Motto


"Chi scende, non sale; chi sale, non zucchero; chi scende, zucchero".



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domenica 1 febbraio 2015

Istantanee da una Repubblica

Possiamo in realtà partire dalla scena più bimbominkia di tutta la maratona parlamentare che ha portato alla quirinalizzazione di Sergio Mattarella: raggiunto il quorum, applausi, abbracci, lacrime e uno stuolo di piddini tutti chini sullo smartphone, immagino a twittare, disinteressandosi bellamente di quanto accadeva in aula, manco fossero delle directioners a Sanremo fuori dall'Ariston che trillano socialnetworkicamente "E' appena passato Harry ke figoooo!!!:P" o simili. Scenetta adolescenziale quant'altre mai, certo. Bello, comunque, il colpo d'occhio di un pezzo consistente di aula montecitoriale che si spella le mani, con in mezzo la Boschi a fare da madonnina laica & sorridente, Speranza che gesticola come uno che ha appena sbancato il flipper, Rosy Bindi che si ricorda di saper piangere, Bersani che applaude come il nonno che sente il nipote stonare alla recita di Natale ma gli va bene comunque, Alfano sorridente a 42 denti come se avessero eletto lui, e tanto altro.
Diciamocelo: al di là del metodo, della persona, delle beghe e dei riallacciamenti che questa elezione porta con sé, ci mancava solo lo stillicidio di votazioni plurime e scrutini protratti all'infinito, che tanto male ci fecero nel passato. Quattro tornate vanno più che bene, anche se sarebbe stato meglio il colpo secco alla Cossiga o alla Ciampi. Pazienza. E' chiaro però che l'elezione di Mattarella segna uno spartiacque decisivo nella storia della Seconda/Terza repubblica e dice cose. Cosiamole:

1) Ti ammazzo col sorriso: il capolavoro renziano è tutto nelle manovre di questi tre giorni. Matt ha imposto il suo candidato, poi ha fatto capire che non era solo il suo, ma nel frattempo l'altra parrocchia maggioritaria in
Parlamento, ovvero Forza Italia, ha fatto la figura di incartarsi su un NO preconcetto e capriccioso "per questioni di metodo", perché Renzi ha fatto tutto senza consultare chicchessia. E' in effetti singolare che, da quando Berlusconi è in politica, e pur avendone retto il timone per 8 anni e mezzo su 20, tutte le volte che si è eletto il Presidente della Repubblica il suo schieramento sia sempre stato all'opposizione. E si sa, chi ha i numeri in Parlamento comanda, gli altri squittiscono. Fu così anche nel 2006, del resto, quando Napolitano quirinalizzò con i voti del solo csx. Molto meglio andò a Ciampi, che appunto rastrellò subito una marea di voti bipartisan. Mai, comunque, il cdx ha avuto la possibilità di proporre/imporre un SUO candidato. Solo che, visto il clima di totale litigiosità in cui versa la politica, per tacere del Paese reale, almeno la forma di una concordia per eleggere Mattarella poteva starci. E ci sarebbe stata se Berlusconi, uomo da sempre abituato a prendere lui l'iniziativa, non se la fosse vista scippata dal tempismo di Renzi, che ha fatto tutto da solo, mettendo all'angolo Silviuccio. Questo, nient'altro, non è andato giù all'arcoriano. Non c'entrano le prese di posizione mattarelliane contro di lui, Silviuccio sa dimenticare, come dimostrano i suoi minuetti con Bossi. Stavolta ha dovuto prendere atto di una triste realtà: il peso reale del suo partito in politica è ormai due volte e mezzo minore di quello del trionfo del 2008. Renzi sa di poter giocare al gatto col topo, perché la minaccia di elezioni anticipate è un deterrente per tutto il cdx, scompagnato e costretto ad avere come alfiere temporaneo Salvini. E perché si è giunti a ciò? La risposta al punto 2.

2) Quando quaranta inverni assedieranno il tuo sopracciglio... Già Shakespeare ammoniva il suo fair friend a non compiacersi troppo della propria bellezza e ad accoppiarsi quanto prima, sì da poter perpetuare la bellezza predetta in un pargolo e non dover assistere impotente al proprio invecchiamento. Ora, Silviuccio, prima che politico, è notoriamente uomo da azienda. E un uomo d'azienda, sentendo avvicinarsi QUEI momenti, cerca successori che non buttino tutto all'aria. Ciò che appunto il nostro arcoriano di riferimento ha fatto, lasciando nelle sapienti mani di Confalonieri e figliolanza assortita la conduzione delle aziende di famiglia per dedicarsi all'agone politicante. Pare tuttavia che anche in politica arrivino QUEI momenti, e il minimo che il fondatore di un partito possa fare è circondarsi di eccellenti delfini che un bel dì raccolgano la sua eredità. E qui Silviuccio ha toppato. E' rimasto convinto di essere l'immortale demiurgo del cdx italiano, in ciò preferendo la compagnia di zelanti lacché e ringhiosi luogotenenti, senza però creare, come si direbbe nel mondo universitario, una "scuola", allevando cioè gente da erudire nel modo di condurre aziendalmente la politica. Forse tale modo non è insegnabile semplicemente perché non esiste. O forse Berlusconi, accecato dal suo stesso narcisismo, non ha mai tollerato che alla sua ombra crescessero arbusti che un giorno potessero asciugargli le radici. E chi c'era oggi in Parlamento? Il suo prodotto più riuscito: le Barbie della politica, bercianti soubrettine buone giusto a ciangottare nei talk show con le risposte preconfezionate e tutte le tattichette di comunicazione equivoca e sabotante che si insegnano ai master di comunicazione politica, ma incapaci di avere sostanza autonoma. Ed eccole là, immobili mentre l'altra metà dell'emiciclo applaudiva, ridotte a manichini visibilmente stizziti, eccole là, Prestigiacomo, Bernini, Santanché, una più stuccata dell'altra, prive di espressione facciale, ma soprattutto prive di un senso nell'essere in Parlamento che non fosse la sottomissione al Capo (e Carfagna, e Gelmini, ecc...). Non giudichiamo le persone, per carità. Giudichiamo le figure politiche: il loro posto, se non sanno andare oltre il ruolo di megafono delle idee altrui, non è lì. Come tanti altri, sia chiaro: Berlusconi ha creato un partito di ombre prodotte dalla luce del suo scoppiettante Ego, ma tramontato lui è svanito tutto. Non c'è classe dirigente nel cdx, e la cosa è tanto più assurda se si pensa che Forza Italia è il parto della mente di uno che di conduzione di impresa se ne intende assai. Perché fare di questo partito un semplice specchio in cui riflettere il proprio Ego senza ulteriori prospettive? Lo diciamo col rammarico di chi ha votato quello schieramento (lo si ammette con tranquillità e senza ipocrisie, o forse facendo la figura dei più grandi ipocriti) fino all'attuazione della riforma Gelmini. Dopo non è più stato possibile: non si poteva più dar credito a un partito di robottini allenati ai sofismi, di samurai pronti a gettarsi sulla spada delle figuracce più assurde pur di difendere l'indifendibile, di puffi e puffette insultanti e litigiosi. E diciamolo pure: liberissimo Silviuccio, come ogni adulto vaccinato e consenziente, di circondarsi di femminume vario; ma candidarlo al consiglio regionale della Lombardia solo per meriti estetici (e non aggiungiamo altro), questo no. Un partito il cui discorso fondativo era tutto un frullare di inni alla libera impresa e al trionfo delle qualità individuali non poteva popolarsi di odalische. Pagate da noi, peraltro. 

3) Cerchio o spirale? Anche proseguendo la riflessione dell'altro giorno, ora che i giochi sono fatti possiamo ragionare più a ciccia: cosa rappresenta l'elezione di Mattarella? Tante cose. Anzitutto, resta inteso che il capo di Stato italiano debba essere di preferenza vecchiotto: Scalfaro si intronizzò a 74 anni, Ciampi a 79, Napolitano a 81. Mattarella riscende a 74, ma il sugo non cambia: la classe politica si starà pure ringiovanendo anche, ma non solo, grazie a Renzi, però al vertice di tutto si preferisce mettere l'uomo di esperienza. E ben vero che il nostro Presidente non ha il ruolo di un Obama, di un Cameron o di una Merkel, ruolo per cui un'età sensibilmente più bassa è raccomandata: resta però il retrogusto che tutto il "nuovo" che gira nei palazzi parlamentari sia ancora troppo eterogeneo e rissoso per raffreddarsi a dovere in caso di elezione presidenziale. Si è comunque scelto ancora un esterno, ovvero un uomo che, pur avendo seduto in Parlamento per anni, al momento attuale è di fatto un tecnico, guidando egli la Corte costituzionale, ovvero un potere complementare al legislativo. Come lo era del resto Ciampi, uomo d'economia prestato alla politica. Per dire cioè che, al di là dei legittimi trionfalismi piddini, il nostro Parlamento rimane sotto vari aspetti ancora un'arena dove vige la legge del più forte. E vabbe'.
Ma c'è altro: si è già osservato che Mattarella creò la legge elettorale che Berlusconi fu più abile di altri a sfruttare al primo colpo, e che tuttavia non ha portato alcun incremento di stabilità politica rispetto alla precedente. Il neo-quirinalio è però anche esponente di certo piacevole antiquariato democristiano, correnti legate nientemeno che ad Aldo Moro, roba da prima Repubblica, insomma, altro che Seconda o Terza. Sembra cioè che Mattarella, così lungamente applaudito dal PD, sia in realtà la prova che la DC non è mai morta davvero. Decapitata ai tempi di Tangentopoli, essa ha sapientemente vissuto sott'acqua per poi riemergere ora, nella figura di un statista irreprensibile, ma soprattutto cattolico di ferro, ancora un cattolico dopo 9 anni di un ex-post-quasi-magari un tempo comunista (Napolitano) e 7 anni di un laico (Ciampi). Il vecchio che uccide il nuovo? O la riproposizione di un classico che non passa mai? Più ancora, a nostro spocchioso parere, una sorta di cerniera che si chiude sul ventennio berlusconiano, liquidandolo di fatto ad esperienza importante ma sterile. E si capisce che non lo diciamo a cuor leggero: sperammo, in quei lontani giorni di liceo, che l'Italia si dotasse di una forza politica che mettesse al primo posto le qualità individuali e non le strozzasse in nome di un'ideologia scioccamente egualitaria e livellatrice; una forza politica che garantisse a tutti la libertà di costruirsi un destino indipendentemente dall'appartenenza a logge & camarille ideologiche; una forza politica dinamica e svecchiante. Alla fine di tutto, ci siamo trovati tra le mani la corte di un satrapo persiano cieco a tutto tranne che al godimento del proprio potere. Dicono che non poteva che finire così. Non so. Ora però conta il futuro: l'exploit renziano per interposto Mattarella dimostra che l'onda berlusconiana è ormai estinta, il centrodestra deve mutare pelle, ritrovare una proposta culturale che non siano i programmi di Canale 5, preoccuparsi di formare un elettorato di sani pensatori critici e non di consumatori col cervellino spappolato dai miti della spesa e dell'economia che deve girare. Ci vuole un partito vero, non la quarta rete Mediaset. Chi si prenderà in gobba l'immane incarico di riprogrammare dalle radici una formazione che altro non è che l'ipostasi plastica del suo fondatore e della sua visione delle cose? Eppure costui va trovato, e in fretta. Anche a costo, se non si vuole evaporare nel nulla, di mettere all'angolo il padre nobile: naufragare col capitano sarà pure eroico, ma in politica non porta da nessuna parte.

[P.S.: ciao, pentastellati; bravi; bella la scenetta del deputato che si filma in cabina di voto, come l'ultimo degli studentelli cretini che scatta la foto al professore mentre urla in classe; grande idea quella di votare a vuoto Imposimato "per distinguerci"; certo, caro  Morra, voi siete nel tempio del sistema (il Parlamento), ma siete antisistema; come no: come le prostitute nel convento, o le suore nel bordello; continuate così; l'importante è essere inutili, ma felici]  

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