Motto


"Chi scende, non sale; chi sale, non zucchero; chi scende, zucchero".



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sabato 30 marzo 2013

Le pagelle della settimana (Happy Easter's edition)

Gesù risorge, il Governo italiano no. Ma andiamo con ordine, chè parecchia gente ha fatto parlare di sé in questi giorni.

Magdi- ex Cristiano- e adesso chissà - Allam: a parte che la sua abiura della religione abbracciata cinque Pasque fa ha fornito materiale a quelli di Spinoza.it come non succedeva da un bel po' di tempo, restiamo sinceramente sconcertati dai salti della quaglia di costui. Per chi si fosse messo in ascolto solo ora, ricordiamo che l'Allam, egiziano di origini, ma naturalizzato italiano, fu vicedirettore del Corriere della Sera nei periodi caldi del conflitto occidente-Islam con annessa seconda guerra del Golfo all'indomani dell'11 settembre. L'incarico non stupì, essendo costui profondo conoscitore della realtà islamica, nonché fiero avversario dell'Islam radicale, a suo giudizio peraltro l'unica forma possibile di Islam, cosa che lo costringe da allora a girare con la scorta per timore di ritorsioni (per analogia, se un giorno una banda armata di bimbominkia commettesse qualche reato da prima pagina su tutti i giornali del mondo, il posto da vicedirettore al Corriere spetterebbe a me). Ebbene, nel 2008 l'Allam, dopo un lungo e documentato cammino interiore, passa al Cristianesimo, ricevendo il battesimo da Benedetto XVI (pure questa gli hanno fatto fare...) e aggiungendosi il secondo nome di Cristiano: nell'insegnamento di Gesù, diceva allora il neofita, si trovavano quegli elementi di umanità, di solidarietà e di speranza che una religione integralista come l'Islam, che riduce i suoi fedeli al rango per l'appunto di muslìm, cioè servi, nega alla sua origine. Poi tutta la roba della jihad eccetera. poi la fondazione di un partito di ispirazione cristiana, eccetera. Oggi l'ex neofita e fresco apostata rinfaccia al Cattolicesimo una eccessiva condiscendenza nei confronti della religione isalmica, manifestata sia da Wojtyla che da Ratzinger che da Bergoglio (ullallà, il primo che ha osato criticare Papa Francesco... Il fantasma di Torquemada si riattizza tutto...). L'Europa, a suo dire, si avvia a diventare suddita di un Islam sempre più violento ed inarrestabile (in sottordine, pare pure di capire che la presenza di due Papi in contemporanea gli provochi una fastidiosa diplopia...). Morale, continuerà a credere in Gesù, ma non nella Chiesa di Roma.
Maddaleno caro (si traduce così il tuo nome, sì?), vorrei ricordarti sommessamente che un tal Durante detto Dante Alighieri, all'epoca in cui la gente pensava ancora che dopo Saturno ci fosse Luke Skywalker e basta, non aveva smesso di essere cristiano o di dichiararsi fedele alla Chiesa solo perché si trovava in leggero disaccordo con la condotta di quasi tutti i Papi viventi o morti di cui avesse memoria; un conto erano i nepotismi e le mene assortite di Niccolò III, Bonifacio VIII o Clemente V, altri erano i fondamenti della fede dantesca, che nemmeno il più corrotto dei pontefici poteva scardinare. Ora tu, già transfuga da una religione monoteista, ti dichiari insoddisfatto di quella verso cui sei fuggito. A parte che adesso, se vuoi restare in ambito di religioni rivelate, ti è rimasto solo l'Ebraismo, e ti voglio vedere a rispettare tutti i divieti dello Shabbath, credi davvero che questo vagabondaggio perpetuo possa essere preso sul serio? Cosa vuol dire: "Credo in Cristo e non nella Chiesa"? Vuoi tenere un piede nel protestantesimo? Non so, vuoi provare un nirvana a scottadito e verificare subito dopo se Brahma è più cattivo di Visnù? Hai bisogno di un Papa à la carte che dica e faccia quel che vuoi tu come pre-condizione della tua permanenza nel Cristianesimo? Tu sai che i cambi di religione se li possono permettere i campioni di boxe o le cantanti pazze, che da Madonna si fanno chiamare Esther e dopo ritornano Madonna, perché le vendite degli album non sono salite?
Questo nevrotico saltabeccare di confessione in confessione, peraltro senza veri fondamenti teologici, ma solo in base a presunti comportamenti inadeguati delle alte gerarchie, sa francamente di capriccio mediatico, su. Sarai pure un'anima tormentata, non dico di no, ma dovresti aver capito da mo' che gli errori umani passano, ma l'essenza della fede resta. La tua insoddisfazione, umanissima e comprensibile, sia chiaro, nasce però da fattori di morale pratica, cioè da scelte, dichiarazioni, comportamenti, non da questioni dottrinali e ciò non ti autorizza, mea quidem sententia, a pestare i piedi ed andartene sdegnato. In altre parole: se Bergoglio si fosse affacciato a S. Pietro e avesse detto che in fin dei conti avevano ragione i monofisiti a negare la natura umana di Gesù; se Ratzinger fosse comparso una mattina in mezzo ai fedeli a Castel Gandolfo a dichiarare che il giorno del Giudizio universale sarà simile ad un casting e saranno salvati i più litigiosi; se qualcuna delle nobili porpore del Conclave se ne fosse uscito con dichiarazioni che mettevano in dubbio l'autorità di Pietro sugli altri apostoli, allora io stesso avrei cominciato a nutrire dubbi sul Cristianesimo ammannitomi fin qui. Ma se l'oggetto del contendere sono presunte mollezze nei confronti dei musulmani, o anche la sorprendente compresenza di  Papa ed ex-Papa in Vaticano, il tuo dovere è quello di alzare la voce, proporre, eccepire, consigliare, ma fare i bagagli è un atto talmente inutile e infecondo che fa quasi ridere. La religione non è un paio di pantaloni da buttare quando non ci si entra più. O si crede, anche accettando la fallibllità e l'imperfezione dei compagni di fede, o si fa prima a restare in un improduttivo laicato, bravi solo a fare i teorici della moralità altrui. Voto 4,5 (mezzo voto in più perché non hai ancora deciso di abbracciare lo shintoismo).

Franco Battiato: l'Illuminato dell'Etna, forse deviato dalla comune isoglossa accadica delle parole greche che significano "ape" e "ninfa", ha deciso di dare della ninfa a tutte le occupanti l'alveare montecitoriale e palazzomadamesco (o, più probabilmente, stava informando il pubblico bruxellese di una variante al testo de I treni di Tozeur che, invece che con Alice, avrebbe dovuto eseguire all'Eurofestival del 1984 con Ilona Staller). Come che sia, al netto delle patetiche scusanti ("mi riferivo al governo precedente", come no, stavi usando l'aoristo gnomico, allora?) e dei provvedimenti-omnibus del governatore della Sicilia, che ha colto la palla al balzo per togliere la delega sia a Battiato che a Zichichi ("Uno che, ad ogni riunione della giunta, parlava solo di raggi cosmici", vabbe', anche il dottor Kabuto, che male c'è?), morale, la supponenza degli artisti italiani, specie dei cantanti, la convinzione di essere profeti di Verità oltre ogni critica si conferma nuovamente. Vojo di': su certi discutibili curricula pre- ed extra- parlamentari di certe deputate di oggi e di ieri si sa e si è detto molto. Ma perché andare a lavare i panni sporchi in un'occasione europea in cui si deve pubblicizzare il bello della Sicilia? Ma parlane quando sei tornato, no? No, perché l'artista italiano engagé, specie quello che fa professione di non esserlo, deve sempre far vedere che lui non è 'di quelli là', che la sua italianità è di qualità diversa, che lo scribacchiar canzonette su stagioni dell'amore, correnti gravitazionali, gesuiti euclidei e cinghiali bianchi autorizza automaticamente a farsi alfiere della Verità e del Bene, ovviamente facendo di ogni erba un fascio, perché il vero profeta biblico condanna TUTTO  Israele, mica quelli della tribù X e non quelli della tribù Y. No, Francuzzo, tu devi cantare e tenerti certi giudizi tagliati con l'accetta in tasca, specie in contesti internazionali, sennò fai come certi tifosi juventini (la Spocchia, per dire) che gioiscono scioccamente quando l'Inter perde in Champions. In sostanza: tra di noi dividiamoci pure in Guelfi e Ghibellini, ma di fronte all'Europa mostriamoci italiani e difendiamoci reciprocamente più che si può, o almeno infamiamoci il meno possibile (visto che LORO, gli eurofighetti, hanno già il chilo amaro nei nostri confronti). Voto 3.

I partiti che si stanno sbranando Parlamento e credibilità: detto pure che l'ultima trova di Napolitano di istituire due sub-commissioni di 'saggi' all'interno delle quali si va da Onida a Quagliariello (come convocare in nazionale Oliver Hutton e Sbirulino) è a dir poco desolante (non per l'idea in sé, ma per il contesto, ovviamente), non possiamo che registrare e censurare comportamenti politici al confronto dei quali le strategie e i sotterfugi della prima Repubblica sembrano il gioco della pulce. Anche ai non rimpianti tempi di Craxi, Andreotti, De Mita e compagnia si assisteva a tattiche di corteggiamento assurde, giochini, pacchetti di voti, franchi tiratori, maggioranze dissolte in capo a una sera, elezioni anticipate per non si sa che motivo, ma mai, MAI abbiamo visto forze politiche che, a Parlamento insediato, si incaponissero a tentarle tutte per NON far nascere il Governo. E non c'entra la diversa legge elettorale: qui siamo di fronte ad un delirio di immaturità pari solo a quello che esibiscono certi pazzi (e sopratutto certe pazze)  quando c'è da organizzare la cena degli ex-compagni del Liceo e puntualmente ne trovi due o tre che dicono: "Ah, scusa, verrei volentieri, ma se c'è anche quella là no, perché non l'ho mai sopportata in cinque anni..." e cose simili. Ecco, PD, PDL e M5S sono a questa stregua e non si decidono ad accordarsi per timore di chissà quale perdita: tutti convinti di aver vinto (e passi, anche a quei tempi...), tutti gelosi dei propri numeri (e passi...), tutti attenti a non deludere il rispettivo elettorato (e passi...), ma a quei tempi non c'era una crisi finanziaria paragonabile a quella di oggi, né l'Europa rischiava come oggi di finire stritolata tra USA e Cina. C'era la Guerra Fredda, d'accordo, ma il sistema di pesi, contrappesi, veti, controveti, minacce atomiche più o meno palesi riusciva miracolosamente a tenere in piedi la baracca e a fare dell'Europa, e dell'Italia in particolare, una cerniera nevralgica degli equilibri mondiali, sì che tutto si sarebbe voluto fuorché una nostra capitolazione, ed ecco arrivare puntuali sovvenzioni d'ogni sorta pur di consentire ai politicanti di allora, nel desolante spettacolo partitocratico che già si metteva in scena, una dignitosa, per quanto ipocrita, sopravvivenza. Oggi diamo prova della volontà di non voler rimettere in moto il Paese, ma lo facciamo essendo considerati i malati d'Europa per tutte le ragioni che sappiamo: nessuno si fida di noi, abbiamo la spada di Damocle dello spread sulle capocce, non ci hanno ancora buttato fuori dall'Euro solo perché Roma, Venezia e Firenze non si possono smontare e rimontare altrove, e noi? Noi qui, a litigare come i bimbominkia, ad aspettare che un'illustre commissione di saggi, messa insieme per non andare d'accordo su nulla (Violante + Giorgetti? Ma per favore...), fornisca una lista di priorità di massima al Presidente che fra due settimane non ci sarà perché le giri al Governo che non c'è. Se non è Ionesco, o Beckett, siamo lì. Voto 2.

Gianni Riotta: l'ottimo giornalista, in  occasione della defunzione di Enzo Jannacci (o Giannacci, come lo chiamò per cinque sere di seguito la nota intellettuale Paola Dominguin, presentandolo a Sanremo 1989) ha twittato una cosa stramberrima: "El purtava I scarp del del tennis Vincenzina Mexico e Nuvole Mario Bobo Merenda Addio Enzo Jannacci e le chiacchiere a NY sulla VI Avenue". Sui titoli delle canzoni buttati a cascata, nulla da dire. Ma è quel riferimento alla Sixth Avenue a NY che, se non nasconde altri sottintesi che potrebbero pure sfuggirmi non essendo io un Jannacciologo, conferma una volta di più perché una sinistra normale al governo in Italia non ci sarà mai. Che Jannacci sia stato in USA non fa problemi. Che Riotta tenda a sottolineare di aver amabilmente dialogato con lui a Nuova York, mica a Quarto Oggiaro, ma neppure ai più modesti attici in San Babila, lascia trasparire il solito sciocco compiacimento narcisista dell'uomo sinistrese che deve sempre mettersi un mezzo gradino al di sopra degli altri: con Jannacci, o New York o niente. Purtroppo il mio primo pensiero è stato esattamente:  "Ma tiratela di meno, va'...". È così che poi la gente vota a destra, l'improntitudine di chi è sempre in stato di eccellenza prima o poi stanca. E anche il dotto giornalista Felice Sarzano gli ha risposto per le rime (sempreché non ci sia qualcosa che mi sfugge, perché mi sembra tutto troppo radical-chic, nel caso mi cospargerò di cenere il capo) e gli ha twittato: "@Riotta: La VI Avenue. Dove tutti siamo abituati a chiacchierare. Soprattutto chi non è mai stato a NY". Voto 5.

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