Motto


"Chi scende, non sale; chi sale, non zucchero; chi scende, zucchero".



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giovedì 20 febbraio 2014

Ricordati che sei uomo....

È buona norma, roba codificata sin dal tempo dei Sette Sapienti, vojo di', che un conduttore di Festival, se un anno gli andava sfacciatamente liscia in termini di successi di pubblico, critica, audience e pifferi vari, evitasse di ricandidarsi l'anno successivo alla conduzione, senza il previo consenso di almeno due terzi della boulè (o dei comizi tributi ai tempi di Roma). Sai, l'invidia degli dèi, la hybris, il rischio di ripetersi noiosamente.... E insomma all'epoca uno, prima di accollarsi per la seconda volta consecutiva sì gravoso giogo, ci pensava bene, almeno due o tre viaggi a Delfi, Dodona, Delo e libagioni associate.
All'aurea regola si sottrasse, con suo grave nocumento, il buon Pippo Baudo da Militello: tutti noi ricordiamo la bomba (mediatica) di Sanremo 1995, andato in onda in un periodo difficilino per l'Italia nostra, tra governi Berlusconi 1 caduti di fresco, governi Dini nati col metodo Frankenstein, dati economici altalenanti, insomma, momenti non sempre allegri; ma allora l'italica tribù si incollò per 5 giorni 5 a Rai1, e per l'ultima volta il Festivàl di Sanremo fu davvero il momento della Grande Catarsi della coscienza nazionale, benefico lavacro di sospensione delle inquietudini collettive, affondate in uno show dai ritmi elefantiaci e tuttavia in grado di calamitare un'attenzione costante. Certo, la seconda serata con l'esibizione dei nonni degli One Direction che pareva venisse giù il loggione e  18 milioni di spettatori in media, e poi Giorgia, Bocelli, Fiorello e il presunto zompo con la Falchi, la Koll prima di ritornare vergine, la Cuccarini, Spagna (Ivana), I Neri Per Caso, Max Pezzali che si chiamava da solo 883, Annie Lennox ospite internazionale, Madonna, il finto suicida, insomma un mix di eccessi e sottigliezze che lasciò traccia duratura nella storia. E che fece Pippuzzo? Replicò al millimetro la formula l'anno dopo, a partire dalla sigla "Perché Sanremo è Sanremo", che nella sua tautologica idiozia è diventata uno slogan tra i più famosi della letteratura italiana, a ridosso di "Qui si fa l'Italia o si muore"  e "Non ci sto!!", e a seguire la valletta bionda e quella mora, i giovani non vincitori dell'anno prima in girone di ripescaggio ecc. ecc.: per il più elementare meccanismo di punizione cosmica, Sanremo 1996 fu un floppone da paura, cui non valsero l'esibizione di Bruce Springsteen a inizio prima serata, né il ritorno di Giorgia e Spagna, né Céline Dion, né l'esclusione clamorosa della Vanoni sostituita da Ruggeri. Nulla: saranno stati i toni viola camera ardente  della scenografia o la raucedine pippesca, il pubblico fedele quell'anno disse un sonoro NO, tracollando di non meno di 5 milioni a sera rispetto all'anno precedente. E Pippo se ne andò sbattendo la porta, per ri-sanremizzare con successo nel 2007, clonare se stesso nel 2008 e ri-floppare. Insomma: se a Sanremo vuoi godere, molto poco ti devi ripetere.
Dice: "Ma Fazio sanremizzò di fila nel 1999 e 2000 e fu un successo". Sì, a parte che a me i suoi Sanremi fanno l'effetto della melatonina, qualche impercettibile differenza tra le due edizioni si sentì, a partire dal cast (Laetitia Castà- Dulbecco nel '99, il trio Sastre-Pavarotti- Teocoli nel 2000), e poi le scelte artistiche, decisamente più pop la prima volta (Oxa, Rei, Britti) , piegarono verso l'essai la seconda (Avion Travel, Alice). E Fazio la sfangò. Bonolis, furbo, ha fatto passare 4 anni prima del bis.
Ma oggi, cioè ieri? Il sottotitolo del Sanremo deuxmilletquatorze è senza dubbio: "Du' palle". Non per il trascurabile episodio dei due operai minaccevoli e baudescamente risucchiati, né per la scenografia inquietantemente simile a quel lontano 1996. No. È Fazio a iperfazizzarsi, a essere riuscito a calare in un sol colpo tutti i suoi peggiori difetti conduttivi, moltiplicandone la caleidosopica nequizia.
1) Stessa formula, stessa valletta, stesse battute. Vabbe' che c'è la spending review, vabbe' che tu sei carino, accomodante e prevedibile, ma mummificare lo script credendo che noi non ce ne si accorga, no, è offensivo, dai.
2) Il pippozzo sulla bellezza prima che i due balaustrici autolesionisti sventolassero letteracce sotto le aurate volte dell'Ariston: Faziuccio, la paternale no, le diapositive coi treni in bilico dietro le spalle per dirci che siamo tanto cattivi con l'ambiente nemmeno; possibile che, dove passi tu, tutto debba diventare Vieni via con me? Dicasi, il  monologo pensoso nel quale tu, dall'alto della tua ineguagliabile sapienza di vita, centellini concetti amari ma necessari a correggere noi, i cattivi rispetto a cui tu incarni l'idea del Bene e della Ragione assoluta? Vola basso, la Bellezza merita ben altro.
3) Il siparietto da chansonnier con la Casta: un paramecio avrebbe dimostrato più verve. Fabietto mio, per fare certe parti non basta l'ironia, che tu sai distillare a camionate e te ne do atto, ma serve anche un talento fisico-istrionico, una capacità di sdoppiamento, una movenza lirico-iperspaziale, un buco temporale, in una parola, quel genio artistico che tu, rassegnaticivisi, non hai.
4) Per quanto tu ti sforzi di ricordarti di essere il conduttore di un Festivàl di canzoni, Fab, si vede lontano un miglio che le canzoni sono il di più di tutta la manifestazione, almeno per te. Ricordo come già soprattutto a Sanremo 2000 i cantanti erano presentati in fretta e furia, congedati alla veloce dopo il pezzo e via subito con lo sketch o l'ospitata, perché di fatto le canzoni sono per te l'intermezzo tra i momenti veri dello spettacolo, che sono ben altri rispetto al dato musicale. È quello che accade anche a scuola del resto, dove i professori sono lo spiacevole intermezzo tra i ragazzi e la loro felicità, je tocca pure studia', poracci... Ecco, sia l'anno scorso che quest'anno, per essere ancora più sicuro che canzoni e cantanti non disturbino, hai selezionato una serie di brodini ristretti, eseguiti col trasporto di un ufficiale del catasto, dal raro potere soporifero. E sia l'anno scorso che questo, la ridicola idea del doppio brano. Tristess... Ripetitivitess... Antonella Ruggiero, la MIA Antonella, ridotta a due filastrocchine fiatate con una patata in bocca... Arisa modello Fisher Price... Renga che si autoplagia... Roba da far scappare anche i più sanremofili.  

Conclusione: i dati di ascolto vanno bastonandoti, e non poteva essere altrimenti; posta pure la concorrenza della Champions League, posta pure l'assenza dei cantanti acchiappa-bimbominkia (Scanu, Marrone, ecc. ecc.), posto pure il quadrato di Plutone in Capricorno con Urano in Ariete e l'opposizione a Giove in Cancro (sarà per questo che in questi giorni odio il mondo?), posto anche che l'Italia di oggi è diecimila volte più disperata di quella di 19 anni fa e non la si consola collo Zigulì di Renzo Arbore alle 11 di sera, diciamocelo, Faby, stavolta hai toppato come quella volta di quel programma che non si ricorda più nessuno, L'ultimo valzer, buttato giù sull'onda del successo di Anima Mia e che chiudesti dopo poche puntate, tentando invano di risollevarne gli ascolti con frettolosi cambi alla regia; per dire che nessuno è infallibile. Però bisogna anche avere il buon gusto di non fotocopiare se stessi. Il popolo è sempre meno bue di quanto uno pensi. Tieni a mente.           


(E comunque i due aspiranti suicidi te li ha mandati Brunetta per sabotarti, stai sicuro....)                                                            

2 commenti:

  1. Durante la serata di apertura di Sanremo, c'era il "Pavia's Got Talent". Io ero là, a cantare una mia cover di "Notte prima degli esami"... ;-)

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