Motto


"Chi scende, non sale; chi sale, non zucchero; chi scende, zucchero".



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giovedì 29 novembre 2012

Al trivio della politica: due galletti ed un pupazzo (appunti di perduto pensiero democratico- IV).

Mi sta giusto andando a finire il faccia a faccia tra i due sfidanti piddini alla candidatura a premier per le prossime elezioni, il rassicurante e lambruschevole Pierluigi Bersani e il quarto dei tre porcellini, Matteo Renzi. L'ottima Monica Maggioni li ha torchiati sull'intero scibile umano (economia, ambiente, scuola - argomento su cui, oltre alla lode indiscussa per il genere insegnantizio, ho udito proposte debolucce, più che altro dichiarazioni d'intento- coppie omosessuali, alleanze, Palestina, USA, il parroco del paese, il fratello medico trasmigrato per non essere chiamato "fratello del sindaco") e i due tutto sommato si sono destreggiati su un livello di rassicurante ovvietà, con minime punzecchiature (Renzi che sbatte in faccia a Bersani a muso duro il fatto che la classe dirigente del PD che lui brama di rottamare non ha combinato un tubo in 20 anni, nemmeno la legge sul conflitto di interessi) e promesse di bersi una birra assieme. Vabbe'.
Ora, chi scrive si occupa di cose di sinistra avendo oramai da tempo perduto fiducia nella possibilità che in Italia sia mai esistita e possa esistere a breve una destra vera, moderna e liberale, niente quindi a che vedere con quella populista e particulare, oltre che furbacchiotta, rappresentata da Forza Italia prima e dal PDL poi. Non ho infatti fatica ad ammettere che ho creduto in un sogno di (centro-)destra europeo anche da noi, ma, anche qui svelo italianamente l'interesse per il mio giardinetto, soprattutto a causa delle riforme sfascia-scuola del sedicente ministro Gelmini (che poi era semplicemente il megafono delle idee tremontiane) ho perso la poesia. Posso anche aggiungere di essere tra quelli che, piuttosto di votare "quegli altri là", votavo "questi qua", anche credendoci, ma aspettando una svolta che non c'è stata. Ora almeno ho una certezza: non c'è, ad oggi, in Italia, una forza politica da cui io e la mia  Spocchia ci sentiamo rappresentati. E' quindi con occhio algidamente super partes, da votante timido e deluso, che vado a tirare le fila della giornata che va a morire;  non c'è stato solo il match Bersani-Renzi: Berlusconi, è quasi certo, vuole rifondare Forza Italia, o  qualcosa di simile, e ritentare l'avventura. Quindi: a che punto stiamo?
1) Bersani Pierluigi, alfiere dell'usato sicuro, emiliano vecchio stampo, erede diretto della tradizione ex-post-quasi non più- ma chi lo è mai stato- comunista. Su di lui, sia detto in esergo alla mia dotta trattazione, pesa il fardello che pesa su tutti coloro che alla Bolognina hanno visto Occhetto seppellire il PCI tra fiumi di calde lacrime nel 1991: nessuno, dicasi NESSUNO di loro, anche quando il PDS poi DS ha cominciato a camminare sulle sue gambucce, ha mai spiegato perché d'un colpo il comunismo era diventato un vestito impresentabile; in altre parole: tutti costoro sono disinvoltamente passati da comunisti a (risate in studio) SOCIALDEMOCRATICI dalla sera alla mattina, ma non ci hanno mai spiegato perché. Mai si è sentita una matura ed approfondita analisi sugli errori del comunismo, figuriamoci un'abiura; il sempre originale Walter Veltroni disse semplicemente di essersi iscritto al PCI contro il comunismo. Crollata la chiesa (rossa), Occhetto, D'Alema e compagnia hanno fatto finta di niente, hanno dismesso gli ammennicoli della precedente stagione e si sono presentati come qualcosa di nuovo a se stessi prima che al Paese. E' ben vero che, a Duce impiccato, nessuno era più fascista, ma erano tempi di guerra. Qui avremmo gradito un'autocritica, una presa di coscienza, l'ammissione di aver creduto in qualcosa di teoreticamente giusto, ma fattivamente aberrante. Nulla.

Il gesto che ieri sera tutti i suoi fan hanno atteso invano


Possiamo dunque credere alle sparate liberiste di chi il liberismo l'ha sempre avversato finché è restato in piedi il Muro di Berlino? Possiamo credere alle aperture al mondo dei giovani da parte di chi rappresenta un'élite politica che ha promosso i giovani, ma solo quelli della propria parte, e perdipiù in anni remotissimi, vista l'età media dell'attuale classe dirigente? Che coerenza possiamo aspettarci da parte di chi, e sono ormai 20 anni e più, mente quotidianamente a se stesso a riguardo di più di metà della propria carriera politica?
Poi certo, Bersani è lucido, secco, diretto. Non coltiva sfarfalli rivoluzionarii e non grida "delenda Carthago" ad ogni pie' sospinto  contro chiunque non la pensi come lui. E' lo specchio di una fetta di politica rimasta sospesa tra due mondi, incapace però di piantare saldamente i piedi nel nuovo dopo essersi ripulita dalle scorie del vecchio. Basta questo per salire a Palazzo Chigi?
2) Renzi Matteo, giovane sindaco con sputazzamenti di pronuncia, sopracciglio inarcato da maestro pasticcere che ti cazzia benevolmente se eccedi con la cannella nella chantilly, esponente di una  socialdemocrazia dalle foglie verdissime, ma dalle radici ideologiche non individuabili facilmente.
Ennò, te 'un l'hai miha hapita la hosa home sta, lascia dire a me!


Dopo averlo ascolato parlare dieci minuti di fila su qualsiasi topic, la voglia di tirare una ciabatta sullo schermo è tanta. Non per ciò che Renzi dice, beninteso; è irritante quel tono sempre identico del maestrino che adesso arriva lui a spiegarti tutto, poraccio tu che ti affidi ancora alle vecchie galline, vuoi mettere la Leopolda? Mio giovane candidato, non puoi davvero pensare di aver capito tutto tu e che gli altri vadano semplicemente rottamati; suvvia, siamo quasi coetanei, io e te apparteniamo alla cosiddetta Generazione X, altrove definita Generazione Bim Bum Bam, siamo cresciuti in un mondo in cui le grandi ideologie novecentesche si sono dissolte quando noi si giocava ancora coi Transformers, la tv a cartoni animati ci ha ubriacati di un  mondo impossibile, ci è pure toccato di vedere l'ascesa e il declino dei Take That e osservare la metamorfosi di Jovanotti da scemo del villaggio a profeta dell'ovvio (25 anni di carriera e un best of pronto da vendere.... perché....?). Morale: siamo figli di un'epoca che ad un certo punto si è convinta del trionfo del Bene e non ha più voluto educarci alla paura del Male; siamo cresciuti comodi, viziati, giocattolosi (ah, l'Atari, ah, il Nintendo 8bit...), ci stupivamo se i campi da calcio dove giocavamo non avevano l'estensione ellittico-parallassoide di quelli di Holly e Benji, nel vuoto delle ideologie ci siamo chiusi nei nostri piccoli mondi. Credi davvero che guidare Firenze sia propedeutico all'atto di prendere il timone di Palazzo Chigi? Credi di essere più maturo di noi perché hai moglie e tre figli? No, figliolo, puoi guidare Firenze perché questa città, come Venezia, è una cartolina a cielo aperto, uno scrigno di assolutezza che in realtà si amministra da solo, perché i suoi stessi cittadini non potrebbero mai volerne il male. E tu ti illudi di sedere a cassetta di una diligenza che in realtà va da sola. Ma l'Italia... noi che siamo cresciuti nell'epoca dell'Ammmooooore e dell'amicizia esibita come valore assoluto, nel ripudio totale della lotta, perché il genitore pagante alla fine smussa tutte le punte, noi insomma, possiamo davvero esibire quella dose di cinismo e doppiezza necessaria nella politica VERA? Tu sai che dovrai misurarti coi rappresentanti di civiltà come la tedesca e la cinese, nelle quali la mentalità comune non è stata anestetizzata fino in fondo dall'appiattimento consumistico delle idee e dal disimpegno, oltre che da decenni di politiche antimeritocratiche che hanno promosso solo ladri e raccomandati? Saprai tenere a bada le bizze dei poteri forti e delle corporazioni che in Italia DA SEMPRE azzoppano sul nascere ogni vera stagione riformistica? Noi siamo nati appena a ridosso dell'inizio dell'Era Bimbominkia (che le Grandi Cronache di Elrond collocano intorno al 1990), quindi sappiamo distinguere la realtà dal videogioco; non so, però, se tu saprai capire che giocare a fare il sindaco non è la stessa cosa che guidare uno Stivale intero. Bello il tuo stipendio messo online; carina l'idea di pedonalizzare il centro storico di Firenze. Ma l'Italia?
3) Berlusconi Silvio, imprenditore prestato alla politica e sempre più impupazzitosi in faccia, accusato di varie cose a partire ALMENO dalla sconfitta dei Romani a Teutoburgo (ma c'è chi giura di aver visto la sua manina togliere la pietra angolare della Torre di Babele), fondatore in tre mesi di un partito che si è infilato là dove la Prima Repubblica si era dissolta, catalizzatore della più copiosa e ardente colata di odio politico mai vomitata dalla sinistra italiana e non solo da quella, ora prossimo all'ennesima avventura, probabilmente disperata. Cercherò di fondere nella mia analisi il sentiment che  mi animava all'epoca della sua discesa in campo nel 1993 con tutti gli altri stati d'animo succedutisi al succedersi delle sue capriole politiche, ultima delle quali la gelminizzazione della scuola italiana (sono ripetitivo, lo so....).
Deh, Silvio, sarò un inguaribile romatico, ma penso davvero che, in quei lontani giorni che ti videro, sorridente e già vistosamente inceronato, proporre la tua candiatura per salvare il Paese dai comunisti, tu non stavi scendendo nell'arengo politico italico SOLO per proteggere le tue aziende dall'ondata revanscista di una sinistra che vedeva vicinissima la conquista di un traguardo inseguito per 50 anni e ora era pronta a fare giustizia di tutti i Nemici, tra cui figuravi ovviamente tu, l'amico prediletto di Craxi. No. Ho capito in questi anni che un sincero germe di pazzia ha animato il grosso della tua azione politica. Tu hai creduto veramente di essere il Messia, veramente volevi vedere il Paese felice e decomunistizzato, perché, anche da politico, non hai smesso di essere il fondatore della TV commerciale italiana, ovvero un uomo che mette al primo posto la felicità materiale del suo popolo, perché essa verrà così a coincidere con la sua, lui che i mezzi per consolidare quella felicità li può fornire in gran copia. L'Italia per te era una casetta di Lego da popolare di omini felici e spensierati, ma tu pure volevi essere tale. Ti sei, di fatto, voluto identificare col popolo che volevi creare, in un rapporto di immanenza mediatico-consumistica che non aveva, a quel punto, nulla di dittatoriale. Il dittatore, infatti, FINGE di essere l'Amico del popolo, ma poi si permette uno stile di vita che il popolo nemmeno può sognarsi. Tu no: volevi  incarnare un sogno che i mezzi del consumismo avrebbero reso reallizzabile per tutti, se non nei modi faraonici tuoi, in una misura tuttavia che garantisse una apprezzabile agiatezza, affrancata evidentemente dal peso del pensiero critico. Perché questo sogno si realizzasse, però, bisognava che le tue imprese sopravvivessero all'Armageddon. Avevi due scelte: schierarti col blocco moderato, finanziarlo, garantirgli l'appoggio propagandistico delle tue televisioni e, ad elezioni vinte, presentare il conto e salvare le tue attività; oppure metterti in gioco in prima persona, fidando di un carisma e di una popolarità che certo luccicavano di più della grigia oratoria tribunizia dei Rossi. Hai optato per la seconda scelta, che era la più dolorosa, e ciò mi convince che, a tuo modo, l'hai fatto per generosità e incoscienza. L'hai fatto, insomma, spinto da un idealismo che, nella TUA logica, era sincero, e nonostante tutto lo rispetto. Volevi plasmare il paese rendendolo una Gardaland perenne. Grazie, ma la storia è andata in un altro senso. Non ti perdonerò mai invece la deriva da Satyricon assunta dal tuo partito dopo il 2008: forte di una maggioranza mostruosa, ti sei abbandonato a nepotismi, minettismi, carfagnismi, gelminismi, rubysmi, hai accresciuto a dismisura la torma di servi sciocchi e yesmen incapaci di contraddirti e capaci di sostenere l'insostenibile che ti ha ronzato attorno fino ad anestetizzzare la tua percezione del reale. Come ne "I vestiti nuovi dell'imperatore", sei rimasto nudo, ma nessuno ha avuto il coraggio di dirtelo. Ascolta la Spocchia, e ti giuro che, nonostante la distruzione della scuola, che hai demandato al duo Tremonti- Gelmini, mi abbia decisamente rovinato l'esistenza, il consiglio che ora ti do è radicato nell'unico, vero  motivo di gratitudine che ho nei tuoi confronti: posto pure infatti che la tua crociata contro i comunisti fosse più pittoresca che altro, essendosi i comunisti già fottuti da soli, bene è stato che nel 1994 le elezioni le abbia vinte tu. Hai costretto il PDS ad ammodernare il linguaggio politico, lo hai spinto ad un esercizio di macerazione interna che ha reso il centrosinistra italiano, se non proprio una socialdemocrazia compiuta, almeno qualcosa di  presentabile al governo. Se i "comunisti" si fossero presi il potere nel 1994, sarebbe stato troppo presto, troppo immaturi e assetati di vendetta; paradossalmente, sei stato l'antitesi dialettica che li ha portati a spogliarsi dei tratti più estremistici della loro visione politica
Quindi? Ecco il consiglio: fingi pure di ri-scendere in campo, se proprio ci tieni, ma ad urne chiuse la sera dell'11 marzo, appena prima che escano gli exit poll, prima ancora che Vespa abbia finito di dare la cera alle poltrone di Porta a porta, Silvio, sali sul primo aereo per Antigua, Acapulco, la Tasmania, dove vuoi tu, ma non rimettere MAI PIU' piede in Italia; eviterai la più ciclopica rappresaglia mai messa in atto contro un ex-nemico dai nuovi padroni del vapore. Salverai te stesso e sopratutto le tue imprese; senza la possibilità e il gusto di vederti piangere mentre ti demoliscono Mediaset, i tuoi nemici non alzeranno un dito contro di essa. Fatti del bene e lascia che la Storia ti giudichi nei modi scultorei che soli le competono.
Vai, vola più su del blu più blu


4) Quindi chi voto? Boh...

4 commenti:

  1. Caro prof., applausoni per questa analisi della situazione politica in Italia. Chi può far di meglio alzi la mano. ;) Mentre parlavi del vecchio Silvio (aggiungo), mi veniva in mente "Citizen Kane - Quarto potere". Era del 1941... lungimiranza del cinema... ;)

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    1. Ti confermo che anch'io, la prima volta che ho visto il film di Welles, ho pensato alla sua carica profetica.

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  2. Dimenticavo di dirLe che ho molto apprezzato su ciò che ha detto della Generazione Bim Bum Bam e dell'Era Bimbominkia... Verità sacrosanta! E pensare che mi capita di beccar qualcuno che osa descrivere 'sti figli come "vittime del paternalismo para-mafioso italiano" e che sono "oppressi da padri-padroni"... Li avrei voluti io, padroni così! xD

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  3. E' stata un'età di illusioni ciclopiche, eppure davvero si credeva che quel benessere non avrebbe più avuto fine.

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