Motto


"Chi scende, non sale; chi sale, non zucchero; chi scende, zucchero".



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mercoledì 5 marzo 2014

Le allegre (?) comari e le vedove (non) allegre di Renzi

La prima osservazione che viene spontanea in questi affollati giorni è che l'Europa si trova sull'orlo del collasso politico a causa di una sopravvenibile guerra in Crimea. Il che pare riproporre cose già viste. A quel tempo, tuttavia, il primo ministro italiano era un certo Cavour, quello dell'Unità d'Italia, cosucce simili, vabbe'. Oggi abbiamo Renzi. 
I tempi, mi si dirà, la storia ironica e baraccona, l'Europa perennemente vecchia e ripetitiva, senza dubbio, sì. Certo però che Cavour pure, all'epoca, mostrò un fiuto politico di tutto rispetto, inviando un commanduccio di frombolieri a combattere una guerra da cui, materialmente, l'Italia non poteva aspettarsi NULLA. Ma tanto bastò, come oggi, quando patetici blogger da 10.000 visite in un anno dragano gli hashtag di twitter per cercare quelli in cui infilare link ai loro post, sperando di alzare l'asticella giornaliera delle visite. Ecco, Cavour fece più o meno lo stesso: partecipando alla guerra suddetta, fece scoprire al resto d'Europa che c'era uno staterello tenero e bello, il Piemonte, che aveva un'idea grandiosa e pucciosa, l'unità d'Italia. E siccome Napoleone III moriva dalla voglia di fare un dispettuccio dei suoi al Kaiser, ecc. ecc., ed eccoci a Garibaldi, Porta Pia, ecc. ecc.
Oggi abbiamo Renzi, che dalla guerra in Crimea di Putin ha ben poco da attendersi. Certo, lo zar russo è stato gentile, minaccia di dare fuoco alle polveri al sopravvenire della primavera, sì che l'Ucraina non potrà contro-ricattare l'Europa con la minacccia di lasciarla al freddo; potremo insomma cantare l'inno a Venere di Lucrezio in tutta agilità.
Ecco, credo che semmai Renzi abbia un problema di natura completamente diversa dalle trascurabili scaramucce che accadono a un fuso orario da qui, roba più, diciamo, di intendenza che di sussistenza: il suo fulmineo assalto al Palazzo Chigi d'Inverno (tanto per restare in tema russo-ucraino), di cui ha fatto le spese Letta (senza viaggio premio ad Ekaterinburg, comunque), con contestuale conquista del premierato senza elezioni, squadra ggiovane, ministri smart, programma cool, prospettive LOL , tutto ciò ha scatenato una prevedibile tracimazione di estrogeni, che è la normalità quando il maschio alfa del branco prende il potere; singolare tuttavia che, a questo giro, gli estrogeni siano prodotti da uomini.
Pare infatti che Matty nostro collezioni primati su primati (premier più giovane, governo con più donne, sottosegretari in odore di corruzione come mai prima, ecc.), ma questo degli estrogeni femminili a produzione maschile in effetti era il meno prevedibile. E non sto facendo facile e becera ironia su un eventuale ruolo da icona gay per Renzi, almeno non finché gli One Direction terranno la piazza tutta per sé, e sono giovani, più giovani di lui di una pezza. Renzi riesce invece a produrre un'eccitazione para-orgasmica (e per converso, una depressione da coitus inaccadutus tipica delle femmine escluse dal sacro congresso) in coloro che vedono finalmente in lui la realizzazione di promesse attese da decenni, il giovane uomo della tribù reduce dal periodo di latenza rituale e apportatore di quella percentuale di carne fresca su cui vedove e zitelle possono finalmente sfogare le loro più inappagate brame. Si dirà che anche Berlusconi ha sempre fatto questo effetto, perché il fascino del potere si tinge sempre di una nota puramente sessuale, prescindente tanto dall'estetica quanto dagli effettivi successi politici del potente di turno. Egli può, e potendo fa godere chi banchetta alla greppia della sua potenza. Vero. Ma, se si considerano bene i vent'anni suppergiù al potere di Silviuccio, non sfuggirà che gli uomini che gli hanno dedicato i più commoventi e sontuosi madrigali, da Emilio Fede a Sandro Bondi, lo hanno fattto vedendo in lui piuttosto la madonna di Medjugorie che un toro da monta. C'è, in altre parole, nella letteratura agiografica berlusconide un tocco di misticismo ascetico, di adorazione a prescindere, di estasi a-sensoriale da cui i fans di Renzi sono immuni: essi al contrario, accaldati come le cavalle di Diomede, non attendono altro che il Divin Fiorentino sosti anche solo per pochi minuti nella loro alcova per godere selvaggiamente la deflorazione a lungo anelata, dicasi per veder finalmente fruttificare i loro sogni di Verità e Cambiamento, sogni che ormai parevano confinati nel regno di Fantàsia, puri oggetti di diporto dei Fortunadraghi; e, come le cavalle di Diomede, costoro non esitano a divorare, possibilmente vivi, tutti gli straneri (alias detrattori) che osino solamente mettere in dubbio la virilità governativa di Matt.
Ecco dunque che le trasmissioni televisive a tema Renzi in cui Renzi è assente, ma sono presenti i suoi fiancheggiatori, diventano delle puntate di Colpo Grosso, puntate dove altrimenti azzimati intellettuali, gente che di solito reagirebbe con un sommesso 'ohibò' alla proiezione di un filmato sugli stupri etnici durante la guerra in Bosnia, tipi così insomma, si trasformano in feroci Baccanti, scalpitano in poltrona, sputaccchiano in camera pur di elogiare le gesta renziane, come se costui avesse già asfaltato Dario III a Gaugamela, si sbracciano, sguscerebbero nei televisori per fiondarsi ad una ad una nelle case dei telespettatori e far capire quant'è bello essere posseduti (politicamente) da Matteo, grugniscono e mugolano in una climax di gioia pura fino all'urlo liberatorio: "Teo, in te mi beo!".
La prova più eclatante del nostro assunto è senza dubbio la puntata del gruberiano Otto e mezzo dell'altra sera, presenti in studio il baffuto psichiatra Paolo Crepet, colui per il quale le anime labirintiche di Annamaria Franzoni e Alberto Stasi sono poco più che vezzosi giardinetti all'italiana, Norma Rangeri, giornalista de Il manifesto, e quindi abituata ai ragionamenti senza ascoltare la controparte, o fingendo di farlo, e in collegamento dallo spazio esterno Massimo Cacciari, il sindaco-filosofo la cui azione politica ha dimostrato una volta per tutte che i libri sulla Repubblica di Platone, al capitolo: "Perché ai filosofi spetta il governo dello Stato", sono il più clamoroso errore teoretico della storia dell'Occidente. Orbene, i tre sono stati variamente interrogati da Gruber su variazioni tematiche a tema: "Renzi ce la può fare?". Come potete constatare dal filmato, il tratto più evidente del trialogo Cacciari- Crepet- Rangeri non è tanto la polarizzazione tipicamente eucariotica tra i due maschi pro-Renzi e la femmina anti-Renzi, ma neppure ciò che i due maschi renziani dicono, che è la stessa zuppa che un po' tutti i renzofili vanno mescendo da mo' (è giovane, diamogli tempo, hai visto com'è assertivo, ha portato il PD nel PSE senza colpo ferire, è intrapredente, ci fa crescere nei sondaggi, merita fiducia, ecc.); a stupire noi tutti Osservatori distaccati della Realtà (è un po' che non la tiravamo fuori...) è la ferocia da groupies di boyband con cui il duo Cacciari- Crepet seppellisce la Rangeri, messa all'angolo come un'ereticuccia qualsiasi. Non sfuggano i sobbalzi sulla sedia dei due maschi, manco avessero le braci nel cuscino, tutte le volte che le due femmine (vere) in studio osano interloquire con un sussurrato "ma" ad interrompere le loro dichiarazioni d'amore imperituro per Matt. I capelli di Cacciari paiono attraversati da tutti i venti racchiusi nell'otre di Eolo, Crepet non sa più quale angolo del tavolo massacrare a gomitate per ribadire, anche a gesti, che Renzi può, Renzi sa, Renzi vive, Renzi vs Darth Vader è una partita persa in partenza (per Darth Vader, s'intende), e appena la povera Rangeri obietta, giù insulti, e lei che fa tanto d'occhi nel vedere due personaggi, in genere posati come l'impasto della pizza messo a lievitare, che d'un colpo diventano bocche di lava etnea in grado di eruttare lapilli di godimento nel parlare delle magnifiche sorti e renzessive, assieme alle fiamme del più feroce biasimo contro di lei che, tapinella, crede ancora nei vecchi partiti. E però Rangeri, che è donna sul serio, resta soprattutto basita del fatto che l'acidità da dive incomprese è il vero trait d'union degli accorati appelli pro-Renzi dei due sudatissimi interlocutori. La tintocrinita chioma cacciariana è tutto uno scuotersi di "no, no, e tu non capisci, e come fai a essere così vintage col tuo giornaletto da cooperativa, ma non vedi che Matty ci traina verso il Domani?", laddove il baffo vissuto di Crepet freme di sdegno all'udire parole riferite a Matteo che siano appena al di sotto dell'Inno liturgico, specie quando Rangeri si avventura in similitudini antropologico-esistenziali tra Renzi e Berlusconi. Non sia mai che Renzi il Magnifico abbia qualcosa a che spartire col demonio di Arcore! Ma stasera va così: Cacciari e Crepet non stanno semplicemente, e legittimamente, difendendo le proprie idee: si stanno letteralmente eccitando a parlare di Renzi, ma di un'eccitazione che, non essendo presente l'oggetto della medesima, assume sfumature di tonitruante onanismo. Voglio dire, paragoniamo per un attimo una stringa del trialogo anzidetto con una qualsiasi chat di facebook che veda coinvolte le groupies di Justin Bieber e degli One Direction e tutto si chiarirà. 

1)Crepet/Cacciari: Renzi è il futuro del Paese, lasciamolo fare e cambierà l'Italia! = Groupie OD: Harry 6 fighixximo tvttb guardami al concerto ma xchè nn vieni mai a trvrm? 

2)Rangeri: Ma Renzi è semplicemente il prodotto del berlusconismo!= Groupie JB: che caxxo dici Justin canta live i OD sn checcheeeeeeeeeee!!!!!! 

3)Replica Crepet/Cacciari: Piccola comunista senza palle, piantala di parlare di ciò che non sai, se non ti piace Renzi sei complice anche tu del sistema di potere catto-mediatico che ci ha condotti alla rovina! = replica della groupie OD: ma ki t conosce strnz spero ke muori cs nn dovrò sntr la merda ke ti esce dll bocca il tuo J è 1 drgt!!!!!!

C'è altro da aggiungere? 

Semmai vi è ora da occuparsi dell'altra faccia del fenomeno, giacché, è noto, in ogni corte reale non ci sono solo le Favorite del re, o aspiranti tali (la duchessa du Barry, per dire, un Cacciari con la gonna a campana), ma non meno sensazione fanno le Escluse, quelle che per inespiabili demeriti prestazionali non sono state in grado di soddisfare il monarca e quindi devono accontentarsi di un dignitoso oblìo. Senonché, trattandosi anche in questo caso non di escluse, ma di esclusi, l'oblìo si condisce del più amaro rimpianto per la mascolinità troncata, sì che, prima di sparire per sempre nella dimenticanza della Sesta Casa del Grande Tempio, il disgraziato di turno si concede un estenuante sfiga-tour multimediale per spiegare al pubblico assetato di gossip quanto è stato ingiusto il destino nei confronti suoi (dell'escluso) e delle sue gonadi (sempre quelle dell'escluso).
È il caso evidentemente di Pippo Civati, il nostro Hobbit preferito, che da quando ha perso le primarie e ha visto Renzi realizzare in tre settimane ciò che lui aveva pianificato per tre anni, vaga smarrito per i corridoi di Montecitorio, votando fiducie a caso con il lessico delle letterine dell'angolo della posta di Bim bum bam (del resto....), stando lì senza starci, ricevendo insulti bipartisan e perculamenti da tutto l'arco costituzionale dei social network. Ciò spiega parzialmente perché, sempre l'altra sera, ma dalla Bignardi, Civati abbia fatto l'upgrade del look e sia passato da Hobbit ingenuo a reincarnazione di Bubu, l'amico dell'orso Yoghi: il sopracciglio cespuglioso, il labbruccio sporgente a piagnucolìo, gli occhioni spalancati come a chiedere un semplice gesto d'affetto al primo perdigiorno che passa, sono tutti i segnali della tipica depressione melancolica dell'esclusa, qualcosa che colloca Pippo nostro in un'orbita vicina a quella della compianta Soraya di Persia, rinnegata dallo Scià per il fatto di non riuscire a dare un erede alla dinastia. Iddio si sa poi qual sua (di Soraya) vita fusi. Quanto a Civati, la sua sterilità politica post-Leopolda è tutta nei suoi musi lunghi quando Bignardi lo obbliga a rivedere i filmati di quei gloriosi giorni del 2009, quando lui e Renzi erano una cosa sola, i Dioscuri del nuovo centrosinistra, e come i Dioscuri, infatti, Castore schiatta mentre Polluce è immortale. E poi via a smanacciare per spiegare che uffa, io ho tante idee ma non mi caga nessuno, io e Renzi avevamo un patto, poi lui mi ha rubato le macchinine e non me le ha più ridate, eravamo d'accordo che a nascondino si contava fino a 100 e invece lui mi ha tanato perché ha contato fino a 80, e lamentele consimilli. Civati, di fatto, fa la fine del bimbo emarginato che tanta fortuna ha avuto nella letteratura urbano-sfigoide degli anni '80 ("Le chiavi di casa", "Il ragazzo che sapeva volare", cose così). A riprova di ciò, nuovo filmato con Pizzarotti e Pisapia a Parma, "Farebbe un'alleanza con Civati?", "Ma anche no!" risponde chiunque interrogato, e Pippo con gli occhi sempre più lucidi e il labbro sempre più sottoterra, fino al capolavoro di perfidia finale, che solo una come Bignardi, che ha pur sempre gestito la prima edizione del Grande Fratello, poteva ordire: altro filmato con la civateide, ma stavolta si prende un pezzo di comizio nel quale Pippo chiama ad un certo punto al suo fianco "la mia Giulia", una castana occhialuta che gli butta le braccia al collo e viva l'amore. Ritorno in studio, un paio di osservazioni innocue su "la mia Giulia" ("ma c'è ancora?", no, guarda, era una comparsa...) e poi la stoccata, roba da far impallidire Iago quando tenta di far impallidire Otello: "Senta, Civati, ma Giulia L'AVREBBE DATA A RENZI......(silenzio, lo spazio-tempo si dilata, la pupilla civatiana pure, e in pochi nanosecondi passa una vita intera, lo spettro di una definitiva sconfitta anche sotto le lenzuola, l'ambiguità di Bignardi che non si capisce se domandi o affermi, l'alternativa tra il suicidio e la castrazione rituale come previsto in Catullo 63)... la fiducia?". Ahhhh, vabbe', ok, pensa Civati, afflosciandosi sulla poltroncina per biascicare una non più comprensibile risposta. Ecco, tanto resta del sottile pensatore rinascimentale. E alla fine, vale il solito adagio: mentre Cicerone parla, Ottaviano si prende il potere. 


 (Certo, a pensare come poi ha trattato le donne della gens Iulia, fossi Crepet mi preoccuperei....)

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