Motto


"Chi scende, non sale; chi sale, non zucchero; chi scende, zucchero".



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mercoledì 12 dicembre 2012

Come dicono i professori di lettere incapaci:"Ma sì, l'idea c'è...."

"Quindi, il governo Monti ha rovinato l'Italia, tutti gli indicatori dicono che stiamo peggio dell'anno scorso, la disoccupazione è al 15%, i mutui sono scesi del 41%, il mercato automobilistico crolla del 26%, gli ordinativi di cerone latitano, la pastella per la tempura non è più buona nemmeno a Positano, pertanto non si vede che vantaggio possa aver tratto il Paese da un governo tecnico, Monti è stato ostaggio della sinistra, lo hanno costretto a mettere l'IMU, è meglio se io mi candido a premier, naturalmente se Monti volesse mettersi a capo di un blocco moderato, non vedo perché dovrei oppormi e in quel caso ritirerei la mia candidatura, farei il capo della coalizione o niente del tutto, salvo poi che a Palazzo Chigi non venga candidato Alfano, che è stato il migliore dei miei successori. La Lega è un alleato indispensabile, dovremo appoggiare la candidatura di Maroni alla Regione Lombardia, certo che se poi volessero far da sé, Piemonte e Veneto, che governiamo insieme alla Lega, cadranno, perché i leghisti sono il nostro alleato naturale insieme a chiunque venisse fuori, piuttosto di lasciare il Paese in mano a Vendola. Dell'Utri è un uomo unico, cofondatore di Forza Italia, coltissimo, serissimo, affidabilissimo, infatti non lo candiderò".
Tralasciando la clacque che ovazionava ad ogni punto esclamativo, questa è la sintesi estrema delle parole di Berlusconi alla presentazione dell'ennesimo libro di Bruno Vespa. La grinta dei bei tempi, dicono... secondo me, che ai bei tempi l'ho ben visto scendere in campo, Berlusconi è come un leone ferito che si difende con la forza della disperazione; quella che sembra aggresssività ragionata è in realtà ira che procede per forza d'inerzia, spinta residua di un copione ormai troppe volte recitato e che solo dall'abitudinarietà di grossa parte di se stesso trae ancora la forza di venire alla luce. Ma è ormai una lezione stantìa, come quelle recitate da professori prossimi alla pensione, i quali, oltre alla sicurezza di star dicendo cose immutabilmente vere da 50 anni, non sanno più nemmeno loro con che spirito e soprattutto a quale fine le stanno dicendo.
Non so se sia la paura della vendetta post-elettorale o altro a spingere Berlusconi a questi confusi proclami in cui davvero è riuscito a dire tutto e il contrario di tutto; tuttavia, l'età, gli acciacchi, gli schizzi di fango e le camionate di intercettazioni (impiccione quanto si vuole) l'hanno obiettivamente appannato. Quando dice che lo spread è stato un mega-complottone per farlo fuori, possiamo anche essere semi-d'accordo per la parte che riguarda l'eccessiva incidenza della speculazione finanziaria internazionale sulle vicende politiche di un Paese sovrano. La domanda però è un altra: posto pure che Berlusconi voglia, diciamo così, riprendersi ciò che gli è stato sottratto a forza, come farebbe stavolta a fronteggiare la Spectre dello spread? Cos'avrebbe stavolta come arma in più per non crollare di nuovo? Perché è chiaro che, se si vuole denunciare il complottone-spread urbi et orbi, bisogna pure illustrare le strategie per rintuzzarne gli attacchi. Su questo Berlusconi tace e si limita a dire che la vittoria non è poi così lontana se tutti i moderati di buona volontà faranno la loro parte. Sì, ma poi? E' proprio alla luce di questo 'poi' che Maroni ha già messo i classici paletti della fidanzata che ci ha ripensato ("Ci alleiamo se lui si ritira dalla corsa"- detto pure che, dopo la bufera che ha distrutto la credibilità di Bossi presso la base del paritito, accodarsi a Berlusconi sarebbe un atto di incoerenza assurdo), Fini e Casini nicchiano, Montezemolo tace.
Chi purtroppo non tace, e agisce credendo di far bene e invece scava altri metri di fossa al PDL o chi per esso, sono i soliti fedelissimi berlusconidi, lanciati nell'agone mediatico con la missione di spaccare tutto secondo il solito rituale, imparato da chissà quale consulente di comunicazione e marketing, che prevede le solite liturgie. Ne abbiamo avuto triste prova l'altra sera a Otto e Mezzo su La7, ospite in collegamento il mastino Osvaldo Napoli, che ha ormai accettato, insieme a Lupi e alla Santanché, di recitare la parte del Guccio di Maria de Filippi: ad ogni domanda della Gruber, sia chiaro, OGNI, anzitutto si sposta il focus della questione dicendo che non è assolutamente vero che Berlusconi ecc. ecc. ma si guardino Bersani e Vendola in casa loro, poi si alza la voce per coprire la replica di chiunque in studio e poi si grida al complotto, dicendo che tutto va male, tutto fa schifo, ma la colpa è dell'attuale governo, chi c'era prima non si sa. Sempre e solo così: siamo tornati ai tempi dei sofisti ateniesi che volevano persuadere il pubblico su ciò che sembrava bene a loro, confondendo in una nebbiolina relativistica il Giusto e l'Ingiusto, rifiutando l'oggettività dei valori condivisi. So bene che anche i cari vecchi Komunisti erano specializzati in ciò, e infatti li ho sempre cordialmente detestati per la loro volontà di strumentalizzare il reale e farlo aderire a forza ai dettami della loro ideologia. Speravo che da quest'altra parte sarebbe andata, meglio. M'illusi, o Ermione.

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