Motto


"Chi scende, non sale; chi sale, non zucchero; chi scende, zucchero".



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venerdì 2 maggio 2014

MSA (Machittevòle Santification Awards) 2014.

Era dai tempi dello Scisma d'Occidente che non c'erano così tanti Papi sulla piazza, e domenica scorsa in piazza S. Pietro si è avuto il poker di Papa vivo + ex-Papa vivo+ 2 Papi santi morti. L'inclemenza del tempo e i pessimi presagi fatti di crocifissi franati addosso a fedeli inermi non hanno fermato la macchina santificatizia, che ha offerto uno spettacolo sicuramente d'impatto, indipendentemente dal fatto che uno sia credente o meno. Certo, come sempre, attorno all'evento si sono mossi uomini e cose, desiderosi, soprattutto gli uomini, di suggere dalla santificazione nuova e più eccitante linfa per la loro parrocchia. E non parlo dei sacerdoti. Procediamo dunque a premiare, secondo insindacabile giudizio spocchiometrico, i personaggi che più si sono distinti nei giorni dell'elevazione agli altari del duo Roncalli-Wojtyla.
 
1) The "Best Baciapile Award" goes to.............................. Bruno Vespa, il quale, dirigendo l'ospitata plurima di Porta a Porta con Melloni, Tornielli, Riccardi et alii, ha parlato come se i processi di beatificazione e santificazione fossero cosa sua, sì che abbiamo sobbalzato sugli scranni chiedendoci: "Ma perché non lo chiamano al prossimo conclave?". Oggetto della riflessione, un momento di pura dialettica in cui il buon Melloni, amicone di Wojtyla e saputo compilatore di libri a quattro mani coi pontefici, ha detto una cosa che per poco non gli è costata la condanna ai ceppi. Sostenne Melloni che le santificazioni, a suo parere, non dovrebbero riguardare i Papi, poiché il rischio è quello che nella memoria collettiva si crei una sorta di classifica dei pontefici, distinti in quelli di serie A, cui è stato concesso il  turibolo della venerazione in catalogo sanctorum, e quelli di serie B, che hanno scaldato la cattedra di Pietro per un tot di anni e poi ciao. E' chiaro che per noi tondinopolesi un simile assunto è rosolio, perché troviamo assolutamente scandaloso che nessuno si stupisca del buco 1963-1978 che ormai rischia di diventare una voragine nella memoria della Chiesa, buco nel cui oblio è precipitata la figura di Paolo VI, di cui NESSUNO mai sembra volersi ricordare, come se tra Giovanni XXIII e GPII non fosse passato che un breve refolo di tempo. Ma appunto: Melloni opina e Vespa visibilmente non gradisce. Legittimo, per carità. Ma poi rincara: Vedi, Melloni, dice in sostanza il neoforo abruzzese, purtroppo ci sono Papi che hanno saputo entrare nel cuore della gente e altri che non ce l'hanno fatta. Io, per dire, se vedo un'immagine di Pio XII non sento l'impulso di pregare, se vedo quella di Giovanni XXIII sì. Ohibò. Quindi non sono stati i presunti silenzi sulla Shoah, e nemmeno la presunta tiepidezza nel condannare il nazismo a bloccare Papa Pacelli fuori dall'attico dell'Empireo, come noi tutti si pensava. Pio XII sta dove sta, perché Vespa non prega in suo nome! Brunone nostro, come Valerio Catone ai tempi di Catullo, legit ac facit poetas, decide lui i coefficienti di carità derivata nei pontefici. Però. E il dibattito prosegue; Tornielli contro- opina a Melloni con un'osservazione inimpugnabile, ovvero che, nel secolo del trionfo dei mass media, chiaramente alcuni Papi hanno saputo sfruttare il canale radiotelevisivo meglio di altri, con il conseguente ritorno di popolarità, da cui le corsie più in discesa per la santificazione (e qui pensavamo che Paolo VI ha addirittura convocato gli artisti a Messa...). E Vespa, ormai mollati gli ormeggi, soggiunge che appunto, tanto per dire, Paolo VI il mezzo non sapeva usarlo, vuoi mettere l'istrionismo di  Wojtyla, e comunque, prosegue BruBru, se guardo un'immagine di Paolo VI non mi sento spinto a pregare, se guardo quella di Wojtyla sì. E due. Ah, senza scordare che Paolo VI a un bel momento ha litigato con Dio per la morte di Aldo Moro, nevvero? Ecco bell'e pronto il canone dei Papi della seconda metà circa del XX secolo, fissato da Vespa. E noi ad aspettare i pareri della Congregazione per le cause dei santi... Bastava chiedere in Rai... Ora, a parte il semplicismo "vedo l'immagine - prego/non prego", che puzza di Medioevo in modo acerrimo, trovo piuttosto stucchevole questo impancare se stessi a metro di giudizio su questioni molto ma molto intime, che non possono essere "dirette" da un opinionista qualsiasi. Ma Vespa, si dirà, non ha fatto altro che dare voce alla communis opinio che ormai da decenni distingue i Papi "musoni" da quelli "popolari", in ciò aggiornando l'idea montanelliana dell'alternanza tra Papi "proletari" e Papi "borghesi", idea che aggiornava l'altra idea, che a questo punto preferirei addirittura sposare nella sua innocua ingenuità, dell'alternanza tra pontefici grassi e pontefici smilzi. Sia pure. E sia pure che Montini non fosse esattamente un ridanciano; e che parte dell'astio in curia e nell'opinione pubblica se lo sia tirato addosso da sé, preferendo evitare la santificazione immediata del predecessore appena defunto, come invece la folla chiedeva a gran voce; e sia pure che i giovani di allora, i contestatori che oggi sono più imborghesiti dei borghesi che loro stessi contestavano, ricordino Paolo VI come il Papa del NO alla pillola e al divorzio; e vabbé; ma io, umile e spocchioso conterraneo di Paolo VI, non accetto che un giornalista, per quanto cristiano osservante & professante, si permetta di leggere la storia della Chiesa sulla base del criterio "a me mi pare", come certi pessimi filologi che leggono un testo, si fanno un' idea e la scodellano su carta senza preoccuparsi di vedere se qualcuno l'ha già espressa, o se non vi siano contro-pareri ed evidenze empiriche che possano affossarla. Un Vespa qualsiasi, non me ne voglia (o me ne voglia, chemmefrega...) non ha alcun diritto di spacciare per veritativa un'opinione sua. Si tenga le sue preferenze, ma non pretenda di spacciarle come criterio assoluto. E l'impressione, purtroppo, è stata proprio quella.
 
2) The "Best Illuministic Award" goes to............................................... Piergiorgio Oddifreddi, che sul suo democraticissimo blog ospitato da Repubblica.it gioca a fare l'ateo integrale che ha fede solo nella scienza, dimentico forse che è perlomeno da Einstein e Popper in giù che la scienza si deve rassegnare al fatto di aprire 10.000 nuove domande per ogni singola risposta che trova. Detto in altri termini: la fiducia ottocentesca dell'Oddifreddi nella veritatività assoluta della scienza, in un universo di cui vediamo tuttora il 2%, e con le nuove ipotesi sulla struttura e l'origine del Tutto emerse all'indomani della scoperta del bosone di Higgs, mi fa specie  alla pari del bigottismo di certuni che vivono la fede senza spirito critico. E' ovvio che per alcuni la fede è l'esatto opposto dello spirito critico, ma la discussione di questo punto ci porterebbe lontano. Restando a Oddy, la sua tradizionale liquidazione del Cristianesimo a "mitologia mediorientale", come se l'Iliade e la Bibbia fossero due opere equivalenti, la sua derisione delle folle ignoranti e credulone come i certaldesi di Frate Cipolla, accorse a veder incensare due morti che non sono più da nessuna parte, il suo maledire integralmente la storia della Chiesa, che di difetti ne ha avuti e ne ha, sia chiaro, ebbene, il tutto ci urta alquanto, perché la fede religiosa i suoi bei danni li ha fatti e spesso li fa ancora, se vissuta in modo cieco e integralista, ma la fede laica nella scienza e nei numeri, nell'evidenza empirica e solo in quella, nell'Idea assoluta partorita dalla Ragione oggettiva, questa fede a mio giudizio non fa danni qualitativamente e quantitativamente minori dell'altra. Le ideologie totalitarie, figlie del nichilismo, ci hanno "regalato" massacri e olocausti su cui la Chiesa potrà aver pure aver taciuto, ma di cui non è stata coautrice. Per dire: sparate pure addosso a Pio XII, ma i 6 milioni di ebrei morti stanno sulla coscienza anzitutto a chi in nome del progresso della Razza ha deciso di distinguere gli esseri umani in degni e non degni di vivere. Gli uomini sono riusciti tranquillamente a rinnegare l'umanità senza l'intervento della religione. Ciò perché essa, al netto delle mancanze e della non dimostrabilità fenomenica dei suoi assunti, lascia perlomeno aperta la porta all'ipotesi che al fondo di tutte le cose ci sia un senso, e che in nome di esso si possa cercare un bene comune qui e altrove. Il pensiero laico scientificizzato, che solo all'apparenza può chiamarsi umanesimo, parte da una piattaforma impostata sulla negazione della finalità delle cose, perché l'idea che esista un fine, dicono, è il relitto di errate impostazioni di default cerebrale che ci portiamo dietro da quando i nostri progenitori si spaventavano a vedere i fulmini e li chiamavano Zeus. Tutto è caso e materia, meccanismo di nascita e distruzione. Epicurei, li definiremmo. Lieto delle loro certezze, e però, se tutto riposa sull'assurda condizione di nascere per morire (assurda perché la materia funziona così, ma nessuno può provarmi che essa non poteva che funzionare così), e l'amore e gli altri sentimenti sono secrezioni ormonali e nient'altro, mi domando come facciano costoro a svegliarsi ogni mattina e trovare la voglia di fare. Cosa li tiene ancora qui, se tanto il  più del tempo lo passeremo là, posto che i nostri atomi  non collassino in qualche buco nero? Come fanno a usare la congiunzione "per" in tutte le loro frasi, se la finalità delle azioni è meccanicismo travestito? Perché si fidanzano e si sposano, mettono al mondo figli e lavorano per mantenerli? Perché amano l'uomo in quanto uomo, nella laica e leopardiana solidarietà contro l'universo ostile?  Non so. Amare l'uomo vuol dire sempre amare il senso che in esso si individua, e dove c'è un senso c'è un Altrove da cui esso dipende, in qualunque modo lo si voglia chiamare. Noi la vediamo così. E sparare a zero sulle "favole ecclesiastiche" non è segno di humanitas, se ad esse si contrappone il Nulla.
 
3) The "Best Catch the Bouncing Ball Award" goes to........................................... tutti quei delicatoni che hanno commentato sui siti dei quotidiani il predetto sfracello della croce di Cevo sul povero giovane (non ho più capito se fosse anche disabile o meno). Goduria nel dimostrare l'inesistenza di Dio, perché mai Dio avrebbe permesso un simile scherzo del destino, con un Cristo da 8 quintali a spappolare un innocente venuto fin lassù a prepararsi spiritualmente per il giorno della duplice santificazione. Già, già. A parte che per dimostrare l'inesistenza di Dio, sulla base di questi presupposti di teodicea fatta in casa, non ci sarebbe stato da aspettare Cevo, visto che sarebbe bastato il terremoto di Lisbona, ma la questione anche qui è altra. Uno può credere o non credere in uno o più dèi, ma se non crede, e gode di una assurda disgrazia toccata a chi crede, non si dimostra ateo, ma a-antropico, in altre parole non-uomo. Questo è il tono di molti post, che spaziano da "Dov'è il tuo Dio, adesso?" a "Ecco gli effetti dell'ignoranza", fino ovviamente a fregarsi mani, piedi e ginocchia nella considerazione della beffa suprema di una sciagura a tema religioso nella settimana della santificazione dei due Papi. Quasi assente, nel corpo dei post di questo tipo, la semplice commiserazione per il poveretto. Poca, pochissima, perché sotto sotto si pensa: "Cretino, visto dove sei arrivato con le tue favole? Ti sta bene, dai". Sì, nessuno lo dice mai esplicitamente, ma se si legge a fondo lo spirito che trasuda dai singoli interventi, il vero messaggio è purtroppo quello: ti-sta-bene. E ribadisco il già detto: saranno stati e saranno tuttora discutibili molti comportamenti di molti cattolici, ma se l'alternativa è quest'altra, ciao mondo.
 
4) Let's close with the "Best Ma Sei Davvero Cretina Award", che va ad una sconosciuta ospite del verbosissimo programma ad uso casalinghe Le amiche del sabato, che sabato scorso, con imprevedibile originalità, parlava della canonizzazione di Roncalli e Wojtyla. Tra una chiacchiera e l'altra, un collegamento con S. Pietro e l'altro, una spizzata alla cellulite e l'altra, prende ad un certo punto la parola una delle opinioniste, faccia ignota, ma soprattutto palesemente ottusa, nel senso che si capiva lontano un miglio che l'argomento in oggetto le interessava come uno speciale sulla vita degli armadilli rosa. Però sai, parlano tutte, dovrò ben dire qualcosa anch'io. Ed ecco: "Sì, Giovanni XXIII era davvero il pioniere della comunicazione [ma dai?], mi ricordo un aneddoto che poi ho letto [uh, a parte lo hysteron proteron, cos'è che non sappiamo ancora....?] di quando Giovanni XXIII era impegnato in un'assemblea [cara, era il Concilio Vaticano II...] e siccome sentiva la folla che gridava in piazza, si è affacciato alla finestra e ha parlato della luna che era così bella quella sera [toh, il famoso discorso alla luna, roba che nessuno sapeva vero?]". Ecco, l'hai detta, clap clap... Ma statevene a casa... (eh, ma pur di avere il passaggio televisivo...)(qui c'è il fattaccio, minuto 40.55) .
 
Vabbe', c'è chi unisce e c'è chi divide.
(Cosa volevo dire? Boh...)

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