Motto


"Chi scende, non sale; chi sale, non zucchero; chi scende, zucchero".



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domenica 24 marzo 2013

Le pagelle della settimana (2)

Ma quant'è spiccio questo sistema, Dio mio...

1. Papa Francesco feat. Papa Benedetto: devo dire che, dopo la visita a Castel Gandolfo del Papa-Papa al Papa Emerito, ho capito appieno perché Ratzinger abbia deciso di auto-emeritarsi il mese scorso. Non che Bergoglio sia un fiore di atleta [parentesi: signori porporati, avevamo detto che lo volevamo giovane, Benedetto ha mollato ricorrendo nientemeno che all'ablativo assoluto 'ingravescente aetate', e voi andate a prendere uno di 76 anni, con mezzo polmone in meno e una vistosa zoppìa? Vabbe', però è uno che sa il fatto suo, ok, ok] ma l'altro, appoggiato tremante al suo bastone, dava davvero l'idea di essere lì lì per esalare l'ultimo respiro. Non resta quindi che condividere ancor di più la decisione delle dimissioni, se queste sono davvero servite, al netto di Vatileaks, a scongiurare l'effetto-Wojtyla 2005 per la Settimana santa.
Quanto a Bergoglio, anche oggi ha saputo dire la cosa giusta con il tono giusto. La sua capacità di alternare le algide letture delle scartoffie preparategli dai dignitari delle Sacre stanze con accalorate sezioni a braccio in cui il suo pensiero tracima luminoso e semplice, rende l'insieme vario e godibile. Certo, le difficoltà sono tutte a venire, altro che lavare i piedi ai detenuti il Giovedì Santo. Però il personaggio c'è. Con tutti i suoi pregi e i suoi difetti, beninteso: mentre oggi Francesco girava in Jeep per Piazza S. Pietro dopo Messa, mi è parso un filino pleonastico quel protendere/scagliare neonati da parte della folla per farli baciare al Papa; con tutto il rispetto che da queste parti portiamo alle gerarchie  ecclesiastiche, ogni tanto sembrava di vedere le sfilate di certe dittature asiatiche col lancio dell'infante in braccio alla Guida Suprema, posto che l'arietta primaverile romana e il sorriso mite ma fermo di Bergoglio bastavano a sciogliere i grumi dell'impressione. Pazienza, ogni cerimonia pubblica sconta inevitabilmente il suo tributo allo scenografismo.
È invece una pertinente osservazione del vaticanologo emiliano di Sky, il mistico Stefano Maria Paci, che vorrei riprendere: commentando certe frasi di Francesco sul rapporto con le altre fedi religiose, il Paci ha giustamente chiosato che se le stesse frasi fossero state pronunciate da Ratzinger, avremmo passato la domenica delle Palme a polemizzare col resto del mondo monoteista. Sì, sto in effetti notando anch'io che il trend generale è quello 'ma vuoi mettere Benedetto con Francesco?', nel senso che al Papa argentino è stato aperto un credito enorme, che il povero Ratzinger non ha mai potuto nemmeno sognarsi. Fin da subito ce lo hanno dipinto come il rottweiler di Dio, il teologo conservatore sordo ai cambiamenti, poi si è aggiunta la cosa dei pedofili, e giù a discettare dei suoi silenzi al tempo dell'ex Sant'Uffizio, poi ogni apparente allontanamento dal volemose bene con le altre religioni rivelate è diventato un pandemonio, manco Ratzinger stesse per bandire la nona Crociata. A Bergoglio, per fortuna sua, è andata meglio: la minima ombra di sospetto su una sua eventuale omertà, o peggio, ai tempi della dittatura argentina è stata non dico contraddetta, ma del tutto DISINTEGRATA nel giro di 10 giorni sulla base di un paio di testimonianze su cui nessuno ha più messo bocca. Ottimo. Certo, il doppiopesismo in forza del quale Ratzinger sbagliava a prescindere dà un po' fastidio, ad essere sinceri. Vojo di': lo vedi ad Auschwitz a chiedere scusa per i crimini del suo popolo contro gli ebrei, lo senti che cita nientemeno che l'Antigone di Sofocle, ma no, "non ha preso sufficientemente le distanze dai nazisti, ha lasciato intendere che i tedeschi erano all'oscuro di tutto e la colpa è stata solo di Hitler e dei suoi". Lo senti parlare a Ratisbona di una cosuccia come il rapporto tra fede e ragione e ad un certo punto gli casca una raffinata citazione contenente un'osservazione appena appena critica sull'Islam (dalla quale lui peraltro prende le distanze), e subito si grida allo scontro di civiltà e gli tocca fare un viaggio in tutta fretta in Turchia a dimostrare che Benedetto loves Muhamad. Trema la terra in Abruzzo, vittime e danni, gente che ride al telefono pensando ai fondi per la ricostruzione, e su faceboook compare in un colpo una pagina intitolata: "Quelli che Wojtyla sarebbe andato a piedi a L'Aquila a confortare i terremotati", per dire che il popolarissimo Papa polacco, vicino alla gente, mica come questo qui tedesco, non avrebbe esitato a precipitarsi nelle zone del terremoto, laddove Benedetto se ne stava quieto in S. Pietro a dire due rosari per i morti. Ora, sarebbe stato interessante chiedere agli estensori della pagina a quale Wojtyla stessero pensando, perché, all'età che aveva Benedetto all'epoca del terremoto, ovvero 82 anni, Wojtyla non aveva nemmeno più la forza di sollevare il cucchiaio da solo. C'era dunque da accusare l'ottantenne Ratzinger e chiedergli una 'prestazione' che Wojtyla certo avrebbe erogato con gioia, ma a 60-65 anni al massimo? [Parentesi: comunque Benedetto nell'Emilia terremotata è andato]
Insomma, la pubblica opinione, su cui restiamo manzonianamente scettici quando si trattti di grandi flussi di idee, ha ormai 'adottato' Bergoglio, almeno a parole. Sulla questione della povertà, intesa certo non come pauperismo, ma come scelta di moderazione dello stile di vita, vedremo quanti lo seguiranno, in particolare di quella brava gente che urla ai quatto venti di essere tenacemente di sinistra, e quindi vicina al popolo, ma tiene il portafogli, rigorosamente, a destra.
Voto: Bergoglio 8, Ratzinger 9 di risarcimento per le amarezze pregresse.


Berlusconi: premesso tutto quello che già si sa da un bel po', ieri Silviuccio... mah... era lui o era il suo Pokèmon? Saranno state le luci della primavera, il completo serioso, le ciglia aggrottate [parentesi: ma non aveva tutte le congiuntiviti del mondo? Dove aveva gli occhiali?], insomma, ieri ho avuto l'impressione di una balena prossima a spiaggiarsi, o peggio di un elefante che cammina lemme lemme e inconsapevole verso il cimitero. Gli slogan erano sempre quelli, l'inflessione pesantemente brianzola pure, il popolo di prezzolati a fare la claque anche, ma che fatica in quel fiato, che senso di ultime energie raschiate dal fondo del barile, manco fossero i Cavalieri dello zodiaco contro Arles... non dico che sembrasse un disco rotto, ma qualcosa di simile, quasi una figurina di pupazzetto meccanico che continua a colpire con l'accetta la legna anche se questa non c'è, perché si è danneggiato il carillon.
Silvio, io resto della mia idea, hai fatto il tuo tempo, hai arbitrato le sorti dell'Italia per 20 anni, hai creato una legge elettorale disastrosa che ci condanna all'ingovernabilità [e basta col rinfaccismo: "Ma è la legge elettorale che funziona in Toscana, la regione rossa!!!", perché non mi risulta che quella regione risulti ingovernabile ad ogni elezione], sei arrivato a mischiare pubblico e privato in un modo che non li rende ormai più distinguibili, ma per favore non barattare l'appoggio al governo con eventuali salvacondotti o addirittura un tuo uomo al Quirinale, siamo ormai fuori tempo massimo per tutto. Non vedi che la tua mediacrazia ha fatto da territorio di coltura per il fenomeno dei grillini? Non vedi che c'è un'Italia a pezzi a cui non si può più far credere che non è colpa tua anche se hai governato per anni, ma è colpa di chi ti ha messo il piombo nelle ali? Lo ripeto: sia pure così (ma fatico a crederci fino in fondo), TU te lo sei lasciato mettere, 'sto piombo, ergo non sei un politico capace di gestire gli alleati. Non è possibile che l'unica soluzione sia quella del governo sostenuto da un solo partito cui dovrebbe andare più del 50% dei voti, non ce l'ha mai fatta nemmeno De Gasperi. Rasségnati: sei un generale carismatico, ma un politico incapace di sentirsi  dir di no. Quindi non sei un politico. Che è quello che tu dici da vent'anni, ma non è quello di cui oggi il nostro Paese ha bisogno. La tua lotta con la magistratura è ormai un copione stantio, DA ENTRAMBE LE PARTI, sia chiaro, e tutti noi vorremo che ENTRAMBI deponeste le armi, ma così non sarà. Eccoci pertanto a seguire la triste liturgia dei tuoi parlamentari che cantano l'inno italiano in procura a Milano. Hai notato? Tranne i personaggi più avvezzi al copione che imponi loro  (Alfano, Santanché, Biancofiore, ecc.) gli altri cantavano con gli occhi desolatamente bassi (la Ravetto neanche quello, rispondeva ai messaggini...), quasi si vergognassero. Non ti sei chiesto il perché? Non hai sospettato che è troppo chiedere ad un parlamentare di mettersi platealmente contro un altro potere dello Stato in nome di una difesa del Capo che parte da presupposti soggettivi tanto quanto lo sono quelli dell'accusa? Non è il clima che vogliamo, Silviuccio, ma nemmeno tu hai più le forze per alimentarlo. Ragiona di conseguenza, ti prego.
Voto: 6 per l'impegno, 2 perché hai ricandidato la Gelmini, addirittura capolista in  Lombardia.

Bersani: coraggio, Gigino, al limite ti facciamo Ministro delle medaglie di legno. Tu prova a rabberciare i voti, poi si vedrà. Non ho ben capito chi sia la tizia che vorresti mettere alla Pubblica Istruzione, ma va bene, prenditi il tuo tempo. Voto 6 all'impegno, 10 se ce la fai.

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