Motto


"Chi scende, non sale; chi sale, non zucchero; chi scende, zucchero".



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venerdì 7 dicembre 2012

La generazione dei Nativi Digitali- dove il dopo è già prima.

[Dal Libro Segreto delle Civiltà Già future]

Il fenomeno dei Nativi Digitali, certamente la più grossa rivoluzione antropologica dell’umanità dai tempi dei sacerdoti di Cibele , è ormai riconosciuto come parte integrante dello sviluppo della società odierna. Col termine “nativo digitale” si intende chi è nato dal 1990 in avanti  e per tal motivo si trovava, potenzialmente, già all’età di 7-8 anni a usufruire pienamente delle nuove tecnologie informatiche (internet, posta elettronica, social networking) che si sono diffuse da questo lato e da quell’altro del globo tra la fine di quel millennio e l’inizio di questo. Il Lettore Non Stupido (d’ora in avanti LNS) noti che l’avverbio “pienamente” riferito all’usufrutto delle tecnologie informatiche va inteso in modo estensivo: il Nativo Digitale (d’ora in avanti ND, o più gergalmente BM, Bimbominkia) non ha semplicemente “imparato” ad usare Internet, [come chiunque di noi nati prima dell’Era Bimbominkia (d’ora in poi EB), ossia nati tra il 29/5/1453 (caduta di Costantinopoli)  e il 9/11/1989 (crollo del Muro di Berlino) , si è trovato a fare], ma è letteralmente “cresciuto” con e dentro un mondo virtuale la cui differenza dal mondo reale non gli è stata immediatamente chiara, né probabilmente si è chiarita per molti BM a tutt’oggi.Laddove noi nati prima dell’EB siamo riusciti in modo abbastanza rapido a capire che la Catapulta Infernale dei gemelli Derrick sfidava qualsiasi buonsenso, oltre a qualsiasi legge fisica dell’attrito, e che non si poteva sparare un Calippo al limone contro un avversario spacciandolo per Polvere di Diamanti, né che era pensabile che sotto il giardino di casa nostra fosse nascosta e tenuta segreta una Base Nascosta & Segreta da cui una mattina sarebbe spuntato fuori un robot a caso per difendere la terra dai cattivi che le fanno guerra, INSOMMA, mentre noi fin lì ci si arrivava, l’Occhio dell’Umanista  Saggio (d’ora in poi OUS) non può non notare che il problema di base del ND di oggi è per l’appunto questo: cresciuto a contatto con un universo sconfinato ma bidimensionale, ricchissimo ma immateriale, interconnesso ma alla fine anonimo (la webcam è un po’ pochino per dire che ci si vede con qualcuno, suvvia...), egli non distingue il reale dal virtuale. Per lui l’interlocutore diretto, come potrebbe essere il tizio della biglietteria al cinema o il professore a scuola, ha la stessa consistenza degli “amici” del social network, metà dei quali non sono mai neanche stati visti di persona. I rapporti umani non sono troppo diversi da questo schema: si può stringere amicizia con qualcuno, con l’ovvia riserva mentale che appena costui avrà finito di essere utile, lo si “cancellerà” come se fosse sulla bacheca di Myspace. Dice il Lettore Poco Saggio (d’ora in avanti LPS): “Ma da sempre sono esistite amicizie usa e getta”. Certo: la novità, che non sfugge all’OUS, è che il BM non vede nell’altro una persona, ma un contatto, cioè un essere virtuale privo di  sostanza umana con cui è impossibile fare di più che un giro a Mediaworld a saltellare con il Nintendo Wii e/o fermarsi in pizzeria a ordinare la pizza con gli ingredienti più strani per il solo gusto di lasciarla indietro. Di problemi non si parla, perché nel mondo virtuale il problema è abolito; confidenze zero, perché per confidarsi bisogna provare qualcosa per qualcuno, cosa che a certi ND riesce davvero difficile; progetti, idealità, pifferate varie, nonononono, ma scherziamo, siamo giovani dobbiamo divertirci, tt bn? Se dunque non c’è relazione, intesa come crescita reciproca derivante dal confronto con gli altri, si può parlare di mondo reale? 

[Voce dalla quindicesima fila: "“No! Queste cose si trovano anche su Nonciclopedia, Wikipedia, LeMalvestite, ecc. ecc. ecc., un altro che parla di Bimbominkia no !!". Senza perdere il mio consueto aplomb, mi levo in piedi e spiego al tizio quanto segue: “Se davvero noi qui si avesse la pretesa di dire cose mai dette prima sulla galassia dei Nativi Digitali, saremmo solo che degli illusi. Quel che manca, nelle variegate analisi rinvenibili sul web, è la sintesi delle più disparate posizioni: il fenomeno, come argenteo fiume in piena, ci ha travolti; è il momento di definirne perlomeno il perimetro, la qual cosa si ottiene non per via di chissà quale originale trovata, ma attraverso una saggia, spocchiosa e ragionata considerazione sinottica”.Il tizio, fulminato dalla risposta, si autotumula sotto un cumulo di copertoni del Fiorino, dandosi contestualmente fuoco].

L’altra caratteristica tipica del ND, anch’essa direttamente derivata dalla realtà virtuale in cui egli si è trovato immerso fin dai primi vagiti, è la concezione della propria vita come un videogame o al massimo un cartone animato, di quelli ovviamente che hanno ucciso per sempre l’ipofisi degli adolescenti d’Occidente (Dragonball, Naruto Shippunden, Yuh- gihhhh- ooooohhhhhhhhh, ecc. ecc. ecc.). Le ricadute di ciò mostrano una qualche gravità, nella fattispecie perché il BM crede di vivere in quello che torme di psicologi chiamano il “mondo magico”, ovvero una dimensione in cui il protagonista ha il pieno controllo della realtà che lo circonda e alla fine, dopo qualsiasi peripezia, riesce a trionfare sul nemico cattivo.Alcune osservazioni: il Mondo magico è accettabile finché si è nella prima infanzia. Chi di noi non ha creduto a 6 anni di poter spostare un barattolo di Nesquik con la sola forza del pensiero e portarselo in camera? Chi non ha avuto almeno due o tre amichetti immaginari con cui vivere una meravigliosa avventura in cui il buio non fa paura? Niente di male, per carità. Tutti noi si lanciava Hadoken nel vuoto di sera in spiaggia. E nei cartoni, tra un Mazinga che blasta l’Imperatore delle Tenebre e un Goku che riduce Majin Bu a una frittella, passando per tutti i protagonisti di cartoni sportivi che incendiano i palloni che tirano, i conti possono anche tornare. Ma se il BM, ampiamente varcata la soglia dell’adolescenza, persiste nel credere che il mondo è un giochino facile facile in cui tutto andrà come vuole lui e guai a metterglisi contro, il quadro potenziale è preoccupante: gli altri non saranno considerati nemmeno alla stregua di contatti di una chat, ma addirittura nemici da abbattere per fare punteggio. Le difficoltà saranno affrontate nella totale incoscienza, poiché ci sarà la convinzione che prima o poi, magari all’ultimissimo minuto, comparirà un qualche aiutante magico a raddrizzare la situazione.  S’immaginino le mie dame qui riunite cosa possa portare ciò a scuola: lo studio è ridotto a fastidioso intermezzo tra un’uscita e l’altra e il docente, cui non viene riconosciuta alcuna Maestà Insegnantizia, diventa automaticamente il boss di fine livello contro cui scatenare l’arma totale (il Fulmine di Pegasus? No, i genitori...) che lo spazzi via.Non c’è dunque senso a pretendere dal BM il sacrificio, poiché egli pensa di poter guidare gli eventi come se avesse perennemente in mano un joypad. Potremmo affidare il futuro del mondo a gente simile?

La  terza caratteristica dei ND è piuttosto interessante, perché deriva direttamente dalla realtà virtuale in cui sono immersi, ovvero la scarsa, per non dire nulla, capacità di immedesimarsi nei sentimenti altrui, convinti che, alla peggio, interverrà il Drago Shenron.Dicasi cioè che il Nativo Digitale ha acutamente perimetrato il mondo che lo circonda nel modo che segue: se una cosa mi fa soffrire, aspetto che qualcuno mi tolga le castagne dal fuoco (Shenron, appunto); se invece la cosa fa soffrire qualcun altro ma non me, non vedo perché dovrei preoccuparmi del dolore di costui, fosse anche la persona a me più vicina. S’intende, il discorso vale per il dolore vero. Per quello finto, invece, la condivisione è massima: se la ragazza A si molla per la sedicesima volta col ragazzo B, oppure se perde il cellulare, o ancora se il Nativo Digitale si ritrova col motorino rubato da gentaglia, ecco scattare le condivisioni su Faccialibro: ti siamo vicini, fatti coraggio, la vita è splendida, ecc. Risulta quindi quasi miracoloso che, in caso di dolori veri, la gente usi Libervisus per offrire appoggio & conforto alla vittima. Ma succede, per fortuna.Ma, mi domanderanno i dotti compitatori di queste Grandi Inchieste, è vero che esiste la sindrome di Shenron? Sì, la cosa fa il paio con quello che abbiamo già definito “Mondo Magico”, l’idea cioè che possono anche morire tutti gli abitanti della terra, ma prima o poi, statene sicuri, i nostri eroi rimetteranno insieme le sette sfere e oplà, tutti torneranno in vita. Così il Nativo Digitale aspetta solo che le cose tocchino il fondo, dopodiché, senz’ombra di dubbio, la magia avverrà.E dunque, giunti alla prima svolta del nostro cammino, possiamo chiederci: un Nativo Digitale vive dentro ognuno di noi? In altre parole: in tutti noi agisce la sinergia, Mondo Magico – Insensibilità cronica – Comportamenti da cartone animato? Ebbene, la verità risiede nella Storia: siamo il prodotto di qualcosa che ha mosso i primi passi 40 anni fa.....

[Il libro, magicamente, si chiude da sé]

2 commenti:

  1. A questo punto, credo che festeggerò il fatto di non aver mai posseduto videogiochi e d'aver imparato l'uso del computer in età relativamente tardiva... Lungimiranti genitori! ;)

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  2. In realtà non è lo stimolo in sé, ma colui che lo riceve e come lo rielabora: io ho guardato cartoni animati per una vita e ho giocato coi videogiochi, eppure non mi è andato il cervello in pappa. Ad alcuni invece si è voluto far credere che il perimetro del mondo finisse lì. Coi risultati che sono sotto gli occhi di tutti.

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