Motto


"Chi scende, non sale; chi sale, non zucchero; chi scende, zucchero".



Vi ricordiamo che potete scaricare Stella Moda e l'Imeneo da questo post!!!

giovedì 14 marzo 2013

Il Grande Conclave - giorno 2

"Eminenza, si rassegni, tocca  a Lei".
"Ma porque, madre de Dios! E' peggio di Lacrime del tramonto!!".
"Ma cosa vuole che ne sappia quello là... piuttosto, una telefonatina al Papa emerito?"
"Non puedo, avevamo detto un Papa giovane e avete scelto me!"
"Lo spirito Santo, sa...
"Ma non me entiendo de pregar en italiano, como farò ad hablar e a dire el Padre Nuestro...".
"Non tema, dopo un polacco e un tedesco, l'uditorio italiano è diventato di bocca buona..."
"Guardate però che se mi mettete a capo del vapore, anzitutto mi scelgo un nome mai usato, poi saprò mettere a cuccia chi ci ha portato al disastro".
"Sì, sì, lo dicevano tutti, ma non si affanni troppo... una Via crucis a ritmo di tango e avrà tutti ai suoi piedi. Anzi, se una delle prime volte, magari già durante la Messa di intronazione, volesse esibirsi nell'accalappiare qualche Cardinale al lazo, come un vero gaucho...".
"Ma dove sono finito...?"



Questa, in estrema sintesi, dev'essere stata la conversazione tra il nuovo Papa Francesco e il Cardinale che deve chiedergli ufficialmente se accetta l'esito dell'elezione. Il già graditissimo Bergoglio, che a fronte dell'età promette scintille, deve tuttavia aver dovuto pensarci bene prima di decidere, visto il climettino che attanaglia il Vaticano. Anche perché, secondo me e la Spocchia, le cose sono andate come vedremo adesso nel flashback che provvediamo a proporvi...


Città del Vaticano, Cappella Sistina, ore 15.00 e qualcosa, dopo il quarto, infruttuoso scrutinio. Mentre un paio di Cardinali diaconi provvedono a spazzar via con lo scopettino i resti semibruciacchiati di Scola, Poletto, Sepe, Schoenborn, Maradiaga e Dolan, la cui incapacità a raggiungere il quorum ha consigliato di eliminarli fisicamente per ridurre il numero dei voti dispersi, i Cardinali ancora vivi si guardano desolati negli occhi, ciucciando sconsolatamente degli Zigulì azzimi ad usum paenitentiae. Lo spettro di passare tutta la Quaresima e la Settimana santa chiusi tra la Domus di Santa Marta e la Cappella Sistina comincia ad aleggiare minaccioso. Niente uova pasquali, niente abbacchio, soprattutto niente gita fuori porta sui colli Albani. Un devoto pensiero vola a Castel Gandolfo: "Perché ci hai fatto questo? Non potremmo rieleggerti e finita lì?". 
Il fumo degli incensi va a rapprendersi in forma di nuvoletta giusto in corrispondenza della zona dell'affresco raffigurante il Giudizio universale michelangiolesco in cui il Maestro si è 'autoritratto' in quella pelle umana sgonfia e vuota che risale dai morti verso Gesù.



"Così dunque è il fine di tutto? Mentre il mondo ci guarda, noi abbiamo dimenticato la pulverulenta essenza dell'uomo, carnale ed effimera imago Christi, come lui destinato ai patimenti? Davvero siamo diventati un baraccone mediatico che vende la gioia e si fa beccare con le mani nel sacco altrui? Finiremo per confessare i fedeli via Twitter?". Questi sono i pensieri di un nutrito numero di porpore, atterrite dal Cristo giudicante di Michelangelo, che con quel braccio alzato e la Madonna rannicchiata al fianco pare fulminare uno per uno gli inquilini del sacello, inchiodandoli alla loro nequizia.



Un colpetto di tosse. Il Cardinale incaricato di distribuire i bigliettini per la successiva votazione richiama delicatamente i colleghi ai loro obblighi. "Guardi, Eminenza, ringrazi che ogni centimetro quadrato di questo sacro luogo è patrimonio dell'umanità, sennò l'avrei già sbriciolato a testate!", urla un porporato asiatico nel ricevere il foglietto. "È un'indecenza!" sbotta un africano "Peggio della clausura! È questo il modo di trattare dei dignitosi ometti avanti con gli anni? Nel 2013 siamo ancora qui con i voti cartacei! Ma un televoto direttamente dalle nostre diocesi, spaparanzati in sagrestia, no?".
"Sentite, Eminenze, quando lo Spirito Santo sarà comunicabile via email, ne riparleremo. Ora si procede alla vecchia. Diamo un'occhiata a Spotted, piuttosto..." (ricordiamo la vittoria dei cardinali africani nella prova settimanale...).
Si apre facebook.va. Spotted Cappella Sistina. Il delirio. "Tu, che sei entrato per cinquantasettesimo ieri e mi hai guardato con aria superciliosa perché sei arcivescovo da più anni di me, non credere che ti voteremo solo perché parli bene il latino". "Ehi, tu, quinta fila, decimo posto, sai che te la tiri da matti? Credi di essere l'unico a conoscere a memoria il libro di Qoelet?". "Gente, che ne dite di fare un flashmob al sesto scrutinio per vedere se si accorgono ?". Eccetera eccetera eccetera.
"Venerabili fratelli..." piagnucola un europeo "...mi pare abbiamo smarrito la strada. Decidiamoci una buona volta: o star qui dentro fino a consunzione, o uscire entro stasera".
"Ma se continuiamo ad avere cardinali che si prendono 30 voti ciascuno... È una situazione senza sbocco...".
"Oddio, uno sbocco ci sarebbe..." sussurra un'Eminenza nello spegnere il computer "Sapete come funziona nel mondo della scuola italiana quando si tratta di assumere a tempo indeterminato i professori?".
"Si fa il concorso, no? Chi vince passa di ruolo".
"Non solo. Chi anche non passa di ruolo subito, perché i posti non sono sufficienti, può attendere che arrivi il suo turno venendo inserito nelle graduatorie di merito e in quelle permanenti ad esaurimento. Man mano che si liberano posti vacanti, si immettono in ruolo gli aspiranti scorrendo le graduatorie secondo il punteggio".
"Ah!" esclamano 22 cardinali, lievemente imbambolati dalla rivelazione.
"Quindi?", chiede uno dei presbiteri.
"Beh, il Papa mica è morto, è emerito, quindi in linea teorica la graduatoria finale che l'ha visto trionfare 8 anni fa è ancora valida".
"Sì, volendo..." rimugina dottamente un arcivescovo.
"Lei dunque, Eminenza, suggerirebbe... ma mi pare un po' tirata...".
"Ma perché mai? I conclavi si fanno a Papa morto, ma se uno si ritira, vale la graduatoria che lo ha eletto. E si va a scorrimento". Un mugolìo si sente provenire da uno degli sgabelli in fondo alla Cappella.
"E quindi... aspettate, chi era qui l'altra volta? Lei, Eminenza, ottimo. Chi ha preso più voti dopo Ratzinger?".
"Oddio, così su due piedi... Sandri?", ma il feroce nonononono fatto con tutte e due le mani dall'interessato fa abortire l'ipotesi.
"Ma no, era l'altro argentino, coso... Bergoglio! Si, Jorge Mario Bergoglio! Era lui, Martini non se la sentiva, poi ci siamo buttati tutti sul tedesco, ma il secondo è stato lui, certo!!". Altri mugolii.
"Beh, allora è fatta!" Si frega le mani il Cardinale scrutatore "A saperlo, ci risparmiavamo tutta questa fiera...".
"Vabbe', non pensiamoci, il dado è tratto". Rumore di corpo umano che cade da sgabello.
"Ottimo, allora... Cardinale Bergoglio, venga pure qua... Ehm... Cardinal Bergoglio???". Tutti si voltano verso l'angolo della Cappella da dove provenivano gli strani rumori e vedono, riverso su un fianco, per l'appunto Bergoglio. Quindi si gettano su di lui per rianimarlo.
"Su su su, fratello, facciamo che abbiamo votato pro forma... il nuovo Papa è lei, chiudiamola qui", taglia corto il capo scrutatore, mentre gli altri rimettono in piedi l'argentino. Il quale, dopo un flebile gesto di diniego, si trova con la stola in spalla.
FINE FLASHBACK


COMMENTO AI FATTI
A parte che questa di Bergoglio che era arrivato secondo l'altra volta mi era sfuggita, mi ritiro idealmente da Piazza S. Pietro portandomi dietro il mio fagotto di pronostici avvizziti e il mio cartellone "Forza Tagle!!", opportunamente rimboccato e pronto per l'inceneritore.
Ok, volevamo il nuovo e siamo stati serviti. Un Papa dell'emisfero sud, con un nome mai usato prima. Riservandomi ulteriori analisi per frangenti meno complessi, mi limito qui ad osservare la maestria filologica che sottende all'elezione papalizia testè avvenuta.
1. Cari futuri Papi, aspettatevi che anche nei conclavi venga introdotto il sistema delle graduatorie: morto un Papa, se ne nomina un altro, basta vedere chi ha più punti. Sarà evidentemente possibile acquisire punteggio anche frequentando master di 1600 ore, tipo qualche corso For.Com. dal titolo: "Didattica delle Lamentazioni", oppure far valere doppio il servizio prestato in sedi disagiate (Nairobi non è Los Angeles, si capisce...). Insomma, anzianità di servizio e titoli faranno finalmente giustizia dell'obsoleto sistema di elezione che non fa altro che inquinare la già mogia aria romana col fumo ai solventi chimici che vien dalla Cappella.
2. Tutti a rompere le scatole che da 35 anni non ci sono Papi italiani. Ora, a parte che, in un organismo multinazionale come la Chiesa, Anno Domini 2013, sarebbe solo che ASSURDO pretendere che un unico Stato fornisse i vicari di Pietro, stavolta i cardinali hanno giocato di fino: Bergoglio, come il cognome lascia ampiamente dedurre, è di origini piemontesi....
3.    Tutta la retorica sul Papa di colore da affiancare idealmente ad Obama si scioglie in una tiepida serata romana. Volevate il Papa nero? Bene, Bergoglio è gesuita, e il capo dei gesuiti da sempre viene soprannominato Papa Nero. Direi che più o meno ci siamo.
4. Il nome, come suol dirsi, è tutto un programma: lo hanno eletto anzianotto, trascurando i nostri consigli? E lui non ha nulla da perdere, a questo punto spazzerà via più marciume possibile, provvederà davvero francescanamente a riconvertire alla povertà evangelica la Chiesa. Il che non vuol dire che questi si sposteranno in risciò o comunicheranno col telefono a gettoni, ma certo si farà in modo che le violazioni del sesto e settimo comandamento, a quanto pare un filino diffuse tra i Sacri Palazzi, siano frenate se non fatte estinguere. Ottima botta mediatica la croce di ferro e non d'oro sopra la veste, eccelso il gesto di indosssare la stola solo per il momento della benedizione urbi et orbi per poi togliersela subito, come a dire che non servono sovrastrutture barocche per il ministero petrino; grande l'idea di definirsi solo vescovo e non anche Papa. La preghiera silente con inchino verso la piazza, un boom. Certo, il passato del Papa è molto, ma molto wojtyiliano, la qual cosa certo lo renderà subito più popolare del teologo freddo e teutonico che ebbimo fino a un mese fa. Il 'buonasera' e il 'buonanotte' che hanno aperto e chiuso il saluto alla folla fa molto Giovanni XXIII. Insomma, la linea è quella, Paolo VI e Benedetto XVI stanno da quest'altra parte. Un'alternanza che, in astratto, non può che giovare alla Chiesa. L'importante, però, è non cadere nell'errore dell'ultimo periodo di Giovanni Paolo II, ovvero consentire alla popolarità del carisma di scavalcare la sua efficacia. In altre parole, preferiremmo avere meno bimbominkia cattolici che gridano 'viva il Papa' a favore di telecamera, come se fosse un Justin Bieber qualsiasi, e subito dopo corrono in cameretta a dedicarsi al bricolage, e più gente che preferisce agire in silenzio piuttosto che sgomitare per avere il posto in prima fila per farsi riprendere alle Messe in tv. La dimensione ormai inevitabilmente mediatica della religione cattolica non deve trasformarla in uno show. Bisogna aiutare i fedeli a coltivare l'interiorità, non far passare il messaggio che ciò che conta è la partecipazione all'Evento. Cioè, questo senza quell'altra è un guscio vuoto. Sarà una lotta dura, ma Francesco pare avere le idee chiare: come il suo eponimo, anche lui è stato nel mondo prima di prendere i voti, quindi sa bene come vanno certe cose. Accetterei pure il rischio di terzomondizzazione del pontificato, se ciò servisse a salvare l'occidente dalla deriva nevrotica che ormai lo attanaglia: guardare al di là delle nostre mura dorate è la miglior cura alla nera insoddisfazione dei cuori che credono di risolvere tutto a colpi di benzodiazepine. Si sa, più il sorriso è splendente, più fondo è il baratro che deve coprire. Il sorriso mite di Francesco, secondo noi, nasconde invece una volontà d'acciaio. Vedremo.

(Oh, Tagle, don't worry, il prossimo giro è il tuo, giurato....)

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