Mi raccomando, sul blog gemello del nostro stanno succedendo cose...
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Motto
"Chi scende, non sale; chi sale, non zucchero; chi scende, zucchero".
Per scaricare il poliziesco pentadimensionale I delitti di casa Sommersmith, andate qui!!!
sabato 15 giugno 2013
giovedì 13 giugno 2013
Nomina nuda tenemus.
Mentre scriviamo, la Spocchia ci gratta la testa, impegnati entrambi a capire cosa diavolo sia successo alle più recenti elezioni amministrative, dacché è chiaro che le ipotesi sono riducibili a due:
a) Gli elettori italiani sono pazzi.
b) A febbraio tutto lo Stivale ha compiuto un salto nell'iperspazio.
Molto si è detto su questa tornata amministrativa, che ha visto trionfare in modo quasi imbarazzante il PD, laddove il PDL ha perso tutte le piazze più importanti, Brescia compresa, e il Movimento di Grillo, se esiste ancora una Heimarméne degna di questo nome, incomincia finalmente a squagliarsi.
E quindi l'astensionismo; e quindi che nel 2008 c'era stata la coincidenza con le elezioni politiche e il traino dei votanti era diverso; e quindi che ancora una volta gli elettori rossi sono i più fedeli, nonostante le larghe intese; e quindi il PD è forte localmente ma invisibile a livello nazionale; e quindi il PDL...
Sì, proprio in quanto ex-elettore di centrodestra (o meglio di QUESTO ultimo centrodestra) vorrei chiosare sulla facile e reversibile chiosa con cui i chiosatori hanno chiosato i loro interventi: al contrario del PD, il PDL è del tutto inesistente a livello di organizzazioni locali, ma quando a livello nazionale scende in campo Berlusconi non ce n'è per nessuno, difatti i sondaggi ecc.ecc., ma cosa vuoi, Silviuccio non può mica spolmonarsi su è giù per tutta Italia a sostenere i suoi candidati, suvvia...
Però, però... secondo me la cosa è ancora più fantascientifica. Cioè: poniamo pure che tutti gli astenuti siano elettori di cdx in qualche modo delusi dalle larghe intese, e magari pure grillini che dopo due-tre mesi di sceneggiate hanno capito a che razza di idioti hanno dato in mano 160 seggi tra Camera e Senato, senza contare le piazzate da sciampista in menopausa della ex-capogruppo alla Camera Roberta Lombardi, la classica ignorante cosmica che meno sa più attacca, con il naso prominente e arrogante e la smorfia perenne a bocca arcuata all'ingiù tipica delle massaie che litigano alla morte se credono di essere state scavalcate alla cassa del supermercato,
o dell'ex capogruppo senatorio Crimi, una specie di Brucaliffo col triplo mento capace solo di arieggiare concetti altrui.
Ebbene, poniamo pure ciò, sarebbe davvero possibile interpretare per sottrazione la vittoria del csx? Coi sondaggi nazionali che danno il cdx al 39%?
o dell'ex capogruppo senatorio Crimi, una specie di Brucaliffo col triplo mento capace solo di arieggiare concetti altrui.
Ebbene, poniamo pure ciò, sarebbe davvero possibile interpretare per sottrazione la vittoria del csx? Coi sondaggi nazionali che danno il cdx al 39%?
No, chiaro. Il fatto è che noi si continua a perseverare nell'errore di parlare di centrodestra. Rassegniamoci tutti in coro a decretare la non-ontologicità della coalizione al di fuori della carnale percepibilità dell'inventore, inventore che ingloba noumenicamente la sua stessa creatura. È Berlusconi al 39%, non il suo partito.
Secondo me, chi a febbraio votò cdx, soprattutto quel 13% di gente che non ci avrebbe mai pensato prima della ridiscesa in campo di Silviuccio, ha proprio votato Silviuccio e basta, o meglio, Silviuccio piuttosto che quelli là della sinistra. La qual cosa sembra un truismo di quelli tosti, ma invece dice ben di più: chi vota Silviuccio lo fa, ma dietro Silviuccio non vede nulla. Di fatto, il partito non esiste, chi vota Silviuccio vede lui e solo lui. Il dramma dell'ultima stagione del cdx berlusconiano sta tutto nel fatto che Silviuccio non porta con sé una squadra, un cumulo di idee, una base programmatica; no, egli porta solo se stesso, la sua affabulatorietà, i suoi slogan (che non sono programmi, ma solo il surrogato liofilizzato e spottoso di un programma), la sua visione cartoonesca e smaltata della società, i suoi harem di fedelissime e la sua squadra di ringhiosi pugilatori da piazza mediatica, ma tutto ciò non fa un partito, al limite un clan legato da una trustis di tipo longobardo o più ampiamente germanico. Non è però un partito, perché tutto si gioca nell'emanazione immanente della mente del Capo che, come l'Uno neoplatonico, produce Psiche, Intelletto e giù giù, ai bordi estremi della scala dell'essere, irrora di sé la materia informe, ovvero l'elettorato, e si porta i voti e gli eletti in Parlamento, detto però che gli eletti stessi sono tutti ricompresi nell'Intelletto primigenio silviesco. Bloccata l'emanazione, fine dei giochi, perché il partito è tutto dentro Colui che lo ha concepito, non è un'entità tangibile all'esterno delle circonvoluzioni del fondatore. Ed è chiaro a chiunque che, politicizzata o no che sia la nostra magistratura, i processi Ruby et similia una concreta badilata di letame energoassorbente la stanno ben gettando sul processo dell'emanazione ipostatica di Berlusconi. Quando si sente della nota intellettuale Nicole Minetti vestita da suora per compiacere il Capo, Capo da lei stessa per sua ammissione definito oggetto di amore puro, quando si conclude che ad Arcore le cenette erano piuttosto frizzanti e finivano quasi sempre con cospicue elargizioni alle disperate di turno, non può non prodursi nel corpo votante il seguente pensiero: "Silvio, ma per avere emolumenti da te, bisogna proprio essere strafighe come le Olgettine?". Perché alla fine è questo: che Berlusconi, a casuccia sua, zompasse su Marystelle Polanco o facesse sfilare una di quelle sceme lì in costume da infermiera, obiettivamente, cale e non cale. Sii un buon capo di Governo e dopo, come direbbe Machiavelli, guardati dai vizi che ti torrebbono il potere, ma coltiva con abile dissimulazione quelli che non lo torrebbono, ma è meglio che il popolo non sappia. Se però io, italiano medio che lotto ogni dì per mettere insieme pranzo e cena per dare una parvenza di avvenire ai miei figli, sento che la tua generosità va sempre in direzione del delta di Venere, mentre io, povero e sfigato, da Arcore non uscirei nemmeno con un portachiavi di Uomini e Donne, ecco che la luce silviesca va sbiadendomisi.
Vorrei pertanto opinare che in questo caso specifico delle amministrative hanno pesato sia l'assenza di Silviuccio, ovvero l'assenza del partito, ma anche tutte quelle questioncelle in materia di condanne, rivelazioni, udienze pruriginose che durante la campagna elettorale per le politiche erano state silenziate dal legittimo impedimento che permetteva a Berlusconi di spostare gli appuntamenti tribunalizi. Ciò dimostra, occamianamente, che Silvio è ormai un puro nome che aggrega le folle, ma dei nomi ha la genericità e la volatilità e soprattutto la sporcabilità: la formula Silvio-Minetti-Suora-Zoccola o Silvio-Condanna-Interdizione diventa sintagma devastante per chi in Silvio cerca solo la consolazione simbolica di non dover essere costretto a vedersi governare dagli altri. Chi lo guarda con gli occhi spiritati dei veggenti di Medjugorie non ascolta nemmeno le sue parole, gli basta quel tono assertivo che è lo stesso da vent'anni, gli bastano i gesti tonitruanti, la scansione delle subordinate, la circolarità dell'argomentazione, però della ciccia dei discorsi resta poco, perché ormai conta Lui. Quando è andato a battagliare da Santoro a Servizio Pubblico, ciò che i fedelissimi ricorderanno è che ha lasciato interdetto Travaglio rinfacciandogli cose secondo la tradizionale strategia rinfaccista del PDL, ma a nessuno è rimasto in mente su cosa lo ha lasciato interdetto. Basta il fotogramma. Sì, direi proprio il cdx non è più, mi rammarica ammetterlo, e per qualcuno non lo sarà mai stato, un luogo politico, ma un film muto. Sbiadito e pieno di strisce verticali. Solo un sussulto cinefilo potrebbe farlo rivincere in eventuali politiche a breve termine, ma con che contenuti?
Addendum
Spiace, per noi che leggemmo Il giornale con voluttà sia sotto la direzione Montanelli che sotto le successive, godendo di articoli, specie nelle pagine culturali, che smontavano pezzo per pezzo certi miti del conformismo culturale sinistrese, spiace dicevo vedere che oggi quella testata è ridotta a livelli che nemmeno i fogli del Comintern. A parte le varie macchine del fango, a parte la fisiologica partigianeria che è innata nei giornali di partito quale anche Il giornale ormai è, come non si può restare costernati di fronte ai titoli dell'edizione online di martedì, a ballottaggi finiti e cdx stramazzato? Titolone d'apertura: "Crolla Grillo", titolino sotto: "Il PD vince nell'astensionismo", titolino ancora più sotto: "Alemanno perde, il fallimento di AN". Colpe pidelline e/o berlusconiane zero. Altri erano i tempi, come alle elezioni del 1996, vinte dal csx con il ridicolo e boomerangesco meccanismo della desistenza con Rifondazione Comunista, allorché Il giornale dedicò più fondi a firma Feltri ad esaminare lucidamente i motivi della sconfitta del cdx a quella tornata. Oggi no, oggi copriamo ciò che tutti vedono, zitti tutti sul fallimento del PDL e in particolare della triplice voce alfaniana (segretario, vicepremier, ministro). Come quando perdeva il PCI e la DC incassava il suo consueto 32-35%, e i fogli trotzkisti titolavano: "La maggioranza degli italiani NON HA votato DC"; del resto un detrattore del Cristianesimo potrebbe dire che Gesù non era neanche capace di nuotare se era costretto a camminare sulle acque, no?
Spiace, per noi che leggemmo Il giornale con voluttà sia sotto la direzione Montanelli che sotto le successive, godendo di articoli, specie nelle pagine culturali, che smontavano pezzo per pezzo certi miti del conformismo culturale sinistrese, spiace dicevo vedere che oggi quella testata è ridotta a livelli che nemmeno i fogli del Comintern. A parte le varie macchine del fango, a parte la fisiologica partigianeria che è innata nei giornali di partito quale anche Il giornale ormai è, come non si può restare costernati di fronte ai titoli dell'edizione online di martedì, a ballottaggi finiti e cdx stramazzato? Titolone d'apertura: "Crolla Grillo", titolino sotto: "Il PD vince nell'astensionismo", titolino ancora più sotto: "Alemanno perde, il fallimento di AN". Colpe pidelline e/o berlusconiane zero. Altri erano i tempi, come alle elezioni del 1996, vinte dal csx con il ridicolo e boomerangesco meccanismo della desistenza con Rifondazione Comunista, allorché Il giornale dedicò più fondi a firma Feltri ad esaminare lucidamente i motivi della sconfitta del cdx a quella tornata. Oggi no, oggi copriamo ciò che tutti vedono, zitti tutti sul fallimento del PDL e in particolare della triplice voce alfaniana (segretario, vicepremier, ministro). Come quando perdeva il PCI e la DC incassava il suo consueto 32-35%, e i fogli trotzkisti titolavano: "La maggioranza degli italiani NON HA votato DC"; del resto un detrattore del Cristianesimo potrebbe dire che Gesù non era neanche capace di nuotare se era costretto a camminare sulle acque, no?
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giovedì 30 maggio 2013
Amiamo farci del male, si sa...
Siete tutti invitati a godere della pipposità trascendentale del blog gemello di latte scaduto di Machittevòle. Perché noi, come la cicoria, ci riproduciamo spontaneamente per gemmazione.
Volate dunque verso le lande dell'Ipernesigea con il magnifico, sublime, tribbitonico sito animaperta!
(Dio mio, che autoreferenzialità...)
Volate dunque verso le lande dell'Ipernesigea con il magnifico, sublime, tribbitonico sito animaperta!
(Dio mio, che autoreferenzialità...)
lunedì 27 maggio 2013
Tipologia A - analisi di un testo letterario.
Per
festeggiare degnamente i 5000 contatti del blog (evviva!!!, no,
aspe', 200 contatti sono spam dalla Russia... Vabbe', non vorremo
fare come quelli che festeggiano di domenica il compleanno se esso
cade in un giorno feriale, vero? Viva Machittevòle, nunc et semper!)
ci dedichiamo all'esegesi di un pezzo di letteratura comica tra i
meglio riusciti dai tempi delle Tesmoforiazuse di Aristofane.
Potremmo anzi definirla commedia dei voluti equivoci, o darle proprio
un titolo greco, chessò, Kenolalùsa (“Colei che ciarla a vuoto”)
o Allologoplesthèisa (“Colei che è riempita dalle parole altrui”)
o al limite Anaretòphoros (“La non-portatrice di virtù”),
insomma vorremmo dire due parole sulla replica dell'ex, molto ex
Ministro della Pubblica Istruzione MariaStellaGelmini (d'ora in poi
MSG) alle dichiarazioni del fresco neoministro sempre dell'Istruzione
Maria Chiara Carrozza, (d'ora in avanti MCC).
Noi
umanamente si vorrebbe essere amici di tutti, ma non posso non
provare sincero astio nei confronti di un ex Ministro dalle
competenze nulle rispetto al dicastero che fu chiamato a ricoprire
ormai 5 anni fa: l'azione devastante dei tagli, condita con slogan
qualunquistici o falsi come: “La scuola è un ammortizzatore
sociale”, “Ci sono più bidelli in Italia che carabinieri”,
“Gli insegnanti sono una categoria proletarizzata DALLA SINISTRA
[mai io no...!] e perciò i peggio pagati d'Europa”, “I sindacati
hanno creato illusioni a tutti gli specializzati SSIS che ora si
trovano a dover scoprire che i posti di ruolo che loro sognavano non
sono mai esistiti”, l'impressione evidente di non sapere un cicca
di ciò di cui parlava, l'aver agito come mettifaccia per un piano di
vendetta storico-politica contro una categoria di privilegiati
coccolati per anni DALLA SINISTRA [ma io no...!], le rispostine
precotte con sorrisino di sufficienza tutte le volte che le si
chiedeva un parere sulle disperate proteste degli insegnanti di tutta
Italia (“Mah, cosa vuole, è gente legata a vecchi schemi DI
SINISTRA [ma io no...!] che non si rassegna, poca cosa, gli
insegnanti veri stanno dalla mia parte”), l'ipocrisia della qualità
promessa e mai arrivata, l'indegnità, ebbene sì mi spingo a dirlo,
l'indegnità rispetto al compito assegnatole, tutte queste cose fanno
di MSG, e mi spiace davvero, l'individuo ad oggi più esecrato nella
storia di questo blog.
Stesse
almeno zitta. Macché. Donna Carrozza, in una serie di interviste, ha
spiegato le sue intenzioni volte a restaurare un minimo di quiete in
un mondo preso disumanamente di mira nell'ultimo lustro. E MSG ha
voluto ribeccare.
Dice
MCC: c'è bisogno di un esercito di insegnanti, perché la scuola
deve essere rinsanguata.
Starnazza
di rimando MSG: “Gli insegnanti ci sono, inutile assumerne
ancora... E più che aumentare il numero di insegnanti, credo
che si debba procedere lungo il percorso già tracciato: la
razionalizzazione delle spese per finanziare la qualità e
reimpostare il sistema educativo sulla base del merito"
Osservo
io: cara MSG, non sei forse tu che hai fatto in modo di far sparire
187.000 cattedre coi tuoi tagli? Sì, ricordo benissimo quando la tua
macellante riforma fu proposta all'Italia tutta nello studio di
Matrix su Canale 5: non c'eri tu a parlarne, perché
evidentemente non avevi memorizzato ancora tutte le cose da dire, e
al tuo posto furono mandati due noti intellettuali come Roberto Cota
della Lega (che continuava a chiamare al maschile le scuole di
specializzazione definendole “i SSIS” - e Fioroni a correggerlo)
e Roberto Bocchino, allora in quota PDL. Ricordo il sofisma
bocchinesco secondo cui “con questa riforma nessuno perderà il
posto, è una semplice opera di razionalizzazione che prevede dei
tagli al personale”. Ora, senza scomodare la logica aristotelica,
com'era possibile che una riforma razionalizzante fatta di tagli al
personale non comportasse perdite di posti? Si trattò in effetti di
un argomento sul tipo delle profezie ambigue di Apollo a Delfi, vere
in enunciato, ma falsificabili in attuazione (Creso, si sa...): la
riduzione delle ore delle singole materie e l'aumento del numero
minimo degli alunni per classe avrebbero certo ridotto i posti, ma in
organico di diritto, posti che spesso e volentieri sarebbero stati
riassorbiti in organico di fatto. Senza stancare troppo i lettori non
addentro a questi ingranaggi particolari, l'organico di fatto si
sarebbe fatto paracadute dei posti persi in diritto, costringendo
gente di ruolo a trovarsi di anno in anno una nuova sede di
titolarità. Allora aveva ragione Bocchino? No, perché in anni non
gelminiani gli organici di diritto non soffocati servivano ad
immettere in ruolo i giovani insegnanti, mentre gli organici di fatto
servivano, e servono, ad assegnare i cosiddetti incarichi annuali ai
precari. Ebbene, strozzando a monte il diritto, e a valle il fatto, è
chiaro che il grosso dei docenti di ruolo si salva, ma a prezzo di
continui pellegrinaggi con tanti saluti alla continuità didattica e
alla pace personale, oltre al fatto di non avere più immissioni in
ruolo, o molto poche, con cui stabilizzare i precari, che si vedono
pure decurtata la prospettiva di incarchi annuali. Tutto ciò per
tacere di chi il posto non lo trova è più davvero e deve ripiegare
su altra classe di concorso o sul sostegno (immaginate la passione
che ci metterà con gli alunni portatori di handicap... grande
umanità, brava MSG) o vedersi al peggio messo a disposizione del
Provveditorato come tappabuchi in tutta la provincia o alla fine
licenziato dopo 48 mesi di esubero.
Insomma,
sofismi a parte, più dei docenti che hanno perso per sempre il
posto, conta il mancato turn-over coi giovani, l'inserimento di forze
fresche ed entusiaste a supportare l'esercito di 50enni che già
sognerebbero la pensione. Che gli insegnanti ci siano, cara MSG, sarà
pur vero dal tuo punto di vista, ma è il loro stato attuale che tu
dovresti guardare, il senso diffuso di essere presi di mira
indiscriminatamente, il dover temere tutte le volte qualche punizione
non meritata, la squalifica sociale cui anche tu hai contribuito. Ci
sono, certo, gli insegnanti, ma devono lavorare in aule sovraffollate
e NON A NORMA per quanto riguarda la sicurezza nel rapporto tra
alunni e metri cubi; ci sono, certo, ma o sono condannati dalla tua
riforma e da quella della Fornero a un'interazione con generazioni di
bimbominkia che, sia nei numeri che nell'età, risultano un macigno
assurdo per loro, o, nel caso dei giovani, devono continuamente
aggiornare le speranze di una stabilizzazione che d'un colpo è
diventata una pretesa infantile, quasi un capriccio da aspiranti
fannulloni, sì che molti di loro guardano con amarezza al loro
passato studentesco fatto appunto di studi e sacrifici, di successi
tramutati in una palude di attese deluse, laddove le Olgettine tanto
care al tuo capo uscivano da Arcore con 2000 euro in tasca per sera e
le chiavi di una Audi R8 “perché non sanno cosa fare della loro
vita”. Il messaggio è quindi questo (“meglio Dallas che
Pallas?”) e tu magari hai acconsentito che così passasse a noi? Ci
sono gli insegnanti, come no, ma la loro miscela anagrafica è una
condanna per il futuro della scuola, la motivazione è ZERO, i numeri
non sono in grado di gestire le nuove situazioni didattiche ed
emotive creata dal bimbominkismo.
Dice
MCC: se non mi aumentano le risorse, mi dimetto.
Risponde
MSG: aumentare i docenti è una logica di sinistra che ha
proletarizzato gli insegnanti con stipendi più bassi d'Europa, senza
carriera e riconoscimento dei meriti. Si sono vendute illusioni,
posti che si sono trasformati non in posti di ruolo ma in posti di
attesa in graduatorie infinite.
Osservo
io: cocca, non scambiare l'effetto con la causa. I posti c'erano
prima che intervenissi tu. Non eravamo illusi, ragionavamo sulla base
di prospettive numeriche che TU hai stravolto. Sarebbe come se io
radessi al suolo interi quartieri ALER o IACP e alle famiglie
bisognose dicessi: “Scusate, vi hanno fatto credere che aveste
diritto ad una casa ad affitto agevolato, ma non le vedo...”. E la
storiella della razionalizzazione a beneficio della qualità è una
foglia di fico, tanto che tu stessa hai dovuto uscirtene dicendo che
i soldi risparmiati sono andati tutti a pagare gli scatti di
anzianità dei docenti; ah, perché non lo sapevi prima? Pensavi che
lo scatto di anzianità fosse una variabile indipendente? Dopo averci
scassato the zebedeys dicendo che il 98% dei soldi del MIUR andava in
stipendi, scopri che i risparmi vanno ancora in stipendi? Come dire
che siamo un pozzo senza fondo e forse non si è tagliato abbastanza?
O forse non era meglio ammettere che la scuola non è un ente a fine
di lucro e che il vero risparmio in questo settore è sbarazzarsi
degli insegnanti incapaci, purtroppo protetti da sindacati miopi e
pronti sempre a difendere gli indifendibili? Sai che il vero
risparmio sarebbe stato usare GLI STESSI soldi per pagare gli
insegnanti VERI dopo aver pensionato o indirizzato ad altra
amministrazione pubblica gli imbecilli, e lo spazio d'azione ci
sarebbe? Quelli erano i veri tagli, non alle risorse, ma ai rami
secchi dal punto di vista della capacità didattica. Ma è evidente
che a te e alla tua maggioranza di panini alla Divina Commedia
interessava risparmiare da qualche parte, e avete avuto buon gioco a
colpire noi, nell'acquiescenza ipocrita dei sindacati, con la pancia
del Paese tutta contro una categoria in cui un numero ridotto di mele
marce ha mandato in malora tutti gli altri. Non ci siamo illusi: tu
ci hai rovinati.
Ma la
perla della replica gelminiana è questa: “Anch'io con Tremonti ho
dovuto alzare la voce”. Certo, per dirgli a pranzo: “Giulio, mi
passi il saleeeee?”. Ora, MSG carissima, abbi almeno la decenza di
non fare la figura di quella che ci ha pure voluto difendere: tu sei
forse il primo ministro della storia repubblicana che si è fatto
nemico dei suoi stessi dipendenti, agendo con una esibita volontà di
pulizia dietro cui si celava solo un progetto di annientamento
punitivo. Come un professore che pensa solo a bocciare gli alunni.
Sicché, dolcissima avvocata nostra, risparmiati i lamenti postumi,
poiché NESSUNO sulla faccia della terra potrà mai credere che tu,
anche solo per un millisecondo durante il tuo ministero, abbia
pensato a qualcosa che fosse dalla nostra parte, anche perché, è
noto, non eri tu a decidere, ma facevi le veci, e le voci, del duo
Brunetta-Monti, decisi a massacrare i dipendenti pubblici a loro
giudizio più indegni di tutti, cioè noi, la qual cosa fa
doppiamente senso se si pensa che i due in questione sono pure
docenti universitari. Ma tant'è. Tu, però, in tutta simpatia, cerca
d'ora in poi di non fare più uscite come questa; non coprirti di
ridicolo; hai voluto tornare alla Pubblica Istruzione, e non ti ci
hanno voluto; hai tentato di pretendere la presidenza della
Commissione cultura e non ti ci hanno messo, né come presidente né
come membro della commissione stessa; non credi che questo voglia
dire qualcosa? Non cogli il messaggio che ti sta arrivando dalla tua
stessa maggioranza? Il web è strapieno di pesanti allusioni ai motivi della rapidità della tua carriera politica, ma in questo blog si ragiona sui fatti,
non sui pettegolezzi. E i fatti dicono che tu sei stata sfiduciata
PER INOPEROSITÀ dalla tua stessa maggioranza quando eri assessore al
comune di Desenzano;
eppure, nonostante ciò hai fatto il salto di qualità: sii felice di
esserti trovata nel giro giusto al momento giusto; hai cambiato tre licei classici, segno forse di non completa adattezza al corso di studi: ciò spiegherebbe abbondantemente il tuo disinvolto
odio nei confronti della scuola. Grazie. Hai centrato l'obiettivo.
Hai rovinato al vita ad un numero imprecisato di persone, hai mandato
in fumo anni di entusiastica dedizione alla cultura, hai reciso
speranze legittime e sacrificate sull'altare di conti strabici
rispetto ai veri sprechi del nostro mondo, hai portato disperazione,
frustrazione, rabbia, e tutto col sorriso sulle labbra. A te individui e famiglie devono il peggioramento delle proprie condizioni
di vita e tu glissi. Hai ucciso il futuro di un'intera generazione.
Brava. Ora taci. Non osare MAI PIÙ pronunciare una sola parola su un
mondo che non hai mai capito, ma solo martoriato. Rasségnati ad un
oblio verso cui stai scivolando impercettibilmente. Torna nel
mucchio. Lascia che la scuola riposi ferita e non infierire con
parole inutili e sciocche. Datta, dayadhvam, damyata.
Shanti
Shanti
Shanti.
venerdì 24 maggio 2013
Ehi, brava gente...
Qui a fianco il modulo per indicare online i migliori siti dell'anno da far partecipare ai Macchianera Italian Awards 2013; c'è anche la categoria 'sito rivelazione' e qui si stanno per raggiungere i 5000 contatti (!!!). Fate un po' voi. LOL (ho scritto LOL? Sì, hai scritto LOL).
Il prete scomodo che aizza le tribune.
Premesso
che chi scrive, cioè la Spocchia, poco o nulla sa del recentemente
defunto don Andrea Gallo, eccetto il fatto che piaceva a molti e
stava sulle storie ad altrettanti, la sua morte ci consente di
studiare in vitro le particolari movenze della nostra opinione
pubblica, a dimostrare, se mai ce ne fosse ancora bisogno, che da noi
ogni posizione ideale od ideologica si risolve sempre e solo in
univoco, a-dialettico, preconcetto, sordo, sprezzante tifo.
L'uomo,
a quanto ci pare di aver capito, era nato per dividere: sin dagli
anni giovanili la sua vocazione cattolica si tinge di rosso, sì che
in lui, come poche altre volte è capitato nella storia dell'umanità,
il matrimonio tra carità cristiana e solidarismo socialista si
compie alla perfezione. Con tutte le conseguenze del caso, s'intende:
presa il Gallo la tonaca, il cardinale di Genova, Giuseppe Siri, uomo
di rocciose convinzioni, al confronto del quale persino il tormentato
Paolo VI o l'innocuo Albino Luciani potevano passare per
rivoluzionari cubani, coglie nella predicazione gallesca germi di
eccessiva eterodossia e lo sposta là dove il don troverà il suo
spazio ideale, la ridente località di san Benedetto al Porto, poi
sede della sua comunità di recupero di tossicodipendenti,
prostitute, adolescenti difficili et similia. Da lì in avanti
è tutto un fiorire di dichiarazioni e prese di posizione piuttosto
forti su temi caldi e ovviamente compromettenti ove si volesse non
dico sganciarsi, ma perlomeno eccepirsi dalle direttive ufficiali del
Vaticano: fumo di spinelli, benedizione dell'omosessualità come dono
di Dio, partecipazione a comizi con tanto di “Hasta la vitoria
siempre!!” finale, eccetera. Ecco dunque che don Gallo si presenta
come prete degli ultimi, niente a che vedere con le goderecce
gerarchie ecclesiastiche standard, buone solo a predicare a
vuoto dai loro pulpiti ingioiellati per poi concedersi stili di vita
tutt'altro che francescani.
Povertà, atteggiamenti controcorrente,
provocazioni scientemente attuate secondo un piano divulgativo chiarissimo nella mente del don,
e che però hanno avuto, come sempre in Italia, l'effetto di dividere
la platea in due schieramenti bellicosi pronti a sommergere di
improperi la sua figura o al contrario a santificarla ad ogni sillaba
che gli esce dalle labbra, naturalmente in contrapposizione con
l'altra Chiesa, quella bombardona, lussuriosa, anacronistica e
maneggiona (Wojtyla compreso) che soffoca ormai nell'aria viziata dei
palazzi apostolici senza sapere nulla del mondo reale.
Non
risulta pertanto stupefacente che persone anche a me vicine, la cui
ortodossia romana mai avrei messo in discussione, gente vicina ad un
bigottismo quasi tridentino, si spelli ieri e oggi le mani per la
morte del don, appellandolo come “vero prete”, “il parroco di
tutti noi”, fatta poi la somma con i radical-chic sinistresi, i
quali, pur di dire “nononono” a tutto ciò che è Chiesa
ufficiale, candiderebbero Papa il primo sciamano Tagiko che gli
capitasse a tiro, perché dare addosso alla Chiesa (fatta pure la
tara dei suoi tanti e oggettivi errori di gestione degli ultimi
decenni) fa sempre fino, fa sentire à la page col mainstream,
permette di essere cool, pur non avendo alcuna forma di
religiosità ad innervare la propria vita, ma chi se ne frega,
l'importante è cantarle a quelli là con la tonaca,
noiooooosi...
Dall'altra
parte, sponda cattolico-pidiellina, i primi distinguo, e ovviamente
palle incatenate da parte di chi vede in don Gallo nient'altro che
“il prete comunista”, agitatore di piazze come un Che Guevara
qualsiasi, spinellatore pro-froci, e chissà cosa combinava in quella
sua comunità piena di ragazzi... Al che il non- pidiellino risponde
per le rime, obiettando che a questi qui piacciono solo i preti di
CL, gli affaristi alla don Verzé e alla don Gelmini, ovvero il
pretume imprenditorial-fighetto che trasforma la Fede in un brand
redditizio come lo zinco; ed ecco allora questi altri replicare che a
don Gallo interessavano solo certi casi umani e non altri, e che è
inutile accogliere tossici nella comunità se poi sei il primo a
lodare le virtù del cilum. Insomma, il solito talk-show.
Quindi?
No, niente, vorremmo dire la nostra, giusto perché l'oceano è
formato da tante gocce, ma soprattutto vorremmo una volta tanto
metterci in atteggiamento paraculo e bacchettare gli opposti
schieramenti, stando equanimemente al di sopra delle parti.
Ai
radical- chic innamorati della povertà altrui diciamo senza
mezze riserve né mezze maniche che devono rassegnarsi: l'espressione
“prete comunista” è e sarà sempre un ossimoro radicale. Comegià ampiamente argomentato altrove, cattolicesimo e marxismo hanno
punti di combaciatura (o combaciaggio?) solo empirici nell'idea che
la dottrina sociale di un popolo debba garantire l'uguaglianza dei
diritti e dell'accesso all'ascensore sociale, dopodiché si sa come i
comunisti trattavano e trattano i cattolici. O si accetta la
dimensione metafisica o la si rifiuta, ma se la si rifiuta e al suo
posto si sostituisce la religione della ragione, ovvero l'ideologia,
e con essa il più disumano degli addentellati, ovvero la strage di
chi non si allinea, e se poi si riduce l'uomo a tubo digerente, e se
poi il linguaggio dell'uguaglianza deve essere imposto con la forza
del gulag, e se poi l'orizzonte umano finisce qui e non va più su,
insomma, difficile mettere d'accordo queste due parrocchie. Che sul
piano pratico certamente possono sembrare simili, ma posizioni
sincretistiche che prendono un po' di Cristianesimo e ne correggono
l'afflato ultraterreno con robuste dosi di materialismo ateo (cioè
ne concretizzano le illusorie promesse ultramondane con tangibili
progetti transeunti) sono pura libido frankensteiniana. È ben
vero che anche al tempo dei maiores nostri c'erano due
filosofie, epicureismo e stoicismo, che non andavano d'accordo su
niente tranne che sull'etica: l'atomismo epicureo, col suo carico di
meccanicismo necessario appena corretto dal clinamen, mal si
sposava con il 'provvidenzialismo stoico' che vedeva nel cosmo
l'azione perpetua e finalizzata di un fuoco pneumatico; eppure,
ridotte all'osso, le etiche delle due scuole dicevano più o meno la
stessa cosa, ovvero che la felicità sta nella misura, se è vero che
i termini usati da Epicuro e Zenone per indicare il raggiungimento
della pace psichica sono rispettivamente atarassia (assenza di
turbamento) e apatheia (assenza di passione, intesa come
pressione degli agenti esterni che alterano la tonicità dell'anima),
ovvero due quasi (quasi!!!!) sinonimi. Semmai il bivio era tra la
visione comunque a suo modo 'missionaria' del saggio stoico, la cui
volontà di giovare agli altri è diretta virtualmente all'umanità
tutta, e il vivere nascosti dalla folla e dalle sue seduzioni
confusive, che è uno dei precetti fondanti l'epicureismo. Poi uno
poteva pure stoicheggiare epicureggiando o viceversa (Seneca, per
dire...), pescando un po' qui un po' lì, ma alla fine, se tali
eclettismi erano possibili, ciò si doveva non tanto alla natura
intimamente eclettica del pensiero ellenistico (sì, anche Roma antica è
culturalmente una provincia dell'ellenismo, rassegnatevi), quanto al
fatto che epicureismo e stoicismo sono, alla loro radice, due
filosofie materialistiche, entrambe radicate sulla credenza in un
principio materiale da cui tutto si origina, sì che nulla vi è
nelle regioni metafisiche, proprio perché tutto è mondo fisico e
basta. Difatti, per quanto ci si ostini a ritenere lo stoicismo una
specie di pre-Cristianesimo, le differenze tra le due dottrine sono
tali che il presunto epistolario tra Seneca e San Paolo va giusto
bene come argomento di filologia da macchinetta del caffè: un
dio-pneuma impersonale che crea e non ama ciò che crea, essendo egli
stesso materia fisica che si fa mondo creato, non è il Dio
metafisico cristiano, spirituale e altro rispetto al mondo da lui
creato dal nulla, mondo destinatario di un amore che discende poi
nell'etica dell'agàpe, laddove il freddo (in senso emotivo) pneuma
stoico non poteva che produrre l'etica dell'immunità dalle passioni,
sì che pure la pietà e l'amore sono pericolose distorsioni dalla
virtù. E parliamo di stoici, che regimi totalitari non ne hanno mai
fondati. Orbene, non dovrebbe essere difficile capire che il prete
comunista è tanto logico quanto lo stoico cristiano, nel senso che
per esserci ci sono (Parini, per dire...), ma è evidente che la loro
militanza religiosa si tinge di caratteri molto molto laici, di un
laicismo che alle volte, semplicemente e senza che ciò debba fare
scandalo, confligge con l'ortodossia, perché, che piaccia o no,
l'ortodossia, c'è. Altro però è trasformare l'anticonformismo in
contro-religione, ovvero decidere macchinalmente di cambiare di segno
tutte quelle che sono le indicazioni della Casa Madre per dimostrare
di non essere corrotti dalla pestilenza vaticana e pretendere di
essere sempre nel giusto. Ebbene, il Gallo senza dubbio ha indulto a
ciò, la qual cosa non gli ha mai per fortuna meritato la scomunica a
divinis, e però possiamo comprendere certo disagio di certuni
nei confronti delle sue uscite a volte assai estreme: le coscienze
individuali, in materia di religione, sono molto spesso ben più
fragili e ricettive di quanto non si pensi, ovvero vogliono che
qualcuno dica loro qualcosa di sufficientemente certo e persuasivo, e
che questo qualcosa regga anche alla prova dei fatti; quando però si
vede una fetta della gerarchia muoversi in una direzione e sacerdoti
singoli agire quasi a titolo personale, è chiaro che il dubbio su
dove stia la ragione è forte; se poi il prete in questione strizza
l'occhiolino in modo inequivocabile a certe dottrine che la Casa
Madre fulminava con la scomunica fino all'altro ieri, il disagio è
più che comprensibile. Tutto ciò però è affare per credenti che
hanno il diritto di avere una parola univoca e sicura sulle questioni
di fede, sia teologiche che morali: stiano per favore zitti i
religiosi da salotto che non vanno mai in Chiesa perché è troppo
scontato, ma plaudono a don Gallo come eroe civile per puro
conformismo, giusto per far vedere che anche loro ci tengono agli
ultimi (mica come quei preti là), sempreché ne trovino uno disposto
a lavargli la Jaguar.
Ciò
detto, l'ondata di commozione alla Gallo's death, con tanto di
Cardinal Bagnasco, capo dei vescovi italiani, che officerà la
Messa, a definirlo “un fratello”, sì, insomma, decidetevi,
voialtri. È chiaro che il personaggio, nei suoi eccessi e nelle sue
a volte bizzarre riuscite, mostra una volta ancora quale sia l'intima
tensione contraddittoria che da sempre azzoppa l'operato della
Chiesa, scissa ab origine tra la sua dimensione verticale di
emanazione di Dio tramite Cristo e quella orizzontale di Verbo
incarnato e quindi soggetto alla passione e alla condivsione. Il che,
tradotto in termini casarecci, sta a significare che la Chiesa ha una
duplice identità, gerarchico-manageriale e missionaria, solo che
spesso la prima scavalca la seconda, con le nefaste conseguenze a
tutti note, così che poi c'è sempre la corsa all'uomo di Chiesa
'anomalo' in grado di incarnare quei valori di purezza primigenia che
la sete di potere, legata indebitamente alla funzione spirituale,
prosciuga negli animi della maggior parte dei chierici, dal più
dimenticato parroco di campagna su su fino alle stanze vaticane. Si
finisce cioè in quella situazione per cui il supplentino alla prima
esperienza o il professore pazzo che suona la chitarra in classe
riscuotono più successo dei colleghi ormai calcificati in una
didattica sempre uguale a se stessa, sordi alle richieste di
adeguamento, incapaci di alcuna empatia con i discepoli, anche se
alla fine la 'nuova' scuola non dà poi troppo di più dell'altra.
Eppure il loro successo sta nella passione che mettono nel mestiere,
al di là dei diktat delle riunioni di Dipartimento o delle circolari
ministeriali: essi risultano dei battitori liberi e quindi più
disposti a venire incontro agli alunni. Il bivio sta allora a valle:
ricordarsi che, al netto della didattica più dinamica e meno
ingessata, il fine del docente è sempre quello di lasciare certe
competenze, e quindi sforzarsi di farle maturare anche con i nuovi
approcci; oppure fregarsene bellamente di tutto, trasformare la
scuola nel proprio palcoscenico, farsi amici gli studenti
accontentandoli in tutto e poi saranno fatti loro. La sete di figure
come don Gallo nasce proprio dal fatto che le gerarchie 'ufficiali'
riducono troppo spesso la sostanza a forma, predicano povertà e
girano in elicottero, esortano a cercare il volto di Gesù anche nei
disperati e poi usano le offerte dei fedeli per costruirsi casa.
Eppure è chiaro che una totale de-gerarchizzazione della Chiesa
porterebbe all'anarchia o alla creazione della religione fai-da-te;
il modus operandi di don Gallo elevato a sistema consentirebbe
a chiunque di prendere un pezzettino di Cristianesimo, ibridarlo con
qualche ideologia alla moda, e tirar fuori un prodotto da piazzare ai
fedeli in concorrenza con altri Cristianesimi più o meno seducenti;
l'altro problema è che l'aiuto ai diseredati è ovviamente scopo
precipuo della carità cristiana, basta che poi non si crei una sorta
di elitarismo a rovescio per cui meritevole di compassione è
l'individuo che ha alle spalle almeno un suicidio in famiglia, mentre
della ragazza anoressica o del nerd alienato nessuno si cura
più: voglio dire che la nostra società ha prodotto forme di
“ultimaggine” anche diverse rispetto a quelle ormai consolidate,
ma non meno gravi; i dolori che non sono così evidenti, le
depressioni nascoste, le famiglie dilaniate dalla gelosia o dai
tradimenti, l'incomunicabilità diffusa sono certo cose meno
eclatanti di un giovane che si pippa di eroina un giorno sì e
l'altro pure, ma non per questo meritano meno attenzione. Il rischio
sennò sarebbe quello di incorrere nella “sindrome delle due
Simone”, a ricordo delle due volontarie Pari e Torretta, sequestrate e poi liberate in Irak ai tempi della seconda guerra del
Golfo, le quali hanno sempre lasciato intendere che il vero
volontario minimo va sui teatri di guerra, altrimenti è troppo
comoda. Io non direi: se so che il mio vicino di casa ha un figlio
con problemi e posso aiutarlo, non mi sento diminuito perché ho la
disgrazia sotto casa. Ecco, il dongallismo, se estremizzato, potrebbe
portare a questo curioso algoritmo; se invece trattato coi dovuti
riguardi, esso può generare il lievito concettuale di cui tutti
sentiamo bisogno: la Chiesa deve ricordarsi di tutti, e sopratutto
dimenticarsi una buona volta della donazione di Costantino.
[Ma
tanto, il giorno del funerale, sarà tutto un darsi del fascista e
del comunista tra detrattori e agiografi del don...]
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lunedì 20 maggio 2013
Le pagelle della settimana (5)
L'allegra Newteam del governo Letta. Al Quirinale, dopo un'ossessiva Holly e Benji marathon a base dei videocassette registrate a suo tempo dalla Meloni e gentilmente prestate per la bisogna, devono aver concluso che il modo migliore di trovare una squadra di governo accettabile sia quello impiegato già a suo tempo dall'Assessorato Sport e Politiche giovanili della ridente città di Fujisawa, allorché si trattò di mettere insieme una squadra di calcio da far partecipare con speranze di successo al campionato nazionale giovanile della Giapponia. Allora si fece un casting a dir poco spietato che coinvolse Newppy (o come diavolo si scrive), Saint Francis ecc, ecc. e saltò fuori la formazione finedimondo, sostanzialmente un'accolita di fighetti che sbancò la competizione dopo l'epica finale contro la Muppet, guidata dal proletario marxista Mark Landers. I nomi, scolpiti nella nostra memoria a lettere di bronzo: Benji Price (Alan Crocker per 9/10 del torneo); Charlie Custer, Frankie Gilbert (Bruce Harper a partire dal secondo tempo del match contro la Hot Dog); Jill Taylor, Jack Morris, Bob Denver; Ted Carter, Paul Diamond, Johnny Mason, Oliver Hutton, Tom Becker.
Ecco, più o meno siamo addivenuti ad un risultato consimile con i nostri ministri: scartati tutti coloro che in passato, nel PD nel PDL, hanno avuto vaghi o meno vaghi incarichi governativi, si è proceduto ad una spartizione delle poltrone tra i meno impresentabili che ha accontentato un po' tutti. Certo, Alfano viceministro e ministro dell'Interno è un po' come dire: "Attenti, Silviuccio vi guarda..."; certo, Saccomanni all'Economia è un po' come dire: "Cara Europa, non temere, gli unici che capiscono di finanze in Italia non sono i politici, dobbiamo appaltare il ruolo"; certo, la Lorenzin alla Sanità è un po' come dire: "Ad ogni turno ci vuole un'incapace, l'altra volta fu la Gelmini, avvocato di chiara fama incaricato di sventrare la scuola pubblica (Gelmini che, mi dicono fonti piuttosto addentro agli arcana imperii della capitale, ha davvero sgomitato fino alla sera prima del varo del governo per riavere la Pubblica istruzione, dichiarando poi che le sarebbero andate bene anche le Pari opportunità, della serie: "Basta che mi ci mettiate, sto"), oggi tocca ad una diplomata al classico che disquisirà di aoristi gnomici e frammenti di Alcmane nel firmare i protocolli per le cure con le staminali; certo, Lupi ai Lavori pubblici sa tanto di premio feudale al vassallo chiacchierino disposto a sostenere ogni sofisma pur di dare ragione al Capo; ma insomma, la zattera è partita, e al ministero che più a tutti noi sta a cuore hanno messo una che sfracelli non dovrebbe farne, la Carrozza, intendo, anche se l'unico minimo dubbio nostro è che, essendo lei donna più che altro di ambienti universitari, come l'evanescente Profumo, che davvero NON ci mancherà, le manchi un pochino il polso sui problemi concreti della scuola, sia quelli ormai storici che quelli sopravvenuti a causa della macelleria gelminiana. Ma vabbe', lasciamole tempo.
Tempo che, invece, ci pare finora usato maluccio da Oliver e Tom, alias Letta & Alfano, i quali, dopo essersi messi d'accordo sulle regole d'ingaggio per non irritare le proprie rispettive basi politiche andando a braccetto con l'avversario, hanno esordito con la comica due giorni di ritiro pre-cresima nell'abbazia di Spineto, "per fare spogliatoio", ha detto Letta. Già l'uso di una metafora calcistica di chiara etimologia berlusconiana mostra il livello di permeabilità che una coalizione sta esibendo nei confronti dell'altra. Le conclusioni del nirvana abbaziale dello scorso weekend sono però desolanti nel loro essere un crogiuolo di buone intenzioni a cui sostanzialmente manca una cosa per essere messe in atto: i soldi. È bensì di oggi la notizia della sospensione della rata di giugno dell'IMU, ma essa sospensione sarà confermata solo se nel frattempo si escogiterà qualcosa per rimodulare o abolire proprio la tassa, sennò dal 16 settembre torneremo a pagarla as always. Così però si è dato un contentino al PDL, che ovviamente per bocca di Tom Alfano ha subito detto che con questo provvedimento "il governo ha fatto gol". Sì vabbè, un gol da rivedersi alla moviola, semmai. Ma è così, alla fine da Spineto abbiamo avuto tanto ottimismo condito con tanti "vedremo", "chissà", "speriamo". In effetti, la conferenzina tenuta dal trio Letta- Alfano- Quagliariello (il quale nell'organigramma governativo corrisponde circa a Johnny Mason, centravanti di spinta per le riforme) ha avuto una declinazione di stupidità quasi onirica: è partito Letta spiegando, con giri di parole degni di una pagina di Proust, che la situazione è quella che è, che ci sono quattro punti e che poi ci sono questi quattro punti e se non si era ancora capito hanno partorito quattro punti che consistono nell'essere questi quattro punti; poi tocca ad Alfano che ribadisce di cosa si tratta nei quattro punti e che è davvero un successo il raggiungimento di questi quattro punti, che se non avete ben capito sono questi; quindi chiude Quagliariello sottolineando le specificità dei quattro punti, rielencandoli dal basso verso l'altro, quindi riassumendo i quattro punti in modo che il pubblico da casa capisca che sono quattro. Morale? Abbiamo quattro punti da svolgere.
Letta pareva in effetti il classico professore che non ha preparato bene bene la lezione e un po' annaspa di fronte agli studenti cercando di mettere insieme i concetti, ma alla fine dice poco o nulla. In effetti non è il contenuto dei suoi discorsi che stupisce, poiché si sa che la situazione attuale dell'Italia è quella che è, quanto il giro di subordinazione, tanto tornito quanto superfluo, che non porta di fatto a niente che non si possa dire in quindici-venti parole. Dopo un po' che lo si ascolta si giunge ad uno sfinimento cosmico, perché si percepisce che la circonvoluzione dei concetti serve solo a dare spessore a qualcosa che di spessore non ne ha. Alfano, invece, lieto del suo ruolo di pupazzetto che parla per ventriloquio altrui, ammanniva i medesimi concetti del collega con la leggerezza di chi sa che qualsiasi colpa di questo governo non verrà addossata lui e quindi può promettere quel che vuole. Bel quadro. voto 8 (4 Letta + 4 Alfano).
Giuseppe 'Pippo' Civati: sarà che al PD sono in cerca di sostegni che non facciano precipitare la baracca (per quanto Epifani ieri pomeriggio abbia plasticamente ipostatizzato la reale situazione del partito), sarà che le beghe interne lasciano poco spazio alle public relations, sarà che il ritiro a Spineto ha sfinito tutti o quasi, da qualche tempo l'unico esponente piddino che gira infaticabilmente, a nome di un partito in cui peraltro si riconosce poco, per programmi radio & TV è questo allegro filosofo per fortuna senza spocchia, giovane esponente di una sinistra poco acida, una sorta di Sergio Chiamparino sottopostosi ad un'endovena di pandoro.
+
Civati, appunto: il quale, esibendo una capigliatura fulva abbinata a curiose sopracciglia bionde, ha un modo di porsi che lo colloca in una galassia che non è né dalemiana né renziana né, tantomeno, cacciariana. Di D'Alema Civati non ha la superciliosità sprezzante e lo scherno automatico delle altrui opinioni; di Renzi gli manca l'atteggiamento da esperto di economia domestica che ti spiega per filo e per segno come si piegano le camicie dopo la stiratura, dimostrandoti che lui solo ha capito qual è il verso giusto per salvare i gomiti delle maniche dalla consunzione; di Cacciari, tecnicamente l'uomo a lui più affine, gli manca l'aire di colui che sa TUTTO, che è entrato nei meccanismi più profondi dell'Essere assoluto, che se Hegel fosse ancora vivo gli spiegherebbe dettagliatamente TUTTE le aporie della Fenomenologia dello Spirito, irridendole una per una (altro che le vacche nere di Schelling...), che, potendo usufruire della macchina del tempo, si catapulterebbe a Gerusalemme per spiegare a Gesù come officiare l'Ultima Cena in modo che i suoi atti non risultino teologicamente contraddittori nel confronto tra i vangeli sinottici e quello di Giovanni, detto che poi a quest'ultimo, o meglio alla sua comunità, farebbe presente che insistere sull'assenza di dolore del Cristo in croce è una pericolosa concessione al monofisismo. Ecco, Civati perlomeno nei suoi primi atti, è stranamente simpatico. L'occhio ceruleo sorride fiducioso di farsi capire e capire l'altrui posizione, il labbro inferiore lievemente clownesco denota, per IRREFUTABILE fisiognomica pre-lombrosiana, un animo aperto alla giocosa dialettica delle parti, l'abbinata assassina e vagamente trasandata di giacca e camicie sempre dai colori spenti o scuretti indica una totale insignificanza del look oltre l'assetto base nella sua scala valoriale. Il che, peraltro, dovrebbe essere in effetti una saggia risposta alla sinistra fighetta che professa a voce ideali ugualitari e di spartano decoro e poi non resiste alla tentazione della cabriolet. Il Civati pare invece piuttosto soddisfatto di sé intellettualmente, al punto da non aver bisogno di altri orpelli a sostegno del suo Ego. Considerando che nel suo partito c'è gente con lo yacht, gente con le figlie in appartamento a Manhattan, gente votata da gente ancora più truzza di Berlusconi che però si professa antiberlusconiana perché fa fino, insomma, lui pare aver capito perlomeno quale dev'essere il modus apparendi dell'intellettuale di sinistra, diverso ma non astratto, non integrato ma nemmeno ibernato in un idealismo senza sbocchi. Ha rifiutato di votare la fiducia a Letta e non transige, il che, visti gli agguati recenti a Marini e Prodi, è oro colato, là dentro. Ora lo aspettiamo al varco sull'unico fronte nel quale mancano ancora records di peso a lui riconducibili: le idee. Voto 7 di stima con outlook speranzoso.
Il 'comandante' Francesco Schettino. Questo idiota totale, capace di far naufragare una nave pachidermica contro gli scogli dell'Isola del Giglio solo per fare "l'inchino" nelle vicinanze della costa, si è presentato al processo per la morte di 30 passeggeri nel naufragio della Costa Concordia del gennaio 2012 con uno stupore fanciullesco che gli meriterebbe perlomeno l'assunzione di 4 o 5 secchiate di letame per via orale. La sua tesi, meravigliosamente degna del miglior Gorgia, è la seguente: non sono i 30 morti che mi dovete contestare, semmai dovete essermi grati per gli altri 4000 passeggeri CHE HO SALVATO con la mia manovra. Prego? L'ottimo Schettino dimentica forse che il naufragio l'ha causato LUI? Cioè, vuole che ringraziamo per aver portato in salvo gente dopo un guaio imputabile alla SUA personale imbecillità, dicasi che non si trattò di guasto meccanico o imponderabile errore umano, bensì di sciente e cosciente procedura dettata da puro e folle esibizionismo?
Ma non dobbiamo stupirci: questa spettacolare acrobazia dialettica, in forza della quale si potrebbe addirittura criticare Gesù che cammina sulle acque accusandolo di non saper nuotare, è figlia del clima di discolpismo che infetta la società italiana dai tempi dello scoppio di Tangentopoli. Dopo una prima fase in cui ricevere un avviso di garanzia equivaleva ad una condanna senza appello (laddove l'avviso di garanzia di per sé è solo una comunicazione della Procura dell'avvio di indagini sul tuo conto, volte appunto a 'garantirti' la ricostruzione della situazione oggetto di denuncia nel modo più oggettivo possibile, onde poi procedere all'eventuale processo con conseguente condanna o assoluzione), da quando l'accanimento magistratizio contro Berlusconi ha fatto sentire puzza di complotto a più d'uno, oggi chi riceve avvisi di indagine o addirittura viene pluri-inquisito o pure condannato, si ostina a negare gli addebiti, anche di fronte a prove appena appena schiaccianti (Franco Fiorito docet: non sono io che prendevo i soldi, erano gli altri che me li portavano); lo stile della reazione è sempre quello: negare l'evidenza fino al parossismo, ribaltare l'impianto delle accuse sulla base di un mutamento prospettico logicamente verosimile, ma inaccettabile in un contesto più ampio (ex-comunisti docent: ci rinfacciate le stragi rosse in alta Italia del triennio 1945-1948? Ah, perché, preferivate tenervi Hitler e Mussolini?), quindi si procede a discolparsi. L'antica barzelletta: "Non l'ho picchiato, è lui che è venuto addosso al mio pugno" è oggi inverata in questa serie di discorsi assurdi a cui purtroppo indulgono tutti i politici di ogni schieramento. Se vengo sorpreso con un transessuale, ovviamente gli stavo proponendo di tornare sulla retta via smettere di prostituirsi; se mi trovano con la droga in tasca, ovviamente ce l'ha messa il mio vicino di tavolo, oppure stavo conducendo una ricerca sull'uso di sostanze stupefacenti; se intasco tangenti, ci sono stato costretto dai costi della politica; se costruisco una villa abusiva da 54 stanze, dovete ringraziarmi, perché prima qui era tutta sterpaglia. E se causo la morte di 30 persone per aver manovrato un gigante da migliaia e migliaia di tonnellate come fosse un triciclo, sono un eroe per quelli che ho salvato. Bravo, Schettino. Bestia eri e bestia rimarrai. Voto: ergastolo, e gettate la chiave.
Tempo che, invece, ci pare finora usato maluccio da Oliver e Tom, alias Letta & Alfano, i quali, dopo essersi messi d'accordo sulle regole d'ingaggio per non irritare le proprie rispettive basi politiche andando a braccetto con l'avversario, hanno esordito con la comica due giorni di ritiro pre-cresima nell'abbazia di Spineto, "per fare spogliatoio", ha detto Letta. Già l'uso di una metafora calcistica di chiara etimologia berlusconiana mostra il livello di permeabilità che una coalizione sta esibendo nei confronti dell'altra. Le conclusioni del nirvana abbaziale dello scorso weekend sono però desolanti nel loro essere un crogiuolo di buone intenzioni a cui sostanzialmente manca una cosa per essere messe in atto: i soldi. È bensì di oggi la notizia della sospensione della rata di giugno dell'IMU, ma essa sospensione sarà confermata solo se nel frattempo si escogiterà qualcosa per rimodulare o abolire proprio la tassa, sennò dal 16 settembre torneremo a pagarla as always. Così però si è dato un contentino al PDL, che ovviamente per bocca di Tom Alfano ha subito detto che con questo provvedimento "il governo ha fatto gol". Sì vabbè, un gol da rivedersi alla moviola, semmai. Ma è così, alla fine da Spineto abbiamo avuto tanto ottimismo condito con tanti "vedremo", "chissà", "speriamo". In effetti, la conferenzina tenuta dal trio Letta- Alfano- Quagliariello (il quale nell'organigramma governativo corrisponde circa a Johnny Mason, centravanti di spinta per le riforme) ha avuto una declinazione di stupidità quasi onirica: è partito Letta spiegando, con giri di parole degni di una pagina di Proust, che la situazione è quella che è, che ci sono quattro punti e che poi ci sono questi quattro punti e se non si era ancora capito hanno partorito quattro punti che consistono nell'essere questi quattro punti; poi tocca ad Alfano che ribadisce di cosa si tratta nei quattro punti e che è davvero un successo il raggiungimento di questi quattro punti, che se non avete ben capito sono questi; quindi chiude Quagliariello sottolineando le specificità dei quattro punti, rielencandoli dal basso verso l'altro, quindi riassumendo i quattro punti in modo che il pubblico da casa capisca che sono quattro. Morale? Abbiamo quattro punti da svolgere.
Letta pareva in effetti il classico professore che non ha preparato bene bene la lezione e un po' annaspa di fronte agli studenti cercando di mettere insieme i concetti, ma alla fine dice poco o nulla. In effetti non è il contenuto dei suoi discorsi che stupisce, poiché si sa che la situazione attuale dell'Italia è quella che è, quanto il giro di subordinazione, tanto tornito quanto superfluo, che non porta di fatto a niente che non si possa dire in quindici-venti parole. Dopo un po' che lo si ascolta si giunge ad uno sfinimento cosmico, perché si percepisce che la circonvoluzione dei concetti serve solo a dare spessore a qualcosa che di spessore non ne ha. Alfano, invece, lieto del suo ruolo di pupazzetto che parla per ventriloquio altrui, ammanniva i medesimi concetti del collega con la leggerezza di chi sa che qualsiasi colpa di questo governo non verrà addossata lui e quindi può promettere quel che vuole. Bel quadro. voto 8 (4 Letta + 4 Alfano).
Giuseppe 'Pippo' Civati: sarà che al PD sono in cerca di sostegni che non facciano precipitare la baracca (per quanto Epifani ieri pomeriggio abbia plasticamente ipostatizzato la reale situazione del partito), sarà che le beghe interne lasciano poco spazio alle public relations, sarà che il ritiro a Spineto ha sfinito tutti o quasi, da qualche tempo l'unico esponente piddino che gira infaticabilmente, a nome di un partito in cui peraltro si riconosce poco, per programmi radio & TV è questo allegro filosofo per fortuna senza spocchia, giovane esponente di una sinistra poco acida, una sorta di Sergio Chiamparino sottopostosi ad un'endovena di pandoro.
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Civati, appunto: il quale, esibendo una capigliatura fulva abbinata a curiose sopracciglia bionde, ha un modo di porsi che lo colloca in una galassia che non è né dalemiana né renziana né, tantomeno, cacciariana. Di D'Alema Civati non ha la superciliosità sprezzante e lo scherno automatico delle altrui opinioni; di Renzi gli manca l'atteggiamento da esperto di economia domestica che ti spiega per filo e per segno come si piegano le camicie dopo la stiratura, dimostrandoti che lui solo ha capito qual è il verso giusto per salvare i gomiti delle maniche dalla consunzione; di Cacciari, tecnicamente l'uomo a lui più affine, gli manca l'aire di colui che sa TUTTO, che è entrato nei meccanismi più profondi dell'Essere assoluto, che se Hegel fosse ancora vivo gli spiegherebbe dettagliatamente TUTTE le aporie della Fenomenologia dello Spirito, irridendole una per una (altro che le vacche nere di Schelling...), che, potendo usufruire della macchina del tempo, si catapulterebbe a Gerusalemme per spiegare a Gesù come officiare l'Ultima Cena in modo che i suoi atti non risultino teologicamente contraddittori nel confronto tra i vangeli sinottici e quello di Giovanni, detto che poi a quest'ultimo, o meglio alla sua comunità, farebbe presente che insistere sull'assenza di dolore del Cristo in croce è una pericolosa concessione al monofisismo. Ecco, Civati perlomeno nei suoi primi atti, è stranamente simpatico. L'occhio ceruleo sorride fiducioso di farsi capire e capire l'altrui posizione, il labbro inferiore lievemente clownesco denota, per IRREFUTABILE fisiognomica pre-lombrosiana, un animo aperto alla giocosa dialettica delle parti, l'abbinata assassina e vagamente trasandata di giacca e camicie sempre dai colori spenti o scuretti indica una totale insignificanza del look oltre l'assetto base nella sua scala valoriale. Il che, peraltro, dovrebbe essere in effetti una saggia risposta alla sinistra fighetta che professa a voce ideali ugualitari e di spartano decoro e poi non resiste alla tentazione della cabriolet. Il Civati pare invece piuttosto soddisfatto di sé intellettualmente, al punto da non aver bisogno di altri orpelli a sostegno del suo Ego. Considerando che nel suo partito c'è gente con lo yacht, gente con le figlie in appartamento a Manhattan, gente votata da gente ancora più truzza di Berlusconi che però si professa antiberlusconiana perché fa fino, insomma, lui pare aver capito perlomeno quale dev'essere il modus apparendi dell'intellettuale di sinistra, diverso ma non astratto, non integrato ma nemmeno ibernato in un idealismo senza sbocchi. Ha rifiutato di votare la fiducia a Letta e non transige, il che, visti gli agguati recenti a Marini e Prodi, è oro colato, là dentro. Ora lo aspettiamo al varco sull'unico fronte nel quale mancano ancora records di peso a lui riconducibili: le idee. Voto 7 di stima con outlook speranzoso.
Il 'comandante' Francesco Schettino. Questo idiota totale, capace di far naufragare una nave pachidermica contro gli scogli dell'Isola del Giglio solo per fare "l'inchino" nelle vicinanze della costa, si è presentato al processo per la morte di 30 passeggeri nel naufragio della Costa Concordia del gennaio 2012 con uno stupore fanciullesco che gli meriterebbe perlomeno l'assunzione di 4 o 5 secchiate di letame per via orale. La sua tesi, meravigliosamente degna del miglior Gorgia, è la seguente: non sono i 30 morti che mi dovete contestare, semmai dovete essermi grati per gli altri 4000 passeggeri CHE HO SALVATO con la mia manovra. Prego? L'ottimo Schettino dimentica forse che il naufragio l'ha causato LUI? Cioè, vuole che ringraziamo per aver portato in salvo gente dopo un guaio imputabile alla SUA personale imbecillità, dicasi che non si trattò di guasto meccanico o imponderabile errore umano, bensì di sciente e cosciente procedura dettata da puro e folle esibizionismo?
Ma non dobbiamo stupirci: questa spettacolare acrobazia dialettica, in forza della quale si potrebbe addirittura criticare Gesù che cammina sulle acque accusandolo di non saper nuotare, è figlia del clima di discolpismo che infetta la società italiana dai tempi dello scoppio di Tangentopoli. Dopo una prima fase in cui ricevere un avviso di garanzia equivaleva ad una condanna senza appello (laddove l'avviso di garanzia di per sé è solo una comunicazione della Procura dell'avvio di indagini sul tuo conto, volte appunto a 'garantirti' la ricostruzione della situazione oggetto di denuncia nel modo più oggettivo possibile, onde poi procedere all'eventuale processo con conseguente condanna o assoluzione), da quando l'accanimento magistratizio contro Berlusconi ha fatto sentire puzza di complotto a più d'uno, oggi chi riceve avvisi di indagine o addirittura viene pluri-inquisito o pure condannato, si ostina a negare gli addebiti, anche di fronte a prove appena appena schiaccianti (Franco Fiorito docet: non sono io che prendevo i soldi, erano gli altri che me li portavano); lo stile della reazione è sempre quello: negare l'evidenza fino al parossismo, ribaltare l'impianto delle accuse sulla base di un mutamento prospettico logicamente verosimile, ma inaccettabile in un contesto più ampio (ex-comunisti docent: ci rinfacciate le stragi rosse in alta Italia del triennio 1945-1948? Ah, perché, preferivate tenervi Hitler e Mussolini?), quindi si procede a discolparsi. L'antica barzelletta: "Non l'ho picchiato, è lui che è venuto addosso al mio pugno" è oggi inverata in questa serie di discorsi assurdi a cui purtroppo indulgono tutti i politici di ogni schieramento. Se vengo sorpreso con un transessuale, ovviamente gli stavo proponendo di tornare sulla retta via smettere di prostituirsi; se mi trovano con la droga in tasca, ovviamente ce l'ha messa il mio vicino di tavolo, oppure stavo conducendo una ricerca sull'uso di sostanze stupefacenti; se intasco tangenti, ci sono stato costretto dai costi della politica; se costruisco una villa abusiva da 54 stanze, dovete ringraziarmi, perché prima qui era tutta sterpaglia. E se causo la morte di 30 persone per aver manovrato un gigante da migliaia e migliaia di tonnellate come fosse un triciclo, sono un eroe per quelli che ho salvato. Bravo, Schettino. Bestia eri e bestia rimarrai. Voto: ergastolo, e gettate la chiave.
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