Motto


"Chi scende, non sale; chi sale, non zucchero; chi scende, zucchero".



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lunedì 31 marzo 2014

Mi stupisco del Suo stupore....

Si sa, ai tempi di Tangentopoli, ciò che stupì era che la ggente si stupisse del malaffare che imperversava nei palazzacci della politica. Era cioè risaputo da mo' che in Italia non potevi costruire mezza cuccia del cane senza far passare una mazzetta all'ufficio di competenza, per tacere del peggio. Eppure fu tutto uno spalancarsi di bocche e occhi a scoprire che "quelli là" rubavano.
Orbene, i più recenti fatti di politica italiana e mondiale mi corroborano nell'idea che è proprio del genere umano non voler vedere le cose fino a che esse non ci piombano tra capo e collo, per poi esclamare: "Ahia! Ma com'è possibile?". Vediamone alcuni, sobri esempi.
1) Le "donne" del Parlamento e la loro battaglia per le quote rosa. Premettiamo il premettibile, lo fa anche RenzOne, possiamo pure noi e la Spocchia: decidere per legge che una certa categoria deve avere riservato un certo numero di posti in un certo organismo è un'idea democratica, ma fino a un certo punto, nel senso che di per sé non garantisce che i "riservati" siano automaticamente gente saggia. Così come, per fare un esempio scemissimo, gli spazi "rosa" nei parcheggi pubblici sotterranei possono essere una cosa carina, sempreché qualcuno li occupi, laddove io, maschio alfa, mi rassegno a cercare uno stallo più lontano dall'uscita, perché ovviamente non posso occupare il posto vuoto, non sapendo se prima o poi una gentildonna verrà a occuparlo. Però potrei sempre dire che in quel momento nessuno lo occupa, e presumibilmente non lo farà per le prossime due ore, e quindi chi mi vieta di ecc. ecc. visto che al momento nessuna donna ha bisogno di quel posto. Ecco, il problema è quello: preassegnare ciò che potrebbe non essere poi ben usufruito è sempre un rischio. Ma si sa, la democrazia È un rischio a fondo perduto, si dà il diritto di voto a tutti sapendo che con ciò ci si porta in casa, paradossalmente, anche la possibilità che il potere vada in mano a forze non democratiche. Non è certo il caso delle quote rosa, che però sono miseramente naufragate. E le quoterosiste di ambo gli schieramenti a stracciarsi le vesti. Ora, passi che lo stracciamento avvenga in zona PD, che del femminismo fa una bandiera dai tempi in cui si chiamava PCI (partito peraltro sempre a rigida guida maschile), ma di cosa si lamentano le vergini di Forza Italia? Il gruppo Carfagna- Ravetto e simpatie consortite, intendo? Credono davvero che il Paese, prima ancora del Parlamento, possa appoggiare la questione- quote rosa con la prospettiva che un nutrito gruppo di seggi sia dato a femmine come loro? Parlatrici a macchinetta, irritanti sacerdotesse di riti triti e ritriti, celebratrici senza pudore di maschi dominanti che se le sono portate via a colpi di regalie? Detto più crudamente: c'è una parte dell'opinione pubblica che, spiace per tutte loro, non le vede come donne in politica, ma come concubine del Capo che le ha calate dall'alto nei corridoi del potere per meriti tutt'altro che intellettuali. Faccio il superliberale e ribatto che, al di là di come una ci arriva, al Palazzo, poi può guadagnarsi tutta la mia stima se fa bene. Beh, tralasciando la Gelmini, su cui sparare a zero mi sarebbe sin troppo facile, è chiaro che le Silvio- girls non si sono mai distinte per esemplare indipendenza di pensiero: tutte lì a difendere oltre ogni ragionevolezza ciò che meriterebbe almeno un momento di dialettica e di dubbio, sempre pronte a far quadrato attorno al capobranco a colpi di lezioncine imparate a memoria e slogan da televendita. Mai una che, al primo tintinnar di Minetti, si sia posta davvero la questione se inchiavardare nel listino delle regionali lombarde 2010 una pettoruta igienista dentale non fosse uno schiaffo in faccia alle donne serie della politica. Mai una che si sia chiesta se è davvero accettabile che la selezione delle amazzoni silviesche avvenga sulla base di meriti estetici cui poi, eventualmente, si accompagna la capacità di blaterare pacchettini di concetti precotti. Mai. Non serve tirare in ballo Ruby. Le intercettazioni telefoniche della suddetta igienista sono già abbastanza deprimenti. Ma non è neppure facile moralismo o voyeurismo nell'alcova del Capo, chissefrega ad un certo punto. Il fatto è che le donne forzitaliote sembrano una setta di baccanti invasate e possedute dal Pensiero Unico pro-Silviuccio. Gente così, che sacrifica la femminilità sull'altare del fotomodellismo da passerella istituzionale, che si ostina a dichiarare puro e schietto il comportamento di chi ha dato troppo volte adito a sospetti di fissazioni sessuogaudenti, e che, senza condanne preventive, dovrebbe tuttavia essere osservato con dovuta lucidità nei suoi comportamenti, ebbene gente così, popolo da harem postmoderno, vuole pure le quote rosa? Ma per carità....

2) L'Europa tremebonda per le amministrative francesi. Sempre per riagganciarci a quanto testé detto, Marine Le Pen sarà pure antipatia allo stato puro, però almeno ha messo la faccia per un progetto politico (che personalmente NON condividiamo) dotato, pare, di un certo appeal su certa Francia esasperata dalla crisi. Il successone alle municipali transalpine ha però messo in moto il totoeuropee, col timore che i movimenti nazionalisti trabocchino di qui a maggio. Stupirsi? E di cosa? Il problema non è la bontà delle misure con cui gli eurocapoccioni insistono nel chiedere sacrifici e rientri dal debito a mezzo continente, il fatto è che non se ne vede il fine estremo. "Fate tornare i conti", ci dicono, sì, ma poi? "Come in una famiglia, dopo anni di spese allegre, ad un certo punto bisogna risparmiare", senza dubbio, ma in una famiglia, per quanto sia sul lastrico e si imponga tirate di cinghia epiche, nessuno penserebbe mai di far fuori uno dei membri "perché non rientra" e lasciarlo morire di fame. Qui in Europa pare invece che vada così. I Paesi "virtuosi" si intignano a chiedere ai "birichini" tagli e risparmi che certo "faranno tornare i conti", ma col rischio che poi non ci siano più persone che quei conti facciano andare. Quello che il grosso dell'elettorato non capisce è perché, in nome di astratti numeri da far quadrare, si mettano sul lastrico individui e famiglie, si taglino pensioni, si blocchino assunzioni. "Colpa dei bilanci statali mal gestiti", senza dubbio, ma la soluzione è il genocidio lavorativo/retributivo? Lo Stato, questa entità troppo astratta per potersi delimitare, può davvero sovrastare con le sue colpe i suoi stessi membri fino a schiacciarli? È dunque esso un meccanismo di creazione/distruzione ignaro del dolore che produce, manco parlassimo della Natura che dialoga con l'Islandese nell'Operetta morale leopardiana? Non so. Certo, chi lavora nel privato e gode a guisa di infoiata faina alla prospettiva di sforbiciate epocali egli emolumenti nel pubblico, dovrà prima o poi rendersi conto che il collasso del pubblico danneggia ANCHE i privati. E sarà bene, prima che ciò avvenga, mettersi d'accordo su una piattaforma programmatica che riporti in primo piano le singole individualità dei cittadini europei piuttosto che il Moloch famelico dei "conti in ordine", simmetrico a quello dei conti sballati degli stati pazzerelli.  Altrimenti chi li fermerà più, i movimenti che favoleggiano di combattere contro futuri governi in mano a dieci-venti tecnocrati che, a colpi di spread, algoritmi e "conti in ordine" tiranneggiano i popoli per alimentare il proprio potere? Vogliamo ridurci al fanta-thriller? Ma per carità [2]. 


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