Motto


"Chi scende, non sale; chi sale, non zucchero; chi scende, zucchero".



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giovedì 29 gennaio 2015

Una bianca marea

Probabilmente, da quando avremo iniziato a scrivere questo post a quando l'avremo finito, tutto sarà cambiato e dovremo cestinarlo, ma la politica italiana è così, frizzante, brillante, rampante, sempre strabiliante, il tuo nome è Robin Hood.
Resta quindi che Renzi ha lanciato nell'orbita quirinalizia Mattarella, che come visibilità internazionale è messo maluccio, ma ha dalla sua le stimmate di essere fratello di una vittima della mafia, cosa che, per puro paradosso, lo internazionalizza ben più di qualsiasi incarico in Commissione europea possa brandire Prodi per proporsi come futuro sovrano del Colle. 
Mattarella, poi, a puro livello simbolico, sarebbe l'ideale per chiudere una stagione da lui stesso aperta: sua è stata la legge elettorale maggioritaria con recupero proporzionale che ha fatto entrare l'Italia ufficialmente nella Seconda repubblica. L'italianità sublime di quella legge stava tutta nel fatto che i poveri cristi di ogni partito venivano fatti confliggere tra loro nei singoli collegi uninominali, e chi prendeva anche solo un voto in più di tutti gli altri veniva eletto. Effetto uno: bastava anche un 20-30% di voti, se tutti gli altri singolarmente non arrivavano al 15, per l'elezione. Bella rappresentatività del corpo elettorale. Effetto due: visto che il popolo italiano vota per tifoseria, poteva venir calato nel collegio X un attaccapanni che non era neanche di quelle parti e quelli del suo partito lo votavano comunque: a Brescia nel 2001 fu candidato al senato il romano Paolo Guzzanti e noi amanti del cdx di allora lo votammo, fregandocene del dettaglio che lui rappresentasse la città come Carlo d'Inghilterra potrebbe entrare negli One Direction. Bel rapporto candidati- territorio (difatti molti big della sinistra fuori che da Toscana, Emilia, Marche, Umbria, col piffero che si facevano candidare). Per evitare però che i capoccioni avessero la botta di sfiga di restar fuori dai giochi, un ristretta quota di essi poteva candidarsi anche nella lista proporzionale, che garantiva recuperi e paracadute ad eventuali trombati nei collegi. Questa legge, che avrebbe dovuto regalarci maggioranze stabili, politica trasparente e coalizioni ben definite, ha finito per regalarci il governo Berlusconi 1, il governo tecnico Dini, il Prodi 1, il D'Alema 1 e 2, l'Amato 2, il Berlusconi 2 - 3 (se si considera il rimpasto del 2005). Sette/otto governi in 11 anni. Nulla di troppo distante da quello che accadeva col proporzionale. Per tacere del fatto che la legge Mattarella avrebbe dovuto portare all'estinzione dei partitini, che invece fiorirono amenamente a legislature in corso, moltiplicando nomi e siglette di gente che già valeva poco nel partito grande e finì per valere ancora meno nel gruppetto da 10 deputati. 
Mattarella, dunque: come non si deve giudicare un padre dal figlio, così noi non giudichiamo l'uomo dalla elegge elettorale da lui battezzata, che peraltro ora giace sepolta negli archivi della memoria, essendo stata sostituita nove anni fa dall'incommentabile legge Calderoli.  Epperò intorno alla figura di questo siculo silenzioso non può non addensarsi l'aura simbolica del rappresentante di ciò che poteva essere e non fu: gli orizzonti di buona politica che la sua legge elettorale prometteva sono sfumati nel volgere di una micro- legislatura (1994-1996) allorché il pionerismo bombastico di Silviuccio si scontrò con l'intrattabilità della Lega e le manovre da consumati uomini di sinedrio di Scalfaro e pidiessini, capaci di scodellare un governo tecnico guidato da un ex ministro berlusconiano che a tal punto dispiacque a Berlusconi da far finire all'opposizione il partito vincitore delle elezioni, con l'ex opposizione a votare la fiducia ad un governo nato da una costola dell'ex maggioranza. Sublime italianità anche qui. Si noti, appunto: prima di essere impallinato dalle manovre quirinalizie, Berlusconi scontò il tradimento di Bossi, ovvero di uno degli uomini nuovi della politica italiana; il quale, entrato nelle stanze del potere, si mise a fare esattamente come i politici vecchi, mitragliando minacce di crisi governative ad ogni stormir di emendamento poco gradito al popolo leghista. Per dire che è proprio la mentalità del politico italiano a non funzionare, malata com'è di guicciardinismo: il Paese può andare in malora, io in Parlamento devo mungere solo le leggi che servono a me e alla mia parte, stop. 
E il mattarellum restò lì, salutato come lo strumento della palingenesi catartica della politica e diventato invece, con gli accordi di desistenza PDS-Rifondazione del 1996, mezzo invero sleale per fregare il più possibile gli avversari. Salvo poi, giunti al governo, litigare su tutto e far cadere Prodi dopo 18 mesi. Quindi le manovrine per issare D'Alema (pezzi di Forza Italia che diventavano UDR, Rifondazione che si frantumava, tutto un puzzle di rarà sublimità), quindi il ritorno di chi aveva giurato e stragiurato di abbandonare la politica per sempre (Amato) ecc. ecc. ecc.
E' giusto avere Mattarella al Quirinale, anche se probabilmente il rischio bruciatura è adesso altissimo, avendo egli ottenuto l'investitura ufficiale del PD, fatto che notoriamente porta una sfiga cosmica. E' giusto candidare lui, a ricordare come la politica italiana ha cambiato pelle senza cambiare anima: corruzione c'era prima dei referendum del 1993, corruzione c'è stata dopo, ancora più sfacciata, arrogante, disumana. Instabilità c'era prima e c'è adesso, col problema che adesso c'è anche un'Europa severa e intrattabile cui render conto. 
Che lo si candidi, e forse lo si sacrifichi: forse, simbolicamente, la classe politica italiana oggi a guida Renzi farà con ciò una simbolica purdha che la purificherà delle sue mende peggiori. Oppure, portato Casini al Colle, continueremo ad essere quel delizioso Paese delle favole che tanto fa sorridere il resto del mondo, mondo che ci tollera giusto per il clima, i monumenti e la buona cucina. Forse è il ruolo di cameretta degli svaghi delle nazioni serie quello che ci calza di più. Mattarella si merita tutto ciò?


[update: ok, attendiamo molte schede bianche; uh, due donne a presiedere, visto le quote rosa?] 

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