Motto


"Chi scende, non sale; chi sale, non zucchero; chi scende, zucchero".



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giovedì 1 novembre 2012

Ritratti del Bimbominkismo: Maria De Filippi (2)



Saranno famosi. Per poco.
La fertile mente di Maria, a cavallo tra i due millenni, continua a sfornare programmi in cui il confine tra realtà e fiction è talmente impalpabile che non sapremmo nemmeno definire il genere a cui assegnarli. C’è posta per teUomini e donneAccadde domaniMissione impossibileEva contro EvaVolere volare ecc. hanno come denominatore comune la proposizione di situazioni che in sé sarebbero anche credibili, se non fosse che è evidente che i tizi coinvolti fingono (la cosa forse non vale per C’è posta per te, che però è la meno originale delle creature defilippesche, affondando le radici nel già citato Portobello e nella sua rubrica Dove sei?, passando per lo Stranamore condotto dal compianto Alberto Castagna). Qui mette conto ora occuparci del capolavoro assoluto (bimbominkiescamente parlando) di Maria, ciò per cui le generazioni future la ricorderanno usque ad aeternitatem: il talent- show – scuola di belle (?) arti – pollaio per giovani inquieti Saranno famosi, poi ribattezzato, per motivi di copyright, Amici di Maria De Filippi. Sì, questo titolo è una specie di maledizione ricorrente.
Andiamo con ordine. Nel 2001, appena prima che le Torri Gemelle vengano giù come biscotti, a Mediaset circolano interrogativi poco meno che amletici: cos’è che non abbiamo ancora copiato dalla RAI? Ah, sì, quel programma condotto da Pippo Baudo dieci e passa anni fa, Gran Premio nel quale si facevano scontrare squadre di giovani talenti, 20 come le regioni italiane, offrendo al pubblico votante esibizioni di canto, ballo, recitazione, musical e un sacco d’altra roba. Gulp: facciamolo anche noi, esclama un simpatico procione di nome Chicco Sfondrini. Sì, ma dobbiamo rendere la gara davvero spietata, replica una serpentessa lampadata di nome Luca Zanforlin, lisciando il cucciolo di orca assassina che si portava sempre in grembo. Allora, anzitutto si selezioneranno giovani morti di fame per le categorie canto, ballo, recitazione e conduzione televisiva, essi saranno allenati da un’apposita commissione di esperti, che giudicherà i loro progressi per tutto l’anno, alcuni saranno titolari da subito, altri riserve che potranno subentrare ai titolari se la commissione lo riterrà opportuno e insomma, gara dura senza paura, il pubblico da casa prima o poi sarà coinvolto col televoto per decretare il vincitore assoluto. Come arrivare a tutto ciò, non è ancora chiaro: per l’intanto, il procione e la serpentessa si accontentano di fare le selezioni, avvenute alla luce della più abbagliante meritocrazia (chi non avrebbe selezionato Pierpaolo Astolfi, chi?????). Già: e chi mettiamo condurre questo gioiellino? Poiché i big di Mediaset sparano cachet astronomici, il simpatico duo decide di ripiegare sull’incarnazione dell’Inutilità assoluta: Daniele Bossari. Questo signor Nessuno, autentico simbolo (vabbe’, 10 anni fa...) dell’Incapace che fa carriera, può vantare un glorioso passato ad MTV come VJ, dove non ha lasciato traccia, nonché al Festivalbar con Alessia Marcuzzi, la quale peraltro aveva preteso che nei titoli di testa comparisse PRIMA “conduce Alessia Marcuzzi” e POI “con Daniele Bossari”. Per dire come lo stimavano. Vabbe’, data in mano la conduzione del programma a Bossari, le puntate di settembre e ottobre affondano in uno stucchevole girotondo titolari- riserve senza che si capisca cosa ci stanno a fare lì quei presunti artisti. Inspiegabilmente, i dati Auditel suonano campana a morto. A questo punto, Sfondrini convoca Zanforlin e, dopo averlo rabbonito con un paio di gnu tuttora in corso di digestione, gli spiega che Bossari, sì, bravo ragazzo, eh, sa stare al suo posto, non è invadente, per carità, ma qui rischiamo di chiudere, chi se lo fila un uomo-ceppa simile? Al che, capita da quelle parti uno dei membri della commissione artistica, il noto coreografo e ballerino di hip-hop Garrison Rochelle, noto ai più per il suo sodalizio SOLO ARTISTICO con Brian Bulland, da cui discendono gli indimenticabili momenti - sponsor “Malizia” al Festivalbar del 1991. Vabbe’, Garry, passandosi un vezzoso pettinino di madreperla tra i riccioli impomatati, si permette di consigliare: “Ma scussami, Chico, non potremo far condure il programa ad uno dei nostri otori?”. “Otori? Otorinolaringoiatri? Ma non li abbiamo, Fioretta Mari insegna dizione e recitazione!”. “No, you misunderstood, vouleuvo dire...autori, insomma, facciamo condurre a Mrìa”. “E chi è, un dio persiano?”. “No, Mrìa Phillips!”. “Ah, Maria!!!” conclude Zanfo, nonostante lo gnu lo impegni alquanto.
Maria era infatti tra le fertili menti che avevano partorito the gioiellino. Ma ovviamente, quando Chicco e Zanfo vengono in veste di ambasciatori al grido di: “Salvaci le chiappe”, fa la ritrosa dicendo: “Ma io ho sempre condotto talk- show, cosa ne so di un talent?”. Detto ciò, accetta.
Al timone del più impressionante fenomeno televisivo bimbominkiesco degli anni 2000 giunge dunque la persona più indicata, essendosi ormai Maria ben accorta che la gioventù italica si seduce con un niente. Eppure, parola di ODR, gli inizi non erano affatto male: puntata del sabato con riserve o semplici passanti che sfidano i titolari per fregar loro il posto, striscia pomeridiana da lunedì a venerdì coi migliori momenti artistico- esistenziali del giorno prima, ritratti dei ragazzi in gara, esibizioni singole e di gruppo, professori mediamente esigenti... massì, una quasi scuola. Il serale, poi, con i duelli ad eliminazione... Godibile, via.  Poi, come tutte le cose agli inizi, c’è una certa disarmante ingenuità in tutto il cast, i ragazzi sono molto solidali tra loro, o almeno nessuno ordina loro di tirare fuori la cattiveria come nelle edizioni successive: sono ancora là da venire le liti a ciclo continuo, i pianti, le fughe, gli insulti ai professori, i complotti, insomma tutto l’armamentario che ha reso pressoché inguardabili le ultime due-tre edizioni.
Il successo della trasmissione cresce esponenzialmente durante la primavera (per tacere degli anni successivi), grazie anche alla sapiente conduzione di Maria che semplicemente trasporta a Saranno famosi gli elementi ipnotici di Amici. Ricordate?
1) La valorizzazione dei bellocci (vedi puntata precedente) è ora resa ancora più coinvolgente dalla questione del televoto da cui discende la sorte dei singoli concorrenti. Ecco dunque che suole totali come Andrea Cardillo (cantante & musicista, giunto in finale senza aver mai fatto una sfida nell’edizione serale), Paolo Idolo (cantante, dicono...), Claudia Mannoni (sarda dalla coscia lunga), Antonella Lo Console (carina, eh, ma dopo un po’.....) assurgono ad un trimestre di gloria notevole, con i bimbominkia che disintegrano il credito dei cellulari per votarli. Omettiamo di citare tutti quelli delle edizioni successive, sennò facciamo notte.
2) Il concorrente spaccamarroni: ecco, questa tipologia si affermerà a partire dalla terza/ quarta edizione (Simone Benedetti, Catello Miotto recentemente finito al gabbio, Klajdi o come diavolo si scrive, Raffaele Tizzano.... benché l’indimenticato Fausto Monteforte, già nella seconda...), nella prima prevale ancora la logica del coprifuoco. La contaminazione di C’è posta per te porta però Maria a valorizzare anche a Saranno famosi il caso umano, il primo dei quali è una lucertola piroettante di nome Leonardo Fumarola, ballerino (BUM!!!!!!) con ovviamente una situazione familiare di pura disgrazia alle spalle. Costui entra a metà stagione dopo una duplice sfida con un altro titano, Gigi o Gianni o chi per lui, ballerino autodidatta: le puntate del sabato dedicate alla sfida permettono a Maria di sfoderare il terzo ingrediente ipnotico, ovvero
3) Il cazzeggio relativistico: contano di più la bravura, la bellezza o la simpatia? Conta di più il talento innato o la tecnica? Meglio un artista che emoziona, anche con qualche imperfezione, o la perfezione, fredda ma inattaccabile? Potete immaginare come discorsi simili siano destinati a creare partiti opposti che non si accorderanno mai. E intanto le puntate si ingrossano...
4) I pareri del pubblico. Dopo aver fatto saggiamente tacere le mandrie sugli spalti nella prima stagione, nella seconda Maria, approfittando dell’equivoco creato dall’esclamazione di un concorrente (“Prea!! Preissima!!” scambiato per “Ebrea!! Ebreissima!!”- come no...) crea un bel caso per la puntata del sabato, nella quale gente del pubblico di origine ebraica accusa DI ANTISEMITISMO il concorrente in questione (l’espressivissimo ballerino Michele Maddaloni, che Rossella Brescia paragona – BUM!!!!!!!!! – a Barisnikov). Ovviamente il dibattito segue le linee defilippesche più consolidate, cioè ciascuno dice la sua a ruota libera e alla fine non si conclude niente. Però il precedente è creato: per tutte le edizioni successive, gente selezionata del pubblico (alla fine i soliti quattro esibizionisti, capolavoro di sfigaggine che va a criticare la sfiga altrui) inframmezza le esibizioni dei ragazzi con osservazioni di valore infinitesimale, inquinate dalla simpatia o antipatia per il concorrente in oggetto, degne insomma dell’assioma defilippesco: “Chi non sa, parli!”.

E il talento? Già il fatto che il primo vincitore di Saranno famosi sia stato Dennis Fantina, la dice lunga sull’affidabilità di queste trasmissioni. Ma tant’è, Dan Harrow ha venduto un fottìo di dischi e all’epoca non c’erano questi show....

Il patto con Satana- Passare in rassegna tutte le edizioni, i protagonisti, le polemiche, le evoluzioni del regolamento (o pongo-regolamento, come l’hanno definito altri ODR per la sua mutevole instabilità) richiederebbe una monografia di 600 pagine. Ci limitiamo qui, con moderata Spocchia, a distinguere le caratteristiche del programma, da cui discende l’ultima tranche del ritratto di Maria, secondo due linee di sviluppo.
a) Linea artistico- etico- culturale (discendente). Premesso che ad Amici talent- show è passata onestamente parecchia gente interessante, va dato atto a Maria di non aver mai voluto illudere nessuno sulle finalità della trasmissione: il mio è un programma televisivo, ha sempre ripetuto, e soggiace alle regole della televisione. Tradotto: tengo dentro chi mi porta ascolti, ergo pubblicità. Ciò vuol dire che se nelle prime edizioni, di puro rodaggio, c’è anche una certa tendenza a valorizzare l’aspetto genuinamente artistico dei concorrenti, Maria e il suo staff capiscono rapidamente che, per rendere il programma una calamita (o calamità) irresistibile, bisogna stimolare le potenzialità mediatiche dei concorrenti medesimi, che non sempre coincidono con quelle artistiche. Ecco dunque che trovano spazio individui pittoreschi quanto polemici, personaggi in perenne crisi isterica che hanno intuito come una lacrimuccia in più, mandata in onda nel pomeridiano, si traduca in 50.000 televoti per il sabato o il serale, primedonne convinte di essere sottovalutate e tutto un circo consimile. Amici, di fatto, continua a negare la sostanza del proprio titolo e prende sempre più i connotati di un’arena nella quale l’interazione bellicosa tra studenti, studenti e professori, studenti e pubblico, professori tra di loro rende del tutto inverosimile ciò che si svolge. Eppure, gli ascolti non calano negli anni, perché questa specie di asilo ha il fascino che esercitano i bambini quando litigano al parco dicendosi parolacce. Sul versante bimbominkia, però, la logica defilippesca produce i danni più gravi: al di là della stucchevole ipocrisia sull’incidenza dell’aspetto estetico per riuscire nella vita, il messaggio che passa nei fragili cervelli delle Giovani Generazioni è che il successo non dipende dal merito, ma da una miscela di opportunismo, aggressività, paraculaggine che spesso scavalca le effettive doti del singolo. Peggio ancora va se consideriamo la svalutazione del talento: i Nativi Digitali crescono nella convinzione che la performance artistica si riduca alla coreografietta di un minuto e quaranta o alla mezza canzoncina, e così si rafforza in loro l’idea che tutto sia facile e alla portata di chiunque. Almeno, fino alla quinta edizione, quando i cantanti dovevano anche ballare e i ballerini cantare, si vedeva la differenza tra l’esibizione nella disciplina “amica” e quella “in trasferta”, cioè a dire, anche a livello di talent, non ci s’improvvisa artisti senza un minimo di doti e allenamento. Da quando invece ciascuno si esibisce nel suo “cavallo di battaglia” (risate dal pubblico), non c’è più nemmeno questo messaggio, anzi ne passa uno opposto: provate ad arrangiarvi col pochino che sapete e vedete come va. Tristerrima è poi la figura dei professori che litigano tra loro o coi ragazzi, poiché, spiace dirlo (è l'addetto ai lavori che parla...), essi si abbassano al livello miserevole degli alunni, costretti a spararsi addosso a palle incatenate pur di tenere alta l’audience del programma. Detto poi che è tutto un copione. Morale: se la logica di Maria sopra esposta è in sé inattaccabile, essa va in pezzi una volta messa in rapporto al sistema in generale. Cioè: tu hai tutti i diritti di far funzionare il tuo show in ossequio alle esigenze della TV, ma non venirmi a dire che esse esigenze sono in assoluto buone e giuste: quando passano dei messaggi diseducativi come il senso della bega perenne, l’irrilevanza delle doti umane contro quelle ferine, l’arte ridotta a spot, la banalizzazione a oltranza delle idee, l’immaturità elevata a stile di vita, beh, è difficile seguirti, se si ha un minimo di cura per la crescita dei Nativi Digitali. Ma del resto, la civiltà bimbominkia si nutre di questi valori e, vedendoli rispecchiati in TV, si convince che essi sono roba buona da conservare e trasmettere.
b) Linea commerciale (purtroppo ascendente). Ri- premesso quanto premesso al punto a), è chiaro che, come la vicenda delle SSIS insegna, non si possono collocare stabilmente tutte le persone che escono da una scuola di specializzazione. Non imputiamo quindi certo a Maria di aver creato illusioni nei concorrenti: il mondo dello spettacolo è una roulette guidata da leggi cieche e controllabili solo in parte, e le carriere nascono e defungono senza sosta. Di sicuro, però, la storia del programma si può dividere nettamente tra le prime 5-6 edizioni, nelle quali il massimo a cui i ragazzi potevano aspirare fuori dalla scuola era di entrare nel cast delle trasmissioni Mediaset (qualche compilation senza storia c’è stata, ma poca roba), e quelle dalla settima in poi, allorché Maria stringe un patto di ferro con le case discografiche (che prima snobbavano assai il programma, esclusa la Sugar di Caterina Caselli, che ha battezzato e distrutto in un anno il futuro di Giulia Ottonello), lasciando loro intendere che i suoi cantanti, grazie alla loro esposizione mediatica e a canzoni tagliate apposta per la psicologia bimbominkia, possono sfondare in un mercato perennemente in crisi di novità e vendite. Possiamo dire cioè che Amici passa da vetrina di talenti a perdere a spot promozionale permanente di album e compilation da piazzare con moderato successo. Non è un caso se, proprio nelle ultime edizioni, la categoria “Attori” è stata cancellata, mentre quella dei ballerini rimane in vita sia per la carica ormonale che detti ballerini trasmettono, calamitando quindi spettatori vogliosi, sia per il fatto che negli ultimi dieci anni le scuole di ballo sono state prese letteralmente d’assalto da gente che vuol imparare il Grand jeté e il Pas de chat“per andare in TV da Maria”. Insomma, tutto è diventato mercato.
E che mercato: dall’alto del nostro Osservatorio Privilegiato fatichiamo a comprendere i motivi del successo dei cantanti sfornati dal talent dopo il 2008, eppure è così. I testi delle smielate del quartetto Carta- Scanu- Amoroso- Marrone sono indistinguibili tra loro, nel senso che il sentimentalismo a basso costo da romanzo di Moccia impera in tutti, anche perché gli autori sono sempre quei due- tre lì. E sia chiaro: abbiamo abbastanza anni sulle spalle (cigolio di sottofondo) per sentire in questi testi nient’altro che l’eco della fuffa anni ’90 di Nek, Massimo Di Cataldo, Laura Pausini (di cui la Amoroso è la versione magra, Emma quella truzza, Loredana Errore quella serial killer e Valerio Scanu quella maschia) e altri. Solita roba, insomma: ciò che stupisce è piuttosto la dinamica delle vendite, il fatto cioè che, vinta l'edizione di Amici, il cantante vada a Sanremo e vinca, ma anche altri non vincitori sfornino album dalla sera alla mattina, vendano un numero enorme di copie, riempiano i palabimbominkia, poi svaniscano nel nulla, prontamente sostituiti dai cantanti delle edizioni successive, a cui tocca il medesimo cammino. Tutto senza che la somma totale di spettatori di Amici o di copie vendute cambi. Delle due l’una: o da 10 anni il pubblico che guarda il talent e compra i dischi è lo stesso, nel senso che sono sempre le stesse persone senza aggiunte o perdite, oppure il gusto si è talmente livellato che, al decadere di certi pezzi di pubblico, invecchiati o nauseati da ciò che vedono, se ne sostituiscono altri del tutto uguali, benché anagraficamente più giovani, o, peggio ancora, gente che prima non guardava Amici ha talmente perso il gusto estetico a causa della spazzatura che la TV ci propina, da accontentarsi di quel che vede da Garrison e Grazia Di Michele. Sia come sia, ciò significa che siamo finiti in un pantano di idee dal quale è impossibile estrarre novità significative.
Quest'anno, pare, Amici inizierà più tardi del solito, a novembre. Cosa aspettarsi è difficile dirlo, vista la deriva del tutto fictional dell'edizione precedente, mai più guardata dal sottoscritto e tuttavia giudicata da altri a livello di Gossip girl. Il destino dei predecessori dissuaderà nuovi Bimbominkia dal tentare l'avventura? Ovviamente no.

Applaudiamo intanto Maria, la quale del resto sta lì di persona a simboleggiare il mondo che ha creato: senza avere doti particolarmente adatte al contesto (cosa ha detto a Italia’s got talent? “Io sono qui a giudicare, ma non sono un giudice...”), nel contesto ci sguazza, solleticando i sentimenti più infantili del pubblico di ogni età (abbiamo sentito con le nostre orecchie gente di quarant’anni commentare focosamente puntate del serale e relative eliminazioni), che proprio per questo si sente inconsciamente gratificato nel poter godere di copiose parentesi di immaturità entro cui sospendere le noie e/o le sofferenze del quotidiano. Comunque, se tutto ciò è una delle tante tessere che costituiscono, come si sostiene da più parti, lo sfacelo morale e culturale del nostro Paese (fosse solo questo...), non ci sentiamo di colpevolizzare Maria, non più di quanto potremmo prendercela con Wanna Marchi per i miliardi che ha fatto vendendo il sale contro il malocchio: furbe loro, ma idioti quelli che nella trappola hanno deciso (volontariamente) di cascare.

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