le regioni italiane, offrendo al pubblico votante esibizioni di canto, ballo, recitazione, musical e un sacco d’altra roba. Gulp: facciamolo anche noi, esclama un simpatico procione di nome Chicco Sfondrini. Sì, ma dobbiamo rendere la gara davvero spietata, replica una serpentessa lampadata di nome Luca Zanforlin, lisciando il cucciolo di orca assassina che si portava sempre in grembo. Allora, anzitutto si selezioneranno giovani morti di fame per le categorie canto, ballo, recitazione e conduzione televisiva, essi saranno allenati da un’apposita commissione di esperti, che giudicherà i loro progressi per tutto l’anno, alcuni saranno titolari da subito, altri riserve che potranno subentrare ai titolari se la commissione lo riterrà opportuno e insomma, gara dura senza paura, il pubblico da casa prima o poi sarà coinvolto col televoto per decretare il vincitore assoluto. Come arrivare a tutto ciò, non è ancora chiaro: per l’intanto, il procione e la serpentessa si accontentano di fare le selezioni, avvenute alla luce della più abbagliante meritocrazia (chi non avrebbe selezionato Pierpaolo Astolfi, chi?????). Già: e chi mettiamo condurre questo gioiellino? Poiché i big di Mediaset sparano cachet astronomici, il simpatico duo decide di ripiegare sull’incarnazione dell’Inutilità assoluta: Daniele Bossari. Questo signor Nessuno, autentico simbolo (vabbe’, 10 anni fa...) dell’Incapace che fa carriera, può vantare un glorioso passato ad MTV come VJ, dove non ha lasciato traccia, nonché al Festivalbar con Alessia Marcuzzi, la quale peraltro aveva preteso che nei titoli di testa comparisse PRIMA “conduce Alessia Marcuzzi” e POI “con Daniele Bossari”. Per dire come lo stimavano. Vabbe’, data in mano la conduzione del programma a Bossari, le puntate di settembre e ottobre affondano in uno stucchevole girotondo titolari- riserve senza che si capisca cosa ci stanno a fare lì quei presunti artisti. Inspiegabilmente, i dati Auditel suonano campana a morto. A questo punto, Sfondrini convoca Zanforlin e, dopo averlo rabbonito con un paio di gnu tuttora in corso di digestione, gli spiega che Bossari, sì, bravo ragazzo, eh, sa stare al suo posto, non è invadente, per carità, ma qui rischiamo di chiudere, chi se lo fila un uomo-ceppa simile? Al che, capita da quelle parti uno dei membri della commissione artistica, il noto coreografo e ballerino di hip-hop Garrison Rochelle, noto ai più per il suo sodalizio SOLO ARTISTICO con Brian Bulland, da cui discendono gli indimenticabili momenti - sponsor “Malizia” al Festivalbar del 1991. Vabbe’, Garry, passandosi un vezzoso pettinino di madreperla tra i riccioli impomatati, si permette di consigliare: “Ma scussami, Chico, non potremo far condure il programa ad uno dei nostri otori?”. “Otori? Otorinolaringoiatri? Ma non li abbiamo, Fioretta Mari insegna dizione e recitazione!”. “No, you misunderstood, vouleuvo dire...autori, insomma, facciamo condurre a Mrìa”. “E chi è, un dio persiano?”. “No, Mrìa Phillips!”. “Ah, Maria!!!” conclude Zanfo, nonostante lo gnu lo impegni alquanto.
Maria era infatti tra le fertili menti che avevano partorito the gioiellino. Ma ovviamente, quando Chicco e Zanfo vengono in veste di ambasciatori al grido di: “Salvaci le chiappe”, fa la ritrosa dicendo: “Ma io ho sempre condotto talk- show, cosa ne so di un talent?”. Detto ciò, accetta.
Al timone del più impressionante fenomeno televisivo bimbominkiesco degli anni 2000 giunge dunque la persona più indicata, essendosi ormai Maria ben accorta che la gioventù italica si seduce con un niente. Eppure, parola di ODR, gli inizi non erano affatto male: puntata del sabato con riserve o semplici passanti che sfidano i titolari per fregar loro il posto, striscia pomeridiana da lunedì a venerdì coi migliori momenti artistico- esistenziali del giorno prima, ritratti dei ragazzi in gara, esibizioni singole e di gruppo, professori mediamente esigenti... massì, una quasi scuola. Il serale, poi, con i duelli ad eliminazione... Godibile, via.  Poi, come tutte le cose agli inizi, c’è una certa disarmante ingenuità in tutto il cast, i ragazzi sono molto solidali tra loro, o almeno nessuno ordina loro di tirare fuori la cattiveria come nelle edizioni successive: sono ancora là da venire le liti a ciclo continuo, i pianti, le fughe, gli insulti ai professori, i complotti, insomma tutto l’armamentario che ha reso pressoché inguardabili le ultime due-tre edizioni.
Il successo della trasmissione cresce esponenzialmente durante la primavera (per tacere degli anni successivi), grazie anche alla sapiente conduzione di Maria che semplicemente trasporta a Saranno famosi gli elementi ipnotici di Amici. Ricordate?
1) La valorizzazione dei bellocci (vedi puntata precedente) è ora resa ancora più coinvolgente dalla questione del televoto da cui discende la sorte dei singoli concorrenti. Ecco dunque che suole totali come Andrea Cardillo (cantante & musicista, giunto in finale senza aver mai fatto una sfida nell’edizione serale), Paolo Idolo (cantante, dicono...), Claudia Mannoni (sarda dalla coscia lunga), Antonella Lo Console (carina, eh, ma dopo un po’.....) assurgono ad un trimestre di gloria notevole, con i bimbominkia che disintegrano il credito dei cellulari per votarli. Omettiamo di citare tutti quelli delle edizioni successive, sennò facciamo notte.
2) Il concorrente spaccamarroni: ecco, questa tipologia si affermerà a partire dalla terza/ quarta edizione (Simone Benedetti, Catello Miotto recentemente finito al gabbio, Klajdi o come diavolo si scrive, Raffaele Tizzano.... benché l’indimenticato Fausto Monteforte, già nella seconda...), nella prima prevale ancora la logica del coprifuoco. La contaminazione di C’è posta per te porta però Maria a valorizzare anche a Saranno famosi il caso umano, il primo dei quali è una lucertola piroettante di nome Leonardo Fumarola, ballerino (BUM!!!!!!) con ovviamente una situazione familiare di pura disgrazia alle spalle. Costui entra a metà stagione dopo una duplice sfida con un altro titano, Gigi o Gianni o chi per lui, ballerino autodidatta: le puntate del sabato dedicate alla sfida permettono a Maria di sfoderare il terzo ingrediente ipnotico, ovvero
3) Il cazzeggio relativistico: contano di più la bravura, la bellezza o la simpatia? Conta di più il talento innato o la tecnica? Meglio un artista che emoziona, anche con qualche imperfezione, o la perfezione, fredda ma inattaccabile? Potete immaginare come discorsi simili siano destinati a creare partiti opposti che non si accorderanno mai. E intanto le puntate si ingrossano...
4) I pareri del pubblico. Dopo aver fatto saggiamente tacere le mandrie sugli spalti nella prima stagione, nella seconda Maria, approfittando dell’equivoco creato dall’esclamazione di un concorrente (“Prea!! Preissima!!” scambiato per “Ebrea!! Ebreissima!!”- come no...) crea un bel caso per la puntata del sabato, nella quale gente del pubblico di origine ebraica accusa DI ANTISEMITISMO il concorrente in questione (l’espressivissimo ballerino Michele Maddaloni, che Rossella Brescia paragona – BUM!!!!!!!!! – a Barisnikov). Ovviamente il dibattito segue le linee defilippesche più consolidate, cioè ciascuno dice la sua a ruota libera e alla fine non si conclude niente. Però il precedente è creato: per tutte le edizioni successive, gente selezionata del pubblico (alla fine i soliti quattro esibizionisti, capolavoro di sfigaggine che va a criticare la sfiga altrui) inframmezza le esibizioni dei ragazzi con osservazioni di valore infinitesimale, inquinate dalla simpatia o antipatia per il concorrente in oggetto, degne insomma dell’assioma defilippesco: “Chi non sa, parli!”.

E il talento? Già il fatto che il primo vincitore di Saranno famosi sia stato Dennis Fantina, la dice lunga sull’affidabilità di queste trasmissioni. Ma tant’è, Dan Harrow ha venduto un fottìo di dischi e all’epoca non c’erano questi show....

Il patto con Satana- Passare in rassegna tutte le edizioni, i protagonisti, le polemiche, le evoluzioni del regolamento (o pongo-regolamento, come l’hanno definito altri ODR per la sua mutevole instabilità) richiederebbe una monografia di 600 pagine. Ci limitiamo qui, con moderata Spocchia, a distinguere le caratteristiche del programma, da cui discende l’ultima tranche del ritratto di Maria, secondo due linee di sviluppo.
a) Linea artistico- etico- culturale (discendente). Premesso che ad Amici talent- show è passata onestamente parecchia gente interessante, va dato atto a Maria di non aver mai voluto illudere nessuno sulle finalità della trasmissione: il mio è un programma televisivo, ha sempre ripetuto, e soggiace alle regole della televisione. Tradotto: tengo dentro chi mi porta ascolti, ergo pubblicità. Ciò vuol dire che se nelle prime edizioni, di puro rodaggio, c’è anche una certa tendenza a valorizzare l’aspetto genuinamente artistico dei concorrenti, Maria e il suo staff capiscono rapidamente che, per rendere il programma una calamita (o calamità) irresistibile, bisogna stimolare le potenzialità mediatiche dei concorrenti medesimi, che non sempre coincidono con quelle artistiche. Ecco dunque che trovano spazio individui pittoreschi quanto polemici, personaggi in perenne crisi isterica che hanno intuito come una lacrimuccia in più, mandata in onda nel pomeridiano, si traduca in 50.000 televoti per il sabato o il serale, primedonne convinte di essere sottovalutate e tutto un circo consimile. Amici, di fatto, continua a negare la sostanza del proprio titolo e prende sempre più i connotati di un’arena nella quale l’interazione bellicosa tra studenti, studenti e professori, studenti e pubblico, professori tra di loro rende del tutto inverosimile ciò che si svolge. Eppure, gli ascolti non calano negli anni, perché questa specie di asilo ha il fascino che esercitano i bambini quando litigano al parco dicendosi parolacce. Sul versante bimbominkia, però, la logica defilippesca produce i danni più gravi: al di là della stucchevole ipocrisia sull’incidenza dell’aspetto estetico per riuscire nella vita, il messaggio che passa nei fragili cervelli delle Giovani Generazioni è che il successo non dipende dal merito, ma da una miscela di opportunismo, aggressività, paraculaggine che spesso scavalca le effettive doti del singolo. Peggio ancora va se consideriamo la svalutazione del talento: i Nativi Digitali crescono nella convinzione che la performance artistica si riduca alla coreografietta di un minuto e quaranta o alla mezza canzoncina, e così si rafforza in loro l’idea che tutto sia facile e alla portata di chiunque. Almeno, fino alla quinta edizione, quando i cantanti dovevano anche ballare e i ballerini cantare, si vedeva la differenza tra l’esibizione nella disciplina “amica” e quella “in trasferta”, cioè a dire, anche a livello di talent, non ci s’improvvisa artisti senza un minimo di doti e allenamento. Da quando invece ciascuno si esibisce nel suo “cavallo di battaglia” (risate dal pubblico), non c’è più nemmeno questo messaggio, anzi ne passa uno opposto: provate ad arrangiarvi col pochino che sapete e vedete come va. Tristerrima è poi la figura dei professori che litigano tra loro o coi ragazzi, poiché, spiace dirlo (è l'addetto ai lavori che parla...), essi si abbassano al livello miserevole degli alunni, costretti a spararsi addosso a palle incatenate pur di tenere alta l’audience del programma. Detto poi che è tutto un copione. Morale: se la logica di Maria sopra esposta è in sé inattaccabile, essa va in pezzi una volta messa in rapporto al sistema in generale. Cioè: tu hai tutti i diritti di far funzionare il tuo show in ossequio alle esigenze della TV, ma non venirmi a dire che esse esigenze sono in assoluto buone e giuste: quando passano dei messaggi diseducativi come il senso della bega perenne, l’irrilevanza delle doti umane contro quelle ferine, l’arte ridotta a spot, la banalizzazione a oltranza delle idee, l’immaturità elevata a stile di vita, beh, è difficile seguirti, se si ha un minimo di cura per la crescita dei Nativi Digitali. Ma del resto, la civiltà bimbominkia si nutre di questi valori e, vedendoli rispecchiati in TV, si convince che essi sono roba buona da conservare e trasmettere.
b) Linea commerciale (purtroppo ascendente). Ri- premesso quanto premesso al punto a), è chiaro che, come la vicenda delle SSIS insegna, non si possono collocare stabilmente tutte le persone che escono da una scuola di specializzazione. Non imputiamo quindi certo a Maria di aver creato illusioni nei concorrenti: il mondo dello spettacolo è una roulette guidata da leggi cieche e controllabili solo in parte, e le carriere nascono e defungono senza sosta. Di sicuro, però, la storia del programma si può dividere nettamente tra le prime 5-6 edizioni, nelle quali il massimo a cui i ragazzi potevano aspirare fuori dalla scuola era di entrare nel cast delle trasmissioni Mediaset (qualche compilation senza storia c’è stata, ma poca roba), e quelle dalla settima in poi, allorché Maria stringe un patto di ferro con le case discografiche (che prima snobbavano assai il programma, esclusa la Sugar di Caterina Caselli, che ha battezzato e distrutto in un anno il futuro di Giulia Ottonello), lasciando loro intendere che i suoi cantanti, grazie alla loro esposizione mediatica e a canzoni tagliate apposta per la psicologia bimbominkia, possono sfondare in un mercato perennemente in crisi di novità e vendite. Possiamo dire cioè che Amici passa da vetrina di talenti a perdere a spot promozionale permanente di album e compilation da piazzare con moderato successo. Non è un caso se, proprio nelle ultime edizioni, la categoria “Attori” è stata cancellata, mentre quella dei ballerini rimane in vita sia per la carica ormonale che detti ballerini trasmettono, calamitando quindi spettatori vogliosi, sia per il fatto che negli ultimi dieci anni le scuole di ballo sono state prese letteralmente d’assalto da gente che vuol imparare il Grand jeté e il Pas de chat“per andare in TV da Maria”. Insomma, tutto è diventato mercato.
E che mercato: dall’alto del nostro Osservatorio Privilegiato fatichiamo a comprendere i motivi del successo dei cantanti sfornati dal talent dopo il 2008, eppure è così. I testi delle smielate del quartetto Carta- Scanu- Amoroso- Marrone sono indistinguibili tra loro, nel senso che il sentimentalismo a basso costo da romanzo di Moccia impera in tutti, anche perché gli autori sono sempre quei due- tre lì. E sia chiaro: abbiamo abbastanza anni sulle spalle (cigolio di sottofondo) per sentire in questi testi nient’altro che l’eco della fuffa anni ’90 di Nek, Massimo Di Cataldo, Laura Pausini (di cui la Amoroso è la versione magra, Emma quella truzza, Loredana Errore quella serial killer e Valerio Scanu quella maschia) e altri. Solita roba, insomma: ciò che stupisce è piuttosto la dinamica delle vendite, il fatto cioè che, vinta l'edizione di Amici, il cantante vada a Sanremo e vinca, ma anche altri non vincitori sfornino album dalla sera alla mattina, vendano un numero enorme di copie, riempiano i palabimbominkia, poi svaniscano nel nulla, prontamente sostituiti dai cantanti delle edizioni successive, a cui tocca il medesimo cammino. Tutto senza che la somma totale di spettatori di Amici o di copie vendute cambi. Delle due l’una: o da 10 anni il pubblico che guarda il talent e compra i dischi è lo stesso, nel senso che sono sempre le stesse persone senza aggiunte o perdite, oppure il gusto si è talmente livellato che, al decadere di certi pezzi di pubblico, invecchiati o nauseati da ciò che vedono, se ne sostituiscono altri del tutto uguali, benché anagraficamente più giovani, o, peggio ancora, gente che prima non guardava Amici ha talmente perso il gusto estetico a causa della spazzatura che la TV ci propina, da accontentarsi di quel che vede da Garrison e Grazia Di Michele. Sia come sia, ciò significa che siamo finiti in un pantano di idee dal quale è impossibile estrarre novità significative.
Quest'anno, pare, Amici inizierà più tardi del solito, a novembre. Cosa aspettarsi è difficile dirlo, vista la deriva del tutto fictional dell'edizione precedente, mai più guardata dal sottoscritto e tuttavia giudicata da altri a livello di Gossip girl. Il destino dei predecessori dissuaderà nuovi Bimbominkia dal tentare l'avventura? Ovviamente no.

Applaudiamo intanto Maria, la quale del resto sta lì di persona a simboleggiare il mondo che ha creato: senza avere doti particolarmente adatte al contesto (cosa ha detto a Italia’s got talent? “Io sono qui a giudicare, ma non sono un giudice...”), nel contesto ci sguazza, solleticando i sentimenti più infantili del pubblico di ogni età (abbiamo sentito con le nostre orecchie gente di quarant’anni commentare focosamente puntate del serale e relative eliminazioni), che proprio per questo si sente inconsciamente gratificato nel poter godere di copiose parentesi di immaturità entro cui sospendere le noie e/o le sofferenze del quotidiano. Comunque, se tutto ciò è una delle tante tessere che costituiscono, come si sostiene da più parti, lo sfacelo morale e culturale del nostro Paese (fosse solo questo...), non ci sentiamo di colpevolizzare Maria, non più di quanto potremmo prendercela con Wanna Marchi per i miliardi che ha fatto vendendo il sale contro il malocchio: furbe loro, ma idioti quelli che nella trappola hanno deciso (volontariamente) di cascare.