Motto


"Chi scende, non sale; chi sale, non zucchero; chi scende, zucchero".



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domenica 18 gennaio 2015

Venticello di elezioni...

S'avvicina il Quirinodromo, neanche due anni dopo il precedente, e che precedente. Vergogna a 360° per l'indegna squacquerata parlamentare che portò a bruciare due candidati certi per finire con la rielezione del vecchio Giò. Oggi Renzi dice di avere tutti gli assi giusti da calare, quindi non si aspetterà certo che noi lo si voglia disturbare con alcuni consigli non richiesti. Infatti glieli diamo.
1) Matt, je t'en prie, non mettere un tecnico al Quirnale. Non sono epoche da gente di passaggio che non doveva neanche essere lì, ma ce l'hanno messo e ci sta. Queste cose vanno bene finché le dice Luca Argentero quando fa la parte dell'attore per caso, ma al Quirinale ci vuole uno che conosca molto bene corridoi, usci, alcove, nicchie, tende e tavolini del palazzo e della politica italiana tutta. In un'età del ferro come la nostra ci vogliono anche quelle piccole o grandi astuzie, che solo un parlamentare può aver sviluppato, per saper gestire una politica che si dimostra sempre più personalistica e riottosa alle normali corsie costituzionali.
2) Che poi, Matt, osservazione che già feci l'altra volta, che figura farebbero i 1009 grandi elettori ad eleggere uno che non è neanche lì nell'arengo? Lo so, tu stesso sei a Palazzo Chigi senza essere in Parlamento, ma è diverso. Eleggere un capo dello Stato fuori dal Parlamento è come dire agli italiani: "Scusate, facciamo così schifo che abbiamo dovuto pescare altrove". Ci sarebbe da essere orgogliosi di ciò? E come si sentirebbe legittimato un Presidente "esterno" innalzato alla carica da gente così?   
3) Che risolviate la cosa alla prima, quarta o sesta votazione, Matt, mi raccomando: evitate di ricadere nella palude dell'elezione di Leone. L'Italia è sotto gli occhi dell'Europa tutta e non può permettersi simili figuracce.
4) Che risolviate in tempi brevi, Matt, sia però chiaro che il nuovo Presidente deve avere una valanga di voti. Stavolta non basteranno (moralmente, intendo) i 543 voti di Napolitano I. Qui ci vogliono (almeno) gli 832 voti di Pertini
5) Io non so se tra Montecitorio e Palazzo Madama possa spuntare un uomo capace di coagulare il consenso di molta parte dello Stivale. Venti e passa anni di politica ridotta a tifoseria certo in questo non aiutano. Quindi, esclusi tutti gli altri, io vedrei bene Casini. Cioè: il personaggio spesso pare più innamorato di se stesso che del suo ruolo, però ha esperienza trentennale dei meandri romani, è stato allievo di un pezzo da novanta della DC come Forlani, è stato ex alleato di Berlusconi, ex Presidente della Camera, cattolico non sgradito alla sinistra per effetto della sua increspata vita matrimoniale, piacente quanto basta, neanche sessantenne. Certo, spesso dà l'impressione di parlare a lungo e dire poco, ma in questo ha ottimi compagni di viaggio. Però, però, lo vedrei in fin dei conti come un efficace lansoprazolo, o magaldrato di sodio vedete voi, per spegnere l'acidità diffusa nei corridoi della nostra politica. All'estero resterebbero positivamente impressionati da un eccellente diplomatico del buonsenso quale lui sa essere, né ci si dovrebbero aspettare da lui derive picconatorie alla Cossiga o pesanti interventi sul campo di gioco come fece Scalfaro. Si sa, non è che, quando decisero di elevare Pertini al seggio quirinalizio, i socialisti pensassero di avere per le mani chissà che genio, anzi di lui dicevano che aveva la testa tutta d'osso, per intendere che grandi dee nel cervello non gliene frullavano, e le poche che aveva erano per lui inscalfittibili. Eppure...          

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