Motto


"Chi scende, non sale; chi sale, non zucchero; chi scende, zucchero".



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domenica 14 aprile 2013

I grandi endorsement di Machittevole: specchio specchio delle mie brame, chi tte ce manno ar Quirinale?

Visto il recentissimo successo del nostro appoggio al cardinal Tagle, non abbiamo esitazioni a dire chi secondo noi deve sedere al posto dell'ormai distrutto Napolitano, un uomo che non aspetta altro che un paio di guerrieri di Hokuto vadano a splattare i parlamentari, sì che essi paghino il fio della loro nequizia.
Diciamo che nessuna delle peggiori prospettive mai più pensabili per un dopo voto avrebbe potuto eguagliare il pantano istituzionale in cui ci troviamo: a 50 giorni dalle elezioni, siamo senza un governo corrispondente alla nuova piantina del Parlamento, non c'è ancora un nome condiviso sul Capo dello Stato, e sopratutto i partiti fanno come se fuori dall'Italia fosse tutto tranquillo & pacifico, sì da permetterci di girare di valzer in attesa che un deus ex machina venga da chissà dove a sistemare le cose. Siamo sull'orlo di uno scontro USA- Coreanord, l'economia traballa, il Giappone ha deciso di invertire la politica monetaria facendo crescere l'inflazione, tutti fanno qualcosa, noi no. Al massimo le intelligentissime Quirinarie del Movimento 5 Stelle, ormai solidamente dimostratosi per quello che è, un'adunata di pazzi furiosi animati solo dal pingue gusto di sabotare le regole del gioco istituzionale, convinti ancora come ai tempi di Robespierre che le rivoluzioni si facciano distruggendo tutto e non dall'interno del sistema. Questa accolita di teste fini, schiave del Vangelo Grillesco, succubi di un Padrone inappellabile, bravi a fare lo streaming delle loro assemblee e sopratutto a NON FARLO quando quando l'esigenza e la comodità lo impongono, bravi a discettare di taglio ai costi della politica, ma bravi pure a NON TOCCARE la LORO diaria, promettendosi di parlarne un bel dì quando sarà, ebbene, costoro sono la vera palla al piede di questa povera e sfigata diciassettesima (appunto) legislatura.

Convinti di essere stati eletti per effettuare la Grande Palingenesi della politica italiana, non sono più che dei dilettanti allo sbaraglio, arroganti, supponenti, contraddittori e ignoranti dei minimi meccanismi parlamentari, convinti, per lunga consuetudine con "Amici", che i cantanti possano imparare il Grand Jeté in cinque secondi e quindi un commerciante di pelli di lontra possa diventare Ministro del commercio estero.



Loro non vogliono nulla, non sanno nulla, perché nulla sanno quei due geni che stanno alla base del Movimento e che hanno deciso davvero di fare come i personaggi degli Uccelli di Aristofane, i due già citati Pistetero ed Evelpide, pronti a costruire la città nelle nuvole dove tutto vada secondo i loro capricci infantili. Con una differenza: i protagonisti della commedia aristofanesca, perlomeno, andavano via da Atene e si creavano un mondo per conto loro, questi qui invece pretendono di fondare la città delle nuvole sulla terra, peggio ancora a Montecitorio, occupando le aule come dei giacobini in sedicesimo, quando non si rendono conto di avere il peso politico di dopolavoristi in gita sociale a Villa Giulia.
Ciò detto, chi ci mandiamo al Colle?
Ecco, dei nomi sin qui circolati, alcuni fanno sinceramente rabbrividire, altri sono quasi passabili, ma su uno vorremmo puntare. Spiegando perché scartiamo gli altri.

ALFA- QUESTI PROPRIO NO!!!

1) Romano Prodi.



Allora, quando noi si votava per quelli di là, l'antipatia per Prodi sarebbe stata semplicemente spiegabile dal punto di vista del mero antagonismo politico. Sennonché, il noto economista bolognese, figlioccio politico di Nino Andreatta, ci urtava proprio in sé, come persona. Era l'anti-Berlusconi in tutto, scelto apposta dal centrosinistra per mettere in difficoltà il Cavaliere: tanto sulfureo, fallocentrico, esuberante, arrogante risultava in certe pose Silviuccio, tanto bonario, morbido, pulitino, accomodante, umile, rassicurante veniva dipinto Romano. E difatti, va detto, per due volte su due le elezioni contro Silviuccio le ha vinte. Salvo poi finire anzitempo i suoi mandati governativi entrambe le volte, silurato dalle sue stesse maggioranze. Uomo complesso, Romano, boiardo della Prima repubblica, sfiorato dagli schizzi di Tangentopoli, sceso in campo senza avere un partito suo e quindi ostaggio di quelli delle coalizioni che lo sostenevano, uomo - punching ball in epoche in cui il carisma è tutto, ebbene, noi non lo sopportammo proprio per quell'alone di mediocrità autocelebrativa che lo circondava, e presumibilmente lo circonda tuttora. Cioè: quel basso profilo insistito, quel parlare fiatando, quel fare boccucce e sbuffetti che neanche il conte zio col nipote Attilio, quel minimizzare ogni cosa, quel muoversi con aria curiale senz'essere prete (ma pure quella pretesca vendicatività, detto che, caduto la prima volta nel 1998, fece in modo che la sua Bologna, Bologna la rossa, facesse mancare i voti al candidato sindaco del centrosinistra e mandasse in municipio, prima volta dai tempi degli Etruschi, un uomo di centrodestra, Guazzaloca), quella palese mancanza di qualità incisive, che era in realtà il vero motivo del suo duplice issaggio a Palazzo Chigi, rappresentavano all'epoca per noi il contrario di come doveva essere condotta la politica, e ai tempi l'energia e il piglio silvieschi ci convincevano decisamente di più; in Prodi vedevamo l'esaltazione di chi non si espone mai troppo, di chi è prudente perché debole, di chi trama alle spalle e manda avanti gli altri a metterci la faccia, insomma, il tipo umano che da queste parti si chiama confidenzialmente 'la merdina', il vigliacchetto per bene che piuttosto di farsi vedere a perdere le staffe, con chissà quali rischi, lascia che i teppistelli gli passino col motorino sotto casa, così la figura dell'iracondo la fa il vicino che invece vorrebbe lecitamente starsene in pace, ma non trova sponde, appunto perché 'la merdina' non ama esporsi. Tutto questo cosmo di silenziose viscidezze e mediocri rinculaggi vedevamo allora incarnato da Romano. E oggi dopo il nostro mutamento di prospettiva? Esattamente le stesse cose, quindi per te, Romano, la corsa al Colle finisce.

2) Giuliano Amato.



Il Dottor Sottile, l'uomo che ha passato i suoi anni migliori all'ombra di Craxi come sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e poi, quando Craxi è crollato, si è spostato dalle macerie con levità incredibile, dando ad intendere che lui era sì accanto al Grande Tangentocrate, ma non ne sapeva nulla, né aveva mai visto o condiviso nulla, era un professore universitario prestato alla politica, lui... al punto che nel 1993, verso la fine del suo primo incarico di capo dell'Esecutivo, mentre i parlamentari si scannavano, disse che si ritirava dalla politica, difatti fu di nuovo premier nel 2001; il giorno della presentazione della lista dei ministri, affettò una lunare parte da uomo capitato lì per caso, scusandosi di non conoscere bene le tappe del cerimoniale nel comunicare i nomi alla stampa (ma allora quello che aveva ricevuto l'incarico 9 anni prima chi era? Un sosia?). Insomma, la parte defilippica di chi è lì ma non ci dovrebbe stare a lui calza sempre benissimo. Ricordiamo anche qui che il vulcanico Vittorio Sgarbi, quando negli anni '90 dirigeva il suo pulpito mediatico su Canale 5, il sempre divertente Sgarbi Quotidiani (un goccio di vin santo tra Tg5, Non è la Rai e Beautiful) ebbe a fare un paragone folle ma calzantissimo: tutti voi, grandi uomini della sinistra, dite che Bettino Craxi è stato un cesso di politico? Allora Amato, che è stato il suo braccio destro per 4 anni a Palazzo Chigi, era il suo bidet. Il che, al netto della carica polemica insita nella metafora, non è lontano dai fatti. Se nel water si evacua, come ben si sa, nel bidet ci si lava. E in effetti Amato, autoassolvendosi in nome dell'onestà intellettuale dell'uomo di cultura, si è lavato degli eventuali schizzi di liquame connivente lasciando intendere che lui ha svolto il suo servizio per il Paese, non per Craxi, e se qualche dolo c'è stato, e magari lui ha assistito o ne ha avuto solo sentore, la sua specchiata onestà lo ha portato a non parteciparvi mai, ma forse addirittura a negare a se stesso la veridicità dei maneggi cui era costretto ad assistere, così come Don Ferrante, non essendo la peste né sostanza né accidente, andava a dormire convinto di non poter subire il contagio. Amato è così, uomo coltissimo senza dubbio, e tuttavia desideroso di convincere anzitutto se stesso che l'unico male che esiste è quello che compiono gli altri, e siccome tu sei di natura buono, vedere Craxi rubare e non dirgli niente è giustissimo, perché sennò macchieresti la tua bontà dovendo impegnarti a pensare a quelle cose così brutte, tipo scatoloni di banconote da centomila lire dell'epoca che affluiscono copiose nella sede del PSI. No, l'anima bella è come il Motore Immobile di Aristotele, può avere solo se stessa come oggetto del proprio pensiero per non diminuirsi nel pensare all'altro da sé, ontologicamente inferiore. E così il bell'Amato, a cui gli allori sottosegretariali non dispiacevano, a patto che il letame per concimarli fosse prodotto da altri, si è trovato a suo agio come post-Craxiano proprio perché Craxi, novella peste milanese del XX secolo, non è mai esistito (o così almeno lui si è convinto). No, Giuliano, l'ipocrisia no. Per te, la corsa al Colle finisce qui.

BETA- VABBE', SE PROPRIO...

1) Massimo D'Alema

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Strano a dirsi, mai avrei pensato di potermi far andar bene per il Quirinale, in mancanza di meglio, l'incarnazione più pura e cristallina dell'Antipatia umana: questo politico, ritenuto da tutti un jolly da calare in casi estremi, già odorato di presidenza 7 anni fa ma poi bruciato da Napolitano (il quale maledirà quei giorni, si sa...), riesce a rendersi odioso per un'aria di saccenteria come poche altre se ne respirano accanto a chicchessia; il suo sarcasmo pre-montiano, i suoi sbuffi, i suoi occhi sgranati, i suoi "diciamo" intercalati ogni 5 parole, richiamano alla mente la tradizione più pura del comunismo, quella dei dirigenti che liquidavano con un forzato sorriso di sufficienza le argomentazioni degli avversari, ritenendole così di basso profilo umano da non dover essere nemmeno prese in considerazione. Perché appunto, il male della sinistra è sempre quello: la convinzione di essere i Prescelti da Dio (che per loro neppure esiste - lollata del mese). E D'Alema, finché ha fatto politica attiva, ha sempre voluto dare di sé l'impressione di quello troppo bravo, sprecato quasi per la faunetta che lo circondava. Un grande attore, in realtà, capace di manovre ad elastico con Berlusconi, nemico-amico alla stregua di un duo Tom e Jerry de noantry, dicitore di odio e facitore di paci e SOPRATTUTTO studente fuoricorsista alla Normale di Pisa. Speravo che avrebbe impiegato questi anni fuori dal Parlamento per finire 'sta benedetta tesi che si porta dietro dai tempi di Jimmy Carter. Macché. Ma poi dico: alla Normale, è noto, non entrano esattamente cani e porci, anzi parliamo dell'unico ateneo italiano con una selezione davvero meritocratica dei suoi studenti. Quindi, Max caro, l'intelletto ce l'hai. E l'hai buttato via dietro ad un'ideologia senza uscita. Non sei l'unico, lo so, ma anche tu, come tutti quelli della tua generazione, non hai fatto la necessaria autocritica in merito a scelte politiche perculate dalla grande Storia. Vedo te e mi chiedo: possibile che anche gente col cervello in ampio regime di funzionamento autonomo possa essere stata sedotta a tal punto dall'ideologia, che come prima cosa richiede il reset del cervello medesimo? Eppure.
Ciò detto, perché semi-endorso costui? Non certo perché bramo di vedermi la sua faccia da capetto prussiano che mi augura buon anno da qui al 2019; né perché voglio vedere cosa farebbe in udienza da Papa Francesco; né perché sarebbe troppo comica vedere il Presidente della Repubblica, ex-lanciatore di molotov ai tempi della contestazione contro la polizia di Kossiga, costretto dal protocollo a salutare con tutti i rispetti le parate militari del 2 giugno. No. Semplicemente D'Alema mi garantirebbe una cosa: il contegno istituzionale, parte a recitare la quale lo vedrei assai bene. "Recitare", si badi, perché il vero D'Alema è un mistero anche per il suo stesso gestore. Però avremmo cose. Mai una parola fuori posto, la necessaria ironia acida in caso si dovesse replicare per le rime ad eventuali battutazze anti-italiane provenienti dall'estero, la convinzione che, alla fine di tutti gli odi di parte, qualcosa per tenere in piedi la baracca va comunque escogitato. Piccolo cabotaggio, certo; si parla di un fuoricorsista, del resto, almeno Veltroni il suo bravo diploma all'Istituto del Cinema (prerequisisto fondamentale per candidarsi alla guida del PD nel 2008) se l'è preso. Insomma, una mediocrità ombrosa e se necessario ringhiosa per tenere unito ciò che sembra sfaldarsi da ogni parte. Massimo, la corsa al Colle, per te, continua.

2. Gustavo Zagrebelsky.



Niente da dire sull'uomo, ma siamo sempre lì. Un non-politico eletto da un Parlamento incapace di trovare al suo interno un nome condivisibile. Magistrati e giudici che passano in politica, anche quando si parla di insigni giuristi, sono come i tecnici di Monti, prestati e in quanto tali non avvezzi a cert'aria che solo il politico puro sa respirare, anche nei suoi miasmi. Ma la politica, Machiavelli insegna, è tutto fuor che mestiere da educande convinte di instillare il Bene assoluto in ogniddove (aurevoir, Platon...). L'uomo di legge, abituato all'esattezza astratta delle norme e alla loro inesorabile ed efficace applicazione, non sempre può essere in grado di gestire le cavillazioni a volte purtroppo necessarie per far giungere a sintesi ciò che sembra irrimediabilmente antitetico, là dove invece un reato è un reato, e se uno compie un omicidio non può essere accusato di furto. Quindi, se non c'è proprio nessuno, passi, però per me 'sta storia della politica fatta dai non politici resta sempre on the gozz... Gustavo, la corsa al Colle, per te, continua.

3. Franco Marini



Il problema uguale e contrario rispetto a Zagrebelsky: essendo Francuzzo un ex-sindacalista, sconta il dramma di tutti i sindacalisti, perlomeno di quelli italiani, ovvero la vocazione insopprimibile a complicare il semplice e a trovare sempre il compromesso peggiore. A parte la sovrana incapacità dei sindacalisti della scuola nel fermare la macelleria gelminiana, ho constatato che la specialità sindacalese nostra è dire ostinatamente NO quando ci sono gli spazi per un sì ben più utile, e dire SÌ quando il governo di turno ha pronta la vaselina per i lavoratori. In nome di principi democratici di puro poverinismo globale, questi qui ritengono che la distribuzione di pari diritti a tutti comporti, come se si trattasse di una torta, che ciascuno di noi può godere di un 'dirittino', perché sennò non si possono accontentare tutti. Quindi, se tutti i neolaureati/ abilitati hanno diritto ad insegnare, non ha senso prevedere incarichi triennali al personale non di ruolo, perché ciò vorrebbe dire vietare per un triennio a chi si abilita a nomine avvenute di adire alla cattedra; meglio, molto meglio polverizzare tutto nella miriade di incarichi conferiti annualmente che riescono soprattutto a rendere impraticabile la continuità didattica; poi però, se si tratta di salvare l'insalvabile, come Alitalia, ecco ben 9 (nove) sigle sindacali a difesa di una società spesso usata per collocare parentadi vari e quindi assolutamente immune a qualsiasi ipotesi di riduzione degli organici. E lì la battaglia si fa epica, perché il diritto al lavoro è di tutti, anche se i soldi per pagare i lavoratori non ci sono. E altre resistenze medioevali simili. Insomma, il sindacalista-tipo ragiona per schemi astratti che però riescono in genere a NON aderire alla realtà in oggetto. Potrebbe dunque un ex cislino guidare il Paese? Oddio, i sindacati, del nostro Paese, sono uno specchio anche piuttosto fedele, specie nella loro confusa utopia di volere il bene di tutti purché sia qualcun altro a pagare, quindi per principio Marini al Quirinale non sarebbe illogico. Non so come interagirebbe, con le sue logiche di contorto sindacalese, con gente che vuole parole chiare e fatti concreti, come quei due-tre avvoltoietti europei che aspettano solo di mandarci in default. Vabbe', a 'sto punto... Franco, la corsa al Colle, per te, continua.

GAMMA- SÌ, SEI PROPRIO TU, EHI, PARLO CON TE, NON FARE LA RITROSA...

Ecco dunque il nostro endorsement: donna, colta, esperienziata, spalle larghe, carattere d'acciaio, antipatia pari a quella di D'alema, ma molto più carisma che pure promana da quegli occhi glaciali, è riuscita a citare Vittorini nel dibattito sulla fiducia a Berlusconi nel 2008 ("bella forza, è siciliano come lei...", certo, ve lo immaginate Maroni che cita Gadda?), è un magistrato, lo riconosco, ma sono 25 e passa anni che sta in Parlamento, sa come vanno le cose e ha la classe necessaria per farci ben figurare anche dirimpetto a Hollande o a Cameron, è stata vittima di una delle solite campagne rinfacciste orchestrate dal centrodestra tramite Alfonso Signorini, per dimostrare che anche lei sfrutta anomalamente i suoi privilegi, e se vieni rinfacciato da Chi vuol dire che sei Qualcuno. Insomma, è lei: la senatrice Anna Finocchiaro {perché la Bonino mi spiace proprio no, lei e suoi amichetti radicali vivono ancora nell'illusione di aver fatto vincere il divorzio e l'aborto in Italia, quando la società era già pro tutto ciò ben prima che loro ciarlassero, educata ormai dalle logiche consumistiche a considerare anche il matrimonio e la procreazione come beni esauribili e dismissibili [il che, per inciso, non vuol dire che noi si contesta i diritti acquisiti in materia e relative leggi, (ci mancherebbe anche), vorremmo solo che la gente, prima di sposarsi o zompare, ci pensasse bene per non dover poi dover ricorrere a rimedi comunque sempre dolorosi, fisicamente e psicologicamente], eppoi 'sti radicali me parono dei 5 stelle ante litteram, vabbe', Emma no]}. Anna, Annedda, da quella terra baciata e martoriata dal sole e dalla Storia, tra sciare verghiane e zolfare pirandelliane, nei silenzi di smalto del cielo estivo, dove cattedrali color ocra sorvegliano il mare amico e terribile, da lì ci giunga tua elezione.


[Ma tanto so, sì che lo so, parlamentari marrani, che mi isserete Casini al Colle ... sigh...]

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