Motto


"Chi scende, non sale; chi sale, non zucchero; chi scende, zucchero".



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venerdì 19 aprile 2013

"Se puoi, chiamami Alessandro". Crepuscolo di un'epoca.

Mentre componiamo questo lacrimevole post, è in corso la seconda, inutile votazione (si prevedono circa 600 schede bianche) per l'elezione del nuovo Presidente della Repubblica Italiana, o di quel che ne resta. Stamane, è noto, il nuovo fiammante candidato della Buffa Coalizione (auf deutsch: ulkig Koalition), il già ampiamente esaminato Francuzzo Marini, ha preso una di quelle silurate che non vedevamo dai tempi delle elezioni presidenziali del 1992, allorché gente come Forlani e Andreotti fu impallinata dai propri compagni di partito e solo, purtroppo, il tritolo di Capaci riuscì a porre fine ad uno stillicidio che prometteva di durare fino all'estate, e che poi si concluse con l'elezione di Scalfaro. Orbene, Francuzzo era accreditato di 750 voti e spicci, ne ha presi 521 (o meglio, 520 + 1 andato a Francesco Marini, così, per sfottere un po' e rimembrare l'elezione senatoriale del 2006). Così, 250 voti in meno di quelli previsti, giusto per far capire ai signori delle stanze dei bottoni che c'è un Paese là fuori che ne ha piene le storie di accordi inciuciosi e compromessi al ribasso. Si sa, abbiamo il problema di un parlamento triminoritario, Berlusconi che alza la posta per i motivi suoi, Bersani & compagnia che ciarlano di differenti criteri per eleggere il Capo dello Stato rispetto al Premier, sottigliezza di raro bizantinismo, ma alla fine: perché?
Perché, mi domando, si deve sempre giungere ad un passo, non dico da Piazzale Loreto, ma da qualcosa che gli somiglia molto, lasciato peraltro in mano a un comico? Vojo di': si sa che, per me e la Spocchia, Marini non è tra i peggiori quirinabili, ma a questo punto è alla reazione dei militanti PD che bisogna guardare, senza parlare dei pentastellati. Se vediamo gente che minaccia di bruciare la tessera del partito in caso di marinizzazione dell'elezione (detto pure che Marini contribuì a fondare il PD un lustro fa), se un popolo si esaspera nel vedere la prospettiva di un accordo tra gente che ha mandato il Paese allo sfascio, dobbiamo chiederci: è il popolo che non capisce o i politici che non vedono? Grillo, per chi scrive, è un baracconaro senza appello, ma mai e poi mai vorrei sottovalutare l'onda montante di disgusto e nausea, per non dire altro, che ha mosso gli italiani a votarlo: siamo di fronte ad un Paese esasperato che vede i suoi rappresentanti crogiolarsi in accordi di basso profilo che nascondono evidenti intenzioni di appeasement le cui radici remote e propaggini future restano per gran tratto un mistero. Bersani e Berlusconi sono nemici, amici, o cosa? Rodotà fa così schifo (sì, non era nella mia rosa, ma obiettivamente non lo vedevo così quotato)? Che poi pure lui fu parlamentare in anni remoti, eh, non è esattamente un fiorellino di campo, suvvia, che i grillini abbiano partorito una rosa di nomi con dentro lui e Prodi, roba che poteva sottoscrivere un qualsiasi militante di SEL, mah... sì, ok, la Gabanelli, ma pure lì la retorica dell'inesperto al comando sarebbe tracimata a fiumi, idem per Gino Strada. Insomma, soluzioni convincenti non se ne vedono.
Rimangono le facce schiumanti dei sostenitori del candidato grillino fuori da Montecitorio: lì vi abbiamo visto il classico esempio di saturazione morale che a qual punto è identica a quella di un palloncino pieno d'acqua; quando è troppo, è troppo, ed ecco un robusto NO!! salire dalla piazza e finire fin dentro al Palazzo, nelle sembianze di quegli almeno 150 franchi tiratori che oggi hanno scompaginato le previsioni. Credo che a un certo punto si debba prendere atto che le forze pulsanti nelle piazze, purtroppo per noi catalizzate dai 5 stelle, stavolta sono al limite della sopportazione (date un'occhiata alla pagina facebook di Bersani...). Quell'ondata di ribrezzo per il nome di Marini non è partigianeria, almeno non stavolta: è l'esasperazione di chi, per l'ennesima volta, vede all'opera gente che non si rassegna al mutare dei tempi, come gli aristotelici che si rifiutavano di guardare nel cannocchiale di Galileo per non dover ammettere che la superficie della Luna non era liscia. Quell'ottuso arroccarsi su posizioni che ormai la Storia ha bollato come ridicole, quell'insistita sordità alle istanze non di quattro gatti spaiati, ma di un oceano di voti, quel tentativo di tenere insieme ciò che strutturalmente non può più andare d'accordo, quel ricattarsi ad incrocio, quelle parti in commedia, insomma adesso proprio no, urlano fuori da Montecitorio. E attenzione, perché la misura è davvero colma.

"Sì, ma l'Alessandro del titolo?". Oh, quello è il corollario più glamour che ci si potesse aspettare dopo la funesta mattina votatoria. Circa tre ore fa, durante un'edizione di Sky tg24 condotta dalla champagnosa Caterina Baldini, c'è stato uno dei tanti collegamenti con Montecitorio per sentire dalla viva voce dei votanti un parere sulla situazione. Ora, insieme all'atticciato Alessandro Taballione c'era un deputato 5stelle, tal Alessandro Di Battista, una specie di Raoul Bova dei poveri (o una versione maschile della Boldrini, a quel che vedo sul web...), incapace di tenere una posa che non sia quella del superbullo con le mani ai fianchi e la cravatta salmone in vista. Dai dati in nostro possesso costui, che peraltro ha poco meno della nostra età, ma sembra nostro zio ("beh, lui è uno che andava in Brasile dai bimbi poveri!", a deliziarli col frutto della sua laurea in DAMS, suppongo...- cattiveria time), sarebbe scrittore e giornalista. Transeat. Orbene, il Di Battista ha quisquiliato con compiaciuto accento di Civita Castellana, chiedendosi cosa impedisca al PD di votare Rodotà, e che insomma questi politici sono chiusi nella loro buvette coi menù a 4 euro e là fuori c'è un popolo che scalpita, eccetera, condivisibile per carità. Sennonché, quando Taballione ripassa la palla alla Baldini in studio per fare domande al tizio, il tizio anticipa la Baldini dicendo: "Oh, se puoi, chiamami Alessandro". Al che la Baldini, che ovviamente non capiva a chi fosse rivolto l'invito, fa una faccia interdetta, manco le avessero detto che c'era Bin Laden redivivo in studio, e poi passa a chiedere cose. Due nanosecondi di gelo, comunque, ci sono stati. E direi. Cioè, pentastellato mio, e anche una volta che vi foste dati del tu, "Ascolta, Ale...", "Dimmi, Cate!", sarebbe questo il nuovo che avanza? Ancora più ridicolo di quello di 20 anni fa? Ancora con la filippica dell'onorevole cittadino non- onorevole? Voi sì che siete alla mano, che rompete gli schemi, che sapete dire agli altri come stare al mondo. Come? Candidando al Quirinale il PRIMO PRESIDENTE del PDS da quando esso nacque sulle ceneri del PCI, insomma uno che ha il curriculum sulla carta più lontano da voi? Gigioneggiando davanti alle telecamere con affettazioni di smart-style e low-profile communication? Diamoci del tu, così abbattiamo le barriere? Ma per favore. Non fate i bambocci, che il mondo sta seduto su una polveriera e voi prendete ordini da un comico che diceva peste e corna dei computer e dell'informatica prima di venire formattato da Casaleggio, che d'altronde ha cominciato alla Olivetti e ne sapeva. Già nel 1994, quando le elezioni portarono Berlusconi alla vittoria e rinnovarono, più o meno come oggi, il Parlamento per un circa 60%, ci fu chi gridò al becerume da parvenus dei neo-eletti, specie i leghisti, tutta gente che i sinistri radical chic videro con l'orrore del giovin signore pariniano che sente parlare di lavoro alle sette del mattino. Certo, becera fu l'esultanza nell'elezione del Presidente del Senato, quando la new entry Scognamiglio battè l'esperienziato e colto Spadolini di un voto e si sbraitò come alla finale della Coppa del nonno. Oggi chi sbraita è Grillo e gli svarioni principali, e volgari, e ignoranti, e nauseanti, e qualunquisti, sono affidati anzitutto al dinamico duo Crimi-Lombardi, quanto di meglio l'italica supponenza abbia partorito dai tempi di Floriana del Grande Fratello. Poi arriva Di Battista a chiedere alla telegiornalista di chiamarlo per nome, perché lui è un cittadino. Non so, fa proprio così schifo pensare che chi è eletto in Parlamento qualche qualità al di sopra della media ce l'abbia, senza con ciò cedere a chissà quali classismi? È chiaro che la sostanza umana è la stessa in chiunque di noi, è una delle conquiste più alte del nostro pensiero e della nostra cultura, ma che di fatto uno sia più dotato di altri per fare determinate cose non mi pare esattamente un crimine. Se non ci fosse stata la voglia da parte di certuni di fare meglio di altri, oggi saremmo ancora a vivere nelle caverne. Il progresso nasce dall'eccedenza dell'eccellenza, che tira dietro sé chi da questo primato inter pares può avvantaggiarsi. Ma no, oggi la democrazia è "orizzontale" e "liquida", i deputati si danno del tu coi giornalisti perché è più giusto, tutti possono fare tutto, come l'Olanda di Crujff, produttrice di calcio spettacolo a tonnellate e due volte finalista ai mondiali del 1974 e 1978. Che poi sono stati vinti dagli altri.

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