Motto


"Chi scende, non sale; chi sale, non zucchero; chi scende, zucchero".



Vi ricordiamo che potete scaricare Stella Moda e l'Imeneo da questo post!!!

domenica 27 ottobre 2013

Brindiamo con un Bellini, va'! UGF 2/2

Cosa c'è di meglio che ubriacarsi di Bellini prima di mandare figlione e figlino a farsi sviscerare dal commissario? La seconda puntata di Big Family si apre con un tesissimo interrogatorio del redivivo mai morto di fronte ad un Massimo Popolizio decisamente all'altezza del ruolo,



 anche se un po' incastrato in quella espressione a metà tra il capitano McAllister dei Simpson e Magdi Allam quando protrude il labbro inferiore per rendere più probante il concetto. Certo, vedere nella stessa stanza lui e la Bergamasco e pensare a chi gli ruota attorno... sigh... (Gianni Cavina, non leggere).

Burp... no, ho ingoiato un'altra macchinina...

Ma è così, Edoardo si dimostra un contaballe spettacolare, freddo e calcolatore, al punto da spaventare uno come il Capofamiglia che pensava di averle viste tutte. Nel frattempo, Chiara vagheggia aborti e Raoul comincia a dare in evidenza tutti i segni della sindrome bipolare maniaco-melancolica dovuta all'amore infelice. E Stefano, il nostro inutile Stefano, d'un colpo si trova a reggere le fila di un intrigo sboron-finanziario, ad affrontare una capa più cattiva di Flanny in Candy Candy, nonché una doppia storia d'amore a cazzarume alternato.

"Chiara, non puoi comportarti come se non fosse successo niente...!" - "A-ha....?".


Per riassumere:

1) Dopo una puntata in cui tutti ammuinano con tutti, qui ciascuno va per conto suo: Raoul, completamente pazzo, fa su e giù dal maneggio a casa Rengoni per svegliare Chiara dal suo torpore, ma lei, tutta frizzante di vagheggiato aborto del feto raoulesco che si porta in grembo, è reattiva come la polenta incrostata sul fondo della padella quando si prova a toglierla alla domenica sera. Che la situazione psichica dell'ippoterapeuta stia declinando verso il punto del non ritorno appare chiaro da una delle penultime sequenze della puntata, quando il bel terzogenito di casa torna finalmente al suo hobby preferito di tutta la prima serie, ovvero farsi la doccia, ma stavolta lo vediamo in posizione accucciata sotto il getto d'acqua, con la testa tra le mani e un'espressione di pura follia, occhi sbarrati e tanto dolore. Però almeno butta giù grassi;
È la causa, è la causa, anima mia...


Nicolò saluta e va a vivere col pitturista, lasciando Laura di stucco e Nora di parrucco: non manca tuttavia un guizzo alla Dawson's Creek quando la Bergamasco gli rinfaccia che si fa sempre come vuole lui e lui: "Beh, è da un po' che abbiamo smesso di fare come vuoi tu...". Tie', piglia a porta a casa; Felbereccetera riprende l'interrotto dottorato, facendo venire i vermi di gelosia al cessivendolo (il cui nome scopriamo potersi abbreviare in Rudgher, fighetteria lombarda)(e comunque Stefano sarà sempre prodigo di consigli: "Sii splendido, distaccato, maturo, people from Ibiza!") che per sincerarsi che non si stiano riattizzando fiamme col vecchio barone segue la sua bella fino a Pavia ("Ma stai per diventare la principèssa dei cessi, cosa te ne fai del dottorato?"), a cavallo di una bici elettrica;

Magari facciamo la Statale dei Giovi, che lì nessuno mi conosce....?


Stefano si fa assumere alla cesseria per interposto quasi cognato, così, per ricominciare (e Nora: "Non sopporto l'idea che tu lavori dove costruiscono i bidet con la fontanellina in mezzo!!!". Arrenditi al progresso, bamba...), e trova la iena della sua vita.

"No, perché dovete capire che io non sono lo scemetto che tutti pensano..."- "Rudgher, dov'è il tasto 'espulsione....?".


2) Stefano, appunto: il suo peso, non solo fisico, nelle vicende si accresce vieppiù. Debitore a Edo per quelle 5-600 balle sparate fuori al momento dell'incidentaccio con defunto, si presta a raccontare a Popolizio fumose versioni di appeasement coi sequestratori del fratello, versioni a cui Popolizio non crede neanche per mezzo secondo, al punto da pedinare il predetto Calimero e pinzarlo all'uscita da un discount ("Un Rengoni fa la spesa al Simply? Ma come siete messi male...", ma che tte frega a tte 'ndo me rifocillo?) per partecipargli una svolta nelle indagini che sa tanto di bluff e chiedergli di prepararsi ad un nuovo, ficcante interrogatorio. Non si scordi che Popolizio NON HA DATO la mano a Stefano alla fine dell'altro match e gli ha chiesto perché secondo lui i sequestratori lo hanno scelto come intermediario, lui, lo scemo di famiglia. E Calimero: "Forse perché sono lo scemo di famiglia, non avrebbero mai sospettato di me". "Senza dubbio" replica il commissario, nel senso di: "Togli il forse".
Ma le avventure di Reggianì junior non sono finite: oltre alla fatica titanica di tenere su due storie d'amore alla volta (mi ricordo quell'animatore che conobbi 8 anni fa al mare: "Uh, è tardi, devo andare a prendere la mia ragazza e poi beccarmi con l'altra!" - in questo esatto ordine), oltre alla vulnerabilità assurda dei suoi pretesti (sorelle depresse ma anche no, sigarette fumate ma tu non sapevi che fumo, ecc.), Calimero si imbatte nella sua capa-reparto, alla quale gli sceneggiatori hanno assegnato il ruolo di maschera fissa, nel senso che, fin dal minuto numero zero che conosce Stefano, questa qui è subito super-scontrosa ("Sai guidare questo montacarichi?", "Guarda che io ero pilota di GT3!", "Cos'è, una battuta?"), super-proletaria affermata ("Io le cose me le sono guadagnate, non sono un signorino come te che si fa assumere dal cognato, e poi cosa puoi aver combinato per essere finito qui, tu che sei un Rengoni?" - peggio che avere un marchio a fuoco....), sergentessa di ferro che non ammette sgarri, che non vuole andarci di mezzo per gli errori del piccinello... sì, dai, tra due episodi questi finiscono a letto.

"Ammettilo che ti eccito!" - "Guarda che non sono ancora così disperata..."

Letto che comunque Stefano dovrà conquistarsi dopo fatiche immani ed errori puerili (si ferma l'orologio, la pausa pranzo s'allunga, non parte il carico di cessi del pomeriggio, adesso almeno 5 operai perderanno il posto per causa tua, eh no no no!!) tipo Saetta McQueen. Vedremo.
3) Laura, intanto, sprofonda nella comicità involontaria, senza colpa veruna dell'attrice che la interpreta (Sonia....why....?). Trovato il cavillo a Raoul per l'adozione del mulattino, Laura si sfoga con fratello circa i freschi progetti convivenziali del figlio, e fa capire che l'idea di lui con un altro lui.... no no no! Raoul a questo punto attiva il modulo Niki Vendola e porta Laura ad una succursale dell'AGEDO, perché familiarizzi con padri e madri nella sua stessa condizione. E giù macchiettismo: il lenzuolo fuori dalla sede della Onlus, "Lesbiche o gay, sono sempre figli miei" (oh, a me pare uno scimmiottamento degli slogan anni '70, poi per carità...); lei che domanda a Raoul: "Ci saranno altri genitori credenti, là dentro?", "Mah, prova a vedere, magari sono tutti unicorni col sale sulla coda..."; Laura, piantata dal fratello, entra impacciata come una groupie degli One Direction ad un convegno sul Tocarico B, si guarda intorno, cammina come una ladra, si imbatte in uno, "No, sono qui per un'amica" e fugge, poi torna indietro "No, in realtà mi-mi-mio fi-fi-glio è g-g-g-g- gay..." a voce sempre più bassa, "Sì, mia figlia invece è lesbica, dobbiamo dirlo subito al momento di presentarci..." ribatte l'altro. Ok, almeno la madre inflessibile ha trovato qualcuno con cui piangere. E forse molto altro.   
4) Ecco, a proposito di fissità, va bene che nei grandi romanzi popolari del XIX secolo c'era una certa serie di tipi fissi, e anche i protagonisti cambiavano poco in modo da fideizzare il pubblico, ma signori miei, questa è una fiction dell'anno domini 2013. Vojo di': il factotum di Edoardo, Diego, è quasi surreale nella monofaccia che esibisce tutte le volte. Sia che gli si chieda chi sono quei tizi col bazooka fuori dalla villa come che lo si interpelli sull'andamento dello spread, o sul prezzo del carré di vitello al Simply di Stefano, la sua espressione non muta mai, occhio incavato e truce, bocca piegata all'insù in segno di omertoso disprezzo per l'umanità intera (o forse a Gassman puzzano le orecchie, boh), risposte mono-, bi- e tri-sillabiche. Non so, non so...
Come parimenti statica e puramente decorativa diventa la scena della folla di giornalisti davanti a casa Rengoni, riproposta in loop anche nei giorni successivi alla ricomparsa di Edo, neanche fosse risorto Lucio Battisti, sì che chiunque di casa voglia uscire si trova, ad ogni ora del giorno, gli stessi giornalisti che si sbracciano sempre nello stesso modo e urlano sempre le stesse cose. Realistico, vero? Come il pubblico fisso degli sfondi di Street Fighter 2. 


5) Felbereccetera, quando vuole darsi un tono da donna vissuta ma ancora fatale, strizza gli occhi come una talpa. Sensualità 2.0?
6) Un bravò al Capofamiglia che, pur traboccando odio a tonnellate nei confronti del figlio bancarottiere, lo riprende in fabbrica. Bravà a Serafina che mostra le zanne a Popolizio, il quale era limitato a opinare sull'impicciosità di costei nella vicenda del presunto rapimento ("Io mi sento parte della famiglia!!!"). E come si fidano l'uno dell'altra! Caffè, bicchierini di scotch, se io fossi il Capofamiglia non accetterei da Serafina neanche una stretta di mano per timore del contagio con l'antrace, ma vabbè. Tutto per avere alla fine Edoardo che messaggia agli usurai: "Sono dentro, tutto a posto". Cavina, Degli Esposti, imparate a scegliervi gli amici al prossimo giro...
7)  Addio, pronomi sorgenti dall'acque...: Stefano a Raoul: "Sei te il puro della famiglia"; Edo a Chiara: "Vorrei che fossi felice anche te"; qualcuno a qualcun altro: "Te staccalo"; Chiara a Edo (location: casale brianzolo con la nebbia al pomeriggio, sarà quella avanzata dalla prima serie): "Mi hai lasciato sola, a me e ai miei figli"; forse Edo a Valentina, ma non garantisco: "È giusto che te ce l'abbia con me". Boh.


Momento La pratica vale più della grammatica: Fehlbehrbauhm ad inizio episodio regala una freddura che lascia tutti di sasso e fa ammenda: "Beh, sì, questa avrebbe potutA dirla Stefano". Ok, sei mezza inglese, diciamo che si tratta di un BES e chiudiamola lì.

Momento Messaggi subliminali: Stefano, prima di andare a circonvenire Popolizio con la storia del sequestro, piagnucola: "Oh, se mi buttano in galera, portatemi le banane, che le arance non mi piacciono...". Silenzio. E gli altri a guardarlo come dire: "'Guarda che questa era una battuta di Niccolò...".

Momento Cose a caso: Nora/Sandrelli, per sciogliere la tensione, pota ferocemente, e fuori stagione, le agavi del giardino. Gassman, nel vano tentativo di rattizzare Chiara, le esibisce il fisicaccio di spalle e di fronte; e poi va a fare la doccia. Stefano chiama il cognato per la faccenda del ritardo, passa vicino allo spogliatoio della capa e scopre che essa tiene una boccia da bowling arancio nell'armadietto: "Ma gioca a bowling?", "È campionessa...".

Momento Ultimi giorni di Lady Oscar: a metà episodio circa, Raoul, accompagnato solo dalla sua pazzia, sale a cavallo e corre a perdifiato nella campagna, come i bei tempi in cui André, quando ancora ci vedeva, affidava al vento tra i capelli i suoi aneliti di amante non riamato di Oscar, che come è noto non si è mai mossa per meno del Conte di Fersen, salvo poi soddisfare le brame dell'ex-domestico nella penultima puntata, la famosa sequenza dello zompo nel bosco, in Italia purtroppo mai conosciuta nella sua interezza causa tagli della censura. Qui invece solo 40 secondi di galoppo con viso contratto e contrito. Poi si ferma il cavallo. E stop. Mah.

Momento Ok, una volta eravamo berlusconiani: mentre la polizia svergina gli archivi della Rengoni, requisendo cartacei e digitali, il Capofamiglia, impietrito dal ludibrio, sussurra a Serafina: "Siamo qui da 70 anni e non c'è mai stato un problema... E Dio sa quant'è difficile restare in regola, in questo paese...". Letta e Saccomanni, ricordate chi vi votò la fiducia e la sua base elettorale.

Momento Dialettica hegeliana servo-padrone - mode on: I domestici eritrei caricano Nora/Sandrelli in auto con modalità da rapimento, le fanno credere di dover andare in posta (in 3?), quindi la portano dal dottore che le diagnostica il malanno. Notevole la statuarietà del domestico che esegue gli ordini della scaltra consorte. Notevole lo spirito di iniziativa di lei; notevole la remissività della Sandrelli che si arrende al subdolo piano. Morale: entro una generazione la Rengoni sarà a guida eritrea, mentre Ernestino detto Tino, Valentina e il nascituro di Chiara e Raoul puliranno le scale della villa. La ruota gira.



Momento Qualcuno tappi quell'angolo di muro: come già accaduto a Laura, tocca ora a Valentina scoprire fetide verità, stavolta sul conto di Chiara e Raoul, ma sempre al solito posto, ovvero l'angolino di muro/finestra che dà sul giardino dove i personaggi con la coscienza più sporca si danno convegno, convinti che nessuno li veda. E invece vengono beccati regolarmente. Ma con tutto il giardino che c'è in quella villa, sempre sotto casa vanno a combinarle?

(Nel prossimo episodio... Vabbe', Edo, prova col Gratta e Vinci... Sulla A7 ci sono fior di Autogrill).

Nessun commento:

Posta un commento