Motto


"Chi scende, non sale; chi sale, non zucchero; chi scende, zucchero".



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domenica 10 febbraio 2013

Politica politicante? Sì, ci vuole.

Gli è che sono 19 anni che l'Ottimo Silvio si autopresenta come uomo estraneo alla politica, uomo del fare, imprenditore concreto delle cose concrete, niente a che vedere coi mestieranti della politica che di quello hanno campato e fuori da essa nulla saprebbero fare.

Julius Andreoctus, pleistocene avanzato


Ammirammo, lo dico senza sospetto di ipocrisia, le affermazioni silviesche di allora: quando la Prima repubblica cadde nel fango tangentopolizio, noi si aveva 16-17 anni e le paturnie nostre, dato che, per motivi già altrove esplicati, anche a noi crollavano mondi antichi, ma quelli nuovi tardavano a prender forma, a causa anche di una inenarrabile serie di impiastri che si presentò sul nostro cammino a intralciarci. Ebbene, a veder scoperchiarsi tutto quel pozzo di miasmi fatto di tangenti, appalti truccati, favori e favoricchi, raccomandazioni, considerando poi che, davvero, i nomi di quegli ormai ex-sovrani del nostro Parlamento dicevano solo di esperienza politica, di gente che per la maggior parte era nata nelle sezioni di Partito ed approdata a Roma per non tornarsene più indietro, manco fossero canonici di S. Pietro, insomma, sì, Silvio, eravamo con te: lo sfacelo morale dell'Italia nostra si doveva anche a persone che, fidando nell'immutabilità di un sistema che esigeva la Democrazia Cristiana al potere e i comunisti all'opposizione, si erano prese libertà assurde, governando non per servizio alla Patria ma per i Porci Comodi, uomini che veramente dovevano ringraziare la politica, poiché la loro insulsa mediocrità non avrebbe concesso loro altro sbocco lavorativo.

Arnaldus Phorlanus, giurassico

I mille vertici di partito & coalizione, i discorsi allusivi e fatui, le minacce subliminali, le allusioni per chi sapeva coglierle, le questioni di fiducia nelle quali si prometteva (e basta) il bene del Paese, si adombravano riforme mai arrivate, le finanziarie acchiappavoti, gli accordi elettorali puntualmente smentiti, i franchi tiratori, i governi balneari, le crisi ad orologeria, no no no, Silvio you are right, questi sono uomini sbagliati nel posto sbagliato, ci dicevamo, consci che tanto, per la prima tornata elettorale che ti vedeva protagonista, non avremmo potuto che assistere, non avendo ancora l'età per votare.

Johannes DeMichaelius, triassico

E poi i tuoi quasi vent'anni, gran parte dei quali al governo. Ora, clappeggiamo commossi alla tua idea di imporre un massimo di due legislature o comunque 10 anni di permanenza in Parlamento AI FUTURI ELETTI (sempre belle queste riforme che colpiscono gli altri, ringiovanire le liste già per questa volta costava troppo?), ma non possiamo che dirti, calendario alla mano, che dopo 20 anni di presenza in politica, la parte di quello che lui non c'entra ed è qui ma non è come quelli là non funziona più. Hai usucapito te stesso, Silvio, e ormai sei un politico COME GLI ALTRI. Evita, d'ora in poi di dire che “vorrei fare di più, ma i professionisti della politica mi mettono i bastoni tra le ruote”, no, sei professionista pure tu, piantiamola con lo stereotipo dello statista in prestito. I tuoi accordi, gli addii, i ritorni, le riconciliazioni, le dichiarazioni e le smentite, i trucchi e i parrucchi che hai sempre imputato agli altri fanno stabilmente parte dei tuo repertorio, ma non c'è da vergognarsene, la politica non è candeggina. Però, quando Solone, Clistene e Pericle hanno fatto il loro, non si sono presentati come tizi che passavano di lì e già che c'erano riformavano la politica ateniese. Ottaviano nonché Augusto accettò bensì tutte le cariche che il Senato gli tirava addosso, facendo le viste di subirle più che volerle, ma mai e poi mai diede l'idea di fare il princeps a tempo perso. Credi che Cromwell e i suoi abbiano fatto tutto quel sommovimento repubblicano solo per il gusto di chiudersi a Westminster e tener allenata la mira sparando ai sarcofagi dei re inglesi che ci sono dentro l'abbazia?

Benedictus Craxius, cambriano

Poi sai cos'è? La retorica di quello che non dovrebbe essere lì ma però insomma, è il solito italianesco fare per concludere che, se la va bene, merito mio, visto quanto ho fatto meglio degli altri anche se non avevo le loro stesse competenze?, mentre se la va male, eh beh, cosa pretendevate, mica sono un addetto ai lavori. Sì, come quando si va alle conferenze di presentazione di qualche romanziere o saggista, e chi dovrebbe introdurre i contenuti dell'opera si schermisce dicendo che non se ne intende molto e quindi farà quel che può. NO!!!! Io voglio gente che fa una cosa perché ce l'hanno voluto lì e PROPRIO PERCHE' SE NE INTENDE. Basta con il sonoquipercasismo. Possibile che la meritocrazia italica sia sempre strabica e metta le persone dove non devono stare?
Quindi, Silvio, posto che ti auguriamo lunga vita e una tazza di brodo che non ti manchi mai, per questa che sarà verosimilmente la tua ultima legislatura, e ormai non ci perdi più nulla, fai il politico, dichiarati politico, parla da politico, perché i tuoi precedenti vent'anni da imprenditore prestati alla politica dimostrano quanto io e la Spocchia ripetiamo da sempre, cioè che entrare in un sistema obbliga ad osmosizzarsi ad esso, anche se di base non vi si appartiene: il laureato in farmacia che, mentre aspetta di capire il suo destino, fa supplenze di matematica alle medie e poi per corsie più o meno diritte passa di ruolo sulla classe di concorso A059, non sarà più un farmacista in classe, ma un docente in tutto & per tutto; un professore di lettere a cui viene affidata la gestione di un certo ente culturale, e poi magari diventa direttore degli Uffizi, è un VERO direttore, non un professore che tra l'altro dirige Primavere e David. Rassegnati, Silviuccio, sei un politico pure tu. E concorda con i futuri parlamentari quei due o tre provvedimenti che ti ripuliscano la faccia dai sospetti che ti tiri dietro da 20 anni. Sono cose su cui io e la Spocchia stiamo riflettendo da mo' nel raffrontare le tue parole con quelle dei filosofi che di politica si sono occupati in via teorica.
Tu dici: “Il politico politicante non ha altra expertise che la chiacchiera a vuoto, l'accordo sottobanco, il mantenimento della propria corte di lacchè, nonché l'intrattenimento di buoni rapporti coi potentati extrapolitici che finanziano questa o quella iniziativa. Se io, imprenditore che sa come va il mondo reale e che vuol portare a casa cose e non chiacchiere, mi metto in politica, aziendalizzando la gestione della macchina statale, garantisco un profitto al Paese che quegli altri vecchi scarponi non produrranno mai, perché è gente che tira a campare”. [Inciso: però senza quei politicanti tu e le tue reti televisive, eh, eh, eh....]
Io e la Spocchia diciamo: “Scusateci l'idealismo pre-machiavellico (e del resto il principe tanto caro a Niccoluccio nostro è un principe e basta, non un mercante di stoffe o un medico prestato alla politica), ma secondo noi non bisogna elevare a paradigma il miserando spettacolo dei nostri politicanti e concludere che la politica fatta dai politici è sempre fango, e quindi tanto vale appaltarla agli esterni. In realtà, il politico che solo quello sa fare, se esistesse davvero (ed esiste), è la risorsa più affidabile per un Paese, posto pure che l'Uomo Onesto & Cristallino che non ha difetti è pura utopia (ma esiste forse l'imprenditore perfetto?). Perché? Perché costui, non venendo dal mondo, diciamo così, della produzione atta a soddisfare i bisogni materiali e/o simbolici della popolazione, non avrà altro interesse che fare politica, ragionando non con gli schemi della propria attività, ma con quelli più astratti del bene comune, che prescinde dal vantaggio/svantaggio particulare di questa o quell'altra parte della società (il pollivendolo che entra in politica vorrà sempre danneggiare gli allevatori di suini, no?). Il politico politicante, di fatto, non avrà quella cosina che il mondo sinistrese ti rinfaccia da mo', Silvio, ovvero il conflitto di interessi di un editore televisivo che fa il Presidente del Consiglio e che è sempre stato sospettato di essere sceso in campo per farsi i provvedimenti ad hoc e salvare le sue aziende. Ora, sai bene che io e la Spocchia non la pensiamo così, perlomeno non del tutto, e che in 20 anni i tuoi oppositori non hanno proposto nulla per risolvere il problema, sì da renderti a loro giudizio sempre moralmente manchevole ad ogni tua discesa in campo, però resta il retropensiero che chi entra in politica venendo da altrove, senza però aver mai del tutto rescisso i suoi legami con quell'altrove, non sarà un politico puro, ma proprio per questo abbia nelle sue intenzioni politiche delle impurità che potrebbero addirittura renderlo meno affidabile dei parolai inconcludenti contro cui lui giustamente si scaglia.

Paulus Cirinus Pomicinus, bronzo tardo

Vedi, Silvio, guidare l'Italia non è come guidare un'azienda, te lo disse Montanelli ancora 20 anni fa e ormai te ne sarai convinto anche tu. Per quanti pretesti tu accampi per giustificare i tuoi mancati traguardi, è ormai chiaro che tu, Gelmini a parte, non sei stato né meglio né peggio degli altri. La favola dell'imprenditore in prestito alla politica è ridotta a fuffa. La Terza repubblica, se mai nascerà, avrà bisogno di nuovo di gente che fa la politica PERCHE' VUOL FARE POLITICA, gente CHE VIENE DALLA POLITICA, perché i codici della politica SI IMPARANO IN POLITICA, non si importano da fuori”.
E perché allora i politici politicanti nostri fanno così schifo? Quello è un problema di educazione morale che affligge tutti gl'italiani, Silviuccio compreso. Abbiamo nel sangue la vocazione alla furbata, allo scavalco, alla coltivazione del giardinetto rubando i bulbi delle piante da quello del vicino, siamo la patria del familismo amorale, ma questo è appunto carattere italico, non politica. Se si cambia questo, cambierà anche quella. “Bravo, illuso....”. So bene che non è un processo che si compie in due mesi, ma da lì bisogna ripartire. C'è bisogno di gente che vada in politica perché ne sente la vocazione, né più né meno come chi sente la vocazione del commercialista, del professore, del costruttore edile. Alla larga i qualcos'altro in prestito alla politica. Se però davvero vuoi servire lo Stato, caro mio, fai che la tua vocazione sia il meno possibile inquinata dalle esigenze del tuo tornaconto e agisci davvero come se tu cessassi di essere tu e diventassi Istituzione incarnata, aliena il più possibile del morbo dell'interesse privato. Difficile, certo. Utopico. Si cominci però a fare scuola di politica, che uno si abiliti a quello e non mischi il pubblico coll'attività privata. Si inventino le Scuole di specializzazione per classi dirigenti sul modello dell'ENA francese o giù di lì. E allora cambierà la musica, posto pure che bisogna prima cambiare la testa agli italiani. Difficile, certo. Ma il rischio è bello (cit.).


(P.S.: Silvio, ribadito che io e la Spocchia ti concediamo un minimo di autentico senso del bene comune allorché scendesti in campo, il problema è che chi vede te vede ricchezza e lusso, e vuole imitarti, poiché erroneamente pensa che il tuo benessere sia frutto della tua attività politica e non capisce che tu ti sei fatto politico per non perdere il benessere acquisito per via imprenditoriale. Ecco perché la genìa dei Fiorito prospera così assurdamente. Sei un uomo fatto a modo tuo, bungabunga incluso, ma anche senza volerlo costituisci un esempio che può davvero distorcere le idee a certuni che non hanno gran senso critico, ma solo una disperata voglia di arrivare. Anche per questo, se sarai da fine mese senatore e nient'altro, vieni il meno possibile a Palazzo Madama e fai parlare il meno possibile di te. Non fare più da esempio. Sarà un gran servigio alla Nazione).

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