Motto


"Chi scende, non sale; chi sale, non zucchero; chi scende, zucchero".



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giovedì 20 dicembre 2012

Le ricorrenze si festeggiano comunque.

                                                 Guardarsi immersi nel perenne flusso
                                               dell'Essere e del Tempo, su una retta
                                               infinitesimal punto discusso
                                               tra il Prima e il Poi, in una gola stretta
                                                  di anni di vita, non altri, ma questi...
                                               Perché qui ed ora? E guardi oltre il confine
                                               e scopri che esistere potresti
                                               oltre la Morte... ma a che cosa è affine
                                                  l'Eternità? Io coglierla non riesco
                                               e mi spaventa, sono condannato
                                               ad esser-ci per sempre...! Da me esco,
                                                  mi sdoppio e resto nel mondo insensato.
                                               Capriccetti alienati, questa bomba
                                               vi spedirebbe dritti nella tomba.
                                                                                                
(Estate 1997, quattro anni e mezzo dopo l'Evento)

Già che nel claim del blog si ciancia di gente che ha toccato la Barriera Estrema, parliamone pure, dato che oggi, esattamente alle ore 20.05, saranno passati vent'anni esatti dall'evento che senza dubbio ha dato la svolta definitiva alla vita del sottoscritto. ["Gesù, adesso si mette a parlare di sé medesimo...".  "Vabbe', sto in casa mia, che tte devo domanda' er permesso?"].
Credo che il dramma più assurdo che possa toccare a chi esiste sia accorgersi di esistere e chiedersi il perché. Siamo l'unica specie vivente la cui coscienza ci permette di uscire da noi stessi per considerarci lungo la linea del tempo da cui veniamo e di cui siamo il prodotto. E già qui, se uno ci pensa e va oltre il livello 'scimmia vestita' che caratterizza una buona percentuale dei nostri simili, un filino di angoscia viene, non perché, beninteso, la condizione attuale sia meglio o peggio di quelle passate, ma perché la catena degli eventi ci ha portati ad esitere PROPRIO QUI E ORA. Il dato di fatto non può edulcorare la sottile verità che ci costringe ad essere o meglio ancora ed esserci senza che noi lo si sia deciso [sì, Heidegger, ecc. ecc., peccato che vent'anni fa io non lo conoscessi nemmeno -- Spocchia]. L'esperienza dell'essere e dell'esserci, una volta che si prenda atto che è una sorta di moto non richiesto che non possiamo arrestare, può sconvolgerci: si tratta evidentemente di sganciarsi per qualche secondo dal pensiero che non va oltre il quotidiano rappellarsi ciò che si è fatto e ciò che si farà domani, oltre gli effimeri godimenti che si possono trarre dalla vita privata e/o professionale, un attimo solo di concentrazione per considerarsi AL DI FUORI del moto transeunte del nostro essere materiale qui ed ora. A quel punto la ruota del tempo di dimostra un meccanismo concentrico di cui la vita biologica di ciascuno di noi non è che il cerchio più interno. Ma dopo... qualunque cosa ci sia dopo, che noi ci si disintegri appena morti o si sopravviva chissà dove, o ancora ci si vada a ricongiungere con chissà quale essere supremo, ebbene, qualunque strada si possa imboccare nel Dopo, questo dopo sarà ancora Essere. Ma che essere? E fuori da quale tempo? Quando nulla sarà più misurabile e solo un eterno, incalcolabile presente sarà la nostra dimora, cos'altro saremo costretti ad essere? Possiamo accettare che ci sia una dimensione che non conosce la fine? Anche il Nulla, l'eventuale Nulla seguito alla nostra disgregazione, è di fatto inconcepibile, perché non sentire NULLA non esclude che la nostra essenza frantumata continuerà a percepire la nullificazione in ciascuno e tutti i frammenti in cui essa si sarà disgregata. Non ci sono prove che possano negare  che anche il Nulla sia una forma di percezione. Oppure ci sarà quello che gli indiani chiamano Oceano Ipercosmico, l'annullamento della coscienza individuale in un tutto luminoso e fluente, quindi la fine del suo porsi entro una scansione di tempo per non appartenere più ad alcun tempo.  Qualunque delle situazioni esposte, ove concepita, non può, anche solo per un attimo, non bruciare le comode mura dei fortini che abbiamo costruito attorno alle nostre esistenze. E' in quel momento che scopriamo la nostra invincibile piccolezza nei confronti della forza più totale del cosmo, l'Essere che è sempre stato, poiché nulla nasce dal Nulla. Al principio del tutto c'era già qualcosa, al di là del tempo cosa sarà di noi?
Se allora si concepiscono questi pensieri per almeno cinque minuti consecutivi, accelerando per via intellettuale la nostra dimensione spaziotemporale, e ci si sforza di pensare alla atemporalità che ci attende, entro una misurazione impossibile perché priva di una fine, quando si scopre che, in un modo o nell'altro, l'inspiegabile potere dell'eternità che non si controlla e dell'essere ci domina al di là del nostro volere, si va a sbattere contro la Barriera Estrema dell'Essere, barriera metafisica e metapsichica che rapppresenta lo scalvacamento di ogni dimensione puramente umana. Ecco la scossa, il limite estremo concepibile dalla razionalità ferma alla misurazione quantitativa: al di là di ogni quantificazione e di ogni senso, di ogni vita e di ogni controllo su essa, sta l'energia dell'eterno flusso dell'oceano ipercosmico, la totalità che può coincidere anche col suo opposto, ovvero il Nulla, che è totalità rovesciata. Essere, in qualche modo, per sempre. Senza alcuna fine.
Mi pare chiaro che, ritornando da lassù, posto che non si sia ancora impazziti del tutto, è impossibile ricominciare a vivere come gli altri. Una bolla sottile ma robustissima ci separerà sempre da loro. Noi abbiamo superato ogni tempo, ogni vita, ogni morte, ogni vittoria e ogni sconfitta. Quest'esistenza per noi è pari ad un giro di doppiaggio: sembriamo superati dagli altri, ma solo perché il giro più grande è già stato compiuto. Non essendoci disintegrati allora, siamo tornati nella corsa di tutti e solo in apparenza veniamo percepiti in svantaggio o ritardo, come capita ai piloti che doppiano un avversario che è davanti a loro, ma un giro indietro.
Ed è così che viviamo, stranieri a noi stessi e in perenne bilico sulle cicatrici dell'Inappartenenza, poiché le dinamiche del mondo, che sottesamente avvertono il nostro essere andati oltre, ci rifiuteranno sempre. Non siamo vincenti né perdenti, ma certo la sicumera di certuni ci fa sorridere. Noi siamo qui per non esserci del tutto, parte di noi è rimasta attaccata lassù. Applicare il potere della barriera estrema significa plasmare l'orizzonte degli eventi oltre la materialità. Il prezzo è non appartenere a nessuno, forse nemmeno del tutto a noi stessi. Forse un altro vive al nostro posto e nli lo stiamo guardando. Non abbiamo cercato questa condizione, eppure ci siamo dentro. Nulla di eroico o tragico: ci è toccato.
Buon compleanno, (mia) Barriera Estrema.     

1 commento:

  1. Anche io provo una sostanziale Inappartenenza a questo mondo, una angosciosa nausea, un senso di estraneita' e di lontananza da tante persone, anche se legate a me da affetto. Ogni giorno e' una lotta tra me e me, per fare quello che c'e' da fare ogni giorno, quello che la vita qua ci richiede, quello che il mondo si aspetta. Ma non e' quello che sento io. Nella poesia ti chiedi a che cosa sia affine l'Eternita':penso che l'unica esperienza che si avvicini possa essere l'Amore, una affinita' elettiva profonda destinata a durare anche dopo la morte corporale, per sempre.

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