Motto


"Chi scende, non sale; chi sale, non zucchero; chi scende, zucchero".



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martedì 27 maggio 2014

Europa, Europa!


La carne al fuoco messa dalle elezioni europee è tantissima, al punto che ieri sera abbiamo iniziato e corretto almeno 5-6 volte l’inizio del post. Adesso, a bocce ferme, comprese quelle della Minetti, che finalmente è uscita di scena, dobbiamo riassumere le cose così come paiono a noi. Partiamo dal cerchio esterno ad entrare progressivamente nei cortili di casa nostra.  

1) Europa. Tutti se la cantano e se la suonano; i tedeschi, fieri e tronfi del loro primato, rifiduciano Merkel e compagnia, per far sapere a tutti noi poveracci mediterranei che a loro piace così. Ecco dunque che va profilandosi una situazione che fa tanto impero di Carlo V d’Asburgo il quale, pur disponendo teoricamente di un dominio immenso e destinato a schiacciare chiunque, finì per abdicare, fiaccato da molteplici fastidi interni ed esterni. E’ da tempo, perlomeno dai gloriosi giorni dellariunificazione della Tedeschia, che ci sentiamo dire che un cuore teutonico forte al centro d’Europa avrebbe finito per costituire un problema per tutti gli altri; l’egemonia tedesca, che per fortuna non si esplica più a colpi di carroarmato, prende oggi le forme di una leadership economica totale, ciò per cui a tutti noi scolaretti indisciplinati toccano traumatiche politiche di austerità e riforme ammazza-mercato e ammazza-famiglie. Ora però sembrano riproporsi le condizioni che uniche nella storia hanno sempre fatto tracollare le ambizioni germaniche, ovvero l’accerchiamento, o se si preferisce la congiura della solitudine: quando i termini dello scontro diventano Germania vs Resto del Mondo, fatalmente si avverano per i panzer le più cocenti sconfitte. Orbene, con una Marine Le Pen al 25% e un’Inghilterra a guida anti-Euro, fossi Frau Merkel comincerei a farmi due domandine: la Germania rischia di trovarsi padrona unica di una casa vuota, perché se d’un colpo i più “pesanti” azionisti del consesso europeo si defilano, l’economia tedesca finirà per ammutolire, sempreché non defunga l’Euro prima. Di certo, si paga pegno ad una stagione di politiche volte soprattutto a punire i Paesi poco virtuosi invece di aiutarli a rialzarsi, ma siccome il mondo è uguale dappertutto e l’umano spirito è sempre fermo all’homo homini lupus, difficilmente posso de-convincermi che gli amici tedeschi non abbiano anche approfittato della congiuntura attuale per farsi soprattutto gli affaracci propri, spacciandosi però come i pensosi e calvinisti rieducatori dell’Europa allegra. Basta però poco, e dalla cattedra si viene sbalzati prima ancora di essersene accorti. Si badi, è dal 1789 che tutto ciò che di nuovo spira in Europa nasce in Francia: tra rivoluzioni, Napoleoni, moti insurrezionali assortiti, fino al maggio rovente 1968, è dalla terra del brie che è sempre partito l’incendio. Vietato quindi sottovalutare l’exploit di Mme Le Pen: se in Francia è stato decretato l’atto di morte del feudalesimo, nessuno stupore di trovare, dalle parti di Place Vendome, anche il mausoleo dell’Euro.  

2) Italia, sezione scontri epici. Bomba. Era dai tempi d’oro della DC, dicasi anni ’50 del secolo scorso, che un partito non si spazzolava dal tavolo elettorale il 40% dei consensi. Certo, che sia tornata la DC resta un filino difficile: semmai il Pd ha svolto a questo giro il ruolo di contenitore trasversale di voti interclassisti, detto evidentemente che, per avere preso tutta quella roba lì, il Renzi-team deve aver pescato nel bacino standard degli statali, ma anche in quello degli autonomi e degli industriali. Una grossa fetta d’Italia ha detto a Renzi: “Avanti, provaci tu”, e onestamente non credo c’entri quella miseria degli 80 euro in busta. Gli italiani non si comprano con così poco. Gli italiani, popolo moderato da sempre, hanno semplicemente deciso che il cartoon-style di Renzi è, ad oggi, l’unica prospettiva appena appena praticabile in un deserto post-ideologico che solo pochi esaltati hanno pensato davvero potesse essere occupato e usucapito da Grillo e dal M5S. Davvero avremmo consegnato all’Europa l’immagine di un Paese guidato da un comico, capo a sua volta di una manica di bulletti indisciplinati che hanno scambiato la rabbia per l’esperienza politica che non hanno? Davvero potevamo retrocedere ai guasti della democrazia diretta, che non ha funzionato ai tempi dell’Atene classica, dove andava peraltro tutta a modo suo, figuriamoci oggi? La democrazia in cui la pancia del popolo diventa il metro assoluto di ciò che è giusto? Suvvia, la culla della democrazia, in nome di queste follie, si è giocata, perdendola, una guerra quasi trentennale con Sparta, esaurendo se stessa in una stagione di rappresaglie, amnistie, condanne di filosofi indegne di un faro della civiltà quale Atene ha saputo essere per non meno di 50 anni. Ma i tribunali popolari via web non sono forse l’estremo crossover 2.0 tra le Vespe di Aristofane e 1984 di Orwell? La più bieca demagogia, orchestrata ipocritamente da uno che fa soldi coi click degli utenti del blog e poi spara a zero sul capitalismo, e tutti a difenderlo perché “sono soldi che si guadagna lui, mica li ruba allo Stato”… e con ciò? Se il giochino dei banner cliccati che fanno soldi è una bastardata, non potremo parlare di soldi rubati, ma certo un sottile furbizia non manca. Ma ora gli occhiacci caronteschi e le sbavazzature lentamente smuoiono, nel termitaio impazzito nessuno sa più che dire, la buzzica dell’interno 57 che si smalta le unghie sul balcone ogni venerdì sera, il Brucaliffo, per tacere del nostro adorato Dibba, l’uomo immagine della chiacchiera, tutti loro scoprono che la ricreazione è finita e che il NO radicale e ottuso a tutto non porta da nessuna parte, perché la democrazia è e sarà sempre sottile arte del compromesso; qualsiasi altra opzione non può semplicemente chiamarsi democrazia. Una cosa però i pentastellati hanno imparato velocissimamente in un anno e poco più di permanenza nei Palazzi, ovvero il disprezzo per chi non li vota: già alle prime proiezioni di ieri, quando il ventilato sorpasso sul PD era ormai chiaro equivalesse al peto di una drosophila, Travaglio ha cominciato a berciare di un risultato figlio della vigliaccheria degli elettori stronzi, degli italiani sciocchi che privilegiano l’ossequio al sistema piuttosto della salutare carneficina grillesca; mano mano poi che Renzi prendeva il largo, ecco le sempre più sobrie prese d’atto della débacle da parte dei grillini, su tutte la foto del Dibba che gira sul web, con la scritta: “Non vi meritiamo, ragazzi; avete lottato come gladiatori; l’Italia preferisce la disonestà al posto dell’onestà”. E qui, il solito, storico equivoco della cattiva politica italiana, generalmente patrimonio della sinistra: chi mi vota è una creatura superiore al resto dell’umanità, chi vota “quegli altri” è per forza di cose un incivile. No, cari miei: l’elettore si rispetta SEMPRE, anche quando non si esprime a vostro favore. Questa storiella della differenza ontologica tra chi vota 5stelle e “tutti gli altri”, manica di pecore priva di senso critico e strutturalmente indegna di esistere, è il modo migliore per alienarsi i consensi, oltre che puzzare di sinistrismo lontano un miglio.

3) Italia, sezione briciole frizzanti: fa senza dubbio tenerezza Salvini, col suo grugno da bulletto di quartiere sempre pronto a provocarti per prenderti a pugni, fa tenerezza dicevamo il suo giuggiolarsi tutto per il ridicolo 6% preso dalla Lega, “il quarto partito d’Italia”. Senza dimenticare che “padroni a casa nostra”, sì, magari prima prosciughiamo il Mediterraneo e poi se ne riparla. Matteo caro, tu, che pure hai fatto il classico, il Manzoni di Milano che io conosco per esperienze di tirocinio, hai appreso così poco dai tuoi docenti da non ricordarti che lo spirito dell’Europa è sempre stato l’inclusione e non il contrario? Qui non c’è da abbandonarsi al solidarismo informe e cieco della sinistra, c’è da prendere atto che le porte del mare che bagna l’Italia e l’Europa non sono serrabili, e che tutti i nostri sforzi vanno indirizzati a coinvolgere l’Europa tutta, che su questi argomenti fa ipocritamente il pesce in barile. Dalle coste africane e mediorientali arriverà SEMPRE gente, fattene una ragione. E’ il filtro che va attuato, non il bombardamento dei barconi. Offrire una speranza si può, ma non da soli.    

La tranvata di Forza Italia è tutta nella faccia immobile, e non c’entra il chirurgo, della Santanché su La7 e di Toti da Vespa. Due perfette marionette senza più copione che non siano le solite solfe preparate dagli spin doctor del partito (“la riforma del Senato c’era già, ce l’avete affossata nel 2006”, “Berlusconi è stato massacrato”, ecc.), che però non cambiano la sostanza di ciò che vediamo; ancora una volta, in assenza dell’energia pneumatica berlusconiana che li riempie, gli esponenti di questo partito, e lo dico col rammarico di chi ci ha creduto fino all’altroieri, sono dei gusci flosci. L’espressione da Topo Gigio di Toti, poi, è impressionante: dietro quella mimica facciale che non conosce increspatura, dietro le parole pronunciate con la verve metallica di una fresa per unghie, dietro le orecchie abbassate da cucciolotto e il precoce prolasso dei tessuti tra il naso e la bocca che fa tanto futuro Sanbernardo, vediamo l’estinzione di un’idea, idea che di base non era male, e lo penserò sempre nonostante il disastro provocatoci dalle riforme Gelmini, idea però che si è concretata in un’azione politica fumosamente indistinta, dove troppo spesso non si è capito dove stava il confine tra pubblico e privato, e dove soprattutto si è creato ad un certo punto un clima da corte persiana, nella quale le favorite del satrapo hanno raggiunto posizioni di potere altrimenti impensabili in rapporto alle loro effettive qualità.

Ma tutto passa. Come passa Scelta Europea, extended version di Scelta Civica, ovvero del più snobboso tentativo di far politica che si ricordi in Italia, roba che al confronto Cola di Rienzo era Che Guevara. Questo movimento di puzze sotto il naso, salito in campo quasi per fare un piacere all’elettorato, costituito da eccellenze così eccellenti da dimenticarsi di sentire gli umori della gente e su quelli modellare la proposta, decidendo al contrario di proporre idee che erano giuste proprio perché le proponevano loro e basta, ebbene questo movimento si riduce ora ad un prefisso telefonico, e non poteva essere altrimenti. Sia chiaro, il narcisismo è componente imprescindibile di ogni sano populismo politico: io aspiro a fare il leader perché piaccio e so di piacere, ed in questo Berlusconi e Renzi sono davvero padre e figlio. Ma il politico narcisista deve perlomeno convincere la platea votante che il suo Ego ipertrofico non gli impedisce di volere ANCHE il bene degli elettori, che saranno pure emanazione della sua volontà, ma almeno sentono di contare agli occhi del Capo, o aspirante tale. I montiani no, a partire dal Padre Nobile, narcisizzano, ma ti fanno capire che di fatto tu li voti senza essere degno dell’eccellenza che loro ti mettono a disposizione, di fatto loro si sporcano a compromettersi con te, ma tant’è, il mondo ha bisogno di loro, je tocca; e difatti non li vota più nessuno.

Quindi, Matty, hai già capito dove voglio arrivare, vero? Adesso hai pure la legittimazione popolare di un voto che il PCI di Berlinguer poteva solo sognarsi, anche perché tu con quel partito non hai nulla a che spartire. Immagino le bamboline voodoo che saranno state impiegate a casa Bindi e a casa D’Alema per impedirti di vincere, ma tu sei più forte della magia nera, pare. E allora, tu che hai esordito nella tua avventura premieratizia al grido di “ridiamo dignità alla scuola”, adesso passa ai fatti: non c’è bisogno di giubilare la Giannini, ma i margini di manovra per sanare le ferite più atroci dell’azione gelminiana li hai tutti; dunque, porta il numero massimo di alunni per classe delle superiori a 22, sbullona l’obbligo delle 18 ore per cattedra e scendi anche solo a 17+1, rinuncia DEFINITIVAMENTE alla tentazione del liceo quadriennale, rinsangua i ruoli degli insegnanti con gente under 40, abbatti la distinzione tra organico di diritto e di fatto, aggiorna gli organici docentizi fermi da tre anni ad un numero ridicolo, ridai speranza e dignità a chi crede in un mestiere come fosse una missione. Altrimenti sai dove andranno i voti di Spocchialand alla prossima tornata, vero?

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