Motto


"Chi scende, non sale; chi sale, non zucchero; chi scende, zucchero".



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martedì 14 aprile 2015

Una Grande Famiglia, season 03X01: la calata dei marshmallows.

Abbiamo sempre seguito con interesse questo romanzone familiare con attori che vanno dall'eccellente al mediocre, rilevando in esso la spia più verace di certo orientamento socio-politico della nostra cultura. 
Dopo una prima stagione di chiaro impianto berlusconiano (l'imprenditore che si dilegua perché non lo lasciano lavorare), una seconda di evidente allure montiano-lettiana (l'imprenditore che si rivela un imbecille totale, ma alla fine lui le combina e lui le risolve, mentre attorno a lui sorelle cattoliche prendono a frequentar cenacoli multi-gender oriented, altre sposano l'uomo-bidet, mentre il fratellino si zompa la femmina con le narici gotiche), eccoci alla terza, morbidamente renziana, con una ouverture talmente melliflua che abbiamo stentato a riconoscere il plot originario.

Trattieni er respiro, Ti', che sennò ce scoppia er pixel...

Se cioè la forza (diciamo così) della prima e di parte della seconda stagione di UGF era la sapiente mistura di tragico e comico, nella puntata dell'altra sera sembrava di essere finiti in uno spin- off di Casa Vianello, con situazioni talmente ridicole da sfiorare il grottesco. Ma passiamo ad un'analisi ragionata & filologica.

1) Il personaggiume.

Pare (e sottolineo pare) che ci siamo giocati l'inascoltabile Sahrah Fehlbehrbauhm e tutte le sue aspirate, detto che l'intraprendente e cessofila Nicoletta detta Nico è stata sbattuta ben al di là dell'Atlantico a grattarsi la pancia, con schiavetti di colore in lontananza a passare la cera sulle aiuole, il tutto in pieno spregio alle lotte di M.L.King. Pazienza, NON ci mancheranno le sue strizzate d'occhio, il suo intercalare stitico e le boccucce burbanzose.

Ciao, bbelli, a fasse mantene' è sempre 'na ggioia! 

Il cast di qui in Italia procede invece (del resto gli sceneggiatori non potevano preventivare LA catastrofe del 2015) verso una progressiva Onedirectionizzazione, proprio adesso che la boyband più simile allo zucchero filato che si ricordi procede verso l'inesorabile realizzazione della verità enunciata da Oderisi da Gubbio. Vabbe', li hanno presi in controtempo, via... per dire cioè che il figlio della ultracattolica (eh, come no...) Laura, quella che si faceva riguardo a pronunciare una frase in cui le parole "cazzuola" e "voliera" distassero tra loro meno di sei secondi, ebbene il famigerato Nicolò, quello che recitava con un ferro da stiro nell'esofago, è ora impersonato da un attore che sembra la versione post-centrifuga col Vanish di Riccardo Scamarcio, un Harry Styles dal sorriso di un'eloderma, puccioso e timidino, ma promosso dal Capofamiglia, ovvero il buon vecchio Ernesto/Gianni Cavina, a caporeparto della new Rengoni.

E non faccio ruoli da figurante, ok?

Sì, Nicolò. Quello che era entrato in fabbrica per dimenticare lo stalking a suo danno in quanto omosessuale, quello che se l'era fatta col pitturista a tempo di record per poi scoprire il bruciante assenzio del tradimento, insomma un incapace cosmico di colpo messo al comando senza esperienza veruna. Mi ricorda il destino di certuni che, dopo carriere liceali a dir poco fallimentari, si rifugiano sotto l'ala protettiva di papà nella fabbrichetta di famiglia, fanno carriera all'istante e poi pubblicano su facebook post di alto spessore morale del tipo: "Ciao universitari, buon viaggio verso la disoccupazione!", in ciò dimostrando di non saper ringraziare gli dèi che, pur avendoli creati imbecilli, li hanno salvati con il posto in casa, dimenticando peraltro che loro, da soli, non avrebbero neanche saputo tirare su i muri della fabbrichetta. Ma tant'è, il mediocre è sempre bravissimo a mentire a se stesso.


Sì, sempre io... sexy come il boccale del Bimby lo so...

Sempre perché UGF morde nel concreto del reale dell'oggettivo, e siamo pur sempre nell'operosa Brianza multietnica, ecco spuntare il musulmano disadattato, Jamal, sbolognato al povero Raul, ormai giunto al grado mistico di terzomondista sottoscrittore di essere ARCI per conto terzi. Raoul che saprà vendicarsi di essersi visto recapitare uno più giovane e belloccio di lui mettendolo "a spalar merda" per insegnargli l'umiltà. Ah, sì.

Ue', splendidi, mi arriva il maroccchino (si vede la mano vascolarizzata?)! 

Il Jamal è pure lui stato scelto con vaghi connotati di figaggine orientaleggiante, parla un italiano speditissimo, dovrebbe essere il Franti della situazione, "perché tanto è inutile che mi prendiate in giro, sarò sempre emarginato, la realtà non cambia, ecc. ecc.", ma dopo neanche due terzi di episodio si è già redento ed è addirittura pronto a farsi la primogenita di Madonna delle Lacrime Stefania Rocca/Chiara. Ma tutto è dolcezza in questo avvio di stagione.


Zayn Malik chi?


Ernestino detto Tino, per dire: da tenero cucciolino nella prima serie a bignè semovente adesso. Laddove la sorellina aspirante zoccola, ora interpretata da quella che in 1992 fa la figlia di Stefano Accorsi (ah, la versatilità...), è friccicosamente pronta all'esperienza interetnica. Tutto l'universo obbedisce all'amore, no?


Mo pensa te, che mi piaceva tanto vendere le piadine a Riccione...

Infatti, per amore di baracconaggine, spunta Isabella Ferrari in versione Gradisca di Amarcord, con un caricaturale accento romagnolo a dirci che no, casa Rengoni non ha ancora finito di stupirci. Dopo aver sospettato che la suddetta avesse trescato puttanescamante con Raul (colpa di questi flashback color seppia che non spiegano nulla...) restandone incinta, ciò cui induceva a sospettare anche la mise fantasia, di fatto un mashup tra il look di Donatella Rettore e Loredana Berté dei tempi d'oro, e insomma il motel, e insomma "a Viareggio non ci torniamo, dobbiamo soldi a troppa gente", eh, insomma, benpensanti che non siete altro, macché, Isabella/Claudia è nientemeno che LA FIGLIA di quella svanita siderale di Nora/Sandrelli. La qual cosa ci porta direttamente al punto 2.   


Vabbe', adesso Nicolò lo fa mio fratello, oh... familismo all'italiana, via...



2) Le distorsioni quantistiche della trama.

Ecco, appunto. E Nora figliò clandestinamente? Ma questa è solo una delle veroniche della trama che ci mettono di fronte a situazioni date, ma non radicate in alcun trascendentale fededegno.
Il che, detto più spicciamente, indica:
a) Perché i Rengoni aprono una fabbrica nuova & più grande? Non erano stati ridotti alla canna del gas dalle giravolte finanziarie di Edoardo? Hanno rubato alla famiglia Cassina l'esclusiva dei mobili di Le Corbusier? Le sedie disegnate con Autocad da Chiara hanno sfondato così tanto?
b) Perché il Capofamiglia odia così visceralmente Edoardo/Gassmann, che oltretutto qui si fa vivo solo tramite sparute email con Chiara? Non lo aveva riaccolto a braccia aperte? Non aveva apprezzato il suo quasi-suicidio per salvare la ditta dopo il breve passivo di centinaia di milioni? E perché Nora, che odiava Chiara peggio di come Stephanie Forrester (prece) odiava Brooke, adesso la incensa come una dea? Non era una poco di buono a nastro?


Dai, in fondo non fai poi così schifo...

c) Perché la bella di Calimero, con le narici sempre più simili alle finestre dell'Alcazar di Siviglia, tradisce il tapinello, ignara del fatto che costui tende in genere a sfracellarsi con l'auto da corsa nei momenti tristi? Quali i motivi della crisi? Quale il ruolo del tamarro barbuto che se la porta a letto?

Maronn', me s'è allungata la narice destra...

d) Perché Nico non si è tenuta al di là dell'Atlantico il consorte e l'adottato Salvo, il noto maghrebino con l'accento di Tor Pignattara? Perché Ruggiero di Cessilandia è qui? Non era impegnato a rovinare la vita alla Dama Velata?


E allora io ho detto a Mario Bros: "Oh, niente colpi di testa, oggi, eh?".


e) Perché l'unico momento gloomy dell'episodio è il flashback di Chiara che perde il bambino di Raul? Cos'ha avuto? Non erano tutte a posto le analisi?

3) Simpatia, simpatia.

Ma, s'è detto, il vero tratto unificante di tutte le vicende puntatizie è la melassa comico-farsesca ruotante attorno al matrimonio tra l'ultracattolica Laura, che si risposa per la seconda volta in chiesa (ma non aveva rifiutato di concedere il divorzio all'ex?). Certo, essendo il primo correlativo oggettivo della stagione una delicata pianta di banano regalata dalla cesso-family ai piccioncini, uno s'aspettava trasgressione a go-go. Ebbene, Vandea-woman, irritata dallo spreco di invitati e cibarie messo in piedi da Nora, che fa del matrimonio cosa sua, decide di fare la prima, grande cosa trasgressiva in quarant'anni o poco più di vita.

Eh, ma quella cosa dello ius primae noctis, sai che quasi quasi...

 E che cosa fa? Gira nuda per casa con la bandiera della contrada del Montone? Spacca le vetrine dei negozi Bimbostore? Si ubriaca di trielina? Macché, passa la notte PRIMA DELLE NOZZE a infrattarsi col quasi-marito nella quasi- casa, esibendo un quasi-decolleté, un quasi-piede nudo e abbandonandosi alle gioie del congresso fiatando di non essersi pentita. Sporcacciona... Non paga di cotanta perversione, la mattina dopo butta giù dal letto One Direction mozzarella e gli intima di venire in chiesa tipo alle 7 per sposarsi in intimità, lui, lei, i figli, il prete, le fedi nuziali prestate dagli Iron Maiden, il tutto all'insaputa di Nora. La quale Nora, quando scopre il fattaccio, tiene giù un muso, ma un muso... che in mezz'ora è già pallido ricordo. Non dopo essersi coperta di ridicolo svegliando il povero Capofamiglia all'alba "perché tu non sei una donna", smistando all'indietro invitati e corone di fiori, sforzandosi di essere truce senza riuscirci.
Tutto riposa insomma su un insistito macchiettismo che ci lascia alquanto perplessi: va bene che l'Italia ha bisogno di ridere, ma ridere di se stessa a questo modo fa bene?


Ancora più cretina... no dai, ancora di più, forza...

2 commenti:

  1. "...l'Italia ha bisogno di ridere..." E a che punto ci sarebbe da ridere, esattamente? ;)

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  2. Ovunque paia la loro macchiettisticita'....

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