Motto


"Chi scende, non sale; chi sale, non zucchero; chi scende, zucchero".



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sabato 4 gennaio 2014

Scegli con chi stare...


Tempi complessi quelli in cui tocca dover dire: "Io sto con Caterina" (sì, QUESTA Caterina). A parte che il promotore dello slogan è Renzi, e ciò dimostra la sua mostruosa capacità surfistica di cavalcare sempre l'onda (ciò per cui anche Paolo Bonolis diede del surfista a Fabio Fazio ancora anni fa); fa però specie che una ragazza che vive anche grazie ai risultati della sperimentazione medica sugli animali, e che non può che benvenire simili pratiche, riceva auguri di morte da sedicenti animalisti. Ma, si dirà, l'imbecillità alligna ovunque. Semmai, allora, ri-stupisce al cubo che dire: "Io sto con Caterina" sia sentito come un obbligo. Certe cose, secondo me e la Spocchia, non dovrebbero essere 'obbligatorie', in quanto automaticamente vere & buone e quindi sceglibili in mezzo a nessun'altra alternativa; vojo di': l'obbligo morale di per sé non dovrebbe nemmeno configurarsi come obbligo, perché se una cosa è giusta in sé universalmente, non c'è obbligo, la si fa perché di sì; laddove invece, secondo la nostra etica, l'obbligo vige nel momento in cui, a fronte di determinate situazioni, la natura dell'uomo, di suo imperfetta, potrebbe indulgere, verosimilmente, a scelte sbagliate, e quindi entra in gioco il binomio ordine-sanzione (anche il semplicissimo obbligo di stop al semaforo rosso, pena la multa, rientra in questa categoria, nevvero?) per portare alla scelta buona, neutralizzando la cattiva. Ma allora, ripongo la questione, perché sentirsi obbligati a dire: "Io sto con Caterina"? C'è davvero un'alternativa a ciò? Purtroppo sì, e ce la mostrano gli animalisti pazzi, parenti stretti di certi vegani folli quando non ridicoli, di quelli che mangiano solo frutta caduta spontaneamente dai rami degli alberi per non fare male alla pianta. A Machittevòle, Gelmini esclusa, concediamo un benevolo orecchio a chiunque, ma per un quasi integrale veganesimo ho visto gente di 33 anni morire di mieloma (non sarà stata la causa principale, Brescia notoriamente è tumor-city per millemila motivi, ma il dubbio mi resta sempre) e certi estremismi meritano da parte mia uguale estremismo. 
Domanda: qual è il motore principale che può spingere certuni ad augurare la morte a Caterina? Questo: l'idea che l'uomo è tutto sommato un intruso nella natura, un essere cattivo che, pressoché unico tra tutti gli animali, non si è adattato all'ambiente, ma da un certo momento in poi ha modificato, via via più pesantemente, l'ambiente alle proprie esigenze. Risultato: Gaia, la nostra Madre Terra, boccheggia. Potrebbero queste premesse mettere capo ad una strategia di sviluppo sostenbile fatta di miglior sfruttamento delle risorse terrestri? Macché: l'idea di costoro è che l'uomo deve appaiarsi al resto del regno animale, quindi i malati molto malati (Caterina, per dire) semplicemente si rassegnino, accettino che la natura, la buona natura pre-leopardiana, ha purtroppo voluto per loro un metabolismo perdente, ma guai a pretendere di sacrificare criceti e altra selvaggina per cercare di combattere la malattia. Di fatto, accade ciò che Matt Groening ha meravigliosamente affrescato in quell'episodio di Futurama in cui gli alieni stanno per distruggere la terra, ma con uno stratagemma si potrebbe rifilar loro una coppia di gorilla e se ne tornerebbero sul loro pianeta contenti. Ecco che, sul più bello, quando tutto pare compiersi, irrompe l'animalista pazzo che svela il trucco e si coccola il gorilla appena salvato, naturalmente in spregio della salvezza del resto dell'umanità. Accade poi a costui che gli alieni se lo pappino subito dopo, e non è certo questo il destino che auguriamo agli animalisti pazzi. A questi mostri che riducono a paccottiglia ecologica il mix di malattie di un membro DELLA LORO STESSA SPECIE, in ciò rinnegando secoli di humanitas, vorremmo simpaticamente intimare di rinunciare sin da subito a tutte le conquiste del progresso umano, perché se l'uomo è cattivo, è cattiva anche qualsiasi cosa egli abbia inventato o scoperto. E quindi da costoro non ci aspettiamo solo che prendano la bicicletta ogni tanto quando l'auto non è necessaria, né che usino i detersivi con tanti tensioattivi biodegradabili, né che tirino l'acqua del wc solo in casi estremi di puteolenza insopportabile del bagno. No no no: abbandonino le loro casucce, i lettucci, i cibi cotti, i vestiti, insomma ritornino nelle caverne. Almeno saranno certi di essere buoni con la Natura.

mercoledì 1 gennaio 2014

Circo- stanze romane.

Satolli dopo un lauto pasto, io e la Spocchia ci muovevamo sicuri e ballonzolanti per le vie dell'Urbe. Gente di ogni specie & distinzione popolava le strade brulicanti. Mentre ci si avvicinava speranzosi alla piazza dei Fori imperiali, domande su domande pullulavano nelle nostre capocce. Nello specifico: 1) Mi sarebbe esploso un petardo in faccia prima di mezzanotte? 2) Quante ambulanze sarebbero sfrecciate con a bordo individui maciullati dai loro stessi arnesi? 3) Avrei litigato con qualche olandese ciucco? 4) Quale sarà stato il segreto di quelle cotolette d'agnello impanate che non si tiravano dietro neanche un filo d'olio? Mentre simili e altri interrogativi ci ronzavano in testa, giungevamo nel luogo in cui conveniva di fatto l'umanità intera: il Colosseo. Scie laser sui muri e nel cielo, venditori ambulanti cingalesi con le mani grondanti di roba sberluccicosa, gente attaccata al prosecco o al Gordon gin mischiato con la lemonsoda, petardi-bomba modello Beirut 1980, acrobati simil- Cirque du soleil che si arrampicavano sul niente, mamme col passeggino che speranzose - o incoscienti- spingevano il pupo in mezzo ad una folla densa come l'olio delle acciughe. E la Spocchia: "Senti, non è che stiamo perdendo il nostro tempo?"; "Perché dici ciò, Spocchia mia?"; "Mah, sai, questi posti così affollati... minimo scoppia una rissa con noi al centro"; "Ma figurati...". @@BOOOOOMMMMM!!! @@Altro petardo modello Beirut. "Vabbe', Spocchia mia, se ci sarà da menar le mani...."; "Ma s'era detto serata artistico- transgenica..."; "Infatti stiamo andando a sentire Nina Zilli".  E poi: poteva dirsi seria una serata in cui avanzavamo in mezzo ad una marea di bimbominkia diffusi - adulti e piccini- acconciati all'ultimo grido? Scoprimmo infatti che per fine 2013 si portava molto il cerchietto coi cornini stile Lamù, ma naturalmente si trattava di cornettini luminosi colorati di rara tamarraggine; c'era poi chi ripiegava sulle coroncine modello principessa de La storia infinita, mentre altri andavano sobriamente sugli occhialoni occhio di vespa coi lustrini. "Questa è civiltà...", mi dicevo, appuntando sul tablet ciò che state leggendo, con contestuale riflessione sulla potenza luminosa complessiva degli aggeggi, tale per cui, più che verso il Circo massimo, mi pareva di dirigermi sulla Stella Piumata a sentir cantare l'incantevole Creamy.  Un popolo glitteratissimo finiva dunque a convergere la' ove il Concertone di fine anno era iniziato da circa un'oretta. Senza fatica soverchia io e la Spocchia ci inoltravamo in mezzo al tamarrume ai bordi del Circo, in posizione quindi rialzata a sufficienza per poter vedere il palco e chi vi stava sopra. Certo, in altri tempi non sarebbe passato uno spillo anoressico in mezzo alla gente, ma si vede che quest'anno tira così, i romani e i turisti si sono spalmati su più fronti. O forse non amano Nina Zilli. Eccoci dunque in the middle of nowhere, mentre sull'altro lato del Circo, e nella spianata al centro, era tutto un friccichio di lucine colorate rosa, blu, viola, verdi. File inteminabili di birre già consumate sui parapetti, bottiglie tristemente abbandonate sul terreno, che costavano cadute a più di un turista, petardini e miccette (e in lontananza i petardi modello Beirut), atmosfera carina, ma poco carica. Strano: stava cantando Nina Zilli. La quale Nina Zilli aveva optato per la solita mise poco appariscente: avvolta in carta d'alluminio e ai piedi stivaloni con pailettes dorate e zeppa.Stylish, stylish. Ninetta nostra, prova ulteriore che ad una cantante non basta remeggiare le braccia e ballicchiare su e giù, né giovano i paragoni con la classe di Mina, se di Mina viene a mancare l'attributo fondamentale: la voce. Ninuccia è così, ride, si atteggia, gorgheggia, ma non arriva sotto pelle. Non solo la mia (la Spocchia non ce l'ha, quindi è fuori statistica), ma a quanto pare neanche quella del pubblico: tra una canzone e l'altra, la nostra performer provava in tutti i modi a scaldare la platea, ma niente: "Ecco qui, serata fantastica, capodanno 2013, forza Roma fatti sentireeeeeeeeeeeee!!!!", risposta del pubblico: "Iiiiihhhhhhh........" (a spegnersi) e lei, ostinata, "Non sento bene, dove avete la voceeeeeee??????Daiiiiiiiii!!!!!" e il pubblico: "Ieeeeehhhhh....." (a spegnersi). E via così. Ciao Ni', non ci mancasti (noi si venne per Niccolò Fabi e Malika Ayane, sallo). Ma era ora la volta della conduttrice dell'evento, perché ogni Evento ha la sua Conduttrice, e in effetti scemi noi a pensare che Zilli, Fabi, Ayane e gli altri si alternassero così a botto, senza una Saggia Guida a reggere le fila della Cerimonia. Eccola, la Saggia Guida: un incrocio, soprattutto cerebrale, tra Martina Stella e Vanessa Incontrada, toscaneggiante, zompettante e cinguettante e, soprattutto, totalmente incapace di gestire l'Evento, che in mano a lei sembrava al massimo la cerimonia di chiusura del Grest di Acqualunga (we love Acqualunga, forever in our hearts!). Morale, colei che da qui in avanti chiameremo convenzionalmente La Cretina sbimbominkieggiava da par suo, rivolgendosi a caso ora al pubblico, ora ai cantanti, ora al cielo, sempre con frasi ficcanti ("Che bella festaaaaaaa...............grande Ninaaaaaaaaa........ciao Romaaaaaaaaaaa........... auguri a tuttiiiiiiiiii") nell'indifferenza generale. Congedata adunque Ninetta, La Cretina provvedeva a spoilerarci l'imminente arrivo del Fabi, "Solo qualche minutho, giusto il thempo di hambiare gli strumenthi, ma adesso facciamo sentire un hantante che piace thantho al nostro pubbliho a hapodanno, BOB DYLAN!!!!" (Il noto cantante di capodanno, vero?). Partiva Dylan registrato e noi ad attendere. Intorno, solita gente, solite facce, solita fuffa MA assenza totale di Directioners. Potenza di Nina Zilli. Finiva Dylan, tornava sul palco La Cretina, che doveva ben giustificare la sua presenza lì, e allora se ne usciva con argomenti di profonda sociologia: "Amici, lo sapethe che a Venezia L'ALTRA VOLTA (?) hanno fatto UN RADUNO (?) dove si sono scambiathi il bacio più lungo del mondo?????". Avendo capito l'antifona, ci guardavamo in giro: tardone accompagnate a tardoni, gruppi sparsi di giovincelli ebbri che slinguazzavano le loro belle già da mo', due cretini che si facevano il selfie. Siamo a posto, dicevo tra me e me e la Spocchia. Ma La Cretina proseguiva: "Ecco, là a Venezia erano solo 70.000 [a mollo nel Canal grande? NdR] , ma noi stasera, qui, a Roma, siamo ducentomilaaaaaaa!!!!! [Ma che ti sei bevutaaaaaa!!!! NdR] e alloraaaaaaa..... ci scambieremo l'abbraccio più lungo del mondoooooo! Al mio thre, chiunque abbiate vicino [si inseriva nel frattempo un gruppo di romani strafatti, che si sarebbe segnalato di lì a poco] abbracciathelo, ma davvero, eh?". Comparivano alla nostra sinistra una bimbominkia di 20 anni circa coi cornini viola e il naso attaccapanni, a destra un vecchio. Brividi. "Uno..."; brividi; "Dueeeee...."; ipoglicemia; "Threeeeee!!!!! Abbracciateviii!!!!". Tutti fermi, tranne una coppietta alla mia destra. Ok, passata pure questa... peggio dell'addestramento di Kenshiro.... Ma lei, La Cretina intendo, non era sazia: "Allora, amisci, pubbliho di Roma Circo Massimo, manca poho a mezzanotte, preparathevi a festeggiare!!! Facciamo homparire sullo schermo che ore sono!!". Sullo schermo comparivano le 23.15. E lei: "Ohhh, bene, manca un quarto a mezzanotte!!!". E dalla platea partivano insulti, cui si univa sommessamente il nostro (mio + Spocchia): "Ma impara a leggere l'ora, cretina!". Evidentemente, però, l'arricciolamento della chioma del Fabi nel backstage stava richiedendo più del previsto, giacché, non contenta di averci sfranto le gonadi coi suoi siparietti monovoce, La Cretina chiamava sul palco uno dei conduttori di RadioDue, che stava coprendo l'evento, per interagire lepidamente. Lui, il conduttore, avendo capito evidentemente da un pezzo quale acuta massa cerebrale era stata chiamata a dirigere la baracca, non si provava nemmeno a far notare alla Cretina che aveva sbagliato a leggere l'ora; lei quindi proseguiva imperterrita: "Ma he bella seratha, non trovi???"; "Ah, ccerto, veramente un bel pubblico.... Ma secondo te, quanti romani cce stanno a ssenti' qua ar Circo massimo?"; "Lo vediamo subithoooooo!! Allora, al mio thre [fin lì sa contare, che vi devo dire....NdR] tutto il pubbliho, no, cioè, tutto il pubbliho solo i Romani, insomma chi è di Roma griderà 'Ahoooooooò!!!!', va bene? Al mio thre, uno, due , threeeee!!!". Partiva un tiepido ahò dalla platea. "Però, che halore!", diceva La Cretina all'altro, che rincalzava: "Vabbe', mo' vediamo quanti sono i turisti: ar mio tre, gridate oooooooohhhhh, che sarebbe addi' ahò senza la a [questo è spettacolo, per Giove! NdR]". Partiva il grido, identico per intensità al precedente, e La Cretina: "Però, allora sono più i turisti dei romani!", "Pare dde sì", confermava l'altro. "E allora concludiamo coji stranieri: se siete stranieri ['from all over the world!!!!', precisa La Cretina], gridate yeah, al mio tre!!". Silenzio. "Ahò, so' tutti italiani...", concludeva il tizio e tornava ad intervistare gli artisti giù al box.  Lo strazio per fortuna finiva grazie all'ingresso di Niccolò Fabi, il quale, liquidata rapidamente La Cretina, partiva in quarta col momento subito più struggente della serata: la canzone Una buona idea, che di suo ci stava già benissimo, vista la serata capodannizia piena di buoni propositi per il 2014, si caricava evidentemente di significati altissimi, dato che il ritornello: " Mi piacerebbe essere il padre di una buona idea" valeva doppio, essendo cantato da uno, il Fabi, che di buone idee per fortuna non fa difetto, ma che ha avuto la disgrazia di perdere una figlia di 2 anni per meningite. Possiamo assicurarvi che, tutte le volte che la canzone finiva sulla parola 'padre', passava negli occhi di Niccolò un velo sottilissimo di tristezza, subito incendiato dalla grinta con cui la parola medesima veniva scandita, quasi ringhiata, ad esprimere la voglia di dedicare la serata a lei, rinfacciando la propria rabbia al destino, però in una forma così discreta e dissimulata, così Niccolò Fabi in definitiva, che persino la Spocchia si è commossa.  E poi si scivolava via, una goduria dopo l'altra, Il negozio di antiquariato, Capelli (in versione rock), Lasciarsi un giorno a Roma, piccoli capolavori di sentimenti quotidiani ed elegantissimi che ci ricordavano che esiste una speranza oltre Fabio Volo e il suo sentimentalismo da Bacio Perugina (parliamo del resto del confronto tra un laureato in filologia romanza, il Fabi, e un simpatico ciarlatore con la terza media, il Volo- momento antipatia on, ci sta, fatevene una ragione).  S'era intanto fatta una cert'ora. Precisamente le 23.48. E la Spocchia: "Mettiamoci in disparte, qui fra dieci minuti inizierà il finimondo...". Cercavamo allora un comodo seggio parapettile, a fianco di un quartetto di quarantacinquenni veneti che tentavano, perlopiù invano, di scattarsi foto col Samsung S4. E noi, seduti, sentivamo i razzi terra-aria esplodere ovunque attorno, vedevamo le mongolfiere di carta salire leggere al cielo, portandosi con sé i desideri e le speranze di chi le faceva decollare, in effetti pareva di stare in mezzo ad una guerra. Ma forse il capodanno non è altro che la guerra contro le delusioni dell'anno passato cui si unisce il desiderio di costruire il nuovo? Diciamocelo pure: l'aspetto parabellico che spesso il capodanno assume è un retaggio neanche troppo velato di riti di passaggio che prevedono simulazioni di distruzione e rinascita.  Così pensando cercavo di far passare i minuti che mancavano; avrei certo potuto pensare a qualche puntata di Criminal Minds, o immaginare quale nuovo personaggio di Glee sarebbe schiattato nel 2014, invece no: per effetto evidentemente dei tagliolini cacio e pepe ingurgitati 3 ore prima, mi si svelavano aspetti filosofici della festa che non avevo mai considerato; da ciò deducevo che, a botti finiti, bisognava provvedere ad uno spuntino. Ma c'era tempo: scoccava la mezzanotte e partivano i missili, baci e abbrracci, girandole di scintille, cerchietti lampeggianti lanciati ovunque, una dei quattro veneti di cui sopra che, nel goffo tentativo di scendere dal parapetto che separava il terrapieno del Circo dalla strada (altezza un metro scarso) rotolava di fianco ora avanti ora indietro, risate degli altri tre, ma, ma, ma... "Sì, manca qualcosa", osservava tetramente la Spocchia. E io ne convenivo: non potrei dire che non ci fosse allegria, in quel momento, ma, ossimoricamente, percepivo un'allegria fredda. Mancava l'entusiasmo, mancanza appena coperta dal fragore dei botti. Le facce dei circostanti a me erano appena appena insorridentate, giusto perché sì, dai, Circo Massimo a Capodanno, almeno stanotte ridiamo, ma io e la Spocchia abbiamo avuto nettamente la percezione che il defunto 2013 si sia portato via molti sorrisi, come in certi cartoni giappi in cui il cattivone di turno prosciuga l'allegria alla popolazione e poi si aspetta il mago, la maga o il chimico di turno per riassestare tutto. Gente che beveva, ma non cercava più nemmeno l'ubriacatura fine a se stessa, conscia della sua fondamentale inutilità. Si avvertiva un certa rassegnazione ad aspettare tempi migliori nella coscienza che tale miglioramento non dipende da chi lo spera, ma da circostanze oggettivamente incontrollabili. Spiace che si sia giunti a questo fondo. Sensazioni, forse. Ma di rara concretezza. Ecco quindi che toccava a Malika Ayane dare un po' di brio post-botti alla serata. Missione compiuta dal punto di vista cromatico: capello biondo inguardabile e tubino (nel suo caso un po' più che tubino) rosso fuoco capodanno, più tutta la caratteristica serie di smorfiette, miagolii, gesticolature da neuropatica che l'hanno resa apprezzata & famosa a tutte le latitudini. E, in cima a tutto, le sue miticissime frasi prive di qualsivoglia senso, frasi che Malika ad ogni concerto pronuncia nella fretta di riempire il vuoto tra una cantata e l'altra, giusto per non fare la figura della cantante fredda e poco ammiccante al pubblico, ciò di cui sono accusate da mo' sia Giorgia che Elisa, passando per Carmenco'. "Allora, Malika," inizia La Cretina "sei contenta di dare tu l'inizio al nuovo anno?", "Certo, grazie a tutti che siete qui, è la prima volta il primo dell'anno per me a roma, graziegraziegraziegraziegraziegrazieeeeeeee!!!! ". E fin qui, ok. Poi Malika cantava Tre cose e gli esseri umani intorno a me, che fin lì non avevano dato gran segno di vita, cominciavano a muovicchiarsi sulle gambe, così come Malika gattoneggiava sul palco con le sue pose improbabili, lanciando sensuali richiami allo zompo post-evento indirizzati ai suoi stessi "miticissimiiiiiii!!!!" membri della band ("i miei compari", li definiva). Peccato che il tilt fosse dietro l'angolo: "Oh, adesso, graziegraziegraziegrazie Roma!!!!, adesso dicevo cantate con noi, e se non la sapete scegliete una vocale a scelta e cantate!". Ehm, sì.... Partiva Ma cos'hai messo nel caffè?, e una selva di punti di domanda fioriva sopra le teste della platea nello spiazzo: di che vocale parlava Malika? Semplice: si era confusa con la scaletta, perché la canzone a colpi di vocale era quella dopo, Thoughts and Clouds, dove si canta: "She says aaaa-aaa-aaa-a-a!". E vabbe', succede. Poi: "Graziegraziegraziegrazie, che bello, oh, se poi il 2014 non va bene, questo è un precedente micidiale!". Ehm, sì... E via con La prima cosa bella, e qui il risveglio dei romani strafattoni di cui si diceva. Malika cantava: "La senti questa voce?" e i fattoni: "A Mali', e tu lo senti questo vaff******?". Stavo per girarmi a mazziare il sacrilego, quand'ecco un intero coro di ubriachi, mix maschi-femmine, età poco sopra il bimbominkiese, intonare (si fa per dire): "La prima cuosa beeeeellllaaa- che uho auuuto dalla uiiita- e il tuouo suorriso giovanehhhh sciueituuuuuu!!!!". Compresa la disparità di forze in campo, tornavo al mio nido. In tempo, peraltro, per godermi l'unico vero motivo della mia presenza al Circo Massimo: l'esecuzione dal vivo di Ricomincio da qui, il gioiellino confezionato da Arnò-Pacifico per Malikuccia nostra, un pezzo che ad averlo dato 40 anni fa a Dionne Warwick oggi lo saprebbero cantare anche le badanti svizzere. Malika non deludeva, arieggiava le note della canzone con le morbide tonalità esotiche e speziate di cui è capace solo lei, saliva di ottava con irrisoria facilità, gesticolava a caso con altrettanta facilità, ma arrivati a: "E mi porterà- a non fermarmi mai..." ecc. ecc. un tumulto scuoteva le coscienze dei presenti e giù nello spazio fronte palco le braccia iniziavano a sbracciarsi. Ok, Malika, mission accomplished. "Ancora tu....qui..." veniva flautato nell'aria come una nuvola d'incenso & cardamomo e l'ipnosi cessava, ma che ipnosi! L'unico, autentico momento di estasi, nel senso di "uscir fuori dall'ordinario", della serata. Clap Clap. Poi si andava verso il congedo: "Oh, graziegraziegrazie, adesso il momento-limone, nel senso che le due canzoni a seguire vanno benissimo per quando si limona". Ehm, sì... soprattutto Come foglie, chi non limonerebbe al suono di "È piovuto il caldo.... d'estate muoio un po' "? Ma va bene così, seguiva l'ultima canzone e poi ciao ciao Malika.  E così, sazi ma felici, io e la Spocchia ci apprestavamo a guadagnare il metro'. Senza danni, oltretutto, anzi, c'era pure il momento lollons: gruppo di bimbominkia che veniva nella nostra direzione, uno di loro dava un calcio per sbaglio ad una bottiglia di birra vuota che giaceva solitaria sul pave', io spostavo le gambucce per non venir birrato, la bottiglia mi passava in mezzo alle gambucce e il bimbominkia mi guardava estasiato: "Tunnel!!!". Ah, che momenti. Ma il metro' chiamava. Non prima di aver mantenuto la promessa- panino: un umile camioncino delle delizie stazionava giusto lì, chissà perché poi, ed io mi procuravo, quasi inconsapevolmente, un modesto panino con la porchetta, la cui croccantezza mi invitava a proseguire le riflessioni prinicipiate poc'anzi: sì, l'umanità si avvolgerà su se stessa, fin quando non capirà che è la rottura del cerchio e il suo divenire spirale l'unica via di salvezza. E pensando ciò, tagliavo di netto il viale, fidando nel piede sonnecchioso degli automobilisti. E così giungevo all'ingresso del metro'. Chiuso. Ma scusi, signor agente, non s'era detto fino alle 2.30? Spallucce. Provavo allora a guadagnare l'altro ingresso, quello davanti alla sede della FAO. E facevo tappa ad un altro umile camioncino sparavivande, luminoso nella notte buia come un porto felice nelle tempeste, o meglio nel caleidoacusma di petardi e sirene che saliva da ovunque, segno che anche quest'anno qualcuno si era ustionato. Cordoni di volanti e luci blu, cordonate a loro volta da panciuti e soddisfatti poliziotti, circondavano me e il mio panino salamella e ketchup, giusto il tempo di prendere atto che anche l'altro ingresso era sbarrato. Peccato, pensavamo io e la Spocchia leccandoci le dita dal ketchup, dovremo farcela a piedi. Circo Massimo- quartiere Prati. Ma sì, un'oretta in mezzo al caos capodannizio, cosa vuoi che sia...  Cosucce, sì: slalom tra auto in corsa per finire in coda, ulteriori petard-bombing con sottofondo di ambulanze, gruppi umani a caso che prendevano direzioni a caso, il bimbominkia della Roma- bene prelevato sul lungotevere dal papi in Maserati, gli edifici storici dell'Urbe mollemente adagiati sulle rive del fiume o accoccolati sui colli intorno, immersi nei guanciali della vegetazione sempreverde, illuminati di caldi toni ocra, isole di armonia nel disordine, comprensivi e quasi annoiati nel vedersi svolgere l'ennesimo rito di massa al cospetto della loro immutabile maestà, retaggio di epoche in cui verità & bellezza andavano a braccetto (but we love Risorgimento, sia chiaro). Così, zompettando zompettando si giungeva al quartiere Prati, noto per essere il più tranquillo di Roma, datosi che in esso nulla accade mai a nessuna ora di nessun giorno di nessun mese. A un km di distanza, in Vaticano, può esserci l'assalto alla piazza della Basilica, nel quartiere Prati tutto tace; feroci tornate di shopping in via Condotti, al Prati non si muove foglia; capodanno folle in tutta Roma, il Prati mi accoglie col l'estinguentesi odorino di petarducci da poco scoppiati, robetta, in questo quartiere una tromba d'aria diventerebbe il mulinello di un placido rio. Così pensavo, riflettendo sulla monotonia del Prati, quand'ecco @@BOOOOOOMMMMM!!!!@@ un petardo Beirut pure qui, con contestuale luce saltata in un pezzo di via. Ok, segno che non esiste luogo al mondo immune dal divenire. Ed è così che divenivo nel mio lettuccio, con una sola idea in testa: che, al momento, non ricordo.  Buon anno.

venerdì 13 dicembre 2013

Bim bum bam generation rulez!!!

Ebbene sì, contro ogni pronostico Matteo Renzi si imbriglia il PD e relativa stanza dei bottoni (oddio, bottoni: ci trovi giusto due poster sbiaditi di Berlinguer, quattro spille "I care", le chiavi della Trabant di Longo, una bottiglia di Lambrusco da doversi stappare la sera del 18 aprile del '48 e poi lasciata lì), portando al potere, come da lui stesso affermato, "la generazione che era alle medie quando è caduto il muro di Berlino e faceva il Liceo al tempo delle stragi di Capaci e via D'Amelio". La nostra, insomma. La Generazione Bim bum bam, quelli nati tra il '75 e il 2000, quelli venuti appena prima dei bimbominkia, quelli bollati a metà anni '90 come generazione X, postideologici senza più punti di riferimento che non fossero quelli dettati dai modelli del consumismo imperante. Noi, che abbiamo passato pomeriggi a slogarci i malleoli per eseguire il tiro ad effetto di Oliver Hutton, alternandolo con una sana Polvere di diamanti, mentre le nostre amichette disegnavano aeree chiavi di violino in aria al grido di pampulopimpuloparimpampum. Noi, tutti presi da un idraulico che andava per tubi, in aperta concorrenza con un porcospino rompiballe con il feticcio degli anelli tintinnanti e una schiera sterminata di animaletti sfigati da liberare; noi, che hadoken! shoryuken! e congiuntivite a nastro per star dietro alle mosse di M. Bison.
Noi, insomma: quelli che si sono trovati la pappa talmente pronta che non si sono più chiesti come si facesse a prepararla, abituati ad uno stato di cose dato per assoluto e quindi non modificabile. Prendete questo benessere, ci dicevano, e state zitti nelle vostre camerette a mangiare Bounty e Fonzies mentre al mondo pensano i grandi. Ma anche noi, un giorno, si sarebbe diventati grandi. No, stavolta no: i guru del consumismo, e gli adulti a traino, preferirono narcotizzarci in una adolescenza perenne, figosa, tutta pose, atteggi, vestiti di marca, giocattoli costosi, ma senza un briciolo di responsabilità su ciò che sarebbe stato domani. Del resto non valeva la regola del ricambio generazionale, visto poi che i cosiddetti 'vecchi', vuoi per il miglioramento medio delle condizioni di vita, vuoi per l'accresciuta utilità della tecnologia che fa risparmiare un terzo del tempo rispetto ad una volta in qualsiasi lavoro, 'sti vecchi insomma non hanno più mollato l'osso, riuscendo a restare giovani di una giovinezza attiva ed assertiva, ma soprattutto corsara: si sono presi tutto l'edificio e a noi hanno lasciato solo la stanza dei giochi.
Eccoci qui, ora: per la prima volta un esponente della nostra indecifrabile generazione post-qualsiasi cosa prende le redini di un grande partito. E, paradosso, non trova sponda nei suoi stessi coetanei: lasciando stare l'opinione del sottoscritto su Renzi, ampiamente argomentata già l'anno scorso, stupisce che un altro circa 40enne, Andrea Scanzi, spari a palle incatenate su Matteone (chiara Gamberale stasera dalla Gruber invece era tutta un friccicore per Matt, beata lei...)(in terra francese no, invece), con argomentazioni in cui mi rivedo assai: sostanzialmente si dice: "Ma che vuoi saperne tu, giovane e sbarbatello, di come si guida un partito e, un domani, il Paese?". Il problema è che queste cose, se dette da uno dei nostri burosauri, sarebbero plausibili, ma che a pensarle siamo noi, ovvero i coscritti di Renzi, dimostra che tra noi stessi non c'è alcuna fiducia che qualcuno di noi possa fare ciò che hanno saputo fare i 'vecchi'. Ciascuno di noi generati-X si specchia nei coetanei e vede solo una cosa: l'incompetenza figlia di una stagione in cui le troppe coccole ci hanno resi al massimo passibili di diventare il capo dei giocattoli e nulla più. Ora, senza scomodare Alessandro Magno e Ottaviano Augusto, che a 32 anni erano già un po' imperatori, bisogna prendere atto che l'autopercezione di sé della nostra generazione è quella di bambocci mai cresciuti, gente che non può davvero pretendere di fare sul serio, perché dalle serietà, dal rischio, dal dolore, dal fallimento è stata tenuta accuratamente lontana negli anni d'oro del trionfo dell'edonismo reaganiano e poi del gaudentismo post-muro di Berlino, quando, prima che le Torri Gemelle si accartocciassero e portassero via con sé tutta l'illusione del Mondo Perfetto, una grossa fetta di noi credette di aver trovato l'Età dell'oro del disimpegno a spese altrui. Quel cloroformico incantesimo oggi presenta il conto: a vedere uno di noi che tenta di volare alto, o un po' più alto, siamo i primi a metterci a ridere, a volergli dire: "Ma lascia stare, su, non fare figure!". Eppure dovrà ben venire il tempo che tocchi a noi. Nelle Università c'è un'età media dei docenti che fa spavento (ok ok, l'ASN sta ringiovanendo gli organici, o meglio promette futuri ipotetici ruoli da associato a gente under 50, ma bisogna vedere i fondi a disposizione); il mondo manageriale è saldamente in mano a gente, diciamo così, agée; eppure l'idea è che noi non abbiamo diritto ad accedere alle posizioni dei vecchi "perché non siete capaci, ci vuole esperienza". Vabbe', ma se ci impedite di farla, l'esperienza, è ovvio che staremo sempre al palo. Mi pregio solo di ricordare che un giovane dottore di ricerca in filologia classica fu classificato come "troppo giovane" a 33 anni per incarichi più pesanti in Facoltà. Ok, ma di questo passo saremo troppo vecchi quando i vecchi veri saranno trapassati. E cosa faremo? Lasceremo le redini del mondo ai bimbominkia, con cui pure condividiamo ampie fette di genoma? Possibile che la nostra civiltà sia destinata a questo baratro generazionale?
C'è evidentemente una serie di effetti forse non indesiderati, ma certo non previsti, che risalgono ancora ai primordi della diffusione dei consumi di massa: l'assolutizzazione della giovinezza ha reso inconciliabile quest'ultima con la maturità, detto che la porosità delle capocce dei giovani alle cantilene pubblicitarie e ai modelli di consumo è unica, garantisce rendite sicure con sforzi minimi (album dei Backstreet boys uscito nel 1999: 1 milione di copie in 7 giorni; album degli *Nsync uscito nel 2000: 2 milioni di copie in 7 giorni; stessa casa discografica, stesse canzoni, stesso pubblico di riferimento....). Delle due l'una: o ci si preoccupava di ricordare ai giovani  che sarebbe venuto il giorno della fine della ricreazione, e li si preparava a quel giorno, e però si finiva per perdere un continente intero di acquirenti del superfluo; oppure li si faceva baloccare ad infinitum, profittando di circostanze storico-politiche così favorevoli da non richiedere il rinsanguamento delle classi dirigenti con gente più fresca. Capitò, 30 anni fa, che tali circostanze si presentassero, gradualmente ma inesorabilmente. E fu un attimo spacciarci la vita per una Gardaland perenne.
Ecco quindi che oggi noi figli di quell'epoca di marzapane non crediamo in uno di noi: i dati del voto alle primarie dicono impietosamente che solo il 29% dei votanti di Renzi è under 45, contro il 44% di Civati, numeri che però non sono serviti al Frodo Baggins monzese per sfondare. Renzi traina, ma non nel suo stesso recinto. Chi lo vota sono soprattutto militanti esasperati dalla nullitudine di D'Alema e di tutti quelli che non hanno saputo trainare l'ex-PCI verso una seria alternativa socialdemocratica al cdx. Voto per punire, più che per sperare. Perché forse, in noi figli della melassa, i padri non spererebbero mai. Ma non so se sarebbero capaci di prendersi parte della colpa.

Tutto questo per dire cosa? Che nemmeno io credo in Renzi, nella sua faccia senza zigomi, nella sua fisiognomica da porcellino in mezzo alle stoppie, nelle sue smorfiette a comando, nelle battutine da Zelig, nelle citazioni squisitamente cool come il pulcino Pio. Non c'è nulla del suo programma che mi convinca, nemmeno al capitolo scuola, eppure dovrei perlomeno dargli fiducia, come ne accordai a camionate a Berlusconi 20 anni fa, dicasi a un 58enne che aveva l'unico merito di averci propinato cartoni animati a tutto andare dalle 13 alle 18 di ogni pomeriggio tra Canale5, Italia1 e Rete4. Invece no: vedo in Matteo tanta fuffa. E senza che costui abbia ancora fatto nulla per deludere o disilludere nessuno. Sono dunque anch'io vittima della mia stessa diffidenza generazionale? 

(Risposta della Spocchia: "Sì, come tutti gli inappartenenti!". Sipario)

sabato 16 novembre 2013

"Dimmi la verità o vado dalla polizia!" (coppa Lollons della serata- UGF 02 per 05).


Involontariamente comica la minaccia del Capofamiglia a Edoardo, che con la polizia ha giusto in ballo una trascurabile estorsione da 300.000 euris, detto pure che lo Zenigata facciuto Popolizio, in linea con la più alta tradizione della commedia terenziana, non vuole far uso personale del conquibus, chessò, comprarsi le mutande usate di Harry Styles, ma esso conquibus gli torna utile per far curare la moglie malata di tumore. Resta la sottilissima alzata di sopracciglio di Gassmann (non capisco mai con quante N finali vada scritto, vabbe') che è tutto dire: "A pa', che ddevo ride?".


Ke palle, Valeeeeee! Kome faccio se non poxo kiamare Raul?


Scenetta a parte, l'episodio 5 della Big Family fila via decisamente meglio dei predecessori (o precedenti?), poiché c'è qui ciò che, mancante nelle serie con millemila personaggi, rende dette serie un formicaio impazzito, ovvero il Luogo o l'Evento che fa da perno agli svariati destini individuali, i quali verso lì tendono e da lì ripartono. Stavolta tutto ruota attorno al matrimonio di Fehlbehrbauhm col cessivendolo, e quindi una spina dorsale le storie dell'episodio si trovano ad averla. Ciò impedisce la noia. Del resto, tolta la 3C ai ragazzi della 3C nella terza serie dell'omonimo telefilm, oppure tolto il negozio alle commesse capeggiate dalla Ferilli nell'omonima fiction, i risultati narrativi sono colati a picco.
Tant'è. Semmai orticariogena è la pippata di inizio episodio, quando a turno ad ogni puntata si affida alla voce fuori campo di uno dei protagonisti un lungo monologo incentrato sulla famiglia e sulle sue problematiche, roba di piattezza subatomica: "La famiglia è il luogo dove si nasce, si cresce, si parte, si torna; nulla sfugge alla famiglia; puoi distruggere otto volte una Mercedes andando a sbattere contro un palo dopo una serata etilica, puoi lasciare in giro gli assorbenti usati, puoi cucinare il pollo rancido, ma la famiglia ti perdona sempre; la famiglia è il posto dove vedi la gente che fa la famiglia, dove i pensieri si pensano e le parole si dicono....". Anche qui si scimmiotta, male, il già mieloso pippozzo del finale degli episodi di Desperate Housewives: (campo lungo) "Nella vita, tutti andiamo da qualche parte: (interno casa di Bree che cuoce una testa di capretto) c'è chi va avanti (Susan in giardino seppellisce un canarino) chi va indietro (Gabrielle decapita un bambola) chi va a destra (Lynette litiga coi gemelli) chi a sinistra, ma alla fine tutti, uomini o donne (zoom su coppia gay), procarioti ed eucarioti (campo lungo su Wysteria Lane), tutti, da qualche parte, nella vita, andiamo (plum plum plum...buio)".
Tolto ciò, gli eventi filano alquanto. 

1) Il matrimonio Nico-cessivendolo tiene assieme tutto il carrozzone, regalandoci momenti di autentica comicità quando si tratta di litigare con i gazebisti che tirano su il gazebo storto, o quando Stefano inventa lì per lì che Nico non vuol più saperne del cessivendolo e per poco non lo manda in sincope. La cerimonia è assai sobria, giusto un seicento invitati, il rito cattolicissimo, il Valzer dei fiori suonato col ritmo del liscio di Raul Casadei, la cornacchia morta ad adornare il cappellino della consuocera. Convergono verso il fatidico sì un Edoardo ormai autentico carnefice di sua moglie, direi una specie di JR di Dallas reloaded con molta più carognaggine, Nora e il Capofamiglia che si struggono tutti, una Laura ormai pronta a buttare a mare la sue remore chiesastiche per zompasse il segaligno babbo di figlia lesbica, Nicolò che prova l'ebbrezza di non sapere cosa fa il pitturista in sua assenza (cioè, prova: proverebbe, se la sua faccia tradisse qualche emozione rispetto all'assetto base, ma è chiedere troppo); divergono invece i destini di Raoul, umiliato da chiunque lo incontri ("Te sei una parentesi!", gli sbatte in faccia Edo, con disprezzo neanderthaliano; "Salvo è adottabile, ma lei è un fottuto single!!!", lo incenerisce il giudice dei minori), costretto per l'ennesima volta a consolarsi con la solita cavalcata in mezzo alla natura selvaggia, cavalcata che si interrompe sempre prima di sfracellarsi contro un tronco che taglia la strada e che porterebbe il belloccio a fare la fine meschina di Anthony di Candy Candy; diverge pure Stefano, il testimone-pierino che in realtà sente ormai vicinissimo il momento della conoscenza biblica con la capa, che obiettivamente non aspetta altro. Difatti il nostro Calimero abbandonerà tutti per raggiungere la casa di lei, dopo che la sera prima gli era stato fornito l'indirizzo di una saracinesca. E lei, vogliosa come giovane e NON inesperta femmina di mandingo, gli propone di andare a casa di lui, sperando che intanto le piume siano state fatte sparire, per copulare in geometrie che si decideranno di volta in volta: PURTROPPO tutto è lasciato all'immaginazione, poiché il massimo che il regista birichino ci concede è la visione di Stefano con la camicia semiaperta sui pelazzi del petto e lei che gli frana addosso come mai ha fatto con alcuno dei lavabi della cesseria.

Pronto, Beyonce'? Ma è un supplizio così tutte le volte??

2) È poi tutto un bell'invertirsi di ruoli (ah, Plauto...) che impone allo spettatore la voluntary suspension of disbelief, altresì detta: "Piuttosto di Santoro, mi guardo questi qua...". Chiara, ridotta come si diceva a puro manichino nelle sapienti e crudeli mani di Edo, non sa più come contattare Raoul, poiché il Risorto (Edo, sempre) le ha requisito il cellulare a sua insaputa, come una quindicenne bimbominkia qualsiasi. E allora cosa accade? Che la madre chiede alla figlia quindicenne bimbominkia di comprarle il cellulare nuovo! E la figlia non vuole! Signori miei, ma Ionesco me fa 'na pippa! Già già. Poi però, pucciosona lei, glielo fa trovare sul tavolo, ancora impacchettato. E così riprendono le relazioni diplomatiche tra i due amanti diabolici. Ma pure Raoul è in sofferenza: di fronte all'irraggiugibilità di Chiara, il cavalcatore ippoterapista si abbandona a un pianto dirotto sotto gli occhi di Salvo, che evidentemente comincia a sospettare che sotto quei muscoli pulsi un cuore di marzapane. Ecco allora che il mulattino impone la propria presenza dal giudice, anche se non serve: "Tu non puoi venire!!", "Vuoi vedere????" e Raoul abbozza. Ricevuto il pesce in faccia dal giudice, Raoul fugge a perdifiato sull'autostrada, ma poi ci ripensa, e  il mulattino saggio si fa rintracciare da Laura con telefonino. Decisamente i punti virilità del personaggio stanno sbiadendo. Siamo all'elegiaco puro: occhi sbarrati, iperattività ansiogena, crisi emotive, 'na maceria, poraccio.


Salvo, il masso che mi hai visto spostare ieri col mignolo... era polistirolo...

3) Inserti cartoon: mentre la capa dialoga affettuosamente con uno che poi scopriamo essere suo fratello, il gelosissimo Stefano li osserva grifagno, ma ciò gli fa perdere il controllo del montacarichi, con successivi tamponamento e demolizione di una quindicina di lavabi. Bello il fotogramma alla Hanna&Barbera di Calimero che guarda i due e intanto il montacarichi procede per conto suo in direzione opposta. Lol, si direbbe. Non meno grifagni gli occhiacci di Edo a Ernestino detto Tino, che curiosamente cresce di quattro centimetri ogni quarto d'ora per poi improvvisamente ritornare piccino (scene aggiunte in post-produzione?): il piccolo si sente UN FILINO intimidito dalla presenza in auto di Diego Monofaccia, e il padre non può far altro che esibire un sorriso da alligatore e dirgli: "Tino, sai cosa vedremo un giorno? Le balene....". Ah, però. Intendeva questa? O questa? E Tino, evidentemente rassicurato, ammutolisce. Ma ben peggio è l'ultima scena dell'episodio, allorché Chiara, nonostante la sindrome di Stoccolma emersa già giovedì scorso, rifiuta il coito talamico a Edo al grido di: "Fingere no, non si può!! E sai perché?", al che Gassmann, esattamente come il Kenshiro dei doppiaggi anni '80, sibila un cavernoso "Raoul....." per poi cacciare di casa come una vajassa qualunque la Rocca, costretta a mettere in valigia il primo bolerino da 2000 euro tirato fuori dall'armadio.     


Ma nun la smette mai de magna' 'sto regazzi'?

4) Restano l'auto-acconciatura di Nico, che passa da un tipo Bangles dei tempi d'oro ad un modello da santarellina de 'sto piffero, l'inspiegabile viaggio di nozze a Helsinki, il posto probabilmente meno romantico del mondo dopo il ristorante western di Gardaland, l'addio al nubilato inciuccandosi di Bellini, la querulaggine telefonika (sì, colla k) di Laura col tizio. Dai, per gli ultimi tre episodi vogliamo il sangue!  

Ciiiicci, ma dai, basta con tutto questo bigottismo! E chiama tua figlia diversamente donna, no?

domenica 10 novembre 2013

Le pagelle della settimana [8]. Tutto è relativo.

Governo Letta, ovvero  E = mc2. Prendo spunto da una freschissima riflessione del lugubre ma intelligente Corrado Augias (quello che fa le inchieste su una religione in cui peraltro non crede)(vabbe', anch'io ho scritto sulle tragedie di Seneca, ma non credo ai deliri profetici di Cassandra) iersera dalla Gruber, nell'ovattata atmosfera di Ottto e mezzo del sabato, quando Frau Dietlinde smette i panni bipartisan e convoca in studio tutti i più feroci detrattori di Silviuccio per un'ordalia sabbatico-orgiastica tutta a volta a ristabilire i sani criteri di Giustizia (che ovviamente sono i criteri della Sinistra) in un mondo troppo spesso deviato dalle televendite degli aspirapolvere. Diceva insomma Augias, a domanda di Gruber sull'opportunità delle dimissioni della Cancellieri, che in un Paese normale esse dimissioni avrebbero dovuto essere immediate, ma siccome viviamo in un Paese guidato da un pregiudicato, allora no. Il che sarebbe l'ennesima declinazione del così fan tutte, solo che le tutte stavolta sono un tuttone, Silviuccio, appunto. Non staremo qui da buoni ultimi a disquisire sul topic dimettiti-non dimetterti (per noi era un sì, ma poco cale). È semmai la meravigliosa relatività, generale e ristretta allo stesso tempo, della squadra di governo di Letta a lasciarci senza fiato. Se c'è una cosa per cui questo anomalo esecutivo passerà alla storia, non sarà per i sobri tailleurini della Lorenzin, né per la proposta di vendere le spiagge italiane (tanto Enea ha già dato...), né tantomeno per la coraggiosa invenzione della Google tax; macché: ricorderemo Jo Condor perché, lui governante per mandato altrui, il team di palazzochigini è risultato a seconda dei casi o vulnerabile come un foglio di carta velina in una bottega di coltelli o più duro del diamante più duro mai secreto dalle officine De Beers. A seconda dei casi, appunto. L'addio definitivo, forse, all'assolutezza della norma morale a favore di un'etica più, diciamo, situazionistica. 
Dicasi: Josefa Idem, per un presunto illecito a sfondo IMU commesso PRIMA DI ESSERE MINISTRO, anzi prima ancora di essere eletta in Parlamento, è stata impallinata dalla sera alla mattina. E, in linea assoluta, ci stava. Peccato che, come già notammo, ad una Idem che lamentava di essere finita sotto il fuoco di fila dei riflettori solo ora, si rispose che del resto quando si è personaggi pubblici bisogna aspettarselo, quindi se ci sono scheletri o scheletrini nell'armadio, guai a te; peccato, osservarono altri, che questa sia la situazione di Silviuccio da vent'anni. Cioè: per un IMU disapplicata o applicata male, senza nemmeno una condannuccia per la cosa in sé, Idem mi cade e Silviuccio mi resta dopo decine di inchieste e sentenze sfavorevoli di primo grado (poi definitive a Idem caduta)? È la situazione, si risponde, che cambia. Lui è il capo dell'opposizione, Idem no. Ciao Idem. Alfano, DA MINISTRO, si lascia passare l'NCIS kazaka sotto casa, ma di dimissioni manco a parlarne, perché la situazione è tale che si farebbe venir meno il sostegno del PDL a Letta. Cancellieri, DA MINISTRO, telefona disinvoltamente a casa di amici per convenire che le condizioni carcerarie dell'amichetta sono disumane. Giusto, no? No, perché nella situazione specifica gli amici sono i Ligresti, forse una dinastie affaristiche più maneggione degli ultimi 40 anni in Italia. Va bene interessarsi delle condizioni dei detenuti, ma c'è famiglia famiglia, e questa ha tenuto a libro paga il Cancellieri's son per poi liquidarlo per la misera cifra di 3 milioni di euris. Osserva Severgnini, pure lui da Gruber: non è l'atto più o meno umanitario in sé, è il conflitto di interessi che ci sta palesemente sotto. E allora che si dimetta, 'sta ministra, no? No, perché se siamo nella situazione in cui Silviuccio fa ancora i capriccetti dopo tre gradi di giudizio, allora la telefonista incauta può stare dove sta. E io, di conseguenza, potrei domani rapinare una gioielleria, tanto Berlusconi non è ancora decaduto... Ma in piena new vawe montiana, non si era dimesso un sottosegretario Malinconico (in tutti i sensi..) per questioni di cene pagate da gentaglia? Sì, ma era un'altra situazione. Ditemi voi quanto reggeremo questo gioco... Però Einstein approva, quindi voto 4+.

Michela Weisseblume Biancofiore aus Bolzano-Bozen: probabilmente la Silvio's Angel più odiosa del pianeta, peggio anche di Carfagna e Gelmini messe assieme, sempre con quel grugno aggressivo e sprezzante e con tutti i crismi del tipico rinfaccio-style di ormai acclarata matrice pidiellina (arroganza nelle risposte, copione imparato a memoria, parola rubata all'avversario, nonono con la testa quando l'altro parla e lei è inquadrata, ecc. ecc.). Del resto non si finisce imitate da Virginia Raffaele per niente. Orbene, simpatia Biancofiore, reduce dalla spettacolare performance alle regionali in Trentino-quelli pentiti di essere italiani a parte i finanziamenti a pioggia in quanto regione autonoma, là dove il PDL è precipitato, disintegrandosi, al 3% a causa di discutibili scelte di candidati voluti da lei, Biancofiore, insomma, si è presentata muso duro sempre da Lillina ("Siamo altoatesine tutte e due, Grub!" - letterale), l'altra sera, per commentare la facezia berlusconiana sui figli ridotti peggio degli ebrei sotto Hitler. Presenti un gongolante Bruno Vespa, nel cui ultimo, imperdibile libro è contenuta la predetta facezia, e un deputato PD figlio di padre morto ad Auschwitz. Non perdiamo nemmeno tempo ad esecrare la facezia, ma ci concentriamo sul paraculaggio di Biancofiore: Berlusconi è amicissimo degli ebrei, dice lei, è stato applaudito allo Yad Vashem nel 2010, e comunque la sua frase si riferisce agli ebrei al tempo delle persecuzioni hitleriane, MA NON NELLO SPECIFICO AL PERIODO DELLA SHOAH. Ah, beh, ma allora cambia tutto... Fatica sprecata, quella del deputato piddino, ricordare a Biancofiore che le une sono la premessa dell'altra. Embe'?, ri-opina la bolzanina, Berlusconi non ha fatto riferimento preciso all'Olocausto. Le persecuzioni premettono, MA NON SONO la Shoah. Filologia ai massimi livelli: siccome Silviuccio non ha detto apertis verbis "Shoah", tu non puoi dedurre arbitrariamente la consequenzialità del suo pensiero. Perché le persecuzioni pre-Shoah invece erano cosucce, nevvero Weisseblume? Anzi, gli ebrei quasi ci si divertivano, no? E poi il classico rinfaccio finale: "Vi scandalizzate oggi, ma quando ieri Schifani ha insultato gli altoatesini con frasi simili a quelle di Berlusconi, nessuno mi ha difesa, eh? Eh? Eh?". Quanto vomitevole sofisma.... Voto 10 alla sfacciataggine, 2 all'idiozia pur di difendere sempre gli sproloqui silvieschi. (Taccio su Vespa e i suoi occhi a forma di dollaro mentre la polemica montava in studio: opportunismo e sensazionalismo molto poco cattolici, Brunone mio; e per quanto tu devolva, come sempre, metà dei proventi in opere di bene, visto da quale fecciume mediatico essi proventi vengono, io un momento di vergogna lo proverei). 

Indiana Ezio Mauro e i Predatori della tomba Perduta. Ci eravamo tolti dalle storie Priebke e tutti i rancori ardeatini sembravano essere svaniti con lui. Voglio dire: i discendenti dei massacrati dell'eccidio e noi tutti continueremo ad esecrare l'uomo, che da parte sua non ha potuto far altro che blindarsi dietro il lemma: "Eseguivo gli ordini", dotato di una esteriore e folle  logica, ma che in termini assoluti è un abominio; del resto, sempre per restare einsteiniani, i tedeschi concepirono il massacro delle fosse ardeatine come rappresaglia per un attentato partigiano, a detta di molti anche superfluo, ma essenziale per i partigiani ai fini della guerriglia, e però per alcuni controproducente, se si pensa a quali conseguenze ha portato. Insomma: una di quelle pagine tragiche della storia, comunque la si guardi, ci sono stati solo sconfitti. Minosse giudicherà Priebke e lo assegnerà al girone di spettanza. Sulla terra, i vivi hanno trasformato le esequie del nazista in guerriglia urbana, evento alla fine del quale tutti noi desideravamo solo una cosa a riguardo del defunto: l'oblio. Sparisci, assassino, porta con te il tuo pentimento vero o fasullo, lascia che le ferite provocate dalla tua sola esistenza cicatrizzino, non per farci dimenticare, ma per farci elaborare la disumanità di cui sei stato protagonista. Il sacro linimento del Tempo, unica vera soluzione ai dolori più acuti. Poteva andare così? No, perché quei cervelloni di Repubblica, evidentemente saturi fino alla nausea di decadenze e tessere gonfiate, si sono messi a fare indagini di fondamentale importanza per la vita del Paese e sono finalmente arrivati a scoprire il luogo della sepoltura di Priebke. Ah. E quindi? Adesso facciamo gli scoop su gente di cui vorremmo solo dimenticarci? Ma soprattutto: quale plus di informazione e di educazione della coscienza civile deriva dal fatto di sapere dove è sepolto quel tizio? Nessuno: è il puro gusto del ficcare il naso, dello spiare ciò che si voleva celato a tutti, dello scoprire dove è stato nascosto il barattolo di Nutella che non si voleva farci mangiare. Siamo tutti d'accordo che non è possibile tirar fuori l'inchiesta finedimondo ogni settimana, ma perdere tempo per sapere dove sta sepolto chi meriterebbe solo l'oblio è puro onanismo informativo (gente filosofa ha detto cose assai giuste, peraltro). Voto 4, e abbassate la serranda.

Per lo spazio Un hair stylist per Civati, segnaliamo questa settimana che l'anti-Renzi gradevole alla vista, che evidentemente spera che l'occhio ceruleo e il capello vaporoso facciano premio sui nei e sulla parlantina con la zeppola del sindaco di Fiorenza, Civati insomma sta sempre più prendendo una deriva estetica tra l'Hobbit e il Gatto di Pinocchio.  



L'altra sera dalla Gruber (sì, qui noi si guarda Gruber prima del film, embe'?) era inguardabile, nel senso che gli mancavano una corazza di Mithril e la lama Pungolo e poi potevamo spedirlo a Lorien. 

"Civati, senza il Palantìr non si va da nessuna parte!"

Pippo, Pippo, non caderci così, su....             

Cos'è che NON fa andare la filanda? UGF, season 2 episode 4

A causa della particolare struttura biochimica dell'acqua del mio rubinetto in cucina, quando devo preparare la pizza Catarì vivo momenti di disdoro dovuti al fatto che la farina impastata con la predetta acqua non si appallottola mai bene, ma risulta solo un'accozzaglia di frammentucoli appiccicaticci che non si riesce neanche a stendere. Col risultato di pizze dalle forme più astruse, schiacciate alla bell'e meglio sulla teglia, e ovviamente durissime fuori e crude dentro.
Stessa situazione per il nostro sceneggiato di punta RAI autunno 2013. Una grande famiglia, che pure continua a essere premiata dall'Auditel, mostra sfilacciamenti di rara sfilaccitudine in una storia che corre per una decina di binari paralleli senza un collante. Su tutto, poi, l'ala zuccherosa del manierismo, per cui si scelgono alcuni patricolari stilistici, e sempre quelli, e li si ripete caricandoli all'infinito. Risultato: 'na palla....

Osso ha mollato Xfactor? Avevo scommesso tutta la Rengoni su di lui!


Esempi: 1) Nora viene informata dell'incidente di Chiara: reazione sandromilesca in stile "Ciro! Ciro!". Ma se odiavi quella donna più di te stessa. Ah, ma nel frattempo è morta Stephanie Forrester, quindi è venuto meno il modello di riferimento. Vero, vero.
2) Felbereccetera e Rudgher a casa di Salvo per fargli la guardia mentre Raoul è in ospedale: "Stai calmo, Salvo!" e lui è calmissimo. "Dov'è Raùl? [come il calciatore?] Sta male?", "No, è con Chiara, "Allora sta male". Rudgher si bimbominkizza giocando coi videogiochi e seduce Salvo. Nico, in pieno panico da pregnante: "Ci sai fare coi bambini, chissà se anch'io..." e lui, modello maestro dei Cinque Picchi: "La mela non cade mai lontano dall'albero". Lei ammutolisce.

Sì, nel castello del Mondo delle Sabbie devi superare il muro sopra la lava e girare a 360° il joypad, allora scoprirai il piffero magico che ti porta dritto nel Mondo dei Tubi....


3) Gassman regala reazioni inconsulte, ringhi assortiti e occhiatacce a chiunque osi intromettersi nei suoi luminosi piani, declinati nella riconquista di Chiara e nella risoluzione della piccola pendenza economica coi suoi strozzini. Sonia, con la fetta di pane imburrato in mano, chiede come sta Raoul dopo l'incidente. "Sta bene!!!" la fulmina Edo. Zitti. Edo va per vedersi con il commissario Popolizio. Serafina: "Va da qualche parte, dottore?". Occhiataccia come di uno disturbato mentre vomita. "Ah, va bene, mi scusi se mi sono permessa...". Edo arriva in ufficio e trova il Capofamiglia che allegramente gli fruga nei cassetti e gli fa capire che non si fida, allora fugge scandalizzato, scappa scappa scappa, urla urla urla, poi sull'uscio della Rengoni si blocca inseguito dal genitore. "Scusami". "Papà, ti voglio bene".

Me spiace, Ti', nun te poi magnà er pomolo der cambio...

4) Raoul, ormai vittima di una recitazione in loop, continua a girare attorno all'ospedale come un pazzo, telefona invano a Chiara come un pazzo, al pronto soccorso tiene perennemente l'occhio sinistro strizzato per far vedere che soffre, zoppica anche se si è fatto male al braccio. Popolizio, in loop pure lui, si è ormai calcificato nella faccia acuto/sospettosa, con voce carica più da doppiaggio che da recitazione. Chiara ha optato per la sindrome di Stoccolma: "Cresceremo il bambino CHE HAI AVUTO DA RAOUL come fosse il mio, veeeeero?????" le fa Edo, e lei annuisce. "Facciamo come se tutto ricominciasse, veeeerooo???" e lei annuisce. Però, che intraprendenza.  Sonia, che ha scoperto che esiste il termine "lesbica" oltre a "gay", pronuncia per la prima volta la parola facendo flap flap con le ciglia. Questo è senso civico.

Pronto, Frizzi? Europa Europa!
5) Stefano, ovvero de nerchibus: umiliato in ogni modo possibile da qualsiasi essere di sesso femminile gli capiti a tiro, Reggianì non cessa di concupire la capa, sedotto evidentemente dalle curiose narici a finestra moresca di costei. La capa che pure ha spifferato a tutte la inquieta doppia, tripla, quadrupla vita sentimentale di Calimero, sì che le inservienti della mensa della cesseria, tutte femministe e imparentate con le due ex, paiono progettare un avvelenamento di gruppo a suo danno. Fossimo stati a Wysteria Lane, Stefano finiva in mutande dopo 15 secondi. 

Installazione: Odi et amo, al Mart di Rovereto fino a maggio


Notevole quindi la nottata passata obtorto collo nella cesseria, tra bidet in posa araldica e ventilatori che girano senza un perché. "Posso guardarti negli occhi 15 secondi? Passiamo così tanto tempo a litigare...". E lei ci sta. Poi lui torna a casa, devastata dalle due ex in modo disumano: tra cd incollati e piume ovunque, passa di lì la capa e i due si fanno "uno spaghètto". Segue tentativo di limonaggio, ma niente. "Oh, Rengoni, nun t'allargà" esplode lei e fugge. Sembrano le scene di Johnny e Sabrina in È quasi magia, Johnny, nel senso che la capa, come Sabrina, è una pazza bipolare che passa dall'elegiaco al carognone in meno di due secondi.   

Inverigo provincia di Medjugorie

6) I grandi dialoghi che manco a Dawson's Creek. Cessivendolo a Nico dubbiosa sul suo ruolo di madre: "Ti faccio una proposta", "Dimmi...." (pausa in cui tutti noi ci aspettiamo la Rivelazione dell'Essenza), "Che ti ti fidi di me". Però...Valentina al nerd: "Dimmi qualcosa di carino" (pausa in cui ecc. ecc.), "Per te ci sarò sempre". Però... Calimero alla capa: "Puoi contare su di me, ingegnere!", "Grazie, diplomato!". Ernestino detto Tino (perché quando è in auto sul sedile gli si schiaccia il viso, che sembra ancora più tondo?): "Papà, stanotte c'era qualcuno nel parco", "Perché dici così?", "Perché lo so", "Vabbe', ma io ho i superpoteri, però non dirlo a nessuno".
Risultato: 'na palla...

"Coraggio, bròder" - "Ahi!" - "Guarda che sei ferito all'altra spalla..."

domenica 3 novembre 2013

Osso, non si molla l'osso!

Delizioso titolo barocco per un post che entra nella carne viva del dibattito contemporaneo, mordendo nella più scottante e problematica attualità. Parlerò dunque del goffo barcamenarsi della nostra ministra della Giustizia che si prodiga per salvare amiche di famiglia rampolle di famiglie perlomeno chiacchierate? O della macchia d'olio dello scandalo intercettazioni made in USA-NSA, che altro non fa se non svelare il segreto di pulcinella del ficcanasismo mondiale permesso dalle nuove tecnologie? Meglio, molto meglio! L'Italia tutta è da giovedì sera esterrefatta e basita per il clamoroso dietrofront di una coppia di cantanti bresciani che ha deciso di non  ballottarsi con altrettanta concorrente bresciana per entrare di sfrusio a X Factor 7. Per tacere di un altro manipolo di bresciani che pare essersi concentrato tutto nei provini xfactoreschi di quest'anno. E poi dicono che abbiamo solo Fausto Leali.... 


Sta di fatto che il duo Osso-Mr. Rain ha detto nononono, noi a compromessi non scendiamo, c'era pronto un contratto capestro, ci siamo smazzati bootcamp, homevisit con Ventura che ci ha preferito gli One Direction del basso Lario (già sbattuti fuori, peraltro...) e adesso si vorrebbe che rientrassimo alle LORO condizioni, macché, meglio la nostra carrierina, e scusate se avete bruciato paghette e anticipi di Natale a votarci. Questo è saltato fuori da Facebook; la sera del live, invece, un laconico video in cui i due si sono detti non ancora pronti per il talent; e Ventura, aciderrima: "È proprio vero che chi ha i denti non ha il pane e chi ha il pane non ha i denti", cioè a dire che ci vuole tutta a buttare nel cesso l'occasione perlomeno di un'esibizione davanti all'Italia intiera, con peraltro prospettive non misere di ritorno di immagine e di pubblicità. Ventura che, da navigata showbiz-woman, sa bene quante orde di wannabes avrebbero venduto il rene della nonna per trovarsi al posto di loro due (c'è chi condivide).


Loro due, già. Su Mr. Rain per ora taccio, anche se penso che il cervello del gran rifiuto sia lui. Dico ciò perché conosco troppo bene Osso, al secolo Ossama Addahre from Fair Mountains, province of Brescia, Italì, e so che difficilmente avrebbe rinunciato al ballottaggio; poi con Ventura e contro Morgan sarebbe stato un inferno di litigi, capricci e piagnistei, ma l'ebbrezza del palco, quella no, non può avervi alzato bandiera bianca ancor prima di lottare senza l'azione di plagio dell'altro.
"Vabbe', tutta 'sta ossologia di dove ti viene?". Semplice, cinque anni fa le nostre Divine Maestà Insegnantizie si sono pregiate di avere Ossama come allievo in terza liceo scientifico-sportivo. Rapporto difficile, non lo nego, il soggetto in questione ha il suo caratterino polemichetto, sì sì; certo, mi si rinfaccerà che il fatto di averlo rimandato a settembre in latino (ovvove!!!!!) non lascia intuire un mio sereno giudizio su di lui; in realtà siamo rimasti in ottimi rapporti anche dopo, quando non è più stato mio alunno (perché noi Spocchiosi diamo i voti allo studente, non alla persona, imparate, cariatidi); l'ho anzi seguito via FB nella sua avventura prima alle selezioni di X Factor 2010, quando a un passo dal traguardo gli fu preferita la mai più dimenticata otaria Damiano Sardi (mestamente uscito al ballottaggio col Louis Tomlinson del Salento), poi quando varcò il canale di Sicilia per partecipare ad  una specie di Marocco's got talent, manifestazione in cui non è arrivato in fondo, e che purtroppo gli è costata la bocciatura in quinta per sforamento del tetto di assenze. Gliene parlai, osai accennare al fatto che, a mio giudizio, per inseguire quel sogno aveva perso un anno, quando il mio consiglio nelle chat notturne di FB era stato l'esatto opposto, prima diplomati, poi vedi; lui, con occhietti stupiti da cerbiattino, mi replicò che no, perché avrei perso un anno?, non penso proprio, e pazienza. L'ho ribeccato agli orali della maturità, quando io e la Spocchia scendemmo a Fair Mountains a vedere che fine avrebbero fatto alcuni ex alunni e lì lo vidi motivatissimo, diploma in tasca, a riprendere lancia in resta la carriera discografica. Ottimo, pensai, ma con la scarsa predisposizione che hai sempre dimostrato a sentirti dire dei no dritti in faccia (dal sottoscritto, per dire...), ce la farai a resistere in un mondo di squali, perennemente assetato di novità da bruciarsi nel giro di un sospiro? Avrai carattere a sufficienza per non deprimerti alla centesima porta chiusa? Poi me lo vedo lì lì per accedere all'Olimpo di Cattelania, nelle lande Morgane, al cospetto del più sopravvalutato cantante del decennio, imitatore senza faccia di Belinda Carlisle, degli Wham! e dei Culture Club, una specie di versione ristretta di Prince e Freddy Mercury in salsa bimbominkia (parlo di Mika, eh?), 


e mi dico: "Vuoi vedere che ce la fa...?". Mi resta solo un po' sgrausa l'accoppiata con Mr. Rain, non mi sembrano due voci e due stili che possano quagliare, ma del resto i gruppi a X Factor hanno sempre vita grama, chissà che magari questo anomalo duo non arrivi ben oltre i Moderni e i Frères Chaos (e non si estingua come gli Aram Quartet). Nulla. Salutano e se ne vanno. Ho seguito le reazioni degli utenti Facebook, molti delusi, altri orgogliosi che i loro beniamini non siano scesi a compromessi. Per quanto concerne me e la Spocchia, da navigati conoscitori del meccanismo televisivo, temiamo che la scelta di Ossama sia stata un semplice ed autentico suicidio. 



1) Osso caro, nessuno su questo pianeta crederà mai alla fanfaluca del "contratto all'ultimo momento". Sapevàtelo, cribbio. Pensavate di andare lì a cantare quello che piace a voi? Suvvia, Morgan ha fatto cantare a Marco Mengoni roba che il suddetto Mengoni neanche conosceva, lo ha fatto orbitare da Psycho Killer a Il nostro concerto, da Helter Skelter a Almeno tu nell'universo, e poi il Mengoni che ha fatto? Vinto X Factor, come il miglior Edipo ha sfanculato il mentore e si è buttato sul pop più lagnoso possibile, eppure spacca & sfonda. Ogni gioco ha le sue regole, ed X Factor è prima di tutto un gioco televisivo ad eliminazione, dal quale ogni tanto esce qualcuno che fa strada. Per quanto non si sa, ovviamente. Leona Lewis è già preistoria e gli One Direction, tapinelli, ignorano di avere davanti questo destino da poveri reduci.
2) Se si crede fino in fondo ad un progetto, non ci si ritira in questo modo. Per rispetto nei confronti di chi non è arrivato alle soglie del serale; ma anche per chi non ha proprio visto nemmeno la faccia della Ventura perché è stato scartato alle pre- pre- pre- selezioni. Vi hanno dato dei viziati, tra gli altri commenti, e ciò mi duole specie per te, perché ben sai quanto ho insistito in tutte le sedi per cavarti fuori dalla capoccia la malsana idea bimbominkiesca del tutto dovuto, unita alla pretesa che qualcuno si faccia carico di spianare per conto vostro la strada dagli ostacoli che vi si fanno incontro. E invece siete scappati, come se ci fosse stata una qualche lesa maestà nei vostri confronti. Non ve lo potevate permettere: ricordate che, agli occhi di un Morgan o di un Elio, voi siete degli Illustri Sconosciuti, alla faccia dei tanti o pochi contatti delle vostre pagine di Youtube e FB. 
3) Non so se "la vostra piccola carriera" crescerà; temo al contrario che vi faranno terra bruciata attorno, specie dopo le mezze frasi che vi siete lasciati sfuggire su FB. Nathalie Giannitrapani, per aver sconsideratamente sparato a zero sui talent della De Filippi, sta ancora finendo di scontare l'esilio. Vi diranno che vi siete atteggiati da divi. Che avete diviso arbitrariamente il mondo in Buoni & Cattivi. E soprattutto che avete menato insulsamente il torrone sulla questione del vostro essere "altro" rispetto alla mandria generale dei concorrenti. E allora scatta l'ormai arcinoto fattore Mara Sottocornola, in memoria di colei che agli home visit dell'anno scorso si sfilò dalla competizione perché sentiva puzza di omologazione e non si sentiva di appartenere a tutto ciò. Per poi venir messa sotto contratto a cantare le stesse canzoni di Malika. Cioè: decidetevi, gente, o si salta sul carro o si sta a terra.
4) Da ultimo, la questione dell'alterità vostra rispetto al pastone stantio che girerebbe a X Factor. Perché è questo che Mr. Rain fa tralucere nella filigrana dei suoi messaggi d'addio alla competizione. Ebbene, guardatevi un attimo: tu, Osso, ti presenti come cantante soul-R&B, che non è precisamente la proposta più spaccamondo sulla piazza; l'altro scimmiotta Eminem in ritardo di 20 anni. Insieme, per quanto mi concerne, non siete convincenti fino in fondo, ma il problema è suo, non tuo. Sai che non ho difficoltà ad andare giù diretto: ti sei messo a traino di una locomotiva senza traguardo. Sentirlo chiudere il videomessaggio col solito, stracco, inutile, stereotipato fuckin' bitches e tu dietro che cinguetti Osso! col falsetto da bimbominkia, suvvia, meriti molto ma moooolto meglio. Cosa sia questo molto, devi scoprirlo da te, e non sarà affatto facile. Il fatto è che il mercato discografico "occidentale" (qualunque cosa ciò significhi) è ormai saturo, la musica leggera, ma pure il rap e tutti gli altri generi hanno esaurito l'inventiva, restano giusto o i grandi vecchi che ormai possono permettersi di riciclarsi ad infinitum perché il loro zoccolo duro non li lascerà mai o le nuove proposte dei talent create ad usum bimbominkiarum, che durano sì e no lo spazio di un lustro. In mezzo non c'è nulla. Guardate l'Italia: nell'ultimo decennio gli unici prodotti di un certo spessore non usciti dai talent sono i Negramaro e la già menzionata Malika (mi dicono di aggiungere Arisa, vabbe'...). Per il resto è tutta una catena di show televisivi che si passano il materiale, con gente che da Io canto o Ti lascio una canzone poi approda a X Factor (i Free Boys, per dire, ma molti altri), e da X Factor o da Amici si passa a vincere Sanremo (Carta, Scanu, Marrone, Mengoni, 4 volte in cinque anni). Ma sono vittorie che non lasciano nulla di nuovo, perché le note sono 7, ma gli aspiranti cantanti di successo, riuniti ai vecchi che non cedono, sono 7 milioni al metro cubo. È un settore asfittico, che può giusto contare sulla smemoratezza che dalla nostra generazione X è transitata direttamente alla generazione bimbominkia, sì che alle bambine di oggi si propina senza tema di ridicolo la stessa zuppetta (One direction) che già fu sorbita dalle mamme quand'erano piccine (Take That). Ma chi può dirsi veramente "nuovo", come esplosivi e detonanti furono i fenomeni di Michael Jackson, Madonna, U2, R.E.M. negli anni '80? O gli Oasis e i Nirvana un po' dopo? Tutto ormai si è prosciugato, le plaghe antitpodiche del buonismo e del ribellismo sono state ormai sfruttate fino all'inaridimento, Lady Gaga altro non è che una Madona reloaded, le cantanti-chewingum, da Katy Perry a Violetta, decantano per autocombustione, le finte cattive come Avril Lavigne hanno smesso da mo' di essere patetiche per diventare inutili. Un nuovo, convincente interprete maschile latita, al femminile Adele macina vendite, ma non rompe alcuno schema. Beyoncé non esce dal seminato del suo genere, e fa bene, ma non ha certo impresso svolte ad alcunché. Insomma: in tutto 'sto paludume, Osso mio, tu e Mr. Rain volevate pure smarcarvi? Quella sì era una partita persa in partenza. Ma voi ne avete persa un'altra, ed è più grave in quanto doppia: quella con la coerenza e con l'accettazione del principio di realtà. Osso, da Spocchia ad ex- alunno, scegliti meglio i compagni di strada, la prossima volta. 

P.S.: se poi tutta la manfrina cela il fatto che qualcuno vi ha già messi sotto contratto, speriamo che non vi brucino.
P.P.S.: e comunque consolati guardando come stanno messi male questi altri.