Motto


"Chi scende, non sale; chi sale, non zucchero; chi scende, zucchero".



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sabato 22 dicembre 2012

E dopo la festa, restano le cartacce (analisi di un fallimento - parte prima).

Ciao, sedicesima Legislatura. NON ci sei piaciuta. Cominciasti, nell'aprile del 2008, sotto auspici anche discreti. Si diceva: "Il centrodestra ha una maggioranza-bomba sia alla Camera che al Senato, quindi.... E pure gli avversari sconfitti, che in due anni di quindicesima Legislatura ce l'avevano messa davvero tutta per farsi odiare dall'Italia tutta, sembravano rabboniti nonostante la scoppola". Ricordo che le prime dichiarazioni del dopo-voto, ma pure all'indomani della nascita del Berlusconi 3 (o 4, come ho già discusso altrove) furono sorprendentemente concilianti. Del resto, con una crisi economica appena agli inizi, quando la grana Lehman Brothers aveva ancora da scoppiare, pareva che i nostri fantastici rappresentanti parlamentari avessero compreso che era necessario un incivilimento del clima politico per far fronte alla burrasca in arrivo (perché che ci fosse una catastrofe dietro l'angolo dovevano ben saperlo, viste le torme di analisti mondial-finanziari che si tiravano dietro). Collaborare, una buona volta, pur nell'ovvia distanza delle reciproche posizioni, in modo che maggioranza e opposizione svolgessero i loro ruoli avendo in mira comunque e sempre il bene del Paese. Poi?
Ecco, il poi, anche tentando di guardare ai fatti con un certo distacco, rimane qualcosa di ancora scarsamente decifrabile. Una sola certezza: dalla super-maggioranza al governo dei tecnici. In mezzo, il caos etico e civile. Mi sembra che un po' tutti ci si senta come dopo una frenata improvvisa dell'automobile su cui si viaggiava, cui può seguire un tamponamento con annessa perdita di coscienza e risveglio improvviso in un totale altrove rispetto a quello che ci si ricordava. Prima domanda del risveglio: "Dove siamo finiti?". Seconda domanda: "Cos'è che non ha funzionato?".
Proviamo a ragionare estesamente: la Seconda Repubblica, nata sulle ceneri della Prima, anche se mai diventata tale in via ufficiale, è ora pure essa in agonia. Sì, l'agonia delle cose nate male e finite peggio. Tanto per prendere un esempio fuori di casa, i francesi sono alla Quinta repubblica. Ora, tutte le volte che in Francia è nata una repubblica, ciò si è dovuto a svolte storiche anche traumatiche: la Prima repubblica, è noto, è quella nata nel 1792 in seno alla Rivoluzione, dopo che re Luigi XVI fece di tutto per rendersi odioso ai suoi avversari, che decisero di rinunciare all'originario progetto di monarchia costituzionale e passare ad una forma di governo su cui non gravasse la minaccia di sabotaggio perenne da parte della famiglia reale. La Seconda vide la luce,  brevissima e sfigatella, coi moti rivoluzionari del 1848, alla fine dei quali i francesi elessero Presidente Luigi Napoleone, che in capo a quattro anni rinverdì i fasti dell'Impero del predecessore. La terza sbocciò sanguinolenta dopo che le armate prussiane asfaltarono quelle francesi nel 1870; la quarta si ebbe alla fine della seconda guerra mondiale e la quinta dopo la crisi dovuta ai fatti di Algeria. Cinque Repubbliche, cinque Costituzioni, cinque processi storici pesanti e radicali nei loro effetti.  
Noi? Beh, la nostra Prima Repubblica, nata naturalmente da un referendum contestato, cresciuta nel blocco del sistema che, vigente la guerra fredda, voleva la Democrazia Cristiana al governo e i comunisti all'opposizione, degenerata nel cancro della partitocrazia e della corruzione, è implosa solo per effetto indiretto dei grandi eventi del 1989. Sostanzialmente, se fino ad allora tutti sapevano della corruzione dilagante e tutti tacevano perché il sistema in vigore era il meno peggio (e c'erano i carri armati russi che rombavano appena al di là della cortina di ferro), dopo che il nemico rosso cessò di essere un problema, ci fu una sorta di ernia iniguinale della nostra vita civile che 'mollò' letteralmente l'appoggio ipocrita e omertoso ai partiti di governo, 'scoprendo' da un giorno con l'altro che, gulp, 'qui rubano tutti'. Che anni quegli anni: 17 febbraio 1992 (arresto di Mario Chiesa e inizio ufficiale del ciclone Tangentopoli)- 27-28 marzo 1994 (vittoria della coalizione di centrodestra creata da Berlusconi in due mesi stracci). Davvero in quei due anni parve che tutto sarebbe potuto cambiare. Illusione. Senza ripercorrere tutti gli sviluppi del fenomeno Berlusconi (che resterà per sempre la tag principale del file "Seconda repubblica italiana", insieme ad Amici di Maria de Filippi), credo che basti fermarsi all'origine di tutto: una Prima repubblica affondata negli scandali del malaffare, e però rimasta immutata nei suoi istituti, poteva davvero evolversi in Seconda repubblica? S'è già detto che il passaggio dal sistema elettorale proporzionale a quello maggioritario, oltre all'abolizione delle preferenze multiple sulle schede per evitare il voto di scambio, non hanno portato a granché, vista la girandola di governi che anche la Seconda repubblica ha conosciuto. Non era lì il problema: chi è sopravvissuto alla prima ondata di inchieste tangentopolizie, o era trrrrroppo giovane per rubare, non ha fatto altro che aspettare che le acque si calmassero è poi ha ripreso il malvezzo di prima. A destra come a sinistra, beninteso.
Ma appunto: forse nessuno immaginava che la legislatura nata nel 2008 sarebbe stata l'ultima della Seconda repubblica. Il fatto è che, psicologicamente, non abbiamo mai smesso di essere nella Prima: come i bambini piccoli che ammutoliscono dopo una sgridata e riprendono quasi subito a fare chiasso, i nostri governanti ci hanno regalato l'illusione del nuovo, ma tutto nasceva già irrimediabilmente vecchio. Inevitabile: dopo l'indifferenza ai maneggi politici, era venuta la stagione del 'tutti coperti, passa l'ispezione'. Ma poi era passata anche quella. E i vecchi vizi sono riemersi tutti.
Del resto, con una maggioranza schiacciante a Roma, pare proprio che i rappresentanti del centrodestra di tutta Italia si siano sentiti liberi di fare tutto quello che gli passava per la testa. A partire, duole ammetterlo, da Berlusconi, che almeno tra il 2008 e il 2010 ha vissuto un autentico delirio di onnipotenza, muovendo pedine e sistemando famuli con una sfacciataggine da satrapo. Per tacere della Lega, partito nato con vocazione anti-sistema che non ha trovato di meglio che candidare alle elezioni regionali il Figlio del Capo (che purtroppo non pare essere stato dotato dalla provvidenza di soverchio intelletto né brillantezza). Qui da noi a Tondinopoli, i consiglieri comunali si sono abbandonati a spese pazze usando la carta di credito del Comune e il sindaco ha creduto di poter risolvere tutto con il più classico dei 'pago io!' con cui i genitori dei figli viziati mettono pezze ai disastri della prole, come se ciò cancellasse il dolo commesso.
Tutta roba che avveniva anche prima; oggi però c'è un'impunità quasi esibita, un'arrogante sicumera, un individualismo sfrenato che eccedono ampiamente le misure degli scandali della Prima repubblica. Sulla scia della gaudenza berlusconiana, in un'estasi imitativa più tipica di una corte orientale, tutti, o quasi, fanno del potere politico SOLO uno strumento di guadagno personale, laddove, nel secolo scorso, un minimo di coscienza del ruolo pubblico che l'appartenenza ad un partito comportava era rimasta. Si rubava, certo. Si corrompeva, eccome. Ma ANCHE per il partito. Oggi il partito è un contenitore vuoto, meglio un cavallo di troia per entrare nei circoli del potere ed insediarvisi. Poi inizia un'altra storia, che con l'impegno politico non c'entra nulla.
E del resto, iniziato il ciclo discendente delle sue fortune nell'estate 2009 con il divorzio chiesto dalla moglie, che gli ha praticamente dato del pedofilo, proseguito il tutto con gli scandali delle escort, cilieginato lo strazio con l'uscita di Fini e dei suoi 99 puffi dal PDL, fatta una penosa compravendita di 'responsabili' dell'opposizione, che al solo profumo della cadrega sarebbero stati capaci di vendere la loro madre e dire che non le hanno mai voluto bene, ripiombato in questioni di sfruttamenti di marocchine facili, esibita al ridicolo europeo un'estate 2011 con 5 finanziarie in due mesi, cosa è diventato Berlusconi? Semplicemente una versione condensata del crollo della Prima repubblica. Solo che, all'epoca della tv a 33525 canali, di internet, di facebook, del LOL che non ti molla, il turbinoso vissuto personale del politico più potente d'Italia non ha lasciato nemmeno una zona d'ombra. Siamo venuti a sapere tutto e abbiamo visto cose dolorose quando non squallide, ma in una misura incomparabile con quella di 20 anni fa. Se allora si ebbe l'impressione di aver scoperchiato una fogna, oggi ci sentiamo tutti caduti dentro.

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