Motto


"Chi scende, non sale; chi sale, non zucchero; chi scende, zucchero".



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lunedì 11 febbraio 2013

"Grazio il maggiordomo e mi dimetto", grande fiction in Vaticano.

Dubbio non v'è che in questa nevosa giornata febbrarina, a ridosso del Carnevale, noi tutti ci si aspettasse qualche scherzo che vale. Lo scherzo non c'è stato, il botto sì.
Uno non può nemmeno pensare alle frittelle che giù a Roma gli si dimette il Papa. L'evento è di quelli storici, giacché l'ultimo Papa ad aver detto ciao alla cristianità da vivo era stato Gregorio XII, epperò erano i tempi dello Scisma d'Occidente, quando i Papi venivano eletti e dimessi avendo in realtà pochissima voce in capitolo. Di fatto, l'unico le cui dimissioni abbiano lasciato qualche seria memoria è il Celestino V simpaticamente ricompensato per questo gesto da Dante.
In ogni caso la notizia è grossa, perché, con tutto il rispetto per gli altri Papi che già si dimisero, Benedetto XVI è obiettivamente il primo Papa "moderno", post- Stato della Chiesa, diciamo, a compiere un gesto simile, e la cosa avviene nella nostra era superinformata, sì che ai quattro angoli del Globo sarà tutto un fiorire di ipotesi & commenti sulle cause e le conseguenze del gesto. E' chiaro infatti che il precedente che va a crearsi non ha alcun vero parallelo con il passato, ed è perciò gravido di segnali per il futuro. Provvediamo a delineare qualche scenariuccio, già che saremo in ottima compagnia, giusto quei 7-800 milioni di blogger in tutto il mondo, oltre ai notiziari di Telenorba e Roccacannuccia weekly.


CAPO PRIMO: SANTITA', MA PERCHÈ?


Dice Ratzinger: "Sono stanco". Sì, guidare una cosina come la Cattolicità a 85 anni è forse una sfida un filino superiore all'umana forza. Udienze, viaggi, encicliche, concistori et alia... Tenete conto, miei giovani lettori, che Giovanni Paolo II è giunto pure lui alla soglia degli 85 anni, ma vivendo gli ultimi 7-8 anni di pontificato in uno stato generale eroico nella sofferenza e tuttavia desolante per l'immagine del Capo della Chiesa. Siamo chiari: abbiamo tutti ammirato l'apostolato della malattia esibito da Wojtyla, il suo farsi anche fisicamente imago Christi, sbattendo peraltro in faccia alla nostra modernità, tutta tesa ad esorcizzare affannosamente i concetti di vecchiaia, decadimento fisico e morte, la naturalità della vita che si estingue, ma che viene tratta fino all'estremo in nome di una Missione. Gran cosa, che dimostra come il Papa più mediatico dall'epoca dell'avvento dei media ha saputo piegare la forza dei media stessi ad un messaggio ostinatamente cozzante contro i valori della società soprattutto occidentale, che ai media chiede di diffondere ben altri paradigmi. Detto ciò, le preghiere domenicali dell'Angelus, ma pure tutte le uscite pubbliche papali, degli ultimi 3-4 anni erano obiettivamente svilenti. Massimo rispetto per l'uomo, ma le Ave Maria sbiascicate, le benedizioni tremolanti, i discorsi letti meccanicamente, ma senza più partecipazione, la pedanina mobile, la gestualità aggredita dal Parkinson, l'impressione che il Pastore per eccellenza fosse ormai ridotto a pupazzo, tutto ciò ci infastidiva, ma non certo per motivi estetici, ohé che noi si vuole il Papa figo che saltella, ma per carità, il fatto è che la domanda che ci ronzava in testa era ben più seria: "Si sta rendendo conto di quello che gli accade? È presente nelle sue decisioni? È in grado di guidare la Barca di Pietro? O qualcuno lo tiene lì di facciata e intanto dietro è tutto un manovrare?".
Problemi, come si nota, molto 'manageriali' e molto poco teologici, però ineludibili: la Chiesa non è un'agenzia del bene che si muove a colpi di preghiere, è un'istituzione internazionale con un precisa missione che però proprio per questo deve essere condotta, sia detto senza oltraggio, COME una multinazionale, esigendo quindi una capacità di controllo e di decisione che non può essere demandata ad un ottuagenario, per quanto ardente e serafico di autentica fede egli sia. E non basta certo che l'ottuagenario si circondi di valenti ministri cui delegare i compiti. Alla fine egli non deve rispondere ad un board di soci, ma al suo diretto superiore, della cui ipostasi-Figlio si trova ad essere il vicario in terra: insomma, l'ultima parola su tutto DEVE comunque essere la sua, perché il contatto più diretto coi piani alti è il suo e non di altri.
Ecco, sia perché anche il povero Luciani, al netto delle ipotesi da 007, ha avuto un cedimento psicofisico dopo appena un mese di pontificato, sia perché, s'è detto, Wojtyla si è visibilmente accartocciato sul finale, credo che Ratzinger, da persona lucida qual è, abbia tratto esempio dalla vicenda di entrambi i predecessori e abbia voluto risparmiarsi e risparmiarci lo spettacolo di un Papa fulminato/consumato dalla malattia e magari esibito nel suo lento decadere. Le sfide della Chiesa nel terzo millennio sono troppe perché essa si possa permettere il lento tramonto della sua guida, mentre tutto il resto del mondo affila le armi per affrontare da posizioni sempre più dominanti i nuovi scenari che verosimilmente ci si pianteranno davanti nei prossimi decenni. All'immagine nobile, ma concretamente inutile se non controproducente del Capo che avvizzisce, Ratzinger ha preferito il ritiro nel pieno della propria autonomia decisionale, sì che alla Chiesa non manchi una guida sempre vigile, senza dover subire lo stillicidio di una fine il cui protrarsi porterebbe via tempo ed energie preziose ad una Chiesa che di tempo ne ha davvero sempre meno.


CAPO SECONDO: L'ATTACCO DELLA MODERNITÀ COGLIE IL SUO PRIMO BERSAGLIO?


Se c'era chi temeva che, dopo il pirotecnico pontificato wojtyliano, questo di Benedetto XVI sarebbe passato negli archivi della storia alla voce: "Papa coso, quello là dopo quello bravo bravo che ha ammazzato Stalin", credo che i timori siano ormai fugati: sarà impossibile dimenticare questo pontificato proprio per il finale assolutamente inaspettato che lo caratterizza. Però onestà intellettuale impone di considerare altri elementi sicuramente forti di questi quasi 8 anni: dalle frasi fraintese ad arte sull'Islam, alla questione orrendamente spinosa della pedofilia dei sacerdoti, dalle polemiche sui matrimoni e convivenze omosessuali alla grana annosa dei divorziati che si risposano, dall'etica del preservativo fino ad arrivare agli scandalacci imperniati sull'attività di spionaggio all'amatriciana perpetrata dal maggiordomo Paolo Gabriele, con l'emersione quindi di tutto un mondo di intrighi che naturalmente solo Biancaneve poteva non sospettare, e che però erano davvero tanti & complessi, alla somma di tutto era pensabile che la pur teutonica fibra di Ratzinger avrebbe alzato bandiera bianca.
Certo, i commentatori più occhiuti hanno osservato che il grosso dei problemi che hanno fatto da ginepraio alle passeggiate pomeridiane del Papa in Vaticano era in radicato nell'epoca precedente, e non poteva essere diversamente, dato che Giovanni Paolo II ha regnato per 27 anni sulla Cattolicità. Sorge cioè il fine sospetto che gran parte dello scandalismo anti-Ratzinger copiosamente sgorgato in questi anni abbia avuto una certa regia, che ha sfruttato mende obiettivamente grosse della Chiesa, e che però le ha fatte ricadere tutte sull'ultimo arrivato. Non v'è dubbio che già l'allora Cardinal Ratzinger dovesse aver sentore degli scandali che bollivano in pentola al di qua e al di là dell'Oceano [update: altroché se lo sapeva, aveva anche istruito i processi canonici contro i preti toccaccioni....], ed è risaputo che il braccio ideologico di Wojtyla sia stato lui. Cioè: non siamo qui a disquisire quanto potesse o non potesse sapere uno che ha vissuto in pianta stabile in Vaticano dal 1981, chiamato a presiedere l'ex Sant'Uffizio dopo aver retto la diocesi di Monaco di Baviera. Né, sia detto pure questo, Ratzinger ha mai fatto ciò che è tipico dei nostri politici, ovvero scaricare tutte le colpe su chi c'era prima. Però, però, c'è in effetti stata una certa ferocia negli attacchi che la precedente gestione non ha subito, e ricordiamoci bene che Wojtyla non è stato meno duro del suo successore in materia di comunione ai divorziati o pratica dell'aborto. Ma a lui si perdonava tutto, vuoi per il suo ruolo di sminatore del comunismo in Europa, vuoi per certe apparenti 'aperture' come le scuse per gli errori passati della Chiesa, scuse che per esempio Ratzinger non aveva condiviso. In realtà l'anticonformismo di Wojtyla in certi comportamenti è stato subito declinato in prospettiva pop ben oltre le reali intenzioni del Pontefice. Il quale però, ritenendo questo ritorno d'immagine tutto sommato positivo per la Chiesa, ha coscientemente lasciato fare.
Ratzinger no, il Pastore tedesco che avrebbe riportato la Chiesa ai tempi di Bonifacio VIII era cattivo a prescindere, chiuso e bigotto, da condannare per ogni mezza sillaba. Specie le mezze sillabe su diritti ritenuti ormai cosa di fatto come le unioni omosessuali. Le quali, beninteso, sono una questione da cui la legislazione di qualsiasi paese civile non può prescindere, ma che non possono davvero diventare il discrimine tra buona e cattiva politica, secolare od ecclesiastica che sia. La dialettica culturale in cui siamo immersi è ben più ampia. Dietro allo scontro Vaticano- Resto del Mondo che si è profilato nell'ormai tramontante era Ratzinger sta in verità la lotta cinquantennale tra un modello di civiltà laica, nella quale il solo fatto di desiderare una cosa implica il diritto- dovere di averla e una civiltà che promulga ancora permessi e divieti; da un lato un'idea della vita calata nel solo orizzonte terreno e materiale, dove non esistono valori più nobili di altri, ma ciò che piace al singolo è già un valore in sé da tenere a fianco, senza conflitto, coi valori degli altri, dall'altro un programma esistenziale che ha il suo ultimo sbocco in una dimensione metafisica di cui questa quaggiù è l'anteprima, dimensione che però esige, per essere raggiunta, il rispetto e la difesa di valori definiti non negoziabili, comuni alla dignità di qualsiasi essere, valori della coscienza umana che sono però in esatta sintonia col volere divino e sono impossibili da secolarizzare. Bref: un conto è passare dalla messa in latino alle cantate di padre Cionfoli, altro è accettare di considerare l'embrione di tre settimane 'un ricciolo di materia' la cui espulsione dall'utero è poco più dolorosa dell'estrazione di un dente cariato, ma ha le medesime conseguenze sul piano morale, cioè, a detta degli abortisti, nessuna.
Dicono quindi che il quasi ex Papa Benedetto di è trovato sotto assedio da parte di una civiltà ormai troppo distante dal Cristianesimo, che però ha trovato il grimaldello per indebolire l'immagine della Chiesa proprio in quei difettucci che essa sconta nel suo concedersi troppo alla dimensione temporale. È dai tempi di Cheope che i tre motori del mondo sono il potere, il sesso e la ricchezza: ebbene, nessuno stupore che si sia deciso di bombardare il Vaticano col rinfaccio di scandali legati alle manovre della Segreteria di Stato, alla pedofilia e i guai dello IOR con connesso arricchimento illecito di certuni [update: per l'appunto....]. Il messaggio è tipico del rinfaccismo cui peraltro la più recente politica italiana ci ha abituato: "Moraleggia poco, hai l'armadio pieno di pantegane morte pure tu...". E Ratzinger, comprensibilmente, non ne ha più potuto.


CAPO TERZO: SÌ, MA POI?


Qui il campo delle ipotesi è tanto sterminato quanto nebbioso. Godibilissime le domande da pivelli al primo servizio serio che i giornalisti della sala stampa del Vaticano ponevano ad un ottimo Padre Lombardi, al posto del quale io avrei cominciato a lanciare posacenere da un quintale sugli astanti. "Se per caso parte della Chiesa restasse comunque fedele a Ratzinger, ci sarà un nuovo scisma?". "Ma se il futuro ex Papa andrà a vivere nell'ex monastero di clausura che c'è dentro le mura vaticane, allora non si muoverà mai più da lì?". Ma sopratutto: "E dopo il 28 febbraio, IL PAPA COSA FARÀ?". Però... le domande dell'angolo della posta di Top girl o Cioè ("Ho baciato il mio ragazzo, resterò incinta?"; "È possibile fare l'amore se si è vergini?"; "Le donne primitive avevano il ciclo?") al confronto valgono il Pulitzer.
A parte che il sottoscritto, all'epoca, azzeccò sia l'identità del futuro Papa sia il nome che si sarebbe scelto, mentre ora non saprei davvero chi vedere sul soglio petrino, credo che il precedente ratzingeriano comporti ben precise conseguenze per chiunque dei successori. E le andiamo ad elencare (marcetta di Mickey Mouse in sottofondo).
1) Caro futuro successore di Pietro, quale che sia il tuo orientamento ideologico, conservatore, progressista, cerchiobottista, minimalista, insomma, ricordati che un uomo condannato per contratto a dover conciliare la metafisica con il mondo secolare non potrà MAI mettere d'accordo tutti. Vai tranquillo, qualcuno avrà sempre da ridire. Ti prego di non fare della morale sessuale il perno attorno a cui far ruotare le condanne al Paradiso o all'Inferno, occupati di cose che vanno al di là dei quattro muri delle camerette in cui uomini e donne, da soli o in compagnia, omaggiano le loro pulsioni viscerotoniche. Condanna con vibranti parole la povertà e le sperequazioni sociali, quello sì; battiti contro l'uso disinvolto della tecnologia con cui l'uomo pretende di diventare padrone dell'Essere, prospettando scenari futuri di società eugenetiche che già a leggerle nel romanzo di Huxley fanno spavento; decidetevi, tu e i tuoi colleghi, una buona volta su quale sia il limite di decenza delle cure mediche oltre il quale c'è l'accanimento terapeutico, così che "eutanasia" rimanga un termine astratto su cui far esercitare in greco i ragazzini di quarta Ginnasio. Non venire a patti col relativismo e col materialismo, ma fai capire che l'unica sorgente di Senso a cui agganciare la dignità dell'esistenza umana non ha le radici nel mondo di quaggiù, la cui vicenda di nascita per morire è la base del nichilismo e del relativismo, che però poi sfociano agevolmente nella distruzione dell'Altro da Sé che non la pensa come Me.
2) Certo poi, se c'è da predicare, che non si abbiamo conti in sospeso, reali e metaforici, di cui venire accusati. Ratzinger ha pianto al cospetto delle vittime degli abusi dei preti pedofili, ha dato il via ad una campagna di ripulitura certo insufficiente, perlomeno disciplinata. Resta ora da togliere l'immagine della Chiesa come una sorta di SPA della fede che fa affari e lascia transitare sui conti della Banca Vaticana cose che nemmeno Panama e San Marino; per combattere gli abusi sessuali bisogna fare piazza pulita dei chierici omertosi, e se davvero le vocazioni languono, aprire con maggior decisione al laicato, e riconsiderare certi aspetti davvero medievali come il celibato ecclesiastico e il divieto di comunione ai divorziati risposati che oggi, nella crisi delle coscienze di fronte al ciclone della modernità, rischiano di allontanare padellate di fedeli dalla Chiesa, fedeli indignati da questioni di sottigliezza ipocrita che paiono l'architrave dell'anima del buon cristiano, laddove la vera fede di misura con ben altri comportamenti. Allargate la famiglia ecclesiastica, non fatene solo un mondo di rinunce, poiché solo chi ha può dare
3) Occhio poi che il precedente di Benedetto XVI è di quelli che contano. Chiunque tu sia, o Successore, ricorda il vero messaggio di queste dimissioni: la Chiesa non può più reggersi sull'idea che il Papa è scodellato dallo Spirito Santo tramite il voto dei Cardinali e solo Dio può riprenderselo indietro. Un Capo Vecchio è prima vecchio che capo. Adeguatevi qui sì allo spirito dei tempi, e fate del papato una carica elettiva ma a termine, non oltre i 75 anni, per dire. Non mi scandalizzerò vedendo fianco a fianco il Papa e l'ex Papa (o gli ex-Papi). Sarà esperienza che si aggiunge ad esperienza, consci però che il Pontefice in carica, pur potendosi valere del saggio consiglio dei predecessori, sarà dotato di tempra psicofisica bastevole per sfidare il mondo di propria iniziativa. Non diciamo di avere dei Papi trentenni, ma l'equazione più vecchio = più abile a reggere la Barca petrina è ormai inaccettabile, ora che il Papa non ha come scenario in cui muoversi solo l'Italia (o l'Europa), ma il mondo tutto, ed un mondo che, s'è detto, segue logiche in prevalenza antagoniste a quelle ecclesiastiche. L'impresa necessita quindi di forze relativamente giovani.
4) (E comunque, il Papa che era tacciato di conservatorismo ne ha combinata una che si mangia tutti i progressisti in un boccone... sehr gut, Herr Joseph....).


(Pronostici? Un'altra volta, qui ora si chiude...).

2 commenti:

  1. Approvo grandemente. :-) (Come sempre, fra l'altro...) Aggiungo che, quando hai suggerito le profezie di Malachia in classe, hai parlato della "gloria dell'oliva"... Aggiungendo: "Dopo un Papa come questo [Giovanni Paolo II], il conclave non si chiuderà prima di Pentecoste..." ;)Che bello riportare a galla i nostri ricordi di scuola! ^_^

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  2. Bei tempi, già... e credevamo che Wojtyla sarebbe rimasto insuperato nei suoi gesti di 'rottura', mentre con questo Ratzinger gli dà decisamente la birra. Comunque, S. Malachia a parte, la Chiesa è davvero giunta ad una svolta. E anche il terzo segreto di Fatima è lì che preme perché lo capiamo fino in fondo.

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