Motto


"Chi scende, non sale; chi sale, non zucchero; chi scende, zucchero".



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mercoledì 20 febbraio 2013

Secretum (de secreto conflictu votorum meorum).

[Palcoscenico in penombra. Da destra, una debole luce filtra da una feritoia posta in alto su una parete sbeccata e scrostata. Silenzio assoluto. Sul palco, un tavolo e tre sedie. Una figura umana siede su quella centrale, le altre due sono ancora vuote. Da sinistra, dietro le quinte, si odono rumori concitati, di discussione accesa. La figura umana si copre la testa con le braccia, forse per non sentirli. Dopo qualche istante, altre due figure irrompono sulla scena. Una delle due, però, sembra voler tornare dietro le quinte, mentre l'altra la trattiene a forza. L'alterco prosegue per un po'].


S. Agostino:  Ti ho detto di no, stavolta proprio no!
Francesco Petrarca:  Ma dai, cosa ti costa, sei abituato in fondo...[gli afferra il braccio]
A. [divincolandosi] Ma insomma, tutte le volte bisogna venire a disturbare me?!?!?         
P.  Del resto il maxi esperto de interiore homine sei tu... Chi meglio di te potrebbe aiutarlo a...
A.  Beh, se i risultati saranno come quelli che ho avuto con te... [Petrarca abbassa il capo] A proposito, Laura si è...
P.  Macché, ha passato tutta la mattina a giocare a Un, due, tre... stella!! con Beatrice, io le sono passato più e più volte accanto, ma niente... come se non esistessi.
A.   Vedi che ho ragione io? Mollala!
P.  È che poi, sai... con gli altri del gruppo si crea imbarazzo...
A. [allargando le braccia] Vabbe', cuoci nel tuo brodo.
P.  Adesso però, per favore, aiutami con lui, qui...[si avvicinano al tavolo]
A. [sospirando] E dai, su, cosa sarà stavolta?
P.  Le elezioni, dice... il dissidio... Che poi 'sto dissidio... e' pure un po' una posa, veh...
A.  Senti chi parla...
P.  Coooooomunque, adesso preoccupiamoci di lui. Eligio De Marinis, esponici il problema!


 [Luce. Eligio alza il capo e, stancamente, osserva i due astanti. Dopo pochi secondi, scrolla deluso la testa e la affonda di nuovo tra le braccia]


A.  Caso grave, eh, France'?
P.  Mah, secondo me non sa nemmeno lui bene che nome dare a questa afflizione. Dovrebbe fare come gli stoici. A proposito, hai letto Philosophia medica e medicina rhetorica in Seneca?.
A.  Gesù, con quel titolo lì? Ma per chi mi prendi?
P.  No, ci sono due o tre cosine interessanti. Per esempio, è lampante che il nostro Eligio sia ora preda di una bipolarità maniaco-melancolica che gli ottunde il comprendonio.
A.  Sarebbe a dire?
P.  Sarebbe a dire che in lui si alternano e si combattono sentimenti opposti di depressione ed euforia.
A.  E la causa di tutto ciò?
P. Semplice, la sua coscienza elettorale infranta tra tendenze politiche consolidate ed esigenze di bottega.
A.  Eligio, tu dunque non sai per chi votare domenica?

 [Eligio mugola qualcosa di incomprensibile]

 P. Cosa dici? Butch Cassidy?

[Eligio ri-mugola]

A.  No, secondo me ha detto 'Moby Dick'.
P.  Senti, Eligio, ho la tombolata con Poliziano e Alfieri, sai quant'è sanguigno Vittorio, se tardo di un secondo...
A.  Ah, non giocavate a Risiko con D'Annunzio e gli altri?
P.  No, Giacomo si è mangiato i carrarmati per far colpo su Fanny mentre recitava Marzo 1821.
A.  Vabbe', Eligio deciditi: per chi capperi voterai alle elezioni?
Eligio de Marinis: È duro, dopo un lungo viaggio, scoprire di non essere mai partiti...
A.  Se, lallero, è andato... Francesco, provaci tu...
P.  Eligio, ricordo che venisti a visitare la mia casa ad Arquà nel 1996, durante la settimana di Pasqua, e scrivesti sul libro degli ospiti: "Da un compagno di dissidio". In nome di questa antica consuetudine, mettiti in modalità umana e fatti comprendere!
E.  E chi può dire se la fine non fosse già tutta nell'inizio...?
A.  Eligio, PER CHI DIAVOLO VUOI VOTARE?!?!?!?
P.  Aspetta, proviamo al contrario: Eligio, da quando hai il diritto di voto, per chi hai votato?
E.  Ehm... tu sai che io sono mancino...
P.   Ah, quindi per la sinistra...
E. Ehm, ehm... Il mancino fa sempre il contrario rispetto a ciò per cui è programmato...
A.   Quindi hai sempre votato centrodestra? Giura!!!! Con tutto quello che hanno fatto alla scuola!!
P.   Allora prima stavi dicendo PD! Ah ah ah!!!!
E.  Deh, miei buoni amici, non irridete il conflitto interiore di un apolide.
A.  Sì, tiriamocela, adesso...
P.  Però è strano: tutte le volte che il centrodestra è andato al governo, i primi provvedimenti 'contro' sono sempre stati a danno della scuola: nel 1994 furono aboliti gli esami di riparazione a settembre, con l'introduzione dei debiti formativi; nel 2001 si sono bloccate le immissioni in ruolo per due anni; nel 2008 si è dato il via alla più devastante campagna di odio contro la classe docente mai vista in Italia, coronata da una serie di tagli al personale degna di una tirannide sudamericana. Con tutto ciò, sei andato avanti a votare quelli lì? Ma giura?
E.   Deh, Francesco, però nel 2010 alle regionali ho votato Penati...
A.  Gli hai portato buono... inquisito per qualunque cosa dalla strage degli innocenti in giù...
E.  Non è facile, per chi non appartiene a nulla quaggiù, scegliere il meno peggio...
A.   Forse è il caso che rimettiamo le cose in ordine. Eligio, mio buon Eligio, il tuo sentimento filo-centrodestra ha una radice storica accettabile o è stata una fiammata occasionale?
E.  Deh, Agostino, tu, che in quel di Ippona avevi da domare i manichei, capirai meglio di chiunque il mio dramma: crebbi in uno dei quartieri più rossi della mia città, circondato dall'odio di chi vedeva in me il figlio di papà da abbattere... ignori tu dunque che certi rossi delle mie parti andarono a sputtanarmi dai professori delle medie per convincerli a trattarmi male e pareggiare così l'ingiustizia sociale della mia presunta agiatezza contro la loro mancanza di mezzi?
P.   Eligio, scusa, ma non mi sembri un miliardario...
E.  Ragiona rispetto ai loro canoni: ero zio Paperone.
A.  Eh, addirittura...
E.  Ho provato ogni sfumatura dell'invidia sociale e dell'odio di classe, ho visto la scuola e il voto impiegati come strumento per riparare le ingiustizie della società, ho visto dare voti inversamente proporzionali al reddito...
A.   Eligio, non hai mai pensato che l'invidia di cui eri oggetto potesse essere, se non giustificata, almeno capita?
E.   Se andavo bene a scuola non era colpa mia, sono nato così. Sul ceto sociale, non l'ho deciso io. Come dovevo sentirmi? Perché l'invidioso non usa la sua rabbia per aspirare al posto dell'invidiato? Perché in 99 casi su 100 l'invidia significa pretendere che chi è più in alto scenda al livello di chi lo odia? È questo il progresso della società?
P.   Ma uno a sua volta poteva rinfacciarti che non avevi meriti specifici a stare dov'eri.
E. Comunque se non ci sono meriti, non ci sono neppure colpe. Bisogna rassegnarsi al fatto che i meccanismi dell'esistenza ci sovrastano. Anch'io ho invidiato persone che secondo il mio narcisismo mi superavano senza merito, eppure ho metabolizzato ed estroflesso [indica la Spocchia che, silenziosa, assiste a tutto il dibattito]. La situazione di partenza di ognuno di noi non è né un merito né una colpa, è così perché di sì. Si chiama condizione tragica dell'essere.
P.    Vallo a spiegare a quelli là, però...
E.   Appunto, hai capito con chi ho avuto a che fare?
A.  Eligio, deduco dunque che tu abbia fin da giovinetto maturato una certa avversione per le idee di sinistra.
E.  Dove si pretende che la giustizia sociale scavalchi il merito, dove non si manda avanti chi sa e chi può, ma chi fa pena senza nulla sapere, non si danneggiano i singoli, ma si minano alla base le fondamenta della società. Poni che uno nasca non dico povero, ma poco agiato; poni pure che le sue capacità intellettive siano non dico assenti, ma ristrette. Mandalo a scuola: siccome è svantaggiato, lo si promuoverà con voti assolutamente non corrispondenti alle sue reali capacità, lui però si convincerà lecitamente di valere assai più di quanto non valga. Poni poi che costui arrivi all'Università, a Medicina, magari, e qui, a colpi di pietismo, gli venga data una laurea per sanare le sue inique radici sociali. Dagli anche la specializzazione in cardiologia, detto pure che lui avrà passato tutti gli esami 'perché è svantaggiato' e avrà preso tutti 30 e lode senza saper distinguere l'ulna dal pancreas. Mettilo dunque in sala operatoria, magari con me sotto i ferri per un'ischemia. Ebbene, dopo cinque minuti che mi avrà messo le incapaci mani addosso, io sarò morto, però morirò felice, perché almeno il medico che mi ha ucciso è stato risarcito della sua svantaggiatezza. Ti pare possibile??? È così che si vuole mandare avanti una società? A colpi di risarcimenti invece che aiutando i migliori a dare il meglio e indicando ai meno dotati la strada per rendere il massimo con quel poco che sanno? O preferiresti un mondo guidato da incapaci risarciti?
P.   Idee destreggianti, senza dubbio.
A. Così dunque tu, Eligio, fidando in questa visione delle cose, l'hai sentita incarnata dal centrodestra italiano?
E.  L'ho creduto, sì, e non rinnego. Troppo nauseante è stato il mio contatto con individui accecati dall'ugualitarismo che annulla l'originalità, fissati nel difendere una sola Idea, rifiutando nel contempo tutto ciò che usciva dal loro angusto seminato. La mediocrità elevata a stile di vita non si confaceva a chi, forse troppo in anticipo sull'età, aveva già appoggiato le labbra alla risacca dell'Oceano Ipercosmico i cui flutti risuonano placidi al di là della Barriera Estrema.
P.   E tutto ciò nonostante palesi intenzioni ostili verso il mondo scolastico emerse già 19 anni fa?
E.  Non colsi, lo ammetto, il calibro di quell'odio. Ero più spaventato dal livellamento mentale delle idee di sinistra, e anche dopo essere diventato insegnante ho sempre guardato con terrore la didattica del poverinismo che trova sempre qualcosina di buono anche nell'alunno più scemo, così da avere una scusa per mandarlo avanti. La scuola amica, la scuola dell'accoglienza, la scuola delle competenze, la scuola che non fa soffrire ma fa giocare, la scuola che non ferma nessuno, perché la società è piena di disuguaglianze e tocca alla scuola livellarle salvando chiunque.
P.   Idee sinistresi, sì....
E.  No, appunto, la scuola è il filtro tra la famiglia e la società e il suo ruolo non dev'essere illudere la gente su ciò che sa o non sa fare, ma dire a ciascuno in quale settore della scala sociale le sue capacità lo collocheranno, posto che poi uno possa migliorare sempre. Ma c'è una verità non comoda né facile da accettare: non siamo tutti uguali, la natura ci ha fatto diversi. Le diversità si possono e devono superare, ma non a prezzo di mascherare la realtà e sovvertire i dati oggettivi delle qualità individuali.
A.   Destra, destra...
E.  E in generale, può uno crearsi un suo sistema di convinzioni senza dover tutte le volte attendere il beneplacito del mondo intero?
A.  Ma Eligio, non vedesti che, a lungo andare, il centrodestra italiano ha indulto alle stesse pratiche di conformismo culturale, unanimismo coatto alle idee del Capo, negazione della dialettica, disprezzo della democratica concertazione riformistica, pratiche appunto tipiche di quegli altri?
E. Certo. E la riforma della scuola mi ha convinto di essere caduto da un totalitarismo all'altro: decisioni prese sull'onda del puro odio, assenza di qualsiasi dialogo, irremovibilità anche di fronte agli effetti più assurdi dei provvedimenti (le classi pollaio, la didattica impossibile, le assenze dei docenti senza supplenza, la distruzione delle carriere in certe classi di concorso), oltre alla meschinità di affermazioni come: "Nessuno perderà il posto con questa riforma", oppure: "Sono le proteste dei difensori del vecchio: meridionali, fannulloni e di sinistra". Come no, io proprio...
P. Vabbe', allora tutto il tuo livore ex novo è poi frutto di particularismo guicciardiniano...
E.  Non dico di no. Gli ultimi attacchi alla mia categoria forse mi hanno aperto gli occhi. Poi ho visto gente difendere l'indifendibile riguardo alle gesta e alle parole del Capo, e pareva di stare a Botteghe Oscure dopo la rivoluzione d'Ungheria. Tutti a dire le stesse cose, tutti educati alle rispostine meccaniche, nessuno più che cerca la verità, ma bada solo a persuadere sull'idea che piace a lui, strumentalizzando anche le virgole dell'avversario!
A.  Platone sottoscrive.
E.  E la violenza del dibattito in cui non è ammesso contraddittorio che non sia la lite...
P.  Sì, specialità sinistrese, ma l'hanno appresa anche di là.
E. Capite insomma, miei buoni amici, che io non ho dove appartenere? Voterò PD, lo dico, ma con l'ipocrisia di chi vuol difendere un giardinetto su cui gli eventi della Natura e della Storia hanno infierito oltre misura. Non c'è nulla che mi assinistri, chè la socialdemocrazia non è ancora sbocciata in modo convincente in queste sciagurate lande, ma a destra nessuno mi rappresenta, perché la mia destra vive di un'idea troppo utopica di società in cui convivono serenamente ingranaggi piccoli e grossi, in cui gli onori e gli oneri sono proporzionali, in cui ciascuno può quel che sa, e la paraculaggine è un mito lontano. E la cultura non è discrimine elitario tra Giusti e Indegni, ma alimento dello spirito per assaporare il gusto della coscienza universale che si autoconosce e si racconta, interrogando attonita il mistero della realtà che ci avvolge per ravvisare le Trame dell'Essere. Ma chi oggi in Italia mi dice ciò?
A.  Non hai torto, Eligio. Voto di disperazione, dunque?
E. Mi si chiami pure voltagabbana. Forse ho capito tardi, o forse ho scelto sempre ciò che credevo il meno peggio. Ma di una cosa sono sicuro: compiuto il mio dovere di bravo cittadino, se i nuovi equilibri politici mi daranno quel che voglio, i seggi elettorali non mi vedranno mai più. Ho dato troppo per quello che ho ricevuto. E inizierà la ricerca dell'Altrove.
A.  Confermi dunue quanto detto sin qui?
E.  Dalla prima all'ultima parola.
A.  Ebbene, Eligio, vota in scienza e coscienza, ma poi ricorda che il futuro non si crea aspettando le mani della Provvidenza, bensì plasmando la realtà secondo l'intenzione. Esci dalla tua narcisistica abulia secondo cui la virtù attira automaticamente a sé i premi che le spettano. Purtroppo è vero l'inverso: dall'Albero della Vita i frutti della Soddisfazione vanno strappati a forza. Vivi a tre dimensioni, o nulla mai sarà, Barriera Estrema o non Barriera Estrema.
P.   Sottoscrivo.
E.  Grazie.
A.  Prego. Posso andare, ora? Ho da finire il match di golf con Cassiodoro e sono alla terzultima buca....
E.  Sì, direi che ci siamo messi d'accordo. [Agostino esce da sinistra] Del resto, nulla è, e se qualcosa fosse, io allora non sarei nulla, poiché se dobbiamo esistere, allora la vita è un vuoto supplizio.
P.  [dirigendosi verso l'uscita di destra] Dove l'ho già letta?
E.  Così, se guardi in su... [esce con Petrarca, sipario].


3 commenti:

  1. Che dire? Mi trovi perfettamente "compagna di dissidio". Anche se, grazie al cielo, nessuno mi ha mai odiata perché appartenente alla classe media... (Forse, perché la mia, tecnicamente, è una classe medio-bassa quasi indistinguibile dal proletariato e, al massimo, i miei conflitti erano con l'atteggiamento radical-chic). Per il resto: "Che cos'è la destra? Cos'è la sinistra?" (G. Gaber). Se ho un'utopia, è quella di chi vorrebbe veder tutti ragionare per se stessi, senza aver bisogno di galvanizzarsi sotto una bandiera -se non in situazioni ludiche, come quelle sportive. Quanto a Berlusconi & co., perché stupirsi della loro politica in materia d'istruzione pubblica? Se i cittadini fossero mediamente ben istruiti nelle discipline umanistiche e sviluppassero così il pensiero critico, tutti i guru della policanteria ("il Berlu" in testa) non potrebbero più fare il proprio mestiere... ;)

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  2. Errata corrige alla r.11: "poliTIcanteria"...

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  3. La cultura spaventa sempre: l'indipendenza e il pensiero critico sono i campi minati alla base dei totalitarismi. L'idea prevalente è che la pace si raggiunge se poche persone 'pensano' per tutte le altre. È questo il campo di battaglia che tutti noi umanisti dovremmo calcare usque ad consummationem aevi.

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