Motto


"Chi scende, non sale; chi sale, non zucchero; chi scende, zucchero".



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domenica 17 marzo 2013

Le pagelle della settimana

Così, giusto per andare sul leggero ed evitare predicozzi che alla domenica riescono pesantucci.
1. Papa Francesco: per ora non ha sbagliato un colpo. Rifiuto GLOBALE di tutti gli orpelli papalizi, dalla mozzetta al trono, gesti di umiltà che certo wojtyleggiano alquanto e tuttavia hanno la loro radice in un'allergia alla fatuità cerimoniale e teatrale della Chiesa che rimanda indietro fino al pontificato di Paolo VI, colui che ebbe l'ardire di accorciare gli strascichi dei cardinali, che da 9 metri (NOVE) scesero a 0 (ZERO), per tacere della vendita all'asta della tiara appena dopo l'incoronazione. Non male, davvero. I segni della volontà di cambiamento ci sono tutti; naturalmente, sarà da vedere quanto le gerarchie vaticane permetteranno a Francesco di arrivare in fondo al cambiamento medesimo. Le resistenze saranno enormi, poiché certe brutte abitudini sono dure a morire. Tuttavia il personaggio funziona assai, anche oggi all'Angelus i momenti 'a braccio' trasudavano un calore umano che arrivava tranquillamente dalla televisione al salotto, laddove le domeniche ratzingeriane, e non poteva essere altrimenti, sapevano molto di comunicazioni di fine convegno, la cui alta densità teologica non era certo disprezzabile, ma credo che come sempre le cose funzionino in rapporto ai tempi, e in tempi grigi come questi certe pose da buon parroco come quelle di Bergoglio siano più necessarie dell'astratta dottrina. Voto 9
2. Pierluigi Bersani: bisogna dire che, dopo le scoppole prese a ripetizione dal 25 febbraio sera all'altroieri, il buon Gigino ha tirato fuori dal cilindro un paio di mosse che certo non risolvono il grosso dei problemi sul tappeto, ma almeno danno il segno di una presenza politica di cui cominciavamo a dubitare. La sterzata su due figure 'non-politiche' ma altamente significative sul piano dell'impegno giudiziario e umanitario come Grasso e Boldrini, indica da parte del PD la presa di coscienza che si può tentare di dare colore all'area grigia delle possibili convergenze col Movimento 5 Stelle tramite proposte a cui i grillini devono ben dare una risposta che non sia il semplice 'me ne frego' esibito nei giorni scorsi. Bersani si è di fatto guadagnato il pass per pretendere la presidenza del Consiglio, cosa che dopo il mezzo flop delle politiche non era assolutamente scontata. Renzi può restare a cuccia ancora per qualche tempo, ed è tutto sommato giusto così, visto che non sarebbe poi una gran figura che lo sconfitto delle primarie ricevesse l'investitura senza nemmeno che il vincitore abbia la possibilità di ribaltare una situazione invero spinosetta, e che tuttavia comincia a lasciar intravedere qualche minimo margine di manovra. Voto 8
3.Beppe Grillo: il suo strepitare contro l'irrazionalità dell'assenza di vincolo di mandato per gli eletti era il classico sintomo della più classica delle code di paglia. L'ottimo Beppino ha capito subito, all'indomani del pienone elettorale, che guidare, da fuori Parlamento, un numero così esorbitante di eletti sarebbe stato pressoché impossibile, e infatti così è stato. Del resto, non è nemmeno lontanamente ammissibile che un capo politico telecomandi i suoi parlamentari vincolandoli ad un'obbedienza da setta, azzerando la libertà critica del voto secondo coscienza. Certo poi fa abbastanza sorridere che l'accusa al M5S di essere 'peggio di Scientology' venga da chi, come Berlusconi, ha sempre militarizzzato le file dei suoi, obbligandoli a votare contro ogni scrupolo di coscienza provvedimenti ben oltre il limite della decenza, dalla attuale legge elettorale alla questioncelle di Ruby nipote di Mubarak. Grillo ha comunque poco da sbraitare e chiedere le dimissioni di chi ieri in Senato ha votato Grasso: non è possibile condannare un Parlamento all'immobilità agendo sempre come i pierini di turno, che godono solo a sfasciare senza nulla proporre. Questi qui saranno pure il nuovo che avanza, ma in un Paese democratico la rivoluzione vera si fa DENTRO la politica, con gli strumenti, i passaggi, le procedure della politica. Chi vien da fuori e pretende di agire come una specie di virus della peste bubbonica che fa scoppiare il proprio involucro, non vuole la rivoluzione, ma solo l'infantile disordine. Voto 4
4. Mario Monti: settimanaccia, la sua. Giunto ormai a scadenza del mandato di premier, l'amico Marione pare colto da una frenesia di protagonismo che è del tutto insensata, se si considera che la sua carica di senatore a vita gli consente comunque di stare dentro i Palazzi a dirigere il gioco. Sfumata la possibilità di ridiventare premier, si è autoproposto come presidente del Senato, ricevendo in cambio quintali di gelo da Napolitano (e in effetti un senatore a vita dovrebbe stare buono e lasciare che gli eletti si giochino le caselle calde della marcia parlamentare); pare tuttavia che, anche in un colloquio al calor bianco con l'altro aspirante al massimo scranno madamizio, ovvero Schifani, Monti abbia detto papale papale che, ove fosse saltata l'elezione in oggetto, il risarcimento sarebbe DOVUTO consistere in voti per la Presidenza della Repubblica. Ora, forse che Marione ha obliato il fatto di essere stato, nel quindicimestrale precedente, l'uomo dell'emergenza, ruolo che egli stesso ha ripetutamente avocato a se stesso, lasciando intendere che la guida della Bocconi era l'isola di Itaca cui lui voleva tornare il prima possibile? D'un colpo pare che egli stesso si sia scordato della propria estemporaneità, ed ecco le salite in campo, la lista acchiappa voti al centro (nei suoi sogni, beninteso) e in ultimo tutte queste pretese al limite del capriccio, avanzate da uno che ha passato un anno e mezzo a dire che alla prima occasione avrebbe tolto il disturbo. Evidentemente qualcosa ci è sfuggito. Magari Marione, in un sussulto di civismo, ha creduto di essere l'unico & il solo cui l'Europa conceda un briciolo di credibilità? Quand'anche fosse, le sue parole a inizio mandato erano state chiare. Oppure anch'egli, come già il premier tecnico Lamberto Dini, che dopo due anni di governo prese tal gusto alla politica da schierarsi col centrosinistra, lui che era stato Ministro del bilancio nel Berlusconi 1, anche Monti, dicevamo, potrebbe non aver saputo resistere al sapore acre ma drogante della politica atttiva, nel suo misto di seduzioni di potere e sfide da affrontare per metter sotto avversari come birilli e affermare la bontà della propria Weltanschauung. Sì, ma resta il fatto che stiamo parlando di un senatore a vita, uno che può essere chiamato quando vuole, perché tanto lì sta e nessuno lo smuove, uno che manda al massacro gli altri, mentre il suo posto in Senato resisterà a qualsiasi evenienza elettorale. Insomma, perché non portare pazienza e vedere come se la giocano 'gli altri', e solo alla fine, appena prima che la canna del gas s'accenda, accettare l'ennesima soma governativa, vista l'impraticabilità di ogni altro percorso che non siano le elezioni anticipate? Per una sola ragione, che sgorga in tutta evidenza dai comportamenti montiani ora registrati: anche l'ottimo Marione non ha saputo resistere al motivo più profondo che spinge qualcuno a mettersi al servizio del popolo, nella coscienza di aver carte da giocare ed expertise da esibire. E questa ragione ha un solo nome: non 'scelta civica', ma, più umanamente, 'vanità'. Voto 2

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